La Storia di Alien 3. Guerrieri sul divano (1)


3.
Guerrieri sul divano

(parte prima)

«Nel 1976 avevo una carriera a pezzi ed ero in pieno tracollo finanziario: ero in una situazione davvero terribile»: così nel 1979 Dan O’Bannon ricorda il suo recente passato alla rivista “Fantastic Films”. Per fortuna però ha un amico sulla cui spalla andare a piangere.

Quello che si presenta alla porta di Ronald “Ron” Shusett è un uomo distrutto. Dan e Ron si conoscono da tempo, e proprio prima dell’inizio del progetto Dune stavano lavorando insieme ad una storia intitolata They Bite, che Shusett afferma essere stata opzionata per il cinema: in realtà è uno dei tantissimi progetti di O’Bannon mai portati a termine. (Spesso nelle interviste del 1979 Dan afferma di star scrivendo un romanzo con quel titolo: non è chiaro se sia la stessa storia né che fine farà, visto che l’unico They Bite esistente non sembra avere nulla a che vedere con Dan o Ron.)

Shusett si è specializzato nella produzione teatrale, all’università, ma se vuole fare davvero quel mestiere deve trasferirsi a New York, a quanto pare l’unica città americana in cui si possano produrre spettacoli teatrali, almeno stando a quanto ricorda Ron nel documentario The Beast Within (2003).

«Detestavo il clima della città e la cosa più vicina al teatro era il cinema. Essendo cresciuto a Los Angeles mi dissi: “Non voglio congelare: mi darò al cinema”.»

Ron invita Dan in casa e per i mesi successivi l’amico rimarrà sul suo divano, in piena depressione e incapace a scrollarsi di dosso la profonda delusione del crollo di Dune. Cosa fa un uomo come O’Bannon quando è depresso sul divano? Ecco una mia ipotesi: si tuffa nell’eterno rimedio per un cuore sofferente. La narrativa di genere.

Mi immagino che in una delle sue tristi sere sul divano O’Bannon abbia assistito in TV ad un double feature, quel doppio spettacolo molto amato dagli americani, stavolta dedicato all’attore Marshall Thompson. Chissà, magari hanno trasmesso due film con quell’attore che sono rimasti così impressi nella mente del nostro Dan, già propenso al contagio di più idee, da ricordarsene qualche tempo dopo…


Nemico senza volto

Nella base militare dell’Air Force di Winthrop, nella canadese Manitoba, i rapporti fra i soldati americani e i civili sono molto tesi. Siamo in piena campagna, a centinaia di chilometri dalle grandi città, quindi i contadini non hanno bisogno di indagini approfondite: i gravi problemi che stanno vivendo sono senz’altro colpa delle attività militari segrete. Per di più la base utilizza l’energia nucleare che non è certo nota per la sua sicurezza: sarà riconducibile ad essa la morte di alcuni abitanti del luogo?

Il maggiore Cummings (Marshall Thompson) indaga sulla questione ma senza alcun risultato, finché il professor Walgate (Kynaston Reeves) non confessa che, senza volerlo, è lui la causa di tutto: i morti che stanno funestando la cittadina e la base sono causati tutti… dalla sua “mente”. Da anni il professore studia la materializzazione del pensiero e, una notte buia e tempestosa, la sua strumentazione è stata inavvertitamente potenziata a dismisura dall’energia nucleare della base militare e il risultato è che il “pensiero” di Walgate si è materializzato… sotto forma di un cervello che si sposta mediante la relativa spina dorsale utilizzata a mo’ di coda.

Un plausibile antenato del facehugger

La storia del film Fiend Without a Face (1958) di Arthur Crabtree, prodotto dalla britannica Amalgamated Productions e distribuito negli Stati Uniti dalla MGM, si conclude con una notte di terrore dove i “buoni” vengono assediati da decine di “cervelli striscianti” a cui sparano a profusione, finché il maggiore Cummings salva la situazione neutralizzando la centrale nucleare e quindi togliendo l’energia alle creature. (Curiosamente ferma la centrale facendola esplodere, cosa che plausibilmente provocherebbe un disastro nucleare di grandi proporzioni!) Mentre il piccolo film britannico, girato secondo lo stile americano, si gode il lieto fine, dando un’occhiata al “demone senza faccia” protagonista, con una spina dorsale come coda e vari filamenti atti ad afferrare le vittime per succhiarne cervello e midollo, non si può fare a meno di notare che… è decisamente il prototipo del facehugger del film Alien, anche se colpisce la nuca al posto della bocca.

