Caccia selvaggia (1981) Bronson, il vero Rambo

Le leggende vivono di leggenda, ed esattamente quarant’anni prima di Rambo un altro ribelle dovette vivere in pratica le stesse identiche esperienze: si chiamava Albert Johnson, «il trapper più ritratto al cinema», ci spiega Henry C. Parke nella rivista “True West” (dicembre 2015): quattro film in nove anni!

«Nel 1931 gli Inuit affermavano che Johnson si era sposato con le sue trappole. Negli scontri con i montanari, questi si spinsero a spianare con la dinamite la sua cabina. Quando il fumo si diradò, Johnson corse fuori con le pistole in pugno ed iniziò la leggendaria caccia all’uomo nello Yukon.»

La prima volta che ho visto Caccia selvaggia ero un ragazzo e non ricordo niente. Quando l’ho rivisto da adulto, ho strabuzzato gli occhi e ho detto allo schermo: «Ma questo è Rambo!»
Vi chiedo di seguirmi in un viaggio alla scoperta di quando Charles Bronson interpretò Rambo al cinema.

Copritevi, che farà freddo

Misterioso titolo italiano di origine non chiara

Dopo qualche giro di festival, Death Hunt esce nei cinema americani il 24 aprile 1981 e subito il 14 maggio successivo finisce sul tavolo della censura italiana, che solo sei giorni dopo concede il visto alla proiezione con il divieto ai minori di 14 anni, «per le numerose scene di violenza». La cosa non va affatto bene e la distributrice 20th Century Fox obietta, «insistendo che si tratta di un film d’avventura, per ragazzi», ci racconta il sito di ItaliaTaglia, ma arrivati al 16 luglio la commissione non si smuove: troppa violenza, rimane il divieto.
Solamente nel 1991 decadrà il divieto, e come abbiamo visto è un fenomeno in pratica totale: l’avvento delle VHS in vendita a prezzi modici ha in pratica spazzato via ogni restrizione. C’erano da farci troppi soldi, e nessuno voleva perderli solo perché a comprare la cassetta c’era un quattordicenne ansioso di dar fondo alla propria paghetta…

Mentre litiga con la censura, intanto sin dal 21 maggio 1981 il film esce nelle sale italiane con il titolo Caccia selvaggia.

«Piccola felice sorpresa questo Caccia selvaggia, ad onta dell’orribile titolo, della modesta caratura dell’autore e della storia che non ha davvero niente di nuovo.»

Specificando che si tratta di un western crepuscolare con sprazzi di Jack London, alla fin fine il recensore è magnanimo: questo però non impedisce al film di andare malino, visto che non sopravvive all’inverno del 1981 in un periodo in cui i film stavano diversi anni a girare per le sale italiane.
Riappare il 5 ottobre 1988 su Rai3, in prima serata, e ovviamente mia madre fan sfegatata di Bronson è seduta in prima fila. Purtroppo non ho alcun ricordo di quella prima visione.

Intanto dal 1987 la CBS-Fox porta il film in VHS, con ancora il divieto ai minori di 14 anni che scomparirà nella mitica collana economica “Silver & Gold” del 1991. Dimenticato da tutti, Koch Media lo recupera nel marzo 2010: mentre nel mondo gira una versione Blu-ray, a noi tocca accontentarci di un DVD traballante…

Tomas Milian: il primo Rambo al cinema

Un uomo solitario entra in città lasciandosi alle spalle un passato di violenza che ancora lo opprime: ha le migliori intenzioni ma il suo destino è di scatenare una guerra.
Lo accoglie un uomo di legge e lo chiama per nome: Rambo. No… non quel Rambo!
Come ho raccontato, Tomas Milian era rimasto così colpito e affascinato dal romanzo Primo sangue (1972) di David Morrell da volere il nome Rambo per il proprio personaggio protagonista de Il giustiziere sfida la città (1975) di Umberto Lenzi, sognando addirittura di poter interpretare il vero reduce del Vietnam. Doveva mettersi in fila: da anni e per molto altro tempo ancora si sono alternati attori a cui è stato proposto quel ruolo.

