L’amant double (2017) Doppio amore

Sul blog Letture pericolose Federica ha lanciato l’iniziativa di dedicare questo febbraio 2019 al tema del “doppio” e dello “strano” (weird), il che mi fornisce l’occasione di vedere e ri-vedere dei titoli che accarezzavo da tempo.

È la storia di una donna che va dallo psicologo per un problema grave: lei è infatti un personaggio tratto da un romanzo scritto da un’autrice che non esiste, e il romanzo stesso in pratica è ignoto, sebbene edito due volte e con ben due titoli diversi. Come si può rimanere “normali” in queste condizioni? Poi dice che uno si sdoppia…

Pare che nel 1987 la celebre e prolifica autrice Joyce Carol Oates abbia scritto un romanzo, Lives of the Twins ma uscito in Gran Bretagna come Kindred Passions, nascondendosi dietro il suo consueto pseudonimo di Rosamond Smith: dico “pare” perché le informazioni su questo romanzo sono scarse, e al contrario di altre autrici che hanno usato lo stesso sistema, per la Oates le case editrici non sono andate a ripescare tutto ciò che ha scritto. In Italia infatti, Paese che ama molto l’autrice dalla bibliografia sterminata, questo romanzo è inedito.

Viste le rare notizie in merito – non so neanche che rapporto ci sia fra la trama del romanzo del 1987 con il racconto The Twins: A Mystery, che la Oates pubblica a proprio nome sull’autorevole “Alfred Hitchcock’s Mystery Magazine” (dicembre 2002) – devo basarmi sul primo film tratto da quest’opera: Bugie allo specchio (1991) di Tim Hunter, il cui titolo originale Lies of the Twins crea ancora più confusione. (Ma questi gemelli hanno “vite” o “bugie”?)

La storia parla della fotomodella Rachel (Isabella Rossellini) che cerca aiuto dallo psicologo James (Aidan Quinn), innamorandosene ed iniziando con lui una vita insieme. L’uomo però nasconde un oscuro segreto: Jonathan, suo fratello gemello cattivo, ma quel cattivo che piace e Rachel si ritrova ad amare due uomini che insieme fanno l’Effetto Twilight: uno è un vampirello delicato, l’altro un lupone da letto. Ovviamente la storia finirà male, e salterà fuori una pistola: arriverà il momento per Rachel di scegliere.

Mascherato da thriller, in realtà siamo di fronte ad una trama classica del romance: la protagonista che si ritrova due perfetti esemplari fra cui scegliere, e son problemi. Non è che deve scegliere fra una vita di stenti col macellaio panzuto o una vita di tradimenti con lo sciupafemmine stempiato e contaballe. No, fra due affermati e ricchissimi uomini piacenti, ovviamente innamoratissimi di lei.
A questo punto arriva la versione “maschile” del parigino François Ozon, che prende la storia e la rielabora a suo modo. E se conoscete un po’ l’autore, sapete che sicuramente ci sarà spazio per un “doppio”…

Peccato l’Italia non abbia approfittato del film per tradurre il romanzo

L’amant double viene presentato al Festival di Cannes il 26 maggio 2017, e la misteriosa Academy Two lo porta nelle sale italiane il 19 aprile successivo (fonte: ComingSoon.it) con il titolo Doppio amore.
La stessa casa lo porta in DVD e Blu-ray dal 7 novembre 2018.

C’è chi ha un doppio amante e chi un amante doppio

«Ero timida, impacciata, fantasticavo di avere una sorella. Ma sì, una gemella: il mio doppio che mi proteggesse.»

A parlare è Eva Chloë (Marine Vacth), una giovane ragazza dalla magrezza esagerata – sono lontani i tempi in cui la bella Rossellini poteva essere considerata “modella”: oggi si considerano tali solo le ragazze con fisici da maschio adolescente – un tempo modella ed ora in cerca di aiuto da uno psicologo. Da troppo tempo soffre di strani mal di pancia e le hanno detto che “la pancia è la seconda testa”: sicuramente dev’essere qualcosa di psicosomatico.
Per questo si rivolge al bel dottore palestrato Paul (Jérémie Renier), psicologo di quelli che non parlano mai, lasciando spazio completo ai pazienti. Un giorno però la “cura” si interrompe, perché Paul non può più continuare: si è innamorato della sua paziente, e i due iniziano una vita insieme.

«Dottore, continuo a sognare di essere nuda.»
«Curioso: anch’io!»

