Miller 9. Arsenal (2017)

Il nostro eroe continua a spiazzare, cambiando stile per assicurarsi sempre nuovi filmacci…

La maglietta è un chiaro omaggio al nostro Willy l’Orbo!

Il nostro Steven eleva la sua cinepresa alta verso il cielo, e giura che sarà roccia contro critici e recensori.
Solo sula cima attenderà i produttori: arriveranno in molti e solcheranno i mari.
Oltre questi filmacci troverà la gioia. O forse la sua fine. Comunque sarà gloria.

Non fa film per un compenso.
Fa film per amore. E per pagare le bollette…

Il nostro Steven C. Miller è come il Guerriero di Marco Mengoni, veglia quando è notte e ci difenderà da buon gusto e contenuti validi: non dobbiamo temere perché sarà sempre al nostro fianco, e con la sua cinepresa asciugherà il nostro pianto.
Di sicuro i produttori si azzuffano per averlo, solcano i mari e arrivano da ogni dove per ricoprirlo d’oro: addirittura minuscole case mettono insieme 10 milioni di dollari, roba da capogiro, perché il nostro Steven sforni l’inutile Arsenal, che mi rifiuto di credere sia costato più di quattro euro e ci scappa pure la mancia per il ragazzo

Uscito in patria il 6 gennaio 2017, il trittico IIF, RaiCinema e 01 Distribution lo portano in DVD e Blu-ray dall’aprile 2018.

Perché questa mania di Steven per i titoli “decentrati”?

Scritto da un passante di nome Jason Mosberg, sin dalle prime scene è chiaro che questa è una storia in pieno stile Joe R. Lansdale, se però Champion Joe avesse avuto un brutto incidente e fosse rimasto un vegetale: anche così, però, l’avrebbe scritta meglio.
C’è il sud? Fréghete! Siamo a Biloxi, Mississippi, con tanto di filtro giallo per far capire quanto cacchio fa caldo, e gli attori sono sempre sudati: oh, se non fa “glorioso sud” questo…
Ci sono armi ovunque? Fréghete! Mancano i kalashnikov e poi abbiamo tutto l’armamentario, pure le bombe a mano.
Ci sono personaggi ridicoli che però fanno cose sin troppo drammatiche? Fréghete! Abbiamo Nicolas Cage: cosa c’è di più ridicolo e drammatico di lui?

Cage è il suo nome, nun lo scorda’…

Certo, qui sembra il Super Cafone ma senza smandrappate ad abbracciarlo, volutamente imbruttito per… boh, perché è un pazzo scatenato? O probabilmente per seguire un sottilissimo percorso narrativo secondo cui il brutto esterno simboleggia il brutto interiore. O semplicemente perché è un film brutto…

Ehi, Nicolas, ha chiamato Sam Elliott: rivuole i suoi baffi

Se avete letto un qualsiasi romanzo di Lansdale, in questo film troverete tutto… ma in versione brutta. Il che è ancora più frustrante, perché vedi un regista in pieno spolvero come Miller che si dispera a fare svirgolii e virtuosismi per cercare di dare spessore ad una storia piena di buoni elementi buttati tutti giù nel cesso, alla fine di un girotondo da nausea.
Sembra sempre che dietro l’angolo ci sia la sorpresa di trovare che il film giochi con gli stereotipi, invece di esserne schiavo esecutore, ma poi si scopre che – come l’abisso di Emerson – sotto uno stereotipo c’è un altro stereotipo.

Quella gran faccia da Johnathon Schaech

L’attore feticcio di Miller Adrian Grenier interpreta J.P., il fratello bravo, padre di famiglia e lavoratore alla fundarìa come se fossimo in un drammone di Mario Merola, e ovviamente la sua controparte Mikey (quella faccia da schiaffi di Johnathon Schaech), fratello scapestrato che da tutta la vita spende e spande i soldi che gli passa il bravo J.P.
Mikey beve, gioca, tratta male la famiglia e sparge letame su tutto, e suo fratello non vuole più vederlo perché – da Romolo e Remo in poi – i fratelli si odiano e non cascano due volte nello stesso errore. No, scusate, questa sarebbe stata una trama plausibile, invece J.P. ama suo fratello perché è suo fratello (giuro, è esattamente questa la motivazione che viene data), così quando arriva la notizia che è stato rapito – esattamente quando aveva bisogno di tanti soldi per una brutta storia di droga – J.P. non ha alcun dubbio, e mette a rischio la sua vita per salvarlo.

