Chuck Norris 1. Le origini

New York, inizio del 1967: nessuno sembra conoscere la data esatta, ma la rivista specialistica “Black Belt” parla di un vago gennaio. Centinaia di lottatori di karate, questa rampante arte marziale giapponese che ha infiammato tutto l’Occidente, convergono da tutto il mondo nel Madison Square Garden di New York per l’All-American Karate Championship. L’atleta di quasi 27 anni è arrivato la notte prima del torneo e, com’è suo solito, è del tutto deciso a farsi una buona notte di sonno per essere in forma il giorno della gara. La tensione lo tiene sveglio per un po’, e così adotta un sistema per rilassarsi che di solito funziona, con lui: immagina di fissare lo schermo di una TV che man mano si fa nero. Funziona, e la mattina dopo è fresco e riposato dopo una notte di sonno.

L’atleta è ovviamente Chuck Norris. E questa è la storia del giorno che ha cambiato per sempre la sua vita, così come lui stesso lo ricorda nel suo libro Against All Odds. My Story (2013).
Come avrete capito, con l’anno nuovo il venerdì del Zinefilo si spoglia dell’horror, sale sul ring… e affronta il mito.

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Chuck Norris sa che dovrà studiare tutti gli altri avversari, durante la giornata del torneo: i vincenti perché dovrà affrontarli, i perdenti per capire dove abbiano sbagliato. Nella competizione, dice, è necessario avere un quadro generale ben preciso: un big picture. Come si è capito, il cinema è già nella sua mente, anche se non lo sa.

La giornata si avvicina alla conclusione, e a sera l’atleta è primo nella sua divisione così come il campione giapponese Hiroshi Nakamura (che forse è il lottatore Motoo Yamakura il cui nome viene ricordato in modo errato) è primo nella propria: dopo cena si dovranno affrontare. I due si incrociano per caso in bagno e Chuck dice al giapponese «Buona fortuna per stanotte, signor Nakamura», e quegli risponde «Credo che tu mi batterai.» Rotto il ghiaccio, i due lottatori chiacchierano amabilmente.

Chuck Norris (a destra) contro Julio La Salle
da “Black Belt” Vol. 5 n. 10 (ottobre 1967)

Dopo cena i due si ritrovano sul ring per le semifinali e Chuck ha già visualizzato tutte le mosse che farà Nakamura: l’ha studiato, sa come pensa e come si muove. Appena il giapponese inizia a tirare il calcio frontale che l’atleta sapeva avrebbe tirato, quest’ultimo scarta velocemente di lato e anticipa con un pugno allo stomaco. Punto.

Chuck sa che ora l’avversario tirerà un altro calcio frontale, seguito però stavolta da un pugno, e regolarmente questo avviene: l’atleta di nuovo schiva il calcio scartando di lato, e mentre Nakamura crede di sorprenderlo con un pugno l’atleta invece anticipa e blocca la tecnica, tirando un altro pugno. Punto.

L’atleta sa che i lottatori giapponesi dell’epoca non usano finte, quindi decide di attaccare in questo modo: fa una finta di calcio frontale, diretto allo stomaco, e mentre Nakamura fa per pararlo il calcio cambia in volo e va a colpire la testa dell’avversario. Punto. L’atleta ha vinto, come il suo avversario aveva predetto.

Chuck Norris (a sinistra) contro Motoo Yamakura
da “Black Belt” Vol. 5 n. 10 (ottobre 1967)

Chuck vince e arriva alla finale contro Joe Lewis: «il fulmineo stile coreano contro il potente stile giapponese di Okinawa», commenta la rivista “Black Belt”. Appena dato il segnale di inizio Joe si avventa su di Chuck senza dargli il tempo di rispondere. Nella pioggia di colpi, l’atleta riesce comunque a mettere a segno due punti prima dello scadere del tempo. Joe Lewis, malgrado abbia dominato l’incontro, è riuscito a fare un punto solo.

