Novelizing Star Trek (1di3)

Traduco questo spettacolare speciale apparso sulla rivista “TV Zone“, dal numero 26 (gennaio 1992) al numero 28 (marzo 1992).


Novelizing Star Trek
(parte 1)

di Randall D. Larson

da “TV Zone” numero 26
(gennaio 1992)

I libri di Star Trek sono iniziati come novellizzazioni a raffica della serie televisiva anni Sessanta. Ad eccezione di “Doctor Who”, “Star Trek” è stata la più longeva ed apprezzata serie di romanzi novelization di sempre. I libri sono andati avanti per 24 anni, generando centinaia di uscite da tre grandi case editrici, le quali non si sono limitate ad adattare gli episodi televisivi o i film, ma hanno dato vita a serie di romanzi originali di successo.

Molti di questi libri sono stati successi commerciali – sono addirittura entrati nei bestseller del “New York Times” – e non pochi hanno ottenuto riconoscimenti da parte della critica. Le serie hanno lanciato autori che sono partiti come fan di “Star Trek” per ritrovarsi romanzieri di fantascienza, e l’universo di “Star Trek” ha attirato autori già affermati in altri generi narrativi.


Dalle novelization ai romanzi

Raccolta Mondadori 2017
degli “Star Trek” di J.T. Blish

Il primo libro di “Star Trek” è apparso per Bantam nel 1967 [in Italia, Mondadori 1978], senza alcuna indicazione di una serie da seguire (il libro è stato reintitolato semplicemente Star Trek 1 quando il suo successo ha generato dozzine di seguiti, con adattamenti degli episodi). Dodici libri sono stati scritti dal famoso autore di fantascienza James Blish, che ha adattato quasi ogni episodio della serie classica dal 1967 al 1971.

Morto Blish mentre scriveva Star Trek 12 [Mondadori 1979], sua moglie Judith A. Lawrence ha completato il lavoro e ha proseguito, novellizzando i due episodi con Harry Mudd. Nei primi anni Settanta la Ballantine ha pubblicato dieci titoli della serie “Star Trek Log”, nei quali Alan Dean Foster (diventato famoso per aver novellizzato film famosi) adatta tutti gli episodi della serie animata di “Star Trek”. Nel 1981 la Pocket Books ha iniziato la sua lunga serie di adattamenti di tutti i film di “Star Trek” e ha lanciato una serie di romanzi originali, che al momento [gennaio 1992] ha raggiunto più di cinquanta libri, con un libro nuovo ogni tre anni in media, dal 1983 ad oggi.


L’inizio

Nel 1971 intervistai James Blish (poco prima della sua morte [30 luglio 1975]). Negli anni ho intervistato molti altri romanzieri di “Star Trek” ed ho organizzato il tutto in un lungo “dietro le quinte” dei libri – come e perché hanno scritto, le sfide che hanno affrontato e il valore che danno alla fantascienza.

TV Zone: Come e perché hai iniziato a scrivere libri di “Star Trek”?

Alan Dean Foster: Judy-Lynn del Rey [moglie del celebre Lester del Rey che, una volta morto, lo sostituì alla conduzione della casa editrice] aveva comprato i diritti della serie animata e me l’aveva offerta. In pratica disse: «Fanne ciò che vuoi», e mi lasciò mano libera.

Non potevo tirar fuori un romanzo da 60 o 70 mila parole da un cartone animato di venti minuti, e la dimensione che alla fine impostai era di circa tre episodi per libro. Cercai di unire queste tre storie meglio che potevo, sebbene nessuno di quegli episodi fosse collegato in alcun modo, e li trasformai in romanzo. Arrivati al sesto numero degli “Star Trek Log” la serie aveva riscosso così successo che Judy-Lynn voleva allungarla il più possibile: ma ci rimanevano solamente altri quattro episodi. Così mi chiese: «Puoi fare qualcosa per trasformare in romanzo ogni episodio?» Li allungai il meglio che potei. Cercai di tenere per ultimo ciò che pensavo fossero le storie migliori, per esempio quelle di Larry Niven o Dave Gerrold, ed è così che ho lavorato con gli ultimi quattro episodi. Uno di loro sfruttava un copione per un film televisivo da due ore che avevo scritto al college, come esercizio di scrittura, e l’ho anche sottoposto allo show ricevendo questa nota: “Rimandacelo il prossimo inverno”, ma non lo presero mai in considerazione. Alla fine è finito in uno dei libri di “Star Trek Log”.

