Non è stata una vacanza, è stata una guerra (1988)

Gli anni Ottanta sono il decennio per eccellenza delle vacanze, genere che spopola in ogni dove e che al cinema sembra fare sempre centro: rivisti oggi non sembrano film meritevoli, ma posso testimoniare che la loro stessa esistenza all’epoca metteva allegria.
Come per esempio quando scoprii che c’era un film con John Candy e Dan Aykroyd impegnati in una vacanza votata al disastro: andiamo, come si fa a resistere?

Sono anni in cui John Hughes trasforma in oro tutto ciò che tocca. National Lampoon’s Vacation (1983) è addirittura un lontano ricordo sbiadito dopo l’enorme successo dei suoi Breakfast Club (1985), il film più citato della storia, Una pazza giornata di vacanza (1986) che ancora oggi perseguita il povero Matthew Broderick, visto che da allora per tutti è sempre Ferris Bueller, e Un biglietto in due (1987), che se non avete adorato non siete più miei amici.
Insomma, Hughes è all’apice e dopo ogni “caduta” – tipo La donna esplosiva (1985), con i nerd che creano Kelly LeBrock al computer! – ne azzecca una grossa: si avvicina il 1990 con il suo Mamma, ho perso l’aereo, di cui potreste aver sentito parlare, ma intanto è il momento di una bella vacanza anni Ottanta: è il momento di The Great Outdoors, uscito in patria il 17 giugno 1988.

Titolo dignitoso di un film che lo è molto meno

Ottenuto il visto italiano solo il 5 aprile 1990, arriva nelle sale dal 19 agosto successivo: sembra il momento migliore, essendo un film sulle vacanze in famiglia, ma si sa che agosto è il mese che l’Italia dedica ai film in cui non crede.
Uscito subito in VHS CIC Video, la Pulp Video lo porta in DVD dal giugno 2016, sempre con il titolo Non è stata una vacanza… è stata una guerra.

Una famiglia in vacanza: l’argomento principe di John Hughes

In un villaggio vacanze dello Yosemite National Park (California) si incontrano due famiglie che vanno d’accordo come i Montecchi e i Capuleti: i Ripley e i Craig.
Chet Ripley (John Candy) è per intenderci il Chevy Chase di turno: il papone entusiasta che ama la sua famiglia forse un po’ troppo, che è innamoratissimo della moglie Connie (Stephanie Faracy) e dei due figli che ovviamente preferirebbero stare altrove.
Dall’altra parte dello specchio c’è il suo esatto opposto, Roman Craig (Dan Aykroyd) e la sua finto-snob moglie Kate (Annette Bening) con altrettanta doppia prole che però assomiglia di più alle gemelline fantasma di Shining (1980).

Dan Aykroyd è specializzato nell’ospite caciarone

Abbiamo quindi il finto proletario, cioè la versione cinematografica (perciò finta) di ciò che dovrebbe essere un lavoratore secondo lo standard della commedia americana, che è costretto a dividere lo chalet in riva al lago affittato per le vacanze con il finto ricco, cioè colui che nell’immaginario collettivo rappresenta quella nuova classe di rapaci alla Gekko di Wall Street (1987): quelli che diventano ricchi subito (e quindi poveri subito) con quel mostro appena creato dal nome “finanza”. (Come ha recentemente spiegato il professor Marco Onado proprio mediante la storia del cinema.)
Se il borghese Clark Griswold nella serie Vacation aveva a che fare con il Cugino Eddie, un pitocco sociale che rappresentava quel tipo di poveri che gli spettatori avrebbero voluto veder cacciare dal Paese, qui il proletario Ripley ha a che fare con uno xenomorfo che si è insinuato nel petto della società, pronto a sfondarla dall’interno. L’arricchito grazie alla finanza spregiudicata e degolarizzata: un mostro alieno che dovrebbe mettere paura invece all’epoca (e purtroppo ancora oggi) è invidiato dalle vittime del suo operato scriteriato.

Due tipi di lavoratori di fine anni Ottanta

Quindi c’è uno scontro tagliente tra i personaggi? Quindi la sceneggiatura da commediola nasconde una tagliente satira di costume? No, a parte due o tre secondi in cui sono citati i lavori dei protagonisti, tutto finisce qui. Il resto del film è riempito da Ripley che fa cose alla Griswold: inciampa, fa scelte stupide, dice cose finto-buffe ed è pasticcione. Ah ah ah che ridere…

Come ogni vero film di vacanze, c’è il vecchio morto…

Mentre Ripley cerca di far divertire la propria famiglia con la forza, generando disastri e situazioni che forse nelle intenzioni originali dovevano essere divertente (ma in pratica non lo sono neanche per sbaglio), intanto il cinico Craig riscopre i valori familiari che aveva dimenticato e le due famiglie “rivali” scoprono quei punti in comune che li fanno riavvicinare. Una stupida storiella d’amore per il più grande dei figli, un orso da usare in scene “tristemente divertenti” (per dirla alla Caparezza) e una bistecca da due chili. Ah ah ah, che ridere con John Candy che mangia una bistecca, ah ah ah… Boh…

