Novelizing Star Trek (3di3)

Traduco questo spettacolare speciale apparso sulla rivista “TV Zone“, dal numero 27 (febbraio 1992) al numero 28 (marzo 1992).


Novelizing Star Trek
(parte 3)

di Randall D. Larson

da “TV Zone” numero 28 (marzo 1992)

Terza ed ultima parte del viaggio

TV Zone: Visto che la Paramount mantiene un certo controllo sui romanzi di “Star Trek: The Next Generation” mentre la serie TV è ancora in produzione, che differenza c’è rispetto allo scrivere “Star Trek: The Original Series”?

Gene DeWeese: Di sicuro ci sono stati più problemi con i romanzi di TNG che non di TOS. Il problema principale comunque era costituito dalle restrizioni non dette, che sembravano più dei capricci: avvenivano al di là di chi ci fosse a capo della Paramount. In più, all’epoca i censori della Paramount tendevano a consigliare di inserire un mare di banalità. Io e l’editore cercavamo di ridurre al minimo queste aggiunte suggerite, ma qualcuna è rimasta. Anche nella serie TV stessa sembra che esagerino nell’applicare la Prima Direttiva, molto più che nella serie originale, dove veniva tirata in ballo solo quando serviva alla sceneggiatura.

Diane Carey: Essendo una serie in corso d’opera, le “regole di ingaggio” erano molto stringenti. Un romanziere di “Star Trek TNG” deve accettare un processo di approvazione molto più stringente su trama, personaggi e tutto il resto.


Scrivere in restrizione

TV Zone: Che tipo di cooperazione o di restrizioni hai incontrato dalla Desilu, la compagnia di produzione di “Star Trek”?

Judith Blish [che si firma J.A. Lawrence]: La gente della TV sta ad Hollywood: noi eravamo a New York ed in Inghilterra. Lavoravamo a contatto con gli editori ed avevamo solo contatti indiretti con la Desilu. Gli episodi ci venivano venduti come già girati e noi li trasformavamo in romanzo. Non c’era alcuna possibilità di scegliere gli episodi da novellizzare.

Alan Dean Foster: Non avuto alcun contatto con la compagnai di Roddenberry o con la Paramount o tanto meno con la Filmation. Ricevevo i copioni e lavoravo su quelli.

Howard Weinstein: Tutte le proposte su “Star Trek” venivano rigorosamente analizzate dalla Divisione Licenze della Paramount Pictures, che doveva approvare anche i manoscritti completi e nel caso richiedeva modifiche. Per via di questo processo, divenuto più stretto nei passati due o tre anni, i romanzieri di Star Trek dovevano muoversi per vie già impostate molto più che altri tipi di romanzieri. Non ci era permessa molta libertà d’azione rispetto ai personaggi originali o allo stile delle storie: chiunque voglia scrivere di una serie con personaggi preesistenti deve per forza sottostare a queste regole. La sfida consiste nel tentare qualcosa di fresco all’interno dei paletti imposti.

Diane Carey: Le regole base per i romanzi di Star Trek erano semplici: nessuna morte di personaggi regolari, nessun loro cambiamento permanente fisico o morale, nessuna sconcezza o comportamento sessuale inappropriato, nessuna ridefinizione della Federazione e via così, più una conoscenza generale dell’universo di Star Trek come appare nella serie TV originale. Ai tempi di Dreadnought! mi fu permesso di ambientare la storia ai tempi della serie TV, al contrario di The Wrath of Khan che invece si svolge più avanti. Da allora le cose sono cambiate e le ambientazioni dei libri vanno avanti e indietro nel tempo, rispetto a cinema e TV.


Niente morti incasinate

Gene DeWeese: La Paramount aveva alcune richieste su romanzi regolari di Star Trek, ed erano più divertenti e interessanti che fastidiosi. Per esempio non mi era permesso chiamare un’astronave Cacciatorpediniere con questo nome [Destroyer Class], perché “suona troppo militaresco”, così finivo per usare “Saladin Class” il che, nel Manuale della Flotta Stellare, è una sotto-classe del Cacciatorpediniere… credo. E non mi era permesso mandare i soldati nemici battuti a farsi esplodere contro gli assalitori: i censori volevano qualcosa di più “pulito” [cleaner], tipo il veleno, ma alla fine trovammo il compromesso con un phaser che li polverizzava in modo “pulito” invece di sbudellarli. E una volta, quando Kirk fu chiamato sul ponte dalla palestra, il censore insistette che durante il percorso si infilasse una divisa pulita, così da essere presentabile.

TV Zone: Quando scrivi una novelization come ti organizzi con la tua “voce di autore”? Quanto cioè lo rendi un tuo libro e quanto lo lasci una semplice trasformazione di idee altrui?

Judith Blish [che si firma J.A. Lawrence]: [Mio marito] James vedeva la serie come un’opportunità di portare i giovani alla fantascienza, e quindi trattava il progetto con molta serietà. Malgrado non ci sia molto spazio per visioni personali in un adattamento, lo stesso si può lavorare sulla scelta delle parole, dell’enfasi da dare loro e sulle spiegazioni.

