Star Hunt (1980) Il film che non è mai stato girato

Disegno di Andy Probert per il ponte della Burlingame

Si sa che la storia della letteratura è fatta anche dalle opere che non sono mai state scritte, e allo stesso modo l’universo cinematografico è costellato di stelle che promettevano grande luce ma in realtà non hanno mai neanche iniziato a brillare.
È il caso della Grayson Productions Inc., casa produttrice hollywoodiana che sul finire del 1980 ha promesso la nascita di alcune stelle nel cielo del cinema che purtroppo alla fine non sono mai apparse.

Lo sappiamo perché nel numero 27 della rivista specialistica britannica “Starburst Magazine” (novembre 1980) il corrispondente da Hollywood Bill Warren ci racconta di aver incontrato nell’agosto precedente Ashley Grayson, della citata casa, che ha anticipato alcuni titoli di imminente uscita, fra cui l’horror Nightmare Manor sul tema delle case infestate. Purtroppo qualcosa dev’essere andato storto, perché non esiste traccia né della casa, né dei film da lei citati né di una qualsiasi persona di nome Ashley Grayson. Sono tutti fantasmi!

Warren comunque con questo incontro ha modo di intervistare Mark Nelson e Ged Oswald, rispettivamente produttore esecutivo e regista di un film di fantascienza molto intrigante ma che purtroppo non vedrà mai la luce: Star Hunt.

«Una regola fondamentale ad Hollywood è che tutti vogliono essere i primi ad essere secondi.»

Così “Starburst” spiega l’usanza dei produttori americani di fare quello che in Italia chiamiamo “saltare sul carro dei vincitori”: appena una casa azzecca un film di un nuovo genere, subito tutti si scapicollano a farne un altro dello stesso genere.
Così dopo l’enorme successo di Star Wars (1977), Superman (1978), Alien (giugno 1979) e Star Trek: il film (dicembre 1979),  è ovvio che la fantascienza sia finalmente uscita dai drive in e dai palinsesti televisivi di seconda scelta in cui aveva prosperato dagli anni Cinquanta e giochi ora in serie A: chiunque abbia per le mani un copione a tema fantascientifico può giocare.

Cosa aveva per le mani quel 1980 la fantomatica Grayson Productions?

«Qualcosa di vecchio e nuovo allo stesso tempo, e l’idea che qualcuno voglia provare a proporre questo tipo di storie è promettente per il futuro del cinema di fantascienza.»

Le entusiastiche parole del giornalista introducono il progetto che la casa sta portando avanti, affidando all’illustratore Andy Probert il compito di creare dei bozzetti per illustrare il film, con l’assicurazione che una volta iniziata la produzione rimarrà a bordo come principal designer.
Probert ha iniziato la sua carriera nel cinema con Battlestar Galactica (1978) e Star Trek (1979) e i suoi bozzetti illustreranno le pre-produzioni di tanti grandi film negli anni Ottanta. Ashley Grayson probabilmente l’ha conosciuto proprio sul set di Star Trek, visto che la donna (o è un nome maschile?) racconta all’intervistatore di aver lavorato per una ditta di computer che è stata chiamata a gestire le schermate dei monitor dell’Enterprise che si vedono nel film del 1979.

Quindi abbiamo due tecnici dietro Star Trek che vogliono fare un film di fantascienza… Perché allora non chiamare a scriverlo un ex autore di Star Trek?
Intervistata/o, ecco cosa ci racconta Grayson:

«Volevamo un film che potessimo fare con pochi soldi, con pochi attori ed un limitato numero di set, così da minimizzare tutte quelle cose che possono andare male nel produrre un’opera prima. Con Star Hunt abbiamo un’astronave computerizzata come parte della trama, il che ci permette di usare la nostra esperienza nei computer per generare effetti che possano rendere il film unico e capace di attirare l’attenzione di tutti.»

Per le caratteristiche richieste c’è un romanzo che sembra perfetto per le esigenze della produzione, e guarda caso l’autore è un nome noto dell’universo della serie “Star Trek”: David Gerrold.

