Chuck Norris 18. Firewalker (1986)

Musone Chuck vuole scrollarsi di dosso l’aurea di estrema serietà dei suoi personaggi e tenta la strada della commedia, solo che era una via senza uscita…

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Comunicazione di servizio: siete andati a rinfrescarvi la recensione di Delta Force (1986), opportunamente arricchita per questo ciclo? Su, andateci adesso, che vi aspetto…


Ogni volta che Chuck Norris ha occasione di parlare di Firewalker, usa parole di elogio e fa sapere come immediatamente abbia amato questa sceneggiatura, tanto da premere con la Cannon perché fosse uno dei primi nuovi film a girare con loro, subito dopo aver firmato un contratto per sette titoli. (Numero che varia a seconda delle fonti.) Menahem Golan è uno che sa il fatto suo e prima fa girare a Chuck dei successi sicuri, poi gli fa sperimentare il genere da commedia brillante, che l’ex karateka sente di saper gestire.

L’attore sbagliato al posto sbagliato

La rivista specialistica “Screen International” del 17 maggio 1986 ci informa che è stato chiamato a bordo l’attore Louis Gossett jr., ma la notiziona ce la dà il “Rambling Reporter” del 10 giugno successivo: Lou Ferrigno è stato ingaggiato come personal trainer di Chuck Norris! Hulk che aiuta Chuck…
Mi piace pensare che risalga a quel 1986 questo poster venduto da Amazon.

Chuck Norris  Lou Ferrigno

Assolutamente inedita la scelta del regista J. Lee Thompson, che abbiamo già incontrato fra le scimmie umane per 1999: conquista della Terra (1972) e Anno 2670 ultimo atto (1973), ma che soprattutto è reduce da La legge di Murphy (1986) con Bronson, suo attore feticcio. Possiamo ricordare Thompson come autore di epici film come I cannoni di Navarone (1961) o di capolavori assoluti come Il promontorio della paura (1962) o preferirlo nelle tamarrate anni Ottanta con Bronson… ma come regista brillante no, onestamente non ce lo vedo. Ed ho le prove, anzi una prova. Schiacciante. Una prova che si chiama Allan Quatermain e le miniere di re Salomone (1985).
Come può Golan aver scelto un autore che così palesemente non è a proprio agio con la commedia d’azione?

«Molto probabilmente non si addice il comico a J. Lee Thompson, regista di classici dell’avventura quali I cannoni di Navarone e Sfida a White Buffalo e che ora, parafrasando un film di successo, tenta di gettarsi all’inseguimento della pietra verde.»

Purtroppo ha ragione, il giornalista Renzo Fegatelli, quando recensisce il film il 14 marzo 1987 sul quotidiano “la Repubblica”, in occasione della sua uscita nella Capitale: se già i due protagonisti non fossero sbagliati in una commedia, fare tris con il regista è un errore davvero grosso.

Uscito in patria il 21 novembre 1986, aspetta fino al 27 febbraio 1987 per finire davanti alla censura italiana, che il 4 marzo dà il via libera alla proiezione: per la prima volta senza alcun divieto.
Esce nelle sale italiane il 14 marzo 1987 con il titolo Il tempio di fuoco, e ci rimane meno di un anno.

A sorpresa ci pensa la Warner Home Video a portare il film in VHS, nel marzo 1988, ma poi per l’edizione DVD subentra di nuovo la MGM, che nel 2010 ribattezza il film FireWalker. Il Tempio di Fuoco: il mio sospetto è che il motivo sia sottolineare quel “Walker” di richiamo televisivo.

Giovedì 9 febbraio 1989 Italia1 lo trasmette in prima serata, con una presentazione che ha dell’incredibile: «Tra la pletora di imitatori di Indiana Jones, Chuck Norris, ex campione di karate, è uno dei più credibili». Non so quale film abbia visto il recensore…
Dopo qualche replica, il film è giustamente dimenticato.

Una dose letale di anni Ottanta

Il motore della storia è la biondina tutto pepe Patricia Goodwin, solo il primo di una lunga serie di triti stereotipi davvero insopportabili anche per l’epoca. Ad interpretarla c’è l’incantevole Melody Anderson e i suoi occhi magnetici: i miei ricordi del suo film di lancio, Flash Gordon (1980), sono parecchio annebbiati, ma è un volto caro alla mia infanzia perché era co-protagonista della sfortunata serie Manimal (1983), mio culto personale.

