La metà oscura (1993) King contro Stark

Sul blog Letture pericolose Federica ha lanciato l’iniziativa di dedicare questo febbraio 2019 al tema del “doppio” e dello “strano” (weird), il che mi fornisce l’occasione di vedere e ri-vedere dei titoli che accarezzavo da tempo.

Prima di tutto vi ricordo che recentemente La Bara Volante ha scritto uno splendido post su questo film, che vi invito caldamente a leggere: cercherò di integrarlo con cose diverse.

Pittsburgh, Pennsylvania, terra di zombie e di George A. Romero, che è la stessa cosa: nel gennaio 1991 il “Pittsburgh Magazine” presenta in copertina una foto del faccione barbuto di George con su scritto “Pittsburgher of the Year”.
È però ancora il novembre del 1990, quando il giornalista Charles Leayman si presenta sul set dove da un mese stanno girando The Dark Half, il film «tratto dal bestseller di 484 pagine di Stephen King»: citiamo addirittura le pagine? Che precisione giornalistica…
Il regista sta girando in interni la scena in cui Stark uccide il giornalista di “People”, e sebbene distratto in piena azione lo stesso regala un sorriso a Leayman: se fossi in lui non starei tranquillo. Sei un giornalista che va a disturbare un regista horror che sta girando la brutta morte di un giornalista. Romero è buono è caro, ma però…

Purtroppo la grafica del titolo simboleggia l’anonimità del film

Per di più la scena è già stata girata, ma al momento dello sviluppo il laboratorio ha chiamato di corsa Romero: la pellicola era rovinata, tocca rifare tutto. Ci sono registi che hanno invocato i morti viventi per molto meno, e siamo all’inizio di un gran brutto decennio per il povero George. Che però, va ricordato, rimane positivo e addirittura è ben disposto a rubare tempo al suo già sballato piano di lavoro per fare una chiacchierata con Leayman, per un’intervista che poi apparirà sul primo numero di una nuova rivista di cinema: “Imagi-Movies” n. 1, inverno 1993.

Prima di parlare con Romero, davanti a Leayman si siede Pasquale “Pat” Buba: e chi è ora, ’sto tizio? «Hai presente il letto dove dorme il protagonista di Martin (1977)? È il mio letto: il film è stato girato a casa mia. Mio fratello gestiva l’audio e mio padre gli attrezzi.» Scopriamo che questo Buba di Pittsburgh è il montatore personale di Romero – mestiere imparato da solo, semplicemente facendolo – ha fatto lo zombie nel 1969 e sua moglie Zilla è stata production manager di Knightriders (1981). Buba vince tutto!
È lui a raccontarci dei problemi della produzione, che la Orion Pictures ha dichiarato bancarotta proprio in fase di post-produzione e che quindi il montaggio finale del film non ha potuto essere testato con un pubblico di prova: per The Dark Half è valso il detto “buona la prima”. Alla cieca.

In realtà Buba accenna ad una sola proiezione di prova, prima del debutto del film, svoltasi in un posto non meglio specificato dove però l’«indottrinamento religioso» ha giocato un brutto scherzo: ad un certo punto sembra che Stark “ascenda”, ed essendo lui un cattivo non merita l’ascensione, come hanno iniziato a gridare gli spettatori. Il curioso incidente è servito comunque a sistemare la scena per evitare futuri fraintendimenti.

In effetti anche qui ci vedo un sottotesto religioso…

Davanti al giornalista si siedono poi John Vulich ed Everett Burrell, i truccatori che trasformano il protagonista nella sua controparte cattiva.

«Abbiamo passato molto tempo sulla faccia di Tim Hutton, che è un attore molto metodico e quindi per lui il trucco è una cosa molto personale. Era profondamente concentrato tutto il tempo, e se qualcosa non andava bene ci chiamava.»

Per stupire il giornalista, i due truccatori gli mostrano il sofisticatissimo software all’avanguardia che usano per studiare il trucco: glielo mostrano… su un’Amiga! Malgrado oggi ci faccia sorridere, nel 1990 era sicuramente un signor computer ed ha aiutato a studiare i sette trucchi progressivi di Hutton durante il processo di “decostruzione” di George Stark.

«Siamo i primi ad usare [l’Amiga] su larga scala e siamo davvero emozionati per le sue possibilità future: l’uso del computer diventerà sicuramente uno standard. Sappiamo che Rick Baker lavora con un Macintosh, ma noi siamo gli unici ad usare un Amiga per il trucco.»

