Ghostwriting 9. Scrittori svogliati

Non tutti i writer che si ritirano in una casa isolata a scrivere, una volta incontrato il ghost poi scrivono sul serio un nuovo libro: può capitare di incontrare autori particolarmente svogliati o più semplicemente storie che usano il genere ghostwriting come semplice sfondo per parlare di tutt’altro.

Quanto era a pezzi la carriera di Kevin Costner nel 2009 per accettare di lavorare in uno dei più anonimi e inutili filmetti pseudo-horror della stagione? L’unico motivo per ricordare il dimenticabilissimo The New Daughter è che alla regia c’è lo spagnolo Luiso Berdejo, meglio noto per la saga di [·REC]. Se però alla regia ci fosse stato chiunque altro, non sarebbe cambiato nulla.
Distribuito poco e male in patria americana dal dicembre 2009, in Italia la 01 Distribution lo porta direttamente in DVD nel 2011.

Una casa isolata, perfetta per un nuovo romanzo

John James (Kevin Costner) è uno scrittore in crisi d’ispirazione e con un matrimonio fallito alle spalle: come tutti i protagonisti di questo ciclo, decide di andare ad abitare in una casa isolata dove scrivere il suo nuovo romanzo. In questo caso non si trasferisce da solo, visto si ritrova a vivere con il figlioletto Sam e la problematica figlia adolescente Louisa: interpretata dalla quindicenne spagnola Ivana Baquero, lanciata qualche anno prima nel panorama americano da Il labirinto del fauno (2006) di Guillermo del Toro.
Sembra una situazione diversa da quelle incontrate finora, ma va subito fatto notare che la nuova casa di James ha una brutta fama.

Il racconto originale a cui il film si ispira – The New Daughter di John Connolly, raccolto nell’antologia “Nocturnes” (2004) ed inedito in Italia – ci informa che anni prima la casa protagonista è stata abitata da una disegnatrice per l’infanzia che in seguito è deceduta, lasciando una gran quantità di disegni… davvero poco adatti all’infanzia.

«Le illustrazioni erano orripilanti, dominate da creature metà umane fuse con altri esseri, e i loro occhi erano solo fessure ovali, le narici larghe in modo innaturale e le bocche enormi, come se dovessero annusare e divorare per sopravvivere.»

Non sappiamo di cosa parli l’unico romanzo noto di John James, “Linea di fuoco” (Lines of Fire), ma non sembra essere un testo dell’orrore, quindi il protagonista non sarà pronto a gestire gli strani avvenimenti che inizieranno a verificarsi non appena messo piede in casa. Egli infatti non sa che dal 1982 vige la ferrea regola che le case costruite su antichi cimiteri di popolazioni scomparse sciabordano di fantasmi e demoni millenari, e questa non fa certo eccezione: la figlia “posseduta” inizierà a fare cose noiose e tutto il film è solo un lungo sbadiglio demoniaco.

John James in piena fase creativa

Il film è totalmente disinteressato all’aspetto “letterario” della vicenda, ma la precedente proprietaria della casa i suoi strani disegni ci fanno da aggancio con The Marsh (“Lo stagno”), fatto girare per festival nel 2006 prima di uscire in home video nel 2007, quando la Sony Pictures lo porta in DVD anche in Italia, con il titolo Il segreto di Claire.

«La vecchia civetta sbatté le ali e sbadigliò: è troppo tardi e ci sono troppi animali in giro, finirà per prendersi un bello spavento, pensò. Là dove scorrazzano gli alligatori e il topo di campagna canta per i gufi reali con una voce che somiglia tanto al cigolio di una porta, viveva una bambina dolce come il miele, che gli altri bambini chiamavano Stickyfeet. Occhi a mandorla e riccioli d’oro, lei sapeva che la palude… non era posto per una bambina.»