Inutili tentativi di ottime trovate visive del tutto sprecate

Sapientemente Lansdale ha sempre preferito l’amicizia virile ai rapporti di sangue, perché narrativamente parlando è più facile spiegare l’amicizia che la consanguineità. Ma, ripeto, questo film è solo un foglio con su scritto “storia alla Lansdale”, qualsiasi altro rapporto finisce lì. E finisce male.
A peggiorare drammaticamente la situazione arriva John Cusack, che a cinquant’anni si presenta con bandana e occhiali scuri a fare il gggiovane ragazzo della strada, che – bada – me so’ dato ’na carmata. Se avesse avuto ancora una faccia o una reputazione, qui era il momento di perderla del tutto. Per fortuna dagli anni Novanta Cusack è solo un cartonato che appare in cento film l’anno, nessuno lo scambia più per un attore.

Ve lo ricordate John Cusack? Che brutta fine…

Arsenal non è un film alla Miller, quindi non è divertente né frizzante – anche se il nostro regista fa di tutto per studiare sempre l’inquadratura più ardita – ma non è neanche un film di cassetta, sebbene fior di case l’abbiano distribuito in ogni più sperduto e sfortunato anfratto del mondo, spacciandolo per un filmone di Nicolas Cage quando invece è solo la rappresentazione simbolica del suo sfintere. Oscuro e assolutamente non gradevole.
Quindi che cos’è? Non lo so, è solo il modo di Steven di pagarsi le bollette e magari ci scappa pure l’abbonamento a Netflix. Basta che non trasmettano i suoi film migliori, che se no ci scappa la lacrimuccia…

Ci saranno luci accese di speranze.
E Steven ci abbraccerà per darci filmacci sempre.

L.

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12 risposte a Miller 9. Arsenal (2017)

  1. Cassidy ha detto:

    Il prossimo passo sarà vedere Miller dirigere un video per Marco Mengoni questo chiuderà il cerchio sulla sua carriera da guerriero della Z 😉 Grazie a questo post, ora questo film ha senso di esistere, Cage e Cusack nello stesso film sono il bollino della qualità che ti aspetti di trovare, ma Nicola in versione “Supercafone” mi ha fatto scoppiare a ridere! Ti ringrazio per le citazioni ma soprattutto per aver citato “Bada”, tra quella e il Piotta hai vinto tutto! 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Comunque alla fine il film raggiunge il suo (indegno) intento: pur avendolo visto non ne ricordo alcun passaggio tanto che, leggendo la tua rece e osservando le immagini, mi pareva di discettare di un lungometraggio inedito ai miei occhi. L’unico barlume di memoria è dato dai nomi di copertina (Cage & Cusak) che infatti sono l’unico motivo per cui potevano spacciarlo come un film vendibile. Agli allocchi come il sottoscritto. Hai fatto centro Miller! 🙂 🙂

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Ma sai che credo di averlo visto pure io? Ma come Willy non mi ricordo un kaiser… Però il baffo di Cage e la bandana di Cusack mi hanno acceso qualcosa in fondo al cervello. Tutta roba imboscata il più a fondo possibile perché inconsciamente mi proteggo non facendomi ricordare certe schifezze. Ma nonostante tutto il potere della Z è così grande che passa qualsiasi filtro!

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  4. Kuku ha detto:

    Guarda che nessuno come Miller ti scatena la vena poetica!
    Cage è qualcosa di allucinante con questo look, mentre Cusak, beh Cusak..
    Johnathon schaech ha in un modo molto ma molto collaterale a che vedere col mio aleafilm di cui a breve scriverò. Ho detto molto collaterale.

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  5. Pingback: Miller 10. First Kill (2017) | Il Zinefilo

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