La Storia di Alien 5. Il Re della Collina


5.
Il Re della Collina

Le malattie infantili sono quelle che creano i grandi narratori. Negli anni Cinquanta due ragazzini seguono un percorso simile, amano la narrativa di genere (film, fumetti, romanzi, radiodrammi) ma uno gira per cinema e, cresciuto, cambia corsi universitari in continuazione, cercando di capire cosa fare da grande. E diventerà Dan O’Bannon.

L’altro è un ragazzino asmatico che passa l’infanzia da solo, a leggere e vedere di tutto e a crescere con il mito del nonno, che da semplice trivellatore è diventato proprietario di un pozzo di petrolio. Un ragazzino che, cresciuto, nelle estati in cui non va a scuola lavora passando la vernice spray in fabbrica e azionando una macchina che taglia tubi di amianto.

Un ragazzino che diventerà Walter Hill.

Walter Hill (Photo by Nicolas Auproux – da Slant Magazine)


Lo scrittore che salì sulla Collina…

Alla fine degli anni Sessanta il ventiseienne Walter Hill bazzica i set come assistente e impara tutto ciò che può imparare: da Bullit (1968) a Prendi i soldi e scappa (1969), «in cui per la prima volta lavoravo vicino ad un regista-scrittore. Non ho fatto molto, se non distribuire i fogli di chiamata e compilare le schede presenza». Ci vorrà il giugno 2004 perché Hill spezzi un silenzio pluri-decennale e conceda una di quelle rarissime interviste dove parla di sé e racconta addirittura le proprie origini, aprendosi al giornalista Patrick McGilligan per “Film International” n. 12: le dichiarazioni di Hill che troverete in questo pezzo sono tradotte da me prendendole da questa preziosa fonte.

Proprio in quel 1969 in cui bazzicava il set di Woody Allen – mai accoppiata fu più incredibile! – un giovane produttore in attesa di sfondare, Joe Wizan (famoso qualche anno dopo per Corvo Rosso non avrai il mio scalpo!), compra un copione da Hill. Perché sebbene faccia ancora altro di mestiere, Hill scrive. Scrive tanto. I suoi copioni girano e Wizan sta cercando un film western: può un grande amante della narrativa di genere come Walter non avere un copione western sotto mano? Ecco pronto Lloyd Williams and His Borther. Purtroppo passeranno anni prima che finalmente qualcuno si interessi a trasformarlo in film: Sam Peckinpah lo vuole girare subito dopo Getaway!, film che Hill stesso ha scritto ma ormai nel 1972 è già un più che affermato scrittore. Per capire come lo sia diventato, dobbiamo tornare un attimo indietro.

Walter Hill sul set di Driver, l’imprendibile (1978)

All’inizio degli anni Settanta Hill riesce a vendere alla Warner Bros un suo copione che poi in seguito diventerà il film La morte arriva con la valigia bianca, sceneggiatura che attira l’attenzione di Peter Bogdanovich che subito chiama Walter e gli chiede di scrivere insieme Getaway!, in pratica lanciandogli la carriera. Intanto però la Warner, che ha pagato 15 mila dollari per il copione di Hill, lo rivende alla United Artists per 200 mila dollari… senza ovviamente dire niente all’autore. Quando Hill lo scopre prova a lamentarsi ma è fiato sprecato.

Per tutta risposta la Warner, che aveva un contratto con lo scrittore per avere da lui una sceneggiatura, minaccia di fargli causa per inadempienza: ancora non ha ricevuto nulla, da lui. E La morte arriva con la valigia bianca, per la quale la casa ha avuto un incasso netto di quasi 200 mila dollari? Quello non conta. E già Hill inizia a capire come funzionino le cose con le grandi major.

Litigando e questionando, alla fine si arriva ad un compromesso: invece di scrivere un copione originale Hill si impegna ad adattare un romanzo per la Warner. La casa gli fa recapitare un enorme scatolone sciabordante di libri: sono tutti romanzi opzionati dalla major, ne scegliesse uno a caso e lo trasformasse in sceneggiatura. Hill lo fa, freddamente, quasi in automatico, consegna il copione e lascia la città. Parte in vacanza per la Gold Rush californiana.

