Children of the Corn 2 (1992) Sacrificio finale

I produttori cinematografici sono genitori crudeli: ci mettono un attimo a rovinare per sempre i figli del grano…

A quasi dieci anni dal primo film, qualcuno si accorge che i seguiti “numerali” vanno di moda – Terminator 2 (1991), Scanners 2 (1991), Nightmare 6 (1991), Alligator 2 (1991), Delta Force 3 (1991), Alien 3 (1992), Martial Law 2 (1992), Snake Eater 3 (1992), Venerdì 13 parte IX (1993), Pumpkinhead 2 (1993) – e pensa bene di farne uno pure di Children of the Corn, film più noto come bersaglio per le frecciate dei critici: davvero una gran bella idea!
In verità, come sempre le ragioni sono tutt’altre e l’abbiamo visto per Hellraiser 3 (1992).

Nel 1988 la New World Pictures che aveva prodotto Children of the Corn (1984) si divide in altre case ma l’operazione non salva le nuove entità da un inesorabile fallimento, e nel gennaio 1990 tutto viene venduto a Ronald Perelman, ma solo come antipasto: il ricco affarista si compra le varie “New World” come contorno della Marvel Entertainment Group.
Perelman è un uomo d’affari, non se le sporca le mani con i filmacci della New World. Lui si compra la casa, i diritti dei film li butta per strada: che se li raccolga pure il primo stronzo che passa. E passa la Trans Atlantic Entertainment, fondata nel 1988 da Lawrence L. Kuppin ed Harry Evans Sloan, precedentemente dirigenti della New World Pictures: ma guarda a volte quanto il cinema assomiglia ai giochi sporchi di qualsiasi altro settore…
Morale della favola, la Trans Atlantic non ha soldi ma ha i diritti di alcuni filmacci dell’ex New World. «La compagnia sta attualmente pianificando un gran numero di sequel dei film di successo della New World», annunciava entusiasta Philip Nutman da “Fangoria” (n. 110, marzo 1992). Fra i titoli di cui si hanno i diritti, ci sono pure i figli del grano.

Malgrado l’uscita in sala sia stata deludente e King stesso abbia preso a calci il film, Children of the Corn può usufruire di qualcosa che negli anni Ottanta ha cambiato per sempre gli equilibri dell’economia cinematografica: un home video la cui richiesta cresce a livello esponenziale. I vari formati che l’avevano preceduto sono niente in confronto al successo del VHS, tanto che il film incassa 24 milioni solo dal mondo delle videoteche: essendone costato meno di 3, è un signor risultato.
Il produttore Bill Forehlich dunque per uno dei sequel dozzinali targati Trans Atlantic cerca un regista giovane e malleabile, che voli parecchio basso visto che non c’è un soldo di budget, e chiede consiglio all’amico produttore Greg Sims: guarda caso, alla Playboy Mansion (!) anni prima ha incontrato un giovane studente di cinema che vorrebbe sfondare nell’ambiente. Peccato che invece sia poi l’ambiente a sfondarlo…

Segnatevi questo nome, perché scomparirà velocemente

Il regista David F. Price non viene certo dal nulla: è figlio di un dirigente della Columbia Pictures, Frank Price, e capirà molto presto che quello non è il suo ambiente. In questi primi anni Novanta riuscirà a fare qualche film straordinariamente anonimo prima di scomparire nel nulla.
Intanto, contattato, fa i compiti con diligenza e si guarda il film del 1984.

«Non l’ho studiato a fondo, l’ho guardato qualche volta giusto per avere familiarità con i dettagli, nel caso dovessimo farvi riferimento.»

Parlando con Steve Biodrowski di “GoreZone” (primavera 1992), Price racconta di quando ha provato a contattare Stephen King per scoprire le ragioni che lo portavano a disprezzare il film.

