La storia di Rambo (1971-1987)

Il premiato romanziere David Morrell ha avuto due figli, nati insieme e morti insieme: questa è la storia, secondo lo scrittore, del suo figlio letterario: l’unico dei due che poi è rinato.


Indice:


Introduzione

Mentre stava seduto in attesa che i tecnici preparassero le cineprese e i microfoni per le dirette televisive, il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan era famoso per raccontare barzellette e freddure, che solo chi stava nella Stanza Ovale poteva sentire.
Il 30 giugno 1985 in Libano vengono liberati gli ultimi 39 ostaggi del dirottamento del volo TWA 847 e Reagan si appresta a parlare alla Nazione per informarla: mentre i tecnici sistemano il microfono, tiene fede alla sua abitudine e dice la sua battuta.

«Dopo aver visto Rambo, la notte scorsa, so cosa fare la prossima volta che succede.»

Solo i tecnici audio hanno sentito questa frase, legata sicuramente a Rambo 2, uscito il mese prima al cinema, e ai suoi modi sbrigativi di liberare gli ostaggi, ma entro la fine dell’estate ogni americano è stato informato, e ben presto l’intero mondo sa della battuta. Nell’ottobre 1987 il presidente del Nicaragua Daniel Ortega tiene un discorso alle Nazioni Unite dove specifica:

«Ricordate a Reagan che Rambo esiste solamente nei film. La gente del mondo non vuole Rambi, vuole uomini di pace.»

La delegazione degli Stati Uniti abbandona la sala per protesta. Piano con le parole. Rambo esiste. E a cinquant’anni dalla nascita dello spunto che da solo ha cambiato la narrativa americana – il soldato che torna dal Vietnam e porta la guerra con sé – è più vivo che mai. Perché è il simbolo di una Nazione perennemente in guerra… per avere ancora storie da raccontare.

Dei tre film di Rambo sappiamo tante cose, raccontate da più voci, ma stranamente la più inascoltata delle fonti… è il suo vero padre!
Nel corso di tanti anni il romanziere David Morrell ha raccontato più volte, con sempre più particolari, la nascita del suo Rambo ma soprattutto il suo rapporto con un “figlio letterario” che – per un beffardo gioco del destino – si è andato a sovrapporre al suo vero figlio: quello sfortunato figlio nato insieme al primo romanzo di Rambo e morto di cancro all’uscita del terzo film di Rambo. L’ultima volta che Morrell ha scritto del suo personaggio.

Con l’avvento del digitale e la ristampa in eBook dei vari romanzi – ovviamente nel totale disinteresse dell’editoria italiana – Morrell ne ha approfittato per scrivere corpose introduzioni agli unici tre romanzi esistenti che raccontano le avventure del personaggio, ma ne ha scritto anche in altre occasioni – per esempio sulla rivista “Playboy”, per il quale ha fatto da corrispondente sul set del terzo film – e nel 2008 con l’uscita del quarto film ha scritto il saggio breve Rambo and Me. The Story Behind the Story.
A parte quest’ultimo saggio, ho tradotto tutti i testi citati e li presenterò volta per volta, sia sul Zinefilo che nel mio blog-database “Gli Archivi di Uruk”, ma a questo punto è il caso di fare anche il “riassunto” di una storia in pratica inedita.

Ciò che segue è un mio testo scritto utilizzando come fonte tutte le memorie lasciate scritte da David Morrell, inedite in Italia: i titoli precisi li trovate nella bibliografia finale.
Quindi ciò che segue non è la vera storia di Rambo: è la storia che racconta il suo padre letterario e la storia di ciò che lui ha visto svolgersi davanti ai suoi occhi.


Primo sangue
La nascita del romanzo

Anni Cinquanta. Un bambino canadese adora il cinema e rimane colpito da All’inferno e ritorno (1955), la storia filmica di Audie Murphy, l’eroe americano più decorato della Seconda guerra mondiale. Il film è tratto dalla biografia di Murphy, ed è interpretato… da Audie Murphy stesso! Prima che un incidente di volo lo porti via a 47 anni, Murphy avrà fatto in tempo ad essere un eroe in guerra e un divo del cinema: cinquanta film, quasi tutti western!
Quando sul finire degli anni Sessanta il bambino canadese sarà cresciuto e sarà diventato David Morrell, assistente professore di lingua inglese all’Università statale della Pennsylvania, quel film di guerra gli tornerà in mente: perché ora nelle classi che frequenta ci sono reduci di guerra molto simili ad Audie Murphy. Ma totalmente differenti.

