Chuck Norris 12. Lone Wolf McQuade (1983)

Atmosfere esotiche ed asiatiche quanto volete, ma il vecchio stile western tira sempre di più.

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Come racconta Chuck Norris nella sua biografia The Secret of Inner Strenght. My Story (1988), deluso da Vendetta a Hong Kong si sbriga a stracciare il contratto con la blasonata MGM, con cui si era impegnato a girare altri due film: una mossa molto azzardata per un attore ancora relegato a minuscoli filmetti d’azione di serie B (ad essere buoni). È strano, perché le foto di scena sono tutte della MGM e la stessa casa ha distribuito il film in home video: misteri dei contratti stracciati…

«Da lungo tempo accarezzavo l’idea di un film dal titolo L’ultimo della razza [The Last of the Breed], una sorta di versione moderna dei western con John Wayne che avevo adorato durante la mia infanzia in Oklahoma.»

Così ci racconta Norris nella citata biografia, senza specificare se stia parlando solo di idee vaghe o abbia davvero preso parte in qualche modo alla nascita di Lone Wolf McQuade, che risulta scritto da B.J. Nelson (che scriverà il secondo e il terzo Scanners) su soggetto proprio e di H. Kaye Dyal.

«La prima volta che ho letto la sceneggiatura, questo personaggio principale – il Texas Ranger James J. “Lone Wolf” McQuade – era descritto come una persona trasandata e di pessimo aspetto, con abiti che sembravano non essere lavati da molto tempo. Era così all’opposto di come sono io nella vita reale che mi ci è voluto un po’ per decidere se affrontare o meno questo ruolo.»

Prodotto da casupole, il film può contare sulla distribuzione in sala della Orion Pictures, che all’epoca è ancora un nome che conta. C’è però un problema: appena il film finisce davanti alla MPAA (la censura americana), Richard Heffner lo bolla con una “R” che ne vieta la visione ai minori per via delle scene di violenza. Avesse avuto una sola “f” nel cognome, come Hugh Hefner, Richard sarebbe stato di maniche più larghe…
Comunque la Orion prende Chuck, lo mette su un aereo per New York e lo manda a chiedere di rendere il film libero da divieti, altrimenti il successo di botteghino ce lo scordiamo.

Chuck conosce già Heffner, l’ha incontrato in occasione di Good Guys Wear Black, e stavolta gli ribadisce la sua visione del cinema:

«Ci sono davvero pochi film con eroi positivi, in cui cioè un uomo combatte solo quando deve: il mio è uno di questi film.»

Questa argomentazione ricorre spesso, con tutti questi film con violenza gratuita e con la gente che si mena senza motivo: ma dove li hanno visti? Fatemi qualche titolo che vorrei proprio vedere questi film: la media dei “violentissimi” film d’azione è 89 minuti di chiacchiere e un minuto di sberle date male…
Comunque Chuck continua citando i vecchi western, a cui questo film strizza l’occhio, e il fatto che non travierebbe mai dei minori visto che è stato per vent’anni istruttore di karate. Vent’anni? Ormai siamo alle cifre sparate a caso, e per toglierselo di torno Heffner accetta di cancellare ogni divieto sul film.

Il buono…

Uscito in patria il 15 aprile 1983, non c’è bisogno di alcuna perorazione per convincere la censura italiana a concedergli il permesso di proiezione, il 7 settembre 1983, senza alcun divieto: nella stessa data esce in sala, con il titolo Una magnum per McQuade, chiara strizzata d’occhio a Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan (1973).
Gira giusto qualche mese per le sale – caso strano per un’epoca dove invece i film rimanevano anni al cinema – e sabato 27 aprile 1985 addirittura la blasonata Rai2 lo trasmette in prima serata.

… il cattivo…

Anche se la data è ignota, sicuramente risale a non prima del 1985 anche la VHS Domovideo, scomparsa ben presto. MGM e Fox Video lo portano in DVD italiano dal 2008 e dal febbraio 2014 addirittura in Blu-ray.

… e il film brutto!