L’idillio si incrina quando per caso Eva trova il passaporto del fidanzato, e scopre che di cognome fa Delord: non riesco a distinguere il cognome con cui invece si è presentato, comunque era diverso, essendo il cognome della madre. Perché ha cambiato cognome? Quando Eva scopre che c’è uno psicologo di nome Louis Delord, tutto precipita: non ci crederete, ma Louis è straordinariamente simile a Paul. Due gocce d’acqua. Tipo gemelli…

Diffidate dei gemelli…

Presentatasi come Eva Matin, la nostra protagonista ci mette poco a scoprire che Louis è ovviamente la copia speculare di Paul, sia fisicamente che moralmente. È dominante, ha un carattere forte, parla sempre lui durante le sedute ed è un irresistibile mascalzone. Di quelli che le donne detestano, prima di finirci a letto.
L’uomo completo è formato: metà Paul, metà Louis… E sono metà che interagiscono particolarmente fra di loro.

Gli effetti speciali danno un nuovo significato all’amare se stessi

L’Effetto Twilight è completo: Eva fa l’amore con il delicato Paul… mentre lo stronzo Louis se lo scopa.

Doppia coppia d’amore

Fin qui tutto procede come nel citato film con la Rossellini, che si innamorava del bravo Aidan Quinn nel suo doppio ruolo, così come arriva il momento del thriller, con il gemello cattivo che diventa troppo invadente e comincia a fingersi quello buono per ingannare Eva, la quale scopre un fattaccio del passato: un’altra donna, in gioventù, era finita schiacciata dalla coppia di gemelli, proprio come lei, e ha fatto una brutta fine.
Eva deve proteggersi dal gemello cattivo, ma il problema… è che ormai non riesce più a distinguerlo. Delord è ormai un uomo solo, fatto da due parti in lotta fra loro.

Splendida variazione del tema “stanza degli specchi”

In questa trama classica, però, Ozon entra a piedi pari: assicuratosi che lo spettatore si sia rilassato, vedendo una storia intrigante e ben recitata ma molto distante dall’essere originale – userei pure il termine “scontata” – cala la sua carta e fa saltare il banco.
Indagando sulla precedente vittima dei due gemelli, Eva trova una donna molto magra, troppo magra, ma in fondo è così che sono oggi le modelle… Strano però come la vittima assomigli straordianariamente ad Eva…

Diffidate dei gemelli…

Proprio come un suo celebre film – che non cito per non rovinare il finale – in cui scopriamo che Ozon si è divertito a prenderci per il naso, ad un certo punto l’autore parigino entra di soppiatto nella trama e comincia a destabilizzarci.

«Alcune persone scoprono, una volta adulte, di essere portatrici del feto del loro fratello o sorella gemella: sono i gemelli cannibali.»

Ma Paul e Louis sono entrambi cresciuti, quindi a chi si riferisce questa descrizione? Forse non esistono due gemelli ma uno solo? Devo fermarmi qui, ma spero abbiate riconosciuto lo stesso tema de La metà oscura, romanzo del 1989, cioè due anni dopo quello della Oates. È come se Ozon si fosse divertito a prendere Oates e King e a frullarli insieme, a fondere cioè il tema dei “gemelli cattivi” con quello del doppelgänger in un’opera che fa perdere l’equilibrio allo spettatore, mai sicuro di avere gli strumenti per decodificare ciò che sta vedendo sullo schermo.

È inquietante come il regista assomigli al “doppio” protagonista
(© FOZ Jean-Claude Moireau)

Lo stile è sempre quello di Ozon, non parliamo quindi di un film che tenga con il fiato sospeso, complice poi una trama che fino a tre quarti è straordinariamente banale. Diciamo che alla fine il “tocco personale” del regista-sceneggiatore è quello che più si apprezza, perché destabilizza e gioca in modo tale con lo spettatore che sembra davvero sentirsi dire: «Credevi di conoscere il finale di questa storia? E invece no…»
Non è il film dell’anno ma lo consiglio in coppia con La metà oscura: una doppietta sul doppio che raddoppia l’effetto!

L.

