Sly Moves

Che bello quando gli attori forniscono le proprie versioni dei fatti e ricordano storie dai set dei loro film più famosi: non necessariamente ciò che raccontano corrisponde a verità, ma è comunque una fonte migliore dei semplici pettegolezzi della Rete. Ecco perché mi sono avventato su Sly Moves (2005), appena l’ho scoperto: un manuale di fitness con cui Sylvester Stallone parla del proprio allenamento fisico ma ricorda anche quelli del passato, in occasione dei film che l’hanno reso famoso. Ecco il capitolo dedicato a Rambo.

Il testo è inedito in Italia: tutto quello che segue è una mia traduzione.


Sly Moves

di Sylvester Stallone
e David Hochman

© 2005 HarperCollins, New York


The Road to Rambo

Quando ho fatto First Blood, il primo di tre film di Rambo, ero già in buona forma, avendo appena finito di girare Rocky III. […] Ero parecchio sotto stress in quel periodo perché ero anche il regista di Rocky III, e non vedevo l’ora di riposarmi un po’, una volta uscito il film. Visto che ero solamente il co-sceneggiatore e il protagonista di First Blood, pensai: “Ehi, questa sarà come una vacanza”.
Il copione di First Blood ha girato a lungo per Hollywood, e molti grandi attori e registi – compresi Clint Eastwood, Steve McQueen, Nick Nolte, Michael Douglas, Al Pacino e Robert De Niro – l’hanno rifiutato per una ragione o un’altra. Ma io sentivo una connessione con la storia. Ritrovatisi senza più attori, la loro sfortuna è stata la mia fortuna. Ho interpretato un personaggio che raggiunse spettatori di ogni parte del mondo, anche al di là dei confini e delle barriere.
Credo che ciò che ha decretato il successo di Rambo sia stato il linguaggio del suo corpo. Il montaggio originale di First Blood durava almeno tre ore ed era pieno di discorsi sui soldati dimenticati dall’America. Era un film completamente differente. Inoltre Rambo moriva, nella versione originale. Riducendo il film a 97 minuti e perdendo molti dei dialoghi, abbiamo creato un uomo completamente emotivo e fisico. È uscito fuori che le parole erano inutili con Rambo: si esprimeva chiaramente con movenze feline ed occhi spiritati che dicevano tutto sul suo straniamento e sul suo senso di abbandono.
Fare di Rambo una creatura puramente fisica ha avuto delle complicazioni per me, specialmente una volta che la casa di produzione iniziò a premere per fare un seguito. Nel primo film, John Rambo sembra in forma ma di certo non ha l’aspetto di un bodybuilder, non c’era nulla di quel tipo di narcisismo. Era un normale tipo atletico il cui potere era sotto controllo. Era praticamente Zen. Alcuni parlano di violenza, in questo film, ma Rambo qui non è affatto la macchina di morte che qualcuno ha voluto evocare. L’unico rimpianto dell’interpretare quel Rambo è stata la mia assurda scelta di farlo con una minuscola canottiera durante l’inverno canadese più freddo degli ultimi secoli.
Come potete immaginare, interpretare First Blood non è stata una vacanza. I miei allenamenti sono stati meno intensi che in Rocky III ma le riprese sono state dure. Ho scelto di fare molti dei miei stunt quindi mi ritrovavo costantemente a saltare da sporgenze rocciose e a rimanere attaccato agli alberi. Girando la scena in cui Rambo salta nel burrone ed atterra sugli alberi sono caduto male e mi sono fratturato due costole, il che mi ha fatto provare un tipo di dolore che non avevo mai provato fino ad allora, sin da quando a sei anni ho mangiato a forza ostriche crude.
Proprio come Rocky, ho visto in ogni film di Rambo un’opportunità di cambiare fisicamente. Non potevo uscir fuori ogni volta rimanendo sempre lo stesso tizio. Volevo la sfida, perché una sfida che ti intimorisce è l’unica cosa che ti spingerà a dare il tuo meglio.
Allenarmi per il ruolo di Rambo 2 ha significato raggiungere nuovi limiti. Avevamo bisogno di un aspetto feroce per rispecchiare il copione, parimenti esagerato.