Questo testo così pieno di animali è l’incipit de “La palude” (The Swamp), il nuovo romanzo di Claire Holloway (interpretata dalla brava Gabrielle Anwar) pensato per l’infanzia e con protagonista il personaggio ricorrente Stickyfeet. L’autrice non si limita a scrivere i testi ma disegna anche le ricche illustrazioni che rendono unici ed apprezzati i suoi libri: ecco il collegamento con i sinistri disegni del film precedente.

«Tutti i più grandi libri per l’infanzia sono inquietanti», afferma la donna, la quale infatti cova un segreto: un terribile sogno ricorrente la sta ossessionando. Scegliendo un posto dove passare una vacanza rilassante, scopre per caso nel paesino di Marshville, nel Westmoreland, una casa nel bosco in tutto e per tutto identica a quella che vede nei suoi sogni deliranti: quale luogo migliore della casa che la ossessiona per andarci a vivere da sola?

Una casa isolata perfetta per scriverci un libro per l’infanzia

Man mano che si ambienta, Claire si rende conto che non solo la casa e il paesaggio locale le ricordano qualcosa, ma anche abitanti di Marshville le creano qualcosa che potrebbe essere definito flashback: è già stata lì in passato? O sta richiamando memorie che non le appartengono?
«Una grande scrittrice che arriva a Westmoreland è una grande notizia, da queste parti», la accoglie il direttore del giornale locale, nonché storico del posto: Noah Pitney (Louis Ferreira). Ha scritto anche un libro – A Clearing by the River. Hundred years of Westmoreland County – uscito però solamente in 200 copie. «Come il mio primo libro» è il commento dell’autrice.

Claire e lo pseudobiblion di Noah Pitney

Claire cerca di scrivere qualcosa, ma l’atmosfera è tesa e l’ispirazione non arriva… e poi fondamentalmente la donna è stufa dei propri libri, coma la Sarah Morton di Swimming Pool. «Mi hai stufato, Stykyfeet!» Inoltre continue e pressanti apparizioni ectoplasmatiche la spingono a chiedere l’aiuto di un vero e proprio acchiappafantasmi di nome Geoffrey Hunt (Forest Whitaker).
Malgrado incontri il più classico dei ghost, questa writer non coglie l’ispirazione e da questa traumatica esperienza non nascerà un libro: il film infatti diventa una banalissima storiellina di fantasmi scontatissima, del tutto disinteressata agli aspetti librari.

Avrei potuto finire qui il pezzo, con due filmetti horror dimenticabili accomunati da spunti comuni – scrittori in crisi che isolano e incontrano fantasmi (o demoni che siano) – ma poi il mio personale ghost mi viene in soccorso… e mi fa trovare un film che ignoravo di avere.
Non risultava in nessuna delle liste che nel corso di questi ultimi dieci anni ho compilato di film anche solo vagamente legati al ghostwriting, in attesa di future recensioni, non ho alcuna memoria di averlo incontrato o cercato, ma sta di fatto che mi sono ritrovato Notte di nozze (The Wedding Night, 1935) del celebre King Vidor addirittura acquisito da un piccolo canale televisivo!
L’ho registrato io? L’ho cercato io? Ne dubito: è tutta colpa del mio ghost

Uscito in patria americana il 8 marzo 1935, arriva in Italia già dal gennaio 1936. Uscito in VHS Panarecord, la Butterfly lo recupera in DVD dal giugno 2016… molto dopo che il mio ghost mi ha procurato la copia televisiva!

Uno scrittore alcolizzato e l’editore non più disposto a pubblicarlo

Tony Barrett (Gary Cooper) è… c’è davvero bisogno di dirlo? Ormai è chiaro: uno scrittore in crisi. Ha appena fatto un occhio nero ad un amico che si era permesso un commento sulla sua carriera da scrittore: i commenti che fanno più male sono quelli più veri.

«Ho solo detto che il tuo ultimo libro era bello la prima volta che l’hai scritto, ma poi l’hai riscritto altre tre volte e m’è venuto a noia.»