Quando Hong Kong provava a conquistare l’America

Intanto nel 1979 il produttore canadese Albert S. Ruddy stringe una collaborazione con la Golden Harvest di Hong Kong: chissà, magari l’eco mondiale di quel pastrocchio di Game of Death (1978) ha attirato l’attenzione dei distratti distributori occidentali. Comunque Ruddy inizia con Raymond Chow una collaborazione che porterà a “capolavori” (sono ovviamente sarcastico) come La corsa più pazza del mondo (1981): ricordate che c’era la giovane stella della Golden Harvest Jackie Chan in un piccolo ruolo?
Prima però del genere “corse pazze“, c’è un altro genere con cui cominciare: il western crepuscolare fuso con l’avventura esotica.
Per esempio ci sarebbe la prima caccia all’uomo in cui è stato usato un aereo, e indovinate un po’ dove si è svolta? Nel Canada dove vive e lavora Ruddy!

A due passi dagli uffici della casa di produzione

Stando a “Variety” del 9 maggio 1979 il progetto del film era già partito con la Guinness Film Group e si prevedeva l’inizio della lavorazione nel novembre successivo, con un cast che era ancora in forse: si parlava di Charles Bronson… e Peter Falk! Ad ottobre entra in scena Raymond Chow da Hong Kong (stando a “The Hollywood Reporter” del 4 ottobre) e come co-protagonista accanto a Bronson c’è… Telly Savalas. A novembre finalmente arriva la notizia che Lee Marvin ha firmato.

Come si diceva all’inizio, la leggenda di Albert Johnson non era certo nuova al cinema, già c’era stato L’avventura del grande Nord (Challenge to Be Free, 1975), ma stavolta le cose si fanno dannatamente in grande. Per esempio il pilota Vern Ohmert disegna una replica perfetta del biplano utilizzato nel 1931 per la caccia all’uomo, giusto per sottolineare la voglia che c’era di fare le cose per bene: voglia che ha portato sul set ben cinquanta splendidi cani siberiani per la caccia finale!

La replica del primo aereo utilizzato in una caccia all’uomo

La carta vincente ovviamente è un’altra: è una doppietta d’attori non certo amata dai critici ma per cui il pubblico avrebbe fatto di tutto. Nessuno dei due si è preoccupato di recitare, limitandosi ad essere ciò che è sempre stato per tutta la carriera: se stesso. Ecco come la citata recensione de “La Stampa” ne parla:

«Pienamente a loro agio due navigati volponi come Bronson e Marvin, carichi di rughe e di mestiere: misantropo di ghiaccio il primo, sentimentale disilluso il secondo, i due invecchiano bene nelle loro botti di legno pregiato.»

Quando il celebre critico cinematografico Roger Ebert incontra a Tucson nel 1983 l’attore Lee Marvin, per un’intervista raccolta poi in A Kiss is Still a Kiss (1984), sarebbe bello avere qualche bell’aneddoto dal set… ma niente. Marvin non ha altro da dire sull’attore con cui spesso a lavorato se non «I like Charlie».

Bronson non ha bisogno di parole: dicono tutto i baffi!

Probabilmente “Charlie” Bronson non sapeva nemmeno che film stava facendo quando è entrato in scena: il suo personaggio non ha molte differenze da altri suoi titoli del periodo. Cioè è un mito che instaura immediatamente uno stretto rapporto con il pubblico, che parteggia per lui a occhi chiusi.
Se poi Bronson entra in scena a salvare un cane che sta morendo in un combattimento illegale, lo compra dal riluttante proprietario e se ne va con in faccia l’espressione “Più conosco gli umani, più amo i cani”, è chiaro che ha vinto tutto già al primo fotogramma. E John Wick prende appunti: inizio di film con cane maltrattato: si vince sicuro!

E John Wick… muto!