Vonda N. McIntyre: La Pocket Books aveva appena ottenuto la licenza di pubblicare i romanzi di “Star Trek”. L’editore, David Hartwell, sapeva che conoscevo la serie e sapeva come scrivevo grazie ai miei romanzi originali. Mi chiese se mi sarebbe piaciuto scrivere il primo libro della serie. E lo stesso è successo, con differenti editori, per la serie dei romanzi e degli audiolibri: ho scritto il primo di tutti. Enterprise [1986; in Italia, Star Trek: la prima missione, Fanucci 1999] è stato il primo dei romanzi originali e commemorava il 20° anniversario della serie. The Voyage Home [1986], l’adattamento del quarto film, fu il primo degli audiolibri: George Takei lo leggeva e fu nominato per un premio Grammy, ma non lo vinse.

Howard Weinstein: Il mio primo interesse come scrittore è stato verso la sceneggiatura cine-televisiva: il mio primo testo venduto è stato l’episodio The Pirates of Orion [2×01] della serie animata di “Star Trek”, nel 1974, quand’ero ancora al college. Non ho mai pensato a scrivere romanzi, ma volevo scrivere più storie di “Star Trek” e l’unico modo per vendere una di quelle storie era di farne un romanzo.

Scrissi un soggetto e tre capitoli, e sottoposi il tutto a David Hartwell appena sentii che la Pocket Books avrebbe pubblicato storie di “Star Trek”. Era il 1979. Ad Hartwell piacque la mia storia e la Pocket comprò il libro, Covenant of the Crown [1981].

A[nn] C[arol] Crispin: Ho completato Yesterday’s Son [1983] alla cieca. Era il mio primo progetto di scrittura ed era un libro scritto senza sapere se poi sarei stata in grado di venderlo. Studiai il mercato e lo proposi senza l’intermediazione di agenti. Un’amica, Jacqueline Lichtenberg, lo prese in considerazione ma all’epoca non erano in grado di pubblicare alcunché, e tutti si dimenticarono di quel testo. Ci sono voluti tre anni perché quel libro fosse accettato, e solo quando l’intero staff era ormai cambiato.

J.M. Dillard [pseudonimo di Jeanne Kalogridis]: Ero alle medie quando la prima serie andò in onda e immediatamente mi identificai con il personaggio di Spock, essendo qualcosa così diverso da me: una ragazzina occhialuta, con l’apparecchio per i denti e i capelli cespugliosi che amava i libri. (I miei generi preferiti erano l’horror e la fantascienza.) Mi feci le mie personali storie e fumetti, per divertimento. Cresciuta, poi, trovai il tempo per leggere di più ma non pensai mai a scrivere: lavoravo o andavo a scuola e nient’altro. Finii per insegnare lingua inglese all’American University di Washington, ma un semestre non mi rinnovarono l’incarico e rimasi senza lavoro per quel periodo.

Avevo notato i romanzi di “Star Trek” pubblicati dalla Pocket Books, specialmente The Entropy Effect [1981; in Italia, Effetto Entropia, Armenia 1993, traduzione di Silvia Ciaghi] di Vonda McIntyre – che rimane la mia autrice Trek preferita – e decisi di mettermi alla prova. Mi dovetti aggiornare sulla serie, visto che erano passati anni da quando la vedevo.

Così nel tempo di un semestre scrissi Mindshadow [1986] e lo inviai alla Pocket. Dopo mesi di attesa avevo ormai considerato il tentativo fallito e tornai all’insegnamento. Non cercai di scrivere altro: se Mindshadow non riusciva a vendere, era inutile perdere altro tempo. Tredici mesi dopo l’aver inviato il manoscritto, la Pocket mi chiamò e disse che voleva comprare il libro: rimasi stupefatta!