Nella storia Rambo stava in una prigione militare a spaccare rocce, quindi le sue braccia dovevano essere potenti e sode. Mesi prima che iniziasse la produzione ho iniziato un intenso regime di allenamenti, e quando le riprese furono vicine mi misi a dieta stretta di proteine, principalmente pollo, verdure ed occasionalmente barbabietole. Nei fine settimana sgarravo un po’, e magari mi prendevo un po’ di gelato, ma come arrivava il lunedì si tornava a regime stretto.
L’allenamento era studiato per sei giorni la settimana, a volte anche due volte al giorno. Ma per fortuna abbiamo imparato che “più” non necessariamente vuol dire “meglio”, e in molti casi troppo pompare e troppo grugnire può distruggere i risultati positivi e lasciare il corpo in un costante stato di sfinimento. Forse ero terribilmente ambizioso, ma volevo prendere John Rambo, un personaggio che nel film originale era in buona forma, e trasformarlo in qualcuno che anche i bodybuilder avrebbero apprezzato. Per me non è stato prepararsi ad un ruolo, è diventata una sfida personale. Quanto in là avrei potuto spingermi?, mi chiesi.
Il ciclo di allenamenti era ciò che di solito chiamiamo supersets e split sets, con da 15 a 20 serie di esercizi mirati per ogni parte del corpo. Se non siete pratici di allenamenti duri, è roba tosta. Ho letteralmente vissuto in palestra. Tornavo a casa di notte e prima di andare a letto facevo 200 addominali, 250 piegamenti e 100 flessioni. Di nuovo, questo era molto di più di quanto fosse necessario per raggiungere i risultati desiderati.
Rambo 2 ha segnato l’inizio di un nuovo tipo di eroe d’azione. Sì, avevamo già eroi forti al cinema – John Wayne, Steve McQueen, Kirk Douglas – ma ora la gente vedeva Rambo, con la sua bandana, il fucile e la sua bandoliera, come personificazione della macchina da guerra americana. Non ero sicuro di come questo mi facesse sentire, ma non aveva importanza. Il personaggio stava prendendo vita autonoma.
A livello personale è stato un periodo molto interessante, specialmente una volta che Ronald Reagan annunciò di essere un fan di Rambo. Il presidente Reagan aveva l’abitudine di raccontare barzellette ai tecnici attraverso il suo microfono aperto, mentre preparava i discorsi alla nazione. Nel giugno del 1985, prima di un discorso dal vivo dallo Studio Ovale a seguito del rilascio di 39 ostaggi americani in Libano, Reagan disse: «Dopo aver visto Rambo, la notte scorsa, so cosa fare la prossima volta che succede». Il commento si seppe in giro e alla fine dell’estate, dopo che il presidente citò ancora il film, Rambo era all’improvviso un scuola di pensiero. Era diventato un “ismo”.
In un certo modo era lusinghiero che persone in posizioni così importanti prestassero così tanta attenzione, anche se non sempre positiva. Ma la cosa divertente è che non ho mai visto Rambo come figura politica! Il personaggio era completamente neutrale, completamente disinteressato alla politica. Per me, era come una tragedia americana: era un eroe caduto e un perdente il cui solo sogno era essere amato ed apprezzato dal proprio Paese. Noi l’abbiamo costruito, addestrato ed ora lo scartiamo, lasciandolo solo e indesiderato. Ho avuto molto tempo per vedere l’impatto di Rambo sula società, che è avvenuto del tutto a sorpresa, perché durante le riprese il film era stato dato per già perdente. L’ho dovuto difendere con i produttori, perché loro ebbero la grande opportunità di lavorare ad un progetto controverso. Girava ad Hollywood da anni, semplicemente perché nessuno riusciva a capire come gestire il tristissimo finale della storia, dove Rambo muore.
Ma io non credevo che fosse un problema, perché la storia incarna quasi la stessa filosofia di questo libro: la gente vuole vivere secondo i propri ideali. La gente ha bisogno di credere che domani andrà meglio di ieri e di oggi.