Due settimane dopo telefona al suo agente per sapere che si dice in giro, e la risposta di quest’ultimo è testuale: «Dove cazzo sei stato? Ti stanno cercando tutti!» Malgrado la sceneggiatura sia stata scritta per forza e freddamente, la Warner Bros l’ha subito messa in lavorazione: in Irlanda ci sono il vecchio regista John Houston e la star Paul Newman che stanno aspettando uno sconosciuto trentenne di nome Walter Hill per iniziare le riprese. Il risultato, L’agente speciale Mackintosh (1973) deluderà tutti, ma intanto… fra le colline di Hollwyood ce n’è una in più. Con la “C” maiuscola.

Walter Hill fa vedere a Nick Nolte ed Eddie Murphy chi ce l’ha più grosso. Il sigaro.


… e divenne montagna

«Ciò che seguì a Detective Harper: acqua alla gola (1975) fu la solita merda hollywoodiana», con malcelato astio Hill ricorda quel periodo, nella citata intervista del 2004. «Lorenzo Semple riscrisse il mio copione, poi Tracy Keenan Wynn riscrisse lui, e alla fine credo che anche Eric Roth ci mise le mani. A film finito, ci sono giusto un paio di scene che posso dire di aver scritto io, più o meno: a parte questo, non molto altro.» Amareggiato, lo sceneggiatore vuole fare il gran salto: vuole diventare regista, così magari avrà più controllo sui propri copioni.

Già nel 1973 Larry Gordon della AIP (American International Pictures, casa di film a basso budget per bocche buone) aveva promesso ad Hill di farlo diventare regista se intanto gli avesse scritto una sceneggiatura. Quando poi Gordon passò alla più blasonata Columbia Pictures, Hill era diventato nel frattempo “lo sceneggiatore di Getaway!” quindi entrambi erano parecchio cresciuti, almeno nella considerazione di sé stessi. L’accordo però rimane, e se Hill vuole la sedia da regista prima deve scrivere un copione a due soldi, ma c’è una clausola molto importante: il film in questione non potrà essere fatto senza Hill. Niente scherzi, ripensamenti o tiri mancini da parte della Columbia.

Fomentato dalla possibilità del gran salto, Hill prende il soggetto che gli passa Larry – una storia tratta da un articolo di giornale, dove si parlava di lotta da strada a San Pedro – si riappropria di parte del proprio copione di Lloyd Williams and His Borther, mai girato, e comincia a scrivere come non ci fosse un domani. 38 giorni di riprese (e di litigi) dopo, nasce L’eroe della strada (1975), dove Walter Hill inventa il genere pitfight (combattimenti clandestini) che conoscerà novella vita nel cinema marziale dal 1990 in poi. «Quando ho proposto alla Columbia il montaggio definitivo de L’eroe della strada avevano solo due piccole annotazioni: io ho detto no, e loro hanno detto “ok”.» È nato il mito del regista burbero, che se hai degli appunti… tienteli per te!

Charles Bronson fa davanti alle cineprese quello che Wlater Hill fa sul set!

Proprio a quel 1975 Hill fa risalire la fondazione – insieme all’amico e collega David Giler e a Gordon Carroll – della Brandywine Productions, casa associata alla 20th Century Fox e che in pratica avrà un solo incarico per tutta la sua vita. La data di fondazione però potrebbe slittare in avanti, perché a detta di Hill la Brandywine aveva iniziato l’attività da soli sei mesi… quando arrivò in ufficio il copione di Alien. Chi l’ha portato?


Al cospetto del Re della Collina

Completati tre mesi di scrittura intensa, con il copione sotto braccio Dan O’Bannon e Ronald Shusett cominciano a bussare alle porte di piccole case di produzione, con risultati ben poco incoraggianti: in fondo stiamo parlando di due emeriti sconosciuti che vogliono scendere in una piscina infestata di squali.

Dan O’Bannon nel documentario The Beast Within (2003)

Nel documentario The Beast Within (2003) Shusett afferma di aver bussato anche alla porta di Roger Corman, probabilmente intendendo la celebre casa di piccoli film New World Pictures (o uno dei vari nomi che ha assunto nella sua storia): in fondo nel 1973 quella casa aveva prodotto Il pianeta selvaggio, una favola animata di fantascienza, e altri piccoli prodotti di tema fantastico. In realtà la New World Pictures in questi anni sta conquistando pubblico grazie al genere WIP (Women In Prison) con attrici prosperose e poco vestite alle prese con carceriere sadiche e lotta nel fango – il giovane Jonathan Demme ha esordito proprio con uno dei primissimi titoli del genere, The Hot Box (1972) – ma anche grazie a prodotti di graffiante satira come Anno 2000: corsa della morte (1975), che più di trent’anni dopo avrebbe dato vita alla rinascita della saga di Death Race. Fra gladiatrici dal seno nudo, procaci mama nere dal grilletto facile, secondine erotomani e porno-infermiere, Corman e la sua casa non sembra davvero il posto adatto dove piazzare Alien.