Chuck Norris (a destra) contro Joe Lewis
da “Black Belt” Vol. 5 n. 10 (ottobre 1967)
(Foto di Bernard J. McSweeney)

Ci sarà tempo per le polemiche, per decidere se quel secondo punto di Chuck era valido, ci vorrà tempo a Joe Lewis per ingoiare la sconfitta (e infatti rifiuterà di farsi fotografare con il vincitore), ma nulla toglie al fatto che Chuck abbia appena vinto il torneo.

Joe Lewis, sconfitto, si è rifiutato di farsi fotografare con Chuck Norris (al centro):
alla sinistra del vincitore… il Maestro.
da “Black Belt” Vol. 5 n. 10 (ottobre 1967)

Chuck non ha le energie per festeggiare: è sera tardi e lui sta combattendo dalla mattina alle otto, affrontando tredici avversari di prima grandezza. Tutto ciò che vuole è una doccia e una notte di sonno. Sta per lasciare il palazzetto quando il Maestro lo ferma e si congratula con lui: Chuck lo conosce bene, tutto il mondo lo conosce in quegli anni, e l’ha visto in una dimostrazione durante una manifestazione internazionale nel 1964. I due passeggiano e chiacchierano, e il Maestro continua a complimentarsi per il risultato dell’atleta; il sonno e la stanchezza sono scomparsi, mentre l’atleta parla di arti marziali e filosofia, seguendo il Maestro in albergo, fermandosi nella hall a mimare tecniche di combattimento in mezzo al via vai dei clienti, fino alle quattro del mattino.
Il Maestro è ovviamente Bruce Lee.

La giornata più importante della vita di Chuck Norris è finita. Qualche tempo dopo Bruce lo chiama e lo invita a casa sua, a Culver City in California, dove i due iniziano ad allenarsi insieme, insegnandosi a vicenda le tecniche in cui eccellono. Passano sei mesi così, in cui i due diventano amici e il Maestro si confida: lavora tantissimo, allenando nomi importanti di cinema e sport, ma il suo sogno è tutt’altro. Vuole diventare un attore famoso. In realtà lavora nel cinema da quando aveva sei anni, tutti prodotti dimenticabili e dimenticati. Vuole di più. Vuole diventare come gli attori che allena: vuole diventare un mito.

Chuck lo ascolta: non sa che entrambi raggiungeranno lo stesso obiettivo, anche se in modo totalmente diverso.

Dean Martin sta per creare una magia

Inizia il 1968. Bruce Lee chiama l’amico Chuck Norris e gli racconta che ha appena ottenuto l’ingaggio come stunt coordinator di un film con protagonista Dean Martin: The Wrecking Crew.

Si tratta del quarto (e per fortuna ultimo) tentativo del celebre cantante-attore di imitare il successo di James Bond in chiave quasi parodistica, portando su schermo un personaggio di successo dei romanzi di Donald Hamilton, all’epoca molto apprezzati anche in Italia. Questo film in particolare si rifà teoricamente a Spia speciale, seconda avventura di Matt Helm, ma in realtà Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm – questo il ridicolo titolo italiano affibbiatogli alla sua uscita nel nostro Paese, il 3 aprile 1969: in DVD Sinister Film dal luglio 2016 – non ha molto a che vedere con il romanzo.

«C’è un piccolo ruolo che credo sia perfetto per te. Interpreti la guardia del corpo di Elke Sommer, combatti contro Dean Martin e hai anche una battuta di dialogo. Ti interessa?»
Solo un pazzo rifiuterebbe, e Chuck non è pazzo.

Un film che è meglio sbrigarsi a dimenticare

Bruce saluta Chuck ricordandogli di presentarsi sul set del film il 5 febbraio successivo. E questo è un bel problema, perché il 4 febbraio Chuck Norris dev’essere a Dallas per partecipare all’International Karate Championship.
Per fortuna alla fine degli incontri l’atleta si ritrova davanti l’amico Skipper Mullins, e gli fa una richiesta particolare:

«Domani ho la mia prima parte in un film: colpiscimi al corpo e cerca di non prendermi in faccia. Non voglio arrivare sul set sembrando che abbia appena partecipato ad una rissa.»