«L’ho chiamato perché avevo la sensazione che avesse profondamente odiato il primo film, ho cercato di raggiungerlo per chiedergli: “Cos’è che hai odiato, così non lo ripeto?” Ma non sono riuscito a contattarlo: era troppo impegnato con un altro progetto. Volevo tanto evitare un secondo film stroncato da lui, e credo che stavolta gli piacerà.»

Me l’immagino il regista esordiente che cerca di telefonare a Stephen King per chiedergli cosa evitare nel suo film… Il Re gli avrà risposto come in Bianco, rosso e Verdone (1981) – «Ma va’ a caghèr!» – e Price avrà capito “Sono impegnato con un altro progetto”.

Poi ci vorrebbe una sceneggiatura bella potente, che riesca a sbagliare facendo un tonfo avvertibile ovunque nel mondo. Si alzano i produttori A.L. Katz e Gilbert Adler, che ogni tanto si divertono a scrivere episodi televisivi a tema horror, e propongono una ideona ecologista: abbiamo trattato male Madre Natura e ora si vendica nei campi di grano. Perfetto, stavolta sì che tutti gli spettatori sentiranno il botto che farà il film.

L’attore Ryan Bollman e il regista David Price al “Dylan Dog Horror Fest”
da “Shivers” n. 2 (agosto 1992)

Nel maggio del 1992 la Trans Atlantic porta il film a Milano per farlo partecipare ad uno dei più apprezzati festival internazionali dell’epoca: il “Dylan Dog Horror Fest”. Bei tempi… Non sappiamo se sia piaciuto ai più di cinquemila fan italiani che riempirono il Palatrussardi, ed i giornalisti di settore invitati erano tutti focalizzati sull’attesissima anteprima di lavorazione di Hellraiser 3 e sull’ancor più entusiasmante Army of Darkness, di cui Sam Raimi proiettò 25 minuti esplosivi. I ragazzini del grano e il loro ridicolo bofonchiare di ecologia vendicatrice non rientrò nelle discussioni del periodo: su “Shivers” di quell’agosto Alan Jones fa giusto in tempo a commentare che il film «non è malaccio. Be’, come poteva essere peggiore dell’originale?» Mi permetto di dissentire: ci riesce benissimo.

Occhio che il titolo non è affatto “finale”

Uscito in America solo nel gennaio 1993, in quel maggio 1992 Price ci spiega il perché dell’esistenza di vari sottotitoli. Originariamente doveva essere Deadly Harvest (“Raccolto mortale”) ma all’ultimo secondo i produttori l’hanno cambiato in The Final Sacrifice,

«perché le ricerche mostrano che il pubblico è meglio disposto a vedere un sequel con la parola “finale” nel titolo. Apparentemente lo fa impazzire pensare che potrebbe essere l’ultimo episodio!»

Davvero esistono ricerche del genere? E seguirle funziona? Se lo fanno, evidentemente sì.

Il film curiosamente rimane fuori dalle sale italiane, la prima apparizione nostrana risale al sabato 11 dicembre 1993, quand’è trasmesso in prima serata TV addirittura da Rai3, con il titolo Grano rosso sangue II. Il sacrificio finale.
Sarà la stessa Rai, tramite la 01 Distribution, a ripresentare il film in DVD nell’ottobre 2004… ma stavolta con il vaghissimo titolo L’ultimo sacrificio. Perché questo cambio? Perché la Rai è così: birichina…

Nel giugno del 1993 il regista Price scrive ad Alan Jones della rivista “Shivers” chiedendogli di pubblicare una precisazione: la versione del film che è stata proiettata in Gran Bretagna non è la stessa proiettata negli Stati Uniti. In patria americana

«la Miramax ha aggiunto una sequenza di effetti speciali in computer graphic che mostra l’attore Ryan Bollman che scompare in una buca infuocata e finisce all’inferno, mentre la sua faccia si scioglie. Apparentemente questa scena è stata girata solo per rinforzare un po’ il trailer!»