Prima di parlare del film, bisogna parlare dell’importante co-protagonista di questa pellicola: un certo David Carradine, che per fortuna ci ha lasciato una lunga testimonianza su questa esperienza nel suo saggio biografico Lo spirito di Shaolin. La via del kung fu (1991), portato in Italia nel 1993 dalle Edizioni Mediterranee. (Tutti i brani riportati di seguito sono presi dalla traduzione di Maria Concetta Scotto di Santillo.)
All’epoca è un divo noto a tutti gli americani per il ruolo televisivo di Caine in “Kung Fu”, la serie ideata da Bruce Lee, e – per sua stessa ammissione – nel tentativo di togliersi di dosso quella patina da santone si è gettato nelle fauci del più “sporco” dei cineasti: Roger Corman. Anno 2000. La corsa della morte (Death Race, 1975) è stato il modo con cui Carradine ha detto «Emmobbasta!» all’ascetismo Shaolin.

«Ogni giorno incontravo persone desiderose di parlarmi e mi ponevano sempre la stessa ritrita domanda: “Conosce veramente il karate?”. Ora però se ne aggiungeva un’altra nuova: “Farà più qualcosa del genere?”. Cominciai a pensarci seriamente.»

Quando cominci a ballare con il diavolo, è difficile smettere. Invischiato in film sempre più raffazzonati e girati al volo – che saranno rivalutati tutti a posteriori – Carradine sogna una nuova vita artistica grazie al suo Messaggi da forze sconosciute (pronto nel 1978 ma dalla vita distributiva molto travagliata), personalissimo film sulle arti marziali che non avrà il successo sperato. E come ogni altro attore di genere, si pente di aver abbandonato il personaggio che gli ha dato la fama e comincia ad organizzarsi per tornare a sfornare spin-off di “Kung Fu” a manetta.

Intanto in quel periodo Carradine si è messo con Gail Jensen, che sposerà nel 1986 (terza delle sue cinque mogli) e da cui divorzierà nel 1997.

«Lei mi parlò di un suo vecchio amico, Steve Carver, che stava facendo un film con Chuck Norris. Pensai a Moonbeam Rider, al suo regista Steve Carver e pensai “Perfetto!”. Andammo alla Orion Pictures per parlare con Steve e Mike Metavoy (il presidente della Orion) che conoscevo dai tempi di Questa è la mia terra. Mike disse: “Che ne pensi di fare un film con Chuck Norris?”. Il film si intitolava Una magnum per McQuade. “Quando?”, risposi. “Sono pronto”. Un film con Chuck mi sembrava un’ottima maniera per scoprire se possedevo ancora il tocco.»

Le basta questo “incentivo” per fare un film con Chuck Norris?

David torna ad allenarsi duramente per apparire più marziale possibile nel film, aiutato dal personal trainer P.J. Lee, ex campione europeo di karate ritiratosi dalle gare dopo un incidente.

«L’addestramento a cui mi sottopose P.J. è stato il più faticoso che abbia mai dovuto affrontare. Le lezioni iniziavano con estenuanti esercizi di ginnastica ritmica per poi proseguire con tecniche classiche, allenamento con il sacco, pugilato e combinazioni di lotta. Tutto questo a un ritmo frenetico.»

Tre degli allievi di Chuck vanno ad “ammorbidire” David

Intanto sul set Chuck si presenta con una secchiata di lottatori provenienti dalle sue palestre, che passano tre settimane a studiare con Carradine le scene di lotta.

«Chuck non venne mai alle nostre sedute di allenamento. La prima volta che ci affrontammo fu il giorno che iniziammo le riprese del combattimento. Lavorare con lui si dimostrò estremamente facile. Persona gentile e serio professionista, Chuck è un cristiano osservante. Non fuma e non beve, fatta eccezione per qualche birra occasionale. Si allena due volte al giorno, mattina e sera. È un uomo gradevole e socievole, anche se un po’ noioso. Tuttavia, se un giorno salta gli allenamenti, allora diventa troppo eccitato per restargli nei paraggi. Stategli alla larga in quei giorni, perché ha comunque bisogno di sfogare l’energia che normalmente spende allenandosi.»