Come pionieri, diciamo che sono in prima linea.

Il primo trucco studiato con l’Amiga!

Le riprese vanno avanti fino al febbraio 1991, con una struttura al fianco del set dedicata all’addestratore di uccelli Mark Harden e ai suoi attori pennuti che non lavorano di sabato, al contrario della troupe formata da umani. Gli uccelli creeranno mille problemi di lavorazione, “recitando” davanti a schermi blu per scene poi sovrapposte alla disperata ricerca di una sequenza d’azione che funzioni. Un grande sforzo, un grande impegno, grande professionalità per un risultato minuscolo.

Leayman non riesce ad intervistare Romero, ma lo fa David Kuehls di “Fangoria” (n. 122, maggio 1993). A lui George racconta che malgrado quello che dicano non è dispiaciuto di aver perso l’occasione di dirigere IT (1990), visto che passare da sette originali a “sole” quattro per lui è stato deleterio, invece gli è rimasto in gola il non aver potuto girare Cimitero vivente (1989), che voleva fare ma era impossibile incastrarlo con la fine della lavorazione di Monkey Shines (1988). Scherzando, comunque, il regista fa notare come ogni volta che Hollywood prende in considerazione l’idea di fare un film da un romanzo di King, sembra che pensino sempre a lui.

Quando il giornalista gli chiede se sia speranzoso riguardo The Dark Half, Romero dà a tutti noi una lezione di cinema:

«Sai, io non spero né predico: mi limito ad aspettare e vedere che succede. Inoltre, ora con l’home video i film vivono più a lungo che non solamente in sala. Come dice Steve [King] quando qualcuno gli chiede come si senta a veder rovinati i propri libri al cinema – “Non sono rovinati: eccoli tutti lì sugli scaffali, proprio ora” – credo di avere lo stesso atteggiamento riguardo ai miei film. Se uno di loro è buono e vi piace, è lì: con l’home video potete vederlo ogni volta che volete. […]
Anche quei miei film molto più oscuri, per esempio incontro costantemente gente che mi dice di aver affittato Knightriders e Martin, che forse nove persone hanno visto in sala. il punto è che quei film sono ancora lì, a comunicare a persone che li guardano e ne parlano. Come cineasta quindi è una cosa positiva, perché ora sai che i tuoi film sono più simili a libri: hanno trovato uno scaffale a vita.»

Ho voluto riportare per intero questa dichiarazione perché all’epoca, come in ogni altra epoca, l’invenzione del momento era vista con molta antipatia: vuoi mettere com’è vedere un film al cinema? Che schifo l’home video, lo usa solo chi non capisce niente di cinema…
Ecco, a parte le campagne pubblicitarie delle case di film in home video, credo che Romero all’epoca sia stata la prima ed unica persona ad aver capito la potenzialità di quella nuova invenzione che stava assumendo dimensioni ben al di là di quanto sperato dalle case.

Se becco quel serial killer di nome Henry gli faccio piovere sangue!

È un periodo di grande lavoro a getto continuo, per Romero, e confessa al giornalista di aver davvero bisogno di una vacanza: purtroppo non sa ancora che quella vacanza durerà parecchi anni…
Intanto il giornalista di “Fangoria” gironzola per il set e appena visto l’attore Michael Rooker gli si avventa contro, chiedendogli qualcosa che esula decisamente da The Dark Half: Rooker, di’ la verità… ci sarà un Henry. Pioggia di sangue 2? L’attore scoppia a ridere.

«No, se potrò evitarlo. Comunque devo molto a quel film, è una storia molto forte e ha fatto discutere ovunque sia stato proiettato. Inoltre mi è valso un provino con Alan Parker per Mississippi Burning (1988) e uno con Harold Becker per Seduzione pericolosa (1989).»

Purtroppo Rooker non ci spiega perché non voglia interpretare un eventuale futuro seguito, così ci tocca tornare alla metà oscura…

Il mitico logo della Orion Pictures, presenza fissa di un’intera generazione!

Finito di girare nel dicembre 1991, i problemi della Orion Pictures ritardano l’uscita della pellicola in sala fino al 13 aprile 1993. Il 4 agosto successivo esce in anteprima italiana al Festival di Nervi, e dopo qualche altra uscita in giro il lancio ufficiale è del 17 agosto, con il titolo La metà oscura. In Italia, far uscire un film a metà agosto è il modo sicuro per annegarlo prima ancora che abbia la possibilità di galleggiare.
Gli serve addirittura un anno per uscire in VHS Number One Video, visto che l’unica notizia nota è dell’agosto 1994. Nel dicembre 2003 la Cecchi Gori lo porta in DVD, ristampato poi nell’agosto 2012 dalla Dall’Angelo Pictures.

