Fumetti & Videogiochi: conversazione con Redbavon (5)

Data la mia storica ed atavica incapacità nei videogiochi, sono rimasto indietro su molti titoli ed altri li ho scoperti solo quando ho visto il fumetto annunciato in uscita. Per prepararmi a questi universi, che mi attraggono fortemente ma di cui mi mancano le basi, mi sono rivolto a un esperto video-ludico o, come preferisce definirsi, “una vecchia cariatide dei videogiochi”: RedBavon, del blog Picture of You.

L.


5) Intanto sempre la Dark Horse ha sfruttato il successo di “God of War” in versione nordica per raccontare una storia inedita del padre e figlio protagonisti. Cosa ne pensi di questo gioco addirittura “generazionale”?

God of War è una delle serie di videogiochi più note e di grande successo, sviluppata da Santa Monica Studios per Sony in esclusiva per le sue console a partire dalla PlayStation 2. Kratos è il suo protagonista ed è uno degli (anti)eroi più tamarri mai creati in un gioco appartenente al genere “action adventure”, con una buona dose di strappa-budella e trita-ossa (noto in gergo video-ludico come “hack ’n ’slash”).

Non è un gioco per educande, il sangue scorre copioso come nel fiume Flegetonte e gli smembramenti fanno sembrare un film di Quentin Tarantino una commedia all’italiana.

L’ambientazione è liberamente tratta dall’Antica Grecia e dalla sua mitologia. Kratos è figlio di una delle solite scappatelle di Zeus, che ha “inguaiato” una donna mortale. All’oscuro delle sue origini e allevato a Sparta, diventa uno spietato condottiero al servizio del dio della guerra, Ares.

Ares vede in Kratos un perfetto strumento nelle sue mani e, per fargli perdere l’ultimo barlume di umanità, lo induce in una furia cieca che gli fa massacrare tutti gli occupanti di un tempio dedicato alla dea che gli si oppone, Atena. Tra le vittime vi sono anche la moglie e il figlio. Troppo tardi, Kratos comprende i piani di Ares e decide di vendicarsi, trovando come alleata la dea Atena: Kratos diventa il “Fantasma di Sparta” (“Ghost of Sparta”).

Il primo capitolo, God of War, pubblicato nel 2005 per PlayStation 2 prende il via da una diseducativa ricerca di vendetta e la storia si svolge – prevedibilmente – in una mattanza di poligoni e pixel di rara brutalità e di sicura spettacolarità, supportata da una rappresentazione estetica allo “stato dell’arte” per l’epoca. Il primo God of War si impone all’attenzione del pubblico giocante per grafica e audio d’eccellenza, giocabilità non innovativa, ma perfettamente bilanciata e un ottimo viatico per tossine e stress accumulate nel traffico metropolitano. Kratos è l’equivalente dell’automobilista di Joele Dix: “è sempre, costantemente, in…zzato”

Kratos è l’omologo di The Rock al cinema, ma senza siparietti umoristici e buoni sentimenti seminati a spaglio.

Il secondo capitolo, intitolato con grande sforzo di fantasia God of War II e pubblicato nel 2007, continua sulla scia della vendetta di Kratos ancora terribilmente tormentato dai ricordi della sua famiglia trucidata con le sue mani e dei massacri compiuti nel nome di Ares. Dopo avere sconfitto Ares, Kratos ne ha preso il suo posto come dio della guerra e monta il suo rancore nei confronti degli dei dell’Olimpo. Alla fine del secondo episodio, Kratos corre in soccorso dei Titani in conflitto con gli dei e, con il loro aiuto, si prepara a sferrare l’attacco al Monte Olimpo e perfino a Zeus.

God of War II bissa il successo del precedente e consacra la serie come “killer application” per le console Sony anche a venire. Kratos è a tutti gli effetti un personaggio-simbolo di Sony al pari di Mario per Nintendo (ma molto più manesco).

Sony si lancia nel mercato delle console portatili con la PSP, riscuote un discreto successo, sebbene, in termini di puri e freddi numeri. venga asfaltata da Nintendo. God of War appare anche su PSP in due capitoli, Chains of Olympus (2008) e Ghost of Sparta (2010), sviluppati da Ready at Dawn in collaborazione con Santa Monica Studios. Nel 2011 questi due capitoli per PSP vengono sottoposti a un trattamento “remastered” con miglioramenti grafici e distribuiti in unica raccolta per PlayStation 3: vale la pena giocarli, nonostante siano una conversione da una console portatile, con tutti i limiti che ciò comporta; l’azione di gioco è fedele allo spirito dei primi due capitoli ed è sempre un piacere liberatorio fare il gradasso con creature mitologiche e divinità assortite. Kratos non può sicuramente essere il “testimonial” di una campagna anti-bullismo.

