La Storia di Alien 1. Figli di una Stella Nera


1.
Figli di una Stella Nera

Primi anni Settanta. Jack H. Harris, della casa di produzione cinematografica omonima, si ritrova davanti due ragazzi con una proposta d’affari. Uno dei due è magrissimo, con i capelli lunghi fino alle spalle e un volto che avrebbe proprio bisogno di un paio di baffoni. L’altro è più corpulento e con una folta barba incolta a coprirgli il viso. Nessuno dei due ha l’aspetto di chi sfonderà nel cinema. Il magro senza baffi si presenta come John Carpenter, il barbuto come Dan O’Bannon. Per uno scherzo della lingua inglese, Dan O’Bannon è figlio di un carpentiere: in pratica John Carpenter si è scelto per collega un suo “figlio”…

John Carpenter e Dan O’Bannon sul set di Dark Star, da “Cinefantastique” (inverno 1974)

Nato a St. Louis (Missouri) nel 1946, O’Bannon ha studiato belle arti (pittura e illustrazione) alla Washington University, dove ha fatto anche esperienza teatrale: ha creato una parodia di un’ora dei film di mostri, dal titolo The Attack of the 50 foot Chicken. Si iscrive alla Southern California dopo averne letto in un articolo su “Playboy”, a testimonianza che su quella rivista esistono anche utili testi, fra una donnina svestita e l’altra.

I due hanno entrambi studiato cinema alla University of Southern California, poi O’Bannon è andato a recitare a San Jose in un film, Foster’s Release, di cui non si hanno notizie, e Carpenter è andato nella sua città natale di Bowling Green (Kentucky) a girare anche lui un film, Lady Madonna, che l’ha lasciato insoddisfatto. Un giorno del luglio 1970 i due ex compagni di università si sono rincontrati e hanno deciso di fare qualcosa insieme. Perché non un bel film di fantascienza?

Il produttore Harris legge il titolo del risultato finale, Dark Star: A Science Fiction Adventure, e chiede di cosa parli. È la storia di un’astronave che durante il suo viaggio passa per un pianeta da cui raccoglie una creatura aliena, che metterà poi a rischio di vita l’intero equipaggio…

No, sono ingiusto, non è questa la trama del film… ma è anche questa, come si renderà conto anni dopo Carpenter, tanto che alla rivista “Cinefantastique” nell’estate del 1980 si lascerà scappare di essere rimasto stupito nello scoprire quanto O’Bannon avesse cannibalizzato Dark Star per Alien:

«Dopo aver letto il vostro articolo sulla sceneggiatura di Alien, devo ammettere che Dan O’Bannon ha preso molto da Dark Star: è stato scioccante.»

In realtà non è mai stato un mistero, visto che l’anno prima alla rivista “Future Life” (luglio 1979) O’Bannon racconta:

«L’idea per il film [Alien] risale al 1972, quando ne scrissi la prima metà: all’epoca non aveva neanche un titolo. Stavo lavorando a Dark Star e mi venne l’idea di fare un film similare ma senza l’umorismo: un film davvero pauroso.»

Dan O’Bannon, sceneggiatore birichino

Torniamo al luglio del 1970. Seduti ad una House of Pancakes, Carpenter racconta all’amico l’idea che ha in mente, o almeno sappiamo quanto O’Bannon ha ricostruito di quel giorno, intervistato nel 1973:

«Disse che ci sono quattro uomini nello spazio, in un’astronave, il cui lavoro è lanciare bombe sui soli che stanno per diventare supernovae. Durante uno di questi lavori una bomba rimane incastrata nella nave e così il capitano esce fuori per cercare di sganciarla. Uno degli altri uomini dà di matto ed esce con un fucile e minaccia di farla saltare: spara, la bomba esplode e i due uomini sono lanciati nello spazio. Uno di loro diventa una stella cadente quando entra nell’atmosfera terrestre, bruciando.»

Malgrado nessuno in seguito l’abbia notato – o abbia dato prova di averlo notato – nel 1973 O’Bannon specifica subito che il finale era palesemente copiato dal racconto Caleidoscopio (Kaleidoscope, da “Thrilling Wonder Stories”, ottobre 1949) di Ray Bradbury: quando lo faccio notare io, sembro il solito spettatore fissato che vede scopiazzamenti ovunque, ma visto che lo dice uno dei due autori la cosa è ufficiale.

