Fletch (1989) Cronista d’assalto

Compie trent’anni, ma ne dimostra il doppio, la seconda avventura del giornalista comico meno comico del cinema.

L’uscita nei cinema di Fletch (1985), il cui progetto è nato nel 1974 per lanciare su schermo il personaggio nato dalla penna di Gregory McDonald, ha un curioso effetto: spinge il citato romanziere a smettere di scrivere di quel personaggio! Dopo nove avventure su carta, con la speranza di diventare una serie di film, la reinterpretazione di Chevy Chase del giornalista I.M. “Fletch” Fletcher sembra aver distrutto ogni linfa vitale in McDonald: la deriva “comica che non fa ridere” del protagonista non c’entra nulla con i romanzi, ed ora Fletch è a tutti gli effetti un personaggio della Universal Pictures che, parola di Chevy, «era convinta che il film funzionasse perché c’ero io con vari costumi: così nel seguito mi hanno messo addosso vari ridicoli costumi».

Nella sua biografia I’m Chevy Chase… and you’re not (2007), scritta da Rena Fruchter, ci viene raccontato che appena iniziano le riprese del secondo film un grande sciopero degli sceneggiatori funesta la produzione, tanto che il regista Michael Ritchie – lo stesso del primo – si mette lui sulla sedia dello sceneggiatore: mi sento di dire che l’infelice decisione si vede tutta, nel film completato, che vede proprio nell’assenza di una sceneggiatura uno dei tanti difetti. E non lo dico solo io.

«Il sequel è stato fatto perché il primo film era andato bene, ma non sono contento del risultato: credo che faccia schifo.»

Parola di Chevy Chase! In realtà le cose non sembrano stare proprio così.

Il 30 maggio 1985 la rivista “Hollywood Reporter” ci informa che Chevy Chase è già stato opzionato per un totale di tre film con protagonista Fletch: solamente il giorno dopo questa notizia il primo Fletch uscirà nei cinema americani, quindi la storia del “seguito fatto perché il primo è andato bene” non regge. Era già prevista una serie di film con il personaggio, interrotta perché il secondo titolo è così orribile che è assurdo pensare ad un terzo.

La rivista ci informa anche che la sceneggiatura per il secondo film è pronta e porta il titolo di Fletch and the Man Who, così scopriamo essere tratta dalla sesta avventura letteraria del personaggio, nel romanzo omonimo di McDonald del 1983. Inedito in Italia, perché l’altro effetto collaterale dell’uscita del primo film è bloccare per sempre la traduzione italiana dei romanzi di Fletch…

L’uscita del sequel è prevista per l’estate del 1986 e il “New York Times” del 5 luglio 1985 specifica che lo sceneggiatore è Andrew Bergman: entrambe le notizie evaporano via. Non è chiaro se il coinvolgimento di Bergman ci sia stato davvero ma poi il suo nome sia stato cancellato dai crediti per chissà quale motivo, forse il citato sciopero degli sceneggiatori.
Passa il tempo e “Variety” il 27 maggio 1987 racconta che la Cornelius Productions, la casa indipendente appena fondata da Chevy Chase, sta trattando con Leon Capetanos – di una certa notorietà per aver firmato La corsa più pazza del mondo (1976) e Su e giù per Beverly Hills (1986) – per scrivere la sceneggiatura di questo fantomatico seguito, riutilizzando un precedente copione di Walter Bernstein: né il nome della Cornelius né quello di Bernstein risulteranno poi dai crediti del film.