Carradine ci regala un ritratto davvero inedito di Norris, rivelandoci che anche lui ha “quei giorni” in cui bisogna stargli lontano…

Mi fischiano i baffi: Carradine sta parlando di me…

Ci vogliono quattro giorni per girare la scena del combattimento finale, quattro giorni intensi al termine dei quali i due protagonisti traballano come ubriachi, secondo le parole di Carradine:

«Chuck e io ci divertimmo un sacco a girare la scena del grande combattimento. Io avevo intenzione di usare alcune delle combinazioni di karate che avevo appreso da P.J., ma alla fine adottai i miei stili dello Shaolin del Nord e della Mantide Religiosa. Il contrasto di stili rese lo scontro con Chuck un vero classico del genere. Probabilmente il migliore di tutti quelli che ho fatto.»

Una foto leggermente epica (© 1983 Metro-Goldwyn-Mayer)

Se i due attori-atleti si affrontano a volto scoperto davanti alla cinepresa, dietro le quinte gli agenti organizzano combattimenti molto più “letali”. Per esempio hanno paura che questo ruolo rovini l’immagine di Carradine di “invincibile”, così nel contratto hanno inserito una clausola per cui il suo personaggio non può perdere con Chuck, il che è assurdo, visto che è il cattivo della storia. Per fortuna hanno specificato che non può perdere in uno scontro “a mani nude”: alla fine Chuck può limitarsi a farlo fuori con una bomba a mano…

«Si dice che gli avvocati abbiano supervisionato il montaggio con in mano i cronometri. Il periodo più lungo in cui io vengo atterrato è di quattro secondi, Chuck per sette, per cui è puramente questione di interpretazione stabilire chi ha vinto il combattimento.»

Siamo per terra tutti e due: questo non conta!

Il resto viene da sé: i pubblicitari cominciano a mettere in giro voci di inimicizia fra i due attori sul set, di cause legali in corso e tutto il solito circo, o almeno tale lo giudica Carradine nella sua biografia: una trovata pubblicitaria che in effetti ebbe molto successo.

«Dissero anche che Chuck mi aveva rotto il naso e io a lui. Dolente di deludervi, ma non ci siamo mai nemmeno sfiorati. Siamo stati dei perfetti gentiluomini. Mi sono rotto il naso quattro volte, ma mai per mano di Chuck Norris. E mentre avvocati e pubblicitari si scannavano tra di loro, Chuck ed io ce ne andavamo a bere una birra insieme. A lui piaceva la Pearl, io preferivo la Lone Star.»

Chuck non beve: Chuck mena! Con la forza del suo stile nel vestire…

La parola finale sul rapporto Norris-Carradine la dice quest’ultimo, chiudendo il capitolo su questo film con una frase alquanto sibillina:

«Provo un grande rispetto per Chuck e lui per me. Chuck dice che io sono un vero esperto di arti marziali quanto lui è un attore.»

Mmmm… siamo sicuri che sia un complimento? Comunque il “Time” dell’11 ottobre 1982 racconta che Carradine sta minacciando di bloccare l’uscita del film se non verranno rispettate le condizioni poste dal citato contratto: tutta una manovra dei pubblicitari? David dice di sì…

Forse si sta un tantino esagerando con l’enfasi

J.J. “Lone Wolf” McQuade è un Texas Ranger di quelli che non se ne fanno più, che ora sono tutti fatti con le polverine. Lui non segue le regole: sono le regole che cercano di seguirlo, col fiato corto. Lui bazzica il confine messicano vestito di stracci e sporco in faccia, perché così fanno i veri Texas Ranger, refrattari a questa invenzione moderna chiamata “lavarsi la faccia”.
Se qualche criminale fa il criminale, McQuade gli spara in testa. Qualcuno dice che dovrebbe arrestarlo, leggergli i diritti, addirittura portarlo in auto alla stazione di polizia: stupidaggini. I veri Texas Ranger prima sparano e poi… sparano di nuovo, per sicurezza.

Chuck… ehm… mi sa che t’hanno fottuto il fucile!

La manfrina è la solita: il buono è rozzo ma dal cuore d’oro, non segue le regole né le procedure ma va dritto al problema e non si lascia legare le mani dalla burocrazia che invece fa comodo ai criminali. Bla bla bla e arriva il super cattivo che non fa altro se non strizzare gli occhi da Carradine che si ritrova. Chuck lo sa che è cattivo, l’ha pure letto su una di quelle scatole strane che il suo dipartimento usa: tipo calcolatrici ma più grandi…

Che belle queste scatole, quasi quasi le sparo!

