La lupa mannara (1976)

Non c’è niente da fare, è una verità antica: gli italiani arrivano prima, e poi non sono capaci di sfruttare il primato. Anzi, peggio: non sono interessati a sfruttarlo.
Nel 1985 Sybil Danning andava dicendo ai giornalisti di essere la prima lupa mannara bionda, e tutti lo ripetono ancora oggi: quindi questo La lupa mannara non lo ricorda proprio nessuno…

Malgrado sia stato distribuito nei Paesi anglofoni con una decina di titoli diversi, tutte differenti variazioni di termini come Wolf Woman, She-Wolf e Daughter of Werewolf, questo film ha il grave difetto (agli occhi degli americani) di essere europeo, quindi l’unica etichetta possibile è “European Trash”, in cui è racchiuso ogni tipo di film prodotto nel “vecchio continente”, da Pasolini a Bombolo. Il che vuol dire che nessuna rivista seria si è mai azzardata a nominarlo, prima del Duemila in cui l’aceto è diventato vino.

Uscito in sala il 14 maggio 1976, rimane ignoto all’home video finché in anni recenti la RaroVideo lo scopre, ed è disponibile in DVD e Blu-ray dall’ottobre 2014.

Il film è tutta opera del romano Rino Di Silvestro, che si firma “Rino DeSilvestro” alla sceneggiatura e “R.D. Silver” alla regia: dirigere un film di lupi mannari facendosi chiamare “Silver” è geniale, peccato però che nella vicenda non ci siano pallottole d’argento.
Comunque La lupa mannara è così avanti che batte tutti, anche il successivo romanzo The Howling (1977) di Gary Brandner, anticipando diverse tematiche: prima fra tutte, il sesso.

Non so se valga anche per le altre culture, ma in quella italiana è almeno dal 1880 de La lupa di Giovanni Verga che questa espressione indica una donna che, libera dai costumi che imbrigliano le “donne per bene”, viene vista come una “mangia-uomini”, una predatrice sessuale “fuori dal branco” delle persone che seguono le regole della società civile e moralmente inappuntabile. Quindi per Di Silvestro è facile giocare con una lupa simbolica ed una “reale”, con un risultato sorprendente e che dispiace non abbia ricevuto più attenzione.

Una “Lupa” che balla nuda: bel modo di iniziare!

Con un’idea che sembra provenire da un’altra gloria nazionale del 1880, Malombra di Fogazzaro, Di Silvestro ci racconta di Daniela Neseri (interpretata dalla francese Annik Borel, con pochi film all’attivo, come per esempio Prison Girls del 1972), una donna ossessionata da un’altra se stessa del passato. Dopo aver subìto uno stupro, Daniela si è chiusa in se stessa e tramite i mobili antichi della casa di suo padre, il commendatore Neseri (Tino Carraro), si “connette” con una antenata che in un lontano passato era stata accusata di licantropia.

L’antenata mannara

Da notare come a parte qualche immagine onirica all’inizio del film, puro intrattenimento per convincere gli spettatori di assistere ad un film frizzante con una lupacchiotta dalle poppe al vento, Daniela non si “trasformerà” mai: la sua licantropia non ha nulla di fisico, è solo uno stato della sua mente.

In effetti sembra un po’ mannara…

Trattandosi di un’opera destinata principalmente ad un pubblico in cerca di scene “scabrose”, assistiamo ad un lungo teatrino di assalti sessuali ai danni di Daniela – possibile che incontri solo persone che vogliono saltarle addosso? – tutte occasioni che servono solo a mostrarla nuda, sedotta da uomini di ogni età e anche da donne, tutti con la voglia di sottometterla, ingannarla o stuprarla. La risposta della protagonista è una sola: il sesso le provoca una “trasformazione” che le dona una forza incredibile tanto da maciullare le sue vittime, proprio come fosse una lupa mannara.

Mi spiace Sybil: la prima lupa bionda è italiana!

Purtroppo è un gioco di grana grossa, con scene non certo memorabili ed attori di certo non calati nel personaggio, addirittura una parte del film fastidiosamente lunga viene dedicata al nuovo amore della donna: uno stuntman di spaghetti western, occasione di simpatici giochi metacinematografici. Però il tutto è buttato via in una storia zoppicante e in pratica senza finale.