Quelli così fortunati da tornare dal Vietnam non avevano affatto gli occhi gloriosi dell’eroe che torna a casa, tipico della Seconda guerra mondiale nell’immaginario collettivo. Nessuno sapeva ancora dell’esistenza dello stress post-traumatico, ma era chiaro che quella guerra era stata parecchio differente, e non solo per l’esito finale.
Morrell è un canadese che studiava all’università mentre i suoi coetanei americani andavano a morire dall’altra parte del mondo: non è stato facile instaurare un rapporto con quei giovani reduci, ma alla fine David c’è riuscito e ha imparato tanto da loro. Soprattutto riguardo al soggetto di un romanzo che sta scrivendo…

Nelle lezioni di scrittura creativa si dice che esistono cinque tipi di storie: una persona contro un’altra persona, contro la natura, contro se stessa, contro la società e contro Dio. Ma David Morrell non è d’accordo, riducendo a solo due i tipi di storie: qualcuno parte per un viaggio o uno straniero arriva in città. Quest’idea deriva dalla lettura del saggio L’eroe dai mille volti (1949) di Joseph Campbell, in cui l’autore racconta proprio le varie mitologie sul tema del viaggio dell’eroe. David Morrell afferma di aver letto questo libro nel 1968, proprio mentre sta pensando al suo primo romanzo. Un anno dopo interromperà la scrittura di questa sua opera per concentrarsi sul dottorato, e la riprenderà nel 1970, un anno ricco di avvenimenti personali e impegni che gli rendono lunga e difficoltosa la scrittura: solamente nel giugno del 1971 il romanzo First Blood è completo.
Perché ho specificato queste date, tutte citate da Morrell stesso? Perché questo crea un bel problema sulle “fonti” del romanzo.

Per contrastare il successo della storica casa editrice Bantam con i suoi eroi d’azione come Doc Savage e Nick Carter (legati a filo doppio a concezioni narrative di inizio Novecento), nel 1969 la Beeline Books affida a Don Pendleton la creazione di un nuovo tipo di eroe, qualcuno che sappia portare modernità in un genere pieno di spie in smoking ed eroi macchiettistici: in quell’anno esce il primo di una serie di centinaia di libri, con le avventure di Mack Bolan, l’esecutore. Il padre di tutti gli eroi moderni.
Niente avventure esotiche, niente ricco uomo d’azione che passa il tempo a combattere il male, niente armi con nomi propri: Mack Bolan torna in patria americana dal Vietnam perché ha saputo che la propria famiglia è stata massacrata dalla mafia. Capito che il Governo del suo Paese non farà niente, Bolan… porterà la guerra del Vietnam in America. Usando tutto ciò che ha imparato nelle giungle del sud-est asiatico, Mack Bolan inizierà la stessa identica guerra alla mafia che cinque anni dopo inizierà a fumetti Frank Castle, il Punitore, con le stesse identiche modalità.
David Morrell non citerà mai Mack Bolan, e se per questo neanche First Blood (1953), il secondo romanzo del celebre Jack Schaefer, il cui titolo è giustificato dal giovane protagonista che si ritrova a passare dall’adolescenza alla maturità mediante l’uccisione di qualcuno: a cosa si riferisce invece il “primo sangue” di Morrell?

Il romanziere cita molte ispirazioni per il suo romanzo, non ultima lo sfolgorante incipit de La calda notte dell’ispettore Tibbs (1965) di John Ball, portato due anni dopo al cinema con grande successo e con protagonista Sidney Poitier: il troppo solerte sceriffo di un paesino di campagna prende di mira un nero che non stava facendo niente, se non aspettare il treno, e lo tratta malissimo, solo per scoprire dopo che è un ispettore di polizia. Stando a Morrell, ancora nel 1968 in Pennsylvania si raccontava della rocambolesca caccia all’uomo avvenuta anni prima, in cui per inseguire un criminale si era usato anche un elicottero: curioso che lo scrittore canadese non ricordi che la prima volta nella storia che si è utilizzato un velivolo in una caccia all’uomo è avvenuto nella sua patria! (Il criminale era il trapper Albert Johnson, il primo vero Rambo al cinema!)
Il romanziere si limiterà sempre a citare come fonti di ispirazione due servizi visti al telegiornale nell’agosto del 1968: uno sulla guerra in Vietnam e uno su una rivolta contro la guerra in Vietnam. Le immagini di violenza erano drammaticamente identiche, e così Morrell si è chiesto: cosa succederebbe se la guerra del Vietnam arrivasse in America? Nel 1969 Guerra alla mafia di Don Pendleton già lo racconta, ma a quanto pare il nostro canadese ci pensava già prima. Anche se nel raccontare tutto questo su “Playboy” dell’estate 1988, guarda caso stavolta i due servizi in TV li ha visti nell’estate del 1969, proprio quando Mack Bolan era tornato dal Vietnam per portare la guerra in città…

