Woman on the Run (2017) Chi ha rubato la mia vita?

Negli ultimi tempi Rai2 sta comprando a secchiate tutti quei minuscoli e infinitesimali filmettini televisivi canadesi che sembrano rappresentare l’unica realtà televisiva americana. Di quelli action e catastrofici parlo nel Zinefilo, qui mi concentro su quelli “librari”.
Un’altra titanica categoria di questi filmettini è quella “babysitter assassina”: ne esistono a valanghe, malgrado il buon gusto faccia pensare ad un numero limitato di trame sull’argomento.

Il 5 luglio 2019 Rai2 ha recuperato una deliziosa opera che non potevo lasciarmi sfuggire, Woman on the Run di Jason Bourque, regista specializzato in filmacci catastrofici ben noto ai lettori di questo blog.
Perché definisco “deliziosa” un’operazione nata dalle mani di un regista terrificante, specializzato in stupidate? Perché gioca con riferimenti, autori e libri, e questa è sempre cosa buona e giusta.

Rai2 ha presentato il film sulle guide TV con il titolo Chi ha rubato la mia vita?, ma per motivi misteriosi l’ha trasmesso senza titolo, facendolo iniziare un fotogramma dopo la fine del film precedente. Io stavo lì, con il tasto sul REC del telecomando e non sono riuscito a capire che stava iniziando il film: sembravano i titoli di coda del precedente!
E sì che la Rai non difetta certo in pubblicità, almeno uno spottino poteva usarlo per separare le due trasmissioni…

Il ciclo Rai a cui appartiene il film

Lo sceneggiatore Paul A. Birkett – il folle che ci ha regalato filmacci come Progetto Mindstorm (2001) e Tornado Warning (2012) ma anche divertenti filmetti come Crash Landing (2005) e un piccolo culto come Altitude (2010) – inizia subito la vicenda con un delizioso gioco di rimandi.
Vediamo infatti la scrittrice Nomi Gardner – nota per il suo libro di successo Shattered (“Sconvolta”) – nell’atto di finire il suo ultimo romanzo, in cui la protagonista si chiama Jennifer e nelle ultime righe scopriamo voler trasformare la vicenda appena vissuta in un libro.

Tipica scrittrice dei filmetti canadesi

Il personaggio è interpretato da Sarah Butler, l’attrice che è ha raggiunto una specie di “fama Z” grazie all’aver interpretato la demenziale saga I Spit on your Grave, dove ricopre il ruolo di una donna sconvolta dallo stupro subìto che si trasforma in spietata giustiziera sanguinaria. Una donna di nome Jennifer… che poi nel 2018 ha scritto un libro dalla sua esperienza, I Spit on their Graves.
Insomma, si comincia davvero con i fuochi d’artificio, anche se in versione Z.

Da giustiziera sanguinaria a scrittrice sanguinaria

«Questo sarà un bestseller: sarai la nuova Stephen King!» è il commento di Ted (Jerry Wasserman), il suo ex professore con qualche problemino di alcolismo. In generale la vita di Nomi Gardner sembra andare per il meglio. Finché non vediamo che ha in casa una babysitter giovane e bionda: questa cosa finirà male.
Aggredita nel parcheggio, quando Nomi torna a casa il marito la guarda con disprezzo e la chiama Greta, mentre chiama Nomi la bambinaia… ora sua moglie. Con un furto d’identità davvero poco articolato, Nomi viene scacciata dalla sua vita: un parente le ha lasciato una ricca eredità e ora il marito la vuole tutta per sé, così da godersela con la sua nuova moglie giovane.

La soluzione è sempre in un libro, anche se falso

Non avendo più documenti d’identità – o meglio, avendone con su scritto “Greta March” – Nomi ha un solo modo per dimostrare di essere lei: i suoi libri. Per chiedere l’aiuto di un cameriere conosciuto il giorno prima, suo accanito lettore, lo esorta ad aprire una pagina a caso del suo libro Shattered – che guarda caso l’uomo ha sul sedile posteriore dell’auto – e a leggere un brano a caso:

«Attraversò la strada di corsa guidata da un irrefrenabile impulso…»

E Nomi continua:

«… i boulevard erano insolitamente deserti, come se la città trattenesse il respiro per rispetto, o forse per pietà. Sentiva che se avesse preso una decisione, quel momento di pace sarebbe svanito.»

