Viaggio nel cinema Weird Western

Nell’estate del 2014 sono venuto a conoscenza del progetto “Risorgimento di Tenebra”, con cui un gruppo di autori autopubblicati si è impegnato a scrivere una serie di racconti ambientati nell’Italia risorgimentale con dosi a piacere di elementi fantastici: non potevo rimanere indifferente davanti ad un progetto che spesso veniva chiamato “Italian Weird Western”.

C’era però un problema: avevo nozioni troppo nebulose e male organizzate del Weird West, quindi era necessaria una maratona a tappe forzate di prodotti filmici che potessero essermi d’aiuto. Alla fine non è servito a molto, il mio contributo al “Risorgimento di Tenebra” ha avuto altre ispirazioni, ma è stato un bel viaggio. Per l’occasione ho preso “appunti” per un futuro speciale che poi non è mai venuto: visto che il Moro di “Storie da birreria” ha recensito entusiasta un fumetto weird western, mi sembra il momento di ripescare quel mio speciale di cinque anni fa.

Ricordo invece il mio lungo viaggio nel fumetto weird western, da Jonah Hex a Wynonna Earp.


Viaggio
nel cinema Weird Western

Elenco in ordine cronologico di opere che siano chiaramente di genere western ma con elementi fantastici di varia natura: non ha alcuna ambizione di completezza, è solo l’insieme dei film che ho visto nell’estate 2014.


La valle dei disperati

(The Beast of Hollow Mountain, agosto 1956)
Regia di Edward Nassour e Ismael Rodríguez
Sceneggiatura di Robert Hill da un’idea di Willis H. O’Brien

Distribuzione italiana:
in sala, 18 marzo 1963
in home video, DVD Golem Video (gennaio 2013)

Uno dei primi e divertenti tentativi di fondere il western più classico con elementi presi dalla fantascienza “mostruosa”, quella appunto coi dinosauri redivivi rilanciata proprio in quegli anni Cinquanta.
Nella sana tradizione dell’epoca, non succede niente per tutto il film e il mostrone – che è il solo motivo che ha spinto la gente a comprare il biglietto – arriva solo negli ultimi dieci minuti scarsi.

Con la scusa della solita noiosa, trita e ritrita, banale e scontata storia di due uomini (uno ovviamente buono e uno ovviamente cattivo) innamorati della stessa donna, ci troviamo nel paese sorto ai piedi di una montagna messicana che la leggenda popolare vuole sia maledetta. «I suoi recessi non sono mai stati esplorati» ci dice la voce narrante, «perché alle pendici si estendono vaste ed impenetrabili paludi». Nei Churubusco Studios messicani si ricrea un’ambientazione esotica che fa da sfondo alla solita secchiata di comparse buffonesche che fanno i messicani deficienti ma dal cuore d’oro, che ovviamente sono trattati dai bianchi come idioti simpatici.

Solo alla fine la carestia spinge il mostrone ad uscire fuori dalla sua tana, così scopriamo che da milioni di anni un Tyrannosaurus Rex era nascosto in Messico: visto che non si sono mai accorti di un mostro grande come una montagna, gli abitanti si merito di essere pappati!

L’assenza della magia di Ray Harryhausen agli effetti speciali si sente e il dinosauro di questo film è ridicolissimo: migliorerà tantissimo nel successivo La vendetta di Gwangi.

Da vedere perché è un mito… e per prenderlo un po’ in giro.


La vendetta di Gwangi

(The Valley of Gwangi, settembre 1969)
Regia di Jim O’Connolly
Sceneggiatura di William Bast

Distribuzione italiana:
in sala, 31 luglio 1969
in home video, DVD Golem Video (luglio 2012)

Luccicante e qualitativamente superiore sequel del film La valle dei disperati. La Warner Bros/Seven Arts vola nell’andalusa Almería – spacciandola per il Rio Grande! – per girare una storia grezza ma sorprendente: quando il prolifico genere dei dinosauri redivivi sposa quello sempre-verde del western.

L’avventuriero Tuck (James Franciscus) è sempre alla ricerca di un buon affare, così decide di aiutare il professor Bromley (Laurence Naismith) nella sua ricerca archeologica: trovare anelli mancanti e animali preistorici ancora vivi frutterà bei guadagni. Ma i due non sanno che la ballerina circense T.J. (Gila Golan) ha trovato proprio un piccolo cavallo preistorico, chiamato Gwangi, e ha intenzione di organizzare un numero che farà faville.
Tutte queste baggianate, accompagnate da ridicole sequenze nell’arena con un toro e luoghi comuni asfittici vari, finalmente passano in secondo piano quando trovano la più classica delle Lost Valley: una valle segreta in cui il tempo sembra essersi fermato.
Qui vive un feroce Tyrannosaurus Rex la cui cattura e la relativa ribellione sarà il vero fulcro del film.