Se guardate la foto a destra, con il cast della citata serie televisiva ampiamente replicata all’epoca, si possono identificare tutti gli stereotipi che Il tempio di fuoco ripercorre con attenzione quasi maniacale, come se Golan e i suoi sceneggiatori avessero un Bignami degli anni Ottanta da seguire. Non importa se la maggior parte dei prodotti che hanno seguito quei dettami si sono rivelati un fallimento – come la citata Manimal, che sebbene in Italia sia stata trasmessa centinaia di volte rimane un flop, con una sola breve stagione non rinnovata – e sì che dopo due parodie fallimentari come l’Allan Quatermain con Richard Chamberlain la Cannon dovrebbe essere la prima a sapere che la formula “avventuriero bianco biondo-castano, bonazza bionda riccia stracciamaroni e amicone nero che fa battute stupide e facce da scemo” è la morte di qualsiasi prodotto. Solo Harrison Ford può permettersi due elementi del trittico, rinunciando per fortuna al black buddy e sostituendolo con un ragazzino (nel secondo) e con Sean Connery (nel terzo), che al cinema tirano sempre.

Desideroso invece di replicare quelle bojate inguardabili di Quatermain, Golan va a capo chino per la sua strada e la biondina Patricia ha trovato una mappa del tesoro (ma dove?), ed ora ha bisogno di due avventurieri leali per andare a recuperarlo: va al bar dove gli avventurieri leali si ritrovano e ne prende due a caso. Mi sento di dire che la sceneggiatura di Robert Gosnell è votata alla verisimiglianza più assoluta…

Due personaggi legati mani e piedi agli stereotipi

Così conosciamo una delle più fastidiose e insopportabili coppie di stereotipi avventurosi: il bianco Max Donigan (Chuck Norris) e il black buddy Leo Porter (Louis Gossett jr.), entrambi impegnati anima e corpo nel fare i simpatici mattacchioni con il risultato di essere odiosi oltre ogni umana sopportazione.

Non c’è situazione imbarazzante che non possa peggiorare… con quel cappello!

Senza chiedere nulla si parte per una missione fatta di magia indiana spicciola e voglia di giocare con gli stereotipi, utilizzandoli però tutti: avete presente quando beccano un politico con una prostituta e lui dice che sta cercando di farle smettere di prostituirsi? Ecco, Golan qui sta solo “giocando” con i più asfittici e fetenti luoghi comuni del cinema dell’epoca… e con la scusa, se li fa tutti.

Esiste un film dell’epoca senza John Rhys-Davies?

Dal capo indiano che ha visioni al coltello magico, dal peyote maya al mayone di paya, dal messicano con la faccia di John Rhys-Davies al “ciclope” Sonny Landham che sta per partire per fare danni sul set di Predator (1987).

Bello questo pugnale, me lo porto in Messico e lo faccio vedere a Schwarzy

In questa parata del cattivo gusto anni Ottanta – abilmente dimenticato da quelli che oggi fingono di esaltare quel decennio – Chuck che fa? Scopre che è simpatico come la sabbia infuocata nelle mutande, e che il suo destino è la monoespressione silenziosa: ogni volta che apre bocca so’ guai.

Finalmente ci si mena!

Da lodare invece le tecniche marziali utilizzate in questo film: nell’immancabile rissa da bar il nostro Chuck oltre al suo cavallo da battaglia (il calcio volante laterale) ci regala a sorpresa un calcio frontale eseguito in modo identico a come lo renderà famoso Van Damme di lì a poco. Addirittura per il suo “calcione finale” Chuck riceve una sequenza al rallentatore montata esattamente come due anni dopo riceverà il belga in Senza esclusione di colpi! (1988), sempre targato Cannon.

Una vandammata a sorpresa!

Visto che entrambi questi film sono girati da vecchi registi sulla via del tramonto, che dubito fortemente abbiano una visione innovativa del cinema marziale, mi chiedo da chi sia venuta l’idea del nuovo modo di riprendere i combattimenti, visto che Norris e Van Damme hanno team tecnici completamente differenti.

Chuck anticipa il belga di due anni!

Al di là di un paio di calci ispirati, questo film va subito dimenticato e mai più rivisto. Da salvare c’è giusto la parte in cui per passare inosservato Chuck si veste da prete…
E quindi ora, cantiamo tutti in coro… Don Chuck Castoro!

Don Chuck Castoro!!!

L.

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33 risposte a Chuck Norris 18. Firewalker (1986)

  1. Evit ha detto:

    Al Don Chuck Castoro sono morto male.

    Ma i fondali dipinti da una scuola media? L’alta definizione ha fatto malissimo a film come questo 😄

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Prima cosa: se avessi ancora la cameretta come da ragazzino, il poster di Chuck+Lou sarebbe già appeso. Tra Anna Nicole Smith in shorts (da Max) e il poster di “L’impero Colpisce Ancora”.