L’altra vecchia volpe del film è Lee Marvin, l’uomo che non rideva mai. «Se provasse a sorridere le si spaccherebbe la faccia» lo rimprovera Alvin (Andrew Stevens), la giovane giubba rossa ardimentosa che gli farà da contraltare nella vicenda. Poliziotto vecchio, pieno d’esperienza e cinico, e poliziotto giovane, idealista e pericoloso come un’arma carica: un classicone che funziona sempre.
I volti di cuoio stagionato ce li abbiamo, i paesaggi mozzafiato ci sono, i migliori volti noti a fare da sfondo – da Carl Weathers ad Ed Lauter, con assolutamente inutile comparsata di Angie Dickinson per qualche secondo – ci sono tutti. Quello che manca… è una storia che arricchisca la leggenda…

Due autori che hanno letto i romanzi giusti

Gli sceneggiatori Michael Grais e Mark Victor non sono certo due esordienti. Raggiunti dal giornalista William Rabkin di “Fangoria” (giugno 1986), raccontano:

«Scriviamo da undici anni, e finalmente tutto quel lavoro è stato coronato dal successo. Abbiamo iniziato con produzioni televisive e alla fine siamo riusciti a fare il nostro primo film, Caccia selvaggia con Charles Bronson e Lee Marvin.»

Grais e Victor sono amici di un certo Tobe Hooper, e appena questo film esce ricevono una chiamata da un certo Steven Spielberg: c’è in ballo un certo progetto, un certo film dal titolo Poltergeist, interessa? Il resto è un’altra storia.
Grais e Victor sapevano che dal 1972 il romanzo di Morrell girava per tutte le case cinematografiche nel tentativo di diventare un film? I migliori registi in circolazione erano stati contattati, i migliori attori del momento erano stati presi in considerazione e finalmente con l’inizio degli anni Ottanta la situazione si stava sbloccando… possibile che i due ne fossero ignari? Io credo di no: la mia personalissima opinione è che conoscessero molto bene Rambo, e addirittura… che Rambo conoscesse loro…

Bronson è pronto a scatenare una guerra che non ve la sognate neppure

Secondo il “Los Angeles Times” del 22 ottobre 1982 Sylvester Stallone ha scritto sette versioni diverse del copione di Rambo dal luglio al novembre 1981, quando cioè questo film con Bronson e Marvin girava ormai da mesi. Il 16 novembre iniziano le riprese: nel Kentucky, come nel romanzo originale? No… in Canada…
Una terra fredda, ostile, abitata da uomini freddi e ostili: la differenza tra criminali e uomini di legge non è molto netta. È la frontiera, funziona così. Chiudi un occhio, se non vuoi che te ne chiudano due. Per sempre.
Appena la giubba rossa giovane ed idealista arriva in città – quel mucchio di capanne puzzolenti e lerce per cui “città” è un parolone – il vecchio uomo di legge Millen (Lee Marvin) gli spiega subito quale sia l’unica legge in vigore nella zona: la legge di Millen.
Ve lo devo ricordare il primo dialogo tra Rambo e lo sceriffo Teasle?

Rambo: C’è qualche legge che mi proibisce di mangiare qui?
Teasle: Sì, la mia.

Nel freddo Canada ci sono tante leggi quanti sono i coriacei uomini di legge autoritari.

L’unica legge che qui conta è la mia…

No, la mia!

Ho detto la MIA!

Chi è il protagonista della vicenda? Chi è Albert Johnson? È così famoso da non aver bisogno di presentazione? Fatto sta che agli sceneggiatori non importa nulla di spiegarcelo: entra in scena, e due secondi dopo ha già dato via alla vicenda. Comprando per duecento dollari un cane che stava venendo massacrato in un combattimento, si attira le ire del padrone Hazel che voleva molti più soldi, ed avendo la gran faccia da infame di Ed Lauter questi va da Millen a lamentarsi, dando vita alla più grande caccia all’uomo del Nord America. Possibile sia andata davvero così? Che importa? È leggenda.
Ma mentre aspetta di essere leggenda, Johnson si prepara per la guerra…

Così mi sento molto Giustiziere della notte…

… e così Giustiziere della notte 2!