Un altro lottatore l’avrebbe presa male, questa richiesta, ma Chuck e Skipper sono amiconi da tempo e non c’è problema: «Ok, ma me ne devi una», è la risposta del lottatore.
Chuck vince l’incontro e non ha ricevuto colpi alla faccia, finché non passa all’incontro successivo… contro Joe Lewis, assetato di vendetta. Chuck Norris il giorno dopo si presenta puntuale sul set… con un occhio nero, che il truccatore ha impiegato un’ora a nascondere!

Bruce Lee sul set di The Wrecking Crew che allena la co-protagonista Sharon Tate,
moglie di Roman Polanski che di lì a qualche mese sarà massacrata da Charlie Manson…
(la foto è presente in questo video di jkdinstructor)

Chuck ammira esterrefatto la vita da set, con tutta quella gente che si muove in continuo da una parte all’altra e organizza scene poi veloci da girare.

«Il mio debutto è stata solo una riga di dialogo. Dean Martin entra in un nightclub, io mi metto davanti a lui e dico: “Posso, mister Helm?” Faccio per aprire il palmo della mano, un segno ad indicare che voglio la sua pistola prima di entrare nel locale, dove siedono Elke Sommer e Nigel Greene. La sequenza finisce con un combattimento fra me e Dean.»

Per le due settimane precedenti Chuck ha ripetuto e ripetuto quella battuta, «May I, Mr. Helm?», cercando di padroneggiarla nel modo perfetto. Arriva sul set, si sistema sul punto, parte la cinepresa, entra Dean Martin e gli si avvicina… e la gola di Chuck si serra, mentre l’intero corpo si irrigidisce. «La mia unica battuta uscì fuori come un bisbiglio.»
Mentre Dean non ci bada e procede con la scena, Chuck è affranto: «Ecco la mia carriera cinematografica: non riesco neanche a dire una battuta!»

La scena però va liscia e nessuno ci bada. Il doppiaggio italiano amplifica e rende di volume normale una battuta che in realtà Norris bisbiglia… e Dean Martin non sembra udire!

—-
(un bisbiglio appena percettibile dice: «Posso, mister Helm?»)

Che hai detto???

Ah, la pistola. Alza la voce, però…

Sei simpatico, però dovresti farti crescere la barba

Siamo in piena nascita di miti, quindi la scena del combattimento fra Dean Martin e Chuck Norris assume valenza mitologica quando arriva la giovane controfigura che dovrà doppiare il cantante e combattere contro Norris. Un giovane atleta che insieme a Chuck e Bob Wall (sì, il futuro arci-nemico di Bruce Lee!) ha fondato la PKA (Professional Karate Association). Un giovane di nome Mike Stone, e spero che qui siate cascati dalla sedia. Perché è proprio quel Mike Stone che dieci anni dopo inventerà il cinema ninja, anche se non riuscirà ad esserne protagonista come sperava.
E tanto per farvi capire con che genere di mito siamo alle prese, vi ricordo che il Daredevil di Frank Miller aveva un maestro ninja bianco di nome Stone, apparso esattamente mentre Mike Stone nelle Filippine faceva da controfigura a Franco Nero nel ruolo di ninja bianco…
Mi fermo perché se no riscrivo per intero il mio saggio sul fenomeno ninja!

Per la prima volta sullo schermo, lo sguardo da duro di Chuck! (a destra)

Stai manzo, Dean!

Prima della controfigura bisogna girare la scena del combattimento con Dean Martin ben inquadrato.

«In quella scena dovevo tirare un calcio alto a spazzata sopra la testa di Dean, quindi gli chiesi quanto pensava di abbassarsi, così da regolarmi su quanto alto tirare il calcio. Mi disse di non preoccuparmi e mi fece vedere: si abbassò sulle ginocchia fin quasi a terra. Il regista gridò “azione” ed io entrai perfettamente nel mio ruolo. Ci fu però un piccolo problema: Dean si scordò di piegarsi sulle ginocchia!»