Sabbia e sudore

A quattromila metri sotto il livello del mare, il Mar Morto sul confine tra Israele e Giordania è il punto più basso della terra. Il sole brucia il deserto circostante senza un accenno di pioggia per più di 330 giorni l’anno, e temperature medie che posso raggiungere i 54 gradi Celsius. Questo ambiente estremo è il perfetto sfondo per Rambo III, l’esperienza filmica più intensa della mia vita.
Rambo è diventato un fenomeno tale nel 1988 che ho dovuto lavorare duro per stare al suo passo. Il film stesso era il più ambizioso della saga – ora il nostro eroe andava in Afghanistan per affrontare la minaccia dei russi – e sentivo di aver bisogno di un fisico che fosse all’altezza. Non abbiamo visto il personaggio per anni e così quando si presenta per la prima volta sembra aver implementato la sua potenza, che era un sottotesto neanche tanto nascosto per dire che non si è mai troppo vecchi per migliorare.
Rambo III per fortuna coincise con la fine di Rocky IV, in cui mi ero pompato al massimo per reggere il confronto con Dolph Lundgren, che interpretava il superumano avversario russo di Rocky. Ma sapevo che dovevo essere molto più in forma per questo film.
La sfida non consisteva solo nell’essere in forma, a quel punto sapevo come fare. Il trucco era mantenere quell’aspetto. In molti film devi mantenere per mesi il peso del personaggio e il suo aspetto. Decisi di aggiungere sette chili di muscoli al mio aspetto in Rambo 2 e da 74 chili passai ad un peso all’incirca di 81: ora avevo bisogno di rimanere in quella forma. Stare nel deserto non rese certo la cosa facile. C’erano appunti dovunque che ricordavano alla gente di bere dai venti ai trenta bicchieri d’acqua al giorno e di stare lontano dal sole di mezzogiorno. Per combattere il caldo mi svegliavo alle 5 e mezzo di mattina e a volte già eravamo a 35 gradi. Subito un cammello con assortimento di mosche sulla sua gobba mi portava alla mia “palestra”, che consisteva giusto in qualche manubrio messo sulla sabbia.
Ripensandoci, dovevo essere pazzo per ficcarmi in una situazione del genere. Molte mattine facevo quaranta serie di esercizi e dieci o quindici ripetizioni di ognuna. Ognuno ha una parte del corpo che è più forte delle altre: la mia è la schiena. Potrei sollevare 120 chili alla volta pur pesandone solo 81. Devono letteralmente strapparmi via il peso, prima che io mi apra in due!
Ma conservai il vero lavoro per gli addominali. Mi convinsi che una cosa è avere braccia forti o un torace muscoloso, ma la sezione addominale racconta la vera storia. All’epoca ci credevo ma ho dovuto imparare che puoi essere in forma fantastica e non avere nulla anche solo somigliante ad una tartaruga. Quindi non preoccupatevene. Anche se all’epoca non avreste potuto convincermi: rimasto al medioevo del culturismo, mi dedicai all’arcaico metodo di allenamento del rimanere appeso ad una scala di legno e tirare su le mie gambe fino alla testa. O mi appendevo a testa in giù con pesi alle caviglie e piegato in due il corpo. Di nuovo, è troppo esagerato, e all’epoca non sapevo fare di meglio. Dopo migliaia di anni di esercizi, alcuni anche molto pericolosi, gli esperti moderni hanno finalmente capito come tirare fuori il massimo dal minimo sforzo. L’eccessivo allenamento mi ha fatto sprecare migliaia di ore della mia vita.