I capitoli PSP sono stati sviluppati da Ready at Dawn, ma Santa Monica Studios non sono stati con le mani in mano: sono al lavoro sul terzo, attesissimo titolo, della serie principale, previsto per la nuova generazione di console Sony, la PlayStation 3, che arranca nei confronti della concorrente Microsoft XBox 360.

Nel 2010 viene pubblicato God of War III per PlayStation 3, che mette fine al conflitto di Kratos con il suo doloroso passato e con gli dei del Monte Olimpo, sconfiggendo Zeus in uno scontro a mani nude. Questo semi-dio è sempre meno greco e viene prepotentemente fuori il DNA di mandriano texano che atterra un toro con un pugno assestato tra le corna. Finito il regno del Monte Olimpo, la storia tuttavia continua, lo spirito di Atena si mette di traverso e Kratos ci riserverà qualche altro gesto inconsulto che non ci si aspetta nemmeno da una “testa calda” come lui.

God of War III è un altro successo di critica e di vendite. Alcune novità vengono introdotte nel potenziamento magico delle armi e negli scontri contro i nemici di più grandi dimensioni e i “boss” di combattimento, che prevede i controversi “Quick Time Event”, ovvero delle sequenze scriptate in cui il giocatore deve premere un tasto o una combinazione di tasti con il corretto tempismo.

Novità marginali che non cambiano la sostanza di una formula dal successo consolidato.

Nel 2013 il quarto capitolo God of War:Ascension è un tipico capitolo di una serie che ha terminato il suo ciclo e, per continuare, attinge alle proprie origini: è, infatti, il racconto della genesi del “Fantasma di Sparta”. La trama è alquanto articolata con diversi “flashback” e ritorni al presente, assolutamente noiosa per chi non ha seguito dall’inizio della gesta del nostro “truzzo” spartano. Si tratta di un’impalcatura narrativa, alquanto scricchiolante, messa insieme per tenere in piedi la scene di azione e carneficine annesse, che vedono Kratos contrapposto alle Furie.

Per quanto spettacolari, aggiornati a una più alta risoluzione e migliorati da eccellenti effetti audio-visivi, la meccanica “ti spiezzo in due” inizia a soffrire di stantio. Tecnicamente nulla da eccepire: Santa Monica Studios sa ancora come fare cadere la mascella a terra ai videogiocatori.

God of War III ha ragione di essere e regge ancora all’ennesima prova, grazie al fatto che in questo episodio Kratos porta a compimento il suo originario desiderio di vendetta e si conclude il ciclo.

In Ascension si apportano altre piccole novità, evidentemente c’è negli sviluppatori una consapevolezza di un’esigenza di rinnovamento: modifiche di “rifinitura” nel sistema di armi e di combattimento; l’unica autentica novità è l’introduzione – per la prima (e unica) volta nella serie – di una modalità multi-player.

A mio avviso, Ascension è il capitolo meno riuscito della saga. Una volta terminato, non si avverte il senso di raggiunta compiutezza e il moto di liberatoria gratifica, ma di avere archiviato l’ennesima “pratica” video-ludica e anche con una certa stanchezza.

Un nuovo capitolo di God of War per PlayStation 4 era sì prevedibile quanto molto atteso con il lecito dubbio che riuscisse a rinnovare la sua capacità di intrattenere con meraviglia ed emozionare ancora.

Santa Monica Studios fa qualcosa che nel mondo dei videogiochi “non si fa”, ma proprio non si fa.

Il nuovo capitolo per PlayStation 4, il cui titolo è semplicemente, God of War, identico al primo, presenta una meccanica di gioco significativamente stravolta: si combatte ancora ferocemente, ma l’approccio a testa bassa s’infrange immediatamente al primo combattimento; occorre, infatti, imparare a parare, schivare e scegliere il momento più adatto per portare l’attacco. Tecnica e tattica sostituiscono la catena di montaggio di “combo” di mazzate, prese e proiezioni, alla base del precedente sistema di combattimento.

L’architettura dell’universo di gioco è completamente cambiata: non più una successione di “arene”, luoghi connessi con passaggi obbligati, ma un “open world” coerente con l’intreccio narrativo e gli obiettivi da raggiungere, che lascia al giocatore un certo grado di libertà nello scegliere il proprio “viaggio”, senza però esporlo al comune rischio di perdersi in un’inutile panoplia di “missioni” insignificanti e ripetitive.

