We’re the Millers (2013) Come ti spaccio la famiglia

Comincio seriamente a pensare che qualche responsabile dei palinsesti televisivi segua il Zinefilo e i suoi amici, perché non si può più parlare di semplici coincidenze.
Ci scherzavo, all’epoca del Ciclo Nightmare – iniziato dal Zinefilo il 22 giugno 2018 e poi dal canale Paramount esattamente un mese dopo, 21 luglio – ma poi i segnali si sono fatti sempre più forti. Per esempio il mio amico Ivano Landi il 10 giugno 2019 mi ha consigliato, tramite commento sull’altro mio blog (NonQuelMarlowe), un film che dubito fortemente sia ormai più molto noto – Miele di donna (1981) di Gianfranco Angelucci – e indovinate un po’? Circa dieci giorni dopo, il 22 giugno, Cielo lo trasmette addirittura in prima serata, malgrado le tante scene di nudo.

Ora poi andiamo alla “previsione”: dopo Come ti rovino le vacanze (2015) era ovvio che avrei trattato il suo “padre spirituale”, e infatti l’amica Kuku il 18 giugno scrive:

«Sulle prime ho pensato che fosse Come ti spaccio la famiglia

Indovinate che film è andato in prima serata su Italia1 qualche giorno dopo, domenica 23 giugno 2019? Esatto!
Dunque, responsabile occulto dei palinsesti che segui me e i miei amici, per favore… tiri fuori dagli archivi dimenticati quei ghiotti film marziali degli anni Novanta? Ah, e anche le opere dimenticate degli storici caratteristi altrettanto dimenticati, come Lee Van Cleef e Richard Harrison. Ah, e pure qualche film di Hulk Hogan, che in Italia l’unico ad averli visti tutti doppiati è Willy l’Orbo: ce li fai vedere pure a noi? E già che sei lì, pure i film con Michael Dudikoff che sono ormai di una rarità epocale…
Oh, amici, aggiungete richieste nei commenti: che sia la volta buona?

Va be’, qui il Zinefilo è impazzito: noi ce ne andiamo

Mentre aspettiamo che il nostro amico segreto ci regali un’estate all’insegna delle grandi emozioni Z dimenticate, pensiamo alla Warner Bros che due anni prima della nuova avventura dei Griswold si dimostra così ardita da presentare un film addirittura “nuovo”: una commedia familiare che in realtà non ha nulla della famiglia.
Il soggetto di due autori di commedie televisivi come Bob Fisher e Steve Faber viene trasformato in sceneggiatura grazie all’aiuto di altri due, Sean Anders e John Morris, destinati a commedie cinematografiche come il dittico Daddy’s Home. Con la regia di Rawson Marshall Thurber – quello di Palle al balzo (2004) – ecco il divertentissimo e sorprendente We’re the Millers.

Uscito in patria il 7 agosto 2013, la Warner Bros lo porta nei cinema italiani dal 12 settembre successivo con il titolo Come ti spaccio la famiglia (fonte: ComingSoon.it).
La stessa casa lo porta in DVD e Blu-ray dal successivo dicembre 2013.

Splendido titolo italiano in esclusiva da Italia1

I Miller non sono la solita famiglia da commedia dei buoni sentimenti, anzi in realtà non sono neanche una famiglia. David Clark (Jason Sudeikis) è un piccolo spacciatore che non può sottrarsi ad un accordo-capestro con il pericoloso boss Brad Gurdlinger… interpretato da Ed Helms, che due anni dopo sarà il giovane Griswold in Vacation!

Tranquilli, non sono “quel” Griswold

Per saldare un corposo debito, David dovrà fare da corriere e portare al boss un enorme carico di droga messicana: come si può passare la frontiera senza dare nell’occhio? Ovvio: spacciando il tutto come il più banale dei viaggi vacanzieri della più banale famiglia americana.

Sorridete e fate finta di essere una famiglia

David così raccatta il peggio che il suo quartiere può offrire: Kenny (Will Poulter), un ragazzino abbandonato dalla madre, diventa il rampollo di famiglia; la ladruncola barbona Casey (Emma Roberts) diventa la classica figlia adolescente problematica; per finire, la spogliarellista Rose (Jennifer Aniston) da donna senza futuro e in procinto di cadere più in basso di quanto non sia, diventa la tipica mogliettina americana.
Ecco i Miller!