In cerca di un nome potente per il proprio protagonista, Morrell non può che accettare il volere del Fato quando un giorno, dopo aver parlato con un amico di università sulla pronuncia del nome del poeta Rimbaud, a casa la moglie torna dal mercato con una mela dal nome curioso: Rambo. Quando nel 1637 lo svedese Peter Gunnarsson Rambo mise piede negli Stati Uniti e piantò i semi di un frutto della sua terra lontana, non sapeva che lunga eredità avrebbe lasciato.
Come dicevo, il 1969 è un anno di grande transizione nella narrativa: si sta passando in pratica dal genere “avventuroso” al genere “azione”, gli eroi stanno per diventare molto più “duri”, cinici e spietati. I “figli” di Mack Bolan stanno per prendere nomi come “Dirty Harry” Callahan (in Italia, ispettore Callaghan) e Remo Williams, ma David Morrell si tiene accuratamente a distanza da tutto questo. Non vuole scrivere uno di quei romanzacci d’azione – roba disprezzata dalla critica, malgrado venda milioni di copie! – vuole scrivere un romanzo. Punto. Che però racconti in modo serio ed empatico e con uno stile ricercato di cosa succede quando la violenza entra in un gorgo da cui è impossibile uscirne.
Ci riesce, perché venduto il romanzo molto velocemente ad una casa editrice, M. Evans and Co., che ne ha colto subito le potenzialità, è stato incensato dalla critica, recensito sul prestigioso “Time”, inserito nella Literary Guild of America (una specie di quello che una volta in Italia era il Club del Libro), insegnato nelle classi di scrittura creativa ed è diventato uno dei due testi del corso di scrittura tenuto da Stephen King all’Università del Maine. (L’altro era La fiamma del peccato di James M. Cain.)
Tutta questa attenzione i romanzacci con Mack Bolan non l’hanno mai ottenuta, malgrado sfruttassero le stesse identiche premesse.

Un successo così enorme attira ovviamente il cinema e subito la Columbia Pictures acquista i diritti del romanzo per un film che dovrà dirigere e sceneggiare Richard Brooks. Il risultato non piace alla casa, che vende il progetto alla Warner Bros, per un film diretto da Sydney Pollack. Morrell un giorno lo incontra e il regista gli rivela l’attore a cui stanno pensando: Steve McQueen, uno degli idoli del romanziere. Sarebbe perfetto per lo sceriffo Teasle… ma il problema è che la casa lo vuole per interpretare Rambo, malgrado l’attore sia almeno vent’anni più vecchio del personaggio. Il vaticino di Pollack è calzante: «Non funzionerà». E infatti non se ne è fatto più niente.
Mentre registi, attori e copioni si alternano in grande quantità e rapidità, Morrell va avanti con la sua vita e la sua carriera, scrivendo molti altri romanzi. Ha venduto i diritti, niente opzioni, quindi non ha alcuna voce in capitolo sulle sceneggiature: del film che eventualmente faranno dal suo romanzo sarà solamente spettatore. Però all’epoca il romanziere ha avuto un’idea illuminante che ben pochi al suo posto hanno avuto: investire l’importante cifra di 500 dollari in una consulenza legale. Esperienza odiata sul momento, Morrell ha scoperto nel corso degli anni che sono stati i soldi meglio spesi della sua carriera.
Nel 1972, al momento di firmare per la cessione dei diritti cinematografici, l’avvocato fa aggiungere che Morrell riceverà profitti anche da eventuali seguiti del film e relativo merchandising. Il romanziere è allibito e dà del matto all’avvocato: oggi ancora bacia dove cammina!
Ma la grande idea che l’avvocato fa mettere nero su bianco è che David Morrell rimane l’unico detentori dei diritti del personaggio di Rambo su carta. Anche qui, il romanziere gli ride in faccia: in Primo sangue muoiono i due protagonisti, che accidenti di seguiti si potranno mai scrivere? Avrebbe avuto modo di ricredersi.


