Indictment (1995) L’asilo maledetto

Alla continua ricerca di canali televisivi che trasmettano film diversi dal solito, nella speranza di trovare chicche, ho scoperto che TeleRoma56 (canale 15) è uno scrigno di film televisivi anni Novanta che manda a ripetizione: il primo frutto del mio scorrazzare in questo nuovo terreno di caccia è Indictment: The McMartin Trial.
Apparso su Rai3 in seconda serata il 25 agosto 1999 con l’incredibile titolo L’asilo maledetto, domenica 9 giugno 2019 è stato trasmesso da TeleRoma56 con il più semplice – ma parimenti sbagliato – La maledizione. Probabilmente questi farlocchi titoli italiani vorrebbero attirare i fan dell’orrore ad un film che invece… mette molta più paura di un semplice horror.

Tanti titoli, nessuno azzeccato

Non so quanto clamore abbia avuto in Italia il Caso McMartin, visto che da noi storie del genere si ripetono a ciclo continuo e la gente ci casca sempre, puntuale, ma negli anni Ottanta è stato un bruttissimo fatto di cronaca, di mala-giustizia ma soprattutto di mala società che ha infiammato l’America.
Il regista Mick Jackson – tra due successi come Guardia del corpo (1992) e Vulcano. Los Angeles 1997 (1997) – fa una puntatina in TV giusto per dirigere un taglientissimo e sconvolgente prodotto che racconti la parabola di una terribile vicenda processuale durata sette anni, “riassunta” dagli sceneggiatori Abby e Myra Mann più noti per la serie “Il tenente Kojak”.

Hanno la faccia da colpevoli, quindi sono colpevoli

Manhattan Beach, California, 1983. Una donna schizofrenica ed alcolizzata invia alla polizia una lettera squinternata, in cui denuncia che il figlio è minacciato da un leone ed altre follie similari: ciò che conta e ciò che la polizia prende in considerazione è un punto solo della farneticante lettera, dove accusa Ray Buckey della scuola materna omonima di aver abusato del figlio.
Non esistono prove, non esiste niente… quindi Ray Buckey è colpevole. Grazie ad un comportamento abominevole della procura locale, che crea dal nulla un caso senza alcun fondamento – ed avverte centinaia di genitori che Buckey potrebbe essere un pedofilo, che è come sganciare una bomba atomica – e grazie ad una sedicente psichiatra, una pericolosa mitomane che dice di aver raccolto le testimonianze di almeno trecento bambini sugli abusi subiti, esplode un caso mediatico degno della caccia alle streghe del Medioevo. Solo che nel Medioevo c’era molto più garantismo…

La famiglia McMartin è la premiata curatrice della scuola materna locale, con nonna, madre e figli che si occupano dell’azienda. Tutto viene spazzato via e le vite di tre generazioni di McMartin vengono distrutte da un’accusa infamante totalmente infondata e una macchina del fango in cui giornalisti privi di scrupoli sfamano la voglia di mostruosità di spettatori senza cervello. Non bastano gli abusi, ad un certo punto la folle psichiatra comincia a dire che i ragazzini confessano come nella scuola McMartin siano avvenuti fenomeni di cannibalismo – con i minori costretti a mangiare pezzi di cuore di loro coetanei e a bere sangue umano – e non mancano i riti satanici, sempre presenti nell’opinione pubblica. I bambini sono stati trasportati anche in aereo verso destinazioni ignote per diventare protagonisti di filmini porno.
Possibile che la gente creda a queste buffonate? Purtroppo è possibile, e ancora oggi ci credono, ogni volta che i giornalisti fanno scoppiare il (falso) caso di turno, immancabile nel palinsesto annuale dei TG.