Chissà se il contatto per arrivare al celebre produttore è stato l’amico Ron Cobb, che proprio in quel periodo insieme al collega Ken Forsee sta proponendo propri disegni a Corman. «Erano troppo elaborati e costosi per Corman, niente di nostro è mai stato usato per un film ma abbiamo fatto esperienza e messo alla prova le nostre abilità», nelle parole di Cobb alla rivista “Starburst” del dicembre 1979. Se Cobb non è mai riuscito a diventare uno degli “uomini di Corman”, a O’Bannon e Shusett pare andare molto meglio, nelle parole di quest’ultimo:

«Trattammo con Bob Remy, che poi diventò capo della Universal, e lui ci disse di sì, “sembra una storia molto promettente”. Adorava il film di Dan [Dark Star], anche se non aveva avuto successo, e sapeva che avevo scritto la trama con Dan e che questo era il mio primo film. Stavamo per trovare un accordo, ma non firmammo alcun contratto, altrimenti Alien sarebbe diventato uno dei loro film a basso costo.»
(dai sottotitoli del citato documentario del 2003)

Intanto in giro si sparge la voce che Dan e Ron stanno battendo tutta Hollywood con una sceneggiatura sotto braccio e un giorno un loro amico, il regista e sceneggiatore indipendente Mark Haggard, chiede se può leggerla anche lui. Iniziata la carriera nel 1971, Haggard sembra già al capolinea, visto che non farà più nulla nel cinema dopo il 1976, sebbene rimanga fenomenale strumento della Provvidenza: folgorato dalla sceneggiatura, telefona ai due amici e promette loro che troverà i soldi per produrre il film. Ron – che racconta tutto questo nel 2003 – è preoccupato perché è ancora in ballo la possibilità di firmare con Corman, così dà una scadenza ad Haggard: ha due settimane di tempo per vedere se riesce a trovare un produttore migliore di Roger Corman. Ed Haggard trova Walter Hill.

Walter Hill sul set di Supernova – da “Cinefantastique”, Vol 31 n. 10 (febbraio 2000)

A raccontare questi eventi decenni dopo si rischia che il ricordo diventi più “tenero”, e per esempio Haggard diventi «a friend of us», un nostro amico – cioè di Dan e Ron – quando invece prima era «a guy», un tizio. Ecco infatti come Dan O’Bannon racconta brevemente la storia al giornalista Ed Sunden II della rivista “Fantastic Films” nel settembre del 1979:

«[Il copione] è stato venduto alla Brandywine Productions da un tizio di nome Mark Haggard. Ronnie Shusett ha fatto un accordo con lui: se avesse trovato qualcuno disposto a finanziare il film, avrebbe ricevuto una certa cifra. Haggard conosceva Walter Hill e l’ha venduto alla sua società, la Brandywine, che aveva con Gordon Carroll e David Giler.»

Questo Haggard nel 1979 non sembrava tanto “amico”, più che altro un intermediario tra due sceneggiatori e dei produttori, per il cui contribuito è stato giustamente retribuito e che in seguito risulta production executive del film Alien. Nasce però una domanda: perché cercare un intermediario se si stava per firmare con Roger Corman, il più celebre produttore di filmetti di successo popolare dell’epoca? Forse la New World Pictures non stava smaniando così tanto per comprare Alien.

Gordon Carroll e David Giles, i soci di Walter Hill nella Brandywine Productions, nel citato documentario del 2003 (in cui è assente Hill, storicamente silenzioso quando si tratta del mondo alieno, e scopriremo presto perché) raccontano che un giorno Walter Hill siede nel suo ufficio al pian terreno quando passa un amico – plausibilmente Mark Haggard, che nel 2004 Hill definisce «fellow I knew», quindi in modo abbastanza amichevole – e gli lascia una sceneggiatura che deve assolutamente leggere. Hill la legge e poi la passa a Carroll, e alla fine della lettura entrambi convengono su due fatti: il primo è che il copione è scritto malissimo, il secondo che c’è almeno una scena che merita assolutamente di essere presa in considerazione. L’uscita del mostro dal petto della sua vittima.