Un giorno il mondo capirà che cosa ci sia di divertente in questa scena

La prima volta che ho visto il film, appena passò in TV, l’entusiasmo che aveva generato la sua scoperta si era infranto contro il nulla totale di una pellicola ossessionata dal suo non voler dire nulla. Fu una delusione cocente subito dimenticata.
Deciso di iniziare uno “Speciale Vacanze“, è incredibile come la mia mente sia andata immediatamente a questo titolo, ricreandosi la stessa identica aspettativa perché non ne ricordavo nulla: il risultato è stata la stessa identica delusione cocente. In più punti a sorpresa ho scoperto di ricordare perfettamente alcune battute, malgrado il film l’abbia visto una volta sola trent’anni: segno che nella mente avevo lasciato dei paletti a dire “ricordati di non vedere più ’sta cazzata”.
Purtroppo non è servito.

Ah, gli anni Ottanta e i suoi giochi da tavolo…

Come ogni altra vacanza, alla fine della storia sono tutti più saggi, i padri sono più padri e le mogli sono più mogli, senza dimenticare la famiglia: ahhhhh la famiglia è la prima cosa. (“Prima” rispetto a cos’altro, non si è mai capito.)
Tutto questo è svolto con la stessa enfasi di un tema scolastico sull’argomento “Sono tornate le rondini”: la stessa profondità dell’esecuzione, ad opera di uno svogliato studente di prima elementare, la si può avvertire nell’esecuzione di questo inutile film.
Così come i pessimi sequel dei film di Chase servivano alla troupe per andare in vacanza spesati, questo film è servito al cast per passare qualche settimana in una splendida cornice lacustre, con neanche la fatica di dover imparare a memoria un copione: la sceneggiatura è così vuota che sono sicuro agli attori venisse chiesto di inventarsi qualcosa sul set.

Ancora oggi Annette Bening nega di aver partecipato al film

Ma io tengo ’a capa tuosta, come dicono i miei parenti del sud, e non desisto: in questa estate sballata, fatta di pioggia e umidità, voglio trovare un film vacanziero decente.
Sapete che c’è? Mi sa che non mi conviene fare chissà che grandi salti: mi conviene rimanere al lago… e fare passi di bimbo…

L.

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14 risposte a Non è stata una vacanza, è stata una guerra (1988)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Prima cosa: La Donna Esplosiva. Dio mio cosa hai tirato fuori Lucius! Sono anni che mi prometto di recuperarlo. La LeBrock bona come il pane e pure maliziosa. Mi pare lo avessero trasmesso in prima serata sulla Rai all’epoca. Non ti dico il giorno dopo a scuola dove ne parlavamo tutti. TUTTI! Sognando cosa avremmo fatto al posto dei due ragazzini. La maggioranza avrebbe lasciato le zinne giganti…

    Seconda cosa: ma davvero fa così c@gare questo film? Ammetto che non lo rivedo da 30 anni ma a memoria non mi pareva così osceno… Sarà la teoria de “Il Commissario Lo Gatto” che ogni tanto fa capolino.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo proprio di sì. Riguardalo, se ne hai occasione, e scoprirai che poggia sul niente e che non strappa neanche un sorriso perché non è sua intenzione farlo. Anch’io dopo 30 anni ne avevo un ricordo divertente, che è passato subito man mano che lo rivedevo…

      Per quanto alcune scene de “La donna esplosiva” siano divertenti, è davvero un film sbagliato: non nella trama ma nel gusto. Non so se voleva essere demenziale o “serio”, ma fallisce in entrambi i generi. Prova a rivederlo, e oltre ad un Bill Paxton assurdo – giustamente mai mostrato nei servizi dedicati all’attore – scoprirai un film insalvabile, con una LeBrock molto meno sexy di come te la ricordi e soprattutto un gusto che onestamente era già sbagliato all’epoca.
      E’ un prodotto atipico anche nel panorama delle gynoid anni Ottanta – come puoi immaginare, ho rivisto il film in occasione del mio saggio sull’argomento – visto che all’epoca le “donne artificiali” create dagli uomini raccoglievano più disprezzo che passione, nei vari media.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Mi sa che con l’età sto rincoglion@ndo! Ma davvero la LeBrock è poco sexy? Io mi ricordo che voleva fare le zozzerie coi ragazzini (che poi uno si è addormentato durante i preliminari). Boh… Mi fido ovviamente di te che l’hai visto da poco ma ricordo perfettamente i “turbamenti” che mi diede all’epoca.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ricordo che è un film per famiglie, quindi le “zozzerie” le ha aggiunte la tua memoria 😛
        Visto da ragazzini è ovvio che sembri tutto più eccitante – io ero convinto che Edvige Fenech fosse sempre nuda, che delusione scoprire che al massimo erano 5 secondi di nudismo a film! – ma vedere la LeBrock che ad ogni fotogramma fa la boccuccia a culo di gallina e ammicca, come a dire “guardate come sono sexy”, non lo trovo affatto sexy.
        Non so se consigliarti di rivederlo, perché potresti scoprire tutt’altro film rispetto a quello che ricordi: però avresti l’occasione di vedere uno dei tanti film di Robert Downey jr. che i grandi fan di Robert Downey jr. non conoscono 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        Più che sexy, la trovavo bella, Kelly LeBrock. Però la sua recitazione lì era inutilmente esagerata, la batte solo Bayonetta, come atteggiamento ipersessualizzato.