La vendetta di Gwangi è diviso in due parti: la prima ridicola, datata e insopportabile, interpretata da umani; la seconda invece divertente e godibile, con la caccia al dinosauro e la fuga dalla sua furia.
L’unica bellezza di questa pellicola, senza la quale andrebbe seppellita e mai più tirata fuori, è la maestria del genio dei geni: Ray Harryhausen, il mago degli effetti speciali quando non esisteva la computer grafica.


Timerider
Una moto contro il muro del tempo

(Timerider. The Adventure of Lyle Swann, dicembre 1982)
Regia e sceneggiatura di William Dear

Distribuzione italiana:
in sala, 25 giugno 1985

Una piccola produzione si diverte ad immaginare cosa accadrebbe se un fenomenale pilota di motocross, Lyle Swann (Fred Ward), si andasse ad infilare per sbaglio in una finestra temporale aperta a causa di un esperimento top secret. Così di punto in bianco Swann, la sua moto rombante e la sua tutina alla Michael Jackson – un anno prima di Thriller! – si ritrovano nel Messico del 1875, pieno di pistoleri criminali capeggiati da Porter Reese (Peter Coyote) e di desperados che vedono nell’apparecchio infernale del pilota un modo per guadagnare soldi.

Film raffazzonato e molto anni Ottanta, con lunghe scene di corse in moto e un ritmo davvero lento, anche per l’epoca. Divertente ma dimenticabile.


Tex e il Signore degli Abissi

(settembre 1985)
Regia e sceneggiatura di Duccio Tessari

Distribuzione italiana:
in sala, 7 settembre 1985
in home video, DVD CineCittà (giugno 2007)

Imbarazzante, inguardabile, sbagliato sotto tutti i punti di vista, fallisce in pieno il tentativo di portare al cinema il re del fumetto italiano: ho visto in diretta il primo passaggio televisivo, quel triste 16 dicembre 1988, ed amavo Tex con tutto il mio essere: disprezzai ogni fotogramma di questa porcata con tutto il cuore.

I tre pard Tex Willer (il peggior Giuliano Gemma della storia), Kit Carson (William Berger) e Tiger Jack (Carlo Mucari) chiedono aiuto ad El Morisco (Peter Berling) per affrontare il pericoloso Signore degli Abissi (Riccardo Petrazzi), infernale entità risvegliata nel deserto dalla perfida Tulac (Isabel Russinova) aiutata dallo sciamano Kanas (Flavio Bucci).

Tratto dalla storia a fumetti “Il Signore dell’Abisso” (Tex nn. 101-103, marzo-maggio 1969), in realtà il film è pura spazzatura.


Petticoat Planet

(novembre 1996)
Regia di Ellen Cabot (David DeCoteau)
Sceneggiatura di Matthew Jason Walsh

Inedito in Italia

Puckerbush Gulch è la classica cittadina del West americano, con soli 37 abitanti e un saloon che rappresenta l’unico luogo di incontro serale, ma il tutto con una piccola differenza: in realtà è un pianeta! E, come se non fosse già strana la cosa, è abitato esclusivamente da donne.

Gli uomini sono tutti morti in un incidente decenni addietro, e quindi quando sul pianeta cade l’astronauta terrestre Steve Rogers (Troy Vincent), la situazione si fa “bollente”… visto che è l’unico uomo in un pianeta di donne.

Lo sceriffo Sarah Parker (Leslie Kay) prende subito in mano la situazione, spupazzandosi a dovere il nuovo arrivato, ma poi subentra il sindaco Delia Westwood (Elizabeth Kaitan) ad occuparsi della faccenda. Passando di letto in letto, l’astronauta troverà il vero amore solo nella giovane barista Lily (Betsy Lynn George).

Filmetto divertente ma alla trama non corrisponde un’esecuzione altrettanto divertente.


Purgatory. L’ultima sfida

(Purgatory, gennaio 1999)
Regia di Uli Edel
Sceneggiatura di Gordon T. Dawson

Distribuzione italiana:
in TV, dal 12 luglio 2000 su Tele+,
e dall’11 ottobre 2003 su Rete4

Film televisivo dall’incredibile cast e distribuito dalla celebre Turner Video, inizia nel più classico dei modi: un gruppo di banditi assalta la banca di un paesino, qualcosa va male, ci scappa qualche ferito e qualche morto e tutti scappano.
La banda, guidata da Blackjack Britton (Eric Roberts), fugge verso il Messico quando invece si ritrova nel tranquillo paesino di Refuge, dove lo sceriffo Forrest (Sam Shepard) li accoglie a braccia aperte. Curioso però che assomigli a Wild Bill Hickock…

Quando il giovane e innocente Sonny (Brad Rowe) si rende conto che sotto altri nomi si ritrova in mezzo a grandi personaggi come Doc Holliday (Randy Quaid), Jesse James (JD Souther) e Billy The Kid (Donnie Wahlberg), è chiaro che c’è qualcosa che non va in questo paesino.

Prodotto onesto anche se zuccheroso, e ovviamente si lascia andare alla mitologia western che noi occidentali forse non siamo in grado di apprezzare quanto gli americani. Si fa guardare con piacere, anche per il cast stratosferico.


