Scott Adkins vs Marco Giallini (2018)

Lo so, è una cialtronata, ma non ho resistito!!!

È la storia di un uomo che si è visto crollare tutto ciò per cui ha lavorato e sognato, ed ora non ha un soldo per pagare i debiti che ha contratto. L’unica soluzione… è saltare il fosso e ripagare il debito lavorando al servizio dei propri creditori. Si ritrova così a picchiare altri disperati come lui, che non riescono a ripagare i loro debiti.
Nel 2018 pieno di crisi ben due film – identici ma speculari – raccontano questa stessa storia:

  • Rimetti a noi i nostri debiti (maggio 2018), scritto e diretto da Antonio Morabito per Netflix
  • The Debt Collector (aprile 2018), scritto e diretto da Jesse V. Johnson, co-prodotto dal protagonista Scott Adkins e distribuito da Sony Pictures

Che il riscossore di debiti sia il mestiere del futuro?

Morabito è alla sua seconda opera, dopo Il venditore di medicine (2013) sempre con lo stesso attore protagonista, mentre la collaborazione tra Scott Adkins e lo stuntman-regista-sceneggiatore Jesse V. Johnson risale al capolavoro di quest’ultimo, il piccolo e rozzo ma splendido Pit Fighter (2005) in cui Adkins faceva giusto un comparsata. I due in questo stesso 2018 hanno lavorato insieme in Accident Man, e ormai sono ben affiatati.

Guardate la faccia di Louis Mandylor…

I due film sono ovviamente diversi, rappresentando non solo realtà locali agli antipodi ma anche stili narrativi addirittura contrari: l’italiano è cupo e punta moltissimo sulla questione morale, lo statunitense è “brillante” (o almeno vorrebbe esserlo) e la moralità entra in scena solo alla fine, dopo che l’azione è stata la vera protagonista.

Guido (Claudio Santamaria) non si è più ripreso dalla chiusura dell’azienda informatica dove lavorava e non ha più soldi per pagare il debito, così propone al dirigente della finanziaria che ha rilevato il suo debito (un bravissimo Peppino Mazzotta) una soluzione di compromesso: perché invece di continuare a picchiarlo non lo assumono come esattore?
Si ritrova così ad essere “formato” dall’esperto Franco (un Marco Giallini in stato di grazia), che gli illustra i trucchi del mestiere: tecniche di intimidazione e di umiliazione dei debitori che metterebbero a dura prova la fibra morale di chiunque. Se però uno ce l’ha, la fibra morale.

Con una sceneggiatura che non sembra italiana, per quanto è ben scritta, Morabito ci trascina nel gorgo della vergogna: quella dei debitori, che spesso fingono di non aver soldi o hanno chiesto prestiti per motivi futili, ma anche quella dei creditori, che devono abbassarsi ad essere odiosi fin oltre la dignità umana. E qui arriva la chiave di volta della storia: Guido sembra il “buono”, la vittima, che cerca di uscire dai guai fingendosi cattivo… ma siamo sicuri che sia così? E Franco, che appare come il più spregevole degli uomini, una persona indegna di appartenere al genere umano… forse le cose non stanno così.

A Guido viene troppo bene l’essere cattivo, mentre Franco va a confessarsi in chiesa: non per ciò che fa nel suo mestiere, quello è solo lavoro – non c’è vergogna nell’umiliare gente che il più delle volte ha solo giocato con soldi che non aveva – ma per aver umiliato una cameriera. Regalandoci uno spiraglio sulla sua umanità che non vediamo in Guido, il quale invece d’un tratto ci sembra più sgradevole di chi biasimava.

Tutto questo non esiste nel film americano. French (Scott Adkins) ha chiesto un prestito per aprire una palestra di mma (mixed martial arts) dove gli dà una mano ciò che rimane di Michael Paré e il suo parrucchino magico. È proprio quest’ultimo che, controvoglia, fa da tramite con il boss a cui French fa la sua proposta: invece di mandargli scagnozzi a cercare di picchiarlo, perché non lo assume?

French così si ritrova ad essere riscossore di debiti in prova, sotto l’ala dell’esperto Sue (quella vecchia gloria di Louis Mandylor, che sembra più vecchio di quanto sia). Comincia una serie di scazzottate più lunga di quanto il buon gusto richiederebbe, con la scena che si ripete identica: mentre Adkins pesta i gorilla messi a guardia del corpo, Sue va a riscuotere i soldi.
Poi alla fine si accorgono che il boss Barbosa (un altro inutile cameo di Tony Todd) sta incastrando un tizio, giovane padre di famiglia, e rischiano la vita per salvarlo. Un tristissimo espediente che cerca alla fine di buttare in mezzo la “questione morale”, totalmente ignorata per tutto il film.

