Chuck Norris 10. Silent Rage

Brutto passo indietro per il nostro eroe: forse lo slancio in avanti è stato troppo forte…

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Questa è una storia di profondo mistero, una storia incomprensibile e a cui voi sicuramente non crederete, come non ci credo io. Eppure pare che questo ridicolo filmaccio inguardabile sia stato prodotto dalla blasonata Columbia Pictures con addirittura 5 milioni di bigliettoni come budget. Ripeto: io non ci credo.

Una casa come la Columbia affida ad un registino alle prime armi come Michael Miller un film che non è palesemente in grado di affrontare – infatti poi passerà il resto della sua carriera in TV – ed accetta come sceneggiatore Joseph Fraley, amico di Norris che aveva contribuito al soggetto di Good Guys Wear Black (1978) e che poi giustamente non lavorerà mai più nel cinema.

Assicuratasi di sbagliare il casting in maniera totale, la casa può creare il film suicida perfetto: il grande mistero è come Norris sia sopravvissuto a questo disastro totale e globale.

Uscito in patria il 2 aprile 1982, Silent Rage arriva sul tavolo della censura italiana già il 7 giugno successivo, e ne esce il 1° luglio con un nulla osta ma anche con un divieto ai minori di 18 anni, del tutto ingiustificato visto che parliamo di una stupidata inoffensiva. Eppure la commissione è rimasta colpita dalle «scene di grande violenza e di orrore» (stando ad ItaliaTaglia).
Nel novembre 1989 il divieto scenderà ai 14 anni e scomparirà del tutto dal 1991 (insieme al film!), ma intanto il 24 luglio 1982 arriva nelle sale italiane con il titolo Terrore in città.

La Columbia TriStar lo porta in VHS nell’ottobre 1987 e il primo passaggio televisivo noto è sabato 2 novembre 1991 su Italia1: scopro oggi, dopo 28 anni, di aver visto in diretta la prima trasmissione del film! All’epoca infatti registravo dalla TV qualsiasi cosa assomigliasse anche solo lontanamente alle arti marziali quindi Chuck – sebbene lo detestassi – era sempre tenuto d’occhio.
Ecco quindi un nuovo reperto archeologico dall’Archivio Etrusco:

Un’esclusiva dell’Archivio Segreto Etrusco

L’unica edizione DVD nota è quella uscita espressamente per Hobby&Work nella sua collana da edicola “Chuck Norris: il mito”.

Immotivata vetrata per un titolo immotivato

John Kirby (Brian Libby) si sente un po’ agitato, i figli di una signora che non si sa chi sia – plausibilmente la padrona di casa – sono molto rumorosi, così l’uomo chiama il suo psichiatra per dirgli che sta male e che sta per esplodere. Peccato che a curarlo sia il molto poco efficace dottor Tom Halman (un Ron Silver assolutamente buttato via), che oltre a non fare nulla peggiora la situazione.
Così per colpa dei ragazzini rumorosi Kirby si trasforma in un serial killer assetato di sangue che comincia a massacrare tutti con l’accetta. Giusto perché questa è una sceneggiatura sottile…

«Here’s Johnny!» (cit.)

Nel silenzio più totale – i primi 15 minuti di film sono in pratica muti, per motivi ignoti – arriva lo sceriffo Dan Stevens (Norris) dal nulla: forse passava di là, o forse pure lui ha sentito i ragazzini caciaroni.

Chuck ha avvertito il pericolo grazie ai baffi ricettivi

Con gran fatica riesce ad immobilizzare Kirby, che presenta una forza disumana del tutto immotivata, tanto da liberarsi e per fermarlo tocca sparargli con il fucile da elefanti. La città è in buone mani con lo sceriffo Stevens e il suo vice Charlie (Stephen Furst).

Il braccio demente della legge

Perché l’attore rotondetto reso celebre da Animal House (1978) è stato scelto per fare il vice-sceriffo di questa storia? Addirittura lo vediamo agitare la sua pistoletta giocattolo allo specchio lanciandosi nel «Stai parlando con me?» tipico del citazionismo da Taxi Driver (1976), quindi è la spalla comica di Norris? Lui poi lo tratta come un bambino deficiente, come se l’essere sovrappeso fosse segno di idiozia: purtroppo il comportamento del personaggio fa propendere per l’ipotesi del diversamente abile interpretato da un diversamente attore.

Il giudizio dello psichiatra Ron Silver è: so’ tutti matti!

Se non mettesse già abbastanza paura la spalla comica, la storia d’un tratto si trasforma in fanta-horror. Perché nell’ospedale dove cercano di salvare Kirby hanno una bella pensata: ormai il tizio è carne morta, perché non usarlo come cavia di un esperimento che stanno portando avanti in segreto? Un esperimento per far tornare in vita i morti e renderli soldati universali. Gran bella trovata di sceneggiatura…

Come girare una scena ospedaliera cialtronissima!

