Der Commander (1988) Il triangolo della paura

Ultimo appuntamento con un film che solo in spirito è legato agli Eroi di Odeon: capite che dovevo completare la trilogia.

Terzo ed ultimo film girato dal nostro Antonio Margheriti – sempre dietro il suo pseudonimo Anthony M. Dawson – per il produttore tedesco Erwin C. Dietrich: Der Commander ha sicuramente ha visto una buona distribuzione in Germania (dal 28 aprile 1988) con relativo successo al botteghino, ma… di nuovo l’Italia rimane ai margini.

Un film italiano ben poco distribuito in Italia

Ricevuto il visto della censura italiana il 20 luglio 1988, come per il precedente film non risulta alcuna prova sia mai uscito nelle sale: la prima traccia di distribuzione italiana è la messa in onda su Italia7 (oggi 7Gold) venerdì 17 maggio 1991 in prima serata.
Nel 1989 intanto è arrivato nelle nostre videoteche grazie a Deltavideo, mentre MHE (Mondo Home Entertainment) lo porta in DVD nel gennaio 2008 ma è un’edizione ormai parecchio costosa: consiglio la bella edizione tedesca del 2014 (sia in DVD che in Blu-ray) della serie “Cinema Treasures”, visto che fra le lingue c’è anche l’italiano.

La moda anni Ottanta è puro horror

In una lunga intervista a “Watchdog” n. 28 (1995) scopriamo che Margheriti stava per saltare questa sua terza regia in quanto parecchio impegnato nella mini-serie targata Rai L’isola del tesoro: il titolo italiano è ingannatore, perché si tratta di una rivisitazione fantascientifica del classico di Stevenson, e infatti all’estero è nota come Space Island o Treasure Island in Space.

Sono solo cinque puntate ma le riprese vanno per le lunghe – l’ultimo episodio viene trasmesso il 17 dicembre 1987 – quindi Margheriti racconta nella citata intervista che per poco non ha mandato all’aria l’impegno con Dietrich.
Poi, racconta il regista, ha saputo che un suo collega – Vincent Dawn, cioè Bruno Mattei – si era offerto di sostituirlo con Dietrich, ma la cosa non sembra chiara, o Margheriti non vuole parlarne troppo: rimane il fatto che mantiene il suo impegno.

«Der Commander è uno dei più incredibili film che io abbia mai visto: una merda totale e completa [really complete and utter crap]. Quello sì che è fantascienza, con una sceneggiatura che non ha il minimo senso per un solo minuto. È stato il più economico dei tre e, senza dubbio, anche il peggiore.»

Gli ha lasciato davvero un bel ricordo. E purtroppo concordo con lui.

Al mio segnale… scatenate Margheriti!

Il problema del film è subito chiaro ed è lo stesso dei precedenti due titoli: Margheriti ha tipo venti attori ricorrenti da far lavorare e dà mandato ai soliti Giacomo Furia e Tito Carpi di inventarsi qualcosa che giustifichi venti personaggi in scena: non può lamentarsi se il risultato è un minestrone annacquato. In un minestrone possono capitarti più verdure o più legumi: qui… sono tutti broccoli!

Eh? Chi è? M’hanno chiamato?

La storia parte dal generale Dong (il solito Protacio Dee) che in Cambogia spodesta il precedente generale e con un colpo di stato si prende tutto il traffico di droga locale.

Dittatore sì, ma al passo con la tecnologia

Sembra incredibile, ma il perfido tiranno raccoglie informazioni scottanti sul traffico di droga… in un CD-Rom! Nel 1988!
I CD audio erano appena usciti – l’anno prima era entrato in casa etrusca il primo stereo con lettore CD e il primo album musicale in digitale: Blue’s di Zucchero, in omaggio con il lettore! – ma per i CD-Rom siamo davvero parecchio indietro. Per carità, la Sony li aveva appena fatti uscire ma da qui ad essere noti nella cultura popolare ci vorrà del tempo.
Volete una prova? Tom Cruise nei panni dell’agente Hunt di Mission: Impossible (1996) gira ancora con un simil-floppy disk!

Tie’, e Tom Cruise… muto!

Intanto alla CIA il vecchio Donald Pleasence è talmente intronato che non sa quale film sta girando e dice robe a caso. Dobbiamo mandare un agente ad infiltrarsi nel regno del generale Dong: lì sono tutti asiatici… mandiamoci un occidentale. Chiaro, no?
Prendono Dark Mason l’ubriacone (Manfred Lehmann), gli fanno la plastica non si sa perché e lo mandano a fare non si sa cosa, e questo filo narrativo scompare nel nulla per poi riapparire alla fine: ah, sei l’agente Mason mascherato! E sticazzi?

Anche il Visconte Cobram beve San Pellegrino

Intanto ci trasferiamo in una villa a Napoli dove Mazzarini (Lee Van Cleef) fa cose, vede gente, un po’ scrive, un po’ pensa… Se succede qualcosa svegliatemi, eh?

Il Duca Conte Francesco Maria Barambani e Lee Van Cleef

Mazzarini dà l’incarico al maggiore Colby (un Lewis Collins straordinariamente svogliato che mai come qui fa lo sciopero dell’attore: ha la faccia da morto in ogni fotogramma) di andare a spodestare il generale Dong. Colby è ovviamente un beota e quindi non si ricorda di Arcobaleno selvaggio: possibile che non abbia capito che chi vuole far fuori i signori della droga è perché vuole diventare egli stesso un signore della droga?

