Doom (2005) Il film dall’inferno

Continua la lunga e dura strada fuori da Doom, in un viaggio transmediale tutto da godere.

9 giugno 2004, l’IFTN (The Irish Film & Television Network) annuncia entusiasta che l’irlandese Enda McCallion, regista di spot e videoclip (come Deep dei Nine Inch Nails, nel 2001), è stato ingaggiato dalla Universal Pictures per dirigere il film tratto dal fortunato videogioco… due mesi prima che detto videogioco esca nei negozi!
McCallion verrà sostituito, ma il suo nome è ancora alla regia per “Fangoria” n. 235 (agosto 2004) e “Computer Gaming World” n. 243 (ottobre 2004) mentre “Fangoria” 238 (novembre 2004) annuncia il cambio al vertice e l’arrivo di Andrzej Bartkowiak, di cui preferisco ignorare l’esistenza.

La notizia IFTN prosegue raccontandoci che è sin dalla fine del 2002 – cioè, aggiungo io, quando il videogioco Doom 3 è ormai nelle fasi finali di creazione e già è stata fatta una presentazione-demo – che Warner Bros e Columbia Pictures sono entrati in possesso congiunto dei diritti cinematografici del marchio Doom, con però la clausola che se entro sedici mesi non fosse partito alcun progetto quei diritti sarebbero tornati alla casa-madre, la id Software.
Mica pretenderete che Warner Bros e Columbia Pictures in sedici mesi sappiano organizzare un film! Oh, ma scherziamo? Infatti non ci riescono e i diritti tornano in vendita: stavolta se li compra la Universal Pictures, pronta con una sceneggiatura firmata da Dave Callaham e la produzione di Lorenzo Di Bonaventura e John Wells.

Quindi tutto pronto per partire? Manco per niente…


Più sceneggiature
che mostri di Doom

Il produttore John Wells è una firma eccellente della TV, potreste per esempio aver sentito parlare di una sua serie di discreto successo: qualcosa come E.R. Medici in prima linea. Il suo territorio è quello strettamente televisivo, ma ogni tanto ha messo piede al cinema, con risultati che non definirei memorabili.
Malgrado lui stesso ammetterà di non avere alcun tipo di esperienza con film pieni di effetti speciali, per motivi non meglio chiariti un giorno gli viene passata una sceneggiatura firmata da un certo Dave Callaham ed inizia a produrre il relativo film. Wells non sa che quel tizio esordiente in seguito sceneggerà I mercenari (2010) con Stallone e co-firmerà il narcolettico Godzilla (2014); non sa che creerà la geniale serie TV “Jean-Claude Van Johnson” (2016), non sa che prenderà in mano i personaggi di Wonder Woman e Shang-Chi per adattarli al cinema, per non parlare di Spider-Man: Into the Spider-Verse 2. No, nei primissimi anni del Duemila David “Dave” Callaham è un signor nessuno che semplicemente ha venduto un copione ispirato a un celebre videogioco.

A Marcelle Perks di “Fangoria” (novembre 2005) il produttore racconta sghignazzando che in totale il progetto è passato per ben quarantuno revisioni della sceneggiatura.

«Non è che non trovassimo il copione giusto, ma il problema è che alcune delle prime idee prevedevano effetti in CGI che non funzionavano e lavorazioni non disponibili. Così sono state fatte un sacco di modifiche per essere certi di poter realizzare ciò avevamo immaginato.»

Quindi Wells ci spiega che la produzione non aveva idea di come rappresentare la maggior parte dei mostri del videogioco, così sono state prese molte decisioni per rendere gli effetti speciali più gestibili, ma – tiene a specificare il produttore – mantenendo le idee originali di Callaham. La domanda più ovvia il giornalista non gliela fa né viene in mente a Wells, quindi la pongo io: perché cazzo prendere un film irrapresentabile al cinema… e rappresentarlo al cinema? C’erano così tanti videogiochi molto più fattibili da prendere in considerazione, ma no: è stato scelto proprio quello strapieno di mostri che non ci sono soldi (né conoscenze) per portare in video. Perché? Non si sa.
Quello che è sicuro è che servono i migliori perché degli effetti speciali di medio livello sembrino di alto livello: quindi entra in ballo lo Stan Winston Studio.