Gene DeWeese: All’incirca nel 1982 l’editore Dave Hartwell chiese a vari agenti se ci fossero nuove proposte. Ero fan di “Star Trek” sin da quando vidi il doppio pilota al Cleveland Worldcon prima che la serie andasse in onda, e avevo una curiosa idea fantascientifica per la mente che poteva adattarsi ai personaggi senza molti problemi. Così inviai il mio soggetto che ricevette l’approvazione di Hartwell. Prima però di firmare il contratto, Hartwell se ne andò e arrivò una serie di nuovi editori alla Pocket, così che la mia proposta (insieme a tante altre, mi è stato detto) è andata letteralmente persa.

Avevo iniziato a trasformare il mio soggetto di “Star Trek” in un romanzo di normale fantascienza quando un altro editore si fece sentire e il mio agente decise di proporre il mio testo ancora una volta. Questa volta l’editore era David Stern e rimase abbastanza a lungo da approvare il mio soggetto. Arrivò il contratto [per Chain of Attack, 1987], ma arrivò anche una telefonata di Dave che mi chiedeva se potevo scriverlo in tre mesi invece di cinque.


Un approccio nuovo

Diane Carey: Il mio primo romanzo di “Star Trek” è stato Dreadnought! [1986], sebbene fossi già un’autrice più volte pubblicata nel genere romance. Visto che io e mio marito Gregory Brodeur, anche mio collaboratore, eravamo fan della serie sin da ragazzi, fu naturale tentare con “Star Trek”. Nel 1986 Dreadnought portò la collana di “Star Trek” sulla lista dei bestseller del “New York Times”, e grazie alla selezione di qualità e alle doti editoriali di Dave Stern il rispetto per il genere cominciò a crescere.

In seguito vennero due romanzi. Battlestations [1986], che vendette anche meglio – strano, visto che era un seguito diretto. Io e Greg pensammo che se non eravamo in grado di stabilire un approccio completamente nuovo non avremmo dovuto neanche tentare di scrivere libri di “Star Trek”, ma per fortuna trovammo quell’approccio: guardando al capitano Kirk e al ben noto equipaggio attraverso gli occhi di un giovane ufficiale, che racconta queste due storie in prima persona. Nelle parole dell’editor del tempo, Karen Haas, «Avete infranto ogni nostra regola: vi amiamo!»

Il nuovo punto di vista funzionò e ci apprestammo ad un nuovo romanzo: stavolta ci venne chiesto di raccontare la primissima missione dell’USS Enterprise e del nonno di Kirk: George Kirk. Il romanzo Final Frontier [1988] arrivò al quinto posto della classifica del “New York Times” e ci rimase per cinque settimane.


TV Zone: Come sono stati trasformati i singoli episodi televisivi in romanzi?

James Blish: Sono stati adattati direttamente dai copioni, sebbene io fossi libero di fare piccoli cambiamenti o aggiunte.

Judith Blish [che si firma J.A. Lawrence]: Ho lavorato a molti episodi con James. In TV gli avvenimenti sono arricchiti di effetti speciali, ma su carta devi spiegarli e non solo descriverli. E spesso la spiegazione data nel copione era sciocca, incompleta od elusiva. James era determinato a trovare una spiegazione credibile degli eventi narrati. Naturalmente all’epoca non avevamo alcuna idea che la serie sarebbe andata in onda per il resto delle nostre vite, con spettatori che l’avrebbero vista e rivista!

Come prima cosa, la fantascienza è fiction e gli scrittori di fiction sono consapevoli di dover raccontare una storia interessante. Gli scrittori di fantascienza devono cercare di farlo in un contesto dove conoscenze epistemologiche sono centrali nella storia.


Cambiando la Città sul Confine dell’Eternità

TV Zone: Adattando episodi televisivi in narrativa, lavori solamente sul copione?