La trama va via veloce. Thad Beaumont (Timothy Hutton) è il classico stereotipo dello scrittore americano: i suoi romanzi non valgono molto e quindi insegna scrittura creativa all’università. Ma allora è vero il detto “chi non sa fare, insegna”…
Un giorno un fan sgradevole dalla faccia sporca – un sottilissimo modo per sottolineare quanto sia cattivo – gli dice che conosce il suo segreto: sa che Beaumont di nascosto scrive i romanzacci violenti con protagonista Alexis Machine, pienni di sangue e sesso e quindi di grandissimo successo. Se vuole mantenere il segreto, deve cominciare a mettere il suo autografo su degli assegni.

I fan sono la parte peggiore dell’essere scrittori

L’unico modo di fermare un ricattatore è rivelare il segreto vittima di ricatto, così Beaumont rivela la sua doppia identità – e a quanto pare non frega una mazza a nessuno – mettendo in scena la morte simbolica del suo alter ego: George Stark.
Quest’ultimo non la prende bene, diventa persona fisica (ovviamente sempre Timothy Hutton) e comincia ad ammazzare la gente che ha contribuito alla sua morte simbolica: il suo scopo? Bella domanda. Nelle tre settimane in Florida in cui Romero ha scritto la sceneggiatura, temo che le distrazioni gli abbiamo impedito di trovare un finale alla storia.

Uno degli pseudobiblia di George Stark

Questo film l’ho visto al cinema, alla sua uscita, insieme a mio padre, essendo entrambi al nostro apice della febbre kinghiana: tanto adoravamo i suoi romanzi quando disprezzavamo i relativi film. Però che fai, non li vedi?
Non ricordo un solo fotogramma di quella visione, anche perché questo film non ha un solo fotogramma da ricordare, e delle successive visioni non ricordo nulla, perché non c’è nulla da ricordare. Rivisto oggi, già l’ho dimenticato: Romero è probabilmente l’inventore del film auto-cancellante, che mentre lo vedi già stai dimenticato ciò che hai visto pochi minuti fa.
Romero è un genio, e quando sbaglia… sbaglia in modo geniale!

Prima di scattare la foto, possiamo cambiare Stark in Romero?

Tolti i problemi della casa di produzione, tolti gli infiniti problemi che hanno provocato gli uccelli addestrati – che però si vedono per tipo 30 secondi! – tolti i gravissimi problemi di distribuzione che hanno ammazzato il film nella culla, proprio grazie al discorso di Romero, per cui grazie all’home video i film rimangono sempre “sugli scaffali”, oggi potremmo tranquillamente gustarci un film sfortunato ma di valore… se valesse qualcosa.
È impossibile stabilire esattamente cosa non vada ne La metà oscura, credo che l’unico responso possibile è che… tutto sia sbagliato! E con “tutto” intendo la sceneggiatura di Romero.

Magari Romero avesse scritto così, questo film

Il gioco dello pseudonimo; la simbologia del nome che esiste al di là della persona; l’omaggio al Richard Stark che il romanziere Donald E. Westlake non si limitò ad usare come pseudonimo ma considerò sempre un “vero” autore; la tradizione dell’eteronimo;  il campo di battaglia che è l’editoria; il doppelgänger, l’altro da sé che viene a confrontarsi; lo sdoppiamento della personalità che crea lo scrivere con due stili differenti: ecco, tutto questo… NON viene trattato manco di striscio nel film. E parliamo di due ore di inutile pellicola: non c’era spazio.
Ci sono ’sti passeri che non si sa che cacchio facciano, che spiano gli editori di New York, che cinguettano nella testa di Beaumont, che si mangiano Stark… ma perché? Non si sa.

Tranquilla, farà meno male di questa sceneggiatura

Tutto è buttato via in favore di scene anonime senza alcun significato e soprattutto senza la minima personalità. Arriva George Stark e ammazza la gente, in attesa del più lungo, immotivato, stupido e brutto finale della storia: piange il cuore al pensiero che sia scritto da Romero.
I trenta minuti finali del film vedono Beaumont e Stark cercare di fare qualcosa senza fare una mazza di nulla. Romero non sa che cosa devono fare i personaggi e così non fa fare loro assolutamente nulla. Un po’ parlano, un po’ si guardano, poi scrivono, poi non scrivono, poi uno ride, l’altro fuma, poi uno fuma, l’altro ride, uno dice ’na cazzata, l’altro ne dice un’altra, oh ma allora, ’sta Roma? E quando la riacchiappi la Juve. Ma hai visto Sanremo? Sì, ma quest’anno è proprio l’Ultimo…
Oh, George, io mi appisolo, quando hai capito come finire ’sto cazzo di film fammi un fischio.