Ah Margheriti, tie’: ripigliate i soldi, io me ne vado

Secchiate di nuovi personaggi entrano ed escono senza alcun significato, più che un film sembra un ufficio di collocamento per comparse che non rifiuta un lavoro a nessuno. Personaggi su personaggi su personaggi entrano, dicono due frescacce e scompaiono, mentre la trama action-spy-thriller-drama-crime-noir-war-prisencolinensinainciusol va a ruota libera in tutte le direzioni, senza mai imboccarne nessuna. Il forte di Margheriti sono le scene d’azione e anche qui sono ghiotte… ma parliamo di due di numero che durano tipo dieci secondi. Il resto è chiacchiericcio di almeno venti personaggi in cerca di copione.

Belle pose, se poi magari facessero anche altro…

Lo stesso film fatto con quindici personaggi in meno sarebbe stato un gioiellino action, invece è solo un mercato affollato dove ognuno dice cose a caso, generando rumore di fondo e nient’altro. Aggiungiamoci un protagonista totalmente assente e il fatto che la devastante frammentazione fa sì che non si capisca mai chi siano gli eroi della vicenda, il risultato è un film da mettere in un cassetto e dimenticare per sempre.

L.


L’angolo del Professionista

Ho chiesto a Stefano Di Marino, autore della lunga saga di romanzi del Professionista (su “Segretissimo” Mondadori questo mese arrivano i ninja!), ma anche curatore della recente collana “Spy Game” (Delos Digital), un commento sulla trilogia di Margheriti, che so aver lasciato un segno profondo nella sua passione per l’avventura esotica, avendola lui citata in varie passate occasioni.
Metto qui un brano della sua recensione: il resto lo trovate su ThrillerMagazine.it nella rubrica di Di Marino “Colpo in canna”.

L’azione che nella sua parte puramente action si svolge nel sud-est asiatico, ha anche una fase importante in Germania: Berlino che si vede solo di sfuggita ma, come Napoli, fornisce alla vicenda un respiro più ampio.  Qui c’è una talpa nella sezione narcotici e, come sempre, siamo portati a sospettare di Pleasence. La risoluzione del caso è affidata a Mason, che è un agente che si fa addirittura cambiare i connotati per entrare nel gruppo di mercenari sotto mentite spoglie.

Doppi e tripli giochi, forse non sempre logici ma intriganti che ruotano intorno al documento segreto che rivela il nome della talpa dei trafficanti.  Il plot, pur restando il film un semplice action senza troppe sofisticazioni e affidato principalmente alle sequenze avventurose, è solido e tutt’altro che stupido. Forse non originalissimo ma nell’economia del racconto, ad anni di distanza, si fa apprezzare. Così come il finale… napoletano che un pochino ci ricorda una celebre sequenza di Professione: assassino (1972) di Michael Winner.

Stefano Di Marino


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12 risposte a Der Commander (1988) Il triangolo della paura

  1. Cassidy ha detto:

    Ho scoperto di avere una camicia identica a quella di Lee Van Cleef nella foto, sono soddisfazioni 😉 Il Duca Conte è l’unico che può giocarsela a cattiveria cinematografica con un cast che prevede anche Donald Pleasence, ma poi che spasso quando i mega piani di distruzione, erano tutti raccolti in un cd, anche se questa trovata malinconica potrebbe essere l’idea migliore del film 😉 Cheers!

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  2. Lorenzo ha detto:

    L’isola del tesoro di Margheriti non sono mai riuscito a vederla, mi ha sempre incuriosito.
    Ho letto inoltre su Wikipedia che Lewis Collins, da giovane, sarebbe potuto diventare il batterista dei Beatles al posto di Ringo Starr…

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  3. Celia ha detto:

    No! Che ci fa Van Cleef in questo polpettone?! 😯

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Per fortuna ci sono questi film tremendi…perché fruttano le recensioni di Lucius, la cui ironia mi fa morire ( e vi ritrovo anche “un po’ della poca” che ho io 🙂 )! Quando ti esibisci nella stroncatura di film Z (in salsa Odeon poi!) dai vita a una delle tue versioni a me più gradite! 🙂
    (anche se da un buon mestierante come Margheriti questa melma mi stupisce un pochetto…ma non troppo!)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Margheriti ha fatto di meglio, lavorare per contratto e contro-voglia – com’è chiaro qui – difficilmente porta a film memorabili. Questo è più divertente prenderlo in giro che gustarlo 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Concordo! Qui ci troviamo di fronte a un film che nessuno -ma proprio nessuno- dei nomi coinvolti aveva voglia di fare, Margheriti in primis 😉 Meglio sarebbe stato dedicarsi completamente a L’Isola del Tesoro: di quella mini-serie sì che ho nostalgia… bei tempi, quando la Rai poteva addirittura permettersi fantascienza di produzione propria.

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Forse questo sono riuscito a beccarlo in un suo passaggio tv in un qualche canalaccio regionale. Sorprendentemente mi ricordo ancora abbastanza bene la trama coi doppi-giochi e le infiltrazioni, il Visconte Cobram (!!!) e pure la gita a Napoli da Van Cleef.

    Ora però non chiedetemi un giudizio perché all’epoca mi parevano tutti filmoni! Se lo rivedessi ora molto probabilmente toglierei dopo 10 minuti…

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