Un facehugger che ha sbagliato mira

La pellicola del dicembre 1958 è tratta dal racconto The Thought-Monster apparso sul numero del marzo 1930 della storica rivista “Weird Tales”: sia questo che il film sono inediti in Italia. L’autrice del racconto, Amelia Reynolds Long, è morta nel 1978… un anno prima di conoscere la curiosa evoluzione della sua “creatura”.


Il mostro dell’astronave

Il doppio spettacolo dedicato all’attore Marshall Thompson continua con un altro film, in cui stavolta interpreta il colonnello Edward Carruthers, accusato ingiustamente di aver massacrato tutti i suoi compagni della prima missione su suolo marziano. La seconda missione lo recupera, unico superstite, ma durante il viaggio di ritorno a casa alcuni membri dell’equipaggio cominciano a sparire: il lato positivo è che questo scagiona Carruthers, visto che senza saperlo la missione ha a bordo un mostro marziano invincibile.

Non si perde molto tempo ad indagare sulla natura di questo mostro, se sia un alieno trovatosi per caso su Marte o sia “autoctono”, o addirittura un abitante marziano che con l’inaridirsi del pianeta si sia trasformato in una creatura perennemente assetata di qualsiasi liquido: sono tutte ipotesi buttate un po’ via alla rinfusa, perché tutta la concentrazione va nel trovare un modo per annientare il “clandestino”. E non sembra essercene uno, visto che l’equipaggio le prova tutte senza alcun risultato: preso a pistolettate, fulminato con la corrente elettrica e asfissiato con il gas venefico, non si ottiene alcun risultato. Solo il fuoco pare tenerlo a bada, senza però ferirlo più di tanto.

Facendo su e giù per i piani dell’astronave verticale e inseguendo il mostro nei condotti dell’areazione, i membri dell’equipaggio, ormai decimati, danno fondo al proprio arsenale con l’ultima speranza, l’ultimo tentativo prima di arrendersi ad una morte orribile. Indossano le tute spaziali… aprono il bocchettone dell’astronave… e lasciano che lo spazio profondo faccia il resto. Rimasto senz’aria, perché fuoriuscita quasi completamente dall’astronave, il mostro finalmente muore.

Mettetegli la barba di Dallas, e la scena è la stessa…

Il mostro dell’astronave (It! The Terror from Beyond Space, agosto 1958; in Italia, giugno 1959) di Edward L. Cahn è l’opera prima dello sceneggiatore Jerome Bixby, nome illustre della fantascienza cine-televisiva. Tra l’altro, scriverà Viaggio allucinante (1966) ed episodi di “Star Trek” e “Ai confini della realtà”. Bixby, pur con tutte le ingenuità tipiche dell’epoca, crea una perfetta situazione di “assedio” all’interno di una astronave, con gli umani che tentano di tutto per neutralizzare il mostro marziano, senza riuscirci, mentre la creatura “succhia” la linfa vitale dai corpi delle sue vittime come uno di quei “vampiri spaziali” che avranno più fortuna in decenni successivi.

Curiosità vuole che la vicenda sia ambientata nel “futuro” 1973, anno in cui O’Bannon sta abbozzando la sua storia di un gremlin a bordo di un aereo, e coincidenza… una delle vittime del film ha per cognome Cartwright, come una delle attrici di Alien.

Ci sarà tempo di sottolineare come O’Bannon ricopierà fedelmente lo sviluppo della trama di questo film per il suo “copione alieno”, perché l’ex “guerriero spirituale” di Jodorowsky continua a rimanere sul divano… e a lasciarsi contagiare dalla narrativa di genere.