Millen non è uno sprovveduto, sa benissimo che razza di gentiluomini vivano nella zona, è perfettamente conscio che Hazel è un delinquente e sa sulla fiducia che sicuramente aveva ragione l’uomo misterioso che gli ha comprato il cane, ma è la legge e deve intervenire.
Va a bussare con gentilezza alla porta di Johnson cercando una soluzione pacifica, ma ormai non è più possibile: uno dei dementi del posto ha sparato al cane e Johnson non ha potuto fare altro che restituire il piombo. Cose che succedono, alla frontiera, ma Millen non può lasciar correre, malgrado vorrebbe, quindi non può accettare l’esortazione di Johnson:

«Lasciami stare» (Leave me be)

No, Millen no può lasciare stare. Esattamente come Teasle non può accettare la stessa esortazione di Rambo, l’anno successivo:

«Lasciami stare» (Let it go)

Entrambi gli uomini di legge sanno che sta per scoppiare «una guerra come non te la sogni neppure», ma non possono fare altro che andare avanti.

Lasciami stare, se no divento Rambo

Lasciami stare, se no divento Bronson!

Cosa succede nel film di Stallone dopo l’esortazione di Rambo? Arriva un elicottero che porta il colonnello Trautman, il quale entra nella tenda che fa da quartier generale e spiega agli inseguitori chi sia realmente la loro preda. Indovinate cosa succedeva un anno prima in Caccia selvaggia? Dopo l’esortazione di Johnson un biplano porta il capitano Tackett (Scott Hylands) dell’Aviazione militare, che entra nella tenda che fa da quartier generale e spiega a Millen e i suoi uomini a chi veramente stanno dando la caccia:

«Era uno degli uomini meglio addestrati d’America, Servizio segreto durante la guerra, specializzato in tecniche di sicurezza.»

Occhio però, che qui il capitano non è un personaggio positivo, vuole anche lui mettere le mani sul fuggitivo e “risolvere i problema”, tanto che sarà lui stesso ad utilizzare – per la prima volta, a quanto pare – un aereo per una caccia all’uomo. Quindi tutto questo semmai arriva dal romanzo di Morrell, mentre Stallone nel riscrivere il personaggio di Trautman ne farà una figura positiva e addirittura paterna per il fuggiasco. Però mi sembra chiaro che stiamo parlando sempre della stessa storia, anche se da punti di vista diversi.

Non sono qui per salvare Johnson, ma per anticipare Trautman

Non sono qui per salvare Rambo, ma per rifare il film con Bronson

Eh, lo so, non mi credete. Andiamo, una storia vera del 1931 diventata leggenda: che c’entra con un romanzo del 1972? Figuriamoci poi se Stallone si è messo ad utilizzare un film ancora proiettato al cinema per la sua sceneggiatura di Rambo. Si tratta di semplici convergenze evolutive: una caccia all’uomo è una caccia all’uomo, con il fuggiasco che fugge e gli inseguitori che lo inseguono, alla fin fine sono tutte storie uguali. Tutte ambientate nei boschi pieni di trappole, con inseguimenti di cani e quando si arriva all’apice della tensione, quando ormai il protagonista è braccato e non può più fuggire… si butta dal burrone

A Rambooooooooooo…..

Si sa, tutti i film di caccia all’uomo hanno il protagonista che si butta da un burrone mentre un velivolo gli spara, atterrando grazie agli alberi sottostanti…

A Bronsoooooooooooon…..

Seguendo fedelmente il romanzo di Morrell, Caccia selvaggia ci presenta due protagonisti schierati da lati diversi ma fondamentalmente con lo stesso cuore. Così come Rambo e Teasle nel romanzo sono sia buoni che cattivi, hanno sia ragione che torto, lo stesso Johnson e Millen sono fatti della stessa pasta: si capiscono, e addirittura si stimano. Ognuno di loro, nei panni dell’altro, farebbe la stessa identica cosa. Nella fogna della Frontiera, in quella cloaca che è stato il grande West, pieno di sciacalli su due zampe e di pallottole nella schiena, ci sono anche uomini con il cuore al posto giusto.

Coraggio… NON farti ammazzare!

Cosa dice la leggenda? Che la giubba rossa Edgar Millen ha ucciso il pericoloso trapper Albert Johnson. Ecco… lasciate che lo dica, ma non credete alle leggende. Perché nella Frontiera niente è come sembra, e quando due veri uomini si incontrano, circondati da canaglia, si riconoscono. E si rispettano.

E De Niro ne Il cacciatore (1978)… muto!