Per accuse di una gravità così mostruosa, ci si aspetterebbero prove schiaccianti: vediamo se indovinate che tipo di prove aveva la procura per distruggere per sempre le vite di cinque indagati. Esatto: zero carbonella. Sette anni di processi, 15 milioni di dollari spesi, cinque vite spezzate da accuse infamanti che si porteranno per sempre cucite addosso… solo perché la polizia ha creduto alle farneticanti affermazioni di una pazza alcolizzata e perché una tizia qualunque, senza alcun credito né autorizzazione, ha creato dal nulla false dichiarazioni messe in bocca a centinaia di bambini.
Gli unici che ci hanno guadagnato sono ovviamente i soliti noti: giornali e giornalisti. Che si guardavano bene dall’informare l’opinione pubblica che non esisteva alcuna prova per le fantomatiche accuse e grufolavano nel dare notizie di cannibalismo e satanismo all’asilo locale.

Qui serve l’aiuto del migliore

Come si può raccontare una vicenda così orribile senza scadere nel moralismo, nella rabbia, nella frustrazione o nel cattivo gusto? Già se fra i produttori hai Oliver Stone, parti col piede giusto. Ma quel che conta è avere un protagonista credibile, che ti tenga in mano l’intero film: per questo c’è un titanico James Woods.
Provo profondo dispiacere per le nuove generazioni, che non conoscono le vette di perfezione raggiunte da Woods quando fa l’avvocato…

Woods interpreta Danny Davis, l’avvocato che accetta l’ingrato compito di difendere i mostri più odiati d’America, attirandosi anni di odio e disprezzo da parte di tutti. Ci metterà poco a diventare l’unico americano convinto che i McMartn siano innocenti, rimanendolo anche dopo un processo da record: per esempio Ray è stato il primo a rimanere più di cinque anni in galera senza possibilità di cauzione… pur non esistendo la benché minima prova a suo carico.
Negli incredibili interrogatori al povero ragazzo veniva chiesto se credesse al “potere delle piramidi”: in casa sua furono trovati dei libri di piramidologia e si pensava che questo avesse un legame con le mostruosità che gli venivano accusate. Secondo voi, un libro sulle piramidi è la prova schiacciante in un caso di pedofilia? Eppure era l’unica prova in mano all’accusa. Possibile che criminali del genere – cioè il procuratore distrettuale e chiunque gli abbia dato una mano – siano ancora a piede libero?

La procura distrettuale sì che mette paura…

Solamente Mercedes Ruehl poteva sostenere l’insostenibile ruolo della procuratrice Lael Rubin, ossessionata dal caso fino a negare l’evidenza. La sceneggiatura cerca di smussare gli angoli, non fa mai capire con precisione se la Rubin fosse conscia della totale follia del caso, del fatto che non esistesse niente di niente su cui basarlo, ma è facile pensare che la donna abbia seguito l’onda: un caso di pedofilia è oro puro per chi abbia ambizioni politiche, e infatti il Governatore della California ci sguazzò con gran piacere.
La Ruehl è assolutamente convincente ed è perfetta controparte di James Woods: i loro scontri in tribunale sono splendidi e sono il momento più atteso del film.

L’innocenza del male

Perfetta anche Lolita Davidovich nel ruolo di Kee McFarlane, la sedicente “assistente all’infanzia” che ha messo in bocca a centinaia di bambini mostruosità disumane, nate dalla sua mente e trasferite ai minori che teoricamente doveva aiutare. La cosa spaventosa è che la donna non lo ha fatto per cattiveria o truffa, era davvero convinta di star aiutando quei bambini, e l’attrice rende perfettamente l’ottusità di quei pazzi che distruggono convinti di fare del bene.

«Te li devi togliere quegli occhiali da pedofilo!»

Un’ultima menzione va a Ray McMartin, il maggiore indiziato, il colpevole a prescindere, l’uomo innocente distrutto dalla voglia del pubblico di storie marce: il suo volto è quello di Henry Thomas, lo storico Elliott di E.T. (1982). La sua espressione è sempre lì a ricordarci come chi sembri colpevole allora lo è per forza, e infatti l’avvocato gli dice di far sparire subito quegli occhiali… perché ha l’aspetto di un pedofilo!