L’insaziabile

(Ravenous, marzo 1999)
Regia di Antonia Bird
Sceneggiatura di Ted Griffin

Distribuzione italiana:
in sala, 20 agosto 1999;
in home video, DVD-VHS Fox (gennaio 2000)

1847. Il capitano John Boyd (Guy Pearce) viene promosso ma tutti lo disprezzano perché sanno che non se lo merita, così lo sbattono in un avamposto sperduto. Qui, sotto il comando del colonnello Hart (Jeffrey Jones), assiste all’arrivo di un misterioso uomo che si presenta come Colqhoun (Robert Carlyle): ha vissuto una terribile esperienza e chiede l’aiuto dei soldati.
È il primo passo verso l’inferno, perché sarà ben presto chiaro che Colqhoun ha attirato gli uomini in una trappola, e che sono vere leggende del Wendigo dei boschi: lui è il Wendigo!

Ottima storia che esalta le proprietà di una alimentazione… umana!

Scritto dall’esordiente Ted Griffin (che in seguito firmerà successi come Ocean’s Eleven e Tower Heist) e impreziosito dalla splendida colonna sonora firmata Michael Nyman e Damon Albarn, il film è girato nelle montagne Tatra (Slovacchia) e rimane un cult ancora oggi: rivisto dopo una quindicina d’anni, mantiene intatto tutto il suo fascino.


Tremors 4
Agli inizi della leggenda

(Tremors 4: The Legend Begins, gennaio 2004)
Regia e sceneggiatura di S.S. Wilson

Distribuzione italiana:
in home video, DVD-VHS Universal (giugno 2004)

Dopo due sequel nati dall’ottimo Tremors (1990) di Ron Underwood, l’ultimo episodio della saga non poteva che essere un prequel… molto indietro nel tempo! Dal Nevada del 1989 infatti facciamo un tuffo fino al 1889, quando Hiram Gummer (Michael Gross), antenato del personaggio del primo film, arriva nella cittadina di Rejection (“rifiuto”, “scarto”) per indagare sugli strani incidenti incorsi nella sua miniera. Scopre un paesino allo sbaraglio dove tutti stanno fuggendo, e non ci vuole molto per fare il primo incontro con un graboid, la celebre creatura di questa saga.

Fra le iniziative per sbarazzarsi del mostro, c’è anche quella di ingaggiare un fenomenale pistolero: Black Hand Kelly (Billy Drago).

Non siamo di fronte alla freschezza del primo film, che aveva peraltro un budget decisamente più alto, ma Tremors 4 rimane un film divertente e dal ritmo giusto: non si prende troppo sul serio e la bravura degli attori dà una bella mano per renderlo un gioiellino.

P.S.
Consiglio lo Speciale Tremors della Bara Volante!


Blueberry
L’esperienza segreta

(Blueberry, febbraio 2004)
Regia e co-sceneggiatura di Jan Kounen

Distribuzione italiana:
in sala, 15 luglio 2004;
in home video, DVD-VHS Millennium Storm (ottobre 2005)
Blu-ray Koch Media (novembre 2009)

Delirante, confuso e confusionario film inguardabile che si ispira vagamente al celebre e longevo personaggio a fumetti nato dalla penna di Jean Giraud (detto Moebius).

Uno stralunato Vincent Cassel veste i panni di Michael Blueberry… ecco, del film si è capito solo questo! Il resto è un delirio di visioni, chiacchiere in mille lingue, attori americani famosi che arrivano e vanno senza motivo, personaggi che non si sa chi siano e via dicendo.

Ben quattro sceneggiatori per un film SENZA sceneggiatura: è sicuramente weird west perché avvengono cose strane e non ci sono personaggi “normali”, ma è una pellicola da evitare accuratamente.


Licantropia

(Ginger Snaps Back: The Beginning, agosto 2004)
Regia di Grant Harvey
Sceneggiatura di Christina Ray e Stephen Massicotte

Distribuzione italiana:
in sala, 22 luglio 2005
in home video, DVD Eagle Pictures (ottobre 2005)

Dopo due apprezzati film horror (Licantropia Evolution e Licantropia Apocalypse, che in Italia come al solito sono arrivati a casaccio), le sorelle Ginger (Katharine Isabelle) e Brigitte (Emily Perkins) fanno un “salto nel tempo” e le ritroviamo nel Canada del 1815 in un avamposto sperduto nella neve: Fort Baily.
Non sono arrivate in buon momento, visto che il forte è assediato dai lupi che infestano il bosco circostante… ma saranno veramente lupi lupi, o magari saranno anche un po’ mannari?

Girato nella “cittadina western” di Edmonton, il film prodotto e distribuito dalla canadese Lions Gate Films è vistosamente più curato dei precedenti due episodi, molto “grezzi”.


La casa maledetta

(Dead Birds, marzo 2005)
Regia di Alex Turner
Sceneggiatura di Simon Barrett

Distribuzione italiana:
in home video, DVD Sony Pictures (aprile 2005)

Distribuito nel mondo da colossi come Columbia TriStar e Sony Pictures, il film racconta di un gruppo di ex soldati dell’esercito confederato che ora si dedicano a rapinare banche, non disdegnando abbondante spargimento di sangue.
Dopo l’ultima rapina, per curarsi le ferite si rifugiano in una casa abbandonata nella prateria e… il film finisce qui.

