Armed Response (2017) A volte ritornano

Ve lo ricordate Wesley Snipes? Gli ho dedicato uno speciale ma lo riassumo in poche parole: ha combattuto la legge e la legge ha vinto, come cantavano i Clash.
Il 9 dicembre 2010 l’attore entra al McKean Federal Correctional Institution, in Pennsylvania, per scontare una pena di tre anni per evasione fiscale: l’atto finale di più di cinque anni di sapientissimo lavoro dei suoi avvocati, due dei quali vengono condannati ad una pena superiore rispetto al loro cliente!
Tutto è andato storto per Wesley, che nel 2005 ha dichiarato guerra alla New Line Cinema di Blade Trinity, credendo di essere più potente di una casa cinematografica: non lo era.

Durante gli anni del processo l’attore è stato costretto all’esilio romeno, a fare filmacci come fosse l’ultimo dei Seagal, finché appena finito di girare il crepuscolare Game of Death (uscito poi nel 2011), entra in cella. Ne esce il 2 aprile 2013, giusto in tempo per arrivare sul set de I Mercenari 3 di Stallone, che si sta girando in quell’estate, e fare il suo inutile cameo.
Malgrado faccia il disinvolto e addirittura tenti di millantare ipotesi di Blade 4, Wesley Snipes dal 2005 è un attore “segnato” e finito: tutto ciò che può fare è il Seagal nero…

Piuttosto… sparatemi!

Nel 2015 ottiene un ruolo televisivo in “The Player” e una parte nel film “all black” Chi-Raq, poi nel 2017 una piccola parte sopra le righe in The Recall, tipica fanta-schifezza di serie Z: genere con cui i canadesi fanno concorrenza ai romeni…
Per tornare a vedere Wesley in un film da protagonista dobbiamo aspettare il 4 agosto 2017, quando esce in home video questo Armed Response, prodotto dalla WWE Studios – sempre prodiga di filmacci – e dalla sua “figlia” del 2015, la Erebus Pictures fondata con Gene Simmons. Sì, proprio il cantante dei Kiss!
A chiudere il tridente c’è la distribuzione della Voltage Pictures: avete presente i “migliori/peggiori” film di Seagal e Van Damme? Ecco, li ha distribuiti lei…

Il film è disponibile su Prime Video.

Il film dove gli attori vanno a pagare per le loro colpe

Essendo il budget composto da una scatola di salatini e qualche pizzetta rossa, serve un regista capace di far sembrare una cosa seria quello che non è altro che una barzelletta in video, quindi c’è solo un nome: John Stockwell.
Attore, sceneggiatore, produttore, regista: dite una cosa, e il texano l’ha fatta. Oh, non dico che l’ha fatta bene, ma l’ha fatta. Per esempio sa regalarvi un ottimo Trappola in fondo al mare (2005) ma riempirvi di incubi con l’escrementizio Cat Run (2011), sa dirigere splendide attrici come Michelle Rodriguez in Blue Crush (2002) e Halle Berry in Dark Tide (2012), ma poi è totalmente incapace di inquadrare bene la sua connazionale Gina Carano nello sbagliatissimo In the Blood (2014).
Insomma, è un regista sempre in bilico fra l’onesto intrattenimento – come Kickboxer: Vengeance (2016) e Countdown (2016) – e la stupidata… come purtroppo questo film.

La “trovata geniale” della storia

L’idea è geniale. Andiamo in una prigione dismessa nella periferia di New Orleans, così a due spicci abbiamo una location già bella e pronta. Nel buio dello stabile mandiamo una secchiata di attorini e un paio di star appannate a salire le scale, scendere le scale, aprire le porte e chiudere le porte, cioè la tipica attività dei protagonisti degli horror.
Però qui gli anonimi protagonisti sono vestiti da militari, così abbiamo una specie di action horror che fa del paradosso la sua forza: le parti d’azione mettono paura e quelle horror fanno ridere!

L’attività principale del cast: il nulla

Abbiamo dunque un gruppo variopinto di soldati guidati da Isaac (Wesley Snipes) che devono indagare su cosa sia successo al precedente gruppo di soldati, e di questo passo arriverà un terzo gruppo ad indagare cosa sia successo al secondo e così via.
Il primo gruppo, com’è facile immaginare, è stato completamente ucciso: si è salvato solo il prigioniero Feruz Ahmadi (Mo Gallini), «numero tre sulla lista dei ricercati dell’FBI, numero uno in Afghanistan». Che sia mica lui il colpevole?