Solo James Woods poteva gestire un film così scottante

Un film che mette tanta rabbia addosso, soprattutto perché la denuncia che veicola non è servita a niente: ogni anno scatta regolare lo “scandalo pedofilia”, e non si contano più le scuole in cui qualche professore viene accusato delle stesse buffonate imputate ai McMartin. E non importa se esistano prove – cosa che di solito i giornali non ci informano – basta il sospetto perché sia tutto vero.
Purtroppo non esistono tanti James Woods quanti sono i casi imbastiti dagli sciacalli…

L.

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27 risposte a Indictment (1995) L’asilo maledetto

  1. Conte Gracula ha detto:

    In questi casi, chi lancia false accuse di un reato dovrebbe essere punito come se lo avesse commesso, quel reato, e lo stesso dovrebbe accadere a chiunque agevoli questi abomini. Ci sarebbe un salutare cambio di impiegati in tribunali, studi legali e telegiornali.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo su certi argomenti non c’è mai responsabilità né interesse: gente che ha falsamente accusato di pedofilia un professore non fa notizia, quindi nessuno se ne interessa, perché il pubblico adora solo i professori pedofili, quindi ogni tanto bisogna dargliene. Anche falsi, ma bisogna dargliene. I mitomani fuori di testa che lanciano accuse fanno simpatia, nessuno si avventa mai contro di loro né li inchioda alle loro resposabilità. E se lo fanno, di nuovo non fa notizia e non lo sa nessuno…

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  2. Cassidy ha detto:

    No vabbè ma hai trovato un altro filone d’oro! Lo avevo visto per caso, circa mille anni fa, attirato dalla produzione di Oliver Stone e dalla presenza di James Woods, che dici bene, oggi rischia di essere ricordato dai più giovani come uno che sbraita contro i film della Marvel, quando invece hai detto benissimo, ha portato a livelli paradisiaci il classico ruolo dell’avvocato nei film. La storia è talmente grottesca da tornare puntualmente di moda, non so come tu lo abbia scovato questo film, ma felicissimo di averlo “riscoperto” questa mattina leggendoti 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La magia dei piccoli canali locali ^_^
      A pensarci, anche “La mano” di Oliver Stone lo beccai, secoli fa, su un piccolo canale locale che si vedeva anche malino. Sembra destino dei prodotti minori di Stone finire dispersi nelle emittenti locali…
      Woods è un titano che purtroppo si è visto cambiare il mondo sotto i piedi, oggi il “duro e puro” non va più di moda e abbiamo perso un grande interprete.

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  3. Massimo Viola ha detto:

    Caro Lucius non è che me lo riverseresti in digitale?
    E’ una vita che voglio vederlo (nella mia missione personale di recuperare tutti i film di James Woods) ma non riesco a trovarlo!!
    Tepregoooooooooo!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Scrivimi a lucius.etruscus@gmail.com che te lo passo tramite WeTransfer 😉
      Sai che ora voglio sapere tutto della tua meritevole missione? Amo Woods sin da ragazzo e chiunque condivida questo amore è mio fratello. Se ti va di raccontare la tua esperienza con lui, hai già un posto prenotato nel blog ^_^

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      • Massimo Viola ha detto:

        Ahahahah ma grazie!
        La mia ammirazione per Woods deriva dalla prima visione di C’era Una Volta in America, ovviamente recuperato quando ero ragazzino (io e il film siamo dell’84), poi lo rividi in Casinò di Scorsese, poi in uno dei grandi capolavori del maestro Carpenter, Vampires, come unico e indimenticato protagonista.
        Da lì mi decisi a recuperare tutto quello che potevo di suo, e ogni volta era una chicca, da Videodrome a Lo Specialista a Il giardino delle vergini suicide, amo il suo metodo recitativo, è un attore incredibilmente versatile e, a mio parere, assolutamente troppo poco in luce al grande pubblico, che magari gli preferisce nomi ben più noti ma infinitamente meno meritevoli.