Quando il nulla si sdoppia in due

In realtà Romero anticipa di vent’anni Ridley Scott, e a questo punto il pazzo alieno potrebbe addirittura aver fatto una citazione. In quella spazzatura dal titolo Alien: Covenant (2017) ci sono due gemelli, Bender buono e Bender cattivo, che passano mezz’ora a suonarsi il piffero (e non è una metafora): il regista cioè, nella totale impossibilità di trovare una qualsiasi sceneggiatura, si affida alla perizia tecnica e regala una sequenza di effetti speciali sorprendente, ma totalmente ed abissalmente vuota.
Qui è la stessa cosa: Romero passa lunghe ed estenuanti scene a mostrarci quanto è bravo a fondere due attori nella stessa scena, quando in realtà non ce ne frega una mazza, visto che sono due personaggi sbagliati che non hanno assolutamente nulla da dire né da fare.

Nelle mie lezioni questa la chiamo: non avere un cazzo da dire

Inutile sparare su un cadavere, La metà oscura è un film nato morto e purtroppo Romero non è riuscito a trasformarlo in zombie.
Invece è divertente notare gli sforzi del miglior doppiaggio del mondo per aggravare ulteriormente la situazione. Perché quando The Dark Half arriva in Italia la traduzione è ovvia, La metà oscura, come il romanzo. Poi nel film la frase the dark half come la traduci? Ovvio: “lato oscuro“. Ma non era “metà oscura”? Sarà una citazione da Star Wars? E poi quando Beaumont dice «George Stark is my dark half» come lo traduci? Ovvio: entità oscura.
Una parola, tre traduzioni diverse. Però poi al traduttore sovvengono rimembranze da liceo classico e quando ’sti passeri vengono definiti psicopomps gli piace sfoggiare psicopompoi. Ammazza, che bravo traduttore che si ricorda il plurale maschile del greco. Peccato che la parola esista in italiano e si dica psicopompi: non sarà bella, non sarà elegante, ma è una parola italiana. È più elegante “becchini” o “beccamorti”?

«Viene dal greco», spiegò Rawlie, «e significa coloro che conducono. In questo caso si tratta di coloro che conducono le anime umane avanti e indietro fra la terra dei vivi e la terra dei morti.»

Mi tocca bacchettare pure King (tradotto come sempre dal bravo Tullio Dobner), ma “psicopompo” non è solo “coloro che conducono”: psyche, anima, pompo, trasporto, quindi – usando un’espressione classica – traghettatori di anime.
Va be’, chiudiamo l’angolo etimologico…

E va be’, ma tu mi vai a trovare chissà che arcana parola dell’italiano ottocentesco, chi la ricorda più nell’italiano smartup-to-date? Ma come, oggi sono tutti esperti di zombie! In Io zombo, tu zombi, lei zomba (1979) gli addetti alle onoranze funebri sono chiamati tranquillamente psicopompi…

Nel salutare questo piccolo, sfortunato e anonimo film mi piace ricordare che un decennio dopo Timothy Hutton è tornato ad interpretare un autore “misterioso” nel film The Kovak Box (2006), che parlando di pseudobiblia ho trattato nel mio blog NonQuelMarlowe.

L.

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30 risposte a La metà oscura (1993) King contro Stark

  1. Cassidy ha detto:

    Ho invocato l’investigatore bibliofilo sul post di “La metà oscura” ed eccolo qua, bellissimo post e mille grazie per le tante citazioni 😉 Pasquale Buba è un grande, troppo sottovalutato, appena Romero lo ha perso, il montaggio dei suoi film è peggiorato, non sapevo che avesse prestato il suo letto a Martin però!

    La chicca sull’Amiga mi ha esaltato, me lo immagino Tim Hutton costretto ad aspettare il caricamento del dodicesimo floppy disk prima di poter vedere qualcosa 😛 Hai fatto bene a riportare per intero l’affermazione di zio George sull’home video, ora si potrebbe fare il paragone con le piattaforme di streaming, la storia e le critiche di ripetono sempre uguali a loro stesse.

