Novelizing Star Trek (2di3)

Traduco questo spettacolare speciale apparso sulla rivista “TV Zone“, dal numero 27 (febbraio 1992) al numero 28 (marzo 1992).


Novelizing Star Trek
(parte 2)

di Randall D. Larson

da “TV Zone” numero 27 (febbraio 1992)

TV Zone: Che tipo di cambiamenti hai apportato nel trasformare un copione in un romanzo?

Vonda N. McIntyre: I problemi sono nati soprattutto dalle differenze nei due media. Se ti limiti semplicemente a trasformare una sceneggiatura in prosa, finirai con un libro di circa cento pagine, e molti lo considerano inadeguato. Quindi hai la possibilità di arricchire la storia a piacimento o aggiungere sottotrame, ragionamenti dei personaggi, interazione fra di loro che magari non appaiono su schermo. Non approvo il trucco di “imbottire” la storia, lo trovo noioso e una cosa disonesta, al di là del fatto che molti mi hanno scritto lettere indignate (una anche oscena!) lamentandosi che avevo osato aggiungere cose che non c’erano nella sceneggiatura.

La lavorazione di un film è molto diversa da quella di un libro. Per un libro che debba uscire insieme al film, il manoscritto dev’essere finito già quando iniziano le riprese, o al massimo poco dopo: raramente c’è tempo o modo di aggiungere quelle modifiche avvenute sul set. Il regista e il produttore hanno altre cose a cui pensare che chiamare il romanziere ed elencare i cambiamenti al copione apportati durante le riprese.

J.M. Dillard [pseudonimo di Jeanne Kalogridis]: La sfida della novelization è puramente tecnica. Per prima cosa, c’è la questione del soggetto: quanto è libero un autore di creare? In fondo un copione consta di sole 30 mila parole, circa, e le novelization che io ho scritto sono andate da 80 a 100 mila parole. Secondo, lo scrittore deve scegliere il punto di vista per ogni scena, deve portarci nella mente del personaggio perché il tutto sia più funzionale. Molte scene nei film sono girate dal punto di vista dello spettatore, cioè slegato dagli altri personaggi, ma questa tecnica non funziona per gli scrittori perché non ci aiuta ad identificarci bene con i personaggi.

Una storia scritta può avere infinitamente più profondità di un film perché non dobbiamo dipendere dalle espressioni dell’attore o dai dialoghi che ci raccontano cosa pensi il protagonista. Dopo tutto, un personaggio può dire una cosa e pensare l’esatto opposto – visto che lo facciamo anche noi – e questo ci porta nell’interessante campo della motivazione. Perché un personaggio pensa, parla, si comporta in un certo modo? Un film di solito non ha il tempo di entrare in questi particolari, ma la novelization può permettere allo scrittore di spiegare ciò che la cinepresa non può: le complicate motivazioni/spiegazioni dietro una semplice azione o un dialogo.

Il problema più grande che ho affrontato è stato che Star Trek V è stato girato proprio mentre io scrivevo la novelization, e io non sapevo chi ci fosse nei ruoli principali fino a settimane prima della consegna del manoscritto. In più, non avendo visto il film non potevo sapere l’esatta visione del regista di ogni scena. Contattare la troupe mentre affrontava i problemi di produzione era difficile: non ho avuto contatti con alcuno fino all’ultimo minuto, quando il produttore Harve Bennett gentilmente si prese del tempo (che non aveva) e mi raccontò il film scena per scena. Quindi ci sono differenze significative tra il film e il libro.


Scene aggiuntive

Vonda N. McIntyre: Per la maggior parte, le differenze tra i film e i libri sono mie aggiunte personali. Per esempio, in The Wrath of Khan [1982] ho aggiunto l’amicizia fra Saavik e Peter [il nipote di Scott], ho aggiunto Danaan, la sorella di Peter, tutte le interazioni fra i personaggi nel laboratorio, il passato di Saavik e il fatto che fosse mezzo romulana e mezzo vulcaniana (il che era già nella sceneggiatura originale, sebbene non sia arrivato su schermo). Nella sceneggiatura originale ci sono degli indizi che David e Saavik provano attrazione l’un l’altra, ma io ho aggiunto principalmente le cose che ho citato.