Rambo
La nascita del mito

Iniziati gli anni Ottanta, lasciate alle spalle le rivolte studentesche contro il Vietnam e respirando un’aria nuova in America, sembra arrivato il momento giusto per Rambo al cinema. Due distributori dall’altra parte dell’Oceano, l’ungherese Andrew Vajna e il libanese Mario Kassar, vogliono diventare produttori e conquistare anche il mercato americano, dopo quello asiatico: si imbattono in uno dei tanti copioni di Rambo che girano per Hollywood e se ne innamorano.
Dopo che ogni grande attore dell’epoca ha rifiutato il ruolo protagonista, lo propongono a Stallone che, sebbene non ci creda molto, accetta: ha appena finito la massacrante esperienza di scrivere, dirigere e interpretare Rocky III (1982) e ha proprio bisogno di una vacanza: non deve mettere su muscoli, è ancora “pompato” da Rocky, deve solo andare in Canada a passare del tempo fra i boschi. Tutto riposo!
Pieno di lividi per le rocce da cui deve saltare e con due costole rotte per essere caduto male su degli alberi, l’attore scopre che rimanere in canottiera in Canada, nell’inverno più freddo della storia di quel Paese, è tutto tranne che una vacanza di riposo.

Il risultato è un film di tre ore pieno di discorsi sui soldati che l’America ha dimenticato, una pellicola molto parlata che piace a Stallone, ma bisogna tagliare con l’accetta fino a 97 minuti, il che significa… che il suo personaggio d’un tratto diventa muto. L’espressione degli occhi è tutto ciò che rimane della sua lunga interpretazione.
Alle proiezioni di prova il risultato piace ma il pubblico si infuria sul finale, quando Samuel Trautman – nome scelto non a caso da Morrell come simbolo dello “Zio Sam” – uccide Rambo. Quella scena non va bene, si torna tutti sul set a girare un finale dove Rambo sopravvive: non avendo ammazzato nessuno, essendo protagonista di una vicenda straordinariamente buonista, malgrado ciò che diranno i critici, l’eroe può anche sopravvivere.


Rambo 2
La vendetta

Il successo del primo film è storia nota: gli incassi da capogiro rendono immediatamente chiaro che serve un seguito.
Stallone non ha problemi, tutti gli altri film a cui ha lavorato che non siano Rocky o Rambo sono stati sonori flop al botteghino (malgrado un numero impressionante di gente si dica sua fan, ben pochi pagano un biglietto per vederlo in panni che non siano dei due citati personaggi) quindi inizia la sua solita Dieta Rambo – pollo e verdure come unico alimento – e va a vivere in palestra, sottoponendosi ad allenamenti massacranti che oggi rimpiange: il bodybuilding dell’epoca prevedeva comportamenti che in seguito sono stati cancellati, in quanto si può ottenere molto di più con molto meno. Ma all’epoca Stallone ha il complesso di doversi mostrare più forte ad ogni film, quindi il semplice “tizio in forma” del primo Rambo deve diventare molto più “tizio da palestra” nel secondo.

Il film uscirà a maggio del 1985, ma qualche mese prima, alla fine di ottobre 1984, un produttore – sapremo in seguito che era Andrew Vajna – telefona a David Morrell e gli fa una domanda molto scomoda: vorrebbe scrivere la novelization del film?
Ne è passato di tempo dal 1971 e Morrell è diventato un romanziere di successo, assolutamente determinato ad ignorare Rambo in qualsiasi sua forma: racconta a tutti di averlo creato ma l’evidenza ci dice che non ha alcuna intenzione di scrivere una sola altra parola su di lui. Visto poi che sin dal primo minuto in cui ha deciso di scrivere ha rifiutato certe forme commerciali, firmare una novelization – cioè un romanzo che trasformi in prosa il copione scritto da qualcun altro – è totalmente fuori discussione. Per giorni, settimane, Morrell dice no alle continue telefonate del produttore, il quale non può mollare la presa. All’epoca le novelization sono un titanico veicolo commerciale, ogni centro commerciale d’America, il luogo di aggregazione principale di ogni città a paese, ha almeno una libreria, e un libro esposto in vetrina con la locandina di Rambo 2 è una copertura mediatica impensabile in altri modi.
Il problema però è che solamente David Morrell ha il diritto legale di firmare un romanzo con protagonista Rambo, quindi è lui l’unico che possa scrivere la novelization, e lui non vuole.