Altro che casalinghe disperate!

Di situazione paradossale in situazione paradossale, da una gag ispirata all’altra, a sorpresa la Warner sembra aver trovato dei bravi sceneggiatori, che riescono addirittura a non rovinare tutto con battute scontate e situazioni ovvie. Il viaggio dei Miller in Messico e ritorno è un’avventura rocambolesca, inseguiti dal perfido Pablo Chacon (un piccolo ruolo per il bravo Tomer Sisley, l’attore berlinese che ha dato il volto al Largo Winch di Van Hamme in due film non proprio fortunati).
Passando dall’umorismo nero a situazioni paradossali anche molto spinte, per gli standard Warner dei “prodotto per famiglie”, il film procede in modo divertente e anche rivisto a distanza di anni – come è capitato a me – mantiene intatto il coinvolgimento. Forse perché i personaggi sono tutti azzeccati e gli attori davvero a loro agio.

Sorridete, siamo i Miller!

Se vogliamo, poi, possiamo scorgere qualche accenno di quella voglia dissacrante che aveva reso unico e inimitabile Vacation (1983). Mentre il film con Chevy Chase era una tagliente opera di destrutturazione del sogno americano in generale ma anche della famiglia borghese in particolare, puntando il dito sui suoi tanti difetti ma soprattutto sulle tante ipocrisie, questo film potrebbe essere il “vero” remake a vent’anni di distanza, con i Miller che incarnano solo per finta (e quasi per parodia) i valori cari alla “famiglia tradizionale” americana.
In fondo tutti i personaggi qui hanno avuto esperienze terribili all’interno della tanto decantata “famiglia”: abbandono, umiliazione, sopruso e via dicendo. Sono tutti superstiti del crollo di un’istituzione che mai come ora ha dimostrato di aver fallito la sua missione. La famiglia, per sopravvivere, dovrebbe tornare al suo valore primordiale: un insieme di persone eterogenee che non vuole stare insieme ma deve farlo perché ha più possibilità di sopravvivere che rimanendo da sole. Ed è esattamente quello che fanno i Miller, senza poi rinunciare alla propria sessualità come invece imporrebbe quell’ipocrisia moralista che genera solo estremismi.

Quanto devo cucinare, per usare tutto questo origano?

Ho riso di gusto quando ho visto la prima volta il film, alla fine del 2013, e a sei anni di distanza rinnovo il mio giudizio: una commedia che non sembra uscire dalla Warner, per il gusto con cui è girata. E certo pensare che due anni dopo la casa ha cercato di replicare con Come ti rovino le vacanze abbassa parecchio il mio giudizio su quest’ultimo titolo, davvero parecchio al di sotto come qualità.

Che dire… ola, amigo!

Ormai giugno sta per finire e la gente parte per le vacanze in cerca di avventure “bollenti”, quindi vi ripeto il consiglio della saggia mamma Miller: rimanete fedeli alla grande A di Ana… ehm, volevo dire Astinenza!

L.

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33 risposte a We’re the Millers (2013) Come ti spaccio la famiglia

  1. wwayne ha detto:

    Hai messo in rilievo un punto importante: anche nei film che non ambiscono a vincere l’Oscar come questo, i personaggi devono essere azzeccati. Se invece non c’è niente che li caratterizzi e che porti lo spettatore a provare qualcosa nei loro confronti (foss’anche un sentimento negativo), a quel punto è molto improbabile che lui decida di vedere il film fino in fondo.
    Naturalmente dev’essere azzeccata anche la sceneggiatura. Non intendo dire che devono essere tutte geniali come quella di Pulp Fiction: mi basta che non ci siano incoerenze e buchi di trama, e soprattutto che non ci siano momenti morti. Quest’ultimo purtroppo è un difetto che trovo sempre più spesso: nei film moderni, su 2 ore di durata almeno mezz’ora complessiva di noia te la becchi quasi sempre. E’ diventato quasi impossibile vedere un film come “La seconda signora Carroll”, che ha un ritmo pazzesco dal primo all’ultimo minuto.
    Riguardo ad Emma Roberts, a 28 anni la sua carriera non è minimamente paragonabile a quella della zia Julia Roberts, e perfino a quella del padre Eric, che (ricordiamolo) è stato candidato all’Oscar ben prima che la sorella diventasse famosa. Temo che finirà come Colin Hanks, ovvero come un’attrice impossibilitata a raggiungere la fama perché costantemente schiacciata dall’insostenibile paragone con un parente ingombrante.
    E a proposito di Colin Hanks, chiedo a gran voce il passaggio televisivo di un suo divertentissimo film, Get over it. Non è disponibile su Internet e non è mai stato distribuito in dvd, quindi l’unico modo per vederlo è comprare la videocassetta su ebay. Peraltro sono rimasti soltanto in 3 a vendere quella vhs, quindi Get over it è letteralmente ad un passo dall’estinzione. E Dio solo sa quanto meriti di venire tirato fuori dal dimenticatoio.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il ritmo e la sceneggiatura sono grossi problemi per il cinema, soprattutto quello del Duemila, alla ricerca disperata di guadagni facili e quindi del tutto disinteressato alle storie: basta che grafici e indagini di mercato dimostrino un numero sufficiente di biglietti garantiti e il film si fa, non importa di cosa parli.
      Purtroppo sono molto lontani i tempi in cui Eric Roberts se la giocava con la sorella, sin da subito è diventato “attore di genere” e si è perso nella serie B, interpretando fiumi e fiumi di ruoli che però non l’hanno portato a nulla. Dal punto di vista marziale è stato un mio idolo sin dal 1990, quando vidi in TV il trailer de “I migliori”: purtroppo nei Novanta non è riuscito più a replicare la miticità di quel piccolo geniale film, e oggi è solo un caratterista che sbuca in centinaia di film senza lasciare alcuna traccia.

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      • wwayne ha detto:

        Hai detto bene: Eric Roberts ha fatto letteralmente centinaia di film. Se vai a vedere la sua filmografia su imdb, scoprirai che ne ha fatti ben 540 (!!!). Viene da pensare che non abbia mai rifiutato nessun copione. E ha fatto benissimo: la storia del cinema è piena di attori che si sono mangiati le mani per aver rifiutato un film da urlo (ecco qua qualche esempio: https://www.imdb.com/list/ls002399353/), quindi per non avere rimpianti è meglio dire sempre di sì.
        Tornando al discorso iniziale, sono rimasto sgomento nel rendermi conto che il ritmo e la caratterizzazione dei personaggi stanno cominciando a mancare perfino nei film di serie A. Ad esempio, l’anno scorso detti una chance a Ruth & Alex: era un film sul razzismo e aveva 2 attoroni nel cast, quindi aveva tutto per piacermi. Ebbene, lo mollai dopo 40 minuti, esasperato dal fatto che non fosse ancora successo assolutamente nulla. Inoltre, i 2 protagonisti erano entrambi insignificanti: ok, sono un nero e una bianca che si amano in un periodo in cui questo non era accettato, ma a parte questo cosa ci dice la sceneggiatura di loro? Nulla. E allora ciao.
        Ho visto su imdb che I migliori è un film sportivo: adoro questo genere, quindi lo aggiungo prontamente alla mia watchlist! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ davvero un problema grave, quello della sceneggiatura, a volte si ha la sensazione che abbiano fatto il film… semplicemente perché “dovevano” farlo, senza stare a perder tempo a inventarsi qualcosa. Oh, non è obbligatorio: se non avete niente da dire, potete anche non dire niente 😀
        “I migliori” te lo consigilo caldamente, sempre tenendo presente che è un film nato in un altro universo e in un altro gusto. E’ stato il lancio americano dei fratelli Rhee (che qui si affrontano in uno dei migliori combattimenti finali di un film occidentale dell’epoca) ed ancora oggi sono apprezzati professionisti dell’ambiente. Philip (che qui fa il buono) che io sappia insegna ancora arti marziali mentre Simon (che qui fa il cattivo) lo puoi ancora vedere far capolino come stuntman e caratterista di ogni tipo di film.
        Eric Roberts qui mostra conoscenze marziali che purtroppo poi non ha più sfruttato, tornando quasi ad auto-citarsi giusto in “D.O.A.”, per ricordare ai fan che un tempo “menava duro”.
        (“I migliori” ha generato tre seguiti che ti sconsiglio.)
        Sulla questione dell’accettare film forse il discorso è inverso: di solito quando si accettano tanti copioni si finisce per diventare caratteristi, mentre l’attore grande, quello che diventa star, ne deve rifiutare tanti finché non trova quello giusto. Matthew McConaughey ha raccontato che ad un certo punto gli offrivano solo ruoli in commedie romantiche e si è dovuto imporre, rifiutando copioni per tre anni finché non ne sono arrivati di migliori. Non tutti possono permettersi una cosa del genere, e qui si vede la differenza la star e il caratterista.
        Mi piace sempre citare Colin Farrell, che oggi è un attore apprezzato solo perché ad un certo punto ha smesso di fare dieci film l’anno! Nei primissimi Duemila è andato in iper-esposizione e si stava bruciando sul nascere.
        Il 99% della filmografia di Eric Roberts purtroppo è roba che non merita di essere ricordata, quindi forse avrebbe dovuto imparare di più dalla sorella e rifiutare gran parte dei copioni in attesa di quello giusto, ma evidentemente lui lo è un caratterista, non una star.

