Freedom Strike (1998) La libertà non ha prezzo

Qualcuno mi fermi, perché tra Amazon Usato ed eBay è un periodo di grandi saldi ed offerte da capogiro: io, come il caro vecchio Oscar, posso resistere a tutto… tranne che alle tentazioni.
Quando trovi un venditore eBay eccezionale come dvideo4, che ha addirittura la pazienza di rispondere ad un collezionista rompiscatole come me, che vuole essere sicuro ci sia la “S” sulla copertina dei DVD della Stormovie, e in più vende a 4 euro – ripeto, 4 euro! – uno degli introvabili film con Dudikoff doppiati in italiano… capisci che devi dar fondo alla carta prepagata. (Che proprio non ce la fa a rimanere prepagata ed è sempre a secco!)

Così torna il “Giovedì con Dudikoff” e le sue emozioni Zintage. Il film in questione è un altro dei capolavori di ignominia prodotti da Ashok Amritraj, il campione di tennis indiano che un giorno disse “Sapete che c’è di nuovo? Mi butto nel rutilante mondo dei filmacci d’azione”, e ha creato prodotti che solo noi grandi appassionati della Z possiamo apprezzare.
Non tutti gli sono venuti male al punto giusto, alcuni gli sono usciti davvero male, come per esempio questo Freedom Strike, ma alla fine gli si perdona tutto… quando ingaggia come protagonista quella gran faccia da guerriero americano di Michael Dudikoff.

Metà budget è andato nella grafica del titolo…

Uscito in home video americano il 23 giugno 1998, Italia1 se lo pappa subito e lo trasmette mercoledì 26 luglio 2000 in prima serata con il titolo Freedom Strike. Codice d’attacco – proprio mentre in contemporanea Rai1 mandava La casa di Mary (1996).
Dopo una replica notturna su Italia1 il 12 gennaio 2003, il film scompare finché la Medusa Film lo presenta in DVD dal febbraio 2006.

Occhio alla data…

A sorpresa il film è una storia di fanta-politica, visto che una scritta iniziale ci spiega la direttiva dell’ONU chiamata “Freedom Strike” e in validità dal 3 giugno 2001. Dato che il film è del 1998, siamo in piena “narrativa di anticipazione”.
Come avete notato, siamo prima dell’11 settembre ma la politica americana è sempre la stessa, prima e dopo: mettere bocca in Medio Oriente per cercare di portare la pace dopo aver portato la guerra. E per far questo nasce la direttiva “Freedom Strike”, che prevede l’uso di armamenti militari che però non hanno il permesso di aprire il fuoco. Che è come quando da ragazzino passavo davanti alle giostre e mia madre mi diceva “Solo a guardare”, perché soldi da buttare in giostre non ce n’erano. A che serve “guardare” le giostre? Ha la stessa utilità di mandare caccia armati che non possono sparare…

L’uomo dalla pancia che si illumina!

In questo non sense acquista senso il personaggio di Tom Dickson (il nostro dude Dudikoff), che non si sa bene chi sia: è un tizio che organizza la squadra Freedom Strike e si ritrova costretto ad infilare il proprio corpaccione negli angusti anfratti dei sottomarini e delle basi militari.
La prima brillante azione in cui lo vediamo coinvolto si chiude quando prende a panzate il cattivo…

Colpo di panza, colpo di sostanza

Con tante chiacchiere ben poco appassionanti, la trama prevede che il presidente americano Mitchell (James Karen), ovviamente buono e coccolone, vuole firmare la pace in Medio Oriente con il presidente siriano, ma il bieco e barbuto colonnello Rama (Jay Anthony) ordisce nel buio e fa sparare al presidente siriano, così da incolpare i poveri americani e far credere al proprio popolo che sono cattivi. E invece so’ bonaccioni…
Forse un’ora di film per questa semplicissima trametta già vista mille volte è un po’ esagerato: se invece di Dudikoff il protagonista fosse stato Dolph Lundgren, già a dieci minuti dall’inizio ci si menava tutti allegramente.

Fai qualcosa, Michael: do the dude, Dudikoff!!

