Dead Trigger (2017) Dolph l’ammazza-morti

Il 3 novembre 2019 abbiamo festeggiato il compleanno di Dolph Lundgren, e non siamo stati i soli a pensare allo svedesone: la Koch Media il 14 novembre successivo porta nelle nostre videoteche (in DVD e Blu-ray) un suo filmaccio fresco fresco che ancora risultava inedito in Italia.
Diretto da due tizi di passaggio e presentato il 28 giugno 2017 al Moscow Film Festival (questo spiegherebbe la presenza di diversi russi nel cast), solo il 3 maggio 2019 arriva in patria americana Dead Trigger, che millanta di essere ispirato al videogioco omonimo del 2012 della Madfinger Games, ma in realtà non c’entra molto: semplicemente la casa del gioco ci ha messo qualche soldo.

Grilletto morto: sarà un film contro il Movimento 5 Stelle?

La Aldamisa Entertainment per l’occasione si gemella con la Badhouse Studios Mexico per formare l’orrore produttivo definitivo. Quest’ultima casa è infatti ben nota ai lettori del blog, in quanto la sua formula è semplice: girare orripilanti filmetti in Messico che però possono contare sulla vendita all’estero grazie alla presenza di una sbiadita star anglofona del passato. Che può essere l’ex star marziale Gary Daniels in Misfire (2014) e Rumble (2016), può essere Luke Gross in Dead Drop e Legacy (non ancora distribuito) o Michael Jai White in Cops and Robbers (2017), ma anche Dolph, che nello stesso anno ha lavorato per la casa a Larceny (2017).
Tutti i film della Badhouse sono caratterizzati dallo stesso colore marrone e dall’odore che non sa di rose…

Ecco come si dice “noia” in messicano

Terminal City, 2025: quindi parecchio vicino nel futuro. Gli zombie hanno zombificato il mondo e già sapete tutto il resto: il buono del film è che non ci sfrangia gli zebedei a raccontarci quello che già altre migliaia di storie ci hanno già raccontato. Ci sono gli zombie, punto.

Quando gli zombie avanzano… Dolph Lundgren li mette in frigo!

Per affrontarli sono nate delle unità speciali anti-contagio chiamate CSU (Contagion Special Units), composte da modelli muscolosi con abitini aderenti sui muscolacci: guerrieri sì, ma con stile.

Solo se sei figo e muscoloso puoi combattere gli zombie

L’unica idea intrigante della ridicola sceneggiatura di Heinz Treschnitzer è che l’abbondanza di zombie ha moltiplicato la vendita di armi in America, Paese che non aveva certo bisogno di vere minacce per amare i gingilli che fanno bum bum. Così la multinazionale Cyglobe è diventata il primo produttore di armamenti personali: «ogni famiglia possiede almeno dodici armi con il marchio Cyglobe: siamo la multinazionale di riferimento per tutto il globo», ci spiega giustamente soddisfatta la presidentessa Gloria Russo (Tamara Braun, nome illustre delle soap americane).

La regina delle armi in un mondo zombie

Il passo successivo della Cyglobe è trovare una cura per la zombìa, così da controllare tutta la “filiera”: dal contagio alla soppressione. Ma prima… sarebbe il caso di ingaggiare un bravo grafico per il logo della compagnia, che è davvero una poveracciata.

A guardare quel logo si diventa zombie ciechi

È il momento di raccattare attorini all’ufficio di collocamento per spacciarli come protagonisti del film. Si inizia con il miglior giocatore del mondo Chris Norton (Chris Galya), poi si passa alla lottatrice (va be’) Samantha Atkins, interpretata da quella Luciana Carro indimenticabile nel ruolo di Kat, inossidabile avversaria di Kara Thrace nella serie TV “Battlestar Galactica“. Proprio in omaggio alla sua battaglia con il Cylon Raider “Scar” ho preso il relativo modellino.