Che sia un prodotto minimo, girato in evidente povertà di mezzi, è chiaro sin da subito, eppure il mistero rimane: perché dopo un inizio sfolgorante e spumeggiante, con un ritmo bello serrato e con bei misteri… tutto muore e diventa una storia di una noia epocale?
Perché la casa ha qualcosa di strano, visto che strani animali morti la circondano, e come ogni casa “strana” che si rispetti i protagonisti iniziano a infilarsi uno alla volta nelle stanze buie e lasciarsi uccidere come dei mentecatti.

In forte odore di plagio da Purgatory (1999), il film viene presentato il 13 settembre 2004 in anteprima al Toronto International Film Festival: è altamente sconsigliato, perché in definita è una ridicola buffonata, ma di sicuro è un eccellente esempio di Weird Western.


Sukiyaki Western Django

(id., settembre 2007)
Regia e sceneggiatura di Takashi Miike

Distribuzione italiana:
in home video, DVD e Blu-ray Dynit (febbraio 2013)

Presentato al Festival del Cinema di Venezia il 5 settembre 2007, il film del visionario e geniale Takashi Miike rielabora tutti i temi del western di stampo classico – dalla vendetta parentale del Django originale alla faida tra due famiglie che si risolve con l’arrivo di uno straniero – e cucina tutto in chiave schizzato-fantastico, aiutato in questo dalla presenza massiccia di Quentin Tarantino in persona, che aggiunge una ulteriore nota di “tarantinismo” alla pellicola.

Confusionario e caciarone, con personaggi estremi che non si può non amare anche se li si capisce poco – uno su tutti la Ruriko (Benten) interpretata da una eccezionale Kaori Momoi: fra tante sgallettate che non sanno fare niente in video, una splendida 55enne dimostra che il talento non ha età – il film scorre lento e inconcludente, ma i bagni di sangue di cui è variegato lo rendono alla fine… interessante.

Non ci sono elementi fantastici, ma visto che è tutto talmente folle e fasullo, con scenari posticci ed effettacci volutamente grossolani, è weird western a furor di popolo!


Undead or Alive
Mezzi vivi e mezzi morti

(Undead or Alive: A Zombedy, dicembre 2007)
Regia e sceneggiatura di Glasgow Phillips

Distribuzione italiana:
in home video, DVD Eagle Pictures (novembre 2008);
ristampato poi dalla CDE (agosto 2009)

Malgrado il film venga presentato come una zombedy, cioè una commedia a sfondo zombesco, non c’è davvero nulla da ridere: lo stile clownesco e sguagliato rovina parecchio una storia che in fondo poteva essere raccontata meglio.

Nel vecchio West, quando il grande Geronimo (Lew Alexander) si trova costretto a rinunciare alla lotta per il suo popolo, lancia una maledizione ai bianchi invasori. Da quel momento la piaga zombie comincia a mietere vittime, e mentre i morti viventi cominciano a smangiucchiare gli abitanti di una cittadina, il pistolero-pianista Elmer Winslow (James Denton) e il cowboy-buffone Luke Rudd (Chris Kattan) litigano per questioni di donne.
Dopo aver distrutto il saloon e condannati ad una notte in cella, evadono e iniziano una rocambolesca fuga nel West Zombie, pieno di giacche blu cannibali e mostri vari.
Li aiuterà nel viaggio l’indiana Sue (Navi Rawat), che uscirà fuori essere proprio la nipote di Geronimo.

Malgrado abbia scritto una quindicina di episodi di South Park, Glasgow Phillips non si dimostra all’altezza né della sceneggiatura né della regia: si sente che c’è roba buona, sotto la superficie, ma è tutto talmente dilettantesco e buffonesco da risultare irritante.


Left for Dead

(marzo 2008)
Regia di Albert Pyun
Sceneggiatura di Chad Leslie

Inedito in Italia

Presentato il 3 settembre 2007 alla Semana Internacional de Cine Fantastico Estepona (Spagna), avrà una distribuzione molto ristretta.

Nel Messico del 1880 (ricreato in Argentina!) un predicatore se la fa con una prostituta nella cittadina mineraria di Amnesty. Mentre tutti si chiedono perché mai in Messico una città debba avere un nome americano, la prostituta impazzisce dal dolore e insieme alle altre “colleghe” della città si mette ad uccidere tutti quanti, donne e bambini compresi. Il predicatore trova la soluzione giusta a questo increscioso incidente: fa un patto con il Diavolo perché lo trasformi in fantasma così da rimanere nella città finché non riuscirà a vendicare il sangue versato.