Intanto Chase si esercita a fare il buffone

La trama da “scandalo in politica”, con un aspirante governatore che si è lasciato dietro di sé qualche donna morta di troppo, viene abbandonata e il “Daily Variety” del 1° dicembre 1988 ci informa che ora si parla di un film su un televangelista corrotto dal titolo Fletch: Saved. Però ci viene anche detto che la Universal ha già abbastanza casini con l’uscita de L’ultima tentazione di Cristo (ottobre 1988) e quindi dal titolo dovrà sparire qualsiasi riferimento religioso.
Nell’estate del 1988, con due anni di ritardo su quanto preventivato, finalmente si inizia a girare in Lousiana, ma i casini non finiscono qui. “Daily Variety” il successivo 4 aprile 1989 racconta che Chase avrebbe così tanto odiato mascherarsi da donna da essere impegnato in un lungo braccio di ferro con la Universal per rimuovere la scena in questione: dice di essere troppo alto per sembrare una donna. Non se ne era accorto, girandola? Non poteva rifiutarsi al momento delle riprese? La Universal comunque non lo sta a sentire.

Io ho una dignità, sai? Non mi vesto da buffone…

Fletch Lives esce in patria americana il 17 marzo 1989 e l’anno dopo, 27 aprile 1990, è sul tavolo della commissione di censura italiana. Riceve il visto il 19 maggio successivo ed esce nelle nostre sale il 16 giugno 1990 con il titolo Fletch. Cronista d’assalto, pronto a rimanere giusto qualche mese in sala per poi apparire, nel marzo 1991, in VHS CIC Video.

Titolo beffardo, visto che il personaggio è “morto” subito dopo

L’unica edizione digitale nota è il DVD Universal del 2005 che ho trovato su bancarella a prezzo amico.

«Il più delle volte mi chiamo Irwin Fletcher, ma scrivo sotto lo pseudonimo di Jane Doe: ecco che razza di tipo sono.»

Questo incipit ci dice anche che razza di tipi siano i doppiatori. Secondo voi, il miglior doppiaggio del mondo poteva andarsi a risentire il primo film prima di tradurre il suo seguito diretto? Seeee, lallero. Tanto a chi frega?
Così l’Orazio Fletcher del primo film diventa Irwin come l’originale, e se Jane Doe nel 1985 magari si pensava che il pubblico italiano non l’avrebbe capito ed era diventato Camilla… invece nel 1990 sono tutti esperti di lingua.

Portato a segno uno scoop sulle attività criminali di una banda di ristoratori greci – tra cui spicca Richard Belzer, collega dei tempi del “Saturday Night Live” e che una volta ha addirittura fatto in trasmissione una parodia di Chase – Fletcher decide che è il momento di cambiare aria: appena scoperto di aver ereditato una villa in Louisiana, manda a quel paese il suo scorbutico capo (Richard Libertini) e parte per il profondo sud, sognando un musical di pessimo gusto.

Quante idee sbagliate riuscite a vedere in questa scena?

Scopre però che la sua villa è un rudere, custodito da una spalla comica tristissima interpretata dal comico meno comico di sempre: il Cleavon Little di Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974). Dispiace che nel 1992 il Gran Male se lo sia portato via senza essere riuscito a togliersi di dosso la fama di attore comico, del tutto ingiustificata.

L’entusiasmo di un attore malato in un film già triste di suo

Perché mai c’è qualcuno che vuole comprare a caro prezzo una tenuta che non vale nulla? Fletch comincia ad indagare a suo modo: mascherandosi e facendo il buffone, assicurandosi di non far ridere neanche per sbaglio.

Oh, se scappa un sorriso ditelo, che peggioriamo la scena

Indaga anche su un predicatore apparentemente senza scrupoli, che ha la faccia e la grinta di R. Lee Ermey: volto perfetto per salvarci l’anima.

Fate vedere la vostra faccia da guerra al Signore!

Poteva mancare il tipico gentiluomo del sud come Hal Holbrook? Non ci facciamo proprio mancare niente… Anzi, ora che ci penso serve un cattivo esagerato: va bene Randall “Tex” Cobb truccato e necrofilo?

Come rendere più letale una macchina di morte? Truccategli gli occhi…

Più che un film sembra una puntata del “Saturday Night Live”, dove si alternano scenette che non hanno alcun legame le une con le altre e servono solo a fare da sfondo all’ospite famoso. Per esempio viene messa in scena una riunione pasticciata del Ku Klux Klan gestita da un irresistibile Geoffrey Lewis: non ha alcun peso nella trama… se esistesse una trama.

Se tutti i Ku Klux Klan avessero Geoffrey Lewis a guidarli sarebbe un mondo migliore

Tra uno sketch e l’altro Chase dice e fa cose inutili, senza neanche provare a far ridere. È chiaro che è ostaggio della produzione e sta facendo un film in cui non crede minimamente. Però lui è pagato per farlo: a noi chi ci paga?

Ah, i prodotti tipici del grande sud…

All’epoca (febbraio 1992, come abbiamo visto) il canale a pagamento Tele+1 aveva comprato il film e lo spingeva come pochi, presentandone trailer a manetta che addirittura lo facevano sembrare un film vero: la delusione fu cocente, ma in famiglia eravamo in pratica obbligati a vedere tutti i film del palinsesto. Se io e mia madre ci fossimo lamentati o avessimo iniziato a saltare troppi titoli, mio padre ne avrebbe approfittato per tagliare quella spesa familiare onerosa. Non è stato piacevole essere “costretti” a vedere Chevy Chase…

Rivisto oggi, a quasi trent’anni dalla prima ed unica volta, mi chiedo come sia stato possibile che la Universal Pictures abbia davvero voluto puntare su questa roba. Il personaggio avrebbe avuto un minimo di senso se fosse stato interpretato da un qualsiasi attore con un minimo di spessore e se fosse stato trattato in modo “serio”, anche frizzante ma sempre a base noir come i romanzi originali: affidarlo ad un comico televisivo e farlo scrivere a chi non sa creare nulla di comico è stato il modo migliore di “uccidere” Fletch al cinema, dopo che era già morto nei romanzi.

Mi piace pensare che il contratto che prevedeva tre film con il personaggio sia misteriosamente scomparso, senza che nessuno ne abbia più chiesto notizie…

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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8 risposte a Fletch (1989) Cronista d’assalto

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ero convinto di non averlo mai visto e invece mi sa che invece me lo sono “gustato” anni fa (proprio su Tele+?). Le immagini di Chase vestito da gentiluomo del sud mi hanno acceso una scintilla in testa anche se non ricordo nulla di nulla. Leggendo il posto direi che è meglio così!

    P.S.: problemi di connessione?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per misteri misteriosi, avevo prenotato il pezzo per il 18… invece oggi è 17!!! Non potevo far slittare tutta la programmazione settimanale, così l’ho fatto uscire appena me ne sono accorto. “Durerà” un po’ meno ma tanto Fletch non si merita molto di più 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    Un spreco di grandi attori e fantastici caratteristi, utilizzati per riempire il vuoto, un po’ quello delle trama un po’ quello generato da Chevy Chase, ma il vero martirio è stato quello della famiglia Etruscus, costretti a subire Chase per amore del cinema, rispetto! 😉 Cheers

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  3. Giuseppe ha detto:

    Se il primo Fletch l’ho visto una sola volta, questo temo proprio di averlo ignorato del tutto (e vedo che, in caso, non ho fatto male)… del resto, per me era un personaggio già cinematograficamente morto con il capostipite di questa mancata saga.
    P.S. Cleavon Little, che dire: in Mezzogiorno e mezzo di fuoco era perfetto. Forse, se Mel Brooks gli avesse affidato qualche altro ruolo di quel livello, non si sarebbe poi perso nel successivo (quasi) anonimato…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sulla carta l’idea di un investigatore frizzante, dalla battuta sempre pronta, che affronti situazioni serie con sguardo beffardo non è male – in fondo la tradizione hardboiled vuole gli investigatori sempre dissacranti e mai disposti a rinunciare ad una battuta acida, pur se costa loro un cazzotto – ma servirebbe un minimo di capacità per poi fare sul serio tutto questo, e non è il nostro caso. Chase non era assolutamente l’attore giusto per qualsiasi cosa di “serio” né sembra che la casa lo volesse: perché allora non abbandonare ogni ambizione seria e fare direttamente una commedia?

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