Ninja 1 (1981) L’invincibile ninja

L’uscita in edicola (e in eBook) del romanzo Il Professionista. Ninja Mission (n. 1650 della storica collana “Segretissimo” Mondadori) firmato da Stefano Di Marino – “leggerissimo” fan del cinema marziale, tanto da scriverci un imperdibile saggio – mi sembra l’occasione giusta per affrontare un tema più vasto di quanto si creda, che mi appassiona da quando Lee Van Cleef su Italia1 faceva il maestro ninja e che nel 2014 mi ha spinto a scriverci un vasto saggio digitale, nato proprio su spinta di Di Marino.

“Segretissimo” (Mondadori) n. 1650, dicembre 2019

Quando Odeon TV affondò le mani nei generi più in voga del momento, non poteva ignorare ciò che io già sapevo: le videoteche italiane grondavano di film ninja, quando i guerrieri delle ombre erano una “cosa seria”, e non roba da bambini come diventeranno con l’arrivo delle tartarughe.

Avendo già fatto abbondanti ricerche sull’argomento, per la trilogia dei Cannon Ninja dovrò per forza ripetere quanto già scritto nel mio citato saggio: so che l’avete letto tutti, quindi mi scuso per la ripetizione. (Pare vero, eh?)


Dance of Death:
la nascita del mito

Autunno 1980. L’istruttore dell’esercito e più volte campione del mondo di karate Mike Stone – nominato “lottatore dell’anno” nel 1970 dalla rivista “Black Belt” – si presenta davanti a Menahem Golan della Cannon con il soggetto di un film: Dance of Death, una storia con un ninja bianco americano, quindi buono, contro un ninja nero asiatico, quindi cattivo. Si sta rifacendo alla trama del romanzo Ninja di Eric Van Lusbader (aprile 1980) o al film The Octagon con Chuck Norris (agosto 1980)? Probabilmente ad entrambi.
«Il mio interesse nel ninjitsu non era rivolto alla pratica, per la quale non ho alcuna formazione formale – racconta Stone alla rivista “Black Belt” nel settembre 1990. – Ero invece molto interessato a vedere se potevo organizzare qualcosa a livello cinematografico.»

Menahem Golan accetta il progetto, facendo le cose in grande. Stone all’epoca è un nome di forte richiamo per quel che riguarda il “vero” mondo delle arti marziali, così viene subito deciso di mettere il suo nome a caratteri cubitali nella bozza di locandina. Due ninja ai lati, uno nero e uno bianco, per far capire subito che il film mostra la mania del momento, e come sceneggiatore è ufficialmente ingaggiato Stephen K. Hayes.

Nel 1978 Hayes è il primo non-giapponese, nell’intera storia del ninjitsu, a diventare shidoshi (maestro della via per l’illuminazione del guerriero): ora può aprire una propria palestra grazie ad un menjo, un diploma scritto e firmato dal maestro Hatsumi Masaaki, autoproclamatosi ultimo vero ninja vivente e fondatore proprio nel 1978 della Bujinkan, organizzazione per la diffusione dei princìpi del ninjitsu. (Masaaki è un ex judoka che un giorno s’è svegliato ninja: lo trovate come comparsa del film 007 Si vive solo due volte perché i produttori volevano un “vero” ninja e all’epoca c’era solo lui a dirsi tale.)
Hayes nel 1980 è appena tornato negli Stati Uniti per aprire nella sua città natale (Dayton, in Ohio) la prima palestra occidentale dove si insegni ninjitsu: in breve tempo apre molte palestre in giro per gli USA, e chiama la sua organizzazione “Le Ombre della Società Iga” (Shadows of Iga Society). Un film che lo veda in un qualsiasi ruolo, anche dietro le quinte, può vantare su una larghissima risonanza nel mondo degli atleti, professionisti e non; se poi allo stesso film partecipa anche un atleta noto come Mike Stone, il successo è garantito.

Materiale pubblicitario dell’epoca, salvato dai fan dell’universo Cannon

Il sogno di Golan è chiaro: se il blasonato James Bond usa (o almeno millanta l’uso) del “vero” ninja Masaaki Hatsumi, la Cannon potrà fregiarsi di utilizzare l’illuminato allievo americano del maestro. L’ufficio stampa addirittura prepara del materiale per dare giusto risalto a questa partecipazione illustre, materiale conservato da attenti collezionisti. «Il ninjitsu è una tradizione giapponese molto radicata – si legge nel press kit del film, una trentina di fogli scritti a macchina che vengono fatti girare fra i giornalisti, – e c’è stato un solo allievo non-giapponese guidato nello studio di quest’arte: è Stephen Hayes, che ha appena pubblicato un libro sull’argomento».

Purtroppo le cose non vanno come sperato: Hayes si ritira subito dal progetto senza dare ai media alcuna spiegazione, ma è probabile che abbia abbandonato la Cannon per scrivere il suo primo libro, Ninja: i guerrieri dell’ombra, uscito in libreria nell’aprile 1981: visto che già il successivo novembre è la volta di Ninja: come il guerriero raggiunge l’illuminazione, è comprensibile che in questo periodo abbia troppo da lavorare per dedicarsi al cinema. (Ci ripenserà nel 1993, quando alla fine deciderà di entrare nel mondo dei film ninja… proprio quando ormai è un genere defunto!)