Dark Star, da “Cinefantastique” (inverno 1973)

Sulla bozza di trama i due cominciano a lavorare. O’Bannon suggerisce di rendere parlante la bomba, regalando quindi al film la sua parte migliore: il dialogo filosofico tra il capitano e la bomba senziente. L’altra sua aggiunta è quella del capitano morto “surgelato”, che piace molto a Carpenter e la fonde con un suo copione che aveva nel cassetto, dal titolo The Electric Dutchman. L’ultima aggiunta di O’Bannon è quella di cambiare il nome dell’astronave, da The Centaur a Dark Star, che suonava meglio come titolo del film. «È una commedia dell’assurdo in salsa fantascientifica, una sorta di Aspettando Godot nello spazio, ma con anche dell’azione», racconterà in seguito O’Bannon al giornalista Dale Winogura.

Stabilita la trama, il passo successivo è quello di ideare una bella astronave, qualcosa di intrigante che piaccia agli spettatori e stia bene in locandina. O’Bannon ha un’idea: nel 1969 ha conosciuto un disegnatore bravino che potrebbe aiutarli. Si chiama Ron Cobb, e dieci anni prima si era fatto notare per le sue copertine della rivista di cinema horror “Famous Monster of Filmland”, il cui direttore Forrest J. Ackerman è un titanico collezionista di memorabilia cinematografici e ancora negli anni Ottanta mostrerà foto della sua collezione in cui campeggiano i disegni originali di Cobb. «Dan O’Bannon. Lo incontrai la prima volta nel periodo in cui facevo il vignettista. Mi telefonò una volta dicendo che voleva incontrarmi per via di quei disegni: seppi che voleva entrare nel cinema»: così l’artista ricorda il primissimo contatto con O’Bannon, come racconta nel dicembre 1979 alla rivista “Starburst”.

«Molti mesi dopo mi telefonò di nuovo. Era diventato uno studente di cinema all’USC e stava lavorando a Dark Star. Mi mostrò il girato ma non era stato fatto ancora alcun effetto speciale, e lui era bloccato con l’ideazione della nave. Si chiedevano se io avessi qualche idea ed io scarabocchiai un disegno su un tovagliolo. Dan ne fu entusiasta e mi chiese di farne uno schema a tre angolature che potesse servire da modello.»

È appena nata l’astronave del film.

Lo splendido lavoro di Ron Cobb

Il gruppo di amici si mette sotto e gira il film, con O’Bannon che fa di tutto, come racconterà nel 1980 alla rivista “Starburst”:

«Ho costruito personalmente quella sala dei controlli, ne ho fatto l’intelaiatura in legno e poi ho cercato i materiali per rivestirla. Per essere pronti a girare ho lavorato venti ore al giorno per due settimane. Dovevamo girare ad una certa ora per la disponibilità dell’equipaggiamento, e John Carpenter aveva tutti questi amici da far recitare. Ecco perché mi aveva contattato.»

Finito il cortometraggio, costato cinquemila dollari, lo fanno vedere agli amici del corso, e uno di loro – Jonathan Kalpan – dice che potrebbe benissimo riuscire a trovare altri cinquemila dollari per trasformarlo in un film “vero”. A Carpenter e O’Bannon l’idea piace e sono abbastanza ardimentosi da tentare questo nuovo viaggio. Però c’è bisogno di allungare la trama, così Dan ne approfitta per allungare il minutaggio dell’alieno a bordo, tanto per esercitarsi in scene che avranno un’eco in Alien.

Il primo Alien di O’Bannon

Alla fine, quando viene distribuito il prodotto finito? Non è chiaro: nell’intervista del maggio 1973 a “Cinefantastique” O’Bannon dice che Dark Star era quasi completato quando è uscito al cinema il film 2002: la seconda odissea (Silent Running), che risale al marzo del 1972: come mai dopo più di un anno non risulta ancora terminato?

Il 5 giugno 1973 infatti viene invitato il citato giornalista Dale Winogura di “Cinefantastique” a visionare una copia in lavorazione di Dark Star della durata di quaranta minuti, in fase di ampliamento, e scriverà nel numero della rivista dell’inverno di quell’anno che il film ha molto potenziale, essendo una «combinazione di fantascienza, avventura, azione, commedia e satira, con degli effetti speciali sorprendenti.» L’aspetto più sorprendente, nell’opinione di Winogura, è che questi ragazzi stanno creando un prodotto in tutto identico ai grandi film delle major ma con molti meno soldi.

Intervistando Carpenter, esce fuori che nelle intenzioni era prevista una stanza piena di esseri alieni delle razze più disparate, a testimoniare i “campioni” raccolti in giro per lo spazio, «ma il costo per l’idea era proibitivo».

«Così riducemmo tutto ad un unico alieno, il pallone da spiaggia con le zampe. Volevamo qualcosa che fosse divertente e una creatura palesemente non spaventosa.»