TV Zone: Che tipo di approccio si deve prendere quando si scrive un romanzo usando dei parametri preesistenti?

Judith Blish [che si firma J.A. Lawrence]: Quando stavo per completare la serie Bantam a mio nome, mi vidi ogni episodio, ne registrai l’audio e presi appunti per essere sicura che la mia versione fosse in accordo con la trasmissione: qualcosa che [con James Blish] non potevamo fare, al tempo dei primi episodi. Per fortuna la BBC ha replicato “Star Trek” e ho affittato un televisore a colori. (Due o tre episodi non sono stati trasmessi, e sono stati così gentili da proiettarli per me a Londra.)

I copioni degli episodi con Mudd era previsto diventassero un romanzo. James non riusciva a trovare il modo di unire i due episodi, e in seguito neanche io, così ho risolto il problema scrivendo una nuova storia di Mudd, che è stata accettata. Per puro caso, Mudd’s Angels [1978] non è stato un titolo scelto da me: io preferivo Random Factor.


Cambiare i personaggi

Vonda N. McIntyre: Il problema principale in qualsiasi lavoro di fiction basato su serie televisiva è lo stesso di qualsiasi altro prodotto seriale: la definizione di dramma è “cambiamento”. In una qualsiasi storia televisiva un cambiamento apportato ai personaggi protagonisti è essenzialmente proibito.

In The Entropy Effect [1981] ho cercato di mostrare un potenziale cambiamento dei personaggi, ed ho usato il metodo “e poi si svegliarono pensando fosse tutto un sogno (ma non lo era)” per esplorare alcune situazioni drammatiche che potevano essere utilizate se si potevano apportare dei cambiamenti. In Enterprise [1986] scrivevo utilizzando versioni più giovani dei personaggi, così ero in grado di mostrarli prima diventassero quelli che abbiamo conosciuto nella serie originale.

Ovviamente uno non può far comportare un personaggio in maniera completamente diversa né può stravolgerlo del tutto. Non ci sono regole scritte, o almeno non c’erano quando scrivevo i romanzi di “Star Trek”, ma erano scontate. Dopotutto, se uno vuole scrivere di personaggi completamente diversi… scrive un altro romanzo.

Gene DeWeese: Quello che ho cercato di fare è stato replicare ciò che ritenevo il meglio della serie che era andata in onda: episodi come Assignment: Earth [2×26, 1968] e The Menagerie [1×11-12, 1966]. Ho cercato di dimenticare episodi come The Galileo Seven [1×16, 1967] e Spock’s Brain [3×01, 1968]. E cercai di mantenere un certo livello lavorando la “scienza”, e cercando di rendere il tutto coerente.


L’odore della cabina di Kirk

A[nn] C[arol] Crispin: Devi essere il tipo di scrittore che usa tutti i propri sensi ma poi si concentra sulla scrittura. Devi cercare di raccogliere più stimoli possibili e trasformarli in testo. Non sai di cosa odora la cabina del capitano Kirk, ma vuoi che il tuo lettore lo sappia, così lo prendi in considerazione: devi fare in modo che la gente senta di essere lì. Il fatto di utilizzare personaggi amati un po’ ti blocca ma un po’ ti rende anche più forte. Tutti sanno che aspetto abbia il signor Spock, ma hai un milione di persone là fuori che hanno la propria opinione sul suo aspetto. Così cerchi di fondere la tua opinione con la loro, così da ottenerne una universale: è davvero una sfida.

Diane Carey: Gli autori che hanno capito “Star Trek” non avuto molti problemi a stare in quell’universo, e si sono anche divertiti con quei parametri: io sono fra questi. Gli scrittori e gli editori che si sono fidati a presentare “Star Trek” nella tradizione classica, come visioni dell’astronautica futura, quando i capitani e i loro equipaggi saranno lontani da casa e dovranno dipendere dalle proprie risorse e dal proprio giudizio. Io e [mio marito] Greg abbiamo subito aderito alla filosofia, allo stile, alla caratterizzazione e ai contenuti della serie originale, spesso facendoci riferimento per la terminologia e altre piccole cose.

