Chuck Norris 14. Missing in Action 2 (1985)

Pensavate che il Vietnam fosse finito? Invece c’è ancora qualcosa da dire e musi gialli da menare.

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Intervistato da “Black Belt” nel settembre 1986, il nuovo divo Chuck Norris – campione al botteghino – informa il giornalista Jim Coleman che la Cannon ha previsto per lui un totale di 14 film: un numero esagerato che non si compirà mai per via della veloce caduta della casa, ma è davvero indicativo per capire quanto all’epoca Menahem Golan e Yoram Globus credessero nel nostro eroe.
Il successo travolgente di Missing in Action – non meritato ma per semplice “rimbalzo” da Fratelli della notte (1983) e relativo interesse per le storie del Vietnam – spinge i cuginoni israeliani a puntare forte su Chuck, che intanto all’uscita del film mantiene fede ad una sua abitudine:

«Quando [Missing in Action] uscì lo andai a vedere in un cinema pubblico, che preferisco rispetto alle première di Hollywood, perché ho trovato sempre più interessanti le opinioni del pubblico dei miei film piuttosto che quelle dei critici.
Una delle più grandi emozioni della mia vita l’ho avuta alla prima proiezione di Missing in Action, a cui ho assistito a Westwood, California: il pubblico si è alzato in piedi per una standing ovation nella scena finale in cui Braddock prova che esistono ancora prigionieri americani in Vietnam.
Quell’ovazione ha giustificato ogni duro lavoro che ho messo nel film.»

Magari nella sua biografia Against All Odds. My Story (2006) il nostro Chuck sta esagerando, ma vista l’epoca e il fatto che il Vietnam fosse un argomento di scottante attualità e ancora inedito, non abbiamo problemi a credergli.
Dalla sua precedente biografia, The Secret of Inner Strenght (1988), conosciamo un altro aneddoto che ci fa capire quanto un film al di sotto della sufficienza abbia comunque colpito nel segno.

«Il film è arrivato immediatamente al vertice delle classifiche ed ha avuto anche qualche buona recensione. Ma il complimento migliore è arrivato da una ragazzina che mi ha detto di aver portato suo padre, un veterano, a vedere il film. “È stata la prima volta che l’ho visto piangere”, mi ha raccontato.»

Alla Cannon sanno come sfruttare questo tipo di ondate emotive, e quindi è il momento di battere il ferro finché è caldo.

A vederlo così non sembra, ma Chuck è il nuovo eroe d’azione che sbanca i botteghini

Come abbiamo visto per il precedente titolo, nelle Filippine del 1984 si sono girati due film in contemporanea, perché la Cannon aveva già un proprio copione ambientato nel Vietnam quando Lance Hool si presenta con la propria sceneggiatura. Entrambe le storie sono state messe in cantiere e girate insieme: la prima che fosse stata completata sarebbe uscita quello stesso 1984, la seconda nel 1985. In realtà Andrew Yule nel suo saggio Hollywood a Go-Go: The True Story of the Cannon Film Empire (1987) dice che la scelta è stata compiuta perché il secondo film era più forte e si è preferito farlo uscire per primo.
Quale che sia il motivo, questa scelta ha creato una confusione assurda.

Una scelta di titolo piena di problemi

Teoricamente Missing in Action 2: The Beginning è un prequel, cioè mostra cos’è successo al colonnello Braddock durante quella prigionia in Vietnam che nel primo film è accennata solamente tramite qualche veloce flashback. In realtà non è così, visto che i volti e il destino degli aguzzini sono totalmente diversi: sono due film a sé stanti, che la Cannon ha “fuso” inserendo Braddock come protagonista di entrambi.
Il primo ad essere uscito, e che conosciamo come Rombo di tuono, è quello che ha Lance Hool come soggettista ma IMDb riporta come “basato sui personaggi di Arthur Silver, Larry Levinson e Steve Bing”: come fa questo titolo, che è il primo, ad essere basato su personaggi preesistenti? Semplicemente perché i tre nomi citati sono quelli che hanno scritto il film che la Cannon aveva già in tasca, a cui è stato appioppato il personaggio di Braddock come “collante”. E a complicare le cose… a dirigerlo è Lance Hool, soggettista dell’altro!