Anche il produttore Harris vede il filmato di lavorazione e gli piace l’idea del film: fa una proposta di investimento e Carpenter e O’Bannon accettano subito. Così Dark Star arriva nelle sale: è la pellicola da 35mm di un film costato 60 mila dollari e tratto da un filmato studentesco in 16mm costato 6 mila dollari. Non è il primo lavoro dei due cineasti, ma di sicuro è la prima opera distribuita su larga scala e quindi è a tutti gli effetti un’opera prima, che apre la porta a due carriere molto diverse. I due nelle interviste affermano che vorrebbero continuare a lavorare insieme, ma non accadrà mai.

Dan O’Bannon sogna un altro film con John Carpenter

Dan O’Bannon ancora non lo sa, Carpenter probabilmente non lo saprà mai, ma in quei giorni in cui Dark Star viene proiettato su grande schermo c’è un pazzo in sala. Fra gli spettatori infatti è presente un pericoloso genio, un folle visionario come raramente il cinema ha conosciuto. In sala c’è El Topo, c’è il regista cileno che ha appena stupefatto il mondo con il suo film La montagna sacra (1973). In sala c’è Alejandro Jodorowsky, e tutto sta per esplodere.

(Continua)

P.S.
Assolutamente consigliate le recensioni di Dark Star curate da La Bara Volante e VengonoFuoriDalleFottutePareti.


Fonti:

  • Phil Edwards, Ron Cobb on… Alien, da “Starburst” numero 16 (dicembre 1979)
  • Phil Edwards e Derek Treharne, Alien interview, part II: Dan O’Bannon, da “Starburst” numero 17 (gennaio 1980)
  • Ed Naha, “Alien” Arrives, da “Future Life” numero 11 (luglio 1979)
  • Dale Winogura, Dark Star, da “Cinefantastique”, volume 2, numero 3 (inverno 1973)
  • Dale Winogura, Dark Star, da “Cinefantastique”, volume 3, numero 4 (inverno 1974)
  • Dale Winogura, Dark Star, da “Space Wars”, volume 2, numero 3 (giugno 1978)
  • Jordan R. Fox, Carpenter: Riding High on Horror, da “Cinefantastique”, volume 10, numero 1 (estate 1980)

L.

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12 risposte a La Storia di Alien 1. Figli di una Stella Nera

  1. Conte Gracula ha detto:

    Se c’è Jodorowsky in giro, bisogna prepararsi al trip!

    Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    Sai cosa significa per me Giovanni Carpentiere, e anche se conosco molte delle vicende legate ai suoi film a memoria, non mi stancherò mai di leggerle e rileggerle, anche perché hai trovato angoli nuovi da cui osservare la storia, tipo Carpenter e O’Bannon che fanno la riunione creativa davanti ad una montagna di Pancakes, mi sembra di vederli mentre si abboffano e pensano al loro film 😉 “Dark Star” sono state le prove generali, già mi frego le zampette per l’arrivo di quel geniale pazzoide di Jodorowsky a capo di un armata di guerrieri che a confronto Brancaleone era un dilettante, questa rubrica migliora il venerdì! 😀 Cheers

    Piace a 3 people

  3. MisterZoro ha detto:

    E’ possibile, anche molto probabile, che “The Attack of the 50 foot Chicken” di O’Bannon possa aver avuto anche meno successo di “Chicken Park” di Jerry Calà…
    Povero Dan, che mondo ingiusto è questo ^^

    Più leggo di O’Bannon più mi rendo conto essere stato (oltre probabilmente ad uno degli individui più insopportabili e saccenti del pianeta) un “trafficone” pazzesco, uno di quelli che se c’era da fare qualcosa ci si metteva di buzzo buono, qualunque cosa fosse, e la faceva per il bene del progetto.
    Vero autentico cinema operaio. Un plauso a lui per questa sua apprezzabile qualità.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, può dare questa impressione… ma scoprirai che così non è! Così era Carpenter ed è diventato un maestro del cinema, così era Cameron ed è stato un mestro del cinema: Dan magari avrebbe voluto esserlo ma lo è stato solo in Dark Star.
      Come vedremo più avanti, Dan era violentemente ancorato a gusti e tematiche del passato, in un momento in cui invece tutti guardavano avanti: mentte Carpenter scriveva il cinema con le sue mani, inventando cose nuove, Dan si limitava a proporre vecchiume, in guerra totale con il cinema che stava nascendo, e che lui non aveva assolutamente capito. Ma si vedrà meglio più avanti 😉

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Molto, molto interessante come al solito!
    L’immagine del primo alieno di O’Bannon mi rimbalza nella testa con affetto e simpatia…poi subentrerà l’orrore dell’Alieno per eccellenza! 🙂

    Piace a 1 persona

  5. Celia ha detto:

    Un pallone da spiaggia con le zampe E la varicella.

    Piace a 1 persona

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