Sicuramente il volto giusto per il ruolo

Finito di scendere le scale e salire le scale, dopo aver aperto le porte e poi chiuso le porte, il gruppo indaga ed arriva ad una fatale conclusione: il sistema di intelligenza artificiale studiato da Gabriel (Dave Annable) ha preso “vita”. A forza di studiare i terroristi, suo uso principale, ora ha preso il vizio di far fuori la gente. Soprattutto i mentecatti che salgono le scale e scendono le scale…
Così abbiamo uno stabile chiuso con un super-computer impazzito e dai poteri paranormali: cosa c’è di più economico? Visto che, come ogni horror esistente, il gruppo invece di rimanere unito si separa subito, andando ognuno da solo a chiudersi in una stanza buia e a chiedere «Chi c’è, lì?», come una massa di cerebrolesi, tutto diventa immediatamente di una noia epocale.

La faccia di uno che è davvero convinto di ciò che sta facendo

La qualità del prodotto riesce a superare in bassezza tutti i precedenti titoli romeni di Snipes, che al confronto sembrano filmoni imperdibili. Almeno lì l’abitudine di non prendersi sul serio e di imbastire anche qualche scena d’azione gradevole alla fin fine salvava il prodotto. Qui c’è solo l’amarezza di una carriera chiusa male che costringe ad impelagarsi in produzioni insalvabili.

Anne… che ti hanno fatto?

Per chiudere, una domanda. Sappiamo cos’ha fatto Wesley per finire in questo filmaccio, ma… cos’ha fatto Anne Heche che è così caruccia? Quanto male se la passa per finire qui?

L.

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16 risposte a Armed Response (2017) A volte ritornano

  1. Cassidy ha detto:

    Sei il cantore delle gesta sfortunate del povero Wesley Snipes, sicuramente più affidabile dei suoi avvocati! Poteve andare peggio pote… no, non poteva andare peggio di così. Dopo essere stato segnato dal carcere, sarebbe difficile per qualunque attore di Hollywood, figuriamoci per uno con la fama d’azione di Snipes, gli conviene comprare casa in Romania a questo punto. Cheers!

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Beh, sembra una fantascienza bella strana: non per l’intelligenza artificiale assassina, ma perché si son presi la briga di installarla in un edificio con dispositivi che poi potessero essere usati impropriamente per ammazzare carcerati. Di solito, non si investe tanto nelle carceri.

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  3. Kuku ha detto:

    Anne Heche qui??? Cosa spinge un attore a dire sì a delle cose del genere? E non credo neanche che vengano pagati tutti sti dollaroni.
    Non sembra neanche lei nella foto. Che pure i fotogrammi su imdb sono tutti scuri e non si capisce niente. Più si scurisce e più si risparmia.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Probabilmente lei ha chiesto di non essere riconosciuta nel film 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, a questo punto mi chiedo perché non abbiano portato all’estremo la cosa: un’intero film girato al buio (così da non compromettere l’immagine -per chi ne avesse avuta ancora una da difendere- degli attori), con la plausibile scusa che una super-intelligenza artificiale non ha bisogno di occhi per vedere: per il resto, poi, si sarebbero sempre potute copiare/incollare -aggiustandole alla meglio- delle sequenze “termografiche” sparse prese dai film di Predator a caso 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Questa sarà la nuova frontiera: film completamente al buio! Visto che troppo spesso parti importanti di film vengono girate di notte, per vari motivi, siamo lì lì dall’arrivarci 😛

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  4. Anonimo ha detto:

    Ovviamente condividiamo l’eroismo del vedere certe nefandezze. Che dire? Credo che il concetto di salire/scendere le scale riassuma al meglio il nulla imperante del film. Avevo iniziato la visione assai curioso, la combinazione Snipes/azione/horror mi ispirava. Mai ispirazione fu più errata, povera la mia musa! 😥😅😅

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Che brutta fine che ha fatto il vecchio Wesley… Già essere finito in carcere per evasione fiscale è una cosa da primato*, diventare il “Steven Seagal nero” è un primato del primato.
    Il film ovviamente è indifendibile. Se neanche i due Signori della Z, Lucius e Willy, riescono a trovarci qualcosa di positivo, cosa possiamo aspettarci noi comuni essere umani?

    *Di solito per queste cose finiscono in carcere solo i commercialisti furbacchioni/fraudolenti e non gli attori/atleti che a loro affidano la gestione totale del patrimonio. O comunque, nel 99% dei casi si paga una multa più o meno salata e si patteggia. Finire dietro le sbarre così a lungo è molto, molto, molto difficile!

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  6. Anonimo ha detto:

    “… paradosso la sua forza: le parti d’azione mettono paura e quelle horror fanno ridere!” Ahahah questa è fantastica! 😂😂

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