Splendida doppia pagina da “Fangoria” n. 248 (novembre 2005)

Perks di “Fangoria” intervista John Rosengrant, che ha guidato la squadra che si è occupata delle protesi, e scopriamo che ci sono stati solo tre mesi di tempo prima che si partisse tutti per Praga a girare: quindi non ci sono abbastanza effetti speciali e andiamo tutti di corsa. Il metodo migliore per fare un film, no?
Rosengrant ci racconta che per il “mostrone finale” del film è stato chiamato Brian Steele, specializzato a stare in tute “mostruose” – come nella saga di Underworld e in Hellboy (2004) – solo che certe volte le dimensioni contano: fatto il mostrone grande quanto si vede nel videogioco, il costume risultava troppo ingombrante e la recitazione molto rallentata, così si è optato per un costume più piccolo da rendere “più grande” con le inquadrature.
Sempre da Hellboy arriva Doug Jones, il futuro celebre anfibione scopiazzone de La forma dell’acqua (2017). Interpreta diversi mostri e demoni a scelta: «Sono anche morto tre o quattro volte, in modi sempre diversi», confessa a “Fangoria”.

Le scenografie disegnate da Stephen Scott e costruite a Praga sono fatte in modo che a seconda dell’illuminazione sembrino ambienti diversi, così si va più veloci con le riprese e si risparmiano cambi di scena. Insomma, un film di serie A con budget di serie A che però si comporta da film di serie Z. E come sempre, anche gli incassi sono da film di serie Z…
Previsto per agosto, l’uscita di Doom slitta fino al 21 ottobre 2005 e la UIP lo porta nelle sale italiane dal 17 marzo 2016 (fonte: ComingSoon.it): costato 60 milioni di dollari, nel primo weekend ne incassa 15 e alla fine in tutto il mondo il totale sarà di 55. Non è rientrato neanche delle spese. Disastro totale globale.
Sul set l’attore Karl Urban affermava tutto contento di aver firmato per il sequel: mi spiace, Karl, è già tanto se non fanno sborsare a voi attori i cinque milioni di buco!

Mi spiace, Karl, la tua faccetta da duro di gomma dovrai portarla da un’altra parte

L’indirizzo e-mail di Jon Farhat, il supervisore degli effetti speciali visivi, per qualche motivo è finito in Rete durante le riprese e l’uomo è stato sommerso di lettere dai fan del videogioco, timorosi che nel film si cambiasse qualche aspetto, anche decisamente minore: «Non cambierete il suono delle porte che si aprono, vero?», è il tono delle mail ricevute. (Suono che, peraltro, pare sia lo stesso delle porte di “Star Trek”.)
Che il Signore dei Media conservi ingenui e sognatori i fan, che nel Duemila ancora credono che quel cadavere che altri chiamano cinema sia ancora in grado di veicolare su grande schermo emozioni e sensazioni che appartengono ad altri media. Così mentre i fan pensano al suono delle porte che si aprono, la Universal chiama il consulente militare Tom McAdams perché addestri gli attori a sembrare una vera squadra militare. Settimane passate ad imparare tecniche militari e lavoro di squadra. E a sparare con fuciloni.

Sicuramente l’addestramento sarà stato più divertente delle riprese

Mi rivolgo a voi fan, che pensate al rumore delle porte sperando che il film lo rispetti: esattamente in quale punto del videogioco… c’è una squadra di soldati che agisce con tattiche militari?

Tutto ciò che in Doom 3 NON c’è, lo troverete qui

Usando un’iperbole poetica, la Universal si mangia Doom 3 e caga il film Doom.


Il film sbagliato
anche per gli standard marziani

Un’altra grande produzione Universal!

«Nell’anno 2026 alcuni archeologi scoprirono nel deserto del Nevada un portale che conduceva a un’antica città su Marte: lo chiamarono l’Arca. Venti anni dopo stiamo ancora cercando di capire perché quel portale fu costruito e che cosa ne fu della civiltà che lo costruì.»

Vi dice ancora bene: noi da venticinque anni stiamo ancora assistendo alla stessa identica trama che si ripete identica, medium dopo medium, mentre tutti dicono che non esiste trama!

E se questo non è l’Inferno in Terra…

Visto che la Universal sta camminando sui vetri, ha orde di fan adoranti che deambulano come gli zombie del gioco, bofonchiando «Rispettate… il rumore… delle porte…», dovrà stare attenta: i tanti cambiamenti di storia e la perdita quasi totale dei mostri dovrà essere controbilanciata da una sceneggiatura d’acciaio e attori carismatici, così da convincere lo spettatore che comunque questa roba che non si sa cosa sia assomigli a Doom 3, vista da lontano. Ovviamente sto scherzando: come ogni altro film tratto da videogioco, gli autori buttano lì tre frescacce perché pensano che tanto quegli zombie di fan pagheranno comunque il biglietto.
Doom ha dimostrato che non è così che funziona, anche se tanti non hanno ancora capito.