La storiella criminale costruita intorno è tipica dell’epoca e quindi non merita neanche d’essere citata, tanto è solo un modo per aspettare la resa dei conti. E qui però nasce un problemino.
Regola vuole che l’eroe sia sempre positivo, finché poi gli toccano la famiglia o comunque un personaggio a lui caro e nel finale scatta il going berserk: l’eroe si incazza ed è giustificato a fare il casino brutto perché l’hanno colpito al cuore.
Il problema nasce dal fatto che Chuck ha solo una faccia, per l’intero film: come si fa a capire quando è positivo e quando gli è scattata la viuleeeeenza? Per fortuna c’è la musica – del nostro sempre eccezionale Francesco De Masi – ma alla decima volta che parte il tema del going berserk la cosa si fa confusa…

Quiz: secondo voi, qui Chuck è allegro o seccato?

Gli ammazzano il cane, e tipo John Wyck ante litteram scatta la viulenza, ma poi gli rapiscono l’amata, gli rapiscono la figlia, gli menano la figlia, gli prendono a calci il gatto e gli strozzano il pesciolino nell’acquario: e Chuck, come il Romano Prodi di Guzzanti, sta lì… fermo… impassibile… con la stessa faccia. Oh, ma ha capito cosa sta succedendo o è una paresi?
Mentre Carradine se la gode un mondo, gigioneggia e in ogni fotogramma se la ride, come a dire “Io so’ Carradine e me la comando”, Chuck fa sempre e solo la stessa faccia, rendendo alquanto difficile capire il suo personaggio. Si sa solo che tocca sterminare la città per fargli scattare la scintilla del going berserk.

Le emozioni del personaggio si possono capire dall’ondeggiare dei suoi peli…

Malgrado ciò che pensino i titolatori italiani, McQuade con la sua pistolona Magnum ci spara giusto due colpetti per esercizio a casa propria – perché vive in una baracca nel deserto – e poi via, fuori dalla storia. Un po’ pochino per intitolarci il film…

Chuck… ehm… mi sa che t’hanno fottuto il tamburo!

Le indagini richiedono l’entrata in scena di un personaggio totalmente inutile, che serve solo a incontrare di nuovo Martellino il pugilino, cioè quel Leon Isaac Kennedy che all’epoca si sentiva puggile dentro e faceva filmetti romantico-pugilistici parecchio imbarazzanti.

Leon Isaac Kennedy che prova a fare la faccia da duro

Una curiosità sul set ci viene raccontata dal sito dell’AFI (American Film Institute). Parte del film è stata girata in una zona desertica pullulante di serpenti a sonagli parecchio invadenti, tanto che le riprese della scena d’amore fra Chuck e Barbara è stata rovinata perché gli attori sono schizzati via dal letto… quando vi hanno trovato dentro un serpente!

Chuck, c’è un serpente nel letto o sei contento di recitare con me?
(© 1983 Metro-Goldwyn-Mayer)

Lo stesso AFI ci informa che il film è uscito in 1.221 sale e quel weekend si è portato a casa 4,3 milioni di dollari: non un buon risultato, visto che ne è costati 5, secondo IMDb. Quest’ultima però ci informa che in totale ha guadagnato 12 milioni, mica male.
La critica principale è ovviamente la recitazione di Norris. L’attore decide di cercar di difendersi sulla celebre rivista “Rolling Stone” (23 giugno 1983), affermando che in tutti i suoi anni di allenamento nelle arti marziali lo hanno portato a controllare ogni emozione: «ora trovo molto difficile fare marcia indietro». Avrà funzionato come difesa?

Quiz: riuscite a riconoscere Chuck Norris in questa scena?

Le recensioni si fanno da parte quando Chuck, come racconta nella sua citata biografia del 1988, riceve una telefonata molto particolare.