Il primo combattimento sul set di Chuck Norris è stato… dare un calcio in faccia a Dean Martin! Per fortuna il colpo lo prende solo alla spalla, ma comunque manda il cantante a volare per il set, con grande orrore da parte del regista. Dean si rialza e non ci bada, incitando a rifare la scena.
Stavolta Chuck tira parecchio alto, il calcio, ma stavolta Dean si abbassa così tanto che sembra sdraiarsi per terra. «Il resto del combattimento fu interpretato da Mike Stone».

Dean attacca Chuck…

Chuck calcia Dean…

Dean batte Chuck.

Questo è l’esordio del primo interprete occidentale di un genere che ancora non esiste, neanche ad Hong Kong!

L.

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25 risposte a Chuck Norris 1. Le origini

  1. Zio Portillo ha detto:

    Sì, però anche tu avvisa che volevi fare sto speciale il venerdì! Uno si aspetta una saga horror da 4 spicci e si ritrova faccia a faccia col Mito. Anzi, con parecchi Miti.

    Post letto tutto d’un fiato. Ora faccio una pausa, mi ri-bevo un caffè e ricomincio perché c’è troppa roba su sto articolo e mi serve una seconda lettura.

    P.S.: ma il secondo combattimento di Chuck contro Lewis com’è finito? Chi ha vinto?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contento ti piaccia l’iniziativa: erano anni che volevo iniziarla e non mi decidevo, poi ho scoperto l’esistenza di una splendida biografia e tutto si è deciso nel giro di un attimo ^_^

      Sapevo che quel punto avrebbe creato problemi e quindi sono rimasto volutamente sul vago, anche perché esiste una leggenda secondo cui Norris sarebbe rimasto imbattuto: appunto, è una leggenda.
      Il problema è che bella biografia Norris non cita quell’incontro, l’ho scoperto solo leggendo le riviste di “Black Belt” di quell’anno, dove però non sono riuscito a capire l’esito: è quasi sicuro che sia stato battuto da Joe Lewis, che si è preso la sua vendetta, ma non è chiaro, e visto che non ha importanza ai fini della narrazione ho preferito rimanere sul vago.

      Siamo agli albori dei tornei marziali e c’è una straordinaria mancanza di informazioni ufficiali: probabilmente nei bollettini ufficiali delle federazioni presenti ci saranno informazioni sicure, ma le riviste non sempre le riportavano. Mentre nel torneo di New York del 1967 ci sono tabelle con vinti e vincitori, di quello di Dallas del 1968 già è stato grasso che cola trovare una “Black Belt” che lo dava svolto a gennaio: NESSUNO, neanche Norris, cita la data precisa. Pensa che tipo di informazioni girano…
      Visto che dal 1967 Norris era un pezzo grosso del settore, come vedremo più avanti, è facile che le riviste del 1968 – che pubblicavano le pubblicità che avevano Norris come testimonial – non reputassero opportuno stare troppo a sottolineare gli incontri che aveva perso, come facevano prima.
      Di sicuro Norris ha perso più di un incontro, com’è normale per qualsiasi atleta, così come quasi sicuramente ha perso la rivincita con Joe Lewis, ma avendo trovato solo vaghe notizie ho preferito non impelagarmi in una questione che non aveva alcuna importanza all’interno del ciclo.

      Per fortuna Norris nella sua biografia è prodigo di aneddoti, quindi c’è speranza ci siano retroscena ghiotti di tutti i suoi film. Tienti pronto, che fra una settimana si parte per Hong Kong ^_^

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  2. Kuku ha detto:

    Mammma mia che puntatone! C’è di tutto!
    Quei film di Matt Helm non ne ho visto manco uno e non sapevo che ci fossero i libri. Chissà, una letta magari gliela posso anche dare.
    Mitico questo incontro tra Dean volante e Chuck. Hahah, ma la faccia da duro di quest’ultimo..beh insomma. 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Senza baffi o barba rende male 😀
      Le avventure letterarie di Matt Helm temo siano molto legate al periodo e non mi sembrano siano invecchiate bene, ma non faccio testo: io trovo datato in modo imbarazzante James Bond che invece pare essere un mito per il mondo intero.
      Matt Helm può sembrare una parodia di Bond, ma in realtà usa lo stesso stile quindi alla fine è solo un altro personaggio di un genere letterario molto limitato nel tempo: “l’agente segreto farfallone che spara e bacia con la stessa facilità”.