Oh, segnatevi questi nomi, così se li incontrate sapete cosa fare…

Iniziare il film con una banda di cazzoni che sembra uscita dal peggior film anni Novanta, è una mossa giusta nella direzione sbagliata. La scelta del cast attoriale è pure peggio. Il bianco sembra un maniaco dei giardinetti, il nero che gioca a baseball in caserma sembra un mentecatto e quello con il videogioco un cerebroleso: ed io, spettatore, dovrei provare preoccupazione quando cominceranno a morire? Già ora tifo per i mostri!
Brava, Universal: tu sì che sai come sbagliare alla grande.

Cioè… questo è uno dei buoni?

C’è un Grosso Guaio su Marte, nella struttura di ricerca di Olduvai ci sono stati dei casini e serve una squadra di pessimi attori da mandare sul posto. Per fortuna c’è Dwayne Johnson che ancora si fa chiamare The Rock e presta la sua sottile recitazione al film. Rivedere questa sua prova fa apprezzare cos’è diventato oggi, quanto cioè abbia migliorato la propria recitazione: oggi è un attore, qui in Doom è un imbarazzante caratterista che fa faccette e boccacce. E dice cose stupide, ma quello non è colpa sua. La scena migliore del film è quella dove recita di schiena…

Leggo male, o c’è scritto Semper (Viva La) Fi ?

La Squadra The Rock parte per Marte, dove scatta la tramona di quelle buone. Nella squadra infatti c’è John Grimm (il peggior Karl Urban di sempre) che ritrova sua sorella Samantha con l’acca (Rosamund Pike), e ne approfitta per raccontarci dei vecchi tempi. Di quando doveva diventare archeologo invece ha scelto di ammazzare la gente, mentre sua sorella ha continuato ed ora ha ritrovato resti antichi di marziani, una razza estinta di superuomini che avevano un cromosoma in più: quello necessario a farsi piacere ’sta roba.

L’archeologa Samantha con l’acca ha scoperto i marziani col cromosoma in più

Questa è la parte migliore della sceneggiatura, perché poi arriva l’immancabile esaltato religioso (poteva mancare?), i mostri che non ci sono – o se ci sono non si vedono – e una scena di tipo mezz’ora in cui il maniaco dei giardinetti deve correre in bagno a fare quella grossa. Se qualcuno pensa che io stia scherzando, lo invito a rivedersi il film: la scena centrale della vicenda ruota intorno a Portman (Richard Brake) che deve “evacuare” (se stesso, non la base di Olduvai) e passa mezz’ora ad analizzare il bagno in cerca di mostri: capite che a sentire fuori la porta dei demoni infernali che vogliono mangiarti l’anima c’è da rimanere stitici.
Tra mostri invisibili e sparatorie dirette verso il nulla, ad un certo punto qualcuno dev’essersi accorto che il film non assomigliava a Doom 3 neanche con gli occhi chiusi. Quindi si è cominciato a buttare lì qualcosa che lo ricordasse, tipo il «Bel Fottuto Giocattolo», resa italiana del Big Fucking Gun: modo colorito per indicare il celebre fucilone BFG, presenza fissa del videogioco sin dal 1994.

Il «Bel Fottuto Giocattolo», (Big Fucking Gun)

Bello, eh? Certo, se magari lo avessero anche usato sarebbe stato meglio: a parte un paio di tiri, per lo più a vuoto, il fucile non entra mai nella storia. A questo punto per giustificare il titolo del film almeno facciamo una bella scena in soggettiva, firma eccellente del marchio.
A girarla ci pensa Jon Farhat, il supervisore agli effetti speciali del film, che fa un lavoro ottimo e più di una citazione diretta a Doom 3 – tipo il marine che si guarda allo specchio – ma parliamo di trenta secondi o poco più. E il resto? Il resto è roba inutile e fastidiosa, che sembra il remake del film Resident Evil (2002).

Quindi invece di Milla Jovovich abbiamo ’sto tizio in carrozzina?