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15 risposte a L’amant double (2017) Doppio amore

  1. Cassidy ha detto:

    Questa rubrica sul doppio regala delle sorprese, ad esempio questo film non lo conoscevo affatto, sembra qualcosa che potrebbe proprio piacermi. Applausi per l’espressione “Effetto Twilight” rende perfettamente l’idea 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Te lo consiglio solo se parti dal presupposto che dovrai sopportare tre quarti di trama parecchio scontata per gustarti poi la “variazione su tema” di Ozon. Ricorda però sempre che il regista parigino ama prendere per il naso gli spettatori 😛

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Non è che la rivelazione finale è tipo il colpo di scena di Fight Club? 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Guarda, più volte l’ho ipotizzato, durante la visione, e da Ozon me lo sarei aspettato, ma è invece un miscuglio di vari colpi di scena. Non lascerà il segno nel cinema, appunto come Fight Club, ma di sicuro destabilizza lo spettatore, che è proprio ciò che vuole il regista 😉

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  3. Kuku ha detto:

    Non conoscevo nessuno dei due e neanche il libro. Forse il titolo di quello con la Rossellini mi dice qualcosa anche se odio quando nel titolo mettono le parole “bugie”, “verità”, “segreti”. Mi sembra di una banalità sconcertante.
    Ho riso tantissimo per lo sbeffeggio del romance. Ogni tanto continuo a leggere queste trame e oh: sempre imprenditori strafighi ci sono. Ma che due strapalle. Anche queste autrici di romance che fanno tanto le sentimentali, amore, passione…oh ma vi attira proprio così tanto l’imprenditore? L’uomo di potere? 9 su 10 sono così. Un cliché devastante. Mi fa tristezza, giuro.
    L’immagine dove i due sono nudi ha l’effetto nello specchio nello specchio nello specchio…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ozon ha riempito di specchi e riflessi tutto il film, non sappiamo mai “quale” personaggio stiamo vedendo, se lui o il suo doppio del doppio del doppio…

      La cosa incredibile è che per decenni hanno criticato la narrativa “per maschi” perché era volgare, sporcacciona, violenta e diseducativa, e alla fine sono riusciti a farla sparire. Ora regna il romance e i mille milioni di libri l’anno, tutti scritti con il copia e in colla, con le protagoniste che devono scegliere fra un amante bello e ricco e uno bello e ricchissimo 😀

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      • Kuku ha detto:

        Mi fa ridere perché poi le autrici dicono di mettere i sentimenti al primo posto, si come no.
        Poi ora ho visto che in molte mettono perfino le immagini di attori con le cui fattezze si immaginano i loro personaggi. Tutti (tutti proprio) i personaggi sono i soliti classici bellocci tipici da copertina.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ricordano le interviste agli eroi d’azione, che dicono di mettere sempre al primo posto la sceneggiatura e lo studio dei personaggi, ovviamente una bugia pietosa: idem per i “sentimenti” nel romance 😀
        Ma una volta non c’era il mito del “brutto che piace”? Non girava la leggenda che non conta l’aspetto esteriore ma essere belli dentro? Un antico mito omerico non diceva che se fai ridere una ragazza l’hai già conquistata a metà? Con quei manzi a petto nudo a ghermirle, non mi sembra che le protagoniste dei romance si dedichino al riso 😛

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      • Kuku ha detto:

        Fa il paio con le modelle o simili che dicono siamo tutte belle, la vera bellezza è quella interiore e poi passano il tempo a fotosciopparsi, filtrarsi, fluidificarsi ecc. ecc.

        Non so, credo che sto uomo figo e ricco sia così perché potrebbe avere tutte le donne del pianeta invece si innamora della solita finta brutta che poi con un colpo di spazzola si scopre che è bellissima, però sensibile, mica come le altre che sono superficiali. Bah.

        Vedo che nel film con Aidan Quinn, alla fotografia c’è il fratello…però non è gemello altrimenti avrebbe potuto essere un ulteriore livello di doppio!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        All’epoca Aidan Quinn andava forte, io lo adoravo, mi divoravo tutti i suoi film che trovavo e li rivedevo a iosa. Credo che il suo declino sia iniziato quando l’hanno chiamato a fare il fratello cattivo del nascente Brad Pitt in “Vento di passioni”, il Grande Nulla con in capelli al vento. Da allora l’ho perso di vista. Peccato, perché era bravissimo.

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      • Giuseppe ha detto:

        Ehm, così a pelle mi verrebbe da considerare i suddetti miti e leggende come un enorme cumulo di (neanche troppo) consolatorie stronzate 😛 , ma cercherò diplomaticamente di trattenermi per concentrarmi invece su “L’amant double” che, in alcuni punti, sembra rifarsi pure a Cronenberg con il suo “Inseparabili”…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Penso proprio che avesse in mente anche quel film 😉

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Altro giro, altra chicca! Mai sentito questo film e da come lo descrivi deve avere un finale particolarmente ispirato. Segno e provo a recuperarlo in qualche maniera.

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