        Oggi ti mando una mail, grazie per questa perla perché davvero è introvabile, e grazie per tutto ciò che scrivi, sei ufficialmente il mio blogger/autore preferito, non posso iniziare la giornata lavorativa senza leggere le ultime sullo Zinefilo (e Alien) =D

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Addirittura? Lusingatissimo ^^
        Avendo esattamente dieci anni di più (sono del ’74) ho potuto godere di Woods al massimo splendore: negli anni Ottanta e Novanta i suoi film spaccavano e in videoteca erano presi d’assalto.
        Ricordo ancora il primo romanzo di Ellroy portato su schermo, “Indagine ad alto rischio” (1988) con un Woods titanico, poi lo adoravo quando voleva smetere di fumare ne “L’occhio del gatto” (1985), ho anche recensito il suo splendido “Best Seller” (1987) e potrei andare avanti a lungo. Tutti film di grandissimo richiamo che le TV facevano a botte per replicare.
        Personalmente, il suo capolavoro assoluto è l’inarrivabile, eterno e immarcescibile “Insieme per forza” (1991). All’epoca solo un uomo poteva prendere a calci il divo Michael J. Fox, e quell’uomo era James Woods ^
        ^

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      • Massimo Viola ha detto:

        Ecco t’invidio, non solo per la tua comprovata vastissima conoscenza del mezzo cinema, ma anche per il fatto di esserti potuto godere il momento di massimo splendore del nostro Woods, oltre che tanti altri momenti ovviamente, cose che per mere motivazioni anagrafiche ho potuto recuperare solo tempo dopo.
        Fortunatamente sono riuscito a vivere il periodo d’oro delle videoteche pre-blockbuster e perciò vedere alcune chicche prima che sparissero dalla faccia della terra, ma erano proprio gli ultimi tempi.
        Una nota che ho scoperto leggendo su Wikipedia del caso McMartin: i giornalisti erano arrivati, nell’ambito delle fantaminchiate inerenti alle messe sataniche e ai sacrifici umani, a tirar dentro anche il nome del nostro Chuck Norris come partecipante ai riti XD

        Mi sembrava giusto segnalartelo ahahah

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quando vedrai il film, scoprirai che è citato anche questo fatto! Per dimostrare quanto i bambini fossero testimoni altamente inattendibili, l’avvocato Woods sottopone ad uno di essi delle foto di sedicenti professori scolastici chiedendogli di segnalare quelli che lo hanno “toccato”: sono tutte foto di personaggi molto famosi che però il bambino non conosce… tra cui Chuck Norris! 😀
        Sai che mi stai facendo venir voglia di rivedermi un po’ di classici di Woods? Per esempio “Verdetto finale” (1989), quando faceva l’avvocato esperto che deve addestrare il giovane Robert Downey jr., quando era ancora un attore normale 😀

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      • Massimo Viola ha detto:

        Si prospetta un nuovo ciclo di analisi dal titolo “Woods in the Woods” XD
        Beh, una rubrica tutta per lui direi che il nostro James se la merita, senza dubbio.
        Ovviamente un’analisi dei suoi episodi (doppiati da lui stesso) dei Griffin, nei quali è assoluto protagonista assieme a Peter, è più che dovuta a questo punto!

        OT: RDJ l’ho apprezzato molto anche ne Il Giudice con Robert Duvall, e sono felice che (forse) abbia concluso la sua comunque ottima carriera da supereroe cinematografico, poterlo rivedere in veste drammatica sarebbe splendido, lo trovo un attore molto preparato, è il momento di dimostrarlo davvero a tutti.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Già il titolo sarebbe geniale 😀
        Seguo RDJ dagli anni Ottanta, ormai ha dimostrato quanto vale: il problema è che non se lo ricorda più nessuno! Ti assicuro che agli inizi dei Novanta era un attorone molto quotato, con una signora carriera e tanti ottimi titoli nel curriculum, poi è “caduto” ed ha ricominciato, ed ora pare che sia “nato” con Iron Man: non so se abbia la forza di ricominciare di nuovo 😛

