[Novelization] Terminator 3: Rise of the Machines (2003)

Negli anni Duemila la grande tradizione della novelization è in pratica scomparsa dalle già distratte librerie italiane, e l’uscita di Terminator 3. Le macchine ribelli (2003) non ha certo cambiato tendenza, visto che era chiaro proprio a tutti che sarebbe stato un flop: se però fosse solo questo il motivo per cui la relativa novelization è rimasta inedita in Italia, allora la Multiplayer.it non avrebbe portato in libreria Terminator Salvation (2009) di Alan Dean Foster.

Temo che il motivo per cui Terminator 3: Rise of the Machines di David Hagberg sia inedito in Italia è che all’epoca i diritti di sfruttamento narrativo del terzo film li ha acquisiti la Tor Books, una casa che dubito abbia alcun contatto con i distributori italiani. (Per esempio il suo Space Travel di Ben Bova risulta inedito da noi, sebbene l’autore sia molto noto ai nostri lettori.)

Nel 2003 la casa si è lanciata a sfornare dei romanzi che ruotassero sulla delirante trama del film, tutti sconosciuti in Italia e ripescati in digitale nel 2013.
L’unica prova che questo romanzo di Hagberg sia uscito all’epoca del film ci arriva “di rimando”, perché la rivista “Starlog” n. 309 (aprile 2003) lo dà in scrittura e con un’uscita prevista per l’estate successiva.

Traduco in esclusiva alcuni brani.


Terminator 3
Rise of the Machines


Prologo


Luglio 2029
Nei pressi di quello che un tempo
era Colorado Springs, Colorado
Viaggiare in qualunque posto era diventato quasi impossibile per un umano negli ultimi vent’anni, per via dell’intensificarsi della guerra delle macchine.
Gli insediamenti umani, a volte tenuti insieme semplicemente dalla determinazione degli abitanti, erano basilari in quanto ultimi scampoli di resistenza. Erano inoltre importanti per via del rapido crollo della natalità umana: chi mai voleva far nascere un bambino in un mondo caotico di morte e distruzione? In questi giorni le scintille dell’esistenza umana sono ridotte ad un pallido bagliore in tutto il mondo.
Il centro dell’attività delle macchine e del controllo di Skynet era ad una sessantina di chilometri sotto la Montagna Navajo vicino al confine di Colorado Springs. L’installazione aveva ospitato il vecchio esercito degli Stati Uniti, ma dal Giorno del Giudizio – quando Skynet aveva iniziato e condotto una guerra globale termonucleare che aveva spazzato via gli esseri umani dalla faccia del pianeta – la Montagna Navajo era diventata l’obiettivo primario della resistenza umana.
L’intelligenza artificiale di Skynet ovviamente l’aveva previsto, così aveva iniziato lo sterminio sistematico in formazione concentrica di ogni essere umano, partendo dalla prossimità di Montagna Navajo e procedendo per tutte le Montagne Rocciose.
Gli anni sono passati e nella regione strategica della Montagna Navajo rimanevano solamente il colonnello dell’Air Force Steve Earle ed un manipolo di guerrieri per la resistenza: istruttori e studenti di accademia, poliziotti locali e qualche vigile del fuoco.
Dopo anni passati a nascondersi, fra una montagna e l’altra, fuggendo dalle pattuglie di macchine search-and-destroy, si erano imbattuti in un pozzo di ventilazione incustodito e non sigillato nel cuore della montagna. Una porta sul retro.
Il loro piano era mandare una valigia esplosiva con cinque chilotoni di distruzione nucleare giù per il condotto, fino alla camera centrale dell’intelligenza artificiale di Skynet: una volta uccisa la mente, il corpo per forza avrebbe cessato di funzionare.
Il colonnello Earle e la sua banda di volontari aveva iniziato la missione alle 18.00 del 1° giugno.
Questo era trenta giorni fa.
Nessuno aveva più avuto loro notizie, e Skynet aveva continuato a funzionare.