Grazie per tutti i casini, Lance…

Insomma, abbiamo capito che sono due film girati insieme e che possono essere visti separatamente perché la trama non ha particolari legami.

Gli autori che la Cannon aveva già in scuderia

Uscito in patria americana il 1° marzo 1985, la rivista “Box Office” del maggio 1985 ci dice che il film è stato distribuito in 1.336 sale cinematografiche ed ha guadagnato 3,9 milioni di dollari, a cui vanno aggiunti altri due alla fine del secondo weekend: essendone costato 2,4 (stando ad IMDb), direi che anche questo titolo ha avuto il suo bel guadagno.
Il 7 agosto successivo finisce sul tavolo della censura italiana che velocemente rilascia il visto già dal 30 agosto successivo, con un divieto ai minori di 14 anni che verrà tolto nella successiva seduta del 23 dicembre 1991. Perché questa seconda riunione della commissione di censura? Ne parlerò più avanti.

L’Italia è amata dai cuginoni Globus, infatti scopriamo che mille copie della pellicola del primo Missing in Action sono state sviluppate da noi:

«Le copie italiane ci costano meno e sono tecnicamente uguali a quelle che ci avrebbero stampato in America»

afferma Yoram Globus al giornalista Ernesto Baldo de “La Stampa” (9 gennaio 1985). Quindi il nostro Paese ha un legame speciale con la Cannon e un occhio di riguardo, giusto? Posso testimoniarlo: in Italia negli anni Ottanta la Cannon era ovunque, dai cinema alle videoteche ai canali televisivi, ed è stata mia compagna fedele nella crescita, instillandomi i sani princìpi “di una volta”: chi spara per primo, spara due volte!

Scherzi a parte, quando quel 14 settembre 1985 Missing in Action 2 arriva nelle sale nostrane l’“amica” Italia dovrebbe trattarlo bene, no? Qualche mese prima Missing in Action è arrivato con il titolo Rombo di tuono, quindi per una logica basilare Missing in Action 2  diventa Rombo di tuono 2… Seee, lallero! Siamo in Italia, che c’entra la logica?
La patria della grande creatività che ha conquistato il mondo ribattezza Missing in Action 2Missing in Action. Ma perché?
Se i geniali distributori nostrani credevano che gli italiani fossero così ignoranti da non capire l’inglese – falsa convinzione che attraversa tutta la storia italiana – com’è possibile che qualche mese dopo d’un tratto, puf, tutti anglofoni? E perché cancellare ogni riferimento al film precedente, quando teoricamente questo è un suo prequel? Misteri misteriosi della nefanda distribuzione italiana.

da “La Stampa” del 22 ottobre 1985

Cannon e Multivision lo portano in VHS in data ignota – sicuramente prima del Cofanetto Norris del 1989 – mentre nel maggio 1987 questo film finisce nel novero dei Super8 Sony a noleggio e vendita. La consueta Italia1 lo trasmette nella prima serata di venerdì 9 marzo 1990.
L’unica edizione digitale nota è il DVD MGM / Fox Video del 2010.

Siamo nel Vietnam del 1972 e conosciamo il baffuto colonnello James Braddock: vi è mancato, eh? La scena iniziale ha tutti quei difetti la cui assenza era stata elogiata nel primo film: la mancanza dell’autoesaltazione del divismo. Chuck invece qui entra in scena come fosse un dio sceso in terra, cammina con piglio deciso mentre le immagini cantano l’armi e gli eroi di questo nuovo pelide Achille. E “pelide” si riferisce ovviamente ai suoi peli!