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      • Kuku ha detto:

        In effetti, dovrei prima almeno provare con LeCarrè, giusto per vedere com’è perché in definitiva nemmeno io sono una fan di sti agenti segreti farfalloni. Mi ricordo che quando ho visto Mai dire Mai, col grande ritorno di Connery nei panni di Bond, ho pensato:”ma dai, tutte ste donne che appena lo vedono gli muoiono dietro”. Non dico, Connery avrà avuto il suo fascino, anzi, per certi versi lui è meglio da più vecchio che da giovane, però comunque era ridicolo che tutte le donne appena lo vedevano sembrava che non aspettavano altro che non cadergli ai piedi.
        Se non altro i Bond più moderni non sono così esagerati in questo.
        Su Chuck non so…ho sempre pensato che avesse una faccia poco cinematografica..spero con questo di non attirarmi le ire dei fans!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Tranquilla, non esistono fan di Chuck Norris, solo fan delle barzellette su di lui 😀 I suoi storici film sono per lo più ignoti, quindi almeno in Italia non esistono fan se non di facciata.
        Bond almeno al cinema è insopportabile e per contratto ogni essere femminile, umano o animale, doveva innamorarsi di lui a prescindere. Se non è uno stile datato questo…

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      • Zio Portillo ha detto:

        @Kuku:
        Mi permetto di intromettermi in quanto Bond-fan da sempre. Bisogna scindere il James Bond dei romanzi da quello delle pellicole cinematografiche. Il primo è una spia che fa cose da spia. Intrighi, doppi-giochi, omicidi, violenza, missioni in giro per il mondo, avventure amorose,… Ma tutto è legato alla missione che il nostro deve svolgere per i servizi segreti britannici. I libri hanno trame piuttosto banali (non c’è un twist che ti fa cascare la mascella o rompicapo complicati. Sono lineari e semplici) e sono figli del suo tempo. Ma non così “figli” come le pellicole. I film sono l’esasperazione del personaggio: non sbaglia un colpo, vince sempre in qualsiasi terreno, è bellissimo, sexyssimo,… Tutto iperboli. Sigaretta sempre a mezza bocca, drink in mano, vestiti impeccabili. Un super-eroe invincibile che però veste in completo.

        Non so se consigliarti i libri di Fleming e dei suoi successori. Io alcuni li ho letti molto tempo fa (credo fossi ancora a scuola) e non mi dipiacquero.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Grazie per l’intervento, che serve anche a me 😛
        Forse cominciare con John le Carré come si prefiggeva Kuku non è la mossa migliore, che mi sembra una “spy story hard”, molto poco narrativa e più tecnica, dedicata ai grandissimi fan del genere. Forse il thriller spionistico più recente andrebbe meglio, semplicemente perché più thriller che spy.

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    • Zio Portillo ha detto:

      Scusa, mi sono dimenticato di dire un cosa. I primi film di Bond con Craig sono molto fedeli al personaggio pensato originariamente da Fleming. Quindi se vi sono piaciuti quei film, probabilmente (facendo un po’ la tara tra i due media differenti) vi piacciono anche i romanzi.

