Giochi e console al cinema 2 (Guest Post)

Continuano gli appuntamenti sabatini in cui lascio la parola a Benez256, del blog I ❤ Old Games!, per parlarci di scene da film che citino (o pubblicizzino) software video-ludico d’annata.
L.


Ciao a tutti!

Il caro Lucio oggi ci propone due di quei film che se avete i miei anni (o quelli di Lucio, non vi dico chi dei due è più vecchio) avrete visto qualche migliaio di volte: L’aereo più pazzo del mondo (Airplane!, 1980; DVD Paramount) e L’aereo più pazzo del mondo… sempre più pazzo (Airplane II: The Sequel, 1982; DVD Paramount).

Controllori di volo in tutt’altre faccende affaccendate

Nel primo screenshot vediamo i controllori di volo alla torre di controllo giocare a Basketball su un Atari 2600. Il gioco uscì nel 1978, un paio di anni prima dell’uscita del film e fu uno dei giochi della “seconda ondata” di titoli per la console, dopo i nove titoli rilasciati al lancio. Basketball è oggi uno dei giochi più comuni per Atari 2600 e ai tempi ricevette critiche estremamente positive anche perché era uno degli unici titoli giocabili anche in Single Player. La situazione hardware a fine anni ’70 infatti era tale che implementare una AI (intelligenza artificiale) sufficientemente raffinata da poter “emulare” un comportamento umano in giochi “uno contro uno” non era cosa da poco e praticamente tutti i giochi del periodo prevedevano due giocatori. Basketball fu lodato e venne definito uno dei miglior modi per spendere “quattro eccitanti minuti” di gioco. Eh sì, i giochi ai tempi non erano maratone lunghe ore e ore come oggi ma una sessione di gioco tipica durava una manciata di minuti.

Basketball è una rappresentazione ovviamente estremamente rudimentale di una partita di basket uno contro uno, con sprite dalle animazioni limitate e dai canestri super pixellosi, dove ogni possibile realismo 3D è lasciato all’immaginazione del giocatore. Il gioco ha due “varianti” come venivano allora definite, ovvero due livelli di difficoltà, 1 e 2 (quest’ultimo più rapido).

A fine anni ’70 e primi anni ’80, le simulazioni sportive erano un genere molto richiesto e Atari seppe sfruttare per un periodo questa grande domanda, fin quando una delle sue concorrenti, la Mattel, rilasciò l’Intellivision, superiore al 2600 a livello di hardware e con un’ottima libreria di giochi sportivi, alcuni con avanzate grafiche in pseudo-3D.

Basketball nasce dalla mente di Alan Miller, appartenente alla ristretta cerchia dei primi sviluppatori di giochi per il 2600 e famoso per essere stato tra i cofondatori, assieme ai suoi ex colleghi all’Atari David Crane, Larry Kaplan e Bob Whitehead della Activision, la prima di quelle compagnie che verranno poi definite “terze parti” e, nel 1984, della Accolade.

Date un’occhiata alle “tastiere” sulla destra

Nel secondo screenshot di oggi vediamo la stessa torre di controllo (probabilmente) dove fanno bella presenza due Commodore VIC-20, che all’epoca di uscita del film era il computer del momento. Frequentemente oscurato dal suo fratello minore, il Commodore 64, il Vic-20 fu comunque (ed è ancora) uno dei più importanti home computer della storia.

Commodore VIC-20

Uscito nel 1980 e commercializzato fino al 1985 fu il primo computer ad essere venduto ad un prezzo inferiore ai 300 dollari e il primo a raggiungere il milione di pezzi venduti (alla fine saranno 2,5 milioni), grazie anche all’intuizione (che favorirà anche il successo del C64) di venderlo anche nei grandi certi commerciali e non solo in negozi specializzati o tramite ordine postale. Ideato come un successore più compatto e più economico del PET, il primo computer realizzato dalla Commodore, il VIC-20 prende il suo nome dal chip che lo governa, il Video Interface Chip creato dalla MOS Technology, uno dei primi chip “economici” che contribuì pesantemente all’abbassamento dei costi di produzione e di riflesso dei prezzi al dettaglio, facendo uscire gli home computer dal loro guscio di accessori di nicchia per farli diventare un prodotto di massa e punto di partenza per lo sviluppo di chip successivi utilizzati in computer via via più potenti. Curiosamente in Germania il nome del computer è VC-20, acronimo di VolksComputer, dal momento che in tedesco VIC suona come “fick” e lascio a voi il compito di andarvi a cercare il significato…
[Fa rima con “pazzo”! Nota etrusca]

L’azienda puntò molto sul computer, sulle sue funzionalità e nel targetizzarlo alle famiglie e ai giovani, una rivoluzione rispetto ai computer precedenti che erano costose macchine che potevano essere utilizzate solo se in possesso di buone conoscenze informatiche; famoso fu lo spot nel quale veniva promosso addirittura da William Shatner, celebre ai tempi per la serie di “Star Trek”: una “moda” che verrà utilizzata anche negli anni successivi da altre compagnie, come Atari e Coleco.