David Gerrold in un cameo con William Shatner in Star Trek (1979)


L’ombra dell’astronave

Così racconta Ashley Grayson in quell’agosto 1980:

«Leggo fantascienza da quindici o vent’anni, e quando ho letto quel romanzo ho pensato che sarebbe stato perfetto per un film. Visto che frequentando le convention conoscevo David Gerrold, gliene parlai e gli chiesi se fosse già impegnato nel cinema. All’epoca stava puntando sui diritti cinematografici di un altro suo romanzo, Deathbeast [1978; in Italia, Superbestia, “Urania” n. 813, Mondadori 1979], ma era interessato a fare un film dall’altro suo libro.»

Dispiace notare come il povero Gerrold nello stesso periodo abbia sperato di portare su grande schermo ben due progetti che non vedranno mai la luce – i suoi romanzi non riusciranno mai a diventare film, ad eccezione di un libro per ragazzi che vedrà una riduzione nel 2007 – comunque mi sento di dire che Grayson ha ragione: Yesterday’s Children (1972) è addirittura troppo perfetto per un film.

“Urania” Mondadori n. 907
(13 dicembre 1981)

Per “colpa” del Conte Gracula mi è ritornata la passione per gli “Urania”, che mi è sempre rimasta sottopelle sin dalla metà degli anni Novanta. Per lui ho scritto un guest post in tre parti sulla pentalogia di Starship di Mike Resnick, e cercando un romanzo similare – cioè l’avventura di un equipaggio spaziale ma senza battutine da scuola elementare e alieni amici dai nomi strani, elementi che mi hanno sempre tenuto lontano da qualsiasi Star Trek che non fosse TOS – mi sono imbattuto assolutamente per caso nel citato romanzo di David Gerrold, il cui inspiegabile titolo originale è stato nettamente migliorato quando Marco e Dida Paggi lo traducono per “Urania” n. 907 (13 dicembre 1981): L’ombra dell’astronave.

Vista la data, mi piace pensare che il romanzo sia arrivato in Italia grazie alle notizie di una sua possibile riduzione cinematografica.

Con una narrazione scarna e veloce il romanzo ci catapulta al centro dell’azione, mentre il primo ufficiale Jonathan Korie siede sulla poltrona del capitano – molto simile a quella televisiva di Kirk – e sta guidando l’astronave Burlingame all’inseguimento di una nave nemica. Non conosceremo mai il nemico, neanche i protagonisti hanno idea di chi sia: sappiamo solo che siamo in “guerra eterna” (per dirla alla Joe Haldeman) e che Korie vuole fare di tutto per esserne protagonista.

Dell, luglio 1972

Di tutt’altro avviso è lo stanco e debole comandante Georj Brandt, del Comando dei Sistemi Uniti, che come un capriccio rimane spesso chiuso nella sua cabina, lasciando di fatto potere assoluto a Korie. Quest’ultimo guida con pugno di ferro la nave e spinge l’equipaggio ben al di là dei propri limiti, con l’obiettivo di trasformare una semplice nave di classe F in una nave da guerra. Per questo ha fatto installare varie apparecchiature “superiori” su uno scafo che non è nato per accoglierle.
La battaglia psicologica fra la Bulringame e la misteriosa nave nemica è lunga e logorante, mentre l’equipaggio comincia a nutrire seri dubbi sulla sanità mentale di Korie, e il colpo di grazia che rischia di far esplodere la situazione arriva quando le strumentazioni parlano chiaro: non esiste alcuna nave nemica… è solo un riflesso dei sensori (da cui il titolo italiano “l’ombra dell’astronave”) dovuto ai macchinari che Korie ha voluto installare.