Se già l’assunto non fosse abbastanza delirante, passano 15 anni e nella città-fantasma di Amnesty arriva casualmente un mucchio di gente: le prostitute assassine, dei criminali fuggiaschi fra cui un uomo di nome Blake Sentenza (Javier De la Vega) e infine una cacciatrice solitaria di nome Clementine Templeton (Victoria Maurette).
Mentre tutti si chiedono che accidenti siano venuti a fare in una ghost town messicana dal nome americano, le prostitute iniziano a torturare e massacrare i fuggiaschi, sotto gli occhi della giovane Clementine, non sapendo che sarà proprio lei a portare giustizia in città.

Questo film delirante è girato in perfetto stile Albert Pyun: il regista hawaiiano è ben noto per avere una visione del cinema molto particolare, uno stile inconfondibile a metà fra crepuscolare e dozzinale. Così Left for Dead alterna tranquillamente sequenze ridicole insopportabili a trovate di grande lirismo, create con una fotografia a volte ricercata a volte buffonesca. Insomma, un titolo indecifrabile ma di sicuro pessimo.


High Plains Invaders

(agosto 2009)
Regia di K.T. Donaldson (Kristoffer Tabori)
Sceneggiatura di Richard Beattie

Inedito in Italia

Nella romena Bucharest viene ricreata una perfetta cittadina classica del Far West americano: Avaranth, nel Colorado.

Siamo nel 1892 e la vecchia miniera non è più fonte di guadagno. La cittadina si sta spopolando ed è una disdetta che passi proprio di lì il ladro di treni Sam Danville (James Marsters), perché viene acciuffato e condannato a morire impiccato davanti al suo amore Abigail Pixley (Cindy Sampson). Ma proprio mentre il boia sta per azionare la leva, la piazza del paese è invasa da orribili creature che distruggono tutto seminando il panico.

Non c’è tempo per chiedersi chi siano e da dove arrivino, perché tutti – compreso il graziato Danville e l’agguerrita cacciatrice di taglie Rose Hilridge (Sanny van Heteren) – si rifugiano nel saloon per studiare il da farsi.
Come si può combattere degli alieni venuti da lontano… per rubare l’uranio della miniera di Avaranth?

Malgrado la pochezza di mezzi, il film – trasmesso negli USA dalla famigerata Syfy, rete televisiva specializzata in filmacci – è ben girato e la sceneggiatura di Richard Beattie è vivace pur nella sua linearità. Si lascia vedere con piacere ed è un peccato che sia inedito in Italia.


Jonah Hex

(id., giugno 2010)
Regia di Jimmy Hayward
Sceneggiatura di Mark Neveldine e Brian Taylor

Distribuzione italiana:
in home video, DVD e Blu-ray Warner Bros (giugno 2011)

Dimenticabile e giustamente dimenticata versione cinematografica di un indimenticabile personaggio fumettistico nato nel 1972 dalla penna di John Albano e cresciuto sotto la polvere del West.

Malgrado il film inizi con una citazione deliziosa – Jonah Hex (Josh Brolin) entra in scena mentre il suo cavallo trascina dei corpi nella polvere, esattamente come la prima vignetta in cui appare il personaggio a fumetti – la storia reinventa le origini del protagonista (già più volte reinventate!) e crea un prodotto dalla brevità record (81 minuti!) che non dice nulla e non regala emozioni, se non fastidio e rimpianto.

Mark Neveldine e Brian Taylor (autori dei due Crank e di Gamer) ci raccontano dell’ex soldato sudista Hex che è costretto a vedere la propria famiglia uccisa dal perfido Quentin Turnbull (John Malkovich), che poi come ogni cattivo che si rispetti vuole distruggere il mondo: scatta la vendetta.

Girato quasi interamente in Louisiana, il film è assolutamente sconsigliato, malgrado la perfetta resa scenica grazie ai soldi della Warner Bros: è invece obbligatoria la lettura dei fumetti targati DC.


The Warrior’s Way

(id., dicembre 2010)
Regia e sceneggiatura di Sngmoo Lee

Distribuzione italiana:
in home video, DVD e Blu-ray Eagle Pictures (luglio 2010)

Jang Dong-gun, uno dei più apprezzati attori sud-coreani, interpreta il guerriero Yang che arriva a vette elevatissime di perfezione nell’arte del combattimento. Gli manca solo di uccidere l’ultima erede della fazione avversaria, ancora in fasce, ma non se la sente: preferisce prenderla con sé ed emigrare in uno sperduto paesino del Far West.
Qui conosce strani personaggi circensi, pistoleri ubriaconi e spietati ufficiali sudisti trasformati in criminali: gestire la sua lavanderia in un paese del genere non sarà facile. Conoscerà anche la giovane e grintosa Lynne (Kate Bosworth), orfana interessata ad apprendere ogni tipo di arte da combattimento. In mezzo a questa strana fauna umana Yang conoscerà quella vita che si era sempre negato quand’era un guerriero.