(Continua)


Fonti:

  • The Beast Within: The Making of “Alien” (2003), videodocumentario scritto e diretto da Charles de Lauzirika per la 20th Century Fox Home Entertainment e distribuito all’interno del cofanetto DVD “Alien Quadrilogy”.
  • Richard Meyers e Phil Edwards, ALIEN Movie Preview, da “Starlog Magazine” numero 20 (marzo 1979)
  • Ed Naha, “Alien” Arrives, da “Future Life” numero 11 (luglio 1979)
  • Dave Schow, Dan O’Bannon, da “Cinefantastique” Vol. 8 n. 1 (inverno 1978)
  • Ed Sunden II, Alien is here! And screenwriter Dan O’Bannon talks about it, da “Fantastic Films” n. 10 (settembre 1979)

L.

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20 risposte a La Storia di Alien 3. Guerrieri sul divano (1)

  1. Cassidy ha detto:

    Il cervello di Dan O’Bannon è una bella spugna che assorbe idee, se poi era lui stesso spiaggiato sul divano a fare la spugna, puoi capire! 😉 Scherzi a parte, leggendo la sinossi dei film è lampante che siano degli zii illustri per “Alien”. Ora non mi resta che spiegarlo al lavoro che si può essere produttivi anche dal divano di casa 😉 Cheers

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  2. MisterZoro ha detto:

    La prima volta che vidi “Il mostro dell’astronave” (ovviamente molti anni dopo Alien, quando riuscii a metterci le mani sopra in modi più o meno leciti) ci rimasi malissimo.
    Sapevo cosa aspettarmi, ne avevo già letto in diversi trattati e saggi sul cinema di fantascienza, ma fu comunque una botta vedere quanto Alien ci fosse dentro.

    Depresso cronica, senza un soldo, spaparanzato sul divano 24/24…vuoi vedere che il fatto di essere soprannominato “la spugna” non si riferiva solo al fatto che assorbiva (bel modo per non dire ‘scopiazzava’) tutto ciò che vedeva ma anche ad un eventuale accompagnamento alcolico?

    Ormai da quest’uomo mi aspetto di tutto ^^’

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A sua difesa va detto che questi film erano citati da lui stesso, già nel 1979: erano così famosi che era impossibile ignorarli. Ma occhio, che è solo l’inizio: la faccenda si fa seria quando arrivano le “fonti” che nessuno cita, come vedremo la settimana prossima 😉

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      • MisterZoro ha detto:

        Sarà, ma puzza tanto già così, è come autodenunciarsi prima che scoppi lo scandalo per evitare la shitstorm mediatica…
        Ah perché quindi c’è di peggio? Ma certo, c’è sempre di peggio XD

        In ogni caso quest’attesa è snervante, almeno quanto aspettare i capitoli di One Piece ogni settimana ahahahah

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se avessi più tempo farei ogni giorno, ma già così è una bella impresa 😛

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  3. Kuku ha detto:

    L’espressione “copione alieno” assume più di un significato…

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Sempre più interessante, dall’immagine malinconica del divano accogli/consola depresso, al prototipo di facehugger…concludendo con un bel gremlin! 🙂
    Tanti influssi, tante contaminazioni, tanti stimoli!

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  5. redbavon ha detto:

    Io sono sempre convinto che certe idee non nascono dal nulla, a parte rari casi. C’è sempre una “fonte” che ha quantomeno ispirato. Non conoscevo tutti questi “retroscena” che – come tu ben sai – trovo interessantissimi. Non vedo l’ora del seguito rivelatore!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La narrativa di genere consiste proprio nel riproporre temi noti ma gestiti in modi diversi, e l’essere un minestrone di scopiazzate non toglie nulla ad “Alien”, perché la sua forza sta proprio nel modo diverso in cui ha proposto una storia già vista. Però nel raccontarne la storia non si può non sottolineare come sia un’opera fortemente derivativa.