Quando Luciana Carro spaccava

Dopo la quota rosa c’è la quota asiatica con Daniel Chen (Justin Chon) e la quota nera con Gerald “G-Dog” Jefferson (Romeo Miller): buttiamoci pure una quota slava con Naomi Shika (Natali Yura) e la classe è completa. Tranquilli, non dovete ricordare i nomi: muoiono tutti come coglioni.
Perché sono stati scelti dei giovani palesemente inadatti a fare i soldati? Perché sono bravi ai videogiochi… Oh, non guardatemi così, non l’ho scritta io la sceneggiatura!

La classe del generale Conlan (Joel Gretsch) dovrà istruire questi ragazzi a combattere gli zombie, e per farlo servono i migliori istruttori in circolazione. Il primo è il capitano Rockstock, interpretato da… ve lo ricordate Isaiah Washington? L’attore che si è fottuto una splendida carriera nel 2007 perché in una conversazione privata ha usato la parola “frocio” (faggot): e se bestemmiava che facevano, lo fucilavano sul posto?

Prima lezione, ragazzi: mai usare la parola con la “f”

Ma l’istruttore più gagliardo è ovviamente il capitano Kyle Walker (Dolph nostro, gagliardo e tosto), con degli inguardabili capelli tinti pettinati da uno zombie: vorrei proprio vedere in faccia chi gli ha detto che stava bene con quella roba in testa.

Coraggio, fa’ un’altra battuta sui miei capelli

A completare il collegio docenti arriva il tenente Martinov, e così entra in squadra pure l’ex lottatore russo Oleg Taktarov.

È con questi che vogliamo vincere la guerra zombie?

Le “lezioni” iniziano con un Walker che spara una frase ad effetto, vittima di una traduzione italiana che non mi sembra ispirata.

You’re here for one thing and one thing only… to kill the dead.

«Voi siete arrivati qui per un solo motivo: uccidere i mutanti.»

Perché i morti sono diventati mutanti? Potevano continuare a chiamarli zombie come nel resto del film. Subito dopo il termine undead viene tradotto con «non morto»: che bisogna c’era di inventarsi i “mutanti”?

Coraggio, correggimi ancora le battute

Comunque la prima missione prevede il salvataggio della dottoressa che ha trovato la cura per la zombìa, un processo chiamato Esculapio (Asclepius) come il dio della medicina. Curiosa coincidenza vuole che mentre vedevo l’attrice Autumn Reeser interpretare Tara Conlan, intanto su Paramount la stessa attrice era protagonista della smielata commediola romantica televisiva Un amore inaspettato (2016).

Un’attrice divisa fra zombie e amore televisivo

Durante la missione incontrano pure il soggetto zero (interpretato da Keil Oakley Zepernick, stuntman di tutti i film di serie A più recenti), il primo infettato dal virus Cyglobe che doveva curare il cancro e invece ha sviluppato la zombìa. Per motivi ignoti la squadra gli spara al petto stando sempre attenta a non colpirlo mai in testa: non ci crederete, ma lo zombie rimane in piedi, giusto in tempo per fare un po’ di vittime tra i soldati.
Purtroppo è l’inizio di una lunga ed imbarazzante sequenza di scelte stupide ed azioni totalmente prive di logica, che rendono un film fatto con due spicci una noia mortale.

Combattere gli zombie col capello sempre perfetto

La dose mostruosa di scene sbagliate, dialoghi ridicoli e svolte di sceneggiatura da corte marziale rendono assolutamente indigesta questa porcata, malgrado come sempre Dolph si diverta più di tutti e vada avanti come un bulldozer. Anche se con controfigura.

Ma chi è questo? No, Dolph, la controfigura no!!!

Il nulla al quadrato sarebbe già qualcosa in confronto a questo film, da dimenticare immediatamente.

Shhhh, Dolph, basta, ora basta co’ ’ste cazzate…

Una curiosità. Malgrado non sia accreditata nei titoli del film, IMDb riporta la presenza (in un ruolo non meglio identificato) di Jenny Sandersson, truccatrice personale di Dolph Lundgren sin dal 2013, anno in cui comincia anche a fare piccole apparizioni marginali nei suoi film. Su Google sembra di capire che fra i due ci sia (o ci sia stato) del tenero, e mi chiedo: quanto deve recitare male la Sandersson per non ricevere neanche un ruolo parlato nei film del re della serie Z, peraltro suo amante? Tutti gli attori di questo film recitano peggio degli zombie, possibile non ci sia scappato un ruolino per lei?

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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20 risposte a Dead Trigger (2017) Dolph l’ammazza-morti

  1. Cassidy ha detto:

    Ora ho capito che fine ha fatto Isaiah Washington, storia pazzesca.
    Per curiosità ho verificato, questa Jenny Sandersson si lascia guardare, nemmeno un ruolo muto si merita? In un filmastro così poi? Vabbè facciamoci bastare Dolphone nostro che dove lo metti spacca 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La maggior parte del cast è formata da ragazzette, mentre la Sandersson è quasi cinquantenne. Non mi sembra di averla notata, ma giuro che è stato un dramma unire le facce ai nomi: sia perché parliamo di attorini presi per strada, sia perché le donne sono tutte giovani, magre e bionde – paiono cloni!

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Sembra una parodia Asylum di Resident Evil. Non si può, davvero!
    E l’unico motivo per usare un videogiocatore contro gli zombie è quello di fargli pilotare un drone (purché si parli di generi adatti, che se becchi uno come me, composto al 95% di GDR e avventure grafiche, fai prima ad affidarti a un membro di una gang).

    Riguardo al logo Cyglobe, sembra una versione povera di quei loghi da astronave delle serie TV, tipo Star Trek 😛

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  3. Kukuviza ha detto:

    Ah ah ma perfino io so che agli zombi bisongna sparare in testa!
    Forse dolph è geloso e non vuole che la sua donna stia troppo in mezzo ad altri omaccioni!
    Vai Dolph, sempre mitico!

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  4. mikimoz ha detto:

    Dolph moro non lo vedevo dal primo Punitore.
    Incredibile come si sgami la controfigura,,, terribile.
    Ma sì, secondo me Dolph si diverte un casino. Trama assurda, ovviamente 🙂

    Moz-

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di solito l’unico motivo per guardare un film di Dolph dal Duemila in poi è gustarsi lo svedesone che non gliene frega niente: si diverte, gigioneggia, fa il duro col sorriso e il film va giù liscio così. Qui forse ci ha creduto uno zinzinino di più e questo rovina tutto 😛

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Che film indegno, ovviamente l’ho visto essendoci Dolph-nostro-sempre-sia-lodato ma è stata dura arrivare in fondo, perché lì bisogna arrivare in un film…che tocca il fondo!
    Non potevano intitolarlo Dolph Trigger con Lui protagonista assoluto che uccide il cattivone Isaiah al capo di una setta che sparge per il mondo la parola con la “F” e con finale con tanto di matrimonio con la truccatrice? Mi parrebbe una trama più convincente! 🙂

