Miller 7. Submerged (2016)

Il nostro eroe torna alla ribalta, con un piccolo prodotto ma suo fino all’ultima goccia.

La maglietta è un chiaro omaggio al nostro Willy l’Orbo!

A questo punto è ufficiale: Steven C. Miller è uno di noi, ha il nostro stesso gusto per il cinema e sa benissimo la differenza tra un filmaccio ghiotto che fa battere il cuore degli appassionati e una roba inutile fatta per pagare le bollette. E come ogni grande uomo di spettacolo, si barcamena fra questi due mondi.
Se Extraction (2015) è il simbolo della vuota nullità del cinema “di base”, con più di venti produttori a tirar fuori pacchi di milioni di dollari per niente, Submerged vive dove il cinema batte. Forte. Sempre.

Si torna nel magico mondo di Miller

La Twisted Pictures è nota in pratica unicamente per l’infinita saga di Saw, ma ogni tanto può allungare 5 milioni di bigliettoni fruscianti a qualcuno con un progetto gagliardo in mente, e in fondo è il taglio perfetto per il budget “Jason Blum Style”: non sappiamo quanto abbia guadagnato questo film, ma sono abbastanza sicuro che non sia andato in perdita come i grandi titoli di Hollywood.
Uscito in patria americana il 12 febbraio 2016, risulta inedito in Italia.

Finalmente torna la scritta che ci piace

Il nostro Miller, l’abbiamo visto, dà il meglio di sé quando ha un bravo sceneggiatore al suo fianco, e se Scott Milam è giusto uno di passaggio – l’unica altra sua attività nota è l’aver co-prodotto Leatherface (2017) – dall’altra ha una bella idea e una sceneggiatura di cui almeno tre quarti è roba buona.
Miller si infila le pinne e prende la cinepresa subbaqua, poi chiama Rosa Salazar che sta esercitandosi a spalancare gli occhi per Alita (2019) e si va tutti in fondo al maaaar

Tie’, tanto per iniziare calmi e rilassati

La storia inizia con un gruppo di personaggi che si risveglia all’interno di una limousine in fondo ad un fiume. E per me già è un film da applauso: non importa come andrà, per me Miller ha già vinto.
L’autista ha una sbarra di metallo conficcata nella gamba e non può aiutare gli altri all’interno, che dopo un comprensibile stato di panico cominciano a fare di peggio: se il cinema di assedio ci ha insegnato qualcosa, è che quando sei costretto in uno spazio chiuso il vero nemico è quello dentro di te.

L’autista è l’unico che potrebbe aiutare, ma è l’unico seriamente ferito

Una limousine blindata e sigillata non se la possono certo permettere tutti, lo può fare giusto papà Hank (Tim Daly), ricco imprenditore locale che rappresenta tutti i ricchi imprenditori: fetenti pezzenti che pagano il proprio stile di vita esagerato affamando i propri lavoratori e distruggendo le vite di tanta gente.
Questo non lo sa Jessie (Talulah Riley), tipica figlia di papà cresciuta nel lusso e che non sa che la bella vita si paga con il sangue dei disgraziati, e forse i suoi amici chiusi con lei nella limousine non sono tutti nati ricchi, quindi ignari delle sofferenze che hanno inflitto agli altri.

Nella crisi, non esistono “amici”

Matt (Jonathan Bennett) ufficialmente era l’autista del ricco Hank, ma il suo passato militare lo portava ad essere anche la guardia del corpo della viziata Jessie e ovviamente – come tutte le guardie del corpo della fiction – suo amante. Non importa se ha visto morire il fratello distrutto dalla vita di miserie e povertà in cui l’intera città è caduta per colpa delle poco accorte speculazioni di Hank, ormai questo non conta più.
In fondo al fiume, con giusto una mezzoretta di ossigeno per vivere, ogni differenza si appiana: c’è solo tempo per sopravvivere… a se stessi.

Una situazione leggermente tesa…

Onestamente il finale non lo considero all’altezza del resto del film, ma per fortuna dura poco e si dimentica in fretta. Ciò che importa è che il corpo di Submerged – da non confondere con il thriller subbaquo omonimo del 2000 e la “panzata” di Seagal del 2005 – sia formato dal 90% di acqua buona, pulita e fresca, con idee non scontate e una situazione claustrofobica bella tosta.

Con questa limousine blindata puoi andarci pure sott’acqua!

Come sempre in queste situazioni – Stephen King docet – scattano i flashback per farci conoscere meglio i personaggi e per farci capire perché si comporteranno come si comporteranno, e che definire i protagonisti “gruppo di amici” è davvero l’eufemismo dell’anno.

Io ora vado a fare Alita, e voi sfigati rimanete sott’acqua!

Un film piccolo ma fatto con il cuore nelle mani che muovono la cinepresa, come Miller ci ha dimostrato di saper fare.

Questa è la reazione media dei personaggi del film

Spero che i suoi impegni con le inutili e vuote nullità di film che Hollywood chiede come tributo di sangue ad ogni regista lascino a Miller il tempo di regalarci altri gioielli come questo, che ce n’è davvero tanto bisogno.

L.

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11 risposte a Miller 7. Submerged (2016)

  1. Cassidy ha detto:

    Uno di noi! Dopo questa davvero uno di noi! 😉 Sono pronto quasi a perdonargli ogni film inutile a con il cartonato di Bruce Willis, se quando può Miller sforna soggetti così. Venduto, andrò a cercarmelo di sicuro questo film. Cheers!

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  2. Kuku ha detto:

    Ah ma quindi non siamo più nel campo dell’horror…oppure invece sì?

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Ho letto bene? Inedito???? 😦
    Stra-uff, a leggere la rece mi era venuta proprio voglia di vederlo…mannaggia e maledizione ai distributori/doppiatori nostrani! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Altra possibile frase di lancio per questo Miller in stato di grazia (da recuperare)… Submerged: un film dove NON è la sceneggiatura a fare acqua da tutte le parti 😉

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  5. Pingback: Miller 8. Marauders, i predoni (2016) | Il Zinefilo

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