La Lupa vien di notte…

Se nel successivo 1977 Brandner scriverà di una lupa sensuale che attira maschi umani come compagni di Luna e di letto, qui già abbiamo il binomio “sesso e licantropia” ma in versione traumatica e fobica: segnata a vita dallo stupro, per Daniela il sesso sarà sempre un’esperienza così violentemente traumatica da “trasformarla” in lupa sanguinaria, mentre la Marcia di The Howling usa il sesso come apice della licantropia.

Ripeto, un film zoppicante e quasi sicuramente più interessato alle poppe ballonzolanti della protagonista che ai risvolti psicoanalitici della trama, ma è innegabile che sotto la patina del film di genere batta un buon soggetto, che in altre mani – e con altri produttori – avrebbe potuto anticipare l’ondata mannara che di lì a breve avrebbe invaso la narrativa, e piantarci la bandiera italiana.
Invece, come al solito, abbiamo tante idee che buttiamo via, distratti e disinteressati.

L.

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16 risposte a La lupa mannara (1976)

  1. MisterZoro ha detto:

    Prossimamente…su Zinnefilo XD

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  2. Cassidy ha detto:

    Il potenziale per fare la differenza è la sostanza di chi si becca l’etichetta lapidaria di “Euro trash”, peccato perché il tema delle donne mannare è validissimo, Verga insegna. Comunque Silver come nome d’arte é un colpo di genio ed ora che ci penso, lo ha fatto anche un altro papà di un lupo, Alberto 😉 Cheers

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Lo spunto per un buon thriller psicologico c’è tutto, bisogna dirlo, ma se la priorità sono le scene di nudo e le fantasie di prevaricazione, è proprio buttato via!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ davvero un peccato perché il soggetto è buono, ma è palese che l’unico intento della produzione era fare un film di “sesso e violenza”, stando attenti a non mostrare né l’uno né l’altra. Quindi un film da dimenticare.
      Però il primo della lupa mannara bionda rimane italiano ^_^

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Sotto la patina del film di genere batte un buon soggetto…mentre leggevo la rece pensavo proprio questo ed, anzi, sentivo il rammarico ogni qual volta segnalavi le potenzialità non sfruttate. Peccato, è un po’ una tara (non solo e non solo cinematografica) italica…

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  5. Pingback: La lupa mannara (1976) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  6. Zio Portillo ha detto:

    Intanto permettimi di dirti che il confronto “da Pasolini a Bombolo” è poesia e credo che a Pasolini sarebbe pure piaciuto!

    E poi dispiace che ancora una volta abbiamo l’idea, l’intuizione vincente che avrebbe fatto saltare il banco e la buttiamo nel cesso senza manco badarci. Peccato davvero.

    Ultimo: “La Lupa” di Verga lo lessi a scuola. Lo ricordo come una mattonata allucinante come il 99% dei libri letti a scuola. E’ da anni che mi prometto di recuperarlo, come ho fatto con altri titoli tipo “Il Gattopardo”, ma il tempo è tiranno.

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  7. Giuseppe ha detto:

    Distratti e disinteressati, accompagnando il tutto con un bel “queste cose lasciamole fare agli americani” pure quando siamo precursori… magari non sempre capaci di sfruttare al meglio un’idea, come nel caso de “La lupa mannara” (da un’interessante visione licantropica femminile iniziale si è caduti nel banale sexploitation) ma sempre precursori rimaniamo. E non ce lo ricordiamo (o non ce lo vogliamo ricordare) mai 😦

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La cosa curiosa è che questi film anni Settanta diventano cult all’estero, vengono distribuiti in spettacolari edizioni Blu-ray di altissima qualità… ma rimangono inediti in Italia! Segno del nostro totale disinteresse, per non dire antipatia, per tutto ciò che è italiano: ecco perché poi la lingua italiana ci fa schifo e parliamo itanglese…

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  8. Pingback: Ilsa 4 (1977) La tigre della Siberia | Il Zinefilo

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