«Sono molto emozionato perché hanno ingaggiato un tizio chiamato Dion Lam, un grande stunt coordinator»: così Dwayne Johnson parla al giornalista Perks di uno dei grandi nomi di Hong Kong, chiamato per l’occasione.
Devo essere onesto, la prima volta che ho visto il film – all’incirca nel 2007 o giù di lì – in mezzo allo schifo totale l’unica parte che mi era piaciuta è stata la parentesi dello scontro marziale tra The Rock e Karl Urban. Oddio, “marziale” è forse troppo, comunque era una scena girata nel tipico stile di Hong Kong che all’epoca era ancora totalmente inedito in un film americano, quindi mi colpì molto. Tanto che quando poco dopo trovai su bancarella il DVD Special Edition del film decisi addirittura di spendere l’enorme cifra di tre euro per acquistarlo! (Cioè tre euro in più di quanto valga il film.)

Edizione speciale, con custodia di latta e qualche minuto di speciali

Rivisto il film per lo speciale, aspettavo ghiottamente quella scena per rigustarmela… rimanendo profondamente deluso. Tutto qua? Dov’è finita la scena che ricordavo spumeggiante? Possibile che l’evoluzione successiva del genere action abbia reso ormai obsoleta quella scena? Fatto sta che è molto deludente e l’unico motivo per vedere il film… non c’è più…

Mi spiace, Karl: sei inutile pure a menare!

Fallimento su tutta la linea. Dunque la storia è insalvabile? A sorpresa, non è così. E solamente grazie a quel fenomeno di cui vado parlando da settimane: la transmedialità.
Una storia sbagliata al cinema non è detto lo sia anche in altri medium, se finisce in mano ad un bravo autore.


Il romanzo del 2005
che viene dal film del 2005
che viene dal videogioco del 2004
che viene dal videogioco del 1994

Come ormai dovrebbe essere chiaro, ogni medium ha il proprio linguaggio e non bisogna compiere l’errore di ignorare questo semplice fatto. Una trama che funziona in un videogioco non funziona in un film, e Doom (2005) è la prova provante e provata: le orde di fan che hanno inondato di soldi i negozi di videogiochi non hanno speso un solo dollaro per il film, quindi “votando” per il suo fallimento. Ma la storia che non funziona su schermo… magari funziona su carta.

Nell’ottobre del 2005 insieme al film esce anche la relativa novelization targata Pocket Books, la casa specializzata nel genere che affida il testo ad un nome importante: John Shirley. Maestro della narrativa di genere, non è certo di primo pelo: negli anni Ottanta si nascondeva dietro lo pseudonimo John Cutter per firmare i romanzi d’azione di Jack Sullivan, lo specialista, undici avventure di un duro alla Frank Castle che hanno conosciuto anche una (pessima) trasposizione cinematografica ne Lo specialista (1994), con Sylvester Stallone, Sharon Stone e James Woods. (I nomi sono giusti, è il film ad essere sbagliato!)
Shirley conosce i generi e sa come gestirli al meglio. E, incredibile a dirsi, salva persino Doom!

Edizione Pocket Books, ottobre 2005: il romanzo che salva il film!

Intendiamoci, non stiamo parlando del romanzo dell’anno né di qualcosa per cui strapparsi i capelli: la storia è quella del film, ma Shirley non è un inetto e non ha i problemi di budget che hanno affossato la pellicola, quindi sa tirar fuori diamanti dal carbone.

Vi ricordate i problemi di disciplina del marine protagonista del primo videogioco? Quelli poi ripresi dal primo romanzo e dimenticati dal videogioco del 2004? Qui tornano, ma sotto forma diversa: il protagonista ha dovuto guidare una missione con armi fallate e ancora ha gli incubi a ripensare al massacro che ne è scaturito. Da qui inizia una storia dove ci viene raccontato sì della squadra RRTS (Rapid Response Tactical Squad) ma c’è molto più equilibrio con il videogioco, che è tutto in solitaria: protagonista è un John Grimm – detto Grimm Reaper – molto più vicino al marine videoludico, mentre gli altri membri della squadra sono più sfumati, visto che sono solo buffonesche comparse votate a morire male.