Malgrado al telefono Vajna gli garantisca che sarà un film grandioso, Morrell rifiuta: sta finendo il suo nuovo romanzo e comunque la scadenza per la novelization per fine dicembre è impossibile, anche volendo. E lui non vuole.
Una mattina un corriere bussa alla sua porta: la casa di produzione gli ha mandato una videocassetta. Ancora in pigiama, lo scrittore mette play e sul suo televisore di casa appare Rambo in canottiera nera, che atterra con l’elicottero su un campo di prigionia vietnamita, dove fa saltare tutto con la mitragliatrice finché esplode la musica di Jerry Goldsmith. Morrell rimane paralizzato con ancora in mano la tazza del caffè. D’un tratto il suo “no” è diventato “forse”.

Quel giorno fra una lezione e l’altra che tiene all’università si legge di nascosto il copione che era allegato alla videocassetta: novanta pagine di “Rambo spara a quello” e “Rambo spara a quell’altro”. Quando il produttore lo chiama di nuovo, lo scrittore gli chiede come possa tirar fuori un romanzo da quelle che non sono altro che indicazioni di scena. Vajna gli dice che se può servire c’è un copione buttato da qualche parte, comprato ma non utilizzato per le riprese: il suo autore è un pazzo squinternato, pure lui canadese. Un tizio di nome James Cameron.
Fattosi mandare il copione di quel tizio sconosciuto, Morrell inizia a leggere e scopre Rambo segregato in manicomio che si crede «il fottuto principe delle tenebre», che poi durante la vicenda ha una spalla asiatica che inizialmente era un ruolo pensato per il giovane John Travolta, in seguito (per fortuna) cancellato. Il romanziere è in visibilio, e novello dottor Frankenstein ricuce tre corpi – il proprio Rambo, quello di Stallone e quello di Cameron – per creare una creatura unica.
Ricevuta totale libertà creativa, buttatosi sulla macchina da scrivere senza alzare mai la testa per il successivo mese e mezzo, Morrell scrive la più atipica novelization esistente, che solo per un terzo è legata al film in questione.

Stallone ha completamente riscritto il personaggio, quindi Morrell deve cercare di integrare, smussare, completare e sistemare… anche se quella J. del suo nome (John J. Rambo) non ha assolutamente idea per cosa stia. Fin qui è tutto facile, per un romanziere professionista, ma il vero problema è quello più ovvio: come fa Morrell a presentare un personaggio… che era morto nel precedente libro?
Si spacca la testa ma niente, non trova alcuna soluzione. Un giorno incontra un suo vecchio amico, Max Allan Collins. Anch’egli scrittore professionista, autore in futuro di tantissime novelization, giunte anche in Italia, e anch’egli padre di un personaggio seriale d’azione proveniente dal Vietnam, nato nel 1976 e giunto fino ai giorni nostri con molti titoli: Quarry, che nel 2016 hanno provato a portare in TV senza alcun successo. (Anche perché la serie TV omonima è di una noia epocale!)
Lo scrittore ascolta il problema, alza gli occhi al cielo, poi fissa il pavimento, e alla fine emette il suo verdetto: «Di’ la verità». Semplice, no?
Nella prima pagina di Rambo 2 campeggia una nota dell’autore:

«Nel mio romanzo Primo sangue, Rambo è morto. Nei film, continua a vivere.»

Difficile dire quanto il romanzo sia stato letto e quanto scambiato come semplice gadget del film, ma di sicuro è stato un successo: rimane sei settimane nella lista dei bestseller del “New York Times” e viene ripubblicato a puntate su quotidiani come “New York Post” e “Boston Herald”.


Rambo III
Il disastro

L’enorme successo del secondo film e del relativo romanzo spinge Vanja e Kassar ad una decisione tanto ovvia quanto coraggiosa: ingaggiare “papà” David Morrell per scrivere la sceneggiatura del terzo film di Rambo.
I tre passano due giorni interi dell’inizio del 1986 a parlare di progetti e trame. L’eco mediatica degli ostaggi americani in Libano rendeva scontata l’idea di usare ostaggi nella storia, e visto la burrascosa ed esplosiva situazione politica in Centro America era quello il luogo perfetto per ambientare il terzo film.
Morrell e la Carolco dunque convengono su un soggetto preciso. Trautman arriva in Centro America per dare assistenza militare ai locali contro i rivoluzionari, mentre moglie e figlia rimangono nell’Ambasciata: questa viene assalita, le due donne rapite e Trautman rimane ferito nel tentativo di liberarle. Quando questa notizia viene trasmessa negli Stati Uniti dalla radio di un cantiere edile, Rambo scende dal palazzo in costruzione e parte per il Centro America.
Tra inseguimenti e avventure mozzafiato fra i templi Maya, Rambo scopre che la moglie di Trautman è tosta quanto lui, e per la prima volta nella storia del cinema una donna invece di svenire e inciampare fa fuori i cattivi sventagliandoli con una mitragliatrice. Il copione consegnato da Morrell anticipava Aliens (1986) e tutto il genere “donne toste” che sarebbe nato anni dopo. Ma Vajna e Kassar – gli stessi che produrranno Linda “Ramba” Hamilton in Terminator 2 (1991) – non sono convinti che una donna forte al cinema funzioni. E il copione finisce chissà dove.
Nel 1987 Morrell sente che sono iniziate le riprese di Rambo III in Israele… Una location molto strana, per ricreare le giungle del Centro America.