Probabilmente la Miramax tentava di far sembrare vivo un prodotto nato morto e dargli un po’ di pepe: temo sia stata fatica sprecata. Curiosamente quella citata è l’unica scena del film che possa, da molto lontano, far sembrare la pellicola un horror e non un filmino parrocchiale.

«Bambina, cosa fate a Gatlin, per divertirvi?»
«Scanniamo gli adulti che fanno domande stupide.»

Le forze dell’ordine finalmente si accorgono che tutti gli abitanti adulti di Gatlin sono stati maciullati, ma non è che qualcuno si mette ad indagare: viene presa più come una nota di costume locale. Arrivano i giornalisti e dopo aver intervistato passanti bambini chiaramente fuori di testa se ne vanno: questa parte della sceneggiatura può dirsi conclusa.
Magari invece incentrare la storia su un detective o un giornalista che voglia approfondire lo strano massacro cittadino sarebbe stato un soggetto migliore, ma sono fantasie senza senso: nel mondo della serie Z nessuno cerca soggetti. Sono come i protagonisti bambini: cercano solo il grano…

Tutti in coro cantàno: “Viva il grano!”

Ricordate la Legge dei Neri negli Horror? Sono sempre i primi a morire. Così quando il furgone di un giornalista finisce in un campo di grano, e alla guida c’è un cameraman nero, sappiamo già l’esatta tempistica delle morti…

La Legge dei Neri negli Horror va rispettata

Al contrario del primo film, stavolta Colui Che Vive Nel Grano (i “filari” sono spariti dal doppiaggio) è un’entità molto attiva, piena di fulmini e saette, che ammazza gente a iosa e soprattutto “la guarda”: più volte vediamo la scena dal punto di vista dell’entità, con un effetto “termico” che ricorda quello del Predator.
Intanto arrivano dal nulla i protagonisti: padre e figliastro in cerca di ritrovare un loro rapporto, mentre il giovane vorrebbe invece instaurare un rapporto con una ragazza conosciuta sul posto, mentre vivono in un alberghetto che… Oh, ma che c’entra ’sta roba? Niente, tutto inutile riempitivo fra una scena e l’altra in cui viene inquadrato Ryan Bollman che interpreta Micah (ma non recita mica!), il ragazzo cattivo del paese.

Il ragazzo è pessimo, ma l’attore di più

Tra una faccetta e una smorfia del giovane, pare di capire che sia il trascinatore dei ragazzi di Gatlin, ora trapiantati in un’altra città, e li spinge a fare cose cattivissime e spietate: tipo guidare un’automobilina radiocomandata davanti ad una vecchietta. Ammazza che crudeltà! So’ proprio figli del grano…

Altro che automobilina: i figli del grano radiocomandano le vecchie!

Se già l’abisso del film non fosse profondo e sgradevole abbastanza, c’è pure il professore pellerossa saggio che ha capito tutto e ci regala la frase più stupida della storia dell’umanità:

«Einstein aveva ragione, non ci siamo evoluti in base a uno schema casuale: c’è un potere superiore che controlla ogni cosa.»

Solamente chi non ha capito una mazza dell’evoluzione può pensare una cosa stupida come “uno schema casuale”, quindi mi sentirei di tenere fuori dal discorso il buon Albert, che comunque non si è mai occupato di evoluzionismo. Le nozioni da Corriere della Sega snocciolate dal sedicente professore pellerossa provengono da una attenta selezione di ignoranza paesana mista a stupidità hollywoodiana, e il risultato è la grande tesi del film: la Natura si è rotta di essere trattata male dall’uomo e ha deciso di reagire con la guerriglia. Mica in tutto il mondo, no, solo in un campo di grano della provincia americana.
Possibile che ad Hollywood tutti abbiano in tasca una sceneggiatura… e solo le peggiori finiscano in video?