Alla fine di un mare di inutili chiacchiere che servono solo a tenere basso il budget – il 90% del film si svolge in una stanza con roba alla parete che dovrebbe sembrare l’apparecchiatura di una base navale americana – finalmente arriva il momento dell’azione. Bisogna fermare il pazzo Rama che sta per lanciare il “missilone”, e farlo è così facile che basterebbe il primo stronzo che passa… e Dudikoff è lì.
Se questo fosse un film della Milennium, partirebbe la grande azione piena di spari e scontri fisici, ma a dude Dudikoff non va e con tipo due minuti siamo già al combattimento finale con Rama. Oh, non ci crederete, neanche quello gli va di fare, all’attore protagonista: con un colpo che non si sa cosa sia, tipo mezzo pugno in pancia dato malissimo, il cattivo viene battuto e il film finisce. Ragazzi, se non vi va di fare i film d’azione, nessuno vi obbliga a farlo…

Tranquilli, ragazzi: entro ed esco e nessuno si accorgerà di niente…

All’epoca Jerry P. Jacobs giocava a fare il regista con star appannate, come per esempio Evasive Action (1998) con Roy Scheider e il non disprezzabile Running Red (1999) con Jeff Speakman. Con l’avvento del Duemila deve aver capito che il mestiere non fa per lui, o magari qualcuno gliel’ha spiegato, ed è passato alla produzione e a varie altre mansioni. Non abbiamo perso molto.
I titoli di testa riportano G.E. Mallow come sceneggiatore, mentre IMDb parla di Tony Giglio: in entrambe i casi, è gente di passaggio che per fortuna ha fatto pochi danni.

La squadra più improponibile del cinema d’azione

Freedom Strike è una delusione su tutta la linea, come si stanno dimostrando i filmacci con Dudikoff: sembra pura follia dirlo, ma… erano nettamente migliori i suoi American Ninja! Qui si limita a gigioneggiare in giro senza mai fare qualcosa che giustifichi il suo nome in copertina né la sua fama. Sembra protagonista a propria insaputa.
Si chiacchiera, si imitano malamente i dettami dei film d’azione – quelli veri, non ’sta roba – e in generale si dorme di gusto. Negli unici due secondi in cui Michael deve fare qualcosa di fisicamente impegnativo a momenti gli prende un infarto. Perché non passa alle commedie romantiche? L’action decisamente non fa più per lui…

L.

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14 risposte a Freedom Strike (1998) La libertà non ha prezzo

  1. Zio Portillo ha detto:

    La chiusa è decisamente più interessante del film. Ma perché Dudikoff non si è buttato nelle commediole romantiche per famiglie? Belloccio biondino coi capelli sparati e le pose buone per far battere i cuori delle donne. Un Matthew McConaughey prima di Matthew McConaughey tanto per dare un idea. E invece è semplicemente imbarazzante. Se penso alle ore che mi ha rubato coi sui filmacci su Italia1 sto male!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E pensare che aveva iniziato proprio con le commedie, nei primi anni Ottanta, poi per puro caso ha fatto il ninja e per anni ha campato di fama “finta”. Se non fossi un malato collezionista non lo cercherei più, ma quando vedo in vendita a due soldi uno dei suoi rarissimi film doppiati in italiano non so resistere… 😛

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Più che nella fantapolitica, sembra che siamo nella fantasy più spinta: questo film non potrebbe essere più finto nemmeno con Bush Jr. alla guida del paese XD

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  3. Kuku ha detto:

    Forse è del genere “azione introspettiva”. E’ tutto nella mente. I 4 alla fine sembrano la versione filmica degli umarell che guardano i cantieri.

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  4. Cassidy ha detto:

    Dudikoff in realtà non è un eroe dell’azione, è venuto dalle stelle (e strisce) per portare la pace e la democrazia ai bisognosi, in realtà vorrebbe solo tornare a casa eppure perché sembra così spaesato. É come E.T. per questo gli si illumina anche la pancia 😉 «Dudikoff. Sarà. Sempre. Qui».

    [Dudikoff vola via tra le stelle sul tema di John Williams]

    😉 Cheers!

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  5. Sam Simon ha detto:

    Con una stella come Dudikoff e uno sceneggiatore del calibro di Tony Giglio è sorprendente che non sia uscito un capolavoro! X—D

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    La putridità del film è direttamente proporzionale alla mia passione per il giovedì zintage con Dudikoff: livello altissimo in ambo i casi ❤❤❤❤

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  7. Giuseppe ha detto:

    Se l’ammiraglio lassù di fianco a Dudikoff è l’attore Nicholas Coster allora questo Freedom Strike l’ho visto ai tempi dei suoi passaggi televisivi, ma non deve proprio avermi lasciato niente… ecco, il tuo post mi ha fatto perlomeno ricordare la ridicola tecnica di lotta “a panzate” 😉

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