J.M. Dillard [pseudonimo di Jeanne Kalogridis]: L’universo di Star Trek creato da Gene Roddenberry forniva i personaggi principali, l’Enterprise come sfondo, certe razze aliene, il 23° secolo come ambientazione e una certa terminologia. Lo scrittore poi è libero di aggiungere personaggi, instillare pensieri nuovi a vecchi personaggi, inventare una trama nuova e nuove ambientazioni, mondi, culture, razze aliene ecc. Ci sono ovviamente delle restrizioni sulle trame: non si può uccidere alcun personaggio principale, o almeno non senza farlo poi resuscitare miracolosamente – e tutti alla fine devono tornare allo status quo. Spesso ho desiderato scrivere romanzi su uno Star Trek “immaginario”, dove potessi apportare cambiamenti radicali: per esempio uccidendo il capitano o facendo sposare Spock.

Diane Carey: I miei libri sono miei, non ci sono altri “creatori”. Certo, c’è l’ispirazione, e di quello devo dar credito alla performance di William Shatner nei panni di James Kirk. Ho passato molte ore a fissare suoi fermo-immagine, chiedendomi se mi stesse dicendo ciò che pensava.


Ingannando il lettore

Alan Dean Foster: Credo che se non metti dal quaranta al sessanta per cento di materiale originale nel libro, allora stai ingannando il lettore. Chiunque può sedersi e trascrivere semplicemente una sceneggiatura in prosa, ma per me questo non è un lavoro di trascrizione: per me si tratta di collaborazione. Le parti che puoi davvero espandere sono le descrizioni dell’azione e soprattutto dei personaggi. Non c’è molto tempo in un film da un centinaio di minuti – specialmente un film di fantascienza – per approfondire le caratterizzazioni: quindi hai un’occasione eccezionale per farlo in un libro.

TV Zone: Cosa pensi della novelization come genere letterario, in contrato con il suo valore commerciale di semplice materiale pubblicitario per cinema e TV?

Vonda N. McIntyre: Quando entro nell’universo di Star Trek il mio obiettivo è scrivere un romanzo di intrattenimento che sia in linea con la serie originale: non sta a me giudicare se il mio lavoro sia fantascienza o meno. Tutto ciò che posso dire è che prendo molto sul serio la scrittura e non accetto progetti che non considero di valore.

Diane Carey: In quanto piattaforma creativa, Star Trek è più vicino all’avventura classica, con paralleli molto in là nel tempo: molta fantascienza non lo è, né si preoccupa di esserlo. Ci sono due generi separati, e non dovrebbero essere gelosi o disprezzarsi l’un l’altro. Io non mi vergogno di essere una romanziera di Star Trek, sebbene ovviamente non sia tutto ciò che sono. Io scelgo di fare questi libri e non li considero un “trampolino di lancio” verso generi migliori, come ho sentito dire ad altri professionisti del settore. Né Star Trek né alcun altro genere è una scusa per essere stilisticamente pigri, perché uno scrittore deve sempre tendere al meglio.

A[nn] C[arol] Crispin: I libri di Star Trek sono più “vera letteratura” che novelization, cioè semplici strumenti pubblicitari. Se il novellizzatore fa un onesto lavoro, cercano di aggiungere qualcosa ad una storia nota. Ho letto novelization che erano la trascrizione quasi esatta della sceneggiatura, semplicemente messa in formato narrativo, e secondo me questo non è un lavoro onesto. Per me, uno compra una novelization non solo perché vuole rivivere l’esperienza di un film, ma anche per saperne un po’ di più, capire meglio i personaggi e gustare scene che non sono nel film ma potevano esserci, cose del genere. E sta al novellizzatore cercare di dare tutto questo.

Un sacco di gente guarda i novellizzatori dall’alto in basso, ho sentito spesso delle persone – scrittori affermati e ben noti – vantarsi di aver scritto porno, storie di confessioni e tutto quel “lavoro sporco” che porta il pane in tavola e, nella stessa frase, disprezzare qualcuno che abbia scritto un libro di Star Trek. È come se non fosse considerato un modo onorevole di guadagnarsi da vivere, mentre scrivere porno lo è!

Diane Carey: Star Trek è fantascienza pura e dovrebbe rimanere tale. Non dovrebbe sfociare nel “fantasy-scienza” [Science Fantasy] così come non dovrebbe sfociare nella fantascienza “dura”, focalizzandosi sui meccanismi a scapito dei personaggi. Da un punto di vista commerciale Star Trek ha un mercato vastissimo e vende molto di più dell’altra fantascienza, un campo pericolosamente saturo.

Howard Weinstein: Questi libri probabilmente non sono letteratura “alta”, per via dei limiti imposti dal formato televisivo – per esempio i personaggi non cambiano molto da episodio ad episodio – ma questo non vuol dire che non siano storie raccontate bene. Alcuni dei libri di Star Trek renderebbero sicuramente bene anche se non appartenessero a quell’universo.

Non penso che questi libri siano considerati semplicemente come “strumenti pubblicitari”. Sì, sono soldi sicuri per gli editori, ma mentre un tipico romanzo di Star Trek supererà tranquillamente le vendite di un tipico romanzo di fantascienza in formato tascabile, non riuscirà altrettanto con un bestseller di successo. E non credo che i libri abbiano effetto su come la gente vede Star Trek in TV o al cinema. Basta fare questo paragone: un romanzo di Star Trek probabilmente vende fra le 200 e le 300 mila copie, mentre la serie “Star Trek: The Next Generation” ha probabilmente un pubblico regolare di circa dieci milioni di spettatori.


L.

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4 risposte a Novelizing Star Trek (3di3)

  1. Conte Gracula ha detto:

    Costruire una storia con una mitologia così ampia – e su cui hanno messo mano tanti autori – deve essere un incubo!

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Star Trek: Effetto Entropia (Armenia 1993) | Gli Archivi di Uruk

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