Chuck Norris 5. Breaker! Breaker! (1977)

Nel momento di maggior crisi, il nostro eroe si ritrova a creare il cinema marziale americano…

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Gli anni passano e la carriera di Chuck è di nuovo in stallo. In Asia è un volto notissimo, è fra i primi atleti occidentali ad essere “ospite” di un gongfupian di Hong Kong, genere nato da pochi anni: perché dopo Massacro a San Francisco l’Asia non lo chiama più? Magari l’ha fatto ma Chuck, dopo essere stato diretto da Lo Wei, non ne vuol più sapere, ma ho una teoria alternativa.
La Golden Harvest non ha i potenti mezzi della concorrente Shaw Bros, rimane la formica che ha dichiarato guerra all’elefante, e con la morte di Bruce Lee ha perso quasi del tutto i suoi cavalli di razza. Gli rimane Jimmy Wang Yu, che riesce a far lavorare anche con star occidentali, ma è ora di distinguersi dalla ricca concorrente, il cui unico vizio è sfornare decine di film qualitativamente eccezionali ma seriali fino alla follia. Servirebbe qualcosa di nuovo, di mai visto: nel 1975 la Shaw non si è nemmeno resa conto che con il suo The Spiritual Boxer ha inventato inavvertitamente il genere comedy kung fu: la Golden sa invece cogliere la novità e pian piano comincia a puntare su un binomio davvero inedito. Prima il comico-lottatore, con i fratelli Hui che sfornano film divertentissimi, poi con il lottatore-comico: con Enter the Fat Dragon (1978), Sammo Hung vince tutto e diventa la superstar marziale dell’Asia, aprendo la via al suo amico d’infanzia Jackie Chan.

In tutto questo processo in corso, Chuck Norris è tagliato fuori: non è attore marziale, non è comico, a malapena riesce a camminare davanti ad una cinepresa. Attori americani continueranno sempre ad essere chiamati in Asia per prenderli in giro e far fare loro figuracce belluine, ma di lottatori non attori non sembra esserci bisogno.
Uniamo a questo il fatto che in America praticamente nessuno sa che Norris ha lavorato nel cinema: diciamo che il nostro eroe si ritrova di nuovo al punto di partenza.

Nella sua biografia, che sto usando per questo ciclo, si salta dal 1974 al 1976 in un lampo. Nessun produttore l’ha chiamato in questi anni? O lui ha rifiutato? Difficile questa seconda ipotesi, visto che Chuck afferma che lui e la moglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese, con le sole entrate che vengono dalle lezioni marziali private e i seminari.
Quando un produttore gli offre 10 mila dollari per interpretare il protagonista di un filmetto distribuito dalla famigerata AAP (American International Pictures, la Asylum dell’epoca!) Norris accetta più velocemente della luce.

Il film prende il nome da una frase in codice che i radioamatori usano per chiedere aiuto: Breaker! Breaker!
Sono probabilmente l’unico al mondo a possederne una copia italiana! Registrata per puro caso il 26 settembre 2012, trovandomi con il DVD Recorder pronto al momento giusto sul canale giusto (Super3), è un segno evidente che l’Universo vuole che io sia il cantore di Chuck…

Sei davvero famoso solo quando finisci su Super3!

Un momento. Mentre già dal 1974 Norris cercava di piazzare il suo copione per il film che doveva vederlo protagonista, un produttore gli aveva detto «Karate movies are over»: perché ora, nel 1976, lo cercano per un film dove ci sarà da combattere? Non era “morto” quel cinema marziale che in realtà in America nessuno aveva mai fatto? Cos’è successo? È il momento di capire il contesto.

Oh no, parte un altro spiegone!

Nato nel 1970 ed esploso con Bruce Lee nel 1971, il gongfupian di Hong Kong conquista in breve tempo ogni singolo angolo di mondo, arrivando in Italia nel gennaio 1973 e creando un’ondata di consenso come raramente si è vista nel nostro Paese, cambiando profondamente l’intero immaginario collettivo. Però questa esplosione rimane legata ad un prodotto girato esclusivamente in Asia: Hong Kong l’ha reso famoso, ma subito escono fuori sotto-prodotti di Taiwan e di qualche altro Stato limitrofo.