Contattati i produttori, questi rispondono al romanziere che dopo un film in una foresta e uno in una giungla, è il momento che Rambo cambi paesaggi e se ne vada in un bel deserto. Per esempio quello dell’Afghanistan, teatro di una bollente crisi dopo l’invasione sovietica: tutti i telegiornali del mondo hanno gli occhi puntati sulla zona, è un soggetto molto più esplosivo del Centro America. E ovviamente ci starebbe proprio bene una bella novelization.
Morrell stavolta accetta subito, avendo adorato scrivere il libro precedente e ritrovare il proprio personaggio, da curare meglio di come facevano gli sceneggiatori. Si fa mandare il copione e scopre che ora il soggetto prevede Trautman che chiede a Rambo di fare una missione in Afghanistan: dopo il suo rifiuto, il colonnello ci va da solo, viene catturato, e ora Rambo deve andare a salvarlo. Durante la missione incontra Michelle, che si prende cura dei bambini vittime della guerra, e dopo aver salvato Trautman i tre si aprono la via di fuga in Pakistan, tra bombe e carri armati.
Morrell scopre una sceneggiatura molto corposa, piena di avvenimenti, personaggi e situazioni, tanto che pare che alcuni chiamassero il progetto “Rambo d’Arabia”. Tutto materiale ottimo per un romanziere, così da poter approfondire, quindi David si mette a capo chino a scrivere. Dopo venti pagine, però, arriva un nuovo copione: parecchie scene sono state tagliate.

Ogni volta che Morrell batte un tasto sulla sua macchina da scrivere, il copione di Rambo III perde una scena. C’era una maestosa sequenza in cui i protagonisti affrontano una tempesta di sabbia… ora non c’è più. Michelle e i bambini vittime della guerra? Ora sono un po’ più sullo sfondo… ora sono un po’ più indietro… ora non ci sono più. C’era una scena in cui Rambo catturato dai ribelli a cavallo rischia di essere squartato: c’era… ora non c’è più.
Quando la sua scrivania crolla sotto il peso delle decine di copioni che arrivano a getto continuo, sempre più piccoli e sempre più semplici (e sempliciotti), Morrell chiama la produzione: come può scrivere il romanzo di qualcosa che sta scomparendo pian piano?
Stallone fa i capricci, scrive e riscrive e non si sa quando finirà: è lui la star e quindi nessuno può imporgli limitazioni. Ma il romanziere riesce a sorpresa a strappare una concessione unica: la possibilità di utilizzare il primo copione ricevuto, quello di “Rambo d’Arabia”: il risultato finale, a sua detta, è comunque diverso, molto più personale.

Mentre sta scrivendo per l’ultima volta del suo “figlio letterario”, intanto Morrell sta dando l’addio al suo figlio biologico. A Matthew, sedici anni, è stato diagnosticato un cancro ai polmoni che non dà scampo. Avendo da poco lasciato l’insegnamento per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, Morrell passa il giorno con il figlio allettato e appena questi si addormenta va a scrivere di Rambo in Afghanistan. I suoi due figli finiranno insieme il loro viaggio: la novelization (inedita in Italia) è dedicata a Matthew Morrell (1971-1987).

Quando Matthew era ancora in forze era riuscito a coronare un sogno e ad incontrare Sylvester Stallone, che è venuto a trovarlo a casa ed è rimasto con lui a chiacchierare: di questo Morrell sarà sempre grato all’attore. Il quale si ritrova nel punto più basso della terra, nel Mar Morto sul confine tra Israele e Giordania, a mangiare pollo e a pompare muscoli a 50 gradi all’ombra. Senza ombra.
L’unica fortuna è che – di nuovo – Stallone è già pompato a sufficienza dopo aver lavorato a Rocky IV, ma come suo solito deve mostrarsi sempre più forte: rispetto a Rambo 2 mette su sette chili di muscoli.
La produzione è enorme, costosa e richiede un controllo costante. Senza contare il problema delle centinaia di minacce di morte ricevute, in quanto americano. Con la CIA e il ministro della difesa Ariel Sharon a vegliare su di lui, Stallone lo stesso ha rischiato. Una sera, di ritorno in albergo, le sue guardie del corpo ricevono la notizia di un possibile attentato in corso e portano di peso l’attore in cantina, dove lo tengono chiuso per più di un’ora. Se non bastasse il caldo mortale, le guardie gli portano da mangiare… un panino al pollo!