Per Golan è un brutto colpo e non è che l’inizio dei problemi. Il gennaio 1981 vede tutta la troupe a Manila ferma per almeno due altri problemi: Mike Stone proprio non è tagliato per la recitazione e non convince nel ruolo da protagonista, e come se non bastasse il regista Boaz Davidson non sembra in grado di gestire la cosa. Menahem Golan nel frattempo si ritrova libero dall’impegno di dirigere Il giustiziere della notte 2 – Charles Bronson ha preteso sulla sedia del regista Michael Winner, autore del primo film della serie – quindi arriva nelle Filippine e prende in mano la situazione risolvendo i problemi alla radice: caccia il regista e prende lui in mano il film. (Boaz Davidson trent’anni dopo si “vendicherà” scrivendo un palese plagio di questo film, Ninja con Scott Adkins.)
Saputo che in città c’è un festival cinematografico a cui sta partecipando l’attore italiano Franco Nero, lo contatta e lo convince a fare il protagonista al posto di Stone, il quale viene relegato a coreografo dei combattimenti. Pare che anche il resto della troupe filippina sia stato licenziato e sostituito con personale proveniente da Israele, terra d’origine tanto di Golan che del socio (e cugino) Yoram Globus.

Nel febbraio 1981 le riprese sono finite e la “danza della morte” di Stone viene sostituita con un titolo più d’effetto. Chi non ricorda infatti l’enorme successo ancora in voga di Enter the Dragon con Bruce Lee? (In Italia, I 3 dell’Operazione Drago) Ecco quindi Enter the Ninja.

Preceduto di alcuni mesi e quindi trainato dall’uscita in libreria del citato saggio marziale di Hayes, il film esce nel luglio 1981 ed è un successo senza precedenti: una storia banale e attori dozzinali (senza parlare di numerose cadute di stile) non impediscono al film di essere un successo e di incassare 15 milioni di dollari in patria e vendite all’estero da capogiro.

Titolo italiano della VHS del 1984

«Si tratta della prima pellicola ispirata alla ninja, cioè un’arte marziale nata duemila anni fa in Cina e successivamente esportata in Giappone – racconta un confuso Franco Nero al giornalista Piero Perona di “Stampa Sera” il 16 luglio 1981. (Non è chiaro se sia l’attore ad usare “ninja” al femminile o il giornalista che sbaglia nel trascrivere l’intervista.) – In America c’è un bestseller romanzato che viene venduto come il pane. In Giappone la ninja è di casa e tutti vorrebbero diventarne cultori, almeno in palestra. […] Se gli anni ’50 hanno rappresentato lo judo, gli anni ’60 il karaté, gli anni ’70 il kung-fu, adesso è il momento della ninja. Nei Paesi dove è stato rilanciato, sia dalla letteratura che dalla televisione e dal cinema, tutti ne sono conquistati»

Al di là dell’ultima frase – all’epoca solo il Giappone poteva vantare film ninja: quali sarebbero gli altri Paesi “conquistati”? – l’analisi di Nero è impeccabile: ogni decade cinematografica ha la sua arte marziale. In realtà il nostro buon Franco sta solamente ripetendo quanto affermato dal press kit a gran voce «L’invincibile Ninja sarà il primo film occidentale a trattare la misteriosa e furtiva arte del Ninjtutsu»: quasi un colpo di spugna sul precedente The Octagon.

Tacendo sulla prova marziale di Franco Nero, la vera grande rivelazione del film è Shô Kosugi. Arrivato sul set come parte del team di atleti di Mike Stone e destinato ad eseguire solo alcuni stunt, la sua bravura marziale attira l’attenzione dei produttori che dapprima gli concedono qualche comparsata, finché – convinti del suo talento – gli offrono il ruolo di antagonista, riscrivendo addirittura parte del copione. Da quel momento è l’unico grande ninja dello schermo… che però non conosce il ninjitsu!


Shô Kosugi:
il karateka che divenne ninja

Se la formazione marziale del maestro Hatsumi Masaaki è stata sempre discussa (sottovoce) e comunque non gli ha impedito di influenzare tanto Ian Fleming in persona quanto il suo James Bond, non è stato mai un mistero che Shô Kosugi sia diventato ninja nel momento esatto in cui ha indossato un costume sul set del film della Cannon. Il press kit del film specifica che l’attore studia ninjitsu con il “maestro Yamamoto”, tacendo il fatto che questo maestro è in realtà il vicino di casa settantenne che il piccolo Kosugi ha conosciuto nell’infanzia e da cui ha in effetti imparato qualche mossa ninja.

Il più grande ninja della storia del cinema

Nato nel 1948 da un pescatore di Tôkyô e sbarcato diciannovenne negli USA, sul finire degli anni Settanta Kosugi insegna karate a San Gabriel, in California. «Ho studiato lo Shindo Jinen Ryu sin dall’età di sette anni – racconta Kosugi alla rivista “Black Belt” nel novembre del 1979, del tutto ignaro del suo luminoso futuro come ninja. – Significa “La via degli dei” ed è fondamentalmente uno stile del karate Shotokan con in più l’uso delle armi di Okinawa.» L’uso fenomenale di un gran numero di armi da taglio fa dimenticare agli estimatori che Kosugi sia digiuno di ninjitsu: dopo il suo ruolo ne L’invincibile Ninja sarà per sempre il miglior esponente di un intero genere marziale.

“Black Belt”, novembre 1979

«Mi sono preparato duramente per le sequenze marziali di questo film – racconta Kosugi alla rivista “Fighting Star” nell’ottobre 1981. – Ho usato nunchaku, sai, tonfa e bo nelle mie vere dimostrazioni di karate e ho fatto lo stesso nel film. So che i ninja non usavano tutte queste armi, ma volevamo mostrare alcune tecniche d’impatto: è questo l’importante. In Giappone ci sono un sