La Storia di Alien 9. Il cast (3)


9.
Il cast (3)

Sono rare le puntate davvero divertenti della serie TV “Due uomini e mezzo”, e fra queste c’è il primo episodio della seconda stagione (settembre 2004). Il fratello di Charlie Sheen smania per partecipare ad una riunione di amici a cui non è invitato, riesce ad entrare con la forza e trova dei grandi nomi seduti sul divano di casa. Indica Sean Penn al fratello e chiede: «È lui?» Charlie risponde: «Sì». Poi indica Elvis Costello e chiede: «È lui?» Charlie risponde: «Sì». Infine indica Harry Dean Stanton e chiede: «È lui?» Charlie scuote la testa: «Lo era, ora non più».

I magnifici sette nello spazio (cit.)


Harry Dean Stanton recita coi vestiti

Quando si presenta davanti a Ridley Scott per il provino di Alien, Stanton ha venticinque anni di carriera sulle spalle, anche se in piccoli ruoli e spesso televisivi. Non è una star ma neanche uno sconosciuto, e soprattutto non è un novellino dell’ambiente. Quando il giornalista Richard Meyers lo intervista per lo speciale della Warren Publishing “Alien Magazine” (dicembre 1979) e gli chiede cosa l’abbia attratto dal film, la sua risposta diventerà poi storica:

«Non saprei, in realtà non ne ero attratto per niente. È stato l’entusiasmo di Ridley nel volermi nel film ad essere decisivo. Gli ho detto che non mi piacevano i film di fantascienza e mi ha risposto che non piacevano neanche a lui, ma gli piaceva questo film. Gli chiesi se avesse abbastanza soldi per farlo e in seguito mi confidò che mi ha ingaggiato proprio per quella mia domanda.»

Visto che ancora nel documentario The Beast Within (2003) ripeterà questa risposta, è tutto ciò che sappiamo della sua entrata nel cast. Meyers nel 1979 continua ad incalzarlo per saperne di più, e scopriamo che il copione di Stanton prevede davvero pochissime battute: «Tutto ciò che dovevo dire era “giusto”: era tutta lì la mia parte». Non molto con cui lavorare, ma questo non spaventa un attore che da due decenni è abituato a rimanere sullo sfondo di grandi star.

«Ho fatto un film con Jack Nicholson, Le colline blu (Ride in the Whirlwind, 1966). Io e Jack ci conoscevamo da anni, prima di diventare attori. Lui aveva scritto il copione, recitava da protagonista ed era il produttore. Aveva scritto uno dei ruoli per me – il ladro Blind Dick –  e mi disse che non voleva che io recitassi: mi disse di essere me stesso e lasciar fare il resto al guardaroba. Ed è questo che cerco di fare sempre, da allora.»


Tom Skerritt

Mentre Stanton recita con la sua camicia hawaiiana, anticipando di un anno Tom Selleck nella serie “Magnum P.I.” (1980), un altro caratterista come Tom Skerritt condivide con il resto del cast una sorta di “silenzio stampa” pluri-decennale. Anch’egli attore di lunga data, in ambiti prevalentemente televisivi ma con puntate anche al cinema – insieme a Keith Carradine ha recitato per il nostro Giuseppe Colizzi per Arrivano Joe e Margherito (1974), nel ruolo di Margherito! – per la rivista “SFX” (giugno 2019) ha raccontato un po’ della sua esperienza in Alien ampliando leggermente quelle poche parole spese nel documentario The Beast Within (2003).

«Ricordo che dopo aver ricevuto l’offerta ed aver letto il materiale ho chiesto di sapere di più sulla storia, e mi è stato risposto che il budget era di due milioni di dollari e non c’era ancora il regista. Il copione non era proprio qualcosa di affascinante, per un attore. All’epoca mi ero viziato dall’avere avuto un sacco di bei ruoli, il mio lavoro fino ad allora vedeva registi come Robert Altman ed Hal Ashby: Alien non mi convinceva.»

In questo 2019 non ripete ciò che ha detto nel 2003, che cioè era convinto che con un budget così basso non sarebbe mai uscito fuori un buon film con quella sceneggiatura, comunque conferma di aver rinunciato al ruolo e di averlo ripreso in considerazione solo dopo l’arrivo di Ridley Scott. «Pensai che la questione fosse chiusa – racconta l’attore nel documentario del 2003. – Un mese dopo, uno dei produttori mi chiamò dall’Inghilterra e mi disse che il regista sarebbe stato Ridley e che il budget sarebbe stato sufficiente a realizzare il potenziale del film: questo cambiava tutto. Si trattava di lavorare con Ridley Scott, era una lezione di cinema». Come ripeteranno tutti gli attori, anche Skerritt è un grande fan del lavoro di Ridley, malgrado all’epoca solamente i più attenti erano riusciti ad intravedere I duellanti nelle sale americane, e come sempre è facile che siano tutti giudizi dati a posteriori.

Nell’intervista del 2019 Skerritt ricorda l’incontro con Scott nell’ufficio di quest’ultimo a Londra. «Cominciammo a provare un po’ di dialoghi e poi [Scott] si inseriva a descrivere la scena dal punto di vista visivo: era affascinante, ma praticamente dopo mezz’ora avevamo letto sì e no un paio di righe di copione. Era così preciso nei dettagli». La situazione viene “salvata” dall’arrivo di un assistente che porta via il regista per risolvere dei problemi. Skerrit ne approfitta, si volta verso gli altri e dice: «Immagino che questo faccia di me il capitano della nave».


Jon Finch… anzi, John Hurt

Il ruolo di Kane, la prima vittima dell’alieno, viene affidato a Jon Finch, attore televisivo che con il ruolo da protagonista del celebre Macbeth (1971) di Roman Polanski aveva avuto la possibilità di un lancio nel grande cinema. Qualcosa però va storto, e arrivato sul set di Alien nell’estate del 1978 nasce un vero e proprio mistero: perché l’attore è stato subito sostituito da John Hurt?

Nel documentario The Beast Within (2003) Ridley Scott racconta che nel primo giorno di riprese Finch appare “strano” e nell’istante stesso in cui viene dato il primo ciak si sente male, ed esce fuori che è diabetico: non può continuare la lavorazione del film così viene sostituito. Questa dichiarazione del regista – rilasciata in più occasioni, come l’audio-commentario di Alien in “Alien Quadrilogy” (2003) e la rivista “Empire” (novembre 2009) – non è l’unica voce sull’argomento.

Jon Finch nel ruolo di Kane, dal documentario The Beast Within (2003)

Intervistato da Jason Debord nell’aprile 2009, per il sito Originalprop.com, il supervisore agli effetti speciali Brian Johnson racconta di come l’attore si sia sentito male mentre lui gli stava prendendo un calco della testa, tanto che il tecnico ha chiamato l’ambulanza: non avendo dichiarato all’assicurazione di essere diabetico, Finch non poteva continuare le riprese. Intervistato per Shadowlocked (sito ora chiuso ma la dichiarazione è riportata da Alien Explorations), l’art director Roger Christian dà la colpa all’eccessivo fumo presente sul set – problema che lamenteranno tutti gli altri attori – e non si trattava solo dell’incenso che Scott utilizzava per rendere più “fumose” le scene ma anche l’insieme dei sigari fumati dal regista: dopo tre giorni di riprese, Finch molla. Nel suo diario, alla data del 4 luglio 1978, H.R. Giger avrebbe scritto: «John Finch, l’attore principale, è di nuovo malato ed è dovuto andare in ospedale» (pagina 81, stando al citato Alien Explorations), e l’uso di quel “di nuovo” sta a significare che i giorni di riprese sono stati sicuramente più d’uno, con più casi di malori sul set.

Il “mistero” rimane fitto finché nel 2008 la Fox ricontatta Charles de Lauzirika – padre di tutti noi fan, in quanto curatore del cofanetto “Alien Quadrilogy”, autore del citato documentario The Beast Within nonché scrittore di tutti i dossier dei personaggi del primo film, come appaiono nel DVD del 1999 (come da lui stesso rivelato via twitter nel Capodanno del 2018) – e gli chiede di ampliare il lavoro già svolto in vista del cofanetto “Alien Anthology (Limited Edition)” (2010), da non confondersi con la versione ridotta del 2014. de Lauzirika ha conosciuto Finch durante la lavorazione del film Le Crociate (2005) di Ridley Scott, così lo chiama e gli fa raccontare la sua versione dei fatti, inserita come contenuto speciale del cofanetto Blu-ray.

La fonte di quanto appena scritto… è de Lauzirika stesso, persona incredibilmente disponibile e gentile: quando un fan – cioè io! – l’ha contattato via twitter per chiedergli spiegazioni sulla presenza di Finch in “Alien Anthology”, non si è tirato indietro e ha raccontato quanto appena riportato.

Contenuto speciale esclusivo del cofanetto “Alien Anthology (Limited Edition)” (2010)

Nella sezione “Enhancement Pods” del quinto disco è presente il capitolo “Jon Finch sets the record straight” in cui l’attore (scomparso nel 2012) dà la propria versione dei fatti:

«La prima volta che ho quasi lavorato con lui [Ridley Scott] è stato per I duellanti, che era il suo primo film. Mandò il copione al mio agente dell’epoca, che avevo appena mollato e stavo girando un film con Roger Vadim nella Valle della Loira [probabilmente si tratta di Una femmina infedele (1976). Nota etrusca.] Un paio di anni dopo lo incontrati [Scott] per Alien e mi disse “Ero nel tuo stesso hotel”, ed io “Perché non mi hai salutato?”, e lui “Perché non hai mai risposto al copione che ti ho mandato”. Non mi aveva rivolto la parola perché il mio agente non mi aveva rigirato il copione, così ho perso Alien… cioè, scusate, I duellanti.

Poi venne Alien, in cui ho lavorato… credo per tre giorni, oltre a tutta quella merda del petto e del collo, sapete? [Non sappiamo, ma forse si sta riferendo ai lavori preparatori per la scena del chestburster e al calco facciale citato da Brian Johnson. Nota etrusca.] Dopo tre giorni ho avuto un bruttissimo attacco di bronchite, per la prima volta nella mia vita e mai più ripetuto, e sono finito in terapia intensiva. Mi sono dovuto assentare dalle riprese per due settimane, e… be’, sapete, non potevano lavorare così purtroppo ho perso quell’occasione, e l’ha colta John Hurt. Quando quel piccolo bastardo [il chestburster] gli esce dallo stomaco io sapevo, sapevo tutto, ci avevo lavorato per un’eternità, sapete?»

Quindi non era diabete bensì bronchite? Com’è nata allora la “leggenda del diabete”? Malattia, guarda caso, che l’attore avrebbe dovuto dichiarare all’assicurazione e che quindi ad ammetterla avrebbe difficoltà a livello professionale, al contrario di una innocua bronchite di cui non avrebbe colpa. Il mistero rimane…

Jon Finch nel 2003, dal cofanetto “Alien Anthology (Limited Edition)” (2010)

Qualunque sia il vero motivo per l’allontanamento di Finch, ciò che è sicuro è che ora c’è bisogno di un nuovo attore per il ruolo di Kane, e dannatamente in fretta. Scott ricontatta uno degli attori in lista, John Hurt, perché è tornato disponibile. Malgrado quando ripeterà la storia eviti di citare il titolo del film, Hurt ha rifiutato Alien perché è stato ingaggiato per Zulu Dawn (1979), kolossal britannico che cerca di replicare l’enorme successo di Zulu (1964) sfruttando il centenario dei fatti che racconta, cioè la guerra contro gli Zulu del 1879. Per l’occasione tante grandi star dell’epoca vengono chiamate a ricoprire minuscoli ruoli, ma – come si saprà in seguito – al momento di sbarcare in Africa Hurt viene fermato e rispedito in patria come persona non gradita: il suo nome è stato confuso con quello di John Heard, noto attivista di iniziative anti-apartheid. Curioso che l’attore nel ripetere questo aneddoto sia in The Beast Within che nell’audio-commento del film non citi Zulu Dawn ma si limiti ad un vago «film sudafricano»: forse dà per scontato che tutti conoscano l’aneddoto?

John Hurt nel documentario The Beast Within (2003)

John Hurt dunque si vede piombare addosso un Ridley Scott esagitato:

«Ridley Scott venne a trovarmi e parlammo fino a mezzanotte passata: diciamo che era un lunedì, e il martedì mattina mi presentai sul set alle 7,30. Per me non fu un film come gli altri.»

Non saranno molte altre le dichiarazioni dell’attore, scomparso nel 2017, che dopo decenni di silenzio avrà giusto qualche parola di circostanza da dire sul film per cui è famoso in tutto il mondo. Yaphet Kotto e Ian Holm invece ancora oggi mantengono il loro “codice del silenzio”.

Il cast è pronto, i set sono abbondantemente pieni di incenso e i sigari di Ridley Scott sono pronti a pacchi: possono iniziare le riprese.

(Continua)


Fonti:

  • The Beast Within: The Making of “Alien” (2003), videodocumentario scritto e diretto da Charles de Lauzirika per la 20th Century Fox Home Entertainment e distribuito all’interno del cofanetto DVD “Alien Quadrilogy”.
  • Jason Debord, Interview With Brian Johnson, Special Effects Artist, dal sito OriginalProp.com (23 aprile 2009)
  • Richard Edwards (ma in realtà senza firma), Loving the Alien, da “SFX” n. 313 (giugno 2019)
  • Richard Meyers, Harry Dean Stanton interviewed, da “Warren Presents: Alien Magazine” (dicembre 1979)

L.

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25 risposte a La Storia di Alien 9. Il cast (3)

  1. Cassidy ha detto:

    Oppure perché troppo pochi si ricordano di “Zulu Dawn” fuori dalla vecchia Albione?
    Altro giro, altro post fantastico pieno di informazioni preziosissime, il diabete di Finch era sospetto, ci voleva una storia per quelli dell’assicurazione. Per il resto, ogni volta che vedo quel giusto di Harry Dean Stanton la giornata svolta, solo lui poteva portare gargliardezza nel ruolo 😉 Cheers!

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  2. MisterZoro ha detto:

    Come sempre interessantissimo, l’appuntamento settimanale che aspetto con più impazienza.

    Non sapevo che Kotto e Holm si fossero trincerati nel silenzio, riguardo ad Alien.
    Forse lavorare con Scott non era poi tutto questo rose e fiori?

    Lo scopriremo nella prossima puntata.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come si è già discusso per la Weaver, non si sa bene cosa pensare. Molto semplicemente nessuno li è andati ad intervistare, malgrado all’epoca fossero venduti come attoroni, Skerritt o Kotto erano poco più che caratteristi, Holm era molto più noto in Inghilterra e avendo fatto un sacco di grandissimi ruoli “seri”, magari non aveva voglia di ricordare quando aveva fatto il robot per gli americani. Anche di questo va tenuto conto.
      Inoltre non dimentichiamo che questi attori difficilmente li si trovava alle convention di fantascienza, cioè non erano nel giro di quelli che ogni tot mesi si trovano davanti fan che gli chiedono aneddoti, quindi non hanno un “copione” da ripetere, come invece hanno gli attori di “Aliens”, dopo decenni di inviti a convention in tutta America.

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  3. Celia ha detto:

    Stanton pare un bel tipo… quanto alla “leggenda del diabete”, mi son cascate le palle. Un po’ per l’intorcigliamento di tutta la faccenda che quasi sembra un X-file, un po’ perché, lo comprendo ma mi irrita, è palese che come scrivi dire la verità per l’assicurazione l’avrebbe con buona probabilità escluso dal film.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    I post su Alien sono quelli che costano più “impegno”, perché non brevi, perché pieni di informazioni che meritano di essere recepite ed assimilate, perché arrivano il venerdì con le fatiche lavorative nelle spalle e nella mente…ma, forse proprio per gli aspetti detti sopra, sono tra i post che alla fine ti lasciano maggiore soddisfazione! Come un cenone, bisogna rimboccarsi le maniche ma poi…che goduria! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Confesso che la fatica che richiedono sta crescendo di intensità, e questa settimana c’è davvero il botto.
      Avevo scritto un intero paragrafo “cospiratorio”, perché cancellare da un documentario Finch che dice il contrario di Scott è palesemente un prendere posizione a scapito dell’indagine. Ci penso, ci ripenso. Come posso indagare meglio? Poi l’illuminazione: ma io sono “amico” di twitter del regista di quel documentario! Giovedì a pranzo scrivo un messaggio a de Lauzirika e neanche un’ora dopo lui mi risponde spiegandomi la situazione: non c’era alcuna “cospirazione” e via giovedì sera a riscrivere tutto!
      Comincio a capire perché tutti gli articoli di Alien dicono tutti le stesse quattro cose: è un’ammazzata fare dell’approfondimento documentato! 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        “è un’ammazzata fare dell’approfondimento documentato”…e io (ma non credo di essere il solo) ti ringrazio sentitamente per lo “scandaglio”!!! 🙂 🙂 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Verissima questa cosa, però vuoi mettere la soddisfazione di poter calare l’asso nella manica di una conoscenza altolocata al momento giusto, scoprendo così che dietro la cospirazione non c’era nessun cospiratore? 😛
        Spostandomi da Finch alle testimonianze di Stanton e Skerritt, il loro mi sembra un atteggiamento classico… quello dell’attore che, per dare maggior risalto alla sua partecipazione ad un film di fantascienza, gioca a tirarsela da snob nei confronti del genere (quello al quale poi dovrà la sua fama) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In fondo fa il paio con tutti i registi horror di cui abbiamo letto le interviste in questi ultimi decenni: “che schifo lo splatter, io farò qualcosa di diverso” 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, già 😀

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  5. Jena Pistol ha detto:

    Lucius sei spettacolare,ho letto tutti questi post tra ieri e oggi,adesso,propio come tutti gli altri dovrò aspettare con trepidazione il prossimo venerdi. Nei post precedenti hai accennato brevemente a filmoni come Blade Runner e Atto di forza concludendo sempre con “ma questa è un altra storia”,ecco,quando dici cosi mi viene un acquolina che non ti dico.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, sei davvero gentile e contento di aver comunicato un po’ della mia passione aliena ^_^
      Non so se farò “Blade Runner”, il materiale è tanto e non avendo la passione per Alien non so se avrei la forza di affrontarlo per un lavoro simile a questo.
      Invece vorrei proprio fare “Atto di forza” l’anno prossimo, visto che nel 2020 il film festeggerà trent’anni Spero ne sarò all’altezza 😉

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  6. Jena Pistol ha detto:

    FANTASTICO. Adoro quel film,è ancora oggi l’unico film che, quando lo guardo, mi fa dubitare di Terminator 2 come mio film preferito,T2 nella mia mente non lo battte nessuno ma questo arriva a scalfirlo. Già non vedo l’ora.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio dell’entusiasmo, mi serve a darmi la spinta ^_^
      Recentemente è passato su Mediaset dove ho scoperto che un suo celebre “errore” è stato corretto, scelta discutibile visto che faceva parte integrale del film e della sua leggenda.
      Visto che saggi sull’argomento ci sono – ovviamente in lingua inglese – testimonianze pure e addirittura c’è pure l’autobiografia di Schwarzy, il materiale c’è, non si discute. Sarà solo tosta studiarlo per tirare fuori una narrazione lineare 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Chissà che quell’errore (verso la fine del film) non lo conosca anch’io… adesso “Atto di forza” è più “corretto”, sì, ma forse quella correzione l’ha fatto diventare un po’ meno leggendario 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sin da quando sono uscito dal cinema il dubbio mi aveva assillato: sicuri che sia un errore? E se invece fosse una geniale trovata di regia, perfettamente in linea con la trama? Anche questo era un elemento che alimentava la leggenda del film: trovarlo in TV corretto… è stato parecchio deludente.

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  7. Jena Pistol ha detto:

    Noo cosi mi torturi,già non vedo l’ora di leggerlo.Stavo per chiederti del celebre errore ma preferisco non spoilerarmi quello che scriverai per il trentennale.

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