    Ma davvero questo film è così inguardabile? Personalmente non lo rivedo da… 20-25 anni quando passava con cadenza settimanale in svariati canali regionali. Però lo guardavo sempre volentieri sapendo benissimo che era la copia amatoriale di Indiana Jones ma ciò bastava per passare un paio d’ore in relax.
    Sarei proprio curioso di rivederlo adesso. A naso o scatta l’effetto nostalgia o dopo una ventina di minuti spegnerei tutto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io all’epoca ho avuto modo di vedere qualche volta Allan Quatermain, per dell’intrattenimento senza pretese, e rivisto oggi lo trovo odioso e insopportabile, ma magari ho problemi io con l’avventura semi-comica stereotipata. Proprio l’essere così piegata ai più fetidi luoghi comuni dell’epoca mi blocca dal rilassarmi.
      Forse tutti gli autori di copie di Indiana Jones avrebbero dovuto vedere alemno uno dei film del titotale, scoprendo che non sono comici e non sono pieni di battute. Invece tutte le copie sono comiche e piene di battute, fino all’abominio totale chiamato “La Mummia”, con un protagonista bambinesco che porta all’eccesso tutti i difetti di Allan Quatermain e Templi di fuoco vari. Sicuramente piace, ma anche solo affiancarlo ad Indiana Jones è pura bestemmia.

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      • Zio Portillo ha detto:

        “Allan Quatermain” non mi pare di averlo mai visto quindi su quello non metto bocca. Ovviamente affiancare uno a caso di questi titoli ad un qualsiasi dei 3 (TRE! Vero Cassidy?) )Indiana Jones è da TSO. Sono copie più o meno da discount e per ciò vanno prese. Mettendo questa cosa in preventivo in alcuni casi si possono passare due ore a cervello in standby.
        Detto ciò, personalmente trovo che il primo capitolo di “La Mummia” con Fraser sia a tutt’oggi l’imitazione meglio riuscita dell’originale con Ford.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ricordi, soprattutto nel primo Indy, la serietà del personaggio? Il fatto che potessero capitare situazioni paradossali che potessero essere fraintese come “comiche” non vuol dire che Indy sia un personaggio da commedia brillante, se non bambinesca. Il protagonista della Mummia è un’eroe per ragazzi, che fa le facce e le cadute buffe, è George della Giungla in versione Indiana Jones. Sicuramente piace, ha guadagnato fantastilioni e ha fatto due seguiti, è indubbio che abbia avuto successo, ma non assomiglia neanche al serissimo e drammatico Indy, che avrà fatto pure un paio di battute in tre film e quindi non c’entra niente con chi fa tre battute al minuto.
        Allan Quatermain è il corrispettivo anni Ottanta de La Mummia, e ti assicuro che il successo l’ha avuto anche all’epoca, sebbene subito se lo siano dimenticato. Sharon Stone viene da lì (è la solita “bionda che inizia la storia”), Richard Chamberlain era ancora un attorone e addirittura nel secondo c’è il selvaggio nero vestito di pelle d’animale che parla lo stupidese americano: interpretato da James Earl Jones!
        Tutto questo è avvenuto, con tanto di musica di Jerry Goldsmith palesemente scopiazzante il tema di Indy!

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  3. Cassidy ha detto:

    Questi sono i danni collaterali dell’uscita dei TRE film su Indy, un film in cui tutti i nomi coinvolti sono talmente giusti, da risultare per forza sbagliato. Chuck e Louis Gossett jr. sono due miti presi singolarmente, ma insieme non hanno proprio chimica e i loro personaggi sono piatti, non può funzionare un “Buddy movie” con questa premessa. Il paragone con “Manimal” direi che è azzeccatissimo, pensa che mi ero convinto che questo film fosse in qualche modo legato al gioco da tavolo degli anni ’80 “L’isola di fuoco”, vai a capire il perché. Per il resto passerò la giornata a cantarmi Don Chuck Castoro! Sono morto, vedendo la foto finale sono scoppiato a ridere sul pullman (storia vera). Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi chiedo perché Chuck non si vesta da prete in TUTTI i suoi film 😀
      Malgrado cerchi di rispettare il canone del buddy movie, davvero qui è tutto sbagliato, con una forza tale nello sbagliare che ipotizzo sia fatto apposta così! 😛

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Don Chuck Castoro non lo si può vedere due volte! Dimmi che nessuno si è bevuto il travestimento…
    Norris, nei panni del volontariamente comico, non ce lo vedo: immagino che nessuno ci abbia più provato, dopo.