«Un giorno ricevetti una telefonata dalla Fondazione Make A Wish, un ente dedicato ad aiutare i bambini malati terminali ad esprimere un desiderio. Dissero che Michael Majia, un ragazzino di cinque anni che stava morendo di leucemia, voleva una mia foto. Invece che inviargli semplicemente una foto, telefonai a sua madre e organizzammo una visita. Quando arrivai all’appartamento dei Majia, che era vicino casa mia […], la mamma Debbie mi disse che Michael aveva la leucemia dall’età di tre anni, e mentre era confinato in ospedale guardava in continuazione la videocassetta di Una magnum per McQuade. “Lei mi piace”, mi disse sorridendo la donna, “ma non ce la faccio davvero più a vedere il suo film”.»

L’incontro con il bambino è ovviamente commovente, e per un’ora Chuck gli parla e gli insegna qualche tecnica nel soggiorno di casa. Nasce un’amicizia con la famiglia, che ogni tanto il nostro passa a salutare, ma poi impegni di lavoro lo portano in altre città: qualche mese dopo, quando chiama casa Majia per gli auguri di Natale, Chuck scopre che il piccolo Michael non ce l’ha fatta. Se ne è andato nel suo letto d’ospedale. Guardando la sua copia di Una magnum per McQuade.
Giusto per ricordare che possiamo scherzarci e prenderli un po’ in giro, ma non sono solo film…

Una curiosità finale. Il 10 dicembre 1982, mesi prima dell’uscita del film, il giornale “Daily Variety” riporta la notizia che la Orion Pictures ha offerto a B.J. Nelson e Steve Carver (rispettivamente sceneggiatore e regista) l’opportunità di curare una serie televisiva tratta dal film, dall’ovvio titolo Lone Wolf McQuade. Passa il tempo e la pellicola esce in sala, incassando più del previsto e Nelson e Carver bloccano tutto: qui ci scappano almeno due seguiti, prima di partire con la serie TV. Morale: niente viene fatto.
Perché non è mai nata né la serie di seguiti né la serie TV? Non si sa, ma di sicuro “The Hollywood Reporter” il 18 aprile 1997 ci informa che i detentori del copyright “Lone Wolf McQuade” hanno fatto causa all’emittente CBS e a Chuck Norris in persona: è stato palesemente scopiazzato il personaggio di McQuade per la fortunata serie “Walker Texas Ranger”.
Non sappiamo com’è finito il processo, ma probabilmente con un niente di fatto: McQuade non è mica l’unico Texas Ranger, e Chuck recita sempre uguale in ogni suo film… Tutti i suoi ruoli sono plagi di se stesso!

Ora però riposatevi, che la settimana prossima… si parte per la guerra!

L.

amazon– Ultimi post simili:

Pubblicità

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

21 risposte a Chuck Norris 12. Lone Wolf McQuade (1983)

  1. Cassidy ha detto:

    Quella frase sibillina chiude alla grande un altro gran post, per me Chuck lo stava prendendo gentilmente per i fondelli, Carradine è la più grossa fregatura del cinema marziale, tutto il tempo a parlare dei modi posati di Norris e non ha capito che lo stava prendendo per il naso 😉 L’aneddoto con il bambino è bellissimo, perché noi stiamo qui a ridere e scherzare ma certi film, specialmente da bambini, si vedono e rivedono mille volte, gran analisi di uno dei titoli più famosi di Norris, che però nessuno ha mai trattato in questo modo. Le didascalie sono da morire dal ridere, il fatto che abbiamo fregato le armi a Chuck è sintomatico, lui è letale anche con un mirino e una Magnum senza tamburo! Uccide e recita con l’orientamento dei suoi peli 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il bello è che dopo tutto quel parlare nel suo libro delle tecniche e degli stili marziali che ha scelto per il combattimento finale, nel film si ha solamente una rissa da strada, con pugni all’americana come la più classica delle rise da saloon nei western! A parte una posa a favore di obiettivo, David non fa nulla di vagamente marziale… e meno male che ha studiato per settimane! 😀

      "Mi piace"

  2. Kuku ha detto:

    Grande post del venerdì!
    In difesa del povero Chuck, anche certi attori più blasonati non è che cambino poi tutta sta espressione, cmq lui certo ha una recitazione introspettiva. E la frase di Carradine sinceramente non sembrava per niente un complimento!!!
    Chuck sul confine messicano mi ricorda un storia di Paperino che ci faceva appunto la guardia e c’erano dei loschi personaggi che contrabbandavano di tutto sotto i suoi occhi e lui naturalmente non si accorgeva di niente…