Ovviamente questo film ripercorre quasi a testa bassa lo stile fisso dei film con Charles Bronson. Sovrapponete la storia su Chato (1972) e non cambierà una virgola: Bronson è un solitario che arriva in paese, fa qualcosa che fa incazzare i cattivi, scatta la caccia all’uomo ma Bronson conosce il terreno e prepara trappole per i suoi inseguitori. Ah, e nel ’72 Bronson già portava in testa la fascia alla Rambo…

E Rambo… muto!

I personaggi di Bronson non sono mai stati ciarlieri, anche se in Caccia selvaggia credo si batta ogni record di mutismo: forse dice una parola e mezza, ma anche meno. Quindi si deve sempre tenere conto che stiamo parlando di un film che mette i piedi in parecchie scarpe: tiene conto del genere “western crepuscolare”, del genere “avventura esotica nel freddo nord”, del genere “caccia all’uomo”, del genere “Bronson muto e solitario che sfugge ai cattivi”, e via dicendo.

Lo stesso va ricordato che David Morrell – anche se non ne ha mai fatto parola nelle sue tante ricostruzioni della nascita del suo Rambo – non stava inventando niente. La narrativa d’azione con protagonista un reduce del Vietnam che porta la guerra in patria era appena esplosa potente nel 1969 con Mack Bolan, il padre di tutti gli eroe d’azione moderni, e non è escluso che gli echi delle leggende delle storiche cacce all’uomo come quella di Albert Johnson siano giunte alle orecchie dello scrittore. In fondo sia il romanzo Primo sangue che il film Caccia selvaggia affrontano un tema che affonda le radici nel western più western: lo storico e mai risolto problema del contrasto fra nomadi e stanziali.
Quando uno straniero arriva in città non è mai ben visto, nella narrativa di genere: è un nomade che arriva a casa di stanziali e questo nella storia umana ha sempre portato guai. Lo sceriffo Teasle prima e la giubba rossa Millen poi non fanno altro che incarnare l’uomo a cui l’autorità ha dato mandato di conservare lo status quo di un gruppo di stanziali, mentre Rambo e Johnson rappresentano gli odiati nomadi, che vanno combattuti quasi a prescindere.

Malgrado dunque si tratti di due opere che si rifanno ad una lunga e ricca tradizione culturale e narrativa, secondo me gli sceneggiatori di Caccia selvaggia il romanzo di Morrell l’hanno letto. E secondo me Stallone questo film l’ha visto, e se ne è ricordato al momento di completare la sceneggiatura di Rambo.

Ehi, Carl Weathers, rimarrai lì fino al 1987, quando arriverà Schwarzenegger?

Chiudo raccontando una di quelle storie che non si citano mai parlando di cinema, ma che secondo me sono perfette per capire cosa succeda dietro le schermo, e capire così meglio quello che avviene davanti.
Prima dell’arrivo di Peter Hunt il regista di Caccia selvaggia era Robert Aldrich, colonna portante in ogni genere cinematografico che aveva appena finito di girare Scusi, dov’è il West? (1979) con i giovani talenti Gene Wilder ed Harrison Ford. Aldrich inizia il progetto Caccia selvaggia ma ad un certo punto si è dovuto allontanare per “divergenze creative”, formula standard che vuol dire tutto e niente. Per fortuna stavolta le riviste di cinema dell’epoca sono riuscite a ricostruire gli eventi.

Aldrich si è rivolto alla famigerata e terribile WGA (il sindacato degli autori), che è sempre una pessima idea: se la morte non l’avesse portato via nel 1983, state sicuri che Aldrich non avrebbe più lavorato nel cinema di serie A.
Il regista ha sollevato contro i produttori di Caccia selvaggia ben 21 accuse, ma ne conosciamo solo una: l’unica accettata dalla WGA. Esce fuori infatti che al momento di ingaggiarlo, i produttori non hanno comunicato al regista l’ammontare del budget a disposizione del film. Certo, Aldrich magari una telefonata poteva farla, «Scusate, quanto posso spendere?», invece no: si è convinto di avere 18 milioni di budget e ha cominciato a comportarsi di conseguenza. Visto che il budget era solo di 10, i produttori l’hanno cacciato a pedate.
Il sindacato dunque condanna i produttori a pagare 25 mila dollari di indennizzo ad Aldrich in persona e altri 20 mila di penalità alla DGA (il sindacato dei registi) per la mancata comunicazione del budget. Con 45 mila dollari da pagare, i produttori dichiarano tutti contenti alle riviste di aver vinto: com’è possibile? L’idea geniale per non fare brutta figura è stata quella di affermare che il processo in corso verteva sul fatto che Aldrich volesse il controllo del film, e invece il controllo ora rimane ai produttori. Va be’, è un modo come l’altro di salvare la faccia.