Entra in scena T-X

Luglio 2029
Montagna Navajo
Il tenente colonnello Jeff Parsons era morto. Il suo corpo giaceva da ventisei anni dietro la console del computer nella sala di controllo del North American Aerospace Defense Command, nelle profondità della montagna.
Nel Giorno del Giudizio il personale al suo interno era stato massacrato quanto Skynet aveva risucchiato via tutto l’ossigeno, sostituendolo con il nitrogeno usato per raffreddare i macchinari.
Il corpo di Parsons giaceva da una parte, con il volto purpureo e la sua carne sorprendentemente intatta dopo più di un quarto di secolo: la decomposizione richiedeva ossigeno, e nella montagna non ce n’era.
Skynet era indifferente al gas ma l’intelligenza artificiale era sensibile al calore o all’umidità, quindi l’intera struttura era tenuta a venti gradi centigradi e al venti percento di umidità.
Gli occhi di Parsons erano aperti ma né lui né l’altra dozzina di corpi erano consapevoli del fatto che le grandi porte della stanza venivano aperte, ed un paio di unità avanzate T-20 facevano il loro ingresso da un ascensore.
Fra di loro, camminando a piedi nudi, con la schiena inarcata e la testa dritta come un soldato che fosse scortato dalla guardia pretoriana, c’era quella che Parsons avrebbe considerato la più perfetta donna nuda che avesse mai visto.
Ma Parsons era morto e Skynet era indifferente alle considerazioni dell’umana bellezza, eccetto quando tali considerazioni erano legate ai parametri di una missione.
Lei era una T-X, Enhanced Logic Weapons System Cybernetic Warrior/Infiltration Unit. In breve, T-X.
Una creazione assolutameasnte brillante di intelligenza superiore, bellezza, velocità, adattabilità, sopravvivenza e suprema indifferenza, T-X era l’ultimo modello avanzato della tecnologia di Skynet.
Dotata di uno chassis da combattimento, protetta da una malleabile armatura di titanio e ceramica, era praticamente invincibile sul campo da battaglia, come i combattenti ai comandi del colonnello Steve Earle e del tenente Joel Benson avevano già scoperto.
Era munita di muscoli, tendini, sangue, pelle e capelli, quindi T-X sarebbe stata letale fra la popolazione umana, e forse anche di più se avesse potuto raggiungere ed eliminare i giusti bersagli.
Malgrado il suo peso superasse i 150 chili, il suo passo era leggero e si muoveva leggiadra fra i cadaveri nella stanza, fino ad arrivare al computer che gestiva la sfera di trasmissione, perfetta gemella di quella disposta più di mille chilometri ad ovest.
I robot T-20 che l’avevano scortata si fecero indietro. T-X assunse la posizione, un ginocchio e due mani sulla piattaforma man mano che la sfera si chiudeva.
La sua testa si chinò, gli occhi si serrarono e lei attese in totale indifferenza. Un minuto, cento anni, non aveva importanza.
L’intelligenza artificiale di Skynet azionò i circuiti del Continuum Transporter e qualche secondo dopo la camera si riempì di luce elettrica abbagliante.
T-X scomparve.