D’un tratto quelli che per decenni agli occhi degli americani (e del loro cinema) sono stati degli stupidi cinesi da sfottere e ridicolizzare – con gli occhi a mandorla, i dentoni e la parlata ridicola – si trasformano: ora sono gente che mena, e mena duro. La cosa piace e il più grande simbolo che qualcosa sia cambiato per sempre è “Kung Fu”, la fortunata serie televisiva con protagonista un cinese esperto di arti marziali che va a San Francisco. La interpreta il suo stesso autore, che l’ha fortemente voluta: Bruce Lee… eh, sì, in un universo alternativo. Neanche nel Duemila i cinesi hanno il diritto di essere protagonisti di un film americano, figuriamci nel 1972! Bruce viene messo da parte e viene lanciato David Carradine, che millanta conoscenze marziali di cui non ha mai dato grandi prove.

Ma quant’è lungo ’sto spiegone? Me so’ cascati i baffi!

Quindi la serie TV “Kung Fu” ha dimostrato che si può fare un prodotto americano con arti marziali che piaccia al pubblico americano? Non credo: prima servono gli italiani.
Il “kung fu western” non nasce in Italia ma qui cresce ed esplode, con registi nostrani che chiamano divi di Hong Kong a dare sberle sui set di Cinecittà, per poi vendere il prodotto anche agli americani: titoli come Là dove non batte il sole (1974), con protagonisti Lee Van Cleef (simbolo internazionale dello spaghetti western) e Lo Lieh (simbolo internazionale del gonfupian).
Ci sono però altri tipi di western, come per esempio La parola di un fuorilegge… è legge! (1975) con un tizio che mena come un fabbro: come si chiama? Jim Kelly.

Oh, la cosa si fa lunga: io mi appisolo…

Esploso con I 3 dell’Operazione Drago (1973), Kelly diventa immediatamente il simbolo del supercool marziale spacca-culi-bianchi: oggi sembra che Black Panther della Marvel abbia scoperto i “neri di menare”, ma è niente in confronto all’esplosione della “marzialità nera” negli anni Settanta.
Diventato simbolo marziale nero, Kelly viene chiamato per portare su schermo i romanzi di successo scritti da un altro “marziale nero”, Marc Olden, e sforna quella geniale cialtronata di Black Samurai (dicembre 1976): un James Bond nero e cool che sistema i cattivi con le arti marziali.
E i bianchi? Pensiamo pure a loro: nel giugno precedente il biondo campione marziale Ron Marchini appare in quello che probabilmente è il primo film marziale prodotto su suolo americano, Death Machines (1976): una rozzissima spy story con semplicemente “potenziata” la naturale dose marziale tipica del genere.

Oh: qui si parla, o si mena?

Qualche produttore deve aver fatto un calcolo semplice: a quanto pare è il momento del cinema marziale, che tanto costa poco, ma certo per battere il film di Marchini ci vorrebbe un interprete più forte. Magari qualcuno che ha battuto Marchini sul ring… Qualcuno come Chuck Norris!

È appena iniziato il genere marziale americano, ed è ora che Chuck faccia sapere che lui è in prima linea sin dal primo minuto.

Qualcuno sta per farsi molto male…

Avaro di notizie sulla pellicola, ne sappiamo di più quando Robert W. Young intervista Norris per un articolo celebrativo sulla rivista specialistica “Black Belt” (novembre 2004):

“Black Belt” (novembre 2004)

«Breaker! Breaker! era un film a budget davvero basso. Dovemmo girare un promo per convincere i finanziatori a tirar fuori 240 mila dollari. È stato il mio primo ruolo importante come attore.
L’ottanta per cento della gente coinvolta nel cast era una mia cintura nera, cioè miei studenti. È stato divertente da fare ma non ha fatto molto per la mia reputazione: era un film di camionisti, non un “Chuck Norris movie”.»

Da notare come l’intervistatore affermi di aver visto il film in un drive-in nel 1976 quando invece non si hanno notizie di una sua uscita prima del 1° aprile 1977: sarà un pesce d’aprile?

Nella sua autobiografia, Chuck ricorda solo l’uscita del film.

«Pensai che Breaker! Breaker! potesse essere un buon successo per me come attore. […] Malgrado però fossi la star del film, la campagna pubblicitaria neanche mi menzionava, e la pellicola non è mai stata proiettata a Los Angeles: per vederlo, io e [mia moglie] Dianne abbiamo dovuto volare fino a San Francisco, insieme al mio amico Larry Morales che era anche lui nel film. In sala, insieme a noi, c’erano solo altre due persone, quel lunedì sera.»