    Il potenziale della storia era infinito, lo hai sottolineato al meglio, si vede che Romero non ha avuto diritto di parola sul montaggio finale del film, infatti la trama è quella del romanzo, senza una virgola di spiegazione in più, certo che vedere un’ascensione per George Stark in quel finale, vuol dire aver letto un solo unico libro nella propria vita, la Bibbia, che di certo non è stato scritto da Stephen King. Ci sono parti di America che fanno più paura dei film di Romero! Cheers

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ho cercato di salvarlo in ogni modo, ma più andava avanti l’ennesima visione di questo film più era impossibile salvarlo.
      Dispiace perché ha tantissime potenzialità, ma quell’infinito finale senza alcun senso cancella tutto ciò che poteva esserci di buono…

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    • Kuku ha detto:

      Ma proprio così male è? Non pensavo. Mi sembra di aver iniziato a leggere il libro ma senza proseguire.
      Le parole di George veramente mitiche.
      Anche io come Cassidy sono rimasta colpita dalla storia dell’Amiga. Ma non riesco a immaginare con che dettaglio di vedessero le immagini. Si capiva veramente di più un trucco fatto sull’Amiga che non disegnandolo? Altro che pixel-art.
      Questi giornalisti di Fangoria secondo me ne avrebbero da raccontare se potessero scrivere tutto quello che vedono sui set!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ infatti un peccato che il giornalismo cinematografico sia defunto, perché era un ottimo modo di andare a spiare sui set, dietro le quinte del cinema. Ora è tutto ufficio stampa con lodi preconfezionate e ogni film è il migliore di sempre…
        Ogni progresso dei computer ha fatto pensare “ma come facevano con quei catorci di prima?” quindi penso che anche un’Amiga all’epoca potesse dare ottimi risultati ^_^
        Il libro anch’io l’ho provato a leggere interrompendomi subito: è arrivato proprio quando ormai era totalmente svanita la mia King-mania, quindi non ce la facevo a seguirlo.
        Purtroppo Romero fa un film per chi ha letto il libro, lasciando a King spiegare cosa diavolo succeda in video, e questo è un altro grande difetto della sceneggiatura.

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      • Kuku ha detto:

        AHaha, no, per come programmano adesso, non ce la farebbero a far niente coi catorci di prima! Prima invece era tutto ottimizzato al millimetro e si facevano grandi cose! Era proprio la resa del trucco che mi incuriosiva. Sto cercando di ricordare i giochi dell’epoca anche se pensandoci bene, non doveva essere così male. Forse mi stupisce perché ancora oggi disegnano molto a mano, i famosi creature designer, anche se poi certo buttano tutto su tablet.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Stando ai giochi di allora sembra strano che potessero usare il computer per una cosa come il make up, ma in effetti nel ’90, dopo un decennio passato con gli sprite del commodore, i giochi che giravano mi sembravano un capolavoro di grafica 😛

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  2. Anonimo ha detto:

    Per quanto riguarda il film di ieri probabilmente hai ragione te nel dire che vale più il ricordo di una estate che il film in sé anche se questione di cuore. Non lo vedo da troppo tempo ma pure io ricordo solo la scena in cui compare il mostro. Non sarà un caso 😉
    Su oggi, mai visto ma mi pare non me lo consigli!

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  3. pirkaf76 ha detto:

    A dirla tutta manco il libro è tutto quel granché, anche se il tema del doppio è intrigante.

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Sai che nemmeno io ricordo qualcosa del film? Non lo vedo da più di vent’anni, ma ricordo davvero poco: manco il funerale dello pseudonimo ricordavo!
    Comunque, se un fan ti ricatta, non è un tuo fan 😛

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  5. Giuseppe ha detto:

    Parole da incidere su di una targa dorata quelle di Zio George, davvero 😉
    Sorvolando sulla “psicopomposità” traballante (metà, lato, entità) dei nostri traduttori e non stupendomi più di tanto per la reazione di un pubblico di catto-fanatici all’unica proiezione di prova, mi associo a Cassidy e a Kuku nel trovare chicca assai curiosa quella riguardo al progetto del make-up tramite Amiga, cosa che non credo abbia comunque contribuito a velocizzare chissà quanto la realizzazione di un film che navigava già di suo in mille problemi… e sul quale ho espresso il mio non negativo parere -rimasto tale da che lo vidi per la prima volta in sala- proprio nei commenti al post de La Bara Volante 😉

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  10. Francesca Fichera ha detto:

    Anche a me fece proprio schifo!

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