Edizione “Urania Horror” (Mondadori) del febbraio 2007

Il difetto del romanzo è lo stesso del film: un soggetto minuscolo, quasi assente, e una sceneggiatura devastantemente brutta. Per risparmiare, tutta la vicenda si svolge in un laboratorio, quindi… sali le scale, scendi le scale, apri la porta, chiudi la porta. La solita roba. Shirley non può cambiare tutto questo quindi dalla seconda metà il romanzo cala parecchio, ma ripeto: la narrazione è mille volte superiore al film. I personaggi sono vivi e vibranti, impariamo a conoscerli – mentre nel film sono solo mentecatti che non vedi l’ora che muoiano! – e le azioni molto più dettagliate. Nel film ci si limita a ombre che si muovono sullo sfondo, invece il romanziere può essere molto più particolareggiato.

«La cosa era molto più grande di un uomo.
Aveva uno spesso esoscheletro nero e un grappolo di otto occhi. La testa era una selva di aculei e denti acuminati.
“Una specie di imp, un orrendo folletto” pensò Sam “Uscito dall’Inferno.”»
(Traduzione di Marcello Jatosti, come anche le altre citazioni)

I riferimenti ai mostri del videogioco ci sono ma con molto meno divertito citazionismo del romanzo del 1995. Sia perché i mostri del 2004 sono pallide ombre delle mitologiche creature del primo Doom, sia perché tanto nel film si intravedono appena. Principalmente i mostri sono costituiti da zombie, ecco perché parlo di copia di Resident Evil, cosa che il gioco non è.

Devo però essere onesto: mica ho capito bene la “spiegazione” dell’invasione di alieni. La sceneggiatura del film cerca di portare nuovi elementi rispetto al gioco – secondo cui si parla di demoni infernali – solo che temo si incarti parecchio. Il romanzo cerca di fare chiarezza, ma temo che Shirley la butti in caciara.

«“Sono intrecciate, intessute nella sequenza del DNA. Le impronte del satanico, la più tenebrosa delle tenebre fra noi. Non oso definirlo sovrannaturale, anche se non lo si può considerare parte del mondo naturale, come noi lo intendiamo. Ma qualcosa di inumano, di extradimensionale ha celato nel nostro DNA le chiavi per le porte degli Inferi… A che scopo? Chi ci ha lasciato questa subdola esca?”
[…]
I più neanche immaginavano che stavano per essere invasi da una specie maligna di aberrazione genetica. Un’infezione del pensiero venuta da un mondo remoto.
Solo che quell’orrore non veniva da un mondo alieno. Non del tutto. Era stato creato, fondendo la scienza umana con le conoscenze degli antichi saggi di Olduvai.»

Non so se sia stato Dave Callaham o qualcuna delle 41 altre sceneggiatura a fare il minestrone – demoni, marziani col cromosoma in più, antichi saggi di Olduvai, scienziati umani, alieni e chi più ne ha più ne metta – comunque nulla è spiegato se non per parole sparse, tanto che temo nessuno degli autori abbia ben capito la trama. Tanto non conta nulla, è solo uno spara-tutto, no?

Mi sembra scontato dire che il perfido dottor Carmack sia un simpatico omaggio…

Insomma, il film è da consigliare solo per chi voglia disidratarsi a forza di spernacchiarlo, mentre il romanzo – disponibile in cartaceo su Amazon, capito Willy??? – vale la pena di essere letto. Non sarà un capolavoro, essendo purtroppo molto legato al film, ma racconta bene una storia che il film non sa raccontare, quindi va comunque lodato.

Una schermata dello smartphone etrusco, fra agosto e settembre


Bibliografia

  • Marcelle Perks, Doom and Doomer, da “Fangoria” n. 247 (ottobre 2005)
  • Marcelle Perks, Monsters of Doom, da “Fangoria” n. 248 (novembre 2005)

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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23 risposte a Doom (2005) Il film dall’inferno

  1. Cassidy ha detto:

    Ti aspettavo la prossima settimana con questo post, ma ti ho letto molto volentieri già oggi. A questo punto però ho comunque voglia di rivedermi il film, perché tanto sono votato al sacrificio più dei protagonisti, tanto non sarà mai peggio dell’idea di realizzare un film su “Doom” senza i soldi per i mostri 😉 Cheers

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Credevo di non averlo visto ma le immagini della Pike, del The Rock “vecchio modello” e la tua citazione della scena del cesso mi hanno acceso la lampadina. Devo averlo visto (noleggiato?) per poi rimuoverlo dalla mia mente.