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Visto che del film mi frega il giusto (cioè nulla…), mi permetto di modificare solo la storia su Washington. In realtà non fu una telefonata, fu proprio l’attore che durante le riprese di “Grey’s Anatomy” diede del “finocchio” (faggot) a Knight (il fu dottor O’Malley) durante un battibecco nel set. Si venne quasi alle mani tra Washington e Dempsey (il fu dottor Sheppard) che si mise in mezzo e prese le difese di Knight. La notizia si sparse sui vari rotocalchi scandalistici (tipo TMZ) e Washington non contento si mise a fare il fighetto durante una premiazione dandosi del “finocchio” da solo e dicendo che lui ama tutti i “finocchi come lui” o una roba simile. Scandalo totale. Le scuse di rito non servirono a nulla e il super-dottor Burke di “Grey’s Anatomy” venne trasferito in Svizzera a dirigere un mega ospedale (lo raggiunse anni dopo la sua collega e amante Cristina Young). Fonte: mia moglie che di Grey’s Anatomy sa tutto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ho mai detto che fu una telefonata 😛
      All’epoca ero anch’io fan della serie, tanto da seguirla episodio per episodio non appena usciva in patria, e come “The Front Runner” (2018) ha raccontato il momento in cui gli scandali sessuali in America sono passati da “aneddoto pepato” (tipo èra Kennedy) a “scandalo distruggi-carriera”, così qull’episodio è stato fra i primi – o comunque fra i più mediaticamente pompati – momenti in cui l’offesa principale che gli americani si danno da sempre è salita di livello: da offesa personale, appunto, a scandalo pubblico.
      In “Fuori i secondi” (1986) il personaggio di Klaus Maria Brandauer si divertiva a notare come gli americani si offendessero molto di più a chiamarli froci che “capitalisti guerrafondai”, e negli stessi anni il senatore Gary Hart credeva che questioni private, come un’infedeltà coniugale, non dovessero interessare gli elettori: scoprì che era nato un nuovo mondo, e lui era l’ultimo del vecchio mondo.
      Allo stesso modo Isaiah Washington ha trattato la cosa come si è sempre fatto: in una conversazione privata ha offeso un collega, come credo succeda da sempre a tutti, e quando la cosa ha acquisito eco mediatica l’ha trattata come si faceva prima. Andiamo, il personaggio di Matt Dillon in “In & Out” (1997) dichiara in una conferenza stampa nazionale che il personaggio di Kevin Kline è gay, quando quest’ultimo ancora non lo sa, e il film è considerato una commedia: dieci anni dopo, Washington non si era reso conto che tutto era cambiato per sempre.
      Zio Andreotti ai tempi d’oro ci spiegò che in Italia (almeno in quella della sua epoca) certe cose si possono dire ma non si possono fare, mentre in America si possono fare ma non si possono dire. La “morale pubblica” americana si scandalizza per cose che definire ridicole è poco, ma è una grande torta dove mangiano tutti, politici e giornalisti, e a tutti piace trascinare la gente in piazza Loreto, che poi si sentono più puliti.
      Per chiudere, visto che Knight ha dichiarato di essere davvero gay (è nei trivia di IMDb), non ci sono neanche gli estremi per una denuncia di diffamazione: basta pronunciare una parola sgradevole per perdere il lavoro? Aveva già previsto tutto il mafioso di Guzzanti, che rigettava i giudici che dovevano processarlo perché “hanno già la sentenza negli occhi” Basta uno sguardo per perdere il posto…

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  7. Giuseppe ha detto:

    Una bella (per modo di dire) merdata zombesca a costo quasi zero, praticamente, che perfino Dolphone nostro fa fatica a rendere in seppur minima parte accettabile… Non mi stupisce più di tanto, però, il comportamento della squadra con il paziente zero: sapendo perfettamente che la zombìa è un problema serio, devono aver pensato di fare come si deve in questi casi e cioè affrontarlo con decisione, prendendolo di petto insomma 😛
    P.S. Anche Dylan Dog ha avuto il suo Paziente Zero (Groucho, il primo infetto), in un futuro/dimensione alternativi 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non si è capito perché abbiano tirato fuori quell’idea del paziente zero, che di solito va studiato per capire il morbo invece qui entra in scena solo per uscirne subito. Un film sbagliatoe fatto male come onestamente da Dolph non me l’aspettavo, facendo di solito roba più divertente.

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      • Giuseppe ha detto:

        Forse il vero problema del film è proprio l’aver accantonato il divertimento (un simile uso di controfigura, poi, mi fa sospettare che nemmeno Dolph si sia divertito più del dovuto) nel tentativo di percorrere una strada “seria”, di quella serietà che la Z non può permettersi… e i risultati sono sotto i nostri occhi.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Avendo due gommine come budget e un camion pieno di attricette bionde clonate come cast, l’unico modo per uscirne con dignità era fare una cazzatona auto-spernacchiante, come infatti di solito Dolph fa: scegliere la strada “seria” è stata follia pura.

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