Judith Blish [che si firma J.A. Lawrence]: Abbiamo i copioni usati durante le riprese: sono simili, ma non sempre identici a ciò che è stato effettivamente mandato in onda, perché a volte ci sono dei cambiamenti sul set e non possiamo saperlo finché non viene mandato in onda l’episodio. A volte troppo tardi! Non ricordo problemi nei riguardi dei cambiamenti: il divertente del progetto era lavorare nei parametri dati, come comporre poesie. Nel caso di City at the Edge of Forever [episodio 1×28, 1967] James Blish ha preferito il finale originale che era stato poi cambiato durante le riprese, e in collaborazione con Harlan Ellison [sceneggiatore dell’episodio] e degli editori, è uscito con una versione più fedele all’originale rispetto a quella vista in TV. [La storia è raccolta in Star Trek 2, 1968.]

TV Zone: Che differenza hai trovato fra l’adattare una serie televisiva animata e fare lo stesso con un film cinematografico?

Alan Dean Foster: Sorprendentemente poca, in realtà. Mi è sempre piaciuta l’animazione, ne colleziono e ci ho lavorato per una minima parte: se tratti i personaggi animati come fossero normali, non ci sono davvero differenze. Cioè, per me Daffy Duck è più reale di Lou Costello [in Italia, Pinotto], se non di più! Alcuni degli “Star Trek Log” ho cercato di farli più “reali” pur mantenendoli al livello per cui erano stati studiati.

TV Zone: Come hai ricevuto gli incarichi di noevllizzare i film di Star Trek?

Vonda N. McIntyre: Gli editori della Pocket Books conoscevano il mio lavoro e sapevano che ero in grado di rispettare le scadenze delle consegne. Visto che il libro di un film è previsto che esca nella stessa data, se non prima, la scadenza è importante. L’editore inoltre sapeva che non avrei trattato il progetto con sufficienza.

J.M. Dillard [pseudonimo di Jeanne Kalogridis]: La Paramount/Pocket fece sapere che avevano apprezzato il mio lavoro sulla novelization di War of the Worlds [1988]. Sono rimasta sbalordita quando l’editore mi ha chiamata per offrirmi Star Trek V [1989]: non avevo idea che fosse disponibile. Ne fui profondamente grata, come minimo.

(continua)


L.

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15 risposte a Novelizing Star Trek (1di3)

  1. Il Moro ha detto:

    Interessante, ho letto diversi libri di star trek (nessuna novelization, non le ho mai sopportate più di tanto) e tra di essi ci sono anche un paio dei miei libri preferiti.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Malgrado io abbia avuto la fortuna (anche se inconsapevole) di comprare i primi libri di Star Trek usciti in Italia, non ho mai trovato la spinta giusta a leggerli, né a conservarli. Ed è un peccato perché quelle prime edizioni erano chicche che oggi adorerei!
      Prima o poi inizierò a gustarmi la narrativa Trek, ma ovviamente per me esiste solo TOS quindi mi occuperò solo di quel mondo 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        E tutto il resto lascialo pure a me, che gli altri mondi non mi creano nessun problema 😛
        Post interessantissimo, ovviamente, la cui rassegna di testimonianze d’autore mi richiama alla mente le primissime traduzioni dei lavori trekkiani di Blish nel belpaese, e cioè gli adattamenti degli episodi classici pubblicati da Mondadori nella collana “La pista delle stelle”: in Italia, nel 1978, la serie di Star Trek la conoscevano a malapena forse solo quei fortunati quattro gatti incappati per caso nella programmazione della storica emittente Telemontecarlo (che anticipò di oltre un anno la nostrana Antenna Nord, poi Italia 1), per cui era ancora ammesso riferirsi a Spock come “vulcanista” e non vulcaniano 😉
        P.S. Ovviamente uno di quei quattro gatti ero io, e il primo episodio in assoluto che vidi era “Pianeta Deneva”…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non ricordo su quale emittente ho visto la prima volta la serie, di sicuro in famiglia fu vista con grande entusiasmo la serie di repliche della RAI, nei primissimi anni Ottanta. Anche perché nel frattempo mia nonna ci aveva regalato una TV a colori – prodigi della tecnica! – e scoprii che i membri del’equipaggio non avevano tutti la stessa maglietta 😀
        Scopro che “Effetto Entropia” è del ’93 quindi (a memoria) erano già usciti gli Star Trek della Garden, che comunque non ricordo di aver mai visto all’epoca in edicola, altrimenti è sicurissimo che mio padre ne avrebbe comprato almeno uno. E pensare che guardavo sempre i volumetti Fanucci in libreria, non sapendo che sarebbero scomparsi tutti nel nulla… Grazie alle bancarelle sono riuscito a trovare qualche numero delle varie serie di ST, qualche X-Files e Millennium, testimoni di un’epoca in cui la Fanucci puntava sulla “narrativa telefilmica”. Non so quanto successo abbiano avuto, e ipotizzo che se avessero venduto bene queste serie non sarebbero scomparse nel nulla…