Dal punto di vista della produzione Rambo III era un’impresa enorme: necessitava di tutta la mia concentrazione e io feci in modo di avere tutti gli strumenti giusti per essere pronto. Avevo una palestra con diciotto elementi installata nel nostro accampamento sul Mar Morto. E per mantenere costante la mia dieta mangiavo pollo e verdure sette giorni la settimana, due volte al giorno. Sono orgoglioso di dire che alla fine delle riprese avevo messo uno splendido piumaggio.
Ho anche viaggiato in jeep corazzata, ma all’epoca non era un lusso. Durante i tre mesi passati in Israele abbiamo ricevuto tonnellate di minacce di morte, ma non ho creduto neanche per un momento che fossero dovute alla politica: ero più che sicuro che si trattasse di critici che avessero visto i miei ultimi film. Ci è persino giunta voce dalla CIA di un piano iraniano per rapirmi, così abbiamo finito per scomodare Ariel Sharon, il ministro della difesa israeliano e in seguito primo ministro, che ci ha messo in guardia. Un pomeriggio, mentre giravamo vicino all’hotel, la sicurezza mi ha portato in una stanza sicura nella cantina dell’hotel. Sono rimasto lì per più di un’ora. Faceva caldo ed era tutto buio. Mi portarono anche da mangiare: indovinate cosa? Esatto: un panino al pollo. A quel punto della mia dieta, la pallottola di un cecchino sarebbe stata molto più facile da inghiottire.
Rambo III è stato fatto prima dell’epoca degli effetti computerizzati, così abbiamo dovuto fare tutto davvero: saltare dagli elicotteri, stare sotto carri armati in movimento, correre attraverso le esplosioni. Un brutto momento c’è stato quando un elicottero French Puma prese la direzione sbagliata durante le riprese di un combattimento e per poco non decapitò me ed uno stuntman. Ho molta ammirazione per gli uomini e le donne che fanno il duro lavoro dello stunt per vivere, e devo loro molto. Ma devo la mia vita ad un cavallo. La scena più pericolosa in cui sia mai stato coinvolto è stata in Rambo III, quando Rambo è invitato al buzkashi, il gioco più pericoloso del mondo: l’idea è di afferrare il corpo di una pecora di 35 chili, galoppare per centinaia di chilometri e lasciarla nel “circolo del trionfo”. Sembra abbastanza facile, ma ci sono altri venti cavalieri che fanno del loro meglio per farti cadere in terra. I cavalli in corsa poi possono darti un bel calcio, una volta che sei finito in terra. Il pericolo di un gioco del genere su suolo sabbioso pieno di rocce acuminate era altissimo. Molti cavalieri cadendo si sono provocati danni seri: uno cadde così duramente che rimase cieco per alcune ore. Il mio cavallo, un magnifico stallone andalusiano senza paura, mi accompagnò nelle lunghe ore di questo insano stunt.
Dopo tutto quel sudore, dolore e pollo, dopo quelle esperienze quasi mortali e quelle esplosioni così vicine, è abbastanza interessante come Rambo sia battuto da una piccola donna in un abito di Chanel. In Rambo III i russi sono ritratti come il peggior incubo americano, la minaccia rossa del Regno del Male. Il loro coinvolgimento in Afghanistan è ritratto come il Vietnam russo. Ma al momento in cui il film è stato presentato in sala l’armata sovietica aveva annunciato il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. E quel che peggio, su ogni canale televisivo del mondo c’erano Mikhail Gorbachev e Nancy Reagan che si baciavano sulla guancia: i sovietici erano ora il nostri migliori amici e Rambo si presentava come macchina di morte concepita per mettere in cattiva luce i nostri amici dell’Est. In verità, se Gorby avesse ritardato quel bacio di altre due settimane, avremmo fatto il botto in casa. Magari era una vendetta per aver battuto la Bestia Russa, Ivan Drago, in Rocky IV. Sì, dev’essere stato questo.

L.