Il “pelide” Chuck

Non è che siamo qui a buttar via palanche, quindi la scena di guerra che apre il film è veloce e raffazzonata, con una comparsa che spara a casaccio col fucile in mezzo ad una radura. Ma una volta non facevano un corso militare agli attori, così che durante le riprese non facessero stupidate simili? Qui invece abbiamo tutto il plotone giustamente al riparo, durante la sparatoria, e solo questo Rambo dei poveri che spara a non si sa chi.
Per fortuna la scena imbarazzante dura poco: l’elicottero su cui viaggiano Braddock (Norris), l’italo-americano Mazilli (Cosie Costa) e il nero Frankie (John Wesley) viene abbattuto e i nostri eroi si trasformano d’un tratto in MIAs: dispersi in azione.

Di azione ce n’è poca, ma i dispersi sono tanti

Passano gli anni, cresce la barba – ma solo a Chuck! Com’è che quasi tutti gli altri si radono ogni giorno e lui no? – la guerra è finita e Ronald Reagan lo promette: si farà luce sui prigionieri americani ancora in Vietnam, e ad ognuno verrà mandata una copia di un film Cannon a piacere.
Intanto Braddock e gli altri si ritrovano in un campo di lavoro nelle Filippine ma facciamo finta che siamo in Vietnam, con biechi aguzzini di ogni nazionalità TRANNE che vietnamita. Ma potete stare certi che è il meglio del meglio.

Signore e signori, il meglio dell’Asia anni Ottanta!

Questa foto è un capolavoro che cattura alcuni fra i migliori caratteristi che potrete trovare in ogni prodotto cine-televisivo degli anni Ottanta.
A sinistra un volto noto, quel professor Toru Tanaka (ex wrestler hawaiiano scomparso nel 2000) che ha esordito al cinema proprio con Chuck Norris, in Triade chiama Canale 6 (1981); al centro c’è il mitico Soon-Tek Oh (recentemente scomparso, il 24 aprile 2018), coreano che sbuca fuori in ogni dove all’epoca e ha l’onore di essere l’unico altro allievo noto del maestro Lee Van Cleef, nella serie TV “Master Ninja”; e per finire, a destra, quello meno noto. Dite la verità, non sapete chi sia, eh? Avete ragione, probabilmente di viso non è noto, non certo come gli altri due, ma il coreano David Chung (scomparso nel 2006) ha forgiato profondamente la mia adolescenza e ha un posto d’onore nel mio cuore: è il “ninja fantasma” del capolavoro Trancers: Ninja III (1984) di Sam Firstenberg.

David Chung (a sinistra), ninja per sempre!

Quindi ci sono due coreani e un hawaiiano a fare i vietnamiti cattivi e a torturare in vari modi i prigionieri, ma tranquilli: sono gli aguzzini più bonaccioni della storia.
Minacciano di sparare e non sparano, minacciano di pugnalare e non pugnalano, alla fin fine prendono un cagnolino di plastica e lo agitano davanti ai prigionieri, dicendo: «Ti faccio moddere, sai?»
Lo stesso i censori italiani non sembrano gradire queste scene e vanno giù di forbici: com’è però che nei referti dell’epoca riportati da ItaliaTaglia non c’è alcun riferimento a tagli imposti?

Prigionieri, ora vi faccio moddere!

Purtroppo ho solo l’edizione DVD del film, non posso controllare sulla VHS che spero un giorno di trovare, ma nella copia digitale è assente l’audio italiano in alcune scene particolarmente “forti” di (pseudo)tortura, indicando che quelle scene non sono state doppiate: se manca il doppiaggio italiano, dunque, credo voglia dire che nel 1985 nelle nostre sale quelle scene non c’erano.
La scena principale stagliuzzata è quella in fondo più di forte impatto dell’intero film, così forte anzi da stonare con il tono della pellicola. Ed è la scena di cui Chuck ci regala un delizioso retroscena, nella sua biografia del 1988: chissà perché nel 2006 ripete identico il capitolo ma cancella questo retroscena…

Cosa ci sarà mai in quel sacco?