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      • redbavon ha detto:

        Come spesso accade ha successo non chi ha per prima l’idea, ma chi la riesce a trasmettere con più efficacia o renderla più accessibile.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        O anche solo chi ha la potenza di distribuzione della Fox alle spalle, che non guasta mai 😛

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      • redbavon ha detto:

        Non è sempre condizione sufficiente. Vedi la gestione di marchi come Predator e Alien Vs Predator, tanto per fare esempi prossimi ad Alien 😜

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Vero, ma comunque in quei casi lo sforzo di marketing è stato prossimo allo zero: di AVP2 a malapena sono girate le locandine, e per Predator 2018 sono stati spesi solamente i soldi necessari a pagare l’albergo al cast, un gruppo di attori beoti che andavano in giro a NON parlare di Predator, mentre il regista sparava menzogne sapendo di mentire. (“Sarà un film pieno di rimandi all’action anni ’80″…) Non è questo che intendo per campagna pubblicitaria: intendo pacchi di dollari spesi in quantità industriale, come avveniva all’epoca.
        Quando è uscito Alien ogni singolo americano ne è stato informato, ma parliamo di un’epoca geologicamente distante. Era l’epoca in cui esisteva l’editoria, in cui i giornali rubavano foto dal set e il “Los Angeles Times” faceva lo scoop mostrando in anteprima il facehugger: dai set del Duemila non esce niente… neanche i film 😀
        Far girare un trailer ogni tanto non è una campagna pubblicitaria: portare il prodotto all’attenzione di ogni singolo essere umano nel mondo occidentale, com’è stato fatto per i primi Alien, è una campagna pubblicitaria, che solo le grandi major possono affrontare. Dei produttori indipendenti possono tirar fuori il miglior film della storia, ma nessuno lo sa quindi non conta niente. Le major tirano fuori di solito buffonate inguardabili, ma fanno in modo che tutti abbiano la curiosità di vederle. Dal Duemila però non vale più, perché non spendono seguendo la falsa idea che nel mondo digitale tutto viaggia gratis: grande errore.
        Non dico che film palesemente sbagliati come quelli alieni recenti sarebbero andati molto meglio, con una degna campagna pubblicitaria – che non hanno avuto – ma avrebbe aiutato. Guarda Tarantino: pure sulla mia tazza del cesso ho trovato una pubblicità del suo inutile film: perché quando sono usciti i film alieni serviva un investigatore per trovare un loro cartellone in giro? Se oggi vai in edicola, ci sono dieci riviste con in copertina qualche richiamo al nuovo inutile film di Tarantino: quante copertine dedicate ad Alien o Predator hai visto negli ultimi vent’anni? Quando esce Star Wars c’è la pubblicità anche sulle arance: quando esce Alien, non c’è la pubblicità manco nel cinema dov’è proiettato!
        Questa roba conta, e questa roba costa: la Fox non tira fuori un dollaro da decenni, e i risultati sono lì: grasso che cola se i suoi film rientrano delle spese…
        Il primo Alien ha potuto godere di una campagna pubblicitaria totalmente impossibile negli anni Duemila, quindi è partito con un milione di punti di vantaggio rispetto a qualsiasi altro film successivo. Questo non toglie nulla alla qualità, ma alla fine conta anche questo.

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Sono rimasto un po’ indietro 😛
    Cavolo, il secondo film è proprio il primo Alien – con una fettina di Coeurl (se ricordo bene il nome) di Van Vogt. Notevole ^^
    Almeno, in quel periodo potevi abbruttirti sul divano e trovare qualcosa di valido: se lo fai oggi, con la tv pubblica italiana, becchi televendite e programmi abbastanza noiosi, spesso…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Durante le mie malattie degli anni Ottanta avevo solo l’imbarazzo della scelta: anche il più scalcinato canale locale trasmetteva film, telefilm o cartoni animati, quindi capisco benissimo il nostro Dan ^_^
      Sì, di “Crociera nell’infinito” non si butta via niente, ho citato solo l’Ixtl perché è il caso più lampante di scopiazzata aliena, sia per la creatura che “semina” nelle persone che per l’espediente dell’autodistruzione della nave, ma anche dal gattone è facile trovare rimandi alla storia di Dan.
      E, ancora, questi sono i richiami più evidenti: chissà a quante opere ha attinto in minima parte e non ce ne siamo ancora accorti 😛

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  7. Pingback: Total Recall 0. Introduzione | Il Zinefilo

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