Da queste poche parole capiamo che Barrett è uno scrittore ormai finito, oltre che pieno dei due simboli per eccellenza della classe degli scrittori: l’alcol e i debiti. L’editore Leland Heywood (Douglas Wood), che cinque anni prima ha dato fiducia allo scrittore facendone un grande successo di vendite, ha deciso che è ora di mettere fine al rapporto, visto che la scrittura di Barrett è ormai insalvabile: quest’ultimo romanzo non glielo pubblica, e anzi gli consiglia di farsi una vacanza in campagna, anche per smaltire tutto l’alcol che ha in corpo.
Si torna così nel Connecticut (pronunciato dai doppiatori così come si scrive, con la “u”), dove l’unica attività è legata al tabacco e dove una vecchia casa isolata di famiglia ha un grande pregio: non bisogna pagare l’affitto.

Una casa nel Connecticut dove tornare a scrivere

Qui Tony scopre che il terreno vale qualcosa e accetta di venderlo per una cospicua cifra ai vicini di casa, una famiglia di immigrati polacchi con cui fa amicizia e da cui d’un tratto si sente ispirato. Quando la moglie Dora (Helen Vinson) preme per tornare nella grande città a cui è abituata, Tony la stupisce con il suo proposito: vuole rimanere lì, sperduto nel nulla, isolato dal mondo, per scrivere il suo nuovo romanzo. Un romanzo con protagonista Manya (Anna Sten), la giovane figlia dei vicini che è stata promessa in sposa ad un buzzurro in un matrimonio combinato.
Sembra un rapporto molto aperto quello dei coniugi Barrett, infatti la moglie se ne torna tranquillamente in città lasciando il marito a studiare di nascosto la giovane vicina. Ovviamente la storia si trasforma in una storiellina romantica, ma per tutta la vicenda rimane in sottofondo – come un fantasma – la spinta del protagonista a scrivere tutto ciò che sta vivendo. Tanto che ci rimane il dubbio: è innamorato di Manya… o sta semplicemente interpretando il proprio personaggio?

Carta, matita, bacco e tabacco: gli strumenti di un romanziere anni Trenta

Splendido il confronto finale tra le due donne, dove Manya è convinta di essere amata da Tony ma la di lui moglie la gela: è solo un personaggio, non una “donna vera”. Tutto il dialogo tra la moglie e l’amante si astrae e diventa lo scontro violento fra due personaggi in cerca di protagonismo nel finale del romanzo.
Apparentemente vince la moglie, perché i propositi di divorzio di Tony si arenano quando, lottando con il nuovo marito di Manya, avviene un incidente mortale di cui proprio Manya è vittima: in realtà, come si vede, la sfida per il finale strappalacrime l’ha vinta l’amante…

Se aguzzate la vista, al centro della foto vedrete il fantasma di Manya

L’errore della moglie Dora è stato quello di ambire alla vita “reale” dello scrittore, quando sappiamo tutti che la realtà è solo uno dei tanti attributi della finzione. Il finale è tutto per Manya, ghost che ha raggiunto il suo writer nell’unico luogo dove le due entità possono incontrarsi e fondersi: in una casa isolata…

L.

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15 risposte a Ghostwriting 9. Scrittori svogliati

  1. wwayne ha detto:

    Gabrielle Anwar ha recitato in uno dei film più belli nella storia del cinema, Scent of a Woman – Profumo di donna. Il suo è un ruolo minuscolo, ma lei ha fatto benissimo ad accettarlo, perché così potrà raccontare ai nipoti di aver recitato con Al Pacino (peraltro nel film che gli fruttò il suo unico Oscar, quindi gli ha anche portato fortuna).
    Purtroppo in seguito non è riuscita a mantenere questo livello artistico: basti dire che, a parte Scent of a Woman, l’unico film in cui la ricordo è “Cosa fare a Denver quando sei morto”, uno dei tanti tentativi malriusciti di rifare Tarantino.
    Il suo co – protagonista ne “Il segreto di Claire” (Forest Whitaker) ha avuto una carriera opposta alla sua: non ha mai recitato in un film bello come Scent of a Woman, ma il livello medio della sua filmografia è decisamente più alto. Va citato in particolare il suo splendido The Butler: ricordo bene la sera in cui andai a vederlo al cinema, perché fu la prima volta in vita mia che un film ottenne l’applauso a fine proiezione. In seguito è successo anche con:

    My father Jack
    A United Kingdom
    Seven Sisters
    Blakkklansman

    My father Jack però non fa testo, perché in sala c’ero soltanto io, e quindi è stata una standing ovation in solitaria. 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sono contento del tuo entusiasmo, anche se la penso in modo totalmente differente. “Scent of a Woman” l’ho detestato, oltre ad essermi annoiato a morte, e per fortuna dopo quel periodo è stato velocemente dimenticato: se ti capita, gustati il decisamente migliore originale italiano con Gassman, anche per capire le paraculate adottate dal remake americano.
      Whitaker è un attore di tutt’altra pasta e ovviamente ogni suo film da protagonista lo considero mille volte superiore a quel titolo di Al Piacione 😀
      La Anwar ha fatto molta TV ed è sempre ottima quando appare, mi ha molto divertito il suo ruolo di spia d’azione nella serie TV “Burn Notice”. 😉

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      • wwayne ha detto:

        Non sapevo che fosse riuscita a rilanciarsi sul piccolo schermo: mi fa molto piacere per lei.
        Riguardo al film originale con Gassman, l’ho visto molti anni dopo il remake, grazie ad un passaggio televisivo. Onestamente mi è piaciuto di meno, ma ricordo con piacere la scena in cui i 2 protagonisti vanno in un quartiere malfamato di Napoli, e Gassman istruisce il suo accompagnatore su come riconoscere le prostitute donne da quelle trans. Una scena che poteva diventare scandalosissima per gli anni 70, e che invece è stata gestita con una tale ironia e intelligenza da diventare molto riuscita e molto divertente.
        Riguardo al remake, quali paraculate hai individuato al suo interno?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ lo stile americano tipico: mentre l’oroginale cercava – a suo modo e nei suoi anni – di stupire e di graffiare, quello della Universal è il classicone dei classiconi, il prodotto mainstream con tutto studiato per piacere al più alto numero di persone, senza graffiare e senza rischiare di offendere nessuno. E’ un prodotto pulitino e di maniera, dove il buonismo regna sovrano in ogni fotogramma, non è una critica: è uno stile. Può piacere o meno, a me per molto tempo è piaciuto poi mi sono stufato. E – come ci insegna il Ben Stiller di “Tropic Thunder” – la disabilità porta sempre all’Oscar. Tranne se sei Sean Penn, cioè se graffi troppo 😀

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      • wwayne ha detto:

        Sean Penn l’ho adorato soprattutto in Stato di grazia, ottimo film di mafia ingiustamente caduto nel dimenticatoio. Lui invece se lo ricorda benissimo, perché è stato su quel set che è scoppiato l’amore tra lui e Robin Wright.
        Mi è piaciuto molto anche il suo secondo film da regista, Il tuo ultimo sguardo. E poi Tutti gli uomini del re, The tree of life, Gangster Squad… insomma, non lo apprezzo molto come attore, ma gli riconosco uno straordinario talento nello scegliersi i copioni. E infatti appena ho pensato a lui mi sono subito tornati alla mente ben 5 filmoni: speriamo che ce ne regali altrettanti da qui a fine carriera. Grazie mille per la chiacchierata, piacevolissima come sempre! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Grazie a te 😉
        Sean ha sempre avuto un suo stile, non sempre in linea con Hollywood, e di sicuro ha fatto scelte non sempre coronate da successo, ma di sicuro un film con lui – davanti o dietro la cinepresa – non annoia mai 😉