– Altri articoli di cinema tradotti da me:

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15 risposte a Sly Moves

  1. Zio Portillo ha detto:

    Non sono un fan sfegatato dello Stallone-attore. Mi piace, come a tutti, ma se penso ad un possibile podio o ad una top-10 dei migliori attori, Sly non sta manco in zona. Detto questo, voglio sottolineare che se De Niro o Hanks perdono peso e trasformano il proprio corpo per la parte tutti giù a farsi le pippe su quanto sono bravi, quanto sono in parte, “Ommioddio! Il metodo Stanislavskij!” e bla, bla, bla,… Se lo fa Stallone che letteralmente modella il proprio corpo in pochi mesi con allenamenti massacranti (e chi fa anche solo un po’ di palestra sa cosa significano le diete iperproteiche e gli allenamenti in superset!) è solo un attorucolo di serie B. Ah, e se Tom Cruise si butta da un ponte è il più grande di tutti, se invece Stallone 30 anni prima saltava da un burrone in mezzo a degli alberi canadesi è solo un’altra “americanata”. Bene così!

    Sette chili di muscoli per fare Rambo III sono una cosa mostruosa, da body builder professionisti! Mettere su 7 chili di ciccia è una bazzecola, metterne su 7 di pura muscolatura su un corpo come quello già pompato di Stallone deve essere stato un inferno.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti gli elogi agli attori spesso raggiungono livelli stupefacenti, tipo Charlize Theron considerata una super-attrice perché l’hanno truccata da brutta. Stallone che si faceva dieci mazzi al giorno avrebber preferito di gran lunga una semplice sessione di trucco piuttosto che quell’allenamento massacrante!
      La poltiglia che è oggi il cinema rischia di far perdere di vista i generi, che invece ne sono la spina dorsale. Stallone non è un attore drammatico, o almeno lo Stallone anni Ottanta, è un attore d’azione: questo non vuol dire che non ci sia dramma o storie personali nell’azione, ma solo che è un genere a parte. E lì era alle vette, perché ci credeva sul serio e ci metteva anima e corpo. Così come altri attori drammatici ci si mettevano nel genere drammatico e attori comici in quello comico.
      Oggi che ogni singolo maledetto film dev’essere un po’ drammatico, un po’ comico, un po’ d’amore, un po’ d’azione, un po’ per famiglie, un po’ per giovani, un po’ fantasy, un po’ horror, un po’ sexy, un po’ ‘sta mazza, ovvio che sballa tutto. E infatti non nascono nuovi attori: nascono nuovi caratteristi, o onesti mestieranti che fanno tutto.
      P.S.
      La celebre scena del burrone fu interpretata da uno stuntman, Sly ha girato solo le scene in cui si buttava tra gli alberi, anche se questo non gli ha impedito di rompersi una costola.
      Questo non lo dice nel pezzo, ma all’epoca la storica trasmissione “CIAK” intervistò il celebre “cascatore” (così si chiamava all’epoca) che aveva anche doppiato Schwarzy in Terminator nelle cadue in moto. E disse che ci rimase male quando Sly lo ignorò totalmente, malgrado fu grazie a lui che si poté realizzare una scena diventata immediatamente mitologica.
      Non vorrei sbagliare ma credo fosse un giovane italo-americano, quindi potrebbe essere Frank Orsatti, che infatti ha lavorato sia a Rambo che a Terminator.

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  2. Cassidy ha detto:

    Fantastico, pieno di chicche che hai usato nei tuoi post. Bello scoprire che il nemico di Sly erano le barbabietole e le ostriche 😉 Scherzi a parte grazie per averlo tradotto per noi. Cheers!

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Post che mi sono divorato come un panino al pollo! 🙂
    Interessantissimo, grazie per la traduzione, mi attirano, ancor più degli sforzi fisici, gli aneddoti “politici”, tra Reagan che racconta barzellette, Sharon che mette in guardia da possibili azioni ostili e Gorbaciov baciatore, ho avuto pane (sempre il pane del panino al pollo 🙂 )per i miei denti!