Non mi sembra proprio che i due brani corrispondano, invece l’uomo è convinto. Quindi accettiamo l’idea che un autore sappia a memoria ogni singola parola dei suoi romanzi? Sarebbe assurdo già solo per un libro, figuriamoci autori che ne hanno scritti decine…

Una scrittrice che si trasforma in eroina d’azione

Malgrado viva segregata in casa e senza alcun tipo di vita sociale, fisica o digitale – così che è più facile rubarle l’identità – Nomi si riscopre action heroine ed è in grado di avere la meglio su tutti: tra pugni, calci e coltellate sembra essere tornata la violenta Jennifer che l’ha resa famosa in altri film.
Quando tutto viene risolto, il commento della scrittrice è lo stesso del suo personaggio:

«Ho una grande idea per un nuovo libro.»

Guarda i suoi due figli, e si avvera la previsione dell’inizio del film: il finale scritto da Nomi è esattamente il finale della storia. Il cerchio cine-letterario si è chiuso.

Il finale del romanzo, mostrato ad inizio film, che corrisponde anche al finale della storia

Al di là del divertito gioco dei rimandi con cui si apre e chiude il film, Chi ha rubato la mia vita? è davvero un prodotto di bassissimo livello, che per acchiappare più pubblici cala carte fiacche sullo stesso tavolo verde liso: un po’ di blando thriller, un po’ di modesto action, storie di scrittrici che a quanto pare il pubblico femminile adora, e infine il nemico pubblico numero uno delle spettatrici. Le odiose babysitter. Quei mostri biondi, magri e giovani che entrano in casa a rubare l’affetto dei figli e a mettere idee pericolose nella mente dei mariti.

Una eroina allo specchio

Ormai si potrebbero riempire cineteche con le decine di filmucoli dozzinali che ogni anno escono a tema “babysitter cattiva”, quindi forse c’è una fetta di pubblico sempre più vasta che li trova anche solo vagamente interessanti.
Tolti questi blandi elementi, del film non rimane altro. Se non un ghiotto pseudobiblion.

Peccato non aver conosciuto altri “libri falsi” dell’autrice

Chiudo con il doppiaggio, lasciandone traccia:

Personaggio Attore Doppiatore
Nomi Gardner Sarah Butler Francesca Fiorentini
Mark Gardner Jim Thorburn Alessio Cigliano
Greta March Lindsay Maxwell Ilaria Latini
Lyle Josh Byer Daniele Raffaeli
Jane Gardner Bailey Skodje Elisa Nobili
Oscar Matthew MacCaull Andrea Lavagnino
Ted Curtis Jerry Wasserman Vladimiro Conti
Detective Krantz Karen Holness Anna Cugini

Doppiaggio: Multimedia Network.
Adattamento dialoghi e direzione del doppiaggio: Nicola Bruno.
Sonorizzazione: Studio1.
Fonico di mixage: Claudio Oliviero (a.i.f.m.).

L.

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20 risposte a Woman on the Run (2017) Chi ha rubato la mia vita?

  1. Cassidy ha detto:

    L’altra sera ho visto la (lunghissima) pubblicità di questo ciclo di film sulla Rai, il commento della WIng-Woman è stato: «Ma sono tutti così melodrammatici questi film? Sembra di guardare “Un posto al sole”». In pratica ci è venuta voglia di vederli tutti, stamattina ne vedo spuntare uno sul Zinefilo, e capisco che tutto è tornato al suo posto nell’universo 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Questi sono i tipici film che fino all’altro giorno proponeva CineSony: con la chiusura del canale, Mamma Rai se li è pappati tutti!!!
      Il guaio è che ha preso i finti thriller e le babysitter cattive: l’action temo rimarrà fuori dai giochi…
      Ovviamente ve li sconsiglio, sono una robaccia inguardabile in cui la noia regna potente, banali e scontati fino all’inverosimile: a meno che non parlino di pseudo-scrittori, li ignoro belllamente 😛

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Il furto di identità mi sembra di una pigrizia mostruosa! Ma nei paesi anglosassoni non c’è l’uso di associare nomi e foto, all’anagrafe?
    E tutte quelle sciocchezzuole come pin e password? Una scrittrice che ricordi a memoria ogni parola dei suoi libri non ricorda a memoria brevi sequenze di lettere o numeri?
    Ah, già, nei prodotti post 2000, gli autori non sanno gestire la tecnologia più complessa di una ruota inserita in un intrigo.