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahah immagine perfetta 😛 Anche qui Lone Wolf si occupa di osservare una parte così minuscola di confine che durante il suo turno tutti hanno il via libera 😀

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        L’impassibilità di Lone Wolf/Chuck Norris, comunque utilissima quando finge di far complimenti ai colleghi (chissà se Carradine ha poi colto la sfumatura così poco velata) 😛
        Comunque, altro assai interessante capitolo della carriera di Chuck, questa volta ulteriormente impreziosito dalle testimonianze personali di David Carradine (“furbone” marziale più che artista vero e proprio) e ricco di aneddoti come pure quello bello e-ovviamente- triste riguardante il bambino, che mi ha fatto ricordare un caso simile riguardante un fan di Star Trek (ormai malato terminale) a cui J.J. Abrahams fece pervenire una copia in anteprima assoluta del suo Into Darkness…
        P.S. Nel post hai citato “Messaggi da forze sconosciute”, che vidi in sala proprio in quel lontanissimo 1978… ne parlerai, prima o poi? 😉

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quel film ce l’ho da parte pronto per vederlo, appena chiudo un po’ di cicli aperti 😛
        Mi è preziosa la tua testimonianza, perché nel saggio di Carradine c’è parecchia confusione temporale, e addirittura dice che ha girato “Lone Wolf McQuade” mentre cercava di distribuire il suo film. Ma il film con Chuck è del 1983 e “Silent Flute” è del 1978… Non so se Carradine ricorda male o se magari intendeva che non riusciva a distribuirlo in patria americana, mentre all’estero era già uscito. Indagherò meglio, quando sarà.

        "Mi piace"

  3. Zio Portillo ha detto:

    Posso azzardare? Forse la più bella puntata dello speciale su Norris (finora). Bella perché, oltre a citare un film super-famoso, anche se mediocre…, per una volta si ascolta anche un’altra campana: quella di Carradine. Ovviamente pure il buon David avrà romanzato parecchio la sua biografia, ma almeno c’è materiale per capire e conoscere meglio il Chuck attore, il Chuck uomo e il Chuck atleta.

    E venerdì prossimo arriva il bello! Ho già pronti i pop-corn!

    P.S.: Lucius, una curiosità. Tratterai solo la parte cinematografica o pure quella televisiva? No perché se mi copri pure Walker Texas Ranger vengo giù a Roma ad offrirti una cena!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contentissimo ti stia piacendo questo speciale come piace a me, e per fortuna si riesce ancora a trovare materiale a cui attingere.

      Per Walker Texas Ranger sono molto titubante, perché davvero mi fa schifo al cubo – già nei primi Novanta evitavo come la peste le VHS che raccoglievano gli episodi e anticipavano la trasmissione di Rete4 – ma magari per dovere di cronaca proverò a recensire i primi episodi, ma non ti prometto niente. C’è un limite anche per il Zinefilo 😀

      "Mi piace"

  4. Anonimo ha detto:

    L’excursus sullo scontro Norris/Carradine con tanto di frase “sibillina barra maliziosamente offensiva”…molto bene!
    E poi…”Ora però riposatevi, che la settimana prossima… si parte per la guerra!”…non vedo l’ora! 🙂

    Piace a 1 persona

  5. Conte Gracula ha detto:

    Le clausole capestro nel contratto sono favolose, mi ricordano la vanagloria di certi miei zii 😛
    E ora faccio un controllo, byte per byte, di quante volte fai un complimento a Chuck contro quelle in cui lo prendi in giro…
    No, aspetta, ti condanno sulla fiducia 😛

    Piace a 1 persona

  6. Pingback: Chuck Norris 17. The Delta Force (1986) | Il Zinefilo

  7. Pingback: Guida TV in chiaro 23-25 agosto 2019 | Il Zinefilo

  8. Pingback: Guida TV in chiaro 30 agosto-1° settembre 2019 | Il Zinefilo

  9. Pingback: Shadowchaser 4 (1996) Assedio alieno | Il Zinefilo

  10. Pingback: Trained to Kill (1989) Zagarino vs Z’Dar | Il Zinefilo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.