Stranamente, un vantaggio che ho è che non sono una grande conoscitrice di “Star Trek”. Oggi evito il genere, a meno che non stia scrivendo un romanzo: questo mi mantiene fresca per quando poi ritorno fra le astronavi.

Howard Weinstein: È davvero come scrivere un episodio di una serie TV. L’originalità arriva quando creiamo “personaggi ospiti”, quando espandiamo un po’ la storia vista in TV, raccogliendo indizi lasciati sullo sfondo, quando creiamo mondi e culture aliene, e quando scriviamo di storie e temi che sono importanti per noi, come quando ho scritto di ecologia in Deep Domain [1987] e di politica in Power Hungry [1989]. Credo che il formato base di “Star Trek” abbia sufficiente ampiezza che nessun romanziere ci si sentirà mai “stretto”.


Adattamenti contro romanzi

TV Zone: Che differenze hai trovato fra adattare una sceneggiatura e scrivere un romanzo originale, basato sì su una serie ma con idee tue?

J.M. Dillard [pseudonimo di Jeanne Kalogridis]: Parecchie. Nella novelization di una sceneggiatura si hanno le mani legate in termini di soggetto. Certo, è più facile – e veloce – non dover pensare, prendere l’idea di qualcun altro e semplicemente riempire gli spazi. Ma è anche più frustrante perché uno può vedere un corso differente per la storia (e spesso più plausibile, a meno di non accettare le logiche di Hollywood). Quando invece si scrive una propria storia uno può sperimentare e si è liberi di cambiare direzione. Naturalmente questo richiede tempo infinitamente maggiore, ma lo preferisco.

A[nn] C[arol] Crispin: Se fai “Star Trek” e lo fai bene, tendi ad avere la voglia di cambiare un po’ i personaggi, il che è impossibile da fare per una novelization. Devi farlo con discrezione, tra le righe.

TV Zone: “Spock Must Die!” [1970] è stato il primo romanzo originale di “Star Trek”, basato sulla serie ma non tratto da un episodio. Com’è nato questo libro?

James Blish: La posta dei fan dimostrava incontrovertibilmente che Spock era di gran lunga il personaggio più popolare della serie, e mi è venuta l’idea di creare due Spock apparentemente identici, nel caso che uno di loro rimanesse ucciso.


La successiva generazione di romanzi

TV Zone: Come ti sei ritrovata nella serie “The Next Generation” e che sfide ha presentato per te?

Diane Carey: Nel 1988 mi fu chiesto di scrivere il titolo di lancio della nuova serie, una collana di romanzi originali basata su “The Next Generation”. Mi fu inviata la guida degli autori della serie TV. Il mio romanzo, Ghost Ship [1988], doveva essere sviluppato, proposto, accettato e parzialmente scritto prima che la serie TV iniziasse. Quando poi cominciò ad andare in onda, i concetti di base naturalmente si evolsero e cambiarono. Molte delle caratterizzazioni e delle regole di quella mia guida furono alterati.

Gene DeWeese: Dave [Stern, editore della Pocket Books] mi chiamò mentre ero nel bel mezzo del secondo romanzo di “Star Trek” per cui mi aveva messo sotto contratto, e mi chiese se potessi metterlo un attimo da parte e tirar fuori velocemente un’idea per “The Next Generation”. Uscirono fuori altri tre mesi di lavoro.


L.

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Novelization e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

11 risposte a Novelizing Star Trek (2di3)

  1. Austin Dove ha detto:

    Nn so quanto sia in topic: parlando di romanzi basati su sceneggiature, cosa ne pensi de La maledizione dell’erede?

    Piace a 1 persona

  2. Giuseppe ha detto:

    Seconda interessantissima puntata, con quei retroscena del mestiere che ogni fan di Star Trek dovrebbe conoscere… e ancora di più lo dovrebbero i soliti talebani, abituati a spaccare il capello in quattro ogni volta che gli autori non seguono le loro talebane regole* 😉
    E poi, fra tutte quelle cover, che ti vedo lassù: una ragnatela Tholiana… nostalgia canaglia!
    *Grido del suddetto pseudo-trekker: “KHAAAAN…OOONN!” 😛

    Piace a 1 persona

  3. Pingback: Star Trek: Effetto Entropia (Armenia 1993) | Gli Archivi di Uruk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.