    La puntata dei Simpson con la bionda babysitter malvagia era scritta meglio. XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo questi filmetti canadesi sono la forma di vita filmica più bassa che esista: non a caso i canali televisivi fanno a botte per comprarli. Credo che costino 10 centesimi il quintale…
      Trovare in essi una qualsiasi logica, coerenza e addirittura sceneggiatura è pura utopia.

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  3. Daniele Artioli ha detto:

    Una donna che lotta contro la bay sitter che vuole rubarle il marito e la vita; sembra una storia scritta da mamme pancine per altre mamme pancine!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Hai aperto il vaso di Pandora! Ossia: ho un’insana attrazione per i film con babysitter cattivelle: forse per colmare l’assenza di babysitter nella mia infanzia, forse per il richiamo della Z, forse perché la babysitter è solitamente bona. Fatto sta che mamma Rai e il tuo post…hanno colpito nel segno!
    Aggiungi poi che questo film pur infimo ha qualche carta citazionista acchiappaWilly… 😉🤣🤣

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Questo sicuramente meritava una visione, per i giochi di rimando con la Jennifer Hills di “I Spit on Your Grave” e per la pseudo-scrittrice, ma gli altri temo siano davvero ben miseri spettacoli. Comunque ti basta tendere d’occhio TV8 dalle 14 in poi e ora la Rai, soprattutto il venerdì 😉

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Sì sì, sono già sintonizzato! 😉💪😄

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Fra circa mezz’ora fanno “Una vicina quasi perfetta”: un titolo che è tutto un programma! Sono pronto a catturarne il titolo italiano 😛 (appena finisce il filmaccio spaghetti western su RaiMovie: metti che un giorno inizierò un ciclo sui peggiori western nostrani, ho già un bel pacco di materiale!)

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Davvero, già questi titoli mi fanno sognare ad occhi aperti 🤣🤣🤣
        Per cui, più babysitter cattive e meno western! Al limite tollero babysitter cattive in un western 😂😂😉

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Sulla Rai non possono più trasmettere cose troppo forti che corrano il rischio di impressionare il pubblico (il Moige vigila!). Quindi ‘sti thriller che non sono thriller o gli action dove non c’è sangue sono perfetti per riempire buchi di palinsesto. Aspettati di tutto perché la chiusura dei canali satellitari ha fatto sì che la Rai faccia man bassa! E con l’estate in corso ogni occasione è buona per la Z più spinta.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sulla Rai non sono MAI potuti andare film più forti di “Marcellino pane e vino”, ma c’era sempre possibilità di film dignitosi, con il difetto però di essere costosi: questa robaccia canadese da due spicci ha valicato le Alpi del buon gusto e sta distruggendo tutto con i suoi elefanti della mediocrità…

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, cosa non erano i bei tempi andati in Rai quando ci scappava pure una visione in prima serata de La Casa (sempre di eccezioni si parla, ma almeno una volta l’eccezione era ancora possibile) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La scarsità di informazioni aiutava, oggi i genitori sanno troppo e si lamentano di film violenti come “Puffolino nel Paese dei Toffolini” e segnalano subito alla RAI il tentativo di traviare i loro figli…

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      • Giuseppe ha detto:

        Forse vogliono che i figli diventino dei sempliciotti impressionabili (oltre che incapaci di distinguere fra “violenza” fittizia e violenza REALE) esattamente come loro…

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  6. Pietro Sabatelli ha detto:

    No mi spiace, neanche per lei avrei visto questo film, e probabilmente mai farò.

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