Ilsa 3 (1977) La donna bestia

Il celebre madrileno Jesús Franco deve essere venuto a conoscenza dei due film con Ilsa e giustamente dev’essersi detto: io li so fare peggio. Cioè meglio. Cioè peggio… Insomma, alla mia maniera.
Così vuole aggiungere una frustata al curriclum della “belva umana”.

In fondo due anni prima che Roger Corman rilanciasse potente il genere WIP (Women In Prison), Franco aveva anticipato molte tematiche con 99 Women (1969), sebbene a modo suo – cioè con palate di noia letale! – e quindi perché non partecipare alla festicciola di questa nuova eroina del genere?
Franco prende uno qualsiasi dei suoi WIP, per esempio Una secondina in un carcere femminile (1975), e lo rifà identico, con tanto di solita paralizzata Lina Romay (non esistono prove abbia mai mosso un muscolo facciale!): aggiunge un paio di scene con Dyanne Thorne con le poppe di fuori e il gioco è fatto.

L’unica differenza da un qualsiasi altro WIP di Franco

Non so se la scelta del titolo Greta: Haus ohne Männer sia dovuto al fatto che il personaggio era morto nel precedente film (ma tanto muore ad ogni film!) o per semplici problemi di diritti d’autore, fatto sta che il film viene distribuito con il titolo internazionale di Ilsa, the Wicked Warden ma rimane delizioso il gioco di parole con cui è conosciuto negli Stati Uniti: Wanda, the Wicked Warden.
Greta, Ilsa o Wanda che dir si voglia, il personaggio è sempre quello: la belva umèna, per dirla con il commissario Auricchio.

Tanti nomi, un solo personaggio

Uscito in Germania il 21 gennaio 1977, arriverà negli USA solo due anni dopo. Il 28 giugno 1977 arriva sul tavolo della commissione di censura italiana e il 14 luglio successivo ottiene il visto con il divieto ai minori di 18 anni.
La prima notizia sicura nelle sale italiane risale al 31 agosto 1977 con il titolo Greta, la donna bestia.

L’uscita del 31 agosto 1977

Ignoto al mondo del VHS, il film conosce un’edizione DVD Ermitage nel 2008, nella Devil Collection

Si capisce che siamo ai Tropici?

In un paese tropicale ricostruito con il pongo, scopriamo che esiste la struttura La Palomas: una «clinica specializzata nel recupero di persone socialmente disadattate». Addirittura è stata creata dal Governo per curare le più disparate forme di asocialità femminile «come la ninfomania, l’omosessualità e la prostituzione», giusto per sottolineare la profonda cura messa nella sceneggiatura…

Ovviamente le pazienti maniache sono costrette a stare senza mutande…

Il dottor Milton Arcos (Franco stesso) comincia a sospettare che dietro la facciata della clinica ci sia qualcosa di criminale, così aiuta una ragazza ad infiltrarsi fingendosi una pervertita. Non mi va neanche di cercare il nome dell’attrice o del personaggio, è fatica sprecata.
Quello che inizia è la solita noiosa baracconata alla Franco, con dialoghi in libertà, attrici a cui probabilmente non è stato dato un copione, nudismo di grana grossa e cinquanta sfumature di nulla. E ogni tanto c’è Dyanne Thorne nuda, così, a gratis.

Mentre in Italia le protagoniste fanno le docce, Dyanne fa il bagno

È da tempo immemore che cerco di capire come sia possibile che il regista madrileno abbia la fama che ha e l’apprezzamento che tanti gli dimostrano: possibile che dei dieci milioni di film che ha girato ho beccato sempre e solo quelli “sbagliati”? Anche se così fosse, ne ha fatti così tanti che qualsiasi stima dovrebbe come minimo tenerne conto.

Ilsa conquista anche Jess Franco

Comunque da tempo ho smesso di provare a capire cosa smuova il regista, se non la semplice ripetizione ossessiva, anno dopo anno, delle stesse scene e delle stesse inquadrature, spesso con le stesse attrici, forse sperando che prima o poi farà qualcosa di interessante. Dubito ci sia riuscito.

Cattiverie (finte) a caso

Greta appunta qualche spillo sul petto di Juana (Lina Romay), qualche blanda frustatina immaginaria, il solito catfight tra detenute che non può mancare, e quando ci si risveglia dalla noia ci sono le prigioniere che si vendicano su Greta… mangiandola viva!

La vendetta delle prigioniere cannibali

Un film a cui va destinato il trattamento che merita qualsiasi altro film di Franco: immediata cancellazione dalla memoria!

Non temete: Ilsa tornerà!

L.