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      • Giuseppe ha detto:

        C’è stata un’epoca in cui ho avuto l’illusione/speranza che le collane di “narrativa telefilmica” potessero puntare al superamento dei confini dei rispettivi fandom raggiungendo anche tutti gli appassionati “esterni”, non necessariamente legati ad una comunità in particolare ma, ahimè, così non è stato: ripenso in particolare ad X-Files, che per di più ha potuto contare sull’appoggio di una rivista contenitore -fumetto, cinema e mistero assortito- distribuita ininterrottamente in edicola per un intero quinquennio (mentre Star Trek aveva decisamente molto più successo in libreria), prima di sparire nel nulla con oltre due anni e mezzo d’anticipo rispetto alla fine effettiva del telefilm, quando di certo esisteva ancora un numero di lettori/appassionati tale da giustificare il prosieguo delle pubblicazioni…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non ho mai conosciuto una sola persona che non si dicesse grandissima appassionata della serie “X-Files”, quindi mi chiedo: come può non andar bene una qualsiasi iniziativa con X-Files dentro? La risposta è ovvia: il 99% degli appassionati grasso che cola se ha visto una stagione del telefilm, figuriamoci se si mette a leggere un libro!
        Il problema del fandom sono i fan, come stanno scoprendo man mano anche le grandi fiere “per nerd”, che non vendono nulla che non sia una parrucca: a nessuno frega niente di film, animazione e fumetti, vogliono solo fare i cosplay e vestirsi da personaggi di cui ignorano tutto, e di cui non leggerebbero un fumetto neanche sotto tortura.
        Negli ultimi anni la Multiplayer.it ha provato più e più volte (e ci prova ancora) a portare la narrativa di genere “specializzata” in Italia, con qualche romanzo di Star Wars, qualche romanzo ambientato in mondi di videogiochi e cose del genere, addirittura ha ristampato pure i romanzi di Resident Evil. Non so come stia andando questa operazione, visto che dura da anni forse bene, ma dalla fine degli anni Ottanta e la costante e massiccia emorragia di lettori temo che anche i franchise più storici e solidi in Italia siano belli che sepolti, al di là del filmetto che ogni tanto esce e qualcuno vede. (Sai che a parte te non conosco nessun altro che sappia qualcosa di Star Trek a parte che è una serie di film? È davvero un gran peccato…)

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      • Giuseppe ha detto:

        Si, è davvero un gran peccato e lo dico condividendo una condizione molto simile alla tua, potendo contare i conoscitori del mondo Trek sulle dita (non tutte) di una sola mano… purtroppo, e questa è la cosa che sopporto di meno, si continua ad avere per i fan non legati ai fandom ufficiali -esistiamo, che volete farci, e i prodotti li paghiamo comunque pure noi- una considerazione inferiore allo zero (vedi la fine fatta dal cross-over TNG/Doctor Who in edicola, quando invece presso gli stand dello STIC in fiera gli albi erano ovviamente TUTTI disponibili) 😦
        P.S. Ricordo quando ai tempi c’erano le maratone notturne di X-Files nelle sale cinema dedicate: pienone garantito. Mi chiedo quanti, oggi, si ricordino di avervi partecipato… nel frattempo, poi, già cominciavano gli strali da parte della concorrenza Trekkiana -che si sentiva evidentemente insidiata da Mulder e Scully- con frasi del tipo “Noi non siamo fan di X-Files (non si poteva proprio essere fan di entrambe le serie, eh, scherziamo): tra un anno loro avranno già dimenticato ciò che adesso dicono di adorare!” così, giusto per dare l’ennesima dimostrazione di apertura mentale da parte dei talebani Trek…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I fan sono i peggiori nemici del fandom 😀
        Scherzi a parte, l’impossibilità di fare fronte comune e creare così un bacino d’utenza che spinga a distribuire prodotti è un problema per qualsiasi cosa, in Italia: a parte il calcio non sembra esistere qualcosa che riesca ad accomunare più di due persone, e se io fossi un’azienda distributrice col ciufolo che porterei costosi prodotti di franchise in questo Paese!
        Finché è roba per bambini, tipo Lego e TMNT, non c’è problema, pagano i genitori, ma qualsiasi cosa preveda una scelta consapevole dell’utilizzatore finale… tutto sembra destinato al fallimento, perché i fan non sono così fan o sono troppo fan…
        Ti ricordi quando le edicole erano piene dei franchise più diversi? Da Alien a Terminator, da Nightmare a Robocop, da Star Trek a Star Wars, e tutto veniva venduto: che fine avranno fatto quegli acquirenti?

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      • Giuseppe ha detto:

        Probabile che esistano ancora, da qualche parte (perché il destino di chiunque -per scelta o meno che sia- non gravita attorno a un fandom ufficiale è appunto quello di rimanere disperso e isolato “da qualche parte”) e si stiano ponendo la nostra stessa domanda, tanto più oggi che si è costretti a constatare come di quell’epoca favolosa sia sopravvissuto praticamente solo Star Wars (le sporadiche apparizioni Trek fanno ben poco testo, e Aliens e Predator sono acquisizioni ancora troppo recenti per poter reggere davvero il confronto… )

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La cosa curiosa è che i libri della Sperling & Kupfer dedicati a Star Wars impallidivano di fronte all’oceano di deliziosi libretti Fanucci, una “guerra di fandom” che rendeva tutti più ricchi perché c’era tantissima offerta, e in effetti la Sperling ha puntato anche su Alien e Terminator, ma poi con la svolta del Duemila tutto è morto. La Multiplayer.it sta cercando di mantenere in vita qualcosa ma non so con quali risultati.
        Teoricamente ci sono corpose organizzazioni di fan di Star Trek (Ultimo Avamposo, ricordo bene?) ma siamo sicuri che non siano composte solo da fan a cui non interessa altro che telefilm e film? La mia triste esperienza con il forum di Alien e Predator ha dimostrato che qualsiasi cosa non siano i film canonici è un’eresia da combattere col fuoco…

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      • Giuseppe ha detto:

        A proposito di Ultimo Avamposto, ricordo quando ancora l’Inside Star Trek Magazine -in collaborazione con lo STIC- usciva in edicola nella versione “per tutti”, senza l’inserto riservato ai soci, dove tutto trovava il proprio spazio: film, telefilm, anteprime fumetti (sempre editi da Ultimo Avamposto), libri, giochi, approfondimenti… una finestra interessante sul fandom, di sicuro. Non ne è mai arrivato un numero di copie esorbitante (in fin dei conti noi venivamo sempre dopo i soci iscritti), intendiamoci, ma comunque vendevano. Peccato che questo sia un altro capitolo chiuso, ormai 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Che belle che sono le riviste multi-fan-mediali, in fondo cerco di fare la stessa cosa con il blog alieno, raccontando chicche e novità da ogni forma di comunicazione, pupazzetti compresi 😛
        Chissà se una di queste grandi associazioni di fan risponderebbe alla mia richiesta di essere intervistati per tastare il polso del Fan Trek…

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