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  4. redbavon ha detto:

    Tutta questa fissazione per i muscoli è secondo me spropositata. Comprendo il senso di sfida, Sly è indubbiamente bravo a raccontarlo e apprezzo il suo modo di porsi a posteriori. Ciò che però non riesco a superare nel mio preconcetto del personaggio è- nel bene e nel male – avere inaugurato un modello di eroe solo muscoli, che poi non è una novità se ricordiamo Maciste & co. nel defunto genere “peplum”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Gli anni Ottanta avevano un diverso concetto dei muscoli: non si parlava di “eroi forzuti” (come si diceva per Sansone e Co.) ma di eroi “muscolari”. Non si trattava solo di bodybuilding ma di mindbuilding, portando alle estreme conseguenze quanto già diceva Oscar Wilde degli americani: “Capisco la forza bruta, ma non l’intelligenza bruta”.
      Conan prima, Rambo dopo, e pure Rocky si è unito in corsa, passando per Commando e tutte le sfumature raccontano di eroi che affrontano i problemi a botte, che picchiano e sparano come forma di dialogo. Non è certo una politica auspicabile, ma per dei prodotti di intrattenimento è divertentissimo ^_^
      Da He-Man all’heroic fantasy, gran parte del decennio aveva muscoli guizzanti e scolpiti, era un linguaggio dell’intrattenimento come nei Duemila lo sono i vampirelli innamorati 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah no, maledizione, ricordare i vampirelli innamorati mi ha quasi rovinato l’atmosfera stalloniana di questo interessante post con tutti i suoi aneddoti, testimonianze e autocritiche di prima mano 😀
        P.S. Forse Sly non ne è al corrente, o forse sì: ad ogni modo, nel fumetto “Star Trek – Un difficile negoziato” (scritto dalla coppia A.C. Crispin e Howard Weinstein) il disegnatore Carlos Mota si è divertito a dare al crudele cardassiano Teljan le sue fattezze (volto e corporatura)… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ah, adoro la Crispin, ora devo assolutamente recuperare quel fumetto! Diavolo tentatore… 😛

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  5. Sven ha detto:

    Perdona la pedanteria ma c’è una svista (non so se tua o di Stallone) a proposito del Mar Morto, che è a circa 400 metri sotto il livello del mare non 4000

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  6. Pietro ha detto:

    Cioè davvero? Non sapevo niente, che strana scoperta 😀

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  7. wwayne ha detto:

    Nella parte finale Sly ha sviluppato una riflessione profondamente vera: per avere successo un film non deve soltanto essere bello, deve avere anche la fortuna di uscire nel momento giusto.
    Ad esempio, Sindrome cinese è un film stupendo, ma va riconosciuto che deve buona parte del suo successo al fatto che parli di una centrale nucleare in ebollizione, e proprio 12 giorni dopo la sua uscita ci fu un incidente in una centrale nucleare della Pennsylvania: senza questo gigantesco colpo di culo, forse Michael Douglas non sarebbe mai riuscito a riprendere i soldi che aveva investito di tasca sua in questo film.
    Possiamo fare un discorso simile (ma in riferimento agli Oscar anziché al botteghino) per Maria regina di Scozia: è un film palesemente studiato per titillare i giudici dell’Academy, ma ha avuto la sfortuna nera di uscire in contemporanea ad un altro film storico che è piaciuto molto di più (La favorita), e quindi ha raccolto la miseria di 2 nomination. Se fosse uscito l’anno prima o l’anno dopo avrebbe raccolto 10 nomination e 5 Oscar, tra cui quello come non protagonista per Margot Robbie (che si era imbruttita apposta: altra palese ruffianata nei confronti dell’Academy, da sempre incline a premiare gli attori che oltraggiano la propria bellezza per un ruolo).
    Ti vengono in mente altri esempi?

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