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    • Massimo Viola ha detto:

      Conosco bene la carriera di RDJ pre-IronMan, e spero che l’aver interpretato il volto di punta del MCU sia stata la molla che gli serviva per poter ritornare nel Grande Cinema…certo, a patto che ci sia ancora un Grande Cinema al quale tornare, visto il declino pindarico qualitativo del settore, se non per isolate produzioni ispirate.
      Staremo a vedere, certo oggi andrebbe ripresentato al grande pubblico un film come Charlot, tanto per non tornare troppo indietro nel tempo, quel film (e la sua interpretazione) è magnifico.
      Hai proprio ragione quando dici che ha già dimostrato ampiamente quanto valga, ma se non se lo ricorda nessuno è come avere un curriculum che parte davvero da IronMan, ed è un’ingiustizia se pensi quanto potenziale c’è sotto quell’armatura 😉

      Giusto per la cronaca, oltre il tuo inestimabile contributo nella diffusione del Verbo Z, ti occupi anche di recensire film…come posso dire…di serie A?
      Spesso mi trovo a voler leggere la tua opinione su film contemporanei che non siano costati un pugno di lupini e girati in una fabbrica abbandonata rumena XD

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Teoricamente da tempo sono uscito dai binari della Z e semplicemente recensisco quando ho qualcosa da condividere, ma il problema è che la mia visione del cinema è tale che stimo parecchio meno i grandi film del momento rispetto a quelli Z 😀
        Quando maltratti o prendi in giro filmetti da due soldi, nessuno si offende e ci si fanno due risate, quando tocchi i mostri sacri i cui fan si tatuano gli attori sul corpo, la cosa diventa molto più scottante: dover sentire critiche perché trovo ridicoli e imbarazzanti prodotti considerati invece “di culto” (religioso) da gente esagitata non vale proprio la pena 😛
        Sarebbe invece bello recensire il cinema che cerca di dire qualcosa, invece di giocare con gli effetti speciali al PC, ma non è che ne giri molto in questi anni…

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  4. Il Moro ha detto:

    Sono sconvolto da questa storia terribile, sebbene ne abbia già sentite di simili altre volte. L’ottusità dei media a volte non rasenta l’idiozia, la supera da destra strombazzando e si gira a mostrarle il medio.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Non so se sia più interessante il post di per sè, il film, la vicenda (a proposito della quale mi sono subito informato, quando la realtà, la realtà peggiore fatta di calunnie, supera la fantasia) o la scoperta di una rete locale così ricca di chicche!
    Fatto sta che mi sono letteralmente “divorato” l’argomento!
    A tale proposito, se non l’hai visto, ti consiglio Il sospetto, davvero un film bellissimo su tema analogo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, l’ho visto. Purtroppo questo tipo di accuse genera un’isteria incontrollabile, in cui ci guadagnano solo i media, e nessun processo o prova materiale potrà mai scagionare un sospettato.
      Da TeleRoma56 mi aspetto grandi cose, ho iniziato a registrare “alla cieca” di notte per vedere se becco qualcosa di ghiotto. Visto che si occupa solo di film anni Novanta, capisci che ho grandi speranze 😉

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Mi ricordo la vicenda che ciclicamente riappare come monito (al vento!) e come spauracchio senza però menzionare che tutti furono assolti. Ricordo pure il film anche se non lo vedo da una vita quindi non mi sbilancio sulla sua qualità o su quelle di Woods (ha mai cannato un personaggio o una prova quell’uomo?). Mi soffermo sul caso McMartin che è semplicemente allucinante! Non c’era nulla che quadrasse in tutta la faccenda ed è agghiacciante come una paura generica venne manipolata a piacimento dai media creando mostri dal nulla indirizzando l’opinione pubblica a piacimento.
    Mi pare di ricordare che oltre a tutto ci fu pure la beffa che gli imputati, seppur assolti, non ottennero alcun risarcimento per un cavillo burocratico particolare.