Non stiamo certo parlando di un filmone, è un titolo dozzinale con un regista improvvisato, Don Hulette, che di mestiere fa il compositore: strano, visto che la colonna sonora fa schifo a livello olimpico. Un orripilante banjo suonato identico per tutta la pellicola fa venir voglia di spingere lo strumento giù nella gola del suo esecutore…

Texas City mi dà l’idea di un cesso di città!

John David Dawes (Chuck Norris) è arrivato nel paese sbagliato. Texas City in realtà più che un paese è un insieme di casupole dove l’economia locale è costituita essenzialmente dallo spaccio di whisky di contrabbando. Qui spadroneggia e tiranneggia il giudice Joshua Trimmings (George Murdock), che comanda la polizia: i solerti uomini di legge aggrediscono, derubano e picchiano tutti i turisti. Insomma, un tipico ed ameno paesino del Grande Sud, stando a quanto si vede nei film.
John David sta cercando suo fratello, scomparso proprio in quel posto, e bastano un paio di domande per diventare bersaglio di tutti i criminali del posto. Cioè di tutti gli abitanti.

Sto cercando mio fratello: dovrà diventare regista dei miei film!

Ricevuta accoglienza solo dalla bionda Arlene (Terry O’Connor), madre single resa vedova proprio dal giudice, che la vuole tutta per sé, John David comincia a portare un po’ di giustizia in città: un calcio alla volta…

Chuck Norris ne ha uno per te…

… uno per te…

… e uno per te, che fa tre!

Visto oggi il film può sembrare un banalissimo prodotto di genere, come ce ne sono migliaia: il solito cavaliere della valle solitaria che arriva dal nulla, aiuta la mamma single, fa fuori i cattivi e poi torna nel nulla, ed è esattamente questo. È un canone e fin qui non si discosta di un centimetro. Ma è anche qualcosa di totalmente incredibile.
È in tutto e per tutto un tipico film di arti marziali, con l’eroe che si ritrova solo contro i cattivi e per lunghe scene si lancia in combattimenti che fanno volar via stuntmen come se piovesse. Cosa c’è di particolare? Che semplicemente negli Stati Uniti non esisteva nulla del genere, prima: una cosa sono i filmetti importati da Hong Kong, con i cinesi che si menano, un’altra è un biondo eroe americano che sconfigge i cattivi con riconoscibili tecniche di arti marziali: è appena nato il cinema marziale americano.

Il primo calcio volante di un americano sferrato su suolo americano

Malgrado la regia sia improvvisata per gran parte del film, i combattimenti sono ben ripresi e addirittura il combattimento finale è da applauso. Perché prende il duello al Colosseo fra Bruce e Chuck e lo “americanizza”: Chuck e il cattivo sceriffo Boles (il karateka professionista Ron Cedillos) si affrontano in un maneggio, sotto il sole texano e fra la paglia americana. E niente gattino che scandisce l’incontro: stavolta c’è uno stallone nero. Si sa che le dimensioni contano, fra cinesi e americani…

Bruce Lee non c’è, quindi vinco io!

Il big fight finale, addirittura girato tutto al rallentatore, esalta i corpi e i colpi, mostra tecniche di karate che fino a quel momento si potevano vedere solo in palestra o nelle competizioni sportive, e in pratica scrive le regole di quello che sarà l’intero genere americano.

Ah, l’eleganza del karate…

Questo non vuol dire che i successivi film si rifacciano a questo, che in fondo è un prodottino sconosciuto, bensì assistiamo al primo vagito della formula americana di un genere tipicamente di Hong Kong.

Il mito di Chuck Norris è appena nato, anche se nessuno lo sa ancora

Mentre le esperienze da attore non sembrano dare molti frutti, intanto da tre anni Chuck incontra produttori su produttori presentando loro il copione che ha in tasca dal 1974, ricevendo costantemente sonori rifiuti. Un giorno, mentre racconta al proprio commercialista i problemi economici che sta vivendo, questi gli dice che fra i suoi clienti c’è un tizio di nome Alan Bodoh: di mestiere fa il produttore cinematografico. Chuck è fomentato e prende il numero di Bodoh, ma poi scopre che è un ventenne alle prime armi: non vale la pena contattarlo.
Mesi dopo si ricorda di questo numero che ha in tasca mentre parla con l’amico Larry Morales – con cui ha lavorato a Breaker! Breaker! – ed è proprio quest’ultimo a fare la telefonata: riesce a convincere la segretaria di Bodoh ad organizzare un pranzo con una sola frase. «Chieda al suo capo se sa qualcosa di Chuck Norris, il campione del mondo di karate».