    Interessante la riflessione sulla “transmedialità” che spesso non è efficace. Ma ancora più interessante sarebbe da capire perché avendo 60mln di dollari da spendere (nel 2005!), ci si ritrovi a Praga per girare sta porcheria che manco Steven Seagal. E il bello è che nulla è improvvisato! Chiami gli Stan Winston Studio (che non sono quelli che animavano il pupazzo Uan di “Bim Bum Bam”), chiami un consulente per insegnare per settimane le basi della tattica militare al cast, fai arrivare Dion Lam che fa rizzare le antenne a The Rock e poi… sputt@ni tutto quanto co sta schifezza?!?! Capisco la fretta di uscire per “battere il ferro finchè è caldo”, ma nemmeno così. E infatti sono stati segati pesantemente, e giustamente, al botteghino. Magari fatelo uscire un 6-8 mesi dopo avrebbe bucato qualche fan occasionale ma se il prodotto finale è valido raccatti nuovi spettatori e non bruci 60mln. E poi si poteva trarre un nuovo videogioco ispirato alla pellicola con Urban e The Rock. Un media (film) che copia il media originale (il gioco) che a sua volta prende spunto dalla pellicola per far uscire un nuovo capitolo! Questo sarebbe stato lungimirante e avanti coi tempi.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il problema è che tecnicamente è un ottimo film, ma con una trama ridicola e personaggi sbagliati in ogni loro minuscolo aspetto. Temo che abbiano pensato “tanto tutti i fan di Doom compreranno il biglietto alla cieca”, e hanno dimsotrato che non funziona così.
      Se avessero risparmiato sull’addestramento militare – totalmente inutile – utilizzato almeno un paio di mostri che assomigliassero vagamente al gioco e trovato una trama il film si sarebbe salvato. Infatti il romanzo – che non ha bisogno di addestramenti militari né di budget per i msotri – riesce a tirare fuori il massimo da quello schifo di trama, anche se ovviamente non può arrivare a salvarla.
      I produttori nel 2005 ancora credevano nell’antico mito “Più spendi più guadagni”, ormai completamente abolito. Solamente un numero minuscolo di persone paga un biglietto per il cinema: più spendi, più perdi soldi. La tecnica è spendere due spicci ma fare una trama e creare personaggi che sappiano sfruttare quei due spicci. Sembra impossibile, ma Jason Blum ha dimostrato che è l’unico sistema che funzioni per film piccoli e medi.
      Ed è un sistema che a sorpresa funziona anche per Doom… come scopriremo domani! ^_^

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      • Zio Portillo ha detto:

        Quel cliffhanger finale ti rende automaticamente migliore degli addetti al marketing della Universal!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah mi sa che la Universal non ha più addetti al marketing da anni 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        Il problema non è neanche che non funzioni “più spendi più guadagni”, è che lanciare i soldi dalla finestra non è spendere XD
        Forse, oggi puoi rifarlo migliore – e più lussuoso – con un terzo del budget.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Spendere 60 milioni di dollari per quattro tizi che si muovono dentro degli uffici al buio, attaccati da un paio di vaghi mostri, è davvero buttare i soldi nel cesso. Però hai chiamato The Rock, hai addestrato la squadra a tecniche militari con un professionista, hai chiamato lo Stan Winston Studio… e tutto questo probabilmente è costato 59,9 milioni. Il resto è tutto improvvisato ed ha ammazzato il film.
        Film che, va ricordato, ha incassato 55 milioni di dollari: se fosse costato 5, oggi staremmo parlando di uno dei più grandi successi della Universal! Ecco perché Blum sta vincendo: il suo nuovo film di Natale sarà costato anche meno di 5 milioni, ma già dal trailer dimostra una sceneggiatura diversa dal solito e sta’ sicuro che farà il botto già solo per quella.

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  3. Il Moro ha detto:

    MA la domanda più importante è: alla fine il rumore delle porte è quello? 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah sai che mi sa non ci sono proprio porte? E se ci sono, non ho notato il rumore: ero troppo occupato a spernacchiare i personaggi, fra i più sbagliati apparsi su schermo nei Duemila 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        La cosa delle porte è ridicola… certi fan si dedicano troppo all’onanismo mentale, attaccandosi a sciocchezze para-proustiane.
        The door noise is the new madeleine…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I fratelli Strause nel 2007 per “Aliens vs Predator 2: Requiem” hanno rispettato ogni più minuscolo Canone alieno, hanno utilizzato i suoni originali di Alien e Predator, sono stati rigorosi… e sono stati presi a pesci in faccia dai fan. Ecco perché non bisognerebbe MAI tenere conto dei fan, quando si fa un film, né nel bene né nel male (come fa Scott, che ormai vive solo per sputare sul più alto numero di fan 😀 )