Quindi storia finita? Neanche per sogno. Come dicevo, rivolgersi alla WGA è sempre un madornale errore. I produttori del film pagano i 45 mila dollari di multa ma rilanciano con una causa ad Aldrich per un milione di dollari, oltre a pretendere indietro i 175 mila di anticipo che gli hanno dato per il film che non ha completato. Lo accusano di aver fatto tutto per conto suo senza informarli, di aver ostacolato l’ingaggio dell’attore Telly Savalas e di aver infilato Angie Dickinson e Ron Howard nel cast senza l’approvazione di nessuno. (Di Ron Howard non c’è traccia, ma ora mi spiego l’inutile e immotivata partecipazione di Angie per una manciata di secondi.)
La morte del regista mette fine al contenzioso.

Anche di questo è fatto il cinema, e non bisogna mai dimenticarlo. Le storie e i sogni sono belli, ma il cinema si fa anche a colpi di sindacati, cause milionarie e vendette personali.

L.

P.S.
Per sapere tutto sui trapper e sui montanari che hanno creato le leggende del West, ho recentemente intervistato Michele Tetro, autore di un saggio sull’argomento.


Bibliografia

  • Roger Ebert, A Kiss is Still a Kiss. Roger Ebert at the Movies (1984)
  • Henry C. Parke, The Highest Peak. Best of the mountain man movies, da “True West” (dicembre 2015)
  • Michael R. Pitts, Charles Bronson. The 95 Films and the 156 Television Appearances (McFarland 1999)
  • William Rabkin, Poltergeist II: Haunt, Sweet Haunt, da “Fangoria” n. 54 (giugno 1986)
  • “La Stampa”, Ottima caccia, 22 maggio 1981

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25 risposte a Caccia selvaggia (1981) Bronson, il vero Rambo

  1. Cassidy ha detto:

    Questa rubrica su Rambo si gioca la prima chicca! Con Bob Aldrich avremmo avuto un pezzo di quella sporca dozzina, ma come tu m’insegni ad Hollywood se chiami gli avvocati è finita («Non è finito niente, niente!»). Dall’ultima volta che ho visto “Caccia selvaggia” è passato una vita, nel senso che da bambino Bronson e Lee Marvin, erano motivo per vedere ogni film, figuriamoci insieme, vigliacca che abbia mai pensato a “Rambo” una sola volta, eppure i punti di contatto li hai sottolineati alla grande nel post, gran modo per iniziare la settimana 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E pensare che volevo iniziare “piano”, ricordavo giusto qualche atmosfera alla Rambo: invece ho riscoperto un film molto più legato al ciclo di quanto ricordassi!
      Al cinema è come a scuola: appena chiami la maestra, è finita! 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, quanto è vero! Quando poi ci si mette pure l’alunno diligente che ha appassionatamente studiato l’argomento sono sempre chicche e aneddoti a non finire, come in questo caso 👍👏👏👏
        Nemmeno io mi sono mai accorto dei continui e palesi parallelismi “rambeschi” presenti in Caccia Selvaggia, a dirla tutta, e se la primissima volta che ho visto in azione la grande e granitica coppia Bronson/Marvin potevo ancora giustificarmi con il fatto di non aver ancora visto Sly né aver letto Morrell, questo non era più valido alla visione successiva: ero solo distratto e superficiale, ahimè 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ anche una forma mentis che difficilmente si riesce a togliersi, quella di non considerare mai i film al di fuori del loro genere. “Caccia selvaggia” come altri simili del periodo è un western crepuscolare del freddo nord, e pare che solo con gli altri film del genere possa essere confrontato, non con un action drammatico. 😉
        Dove ho trovato recensito il film si parla di titoli come “Il grande silenzio” o “Sfida a White Buffalo”, o si paragona agli altri film sullo stesso trapper: non è facile pensare ad un film come ad un film, al di là del genere…