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  3. Cassidy ha detto:

    Sei libero di non crederci, ma durante le vacanze mi sono ricordato di quando hai chiesto se uno speciale su Chuck Norris sarebbe risultato interessante ai tuoi lettori, mi pare un paio di anni fa, quindi veder spuntare “Chuck Spacca Tutto” (gran titolo!) è stato più un’esaltante conferma, ero sicuro che avevi qualcosa di grosso a bollire in pentola 😉

    Inizio micidiale, non sapevo che Chuck avesse preso a calci anche Dean Martin, incredibile 😀 Per altro sapevo che il Maestro Bruce Lee per la sua arte marziale, il Jeet Kune Do aveva studiato i calci di Norris, poi magari è una falsa informazione, ma ricordavo così. Insomma, un post bellissimo, un grande inizio e una rubrica che mi farà molto attendere il venerdì, era ora che qualcuno parlasse di Chuck Norris oltre ai soliti “Chuck Norris’s fact”, tu sei l’uomo giusto per questa missione 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio ed era davvero tanto tempo che volevo iniziare, ma mi spaventava la mole di ricerche che avrei dovuto fare: l’autobiografia di Norris è un aiuto titanico arrivato al momento giusto ^_^

      Bruce dichiaratamente era allergico agli stili “chiusi” e come ogni altro genio rubava da tutti. (Perché il mediocre copia, il genio ruba!) Prendeva il meglio da ogni stile e da ogni lottatore, e visto che Norris racconta di quei mesi passati ad allenarsi insieme non mi stupirebbe affatto se Bruce avesse preso il meglio da Chuck. Noi oggi Norris lo vediamo come un personaggione esagerato, spesso comico, ma nel 1967 era un campione e un lottatore serissimo, con tanti allievi e fondatore di associazioni sportive, quindi se c’era qualcuno da imitare era di certo lui.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Wow! 💙
    Finito di lavorare mi gusto il post. Ti dico solo che l’altra sera c’era i mercenari 2 e quando è comparso ho avuto pelle d’oca e batticuore 😂

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Ma… parlerai pure del cartone animato di Chuck? ^^
    Roba di cui ho visto solo la sigla, su Youtube.

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  6. Il Moro ha detto:

    Mamma mia che mito! Questa rubrica è interessantissima, e Ti rendi conto che ti potrebbe occupare i venerdì di tutto l’anno, vero? 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il piano è quello 😛
      Avendo fatto una collana apposita in edicola, anni fa, i film dovrei averceli tutti in DVD, e l’autobiografia di Chuck è un navigatore potente e fenomenale, a cui aggiungere un po’ di informazioni prese da altre fonti. Come facevo a resistere? 😛
      In fondo Chuck in Italia è praticamente sconosciuto, i suoi grandi titoli storici sono apprezzati solo dagli appassionati, quindi meritava di essere presentato a dovere 😉

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  7. Spector ha detto:

    Articolo bello e interessante come sempre.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio ^_^ Ogni venerdì ci saranno nuove rutilanti avventure nel mondo di Chuck!

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      • Giuseppe ha detto:

        Ovvero: come ritornare, grazie al tuo contributo, a prenderlo sul serio dopo anni e anni di “facts” 😉 Adesso capisco perché la guardia del corpo di Elke Sommer mi sembrava così familiare, tenendo pure conto del fatto che a riguardo di quel film non avevo praticamente nessuna conoscenza aneddotica e retroscenica (compreso il saggio zampino del Maestro Lee)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Credo siano film un po’ dimenticati, anche perché prima del recupero in DVD – in anni recentissimi – non erano facilmente recuperabili. Io li ho conosciuti quando anni fa mi sono intestardito a stilare la bibliografia italiana di Matt Helm, creando prima una pagina wikipediae poi una pagina di Uruk, anche grazie a fortunati ritrovamenti su bancarella. (Le edizioni Sugar degli anni Sessanta sono state belle chicche.)
        Come dicevo, trovando datato Bond ovviamente Helm mi sembra datato al cubo, ma in effetti è uno stile tipico dell’epoca: quello che non capisco è che se Dean Martin voleva parodiare Bond o seguirne le tracce. Entrambi sono “sciupa-femmine”, solo che almeno Bond non canta…
        Dei romanzi che ho letto di Hamilton non ricordo una sola parola, quindi temo non mi abbiano colpito più di tanto. E spolpato a dovere, il personaggio l’ho abbandonato… fino ad oggi, in cui è tornato fondendosi con la passione marziale. Panta rei! ^_^

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