La scena prevede che il perfido colonnello Yin (Soon-Tek Oh) torturi Braddock appendendolo da un ramo a testa in giù e gli infili in testa un sacco con all’interno un ratto particolarmente furioso, stuzzicato per l’occasione con un rametto e fatto infuriare. Vediamo il povero Braddock contorcersi mentre il sacco gli si agita intorno alla testa, poi tutto tace: andando a togliere il sacco, si scopre che il colonnello ha afferrato con la bocca il ratto per spezzargli il collo.

Tranquillo, Chuck, che il topo è finto… forse…

Onestamente una scena esageratamente forte per il tono generale del film («Risultò essere una delle scene più spiacevoli della mia carriera») ma sicuramente il primo mattone per il Mito di Chuck… che i topi se li mangia a colazione!

«Il giorno in cui dovevamo girare la scena scoprii che nessuno era stato in grado di trovare un topo finto da mettermi in bocca. “E cosa pensate di mettere nel sacco?” chiesi: nessuno rispose. Il regista disse che in mancanza di un topo finto avremmo dovuto truccare un po’ la scena, ed io gli chiesi cosa pensasse di fare. Ci pensò su un attimo, poi disse che avremmo dovuto cancellare l’intera sequenza. Era però un momento importante, perché quella era davvero una tortura imposta ai prigionieri in Vietnam, così suggerii di prendere un ratto vero ed ucciderlo: mentre mi mettevano il sacco sulla testa, presi il ratto in bocca, così mi ritrovai a penzolare a testa in giù con del sangue finto intorno alla mia bocca.»

A farlo oggi l’intera produzione verrebbe assalita dalle associazioni di animalisti e la troupe finirebbe in un campo di lavoro vietnamita.

Il sacrificio di Chuck per diventare Mito

Ma davvero poi Chuck si è tenuto un vero topo morto in bocca per quella scena? Possibile che nessuno in fase di pre-produzione avesse pensato di partire dagli Stati Uniti con un topo finto in borsa?

«[Mia moglie] Dianne di solito mi veniva a trovare per qualche settimana durante le riprese, e quella notte mise il mio spazzolino ben lontano dal suo, e si rifiutò di baciarmi per quasi una settimana.»

Chi mai potrà rimproverare quella donna per la decisione presa?

Mi sa che i topi non li digerisco…

Al di là di questa scena forte, il film scorre con ben poco interesse: si sghignazza un po’ quando Chuck passa il tempo accucciato a cucire una bandiera americana, ma dura poco.
La sceneggiatura sembra la fusione di due soggetti raffazzonati insieme. Da una parte c’è il soggetto per cui il bieco aguzzino vietnamita vuole che Braddock firmi un documento in cui ammetta i crimini di guerra compiuti, così da sbandierare al mondo le mostruosità degli americani. Siamo ancora in anni in cui si credeva che i soldati portassero fiori e dessero bacetti ai locali: alla fine degli Ottanta lo sguardo indignato di Chuck, simbolo che i soldati americani certe cose non le fanno, non avrebbe più avuto senso.

Quali crimini di guerra? I contadini del Vietnam ci hanno solo chiesto se avessimo da accendere…

L’altro soggetto è il campo di prigionia tenuto in piedi solo per mascherare un traffico d’oppio, gestito insieme ad americani traditori. Una storia traballante che non va da nessuna parte e non ha senso: perché darsi così tanto da fare per estorcere una falsa confessione a Braddock se tanto si sta lì solo a coprire attività illecite? Che senso avrebbe uccidere i prigionieri, così da far finire la copertura?
Sembra quasi che si siano messi insieme più spunti narrativi, non ben amalgamati perché tanto basta dire “Vietnam” e il film si vende da solo.

Viuleeeeeeeeeeeeeeeeeeenza!