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  2. Cassidy ha detto:

    Penso che in quel gruppo di matti del National Lampoon, alcuni di loro avessero intenzioni satiriche, lo hai ben sottolineato nel tuo post sul primo “National Lampoon’s Vacation”, ma penso anche a John Landis, che con le sue commedie ha sempre preso per i fondelli una parte d’America (quella repubblicana). Probabilmente a John Hughes non interessava l’argomento, la sua filmografia parla abbastanza chiaro in tal senso; questo film penso di averlo visto un paio di volte, e niente non mi ha mai conquistato. Con due come John Candy e Dan Aykroyd nel cast diventa anche complicato risultare così insipidi.

    Cinque altissimo per questa: «… il proletario Ripley ha a che fare con uno xenomorfo che si è insinuato nel petto della società, pronto a sfondarla dall’interno». Il cognome del personaggio era davvero troppo allettante per non sfruttarlo a dovere 😉 Cheers!

    P.S. “La donna esplosiva” era una scemenza, una di quelle che facevano ridere da bambino per le trovate cretine e da grandi per vedere rivedere qualche faccia nota, tipo Vernon Wells che riprende idealmente il suo ruolo in “Mad Max 2” facendo la parodia di se stesso da solo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Con quel cognome, non potevo resistere 😛
      Anche nei giornali italiani dell’epoca viene messo l’accento sul fatto che con due attori del genere è incredibile riuscire a sbagliare, quindi da un certo punto di vista è un “successo”: riuscire a sbagliare là dov’era impossibile farlo 😀

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      • Cassidy ha detto:

        Dimenticavo, sto già ridendo per il film della prossima settimana, quando sento “passi di bimbo” mi ricordo del vecchio Bill e scoppio a ridere (storia vera), non vedo l’ora di leggerti! 😉 Cheers

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  3. Kuku ha detto:

    Mi son sempre detta prima o poi vedrò questo film la cui visione ho per qualche motivo sempre rimandato, ma capisco che anche se continuerà a non vederlo, non avrò perso nulla. Immagino che è da questo genere di film che provenga “Vita da camper”, uno degli ultimi di Robin Williams: ci sono proprio tutti gli argomenti chiave.
    Ecco, rimani sul lago e scrivine in maniera estesa di quel lago e dei suoi psicanalisti in vacanza…

    P.S “Un biglietto in due” lo adorooooo! Ogni volta che passa lo rivedo!

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  4. Emanuele ha detto:

    Nooo, hai smontano uno dei miti delle mia infanzia! Non perdevo una messa in onda ma poi quando hanno smesso di replicato, ne ho perso le tracce. Ero convinto ci fosse Chevy Chase e ora che so che il regista è sempre il mitico Hughes, si spiega tutto.

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  5. Giuseppe ha detto:

    Beh, a me il brillante e geniale “Non è stata una vacanza… è stata una guerra” è sempre piaciuto un sacco più di “Un biglietto per due”, una commediola appena passabile a confronto che lascia il tempo che trova e… E PER UN SECONDO CI AVEVI CREDUTO, EH? 😀
    Tornando professionali (il John Hughes di “Un biglietto in due” è decisamente molto, MOLTO più ispirato del John Hughes responsabile di questo sbadiglio su pellicola), qui siamo di fronte a una grande occasione mancata di tagliente satira quale certamente Aykroyd e Candy sarebbero stati capacissimi di mettere in atto, se soltanto glielo avessero lasciato fare. Ma qui erano tutti in vacanza (comprese le idee di Hughes) e bisognava NON far ridere il pubblico con ogni mezzo a disposizione…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahaha per carità, i gusti so’ gusti, ma davvero mi si era gelato il sangue 😀
      Come ogni altro film di Aykroyd dell’epoca l’impianto musicale è potente e il film sciaborda di classici rock d’annata, come se l’attenzione alla musica fosse stata preponderante su quella alla sceneggiatura (inesistente). Davvero una grande occasione mancata.

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