Luglio 2003
Los Angeles
Tutti i negozi su Rodeo Drive erano chiusi, c’erano giusto un paio di ristoranti e locali notturni ancora aperti.
Il traffico era rado, giusto qualche auto o SUV, con uno stereo a tutto volume che pompava sui bassi, dove invece durante il giorno quella strada di solito è piena di auto ed acquirenti in cerca del vestito all’ultima moda, delle scarpe perfette e del giocattolo più di grido.
Una donna in pantaloni aderenti, con tanto di barboncino al guinzaglio, passò davanti alla vetrina di Shannon Batten, negozio di vestiti alla moda con sedi a Beverly Hills, Palm Beach e Cannes.
La donna lanciò un’occhiata ai manichini vestiti con abiti parecchio inferiori alla sua taglia, che potevano essere indossati solo sulla riviera francese. Un grande poster in bianco e nero pendeva dal soffitto a fare da sfondo al manichino, con la frase di lancio “Mi piace questo look!”
La maglietta da spiaggia su uno dei manichini si increspò, così come sobbalzò la sciarpa sul collo di un altro.
Una nebbia iniziò ad appannare la vetrina, finché si materializzò una sfera di luce azzurra e calore intenso che fuse all’istante la plastica dei manichini, creando un foro di tre metri di diametro in terra.
T-X alzò la testa per studiare ciò che ora la circondava, mentre nei suoi occhi scorrevano numeri e grafici con una rapidità che nessun umano avrebbe potuto seguire. Si alzò con grazia dalla sua posizione ed uscì in strada, passando per il foro aperto nel vetro fuso.
In lontananza, su Rodeo Drive, il sistema ad infrarossi di T-X adocchiò una donna e un mammifero quadrupede classificato come Canis familiaris, immediatamente scartato come possibile obiettivo.
Si guardò in giro. Un sistema di trasporto classificato come Lexus SC430 era parcheggiato di fronte ad un edificio costituito da ferro e vetro, con la scritta “Barclays”.
Una seconda fonte di calore si trovava a circa otto metri. Era una femmina umana. T-X la mise a fuoco per studiarne il profilo. La femmina, che stava cercando di portare avanti una transazione con un computer straordinariamente primitivo attraverso una tesserina di plastica fornita di rudimentali informazioni, non era un obiettivo ma possedeva la giusta altezza, peso, forma fisica ed età apparente richiesti per la missione.
Il bancomat emise alcuni suoni ed una voce computerizzata disse «Spiacenti, non siamo in grado di eseguire la transazione richiesta», mentre T-X attraversava la strada.
*
Nancy Nebel era moderatamente irritata. Non aveva mai avuto molta fortuna con le macchine, sia perché non ne era mai stata interessata sia perché si presumeva che fossero gli uomini ad usarle per la loro donna. Aveva 32 anni, era bionda con gli occhi azzurri, un fisico da schianto e questa sera era vestita con un giacchetto di pelle sotto il quale aveva un wonderbra. Era perfetta per il lavoro che svolgeva.
Nancy infilò nella borsa la American Express Gold e tornò in auto, essendosi dimenticata il motivo per cui voleva ritirare dei soldi. Aveva abbastanza tempo di cenare prima che Lenny si preoccupasse per lei.
Si girò e vide una bionda molto sexy, completamente nuda, che camminava per strada come se non le importasse nulla al mondo.
Qualcosa le si mosse nello stomaco. C’era qualcosa di strano. Si sporse dall’auto. «Ehi, va tutto bene?»
La donna non mosse un ciglio.
Nancy tirò fuori il suo cellulare. «Qualcuno ti ha fatto del male?» chiese. «Chiamo il 911.»
T-X si fermò davanti al posto del conducente e Nancy la poté vedere da vicino: quella donna era assolutamente perfetta, il suo petto era proporzionato e la sua pancia piatta. Era perfetta. Troppo perfetta.
«Mi piace questa auto», disse T-X.
A Nancy suonò come l’inizio di cattive notizie: qualcuno era nei guai. «Sei sballata, vero?»
T-X allungò una mano ed accarezzò la giacca di Nancy. «Mi piace questo vestiario.»
«Ma cosa…» disse Nancy. Era nei guai, era ora di andarsene.
T-X fece scattare la mano e posizionò pollice ed indice sulla colonna vertebrale della donna, alla base del cranio, spezzandola. L’osso si frantumò facilmente con un piccolo suono.
*
T-X non era programmata per essere schizzinosa. Indossò gli abiti della donna, compreso l’intimo.
Quando ebbe finito, si mise al posto di guida e studiò il pannello dei comandi e i pedali per studiarne il funzionamento, mentre nella sua mente appariva l’immagine della mappa di Los Angeles.
Suonò il telefono. T-X rispose, imitando alla perfezione la voce di Nancy. «Pronto?»
Rispose un uomo. «Tesoro, sono al ristorante, dove…?»
T-X interruppe la comunicazione. Digitò una serie di numeri con velocità sovrumana, poi appena dall’apparecchio uscirono dei suoni di elettricità statica T-X aprì la bocca ed emise undici beep. Il circuito a distanza suonò una volta, seguito dal rumore di un modem in connessione: qualche istante dopo T-X cominciò a scambiare dati con il computer database della contea di Los Angeles.
Piccole stringhe di testo passarono per la mente di T-X, con nomi, indirizzi ed altre informazioni. Comprese le foto.
Le fotografie di due umani, un maschio e una femmina, si fermarono per un istante nella sua mente, con tanto di dati ed indirizzi.
T-X non aveva fretta, apparentemente, ma iniziò a guidare più veloce di quanto avrebbe fatto un umano. Arrivò sulla Hollywood Freeway ma dovette rinunciare per via del traffico, guidata dal suo navigatore interno.

L.

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Una risposta a [Novelization] Terminator 3: Rise of the Machines (2003)

  1. Giuseppe ha detto:

    Molto probabile sia stata proprio una questione di diritti a far saltare la pubblicazione italiana, considerando che Rise of the Machines non è certo peggiore di Salvation (checché ne possano pensare su IMDB e compagnia cantante)…

    Mi piace

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