La fine del film non può che essere lo scontro finale tra Braddock e Yin, il tutto completamente privo di qualsiasi enfasi od emotività. Sia perché non deve sembrare che i soldati americani siano vendicativi, sia perché Chuck non sarebbe capace di altra recitazione se non uno sguardo immobile.
Immancabile la cialtronata del “ti lascio vivere perché non mi abbasso al tuo livello”…

Su, diamoci la mano e facciamo pace

La marzialità è quella che è, in fondo questo è un film di guerra, non marziale, eppure un paio di tecniche a terra sono gradevoli, soprattutto inedite per il periodo. Curiosamente fra i due sembra impossibile che sia l’americano ad essere stato campione internazionale di una qualsiasi arte marziale: Soon-Tek Oh è così fluido, marziale ed elegante che alla fine sembra assurdo venga battuto!

Soon-Tek Oh si è dovuto trattenere per poter perdere con Chuck

Anche qui la censura italiana è intervenuta. Verso la fine Chuck dà un colpo di “cattiveria”, un pugno al costato dicendo che quello è per i suoi uomini: troppa violenza, e il doppiaggio italiano è assente. Torna quando dice «E questa è per me», rendendo del tutto ingiustificata quella “e” iniziale.

Visto con l’ottica dell’epoca, di chi per la prima volta sentisse parlare di prigionieri americani in campi vietnamiti, vedesse per la prima volta rappresentata una guerra sporca e soprattutto persa, sicuramente questo film avrà avuto il suo bell’impatto. Visto dal 1990 in poi, quando erano nati tanti film incredibilmente superiori, delude quando non annoia. A parte la scena del topo non c’è nulla che faccia anche solo ricordare lo storico genere delle “sevizie tra le sbarre”, è la semplice storia di un aguzzino bonaccione e dei suoi prigionieri idealisti. Niente di più.

Ora però dobbiamo momentaneamente accantonare il sud-est asiatico e tornare in patria americana: dobbiamo fermare un’invasione…

L.

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17 risposte a Chuck Norris 14. Missing in Action 2 (1985)

  1. Cassidy ha detto:

    Sulla storia del topo secondo me si è voluto creare un po’ di leggenda, ci sta fa parte del gioco, il titolo italiota non tradotto ancora oggi genera confusione, il post invece è una bomba e fa chiarezza, anche sui torturatori rigorosamente non vietnamiti. Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non girava voce che Brando avesse mangiato non so più che schifoso animaletto durante “Apocalypse Now” (1979)? E di lì a qualche anno Nicolas Cage mi pare che mangerà uno scarafaggio vero per “Stress da vampiro” (1988). Sono anni in cui lo “schifìo” sembra tirare, ma se poi è vero o leggenda ormai non lo sapremo più. Però capisco la povera moglie di Chuck 😀
      Mi spiace che di questo film non parli NESSUNO, è già stata dura trovare qualche notizia. I tre MIA li fondono sempre, segno evidente che non fregano a nessuno e finiti gli Ottanta non li ha più rivisti nessun critico o giornalista o chicchessia. Per fortuna almeno su due biografie Chuck è riuscito a tirar fuori un aneddoto 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Già: si può dire che in questo caso la biografia contenga anche un riferimento di TOPONOMASTICA (infatti, pur tenendolo in bocca, non mastica il topo) 😉
        P.S. Missing in Action 2 penso di averlo rivisto praticamente ogni volta che l’han dato, ai tempi…

        Piace a 2 people

      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha e l’Oscar per la battuta più geniale va…. 😀

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  2. Kuku ha detto:

    Chuck sarà l’unico che scrive una biografia ogni vent’anni!

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Molto interessante compresi i retroscena, topo in primis! Poi devo ammettere che l’ho visto non molto tempo fa e a me non è dispiaciuto. Colpa della mia mente che è rimasta al 1990! 🙂
    p.s. mi sono scompisciato in una scena dove “Toru” accorre e cade ingloriosamente e goffamente a terra ma non credo per copione…ma temo di averla notata solo io!

    Piace a 1 persona

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