L’universo di gioco non è più l’Antica Grecia e i suoi miti, ma si trasferisce molto più a nord: la complessa e meno conosciuta mitologia norrena.

Grafica, musiche ed effetti sonori sono da ribaltarsi sul divano e contribuiscono con efficacia straordinaria alla rappresentazione dell’universo di gioco ovvero del “contenitore” di una storia di viaggio e di formazione, sfaccettata e di grande impatto emotivo: la storia di un padre e di un figlio. Eh sì perché quel tamarro senza attenuanti generiche di Kratos ritrova la forza di farsi una nuova famiglia.

Kratos ha un figlio, il suo nome è Atreus (in memoria di un valoroso soldato spartano), nato dall’unione con Faye, una “Jǫtunn”, che nella mitologia norrena corrisponde al popolo dei giganti, ovvero creature mitologiche in eterna opposizione agli dei (con i quali però spesso sono imparentati). Da un’unione tra semi-dio e gigantessa, non meraviglia che Atreus abbia un percorso di formazione che riserverà non poche sorprese. Atreus è il co-protagonista (controllato efficacemente dall’Intelligenza Artificiale) e, analogamente a Kratos, può ampliare e migliorare le proprie abilità combattive e difensive, grazie a un sistema di progressione simile ai giochi di ruolo, in base ai punti esperienza guadagnati durante gli scontri e utilizzabili in un apposito “albero” di opzioni.

Senza esitazione, se The Last of Us è stata la “killer application” per PlayStation 3, God of War è il motivo per cui correre in negozio e procurarsi una copia di God of War e una PlayStation 4, possibilmente il modello “Pro” per godere dello spettacolo in 4K e HDR.

Non è solo un videogioco d’azione ed esplorazione vasto e ben equilibrato, è il modo in cui la narrazione viene “tessuta” all’interno dell’universo e lo rende verosimile. Il legame e il conflitto tra padre e figlio è sì semplificato, ma dannatamente verosimile, dispone a un’immediata empatia, il processo di immedesimazione è senza esitazioni, la sospensione dell’incredulità è a livelli della migliore cinematografia o romanzo che ti tiene sveglio fino a notte fonda.

Nota Bene: è stato pubblicato anche un God of War su piattaforma mobile, ma se vi azzardate a giocarlo così, siete davvero delle bruttissime persone.

(continua)


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4 risposte a Fumetti & Videogiochi: conversazione con Redbavon (5)

  1. redbavon ha detto:

    Lucio, rileggendo, voglio ringraziarti in particolare per questa domanda. Non sai da quanto tempo avrei voluto raccontare di Kratos e God of War, ma c’era sempre qualcosa che mi faceva rimandare ed ero sempre titubante poiché ne hanno scritto moltissimo. Il dubbio di aggiungere banalità con il mio contributo mi ha sempre lasciato le dita sospese sulla tastiera. Grazie alla tua domanda, finalmente ho spezzato le “catene” e mi sono abbattuto sulla tastiera. Mi auguro che piaccia ai tuoi lettori.

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  2. The Butcher ha detto:

    God of War è una saga videoludica che ho deciso di riscoprire circa tre anni fa. E mi ha divertito tantissimo. Ho recuperato i primi due capitoli per PsVita (e sì, sono uno di quei poveri cretini che ancora hanno quella console portatile) riuscendo perfino a platinarli (sono molto orgoglioso di quei platini). Ho giocato il terzo adorandolo e ho recuperato anche quei capitoli per Psp (e Ascension) in un secondo momento. Una saga che è sempre riuscita a divertire e che con l’ultimo capitolo, God of War, ha saputo evolversi senza però dimenticarsi della sua identità. Cosa per niente facile.

    Piace a 2 people

  3. redbavon ha detto:

    I capitoli portatili non hanno sfigurato sebbene non si possa pretendere lo stesso impatto estetico e audio: colgono però lo spirito fracassone degli originali su console domestica. PS Vita voleva essere qualcosa che non faceva rimpiangere queste ultime, ma non è riuscita a convincere. L’ultimo God of War vale l’acquisto di una PS4, al di là dello stratosferico comparto tecnico, per una storia matura e l’evoluzione di Kratos. È la rivincita dei giochi “single player” contro l’invasione degli universi persistenti online! Si può ancora giocare a un’avventura senza essere connessi e godersi una storia coinvolgente senza l’assillo del multiplayer. Se leggo un libro, non è che voglio condividere le pagine con altri!
    Tuo-giocatore-misogino-RedBavon.

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