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  5. Kuku ha detto:

    Ma hanno pure tentato di copiare la scena della scimitarra di Indy?? Piuttosto male, sembra.
    Ho sempre evitato Allan Quatermain, non so perché ma Chamberlain non mi ha mai attirato come attore.
    Il prete Don Chuck dovrebbe ritornare in un filone. Basta Texas Ranger, ora è il momento delle tonache.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Don Chuck Castoro ha steso tutti!!! 🙂 🙂 🙂
    Il film a dire il vero mi ispirava passatempo & simpatia ma lo vidi in epoca ed età diverse quindi non escludo possa ribaltare il giudizio…
    Tuttavia, avendo visto Chuck commediante in Il cane e il poliziotto penso che il lungometraggio del post sarebbe comunque oro colato anche visto adesso (al confronto)!!!! 🙂

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  7. wwayne ha detto:

    Charles Bronson è uno degli attori preferiti di mio padre, quindi ho visto molti suoi film: L’ultimo apache, Rullo di tamburi, La tortura della freccia, Sole rosso, Io non credo a nessuno… mi sono piaciuti tutti, ma il mio preferito in assoluto è L’assassino di pietra, che considero uno dei migliori polizieschi nella storia del cinema. Lo metterei addirittura sul podio, insieme al recentissimo Bent – Polizia criminale e a uno degli ultimi film del mitico John Wayne (quello dell’ispettore Brannigan).
    Colgo l’occasione per dirti che oggi ho visto uno Z movie perché incuriosito da una recensione in cui lo perculavi: Six – La corporazione. Con le dovute proporzioni, vale lo stesso discorso che facevo ieri per Black Dahlia: il film si lascia vedere per buona parte della sua durata, ma poi si rovina all’ultimo con un finale confusissimo. Anche prima comunque c’erano state delle incongruenze non da poco: ad esempio, l’antipaticissimo sosia di James Van Der Beek ad un certo punto rompe un finestrino con il gomito, e non riporta neanche un graffio. Prova a farlo tu, e ti accorgerai che senza un laccio emostatico nei dintorni moriresti dissanguato nel giro di pochissimo. Per alcuni film è necessario applicare la sospensione dell’incredulità; per film come Six – La corporazione bisogna applicare direttamente la sospensione dell’intelligenza. 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Conosco il film, l’ho recensito per il ciclo dedicato a Stephen Baldwin, Biondo Principe della Z ^_^
      Sei fin troppo buono con il film 😛
      Sempre più film richiedono una sospensione totale e tombale dell’incredulità, dell’intelligenza, del buon gusto, della plausibilità… oh, sceneggiatori, com’è che noi dobbiamo sforzarci di sospendere tutto e voi non fate una mazza? 😀
      Bronson è un mito anche per me perché essendo un attore adorato da mia madre, da ragazzino ogni suo film in casa si doveva vedere per forza 😛

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      • wwayne ha detto:

        I nostri genitori hanno fatto proprio bene a crescerci a pane e Charles Bronson. Allo stesso tempo però ci hanno anche abituati male, perché dopo essere cresciuti guardando quei filmoni adesso facciamo fatica ad accettare la mediocrità dei film di oggi. A meno che non siano così trash da diventare carini, come molti di quelli che hai recensito in questo blog! 🙂 Il mese scorso ad esempio ho visto un film al quale l’etichetta “so bad it’s good” calza a pennello: Tonno spiaggiato. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti capisco benissimo, quando sei cresciuto con film del genere è difficile essere cinefili oggi 😛
        Non sono fan dei film italiani, ma quello lo ricordo simpatico 😉

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      • wwayne ha detto:

        Buongustaio! Ho messo il link di questa recensione nei commenti al mio ultimo post: è sempre un piacere fare pubblicità agli altri bloggers, soprattutto quando sono più talentuosi di me. 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio 😉

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      • wwayne ha detto:

        Grazie a te per la piacevole chiacchierata! 🙂

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  8. Giuseppe ha detto:

    “Il tempio di fuoco” lo vidi anch’io ai tempi, purtroppo, e col senno di poi vorrei tanto aver fatto finta che non fosse mai esistito (idem con il Don Chuck Castoro originale, quello non interpretato da Norris 😀 )… ecco, già che hai tirato in ballo quello che è stato pure un mio cult personale, invece di provare a commemorare -senza riuscirci- questo Chuck (non) comico trovo sia molto meglio dedicare un ricordo a Manimal 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Era una serie che faceva parte del Lato Oscuro degli anni Ottanta, quello delle pettinature inguardabili e dei luoghi comuni preimpostati, quello che tutti questi finti estimatori fingono non sia mai esistito, ma lo adoravo con tutte le mie forze.
      Purtroppo fa parte dei grandi culti dell’epoca, replicati milioni di volte in Italia penso perché costavano due lire: erano tutti flop, in patria, tutti soppressi dopo una decina di episodi. Manimal, Automan, Master Ninja, tutte serie morte nella culla e quindi replicate a iosa da noi. Meglio, perché hanno illuminato la mia infanzia ^_^

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