Attori senza copione vanno un po’ per cacchi loro

Ragazzi entrano e ragazzi escono, attori indefinibili che hanno ruoli invisibili, e sembra che ad ogni inquadratura ci sia un cast diverso. O sono tutti figli di dirigenti cinematografici che fanno una comparsata, o non si spiega il perché si siano chiamati tipo trenta ragazzi ad appaire un secondo in video a testa.
Tra gente che muore a caso ed effetti speciali da mani in faccia – siamo nel 1992, sant’Iddio, pure i filmini delle comunioni hanno effetti migliori! – Children of the Corn II impiega il 100% delle energie nel non lasciare nulla di sé, ed ogni attore si impegna anima e corpo a fare in video solo cose vuote e banali così che lo spettatore non si desti mai dal torpore che lo attanaglia già al secondo fotogramma. Mentre il pubblico dorme il sogno del giusto, ci sono personaggi che entrano nel grano, stanno seduti, un po’ pensano, un po’ scrivono, un po’ fanno faccette… Ammazza come si sta vendicando duro la Natura!

Due totali nullità come eroi buoni della vicenda

Il bello di questo film è che tutti quelli che nei dieci anni precedenti hanno parlato male di Grano rosso sangue, ora si rendono conto che quel film del 1984 era Fellini, al confronto di questo! In questi anni Novanta il mito di Stephen King conoscerà così tanti film sbagliati che i suoi titoli anni Ottanta diventeranno mitici, per non parlare di quelli anni Settanta che saranno leggendari.

Ma il viaggio nel grano continua: c’è ancora da mietere nel suo abisso di inettitudine…

L.


Bibliografia

  • Alan Jones, Dylan Dog bites, da “Shivers” n. 2 (agosto 1992)
  • Corn II: The Director’s Cut, da “Shivers” 7 (giugno 1993)
  • Steve Biodrowski, David Price’s Sequel Rites, da “GoreZone” n. 21 (primavera 1992)
  • Philip Nutman, Hell on Earth, da “Fangoria” n. 110 (marzo 1992)

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16 risposte a Children of the Corn 2 (1992) Sacrificio finale

  1. Cassidy ha detto:

    Andarono ad Hollywood per sfondare e capirono dolorosamente il valore della proprietà transitiva. Mamma mia che zozzerie, non ne conservo alcune memoria, penso che di tutte le saghe horror che hai affrontato, questa è quella che potrebbe portarci tutti più in basso, per citare i Monty Python sei davvero il tristo mietitore, armato di falce per fare giustizia di questa saga 😉 Cheers

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Questo tipo di soggetto avrebbe bisogno del miglior Pupi Avati, probabilmente. E poi non sarebbe male un film meta, tipo Quella casa nel bosco, che spieghi cosa faccia saltare per aria film del genere XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Siamo lontani da velleità metanarrative, qui semplicemente c’è una casa senza soldi che cerca di sfruttare echi di passati film, il cui copyright si ritrova fra le mani per un tozzo di pane. Non c’è il tentativo di fare nulla e nulla viene fatto…

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  3. Giuseppe ha detto:

    Ma che meraviglia, il Grande Antico (almeno nel primo film potevi ancora sperare di interpretarlo in questo modo) dei campi di grano declassato a entità ecologista! E pure su tutto il resto non si può che tacere…
    Einstein, il famoso evoluzionista! Sì, perché per gli sceneggiatori
    evidentemente la E della famosa equazione sta per Evoluzione e non per Energia 😡

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Il sottotitolo sacrificio finale è un disperato suggerimento agli spettatori circa le pene cui vanno incontro durante la visione. Parrebbero mendaci se quel finale alludesse a mancanza di seguiti ma in realtà suggerisce che con tale sacrificio lo spettatore potrebbe considerare gesta di inopinata follia 🤣😂

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  5. redbavon ha detto:

    La vera “vendetta” della Natura sono questi film. Se ne vedi troppi sei declassato ad aminoacido primordiale. Sempre divertito a leggere le tue recensioni di questi abomini.

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  6. Evit ha detto:

    Una di queste rivisitazioni zinefile si presterà ad un titolo che fa leva sulle mode del momento, “i grani antichi”?

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