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Non ho visto gli altri film ma ho visto The New Daughter, di cui ho un solo ricordo ma nitidissimo: il ricordo è che si tratta di uno dei film più anonimi, sciatti che abbia mai visto. Cioè, ne ho visti tanti di film simili ma questo resta nella memoria quasi come summa del piattume. Non è un film di ghost, è proprio un film-ghost nel senso che non vi trovi nulla di sensato da ricordare 😥😅

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Concordo, è un film vuoto e resterà per sempre un mistero perché sia stato fatto: non ha niente da dire e non dice niente…

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      • Giuseppe ha detto:

        E io gli ho dato pure una seconda chance, pensando che avrei forse potuto cambiare parere nei suoi confronti… infatti, l’ho cambiato. In peggio: se prima lo trovavo “solo” noioso e inconcludente, adesso lo trovo semplicemente insopportabile. Peccato che, a differenza di quest’inutile pellicola, Notte di nozze invece non l’abbia mai visto nemmeno una volta 😦

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  3. Cassidy ha detto:

    I “ghost” oltre a suggerire romanzi a scrittori svogliati, trovano anche il modo di farti registrare i film giusti 😉 Incredibile come la radice della storia sia sempre quella, il bello è come le stai scovando tutte. Cheers!

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Domanda seria: ma a parte in “La Grande Bellezza” in cui uno scrittore in crisi si ammazza di feste, c’è un film in cui un autore vittima del “blocco” fa qualcosa che non sia ritirarsi in cul@ al mondo per ispirarsi?
    Che poi (1) pure nel film di Sorrentino c’è una specie di “ghost” visto che la Ferrilli stira le gambe e contribuisce a sbloccare Servillo.
    Che poi (2) quei due-autori-due che conosco, per scrivere non si ritirano in una casa isolata ma fatto l’esatto opposto: vanno in un posto super-stimolante. Tizio X (non faccio il nome) è andato a Berlino quasi un mese l’anno scorso per buttare giù un nuovo lavoro teatrale.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sarebbe da studiare le biografie o i racconti di tanti autori per vedere cosa dicono, e non è detto che dicano la verità. Per esempio non dicono quando per “sbloccarsi” copiano qualcuno, o quando firmano testi scritti da altri perché devono rispettare una scadenza, o “limano” un testo scritto da un team di aiutanti, e via dicendo. Nessuno dice di fare queste cose, e sicuramente il nostro autore preferito non le fa… ma visto che qualcuno le fa, e non lo dice, ecco che neanche i racconti biografici ci possono aiutare.
      Ogni artisti ha il suo modo per trovare l’ispirazione: credo che ogni pittore esistito nella storia dell’arte si sia spupazzato una sua modella, così come pare che ogni musicista abbia “assunto” qualcosa per tirare avanti. Sono voci di corridoio, leggende? Cosa serve per trovare ispirazione?
      E poi, cosa ci fai con l’ispirazione se non hai la tecnica? Io posso avere l’idea per il più grande romanzo dell’anno o il più spettacolare film della storia, ma poi non lo so fare. Quindi l’ispirazione è un qualcosa di non chiaro che non si sa neanche quanto serva, visto che senza lavoro duro, sudore e applicazione non ci fai molto 😛

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  5. Conte Gracula ha detto:

    A questo punto, bisogna rinnovare il genere.
    Una coppia di ghost – possono essere vivi, non importa – organizza il colpo del secolo: uno è uno scrittore con tante idee, ma in cerca di firme famose, l’altro è un agente immobiliare che vuole un affittuario.
    Il problema è che ho un deja vu, mi sembra di aver già scritto un commento del genere – oggi il mio ghost deve essere pigro 😛

    Piace a 1 persona

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