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Allora, al marine maniaco dei giardinetti sono morto XD immaginavo questo tipo viscidino che apre l’impermeabile mimetico mostrando le sue nudità, ed ecco perché i mostri non si fanno vedere ^^

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Capito! 🙂
    Sono più tentato dai romanzi vecchi perché mi danno più l’idea del sapore del Doom original ma se mi dici che questo vale…perché no? Ah, poi ovviamente ti mando il conto a casa!!!!! 🙂
    Sul film, che delusione fu! Concordo sulle poche parti salvabili (60 secondi in tutto del film?), mentre la prova del buco in acqua realizzato, è la “prestazione” di The Rock. Attore che mi fa personalmente impazzire, sempre in parte e idolo dai trascorsi nel wrestling. Qui…fa buca, e non solo perché era acerbo.
    A pensarci, per farmi dispiacere la combinazione Doom + The Rock si devono essere impegnati di brutto!
    p.s. ti ricordo di lasciarmi indirizzo o dati bancari per gli acquisti di libri 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahia, qui mi sa che mi tocca pagare tutti i tuoi acquisti!! 😀
      Davvero, sbagliare con The Rock e Pistolone ce ne vuole, ma niente, non c’è una sola scena azzeccata in tutto il film. Una volta avrei detto il combattimento finale, comunque in salsa Hong Kong, ma rivisto oggi è molto deludente.
      Per il libro, magari prima leggiti i due vecchi, poi decisi ^_^

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        A me, più che il combattimento finale, era rimasta in mente la scena in soggettiva di cui parli anche te ma, appunto, dura pochi secondi! E magari a rivederla oggi fa un effetto diverso e deteriore…
        Il tuo “magari prima leggiti i due vecchi” per poi decidere sa di “ritirata”, sai che rischi il portafogli…ahahaha!
        Al di là degli scherzi, grazie per gli spunti! 🙂

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  6. redbavon ha detto:

    Lo confessso, l’ho comprato il film di DooM. Mi guardava dallo scaffale di una GDO dell’elettronica e aveva un prezzo modico. Perché no? Chissà cosa si sono inventati? La maledizione dei film tratti dai videogiochi qui si unisce alla sfiga nera e alle piaghe di Egitto, tutte nessuna escluse. Un film che quando i miei due nanerottoli scopriranno e vedranno, verranno a cercarmi per sputarmi in faccia. E me lo merito.

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  7. Giuseppe ha detto:

    In pratica, un film che cerca di essere Doom ma che NON può essere Doom, visto il bailamme di sceneggiature rimaneggiate, e che però a un certo punto cerca di ricordare Doom per poi dimenticarsene subito dopo… Già che c’era, perché non provare ad essere pure un po’ Fantasmi da Marte (vedi i resti ritrovati degli antichi marziani)? Ma Andrzej Bartkowiak non è John Carpenter, quindi meglio non continuare -o almeno, non farlo in modo comprensibile a sufficienza- nemmeno su questa promettente strada.
    Tecnicamente nulla da dire, ma è ovvio che se lo si guarda non si deve pensare seriamente al gioco originale nemmeno per un decimo di secondo (e un sequel con pari premesse non avrebbe fatto altro che moltiplicarne i limiti).
    P.S. L’idea del “malefico” DNA marziano alla fine era così confusa che nemmeno John Shirley è riuscito a prendere la direzione giusta per fare chiarezza: dato che ormai la matrice infernale del gioco originale qui diventava priva di senso, ci si poteva forse concentrare di più sull’oscuro enigma genetico/archeologico degli antichi marziani scomparsi da tempo (con tutta probabilità in altre dimensioni), a causa delle conseguenze delle loro scoperte…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ai “semplici” demoni del terzo gioco, che entrano nella nostra dimensione tramite il teletrasporto e si uniscono agli esperimenti genetici condotti di ascosto all’UAC, il film unisce pure un cromosoma in più semplicemente per giustificare lo scontro superomistico finale, con Karl e The Rock potenziati. Però poi Karl sembra cattivo e allora facciamo che il Male del Cromosoma Marziano “sente” i buoni e i cattivi, la loro anima… e via a incartarsi sempre di più. Neanche un professionista come Shirley riesce a districare un gomitolo di lana assurdo.

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