Così Kirby, che già era un serial killer dai super-poteri alla Hulk, ora è un assassino spietato alla Wolverine, le cui ferite cioè rimarginano da sole. Inizia a camminare come un Terminator e a vendicarsi di.. no, non lo so cosa faccia, semplicemente insegue gli unici altri attori del cast.

L’uomo che uccide un film morto

Intanto c’è la lunga parentesi in cui Chuck mena i motociclisti che fa ancora più spavento. Probabilmente è un sottile gioco di sceneggiatura per far capire agli spettatori che il biondo americano fuck yeah non ama i figli dei fiori, essendo lui per il sistema costituito e quindi allergico agli “alternativi”, ed è uno sceriffo che appena vede un vagabondo lo pista di botte: in fondo sei mesi dopo questo film uscirà Rambo (1982), quindi certi discorsi stavano nell’aria.
Però, ripeto, come Norris sia sopravvissuto come attore all’ecatombe di un prodotto cialtronesco come questo è un grande mistero.

Tu sei il male, ed io sono la cura… omeopatica

Per fortuna il vicesceriffo Charlie si innamora di un paio di tette tatuate, così almeno ci consoliamo con questa parentesi zinnefila a sorpresa…

Il resto, questo pomeriggio!

Finito di menare i motociclisti fricchettoni, tutto il resto del film è focalizzato su Terminator Kirby che non dice una sola parola ma cammina e ammazza. Va be’, in realtà non ammazza nessuno perché il budget è finito ed è rimasta solo un’attrice disponibile a fare da vittima, la straordinariamente inutile Toni Kalem, ma diciamo che teoricamente è una situazione di pericolo.

Il Terminator zombie…

Fuggendo in auto ed anticipando una scena identica di Terminator 2 (1991), anche se qui Kirby non è ancora di acciaio fuso, il film procede stancamente verso la buffonata finale: lo scontro marziale. Sceriffo vs Terminator… che tristezza…

Sposo in pieno il giudizio del giornalista de “La Stampa” del 27 luglio 1982:

«Un prodotto goffo quanto inutile, appesantito da pleonastiche divagazioni facete, affidate a un allievo poliziotto imbambolato.»

Purtroppo, è tutto vero.

Terminator vs Baffo D’Oro

Al di là della qualità diarroica della pellicola e della totale buffonaggine della sceneggiatura, ciò che brucia è che fino a questo momento Norris ha avuto una costante evoluzione, e in pochi anni ha fatto quello che nessun altro in America ha pensato di fare: l’attore marziale. C’erano atleti prestati al cinema, c’erano attori con vaghissime (e spesso solo millantate) conoscenze marziali, c’erano caratteristi di vari “colori” (dalle comparse asiatiche agli esagerati protagonisti della blackspoitation) e altre varie sfumature, ma un attore protagonista che provenisse dal ring e cercasse di fondere recitazione e combattimento marziale in film “normali” davvero non esisteva in Occidente. E Norris stava facendo un ottimo lavoro: questa robaccia è un inciampo enorme, una caduta di stile davvero imbarazzante.

L’unico (triste) momento quasi marziale del film

Succede qualcosa di molto brutto nel combattimento finale: all’improvviso Chuck perde il kimè. Lui che si professa karateka dovrebbe saperlo meglio di altri: ci sono vari modi per descrivere il kimè, ma fondamentalmente è un’eleganza d’esecuzione che simboleggia la concentrazione perfetta.
Se do un pugno e casco per terra, se do un calcio e casco per terra, non sto facendo del karate né alcun’altra arte marziale: sto dando pugni e calci a casaccio. Non è un kumite, un incontro marziale: è una rissa da bar. Fino a questo 1982 Norris ha fatto di tutto per mantenere un certo kimè, cioè per mantenere anche su schermo l’eleganza che permea ogni arte marziale: qui svacca… e non si rialzerà mai più.

Vedremo quello che succederà nelle prossime settimane, ma posso già anticipare che da questo momento in poi Norris butterà via le tecniche senza un solo briciolo di eleganza: ecco perché nel 1988 ha conquistato il mondo un belga di nome Van Damme, che con giusto una conoscenza marziale di base è riuscito comunque a rendere alla perfezione il kimè, ha dato eleganza al cinema marziale come non ne aveva da anni. Dalle risse da bar a cui eravamo abituati ci ha portati nel kumite, e niente è stato più lo stesso.

L.

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27 risposte a Chuck Norris 10. Silent Rage

  1. Evit ha detto:

    Ricordo di aver letto che è anche l’unico film dove Chuck ha un interesse amoroso, un’anomalia rispetto alle altre sue pellicole. Forse amare le donne è cosa da… femminucce? 😄

    Questo film ce lo consigli per la scatola della videotortura? Come titolo era sul mio radar ma attendevo una tua recensione.