Basta così poco? Evidentemente sì: è l’inizio del vero successo del nostro Chuck.

L.

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13 risposte a Chuck Norris 5. Breaker! Breaker! (1977)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Altro bellissimo post! Non so se mi piace di più quando racconti le peripezie di Chuck Norris per diventare ciò che conosciamo oggi oppure quando apri delle parentesi sul cinema marziale internazionale con relativa cronistoria.

    Ti rinnovo i complimenti per questa bellissima rubrica. Bravo Lucius!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, e sono il primo ad essere sorpreso di quante chicche stiano uscendo fuori dall’autobiografia di Chuck!
      Era dal 2012 che avevo questo coniglio nel cappello, la ultra-mega-super-rarissima edizione italiana di questo film: finalmente ho potuto presentarla ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        E hai fatto benissimo, visto il livello di rarità di cotanto gustoso coniglio di cui -ovviamente- non ero a conoscenza! Anzi, più quest’assai interessante rubrica procede e più mi rendo conto di quanto poco io sappia realmente sul conto di Chuck, ragion per cui abbonda pure con tutti gli spiegoni che ritieni necessari (qui e in futuro) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Io stesso per anni, pur guardando semper i suoi film, ho storto il naso con Chuck: apparteneva alla “vecchia scuola” rispetto ai miei gusti, appartenendo io alla fazione di Van Damme e di quella ondata marziale anni Novanta. Per cui è un buon modo anche per me di capire le origini del fenomeno marziale americano e di come Chuck ne sia stato protagonista sin da subito.

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  2. Cassidy ha detto:

    L’universo manda dei segnali, e tu sei stato incaricato di diventare il cantore di Chuck, compito che stai svolgendo alla grandissima. Lo “spiegone” graditissimo intervallato da un perfetto uso delle immagini e delle vignette, dovrebbero leggerlo tutto quelli che sono in fissa (oppure contro) “Black Panther”, per il resto un altro gran bel post, un piccolo film analizzato alla grande, bravissimo! 😀 Cheers

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  3. Kuku ha detto:

    Aaaaaaah! Ancora la suspence sul film scritto da Chuck! Ma che film sarà, sono troppo curiosa!
    Comunque ganzo il ventenne Bodoh, con tanto di segretaria, e che Chuck voleva snobbare così!
    Ma come mai il film Breaker Breaker ha avuto così poco successo visto che il genere aveva delle carte innovative e vincenti? Perché era fatto male?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Difficile dare una risposta: perché certi film oggettivamente brutti poi invece creano da soli un intero genere? Una risposta potrebbe essere che dipende tutto dalla distribuzione: se un film, anche se orripilante, esce in tutte le sale, con le foto sui giornali, poi viene replicato una volta al mese in TV e le sue foto sono dappertutto, è facile che diventi un titolo di culto e tanti vi si rifacciano.
      Se un film di pari qualità esce di nascosto in poche sale, senza alcuna pubblicità, e in TV forse passa un paio di volte, è facile che scompaia nel nulla e non lasci tracce.
      E’ il caso di “The Octagon” di Chuck Norris, che vedremo più avanti: nel 1980 non se lo fila nessuno e non ha molta campagna pubblicitaria, tanto che non ha alcuna influenza sul genere. Il “ninja movie” nasce l’anno dopo, quando “L’invincibile Ninja” con Franco Nero viene strombazzato in giro ed ha una distribuzione capillare, di fatto creando con le proprie mani tutto il cinema ninja a venire… anche quello di Hong Kong!
      La qualità dei due film è mediamente la stessa, ma la distribuzione è abissalmente diversa.
      “Breaker! Breaker!” non ha avuto alcuna distribuzione, solo qualche fan attento di Chuck lo conosce, non viene mai replicato e il suo DVD è talmente raro che costa un botto. Ovviamente non potrà mai competere con gli altri film dell’attore, replicati tutti i giorni in TV…
      Eppure in questo piccolo prodotto grezzo ci sono tutti gli schemi che il cinema marziale americano riproporrà in seguito.

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  4. Il Moro ha detto:

    Articolo spettacolare come tutti gli altri di questa serie. Ora non vedo l’ora di sapere qual è il film scritto da Chuck!

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Mmmmmmmh! Non so se essere più commosso per la citazione di Ron Marchini (Z puro nei ’90) o per il fatto che hai tirato fuori un film di Chuck che non conoscevo! 🙂
    In ogni caso…sono commosso! 🙂

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  6. Pingback: Breaker! Breaker! (1977) | CitaScacchi

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