Girato interamente negli Henderson Valley Studios della Nuova Zelanda, già utilizzati per kolossal come Le cronache di Narnia, Un ponte per Terabithia, L’ultimo samurai e tanti altri, il film è quasi paradigmatico nella linearità della trama e nel ritratto dei personaggi: la forza del prodotto non è nella trama, banale fino all’eccesso, bensì nella sontuosa resa visiva affidata interamente ad uno stile “finto”. Nulla di quanto si vede sullo schermo sembra girato “dal vivo”, è tutto più simile ad un videogioco e questo dà al film uno stile davvero particolare: può piacere o meno, ma di sicuro è un effetto che colpisce.

Non è un prodotto da consigliare, ma lo stesso una visione la merita.


Cowboys & Aliens

(id., luglio 2011)
Regia di Jon Favreau

Distribuzione italiana:
in sala, 14 ottobre 2011
in home video, DVD e Blu-ray Universal (2012)

La Universal Pictures mette in campo un budget ricchissimo ed affida un cast eccezionale al regista dei primi due Iron Man, in più mette in atto lo stesso giochetto che due anni dopo adotterà Oblivion: visto che una larghissima fetta di pubblico cinematografico è amante dei fumetti, spaccia il film per tratto da un fumetto che però (a volte la coincidenza…) è praticamente nato insieme al film.

Malgrado sia ufficialmente tratto dal graphic novel di Scott Mitchell Rosenberg (edito in Italia da Rizzoli nel settembre 2011), il film è in realtà uno scopiazzamento del più piccolo e meno conosciuto High Plains Invaders (2009): invece di uranio gli alieni sono in cerca di oro, ma il resto è praticamente immutato.
Curiosamente la novelization ufficiale non riporta Rosenberg fra i crediti: i personaggi saranno del suo fumetto, ma la storia del film è firmata da un team di sceneggiatori… “ispirati”.

La mitica “Encyclopedia of Weird Westerns” di Paul Green – risalente al 2009 quindi ignara del film del 2011 – dice che nel 2006 la Platinum Studios raccoglie e stampa su carta il web comic creato da Scott Mitchell Rosenberg e scritto da Fred Van Lente e Andrew Foley (disegnato da Luciano Lima con copertina di Dennis Calero). Cowboy e Apache devono unire le forze per combattere gli alieni. NESSUNO di questi nomi appare fra gli sceneggiatori del film (solo Rosenberg come creatore della serie).
Allora è tutto chiaro? No, perché la citata Encyclopedia è l’UNICA fonte che citi il fumetto PRIMA del 2011. Va be’, ma c’è l’ISBN 9781582407241 che conferma (provare per credere) che il 6 dicembre 2006 la Image Comics ha pubblicato questo misterioso fumetto. Ok, giro e giro finché Amazon mi dà l’anteprima del fumetto, e trovo specificato che è un fumetto del 2006… ma è edito nel 2011! Ma qualcuno l’ha mai visto ’sto fumetto del 2006 NEL 2006?

A questo punto miro più in alto: al Public Catalog of Copyrights. E scopro che la Platinum Studios addirittura il 19 maggio 1997 deposita il copyright dei titoli “Cowboys and aliens” e “Cowboys and Indians” contemporaneamente, forse in attesa di capire quale userà. Il 12 gennaio 1998… RIPETO, il 12 gennaio 1998 la Universal Pictures compra questo marchio… quando ancora il fumetto non c’è! (Tra parentesi, il mese dopo compra il marchio “Dylan Dog” di Tiziano Sclavi…)
Silenzio per anni finché, rullo di tamburi, il 6 dicembre 2006 (sì, proprio quello che riportano tutte le edizioni) la Platinum deposita alfine il copyright per un “Comic book”, che da otto anni è già opzionato da una casa cinematografica: questo non significa che sia realmente uscito, solo che è stato depositato il suo titolo. Ma non è finita qui: questo copyright non è stato registrato nel 2006, bensì il 19 febbraio 2008, lo stesso anno in cui il titolo viene opzionato dalla DreamWorks Films: è come se la Platinum Studio, saputo che la Dreamworks è interessata, fosse corsa a registrare il copyright del 2006.
Risultato: Universal Pictures e DreamWorks insieme nel 2011 presentano qualcosa che è già loro sin dall’inizio: un fumetto che solo pochissimi privilegiati (forse gli Illuminati!) hanno potuto realmente leggere PRIMA del 2011.

© 2011 Universal Pictures

Nell’Arizona del 1873 – ricreata nel New Mexico – Jake Lonergan (Daniel Craig) sta cercando di ricordare cosa ci faccia in pieno deserto in mutande. Raggiunta una cittadina, l’uomo si ficca subito nei guai e viene arrestato dallo sceriffo Taggart (Keith Carradine) insieme a Percy (Paul Dano), il figlio teppista del ricco, potente e bastardo Woodrow Dolarhyde (Harrison Ford). La situazione si fa tesa quando Dolarhyde rivuole il figlio indietro, ma l’arrivo di misteriosi oggetti volanti scintillanti sposta l’attenzione.
Rapito il teppista Percy insieme ad altri del paese, si forma una posse – guidata da Ella Swenson (Olivia Wilde) – per andare nel deserto, dov’è il “campo alieno”, a riprendersi gli ostaggi (se sono ancora vivi) e a far fuori tutti i mostri.