Uno sforzo produttivo così titanico meritava forse maggior successo, ma il più grande problema del film è uno scherzo maligno del Destino: Rambo III con i suoi sovietici invasori dell’Afghanistan esce nei cinema americani il 25 maggio 1988… mentre il 15 maggio, solo dieci giorni prima, viene annunciato il ritiro dei sovietici dall’Afghanistan. E quattro giorni dopo, il 29 maggio, Ronald Reagan incontra Mikhail Gorbachev a Mosca. Ora i russi sono nostri amici… e Rambo al cinema li sta mostrando come buffoni che fanno facce brutte.
Stallone, sempre pronto alla battuta, anni dopo commenterà che è stata tutta una tecnica studiata dai russi per vendicarsi della sconfitta di Ivan Drago.


Conclusione

Nel 1995 la Carolco di Vanja e Kassar chiude i battenti: piace indicare nel disastro del film Corsari il colpevole, ma in realtà è stata una serie di scelte sbagliate. Non ultima aver rifiutato nel 1986 l’idea di una donna forte, come aveva ideato Morrell: lo stesso anno la Ripley di Aliens è più Rambo di Rambo – con due fucili, mica come quella femminuccia con la fascia in testa! – e nasce un nuovo cinema. Mentre Rambo è il simbolo di quello appena morto.
Con il fallimento della casa i diritti del personaggio cinematografico vanno all’asta e se li compra la Miramax dei fratelloni Weinstein, vecchia conoscenza di questo blog: che Rambo si appresti a diventare un franchise targato Weinstein come Hellraiser e Children of the Corn?

Morrell racconta di aver ricevuto una telefonata da un produttore della Miramax nel 1997, perché stavano scrivendo una sceneggiatura e avevano problemi con il personaggio: gli viene chiesto di partecipare ad una riunione a New York e lo scrittore accetta. Non potevano farla per telefono?
Partecipando ad una riunione con uno dei fratelli produttori (Morrell non ricorda quale), esce fuori che considerano Rambo un mercenario al servizio del miglior offerente e non riescono a tirar fuori una buona sceneggiatura. Il romanziere accetta di preparare una scheda dettagliata – che evidentemente da casa sua non poteva fare, aveva bisogno di volare fino a New York! – e poi rimane in attesa, curioso di vedere che film uscirà fuori.
L’attesa dura fino al 2005, quando la Miramax decide che non sa che farsene di questo personaggio e lo dà via: lo compra la Millennium Films. Altra casa nota ai lettori del blog per la sua storia di grandiosi filmacci d’azione.
Visto quale altro grandioso personaggio storico la casa ha creato nel 2006… perché nessuno ha mai pensato a Rambo vs Boyka?

Scherzi a parte, nel 2008 esce John Rambo dove Stallone torna sui suoi passi. Prima di girare ha telefonato al romanziere che ha creato il suo personaggio e gli ha detto di avere dei rimpianti: ha sbagliato, in Rambo 2Rambo III, ad esaltare la violenza. Vuole rimediare, rendendo più sofferente e combattuto il reduce del Vietnam.
Non sappiamo se ci sia riuscito, vista l’altissima dose di indifferenza che il film genera.

Perché Morrell non ha scritto John Rambo, il romanzo-novelization del quarto film? Lui dice perché il mercato è cambiato e quel tipo di lancio pubblicitario non viene più adoperato. In effetti escono molte meno novelization di prima, ma continuano ad uscire: sicuri che il problema non sia un altro?
Nel 2017 l’associazione che ha fondato – l’ITW (International Thriller Writers) – gli chiede di partecipare ad una delle antologie speciali che regolarmente produce: una dove autori famosi si mettono a coppie e fanno scontrare i propri personaggi. Ma Morrell Rambo non lo scrive più. La versione ufficiale è perché ha paura di rovinarsi trame future, ma andiamo: giù la maschera. John Rambo muore nel 1987 insieme a Matthew Morrell.

In occasione del quinto film il racconto viene pubblicato in eBook singolo – lo recensisco domani su NonQuelMarlowe – e finora è l’ultima apparizione del “vero” Rambo.
Una donna viene rapita da dei russi, che mentre la torturano… guardano in TV una replica di Rambo 2.