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      • wwayne ha detto:

        Matthew McConaughey adesso sta andando all’estremo opposto: dopo aver passato la prima parte della carriera a fare commediole romantiche odiate dalla critica ma di sicuro successo al botteghino, negli ultimi anni si è specializzato nei film d’autore che fanno brillare gli occhi ai critici, ma in sala vendono al massimo 10 biglietti a spettacolo. E quindi il suo nome e il suo volto stanno cominciando a venire comunque scordati dal pubblico. Come sempre la soluzione migliore è una via di mezzo, ovvero accettare di apparire in dei film non stupidi, ma che hanno comunque tutte le carte in regola per spaccare tutto al botteghino.
        Ad ogni modo, quest’anno ho visto ben 2 film di Matthew McConaughey e mi sono piaciuti molto entrambi, al punto che gli ho dato 8 su imdb (di norma mi limito al 7): Cocaine e Serenity.
        Un altro attore che sembrava potesse diventare una star e invece è finito a fare il caratterista è Christian Slater. Nel suo caso a tarpargli le ali non è stato un familiare ingombrante, ma un’investitura troppo pesante da parte della critica e del pubblico, che lo identificarono troppo precocemente come l’erede naturale di Jack Nicholson. A parte la faccia da stronzo, i 2 non hanno assolutamente nulla in comune, e quindi Slater non riuscì a soddisfare queste altissime aspettative. A me sta comunque simpatico, perché è apparso (manco a dirlo in un piccolo ruolo) in uno dei film più belli nella storia del cinema, Bobby: se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se si giudica un attore dai biglietti venduti, andiamo male: tutti i grandi film (a parte Fast and Furious e pochi altri) sono in perdita, sopravvivono solo grazie alle vendite estere e al merchandising, quindi anzi guadagnare poco è ormai un segno di grandezza 😀 E se l’attore non è anche produttore, che il film guadagni poco può interessargli fino a un certo punto.
        Slatera ha avuto la sua dose di celebrità ed è arrivato parecchio in alto, considerando da dove è partito: per un pelo non è diventato una grande star, e con la morte del cinema è rimasto un po’ tagliato fuori. Lavora ma non è certo ai livelli di ciò che faceva nei Novanta. Ha pure lavorato in un film di Isaac Florentine, che per una star americana è la forma di vita più bassa 😀

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      • wwayne ha detto:

        Non è sempre vero che i grandi film sono destinati ad andare in perdita. Tutto può cambiare ad esempio ha incassato OTTO VOLTE il suo budget, ed è solo il primo esempio che mi viene in mente.
        Inoltre, è vero che se un film va male l’attore non ci rimette economicamente, ma ci rimette a livello di immagine, perché se succede troppe volte lui diventa “quello che non fa vendere i biglietti”, e quindi smettono di chiamarlo.
        Il nome di Isaac Florentine non mi diceva nulla, quindi l’ho cercato su Wikipedia: ebbene, ho scoperto che non solo ho visto un suo film, ma che il film in questione è proprio quello in cui ha lavorato con Christian Slater, ovvero Assassin’s Bullet. A me non dispiacque, il che conferma che sono anch’io un vero zinefilo! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Eh, mi spiace: se ti è piaciuto quel film, sei Zinefilo ad honorem 😀
        “Tutto può cambiare” è un piccolo film indipendente costato 8 milioni di dollari: siamo lontani parecchi universi dalle grandi major che spendono 100 milioni di dollari per un film e ne incassano 30! Capisci che parliamo di numeri decisamente maggiori, e per scrivere in rete che un film costato 100 alla fine ha guadagnato, devono contare anche l’ultimo pupazzetto venduto nell’ultimo angolo di mondo.
        Poi arriva Jason Blum, investe 5 milioni e ne incassa 30: l’incasso è lo stesso, identico, ma il ricavato netto è diametralmente opposto.
        In media, i grandi film (intendo i blockbuster firmati dalle grandi major storiche) incassano 30 milioni mentre i piccoli film ne incassano 10, all’incirca. Sta ai produttori regolarsi, partendo cioè dal presupposto che più di quegli spettatori non possono ottenere. Far costare un grande film più di 30 milioni è irresponsabile, perché andrà in perdita e per guadagnare toccherà contare i diritti d’autore per le magliette e le tazze da caffè.
        Blum ha dimostrato che produrre sotto la soglia dei 10 milioni significa andare sempre in attivo: possibile che nessuna grande major l’abbia capito?
        Isaac Florentine è uno dei più grandi geni del cinema d’azione e marziale mai esistiti, purtroppo non sempre ha per le mani materiale buono: quando dirigeva Scott Adkins ci ha regalato fra i migliori prodotti che l’Occidente possa sognare, poi però anche Isaac è andato in crisi e da tanto tempo non ci regala più gran che.

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      • wwayne ha detto:

        Se mi è piaciuto anche l’Isaac Florentine di serie Z, figuriamoci quanto mi piacerebbe l’Isaac Florentine di serie A: a questo punto devo assolutamente vedere un suo film con Scott Adkins! 🙂 Grazie mille per la dritta e per la piacevole chiacchierata! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Grazie a te, è stato un piacere ^_^

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  2. Conte Gracula ha detto:

    E a sorpresa, questo film l’ho visto! Concordo sul fatto che fosse molto divertente, un mischione di generi ben realizzato e personaggi credibili persino in una bolgia di eventi assurda come questa XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se lo confronti con altri prodotti similari, è chiaro che abbia un qualcosa di più divertente, magari semplicemente la somma di scene ispirate.

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      • Giuseppe ha detto:

        Ed è proprio perché ormai mi sono venuti a noia quei prodotti che poi io finisco per perdermi pure quelli sopra la media, come in questo caso…
        P.S. Mi sa che devo compilare una lista di richieste da fare al responsabile occulto dei palinsesti 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Approfittiamone, finché ci legge di nascosto ^_^
        E’ davvero strano come questo film sia diverso dalla triste media del genere, è un’idea ispirata che è strano la Warner abbia saputo cogliere, abituata com’è a toppare platealmente tutto ciò che fa. Forse la co-produzione New Line è stata ispirata…

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  3. Cassidy ha detto:

    Allora non succede solo a me, pensa che Amazon Prime ha messo nel suo catalogo “I guerrieri della palude silenziosa” dopo il mio post, abbiamo lettori con le mani in pasta nei palinsesti, mi pare giusto invocare qualche titolo 😉
    Questo l’ho sempre evitato perché le commedia con Jennifer Aniston riescono sempre a non farmi ridere – ho visto “Murder Mystery” su Netflix l’altro giorno, una noia mortale – però questo mi sembra sfizioso, se non altro perché la famiglia è anti tradizionale e affidati agli attori giusti, Emma Roberts è diventata una specialista in ruoli da tizia acida, mentre Will Poulter con quella faccia da assassino seriale si vede sempre più spesso nei film. Al prossimo passaggio di palinsesto potrei decidermi a vederlo 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Visione consigliata, anche perché la Aniston è perfettamente conrobilanciata di Sudakis (o come si scrive). Ovviamente il momento imbarazzante in cui si spoglia per far vedere quanto è magra e far invidia alle amiche c’è, e ti assicuro che fa male – come ogni volta che un’attrice si finge costretta a spogliarsi per dimostrare alle invidiose che è ancora figa – ma parliamo di pochi secondi del tutto ininfluenti: infatti sono andato avanti veloce e poi si torna in pista.
      Purtroppo in “Murder Mystery” la Aniston non ha nessuno al suo fianco (la locandina dice che c’è Adam Sandler nel film, boh: io ho visto solo un paio di baffi con nulla dietro) e complice una sceneggiatura che riesce a sbagliare tutto – e non era facile – il risultato non poteva essere altro. Non sapevo poi che le macchine dei Carabinieri corrono più delle Ferrari 😀

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    • Conte Gracula ha detto:

      L’ho trovato divertente, e la Aniston ha fatto un corso di lap dance, secondo me, perché non era per niente rigida, mentre ballava.
      Comunque, ci sono anche grandi classici della battuta, come il “salame lanciato in un corridoio”, se ricordo bene 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaha sì, la coppia di vacanzieri molesti è geniale 😀
        Non amo le dive che invecchiando devono ossessivamente dimostrare di essere giovani e fighe, quindi preferisco ignorare quei momenti in cui la Aniston fa la lap-dance…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Non l’ho trovata messa male…sarà che – credo – è poco più grande di me e a me son sempre piaciute le mie coetanee 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        No, no, non intendo messa male, anzi: ci mancherebbe! Se non si può permettere lei un fisico del genere, chi può? Però è come per gli attori marziali che per tutta la carriera hanno schifato i combattimenti e cominciano a farne a 50 anni: non potevi farlo anche prima, che facevi più bella figura? 😛
        A quanto pare certe cose se le fai da giovane ti si rovina la carriera, se invece le fai da adulto – quando invece dovresti fare l’attore di classe – allora vieni lodato. Boh… 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Forse, a inizio carriera, c’è la paura di ritrovarsi con l’etichetta indelebile di un certo ruolo, mentre dopo lustri di lavori diversi, hai dimostrato di non essere adatto solo a certi tipi di personaggi.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ la Legge del Lattice: prima dei trent’anni non puoi metterlo, se no sei una poco di buono 😀
        Scherzi a parte, è palese come le attrici prima dei trent’anni stiano attente a non mostrarsi troppo, per non essere giudicate “attricette”, e dopo i trent’anni si mostrino anche quando non serve, perché non si pensi che abbiano l’età che hanno. 😛

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Film davvero molto carino! Ogni volta che ne vedo qualche tratto mi strappa una risata 😅
    Grazie per la citazione come massimo esperto dell’Hogan attore (???) 🤣🤣🤣
    Speriamo l’appello sia ascoltato 🙏🙏🙏🤣

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Film che vidi al cinema e, credo, sia quello che mi ha regalato le più grasse risate della mia vita in sala. La scena del morso del ragno col tanto di effetto mostrato in primo piano, la contrattazione sul “rapporto orale” col poliziotto, lo “scambio di coppia” sotto la tenda,… Al cinema ho rischiato più volte di soffocare.
    E poi c’è la Aniston… La scena dello strip è tanta roba e fa scopa con il suo personaggio di dentista-ninfomane in “Come ammazzare il capo”. Che donna signori, che donna!

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  6. Kuku ha detto:

    Ah, ma allora c’era un sottile collegamento con i Griswold!
    IL baffuto che si vede nel fotogramma dei trailer mi sembra il Napalm di Crozza, ma come era invece la sua famiglia? Cantavano cori tipo scout? O era molto religiosi? Non mi ricordo.

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  7. Pingback: [Italian Credits] Il meglio del 2019 (6) Giugno | Il Zinefilo

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