Verso la fine del suo ciclo vitale, il Vic-20, in virtù della guerra commerciale tra Texas Instruments e Commodore e al contemporaneo rilascio del più prestante Commodore 64, veniva venduto a meno di 100 dollari, un buon compromesso per tutti coloro che volevano avvicinarsi al mondo del computer senza spendere una fortuna. La sua dismissione nel 1985 non sancì però la sua totale scomparsa: lo chassis del computer fu infatti riutilizzato dalla Commodore per il C64, tanto che ad un primo sguardo i due computer sono praticamente identici.

A livello tecnico il VIC-20 era una macchina molto poco capiente, anche rispetto a computer coevi, con 5K di RAM di cui solo 3,5 disponibili per la programmazione in BASIC: per fare un confronto se provate ad aprire sul vostro PC il Blocco Note, scrivete “VIC-20” e lo salvate, le dimensioni del file su disco sono di 4K. La risoluzione grafica era di solo 22×23 caratteri in modalità testo e la palette di soli 16 colori: si capisce bene che non era certamente un prodotto destinato all’intrattenimento, nonostante quanto Commodore si sforzava di reclamizzare e, anche se i giochi distribuiti per il VIC-20 furono molti (su cartuccia, cassetta e floppy), solo pochissimi avevano una grafica e giocabilità apprezzabili; inoltre l’impossibilità di gestire sprite a schermo rendeva molto complicato sviluppare titoli o portare quelli arcade: si veda ad esempio il pessimo port di Q*Bert.

Q*Bert per VIC-20

Una curiosità riguarda la “giocabilità” dei titoli per il VIC-20 (e magari potrebbe essere questo il fil rouge che lega le due immagini proposte oggi?): l’interaccia per i joystick è la stessa presente anche sull’Atari 2600 (un’interfaccia abbastanza standard ai tempi) che, curiosamente, è la stessa del Sega Mega Drive, quindi sì, potete giocare i giochi del VIC-20 con il controller del Mega Drive!

Benez256


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8 risposte a Giochi e console al cinema 2 (Guest Post)

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    La prima metà degli anni ’80 mi vedeva troppo in fasce per avere piena conoscenza delle citazioni ludiche ivi presenti, quindi per ora sono in modalità “scoperta brancolando al buio”, tuttavia aspetto con brama prossimi post ammiccanti alla fine degli anni ’80 per aggiungere la modalità “riferimenti” – “ricordi” – “nostalgia”! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pensa però a quanti mitici product placement c’erano nei film: ora c’è solo Apple o al massimo Samsung…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Anche questa è giusta nostalgia! 🙂

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      • redbavon ha detto:

        Oggi è meno impellente l’esigenza del product placement per varie ragioni: 1) investono direttamente in pubblicità per i prodotti video-ludici, non solo le piattaforme, ma anche per singoli giochi. Sono stato a Londra di recente e mi ha colpito il fatto che gli autobus recassero la pubblicità di un gioco che non è nemmeno di quelli più noti, Just Cause 4.
        2) i videogiochi sono ormai diffusissimi e i ragazzi sono già degli esperti e hanno sviluppato delle proprie preferenze.
        Il product placement di questi prodotti esiste ancora (alcuni film inquadrano i protagonisti giocare con un joypad Sony o Microsoft), ma è sempre meno efficace rispetto a una comunicazione diretta e mirata.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I film italiani anni ’80 erano uno spot a cielo aperto, ogni pellicola era piena di Marlboro, J&B, Fernet e Punt-e-Mes: era divertente fare lo slalom fra gli spottoni 😀 Oggi sono più sottili e al cinema o in TV si vedono solo mele morsicate… ma la marchetta dell’amaro non tira più??? Questi vincoli a bacco e tabacco hanno ridotto le marchette in cenere 😛

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      • redbavon ha detto:

        Il fumo – si sa – fa male…il solo vederlo a cinema è “fumo passivo”? 😜

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  2. redbavon ha detto:

    Ottimo excursus come di consueto. Esperienze che non ho fatto visto che mi tenni alla larga dal VIC-20. Tutti erano convinti che avesse 20K di memoria, che sarebbe stato un gran cosa visto che la Colecovision, apparsa sul mercato nel 1982 e “sogno bagnato” dei videogiocatori per conversioni arcade “quasi uguali al bar”, aveva 16K di memoria. I cinque miserelli KByte erano davvero pochi. Il merito del VIC-20 è quello di avere fatto da “battistrada” per il C64.
    Comunque quel Natale del 1983 in cui il VIC-20 era il regalo più ambito da “nerd” che ancora non sapevano di diventarlo, mio fratello ebbe in regalo una Mattel Intellivision e da quel momento io non ho più smesso di videogiocare.
    Nel caso vi interessasse questa mia storia, potete leggerla qui:
    https://redbavon.wordpress.com/2016/12/03/lintellivision-mio-fratello-e-cero-anche-io/

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  3. Cassidy ha detto:

    Mi sono sempre chiesto come si chiamasse quel gioco di basket di “L’aereo più pazzo del mondo” ora lo so, e il nome non era nemmeno impossibile da intuire 😉 Cheers

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