    C’era anche “Il Sospetto” con Mikkelsen che metteva in scena una cosa simile, seppur in modo più contenuto.

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  7. Kuku ha detto:

    Ma che storia agghiacciante è?
    Cmq non avevo mica mai sentito di questo film e con questi due titani di attori! Come mai ne hanno fatto un film “solo” da tv, visti i nomi partecipanti? E’ strano visto che all’epoca la tv non era il paradiso delle serie per cui fare tv oggi, per un attore di cinema, non è un passo indietro, come forse poteva esserlo quella volta.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Questo è un tipico “film-inchiesta”, molto poco cinematografico, privo di scene d’azione e inseguimenti quindi inadatto per il grande schermo. Sin da ragazzino ricordo che i film televisivi sembrano nati appositamente per denunciare ingiustizie civili, raccontare malattie e drammi vari, e di solito c’era sempre almeno una star del cinema protagonista. Ricordo ancora un film con Farah Fawcett che parlava del difficile rapporto tra moglie e suocera.
      La TV americana ha sempre avuto grande importanza, rispetto alle serie televisive, e non dimentichiamo che negli anni Novanta la HBO era la regina esattamente come lo è adesso: oggi ha bisogno di prodotti di grana grossa come “Trono di Spade” per acchiappare i distratti e poco interessati spettatori del Duemila, all’epoca aveva opere di abissale denuncia come “Oz” ma anche prodotti di dirompente innovazione come “Sex and the City”. (Ricordo ancora lo sconcerto in Italia nel presentare una serie in cui le donne parlassero di sesso: ma siamo matti? Non ricordo su che rete andava, ma subito dopo c’era un dibattito come si faceva nei cineforum di una volta!)
      Vista la grandissima quantità di attori famosi del cinema che appariva in film-denuncia televisivi, immagino che questi facessero un figurone nei curriculum, come a dire “sparo su grane schermo ma sono anche impegnato nel sociale”.
      Discorso diverso per i telefilm, che ancora nei primi anni Novanta erano considerati un prodotto strettamente televisivo (infatti in originale erano chiamati “TV Show”) e quindi il suo mondo era strettamente separato da quello cinematografico. Nel ’95 di questo film però già le cose stavano cambiando, ricordo che il compianto Tele+ dell’epoca mandò in onda uno speciale che mostrava quante star del cinema facessero un “finto” passo indietro andando in TV, dove riscuotevano un enorme successo ormai insperato su grande schermo. Uno dei nomi citati era quello di Nancy Travis, attrice che al cinema non è che abbia fatto chissà che fuochi d’artificio, di solito è la spalla dell’attore protagonista, invece in TV scoprì di piacere molto di più, con divertenti titoli come “Almost Perfect” (trasmesso infatti da Tele+), quindi era chiaro che c’era una nuova frontiera per quegli attori che non si sentivano granché realizzati. (Tipo William Petersen, inutile al cinema finché non ha azzeccato “C.S.I.” in TV!)

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  8. Giuseppe ha detto:

    Film terribile perché ancora attualissimo, purtroppo. E con un James Woods davvero in gran spolvero (peccato che, a quanto pare, oggi come oggi sia diventato un Trumpiano di ferro. Quando elettori e sostenitori del parrucchino ossigenato, lì, sono proprio i tipi ideali per andare a nozze con casi come questi imbastiti sul nulla)…

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  9. loscalzo1979 ha detto:

    Me lo ricordo, però ho memoria sia stato passato, nello stesso periodo, anche su Rete4 (potrei sbagliarmi)
    Era incredibile il pressapochismo con cui fu condotta l’indagine.
    Pur essendo un prodotto per la TV, tutto sommato buono, Woods fa la sua parte alla grande

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