Quando nella citata intervista del 2004 Walter Hill racconta la stessa storia, ci regala involontariamente anche una datazione precisa. Dopo aver ricevuto da Haggard il copione di O’Bannon e Shusett, lo legge e il giudizio ormai lo sappiamo:

«L’ho letto, non mi ha colpito gran che ma aveva questa scena sensazionale, che in seguito abbiamo sempre chiamato “lo spacca petto” [the chest burster]. Probabilmente dovrei dire che La “cosa” da un altro mondo (1951) è uno dei miei film preferiti sin da ragazzino: quel copione me lo ricordava, ma in forma decisamente più cruda.»

Passa il copione all’amico e collega David Giler con una annotazione: “Potrei essere pazzo, ma una versione buona di questo potrebbe funzionare”, e il giorno dopo lo sceneggiatore gli telefona, dicendogli che sì, è pazzo, ma davvero quella scena funziona. La telefonata, per quanto ricorda Hill, avviene mentre lui sta guardando in TV Jimmy Carter fare il suo discorso alla convention dei Democratici, e questo ci regala una data precisa: 15 luglio 1976.

Walter Hill e David Giler: il motivo per cui Prometheus ha il sintetico David e Covenant ha Walter!

In quell’estate Hill va a bussare alla porta di uno dei pochissimi uomini di cui nutre grande stima: Alan Ladd jr., all’epoca presidente della 20th Century Fox. La major aveva già visionato il copione di O’Bannon dimostrandosi assolutamente non interessata a fare filmetti di fantascienza, roba da casupole come quella di Corman, ma ora Hill gli fa capire che c’è del potenziale: una volta riscritto completamente il copione, il film può funzionare. Laddie – così Hill chiama il capo della Fox! – sta già esponendosi molto per difendere il film che sta girando quel tizio, quel George Lucas, una roba piena di spade luminose e creature gommose, ma lui crede in quella novità assoluta: opere di fantasia che invece di finire nei drive in di periferia e nei palinsesti del sabato mattina vengono trattate come film veri. Se la cosa funziona, il cinema cambierà per sempre…

Alan Ladd jr. accetta di acquistare il copione di Alien, a patto che Hill ci metta mano pesantemente. Ora iniziano i problemi. Tanti, dannati problemi.

(Continua)

P.S.
Ora tutti a seguire il ciclo “King of the Hill” del blog La Bara Volante!


Fonti:

  • The Beast Within: The Making of “Alien” (2003), videodocumentario scritto e diretto da Charles de Lauzirika per la 20th Century Fox Home Entertainment e distribuito all’interno del cofanetto DVD “Alien Quadrilogy”
  • Phil Edwards, Ron Cobb on Alien, da “Starburst” n. 16 (dicembre 1979)
  • Patrick McGilligan, Walter Hill: Last Man Standing, da “Film International” n. 12 (giugno 2004)
  • Ed Sunden II, Alien is here! And screenwriter Dan O’Bannon talks about it, da “Fantastic Films” n. 10 (settembre 1979)

L.

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10 risposte a La Storia di Alien 5. Il Re della Collina

  1. Zio Portillo ha detto:

    Maledetto Lucius! Ora, quando le cose si fanno ancora più gustose, mi tocca aspettare venerdì prossimo… Che te possino!

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  2. Cassidy ha detto:

    Arrgh! Perché non è già venerdì, nel senso il prossimo venerdì! Mi sono divorato il post leggendo a velocità tripla, oro puro, sei anche riuscito a beccare una data precisa. Siamo agli albori del contributo di Gualtiero Collina ad “Alien” e il post è già una bomba. Ti ringrazio per la citazione, so quanto sia complicato scovare interviste di Walter Hill, hai fatto un gran lavoro! 😀 Cheers

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  3. The Butcher ha detto:

    Walter Hill è un signor regista. Mi dispiace molto che un regista del genere faccia fatica a fare film ai giorni d’oggi. Si mangia buona parte dei registi del momento.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Tornato a casa dopo giornata estenuante, trovo te, Alien e Walter Hill…direi molto bene! 🙂

    Piace a 2 people

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