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      • Giuseppe ha detto:

        Anche questo è vero…

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Debbo ammettere in tale sede il mio pregiudizio atavico, illogico, immorale (😂) per Bronson. Da sempre. E senza vederne film: pensa che del Giustiziere ho visto solo il remake. Sono grave, vero padre Lucius? Ma ora che ho confessato il
    mio bizzarro peccato prometto che cercherò di redimermi 😉💪

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Posso capire, non parliamo certo di un attorone, ma alcuni film sono talmente storici che ti consiglio di cuore di recuperarli. Stai pure lontano dalla roba Cannon, che è solo vecchiume ridipinto, ma i suoi film anni Settanta hanno ancora belle carte da giocare.
      Magari potresti scegliere qualcosa di più “letterario”, come “Candidato all’obitorio” e “L’uomo dalle due ombre”, tratti da romanzi: nell’ultimo caso c’è addirittura Richard Matheson alla scrittura!
      Poi va be’, “I magnifici sette” e “La sporca dozzina” come se piovesse, mentre “Il giustiziere della notte” merita solo il primo: se non ti prende, è inutile che ti guardi gli altri. (Anche se il terzo è così esageratamente cazzuto che meriterebbe a sé stante!)

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Grazie per la risposta, convincente ed esaustiva! E grazie per la comprensione 😉
        Fidandomi ciecamente di te e dei tuoi consigli, da essi ripartirò per dimenticare questo pregiudizio brutto brutto brutto! 😉😁😄

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ah, dimenticavo “Io non credo a nessuno”, western d’alta montagna con un cast stellare.
        Purtroppo la fama degli ultimi anni di Bronson ha un po’ coperto i decenni precedenti, in cui non era certo un attore da Oscar ma sfornava titoli di genere assolutamente godibili e dignitosi. Poi purtroppo s’è fatto una plastica che l’ha fatto sembrare l’omino Michelin e il suo visto gonfio unito a pessimi film ha fatto sì che si incrinasse parecchio la sua fama.
        Ah, e ovviamente “L’eroe della strada” di Walter Hill, dove Bronson anticipa il Lionheart di Van Damme ^_^

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Grazie ancora! Eppur tuttavia non esageriamo con i western, altro mio ancestrale pregiudizio. Oggi sono pieno di pregiudizi! Sono figlio dei tempi in cui viviamo! 🙂 🙂 🙂

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  3. Celia ha detto:

    Complimenti alla mamma.
    (Comunque, quel cane martoriato a me pare… beh, un cavallino. Vado a farmi un caffè va’).

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Mhmmm… Il titolo mi suona familiare, le fazze da cinema di Bronson e Marvin pure, la storia del cane mi fa trillare qualche campanello ma il resto è vuoto totale. A naso scommetterei di averlo visto ma se mi chiedessi conferma no, non ci punterei un singolo euro sopra!

    Ora non mi resta che recuperarlo perché le molte chicche che hai scovato mi hanno messo una voglia di vederlo che levati!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sei in buona compagnia, una pessima produzione e una distribuzione disattente hanno reso il film in pratica noto solo ai cultori di Bronson o del western crepuscolare dei trapper. Ecco perché finora i tratti palesemente in comune con Rambo non sono venuti alla luce: neanche il film è venuto alla luce! 😀
      Però almeno una visione te la consiglio 😉

      "Mi piace"

  7. Il Moro ha detto:

    Che chicca hai tirato fuoi! il ciclo su Rambo comincia alla grande!
    Quanta gente abbiamo visto saltare dai burroni… Zagor e Tex lo fanno almeno una volta all’anno da settant’anni… 😀

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahhah due vecchietti arzilli 😛
      Se non ricordo male la primissima avventura di Tex del ’48 (o giù di lì) lo vede cascare da un burrone dopo che gli hanno sparato alla testa. Ovviamente è preso di striscio e si salva perché sotto c’è il fiume. All’insegna del “comincio piano”!
      Sarebbe da vedere se i salti da burrone dal 1981 sono più simili a quelli di Bronson/Rambo…

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