    La prima di Italia 1 aveva titoli in italiano?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo ho conservato solo la scena finale, da quella prima trasmissione, quindi non so dirlo. Però è probabile, visto che era usanza di Italia1 rititolare o anche solo sottotitolare i film.
      Ormai è diventato “titolo ufficiale” perché una ventina d’anni fa l’ho inserito in IMDb, ma “Vendetta per un angelo” è il farlocco titolo di Italia1 per “Kickboxer 2”, quindi penso proprio anche questo film avese titolo italiano 😛

      Chi ha scritto della questione amorosa non conosceva il primo Chuck Norris: finora TUTTI i film recensiti hanno una noiosissima storia d’amore fra lui e le co-protagoniste, essendo ferrea regola del cinema. Forse chi l’ha scritto pensava ai film Cannon, che andavano per affari loro e non erano legati alle regole “classiche”.

      Onestamente non so risponderti sulla videotortura: sicuramente finora è il più devastantemente brutto film di Chuck, ma non è che gli altri siano tutto questo piacere 😀

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      • Evit ha detto:

        Infatti mi fido solo dell’etrusco ed ho da subito diffidato dell’informazione sparata a caso da qualcuno sull’internet riguardo le storie d’amore. L’avrà detta uno che come me ha visto soltanto Invasion USA nella quale mi pare di ricordare non ce ne fosse una, quel film è troppo occupato con le sparatorie e le lunghe camminate silenziose nei corridoi vuoti per fermarsi a fare altro.

        (“Vendetta per un angelo” è da ridere)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Chuck è famoso per un numero ristrettissimo di film d’azione che certo non lasciano spazio all’ammore, ma è solo una minima parte della sua filmografia, anche se è l’unica nota alla maggior parte dei “fan”.
        Sarebbe bello rimuovere ogni parentesi amorosa dai film d’azione, perché di solito è scritta coi piedi e uccide il ritmo del film, ma le regole sono regole 😛

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      • Evit ha detto:

        Poi se non hai il culo di Van Damme che scene d’ammore puoi mai contemplare? Persino Seagal è più plausibile come amante, e Seagal non è plausibile come amante nei film.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Eppure nei Settanta e Ottanta il Baffo d’Oro gliel’ammollava 😀

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      • Evit ha detto:

        Eh lo so, il pelo di baffo evidentemente tirava più di un carro di buoi

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  2. Cassidy ha detto:

    La tua conclusione mi sembra decisamente perfetta, e ci sta anche la zampata dell’appassionato di Van Damme 😉 Detto questo il post è fantastico anche se il film è oggettivamente orrendo, ho avuto vicini con bambini orrendi per anni e non ho mai fatto a fette nessuno, come spunto di partenza per un film è una vera idiozia. Se non altro servirà a far tornare la rubrica con la doppia “N” più amata del web 😉 Cheers!

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  3. Kuku ha detto:

    Che roba atroce, a partire dalla locandina.
    Stephen Furst! Uno dei 4 pazzi in libertà!
    Vorrei scrivere anche io cose come “pleonastiche divagazioni facete”

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Era un’epoca d’oro in cui addirittura si recensivano i film di genere! Abitudine scomparsa ben presto…
      Ora che ci penso, lo psichiatra di questo film è identico a quello dei mitici quattro pazzi in libertà, quello sì un filmone! Agli americani basta una barba per fate psichiatra 😀

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  4. Il Moro ha detto:

    ME lo ricordo! E non è un bel ricordo…

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Al di là dell’abominio filmico c’è del genio (intriso di follia) visto che anticipa temi di millemila film più o meno culto?????
    No, non c’è alcuna genialità, lo so 😉😂

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  6. Pingback: [Il Zinnefilo] Terrore in città (1982) | Il Zinefilo

  7. Paolo D'Alessandro ha detto:

    Un motivo d’interesse nei confronti di questo film (a parte il genere horror, beninteso) fu per la presenza nel cast del mitico William (Fantasma del palcoscenico) Finley! Allo stesso tempo però confesso di non averlo mai disprezzato del tutto, nonostante fossi consapevole di certe… “leggerezze”.

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  8. Giuseppe ha detto:

    Qui era l’intero film ad aver perso il proprio kimé fin dall’inizio, ragion per cui si può dire che la scarsissima qualità marziale da parte di Chuck nello scontro con il pettinato PsychoLibby sia stata perfettamente coerente con il livello generale… e poi, va bene tutto (per modo di dire, visto che non va bene niente), ma l’accoppiata Columbia Pictures/cinque-dicasi-cinque milioni di dollari per un prodotto di scarto come questo ha davvero dell’incredibile, come avrebbe dell’incredibile immaginare che possa essere stato un ruolo come questo ad aver illuso Chuck Norris di poter “recitare”, abbandonando di fatto tutto il precedente retaggio marziale. Mah… 😦

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  9. Pingback: Chuck Norris 11. Forced Vengeance | Il Zinefilo

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