«Quand’ero ragazzo a Mosca miglioravo il mio inglese guardando i film.»
«Rambo a malapena dice una parola, come potevi migliorare con quei film?» chiese Max.
«Grazie agli altri personaggi.»
«Se vuoi imparare l’inglese da Rambo, dovresti leggere il romanzo», disse Max.
«C’è un romanzo?»
«Sì. Lui muore alla fine.»

Lunga vita a Rambo.


Bibliografia

  • David Morrell, L’uomo che ha creato Rambo, da “Playboy” (agosto 1988)
  • David Morrell, Introduzione a First Blood, edizione digitale 2012
  • David Morrell, Introduzione a Rambo. First Blood Part II, edizione digitale 2012
  • David Morrell, Introduzione a Rambo III, edizione digitale 2012
  • David Morrell, Rambo and Me. The Story Behind the Story, 2008
  • David Morrell, Rambo on Their Minds, 2017, edizione digitale 2019
  • Sylvester Stallone e David Hochman, Sly Moves. My proven program to lose weight, build strength, gain will power and live your dream, HarperCollins, New York, 2005

L.

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25 risposte a La storia di Rambo (1971-1987)

  1. Cassidy ha detto:

    Lo sai che adesso ti tocca la fan fiction “Rambo vs Boyka” vero? 😉 Scherzi a parte post definitivo sull’argomento Morrell, la storia del figlio è davvero tragica non credo che sia solo un problema di tempi che sono cambiati, se lo scrittore non si è dedicato alla novelization per il quarto film. Non sapevo di Stallone e del pollo, di sicuro avrà passato l’ora di prigionia forzata a fare addominali e flessioni 😉 Cheers!

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  2. Il Moro ha detto:

    Gran post, non sapevo la storia del figlio di Morrell, commovente. E devo dire che sarei curioso di leggere le due novelization di rambo 2 e 3, visto che a quanto pare sono così diverse dai film…

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Post interessante, commovente, puntuale…inoltre, ultimamente questo blog sta diventando sempre più letterario (in generale lo è sempre stato) e questa cosa mi piace! 🙂

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  4. kuku ha detto:

    Questa storia delle novelization non smette di sorprendermi: l’insistenza con cui chiedevano a Morrell di farla mi sa di fantascientifico. Oggi una cosa del genere mi sembra impensata. Con quella importanza, intendo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La Fox può permettersi di fare le bottiglie d’acqua con Star Wars sull’etichetta, due produttori indipendenti non hanno quel tipo di fantastiliardi a disposizione. Un libro costa molto meno e se ogni centro commerciale d’America te lo espone… be’, è un gran bel lancio 😉
      Negli anni Ottanta poi andavano fortissimo, ne ho parecchie dell’epoca: da noi addirittura uscivano in edizioni cartonate per grandi case! Sperling & Kupfer fino agli anni Novanta ha portato in Italia un sacco di novelization, mentre Mondadori dava loro forse meno eco ma ne presentava a secchiate.
      Poi va be’, si sono estinti i lettori e gli spettatori, quindi oggi non ha più senso…

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      • kuku ha detto:

        No oggi mi sa che sarebbero più inclini a fare la carta igienica col personaggio di un film, che non un libro. Poi vabbè, al limite farebbero stampare un eventuale libro sulla carta igienica stessa, per chi è proprio esigente e ancora legge…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahhah mica male! Un libro da leggere una volta sola, per ovvie ragioni 😀
        E dopo non hai neanche il problema di dove metterlo: ogni capitolo ha un “uso alternativo” 😀

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  5. Giuseppe ha detto:

    Complimenti per il titanico e puntuale lavoro di documentazione, come sempre 😉
    Non sapevo del terribile dramma personale di Morrell, che inevitabilmente ha finito per “segnare” anche il destino letterario del proprio personaggio… Che tra l’altro, finanziariamente parlando, ha finito per far poggiare la propria fortuna più sull”avvocato dell’autore che non sull’autore stesso.
    P.S. Curiosi poi i corsi e ricorsi del destino: Morrell come Newton, entrambi “illuminati” da una mela (Rambo: First Gravity… Che cross-over ne sarebbe uscito) 😉

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  6. redbavon ha detto:

    Lavorone da applausi! Per quanto Rambo sia anni-luce lontano dalle mie preferenze di cinema e personaggi, mi ci hai fatto di nuovo avvicinare e vederlo sotto un’altra, più benevola, luce. Grande Lucio!

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