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17 risposte a Ilsa 3 (1977) La donna bestia

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Sarà anche cinquanta sfumature di nulla ma, pur restando una baracconata ripetitiva, almeno DUE sfumature di qualcosa ci sono, ammettiamolo! 🤣🤣🤣🤣

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  2. Sam Simon ha detto:

    A occhio Franco gode di una certa fama perché fece parte (assumo) del cosiddetto cinema del destape (equivalente ai nostri film con Edwige Fenech) che ha avuto un’importanza culturale nella Spagna alla fine della dittatura dell’altro Franco. Non so dare altra spiegazione, sennò!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Però i film con la Fenech non sono esaltati dalla critica come quelli di Franco, eppure a parte donnine svestite non hanno molto altro da vantare…

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      • Sam Simon ha detto:

        Sono d’accordo, per me è spazzatura! Stavo solo provando a dare una spiegazione per questa considerazione positiva di registi e attori/attrici che poco hanno fatto per la settima arte…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono cresciuto sentendo esaltare Franco come un regista controcorrente e tutto il resto, poi quando ho cominciato a vedere i suoi film sono rimasto di stucco: ma che è ‘sta roba? Quello sarebbe controcorrente? Certo, se lo metti a confronto con “L’insegnante ci sta col supplente” potrebbero all’apparenza sembrare prodotti diversi, ma quelli italiani almeno erano tecnicamente ineccepibili, Franco pare che giri all’insaputa di attori improvvisati…

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      • Sam Simon ha detto:

        Allora ho fatto qualche ricerca e no, non fa parte della corrente del cinema del destape spagnolo.

        A quanto pare è un regista cult che semplicemente ha fatto 200 film(acci) di serie b (o z!) e che negli anni si è fatto un nome e un seguito…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quello che mi lascia perplesso è che Fred Olen Ray o il Maestro Z Jim Wynorski fanno valanghe di filmacci ma nessun critico sa della loro esistenza, così come anzi di solito i critici arruffano il baffo davanti ai registi troppo prolifici: perché allora le porcate di Franco sin dagli anni Settanta godono di una altissima stima degli italiani? Temo che la risposta sia ancora più “bassa”, visto che noi tutti quelli che non vedono film e quindi si dicono cinefili amano registi tipo Umberto Lenzi o Lucio Fulci, che una volta negli anni Settanta hanno azzeccato un paio di titoli per poi sputtanarsi tutto negli anni Ottanta, rimanendo misteriosamente “maestri”. Sono film che non hanno neanche una casa distributrice, passati a volte su canali locali e che non lasciano traccia di sé, proprio come quelli di Franco: che sia la pessima distribuzione a mandare in estasi i cinefili?
        Quando ho cominciato a vedere i film di Franco mi aspettavo qualcosa… qualsiasi cosa, invece c’è solo tanta cialtroneria spacciata per visione alternativa del cinema. Ovviamente alternativa al buon cinema. A parte donne nude, i suoi film non hanno nulla da dire perché non provano a dire nulla…

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      • Sam Simon ha detto:

        Io di Lenzi e Fulci ho visto un po’ di roba e alcune cose sono onestamente brillanti, specialmente guardandole e pensando al budget e alle risorse a disposizione. Le trovate registiche che tirarono fuori in alcuni casi sono tuttora devastanti.

        Poi è vero che nelle loro filmografie abbastanza grandi ci sono anche dei filmacci inguardabili, questo è innegabile. Che ci siano altri registi meritevoli ma che non vengono riconosciuti dalla critica o dal pubblico è sicuramente vero!

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      • Giuseppe ha detto:

        Al di là di alcuni suoi titoli horror e spy/noir anni ’60 io qualcosa del Franco “sexploitante” l’ho pure visto, ma francamente -per stare in tema- non è bastato ad attirarmi fra le fila di chi lo considera un regista di culto (riguardo a Lenzi e Fulci mi trovo d’accordo con Sam, ovvio), né tanto meno credo che ci riuscirebbe questa trascurabilissima Ilsa 3…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mentre Fulci e Lenzi si sono fatti un nome con alcuni ottimi thrilling anni Settanta che sono gocce in un mare di cinema di genere che dubito fortemente venga ricordato dai loro fan (da Franco e Ciccio a Sandokan), dubito che Franco abbia dei titoli “esplosivi” per cui poter essere ricordato all’interno dell’oceano di filmettini che ha prodotto a getto continuo. E parlo del pubblico italiano che è “onorifico”: basta un solo film giusto su cento sbagliati e si è considerati maestri del cinema 😀

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  3. Cassidy ha detto:

    Dyanne Thorne da oggi disponibile anche con parrucca rossa 😉 Con il tuo ciclo sulle WIP ci hai preparato a tutto, anche alle repliche come questo film. Cheers!

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Probabilmente sparo sulla croce rossa, ma se nella clinica si considera l’omosessualità come una malattia da curare, raggruppare molte donne nella stessa struttura ha il potenziale per generare proprio quella situazione che non si desidera…
    Mi sa che la sceneggiatura è anche questa volta di un passante XD

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