Non stupisce che il prodotto americano punti più sulle botte, visto che c’è Adkins, e zero totale sul resto – sceneggiatura compresa – con i personaggi che ripetono identica la stessa scena per tre o quattro volte prima dello stupidissimo finale. Visto però che le botte sono parecchio brutte – sono lontani i tempi in cui Adkins faceva qualcosa di marziale – del film non rimane praticamente nulla.

Rimane invece tanta amarezza per il film italiano, dall’ottima sceneggiatura e dalla cattiveria che ferisce, in quanto racconta storie di persone brutte ed abbrutite: non ci sono buoni, non c’è speranza, c’è solo finta ricchezza – tanto cara agli italiani, che più sono pezzenti nell’anima più adorano mostrarsi ricchi – e persone orribili che fanno cose vergognose per ottenerla. Su entrambi i fronti.

L.

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14 risposte a Scott Adkins vs Marco Giallini (2018)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Stamattina sono veramente cotto e al titolo mi era partito un film mentale con Giallini che si menava con Adkins in qualche film tv made in Rai… Dimmi tu come sto messo!

    Nonostante la stima infinita che nutro per Scott, mi tocca ammettere che non ne sta più beccando mezza e sta scivolando in una china che puzza molto di resa totale. Invece trovo molto interessante la pellicola italiana e vedrò di gustarmela (non ci posso credere che snobbo un film di Adkins in favore di una produzione nostrana con Giallini e Santamaria…).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Scott purtroppo da molti anni ha toccando il fondo, rimane da vedere per quanto ancora riuscirà a scavare.
      Malgrado sia un film italiano, quello con Giallini te lo consiglio: un’ottima sceneggiatura e due attori in piena sintonia.

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  2. Cassidy ha detto:

    Quando ho visto “The Debt Collector” ho pensato: Chi ha detto a Scott Adkins e a Jesse V. Johnson che sono bravi a scrivere le trame e dovrebbero farlo più spasso? Una cosina di poco conto che per assurdo annoia anche quando Scott mena, non ho avuto nemmeno voglia di commentarlo. Sembra molto meglio “Rimetti a noi i nostri debiti”, non sei il primo che mi parla bene dei film di Marco Giallini, che trova sempre il modo di risultare bravo. In ogni caso con questo “vs” hai vinto tutto, l’immagine iniziale fa morire dal ridere 😉 Cheers!

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  3. Kuku ha detto:

    Oh finalmente un film italiano che è meglio. Capisco che si fanno considerazioni molto interessanti nel film giallinesco.
    Ahahahahah Michael parè col parrucchino magico XD
    Adesso vi propongo un quiz: questo post mi ha fatto scattare un ricordo di un film di cui ho dei ricordi vaghi però c’era un tema simile per cui a un ragazzino toccava fare da palo per un tipo che doveva rubare una macchina perché non poteva pagare i debiti. Poi mi sembra che sto ragazzino scappasse. Troppi pochi dettagli, cavolo non riesco a focalizzare. A qualcuno viene in mente qualcosa?

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  4. Vincenzo ha detto:

    plaudo alla chiosa finale… sacrosante verità…
    non ho ancora visto il film (quello italiano), ma Giallini è una vera garanzia…
    solo io mi sono accorto così tardi di questo attore così bravo, sicuramente una rarità nel panorama del cinema italiano?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da alcuni anni vedo i suoi film a scatola chiusa: se c’è lui, vale già la pena vederli 😛
      Poi certo, non sono tutte rose e fiori, Giallini non è Mandrake e non può salvare le insalvabili robe di Verdone, ma di suo è sempre un attore che buca lo schermo 😉

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante post “specchio”! Il titolo italiano mi incuriosisce, quello americano invece l’ho visto. Condivido le critiche alla sceneggiatura inesistente o quasi e alle botte che alla lunga non entusiasmano non tanto per la durata ma per la medesima tipologia. Poi devo dire che ho visto di peggio e una visione a cervello spento e occhio “pio” si può sfangare 😉😂😂

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  6. Giuseppe ha detto:

    Con Giallini e Santamaria il film è praticamente già venduto mentre quello con Atkins, ahimé, direi proprio di no (e non soltanto per l’ovvia e abissale differenza nel trattare le stesse tematiche, ma anche perché vale sempre meno la pena di vedere in azione un Adkins con il freno a mano sempre più tirato ad ogni film che fa)…

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