Come dicevo, Cowboys & Aliens è semplicemente la versione ad alto budget del più piccolo ma simpatico High Plains Invaders: le uniche differenze sono le lunghe ed estenuanti sequenze piene di inutili effetti speciali. È un film ottimo per chi ama le meraviglie fatte al computer, ma risulta davvero noioso per chi invece amerebbe vedere personaggi con un po’ più di mordente.

Grande dispiacere per Sam Rockwell: un così bravo attore chiamato solo a fare la parte più inutile della storia del cinema…


Exit Humanity

(settembre 2011)
Regia e sceneggiatura di John Geddes

Inedito in Italia

Presentato in anteprima allo svedese Lund Fantastisk Film Festival il 18 settembre 2011, gira molti festival prima di arrivare nel mondo dell’home video nel 2012.

Sono appena cessati gli echi della Guerra Civile nel Tennessee del 1865 quando la situazione peggiora drasticamente: arriva la piaga zombie.
Attraverso il suo diario, conosciamo le dolorose vicende di Edward Young (Mark Gibson), che sopravvive alla guerra solo per vedere la propria famiglia sterminata dai morti viventi. Unico sopravvissuto in una terra che sembra ormai defunta, decide di compiere un ultimo gesto prima di suicidarsi: spargere sulle cascate le polveri del proprio figlio.

Durante il viaggio incontrerà Isaac (Adam Seybold) e l’aiuterà a liberare la sorella Emma (Jordan Hayes) dalle mani del perfido generale Williams (Bill Moseley), dalla mente piena di piani assurdi sul controllo del nuovo mondo che si sta creando. Egli ha incaricato l’ubriacone Johnson (Stephen McHattie), medico militare un po’ improvvisato, di cercare una cura alla malattia: la sorpresa è che forse questa cura è molto più vicina di quanto si pensasse.

Film dalle buone intenzioni ma spesso molto lento nell’esecuzione, anche se la solitudine che comunicano i boschi dell’Ontario (dove è girata la pellicola) ben si sposa con l’atmosfera da fine del mondo o comunque della fine dell’umanità. Bravi attori per un film non indimenticabile ma lo stesso godibile.


Gallowwalkers

(agosto 2013)
Regia e sceneggiatura di Andrew Goth

Distribuzione italiana:
in home video, DVD Rai Cinema / 01 Distribution (novembre 2014)

Presentato in anteprima il 6 giugno 2013 al “Nocturna”, il festival di cinema internazionale di Madrid, per parlare del pessimo film attingo alla recensione zinefila.

Delirio alcolico-allucinato di un certo Andrew Goth, che scrive e dirige questa robaccia su precisa commissione del giudice che ha condannato Wesley Snipes: la galera non basta, deve pure recitare in un filmaccio di merda!
Gallowwalkers ha un potente impianto visivo, Goth ci sa fare con gli abbinamenti di colori e gli aridi e riarsi paesaggi della Namibia lo aiutano: lo spettacolo cromatico è bello sul serio, ma se poi magari ci fosse stata una sceneggiatura sarebbe stato meglio.

Senza alcun legame con una qualsiasi trama o aderenza logica, il film procede lento e stanco tra un’immagine schizzata e un’altra, tra personaggi dementi che si muovono senza alcuna logica e quel poco che parlano dicono un mare di nulla condito di minchiate.

Il nostro Wesley interpreta Aman, un chissàchiè che fa cose e vede gente, senza parlare perché non gli hanno dato un copione, ammazza mostri e spara a caso. Diciamo che tutta la sua potenza recitativa è concentrata sul pizzetto brizzolato…


L.

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17 risposte a Viaggio nel cinema Weird Western

  1. Cassidy ha detto:

    Bellissima questa panoramica a tema, e grazie per la citazione 😉 Devo dire che ho visto molti di questi film, alcuni devo dire purtroppo (Tex, Blueberry e Jonah Hex), mentre altro per fortuna (Sukiyaki Western Django, Exit Humanity, Licantropia e soprattutto L’insaziabile, che si è conservato bene nel tempo). Non ho visto High Plains Invaders ma mentre leggevo la trama ho pensato a quel b-movie con i soldi di Cowboys & Aliens, di cui ho apprezzato la tua indagine, di questo famigerato fumetto tanti hanno sentito parlare, ma nessuno l’ha mai visto 😉

    Timerider sulla carta è soggetto molto divertente, così come Petticoat Planet e Purgatory, che però sembrano più riusciti, grazie per tutte queste chicche tutte insieme 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da anni avevo questi appunti da parte in attesa di farci qualcosa, e grazie al Moro mi sono deciso a ripescarli. Questo non esclude che poi singolarmente potrei farci qualche recensione, ma per ora è un modo di sfruttare un lavoro che avevo già pronto 😛

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  2. Il Moro ha detto:

    Grazie per la citazione!
    orribile la trasposizione di Tex (si dice che Gianluigi Bonelli avesse scritto una sceneggiatura apposta per il film, che poi gli fu rifiutata dalla produzione preferendo trasporre un fumetto già pubblicato… sempre grandi idee). Mi è piaciuto molto “L’insaziabile”. Tremors è sempre Tremors. Sukiyaki Western Django è “troppo” folle per me.
    High Plains Invaders mi incuriosisce.
    Ammetto di non aver ancora visto Jonah Hex, anche se ho iniziato a leggere i fumetti.
    The Warrior’s Way credo di averlo recensito anch’io. Ora ricordo solo ninja che volavano in giro.
    Avevo già letto la storia del misterioso fumetto dietro a Cowboys & Aliens, sempre molto divertente.
    Di Exit Humanity ho un vago ricordo, potrei averlo visto ma non ci metterei la mano sul fuoco.
    Anche Gallowwalkers l’ho visto e recensito, me lo ricordo non bruttissimo ma comunque ampiamente dimenticabile.
    Dal mio blog posso tirare fuori anche qualche altro titolo: Dead in Tombstone (meglio perderlo che trovarlo), La leggenda del cacciatore di Vampiri (meglio il libro, piuttosto), e Il buono, il matto, il cattivo, divertente western coreano che di “weird” ha che è ambientato in una Corea che è stranamente identica al far west. Da vedere. Per qualche strano motivo i bot adorano quel post, che è il più letto del mio blog, ma non da esseri viventi.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah io non sono razzista, anche gli esseri inanimati fatti di bot sono benvenuti nel mio blog 😀
      Scherzi a parte quei film li ho visti in seguito e magari poi li aggiungerò, intanto volevo lasciare traccia di un’estate parecchio weird 😛
      “Jonah Hex” è un film tecnicamente ghiottissimo ma dalla sceneggiatura da denuncia penale, orripilante.

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  3. MisterZoro ha detto:

    Pensavo, anzi ero sicuro, di trovare anche Wild Wild West in questa lista…è un’assenza voluta (tipo per impedire la proliferazione anche solo del ricordo di cotanta cagata) o semplicement ehai preferito dare spazio a pellicole più di nicchia?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahhaha dopo anni finalmente ero riuscito a dimenticare uno dei più brutti film della storia – volutamente ignorato, quel 2014 – e invece me l’hai ricordato!! 😀
      Preferisco far finta che quella roba non esista: tutti questi sono film migliori!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Non adoro (eufemismo) il western ma su Tremors e lo speciale della bara volante mi sono emozionato/commosso mentre La casa maledetta, nonostante la delusione da te palesata, mi incuriosisce! Insomma, anche là dove sono poco ispirato…mi hai tirato un po’ dentro! 🙂

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  5. Iuri Vit ha detto:

    Di tutto questo bel materiale ho avuto la fortuna di vedere solo Cowboys vs Aliens. Ancora me ne pento.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, contento di sapere che non solo a me ha profondamente deluso, visto poi quanto è stato spinto in ogni dove. Ti consiglio il molto più divertente “High Plains Invaders”: stessa trama, meno soldi ma più divertimento 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Spinto immotivatamente davvero, Cowboy vs Aliens: il fumetto, che ricordo di aver letto DOPO il 2011, è sicuramente migliore…forse era davvero talmente contemporaneo al film da non dare ai diretti responsabili nemmeno il tempo di leggerlo bene per “ispirarsi”, altrimenti avremmo visto qualcosa di molto più divertente, e a questo punto non ho nessun dubbio che “High Plains Invaders” (recupererò) lo batta senza sforzo.
        Non poteva mancare lassù il dino-western La vendetta di Gwangi, con quel magnifico bestione in stop-motion dalla tinta cangiante (un po’ blu un po’ qualcos’altro: Ray non ebbe materialmente il tempo sul set per testare il colore definitivo), così come non poteva mancare per dovere di lista nemmeno il tristissimo “Tex e lo sprofondo negli abissi” (questo sarebbe stato il titolo ideale)… per il resto, mi permetto di consigliarti l’aggiunta di un altro titolo all’elenco e cioè Ghost Town – la Città Maledetta (1988), un titolo della defunta Empire di Charles Band che probabilmente avrai già visto su qualche emittente privata nei favolosi primi anni ’90 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Grazie della dritta, in effetti dovrei fare un nuovo viaggio per gustarmi altri titoli 😉

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  6. kuku ha detto:

    Ammazza quanti filmacci ti sei sorbito!
    Questa commistione di generi ha il suo fascino,le potenzialità sono molte ma si sta un attimo a fare una boiata.
    Il Wendigo me lo ricordo citato nel telefiln Streghe, telefilm cazzata immane che non so come mai ho guardato per un periodo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Malgrado sia molto amato dagli americani, il Wendigo è purtroppo vittima di film spaventosamente brutti: fra i miliardi di film sui vampiri qualcosa di buono si trova, fra centinaia di zombie pure e così fra le decine di lupi mannari, ma quei pochi film sul Wendigo sono tutti inguardabili. (Ne “L’insaziabile” è proprio la parte minore della sceneggiatura, splendida che ti consiglio caldamente!)

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