Il novello Achab spaziale non può accettare che la sua Balena Bianca, la nave nemica la cui distruzione gli varrebbe grande gloria e gli assicurerebbe il comando di una nave, non esista, addirittura sia solo un “bagliore” – va specificato che le apparecchiature di questa nave sono ben al di sotto della qualità futuristica a cui siamo abituati, tanto da non aver “video” ma solo segnali radar! – e comincia una guerra psicologica con il “bagliore”: Korie sa, o si è auto-convinto, che il comandante della nave nemica sta fingendo di essere un bagliore proprio per fregarli tutti. Riuscirà il primo ufficiale ad essere più scaltro? Ma soprattutto, riuscirà ad evitare l’ammutinamento di un equipaggio più che ostile?

Fawcett Popular Library,
febbraio 1980

David Gerrold è uno sceneggiatore, non un romanziere, o almeno questa è la situazione nel 1972: questo romanzo è scritto malissimo, ma male sul serio. Tutto al tempo presente, con la narrazione che passa dal soggettivo all’oggettivo in continuazione, così a volte un personaggio è descritto dal suo agire mentre altre una voce interiore ci racconta quello che pensa. Se non fosse che Gerrold è un nome caro al mondo di Star Trek, dubito fortemente che un qualsiasi editore avrebbe accettato un testo rozzo e spesso dilettantesco come questo.
Uno degli elementi cardine è la “psiconomia”, per cui Korie è un alpha. Una trovata rozzissima quando non ingenua che però purtroppo fa parte integrante di tutta la storia: il comportamento di Korie è tutta una “manipolazione psiconomica” dell’equipaggio in modo che anche persone che lo odiano alla fine facciano quello che lui vuole. Una disciplina che in realtà già esiste: si chiama psicologia di base, ma il romanziere preferiva farla sembrare una roba più complessa.

Il comandante, debole e remissivo, non ce la fa a contrastare Korie e la sua abilità psiconomica, quindi si continua a dare la caccia alla “balena bianca” spaziale, in un romanzo pieno di difetti ma che comunque va giù liscio fino alla fine.


Hamlyn Paperbacks, agosto 1985
Copertina di Eddie Jones

Pubblicato originariamente dalla Dell nel luglio 1972, solamente nell’agosto 1985 la ristampa della Hamlyn Paperbacks cambia il titolo in Star Hunt, o Starhunt: avanzo l’ipotesi che all’epoca ormai fosse chiaro che il film non si sarebbe mai fatto ma magari il titolo era circolato nell’ambiente della fantascienza e valeva la pena sfruttarlo. Anche perché è molto più attinente alla trama rispetto a quegli immotivati “figli di ieri”.
La ristampa del 2014 della BenBella Books aggiunge un sottotitolo, “A Star Wolf Novel”, per far capire che questo romanzo è il primo di una saga, anche se non sembra.

Nel 1990 infatti Gerrold ha voluto recuperare il personaggio di Korie e l’ha messo di nuovo come secondo in comando a bordo di un’astronave senza nome nota solo con il codice LS-1187, e che solo dopo una rischiosa missione potrà essere “premiata” con un nome: Star Wolf.

Non è chiaro se la saga della Star Wolf venga prima del citato Star Hunt, comunque non ha molta importanza: sebbene trent’anni di onesto mestiere gli abbiano insegnato a scrivere, il romanzo Voyage of the Star Wolf – in Italia, Il viaggio dello Star Wolf, “Urania” n. 1182 (28 giugno 1992) con traduzione di Marco Pinna – non è così interessante da spingermi a finirlo. A dimostrazione che a volte è meglio una buona storia scritta male che una storia fiacca scritta bene.


Conclusione

Come si può vedere da questi splendidi bozzetti e dalla pre-produzione che la Grayson Productions ha portato avanti, è davvero un peccato che Star Hunt sia scomparso nel nulla insieme a tutti gli altri progetti di una casa che non ha mai visto la luce: per esempio una versione televisiva del racconto Inconstant Moon (1971; in Italia, Luna incostante, Nord 1978) di Larry Niven.

La rivista “Starlog” (n. 44, marzo 1981) ci dice che Star Hunt inizierà le riprese all’inizio del 1981: era pronto già dall’estate precedente ma poi uno sciopero degli attori e vari problemi ha costretto a ritardare. Questa rivista però usa la “e”, Greyson, mentre le riviste del 1980 scrivono “Grayson”. In effetti una Greyson Productions canadese esiste, ma ha giusto un documentario all’attivo, così come esiste un Ashley Greyson ma sembra decisamente troppo giovane per essere attivo nel 1979, e comunque ha iniziato la carriera nel cinema alla fine degli anni Novanta.

Quel 1980 la/il misteriosa/o Grayson (che forse era Greyson) a “Starburst” rivela addirittura il cast preso in considerazione per il film, il cui costo rientrerebbe nel budget. Ci saranno autori europei come Herbert Lom (appena uscito con Due sotto il divano e che nel ruolo di Korje sarebbe stato perfetto), Curt Jurgens e Senta Berger, mentre sul fronte americano ci sarà un cameo di Henry Fonda nel ruolo del dottore della nave (ruolo perfetto, perché breve ma intenso, essendo l’unico personaggio che ha capito il gioco di Korie) e Lloyd Bochner nel ruolo del debole capitano Brandt.

Un cast da leccarsi i baffi per una storia che avrebbe fatto bella figura su schermo, anche se però c’è da mettere in conto il fatto che avrebbe presentato l’astronave meno tecnologica della storia della fantascienza! Chissà se l’idea “retrograda” di un’astronave che viaggia esclusivamente con il radar, senza cioè alcun’immagine video, è quella che ha condannato  Star Hunt

L.

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22 risposte a Star Hunt (1980) Il film che non è mai stato girato

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Molto interessante, anzi sarebbe proprio interessante fare un ciclo sui film mai fatti, anche tutti quei sequel che per un motivo o l’altro non hanno visto e non vedranno mai la luce. Da appassionato di Star Wars sono ancora in lutto per la cancellazione dello spin-off su Boba Fett 😦 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il problema è trovare informazioni. Sicuramente su Star Wars ci saranno fiumi di parole, ma su altri film – come questo – tocca contare solo sull’insperato colpo di fortuna! Se capita di nuovo, non mancherò 😉

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Pezzo molto interessante. L’idea dell’astronave analogica è intrigante anche se, col senno di poi, è pure “frenante” visto che tutto ciò che è uscito in quel periodo aveva già qualcosa di digitale. Rozzi modelli vettoriali (nel Falcon, negli X-Wing e pure nei Tie Fighther!) c’erano pure in STAR WARS del ‘77…
    Probabilmente qualcosa che bolleva in pentola c’era, ma le pellicole uscite in quasi contemporanea hanno soffocato il progetto direttamente nella culla.

    Paradossalmente un film psicologico interamente ambientato in una sala comandi, senza apparecchiature tecnologia avanzate (guaste? Obsoleto? Volutamente sabotate?), senza battaglie stellari che costano un botto di CGI sarebbe perfetto adesso. Se capitasse in mano a Blum con i suoi canonici 5 milioncini sarebbe capace di tirare fuori un capolavoro minimalista.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il problema è che dagli anni Sessanta di “Star Trek” siamo abituati ad un’astronave con una base tecnologica tale che difficilmente rende credibile qualcosa di meno: il grande schermo dell’Enterprise che tutto mostra e tutto vede rende difficile accettare su schermo qualcosa di inferiore, e infatti qualche anno dopo Gerrold un altro grande come Orson Scott Card scrive “Il gioco di Gerald” (un nome-omaggio?) con computer molto più simili a cabinati da bar, irrealizzabili al cinema. (Un film uscirà decenni dopo, ma seguirà altre strade.)

      Chissà cosa ci farebbe Blum 😛

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  3. Anonimo ha detto:

    Sono sempre molto affascinato dalle storie di film mai realizzati, questo proprio non lo conoscevo. Credo che dopo il 1977 ogni storia con “Star” nel titolo fosse nel mirino dei produttori, ma vista L’origine di questa, che hai bene analizzato e raccontato, la storia fosse davvero troppo per un pubblico che voleva il fantasy con astronavi di “Star Wars”. Cheers!

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    • Cassidy ha detto:

      Scusa per l’anonimato qui sopra, mi é partito il commento senza il campo “nome” compilato 🙂 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il “Cheers!” ti ha tradito! 😀
      Chissà quanti altri “Star-progetti” sono morti nella culla, quel periodo…

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      • Giuseppe ha detto:

        E, infatti, il tuo post mi ha ricordato un progetto riguardante nientemeno che Isaac Asimov (coinvolto pure lui, tra le altre cose, nel primo Star Trek del 1979 in qualità di consulente), cronologicamente precedente alla sfortunata avventura del mai nato “Star Hunt”: nella seconda metà dei ’70, una casa cinematografica che oggi sospetto abbia avuto un destino non meno “fantasmatico” di quello della Grayson Productions (ora non ricordo il nome, ma dovrebbe essere reperibile sui vecchi numeri della mitica ROBOT edita da Armenia) aveva dichiarato di voler portare su grande schermo le opere del grande scrittore a scadenze regolari. Poco tempo dopo, però, ci fu il boom di Star Wars e quella casa (molto probabilmente colta di sorpresa dai riscontri di pubblico dello spettacolare mix di space opera e sword & sorcery con cui Lucas stava ammaliando milioni di spettatori, rendendo di colpo meno appetibili ai loro occhi gli adattamenti asimoviani che intendeva realizzare) sparì nel nulla…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mmmmm appena ho un attimo vedo se becco sui vecchi ROBOT questa ghiottissima informazione 😉

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  4. wwayne ha detto:

    L’anno scorso ho letto un Urania davvero fenomenale: “Futuro al rogo” di James Gunn. In questo libro si immagina una società in cui il popolo comincia a guardare con estremo sospetto le persone istruite, perché ritiene che usino la loro cultura per ordire dei complotti ai suoi danni: un politico (il senatore Bartlett) si accorge di questo clima ostile nei confronti degli intellettuali, e lo cavalca proponendo una legge che dichiari nemici del popolo tutti i laureati. La legge passa: a quel punto il protagonista del romanzo (il professore universitario John Wilson) prima inizia a girare per gli Stati Uniti sotto falsa identità, poi comincia a progettare una difficile fuga verso il Brasile, uno dei pochi stati al mondo ancora tolleranti nei confronti degli intellettuali.
    Questo libro è stato scritto nel 1956, quindi l’autore ha previsto addirittura con 60 anni di anticipo ciò che si sta verificando oggi. Una parte del popolo si è fermamente convinta che alcune persone istruite (più precisamente i medici) abbiano architettato un complotto ai suoi danni per arricchire le case farmaceutiche, e quindi ha deciso di ribellarsi smettendo di vaccinarsi. E come nel caso del senatore Bartlett, anche in Italia abbiamo dei politici (Salvini e Di Maio) che, anziché riportare il popolo alla ragione, legittimano o addirittura incoraggiano le sue paranoie. E più in generale, si respira un clima di disprezzo nei confronti degli uomini di cultura uguale spiccicato a quello descritto in “Futuro al rogo”. James Gunn ha dimostrato una lungimiranza davvero eccezionale.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il romanzo è decisamente interessante, ma sulle sue doti di anticipazione ho qualche dubbio: le cospirazioni sono il pane quotidiano del popolo americano, quelle italiane degli ultimi tempi sono robetta d’importazione, tipo Halloween 😀
      Piuttosto mi sembra il classico riflesso del comunismo, che – almeno nell’immaginario dell’epoca – poneva molta attenzione sull’istruzione quindi il “popolino” vedeva negli istruiti un pericolo. In Italia ricordo molti destrorsi (o supposti tali) ancora oggi in TV o al Governo scagliarsi con violenza esagerata contro la “cultura” e i papaveri istruiti, sfruttando ovviamente per interessi propri un moto popolare.
      Se non fossero i vaccini sarebbe qualcos’altro, c’è sempre la stupida moda del momento che viene sfruttata da politici in cerca di voti.
      Curiosamente l’unica grande realtà contro cui non sembrano attecchire le manie cospirazioniste sono le case automobilistiche: milioni di morti ogni anno per problemi evitabili eppure nessuno parla delle case che vogliono governare il mondo. Invece i medici stanno sempre lì a cospirare contro la nostra salute. 😀
      Non le chiamerei neanche cospirazioni, è semplice ignoranza popolana che esiste da quando esiste il popolo: una volta si bruciavano le streghe oggi si lasciano morire i propri figli per poter dire su facebook che si è contro i vaccini. E chissà domani cosa faranno 😛
      Però il romanzo mi intriga, conosco l’autore e il titolo mi è anche passato per le mani, ma non mi è mai capitato di leggerlo: grazie per la dritta.

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      • wwayne ha detto:

        Mi fa molto piacere che il mio commento ti abbia convinto a leggere il libro, e anche che ti abbia ispirato delle riflessioni così acute. Anche tu sei stato una fonte di ispirazione per me, perché una mia navigazione in lungo e in largo del tuo blog mi ha fatto imbattere in uno Z movie che voglio vedere a tutti i costi: The Night Crew.
        Colgo l’occasione per dirti che ho appena sfornato un nuovo post… spero che ti piaccia! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah così però non vale: tu mi hai consigliato un ottimo romanzo e io invece un pessimo film 😀
        Scherzi a parte, sono io che ringrazio te e vengo a trovarti 😉

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  5. Il Moro ha detto:

    Però ambientare la stessa storia in un sottomarino…

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Credo che una stiria tanto psicologica, con uno che comanda una nave e forse ha le visioni, forse ha ragione… beh, una storia del genere può essere difficile da rendere credibile senza che l’equipaggio si ammutini appena arriva il verdetto “la nave non esiste”.

    Un’astronave così analogica aiuterebbe a renderla solida (non puoi vedere se esista davvero la nave, perciò o ci credi o non ci credi) ma creare un personaggio tanto astuto e carismatico da manipolare anche persone che lo odino richiederebbe una certa perizia.

    Per risolvere il problema dell’assenza di schermo, si potrebbe fare così: la nave ha lo schermo onniveggente alla Star Trek, ma si rompe e non è riparabile (magari ci sono videocamere in certi punti dello scafo e lo schermo mostra ciò che riprendono, ma qualcosa – meteoriti o “bagliori” – ne danneggiano buona parte e non puoi far uscire gente a ripararle perché i livelli di radiazioni sono troppo alti, persino per la tuta spaziale. Ti resta il radar, e alcune camere malfunzionanti che mostrano cose in modalità “film al risparmio”, cioè al buio 😛 ).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In effetti è un’ottima soluzione, e stupisce che Gerrold nel 1972 – lui che aveva scritto proprio per Star Trek – non ha avuto problemi ad imbastire un’ottima trama su un particolare tecnologico però ormai da tempo superato. Mi ricorda gli sceneggiatori degli horror che a decenni di distanza ancora non sanno come gestire un cellulare in una storia credibile…

      Teoricamente la furbata della psiconomia servirebbe al personaggio per non essere buttato fuori nello spazio una volta che l’equipaggio si fosse stufato di lui, ma come dici servirebbe una buona scrittura, e questo è un romanzetto scritto malissimo. Perciò rimane solo un protagonista che usa trucchetti come “Fai quel che ti pare, ma non premere quel pulsante” per far premere il pulsante: ecco, la psiconomia è una specie di psicologia inversa 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        Diciamo che se l’autore non ha certi talenti nella realtà, è molto difficile che riesca a concederli ai suoi personaggi in modo convincente: difficilmente una persona riuscirà a descrivere i ragionamenti di un genio… senza essere un genio lei stessa.

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  7. kuku ha detto:

    Affascinantissimo post e ora voglio assolutamente leggere questo libro scritto malissimo, ma visto il pattume che ho già letto in passato magari questo ci fa un figurone.
    Come han già scritto sopra, con qualche correzione si potrebbe tranquillamente fare un film. Ma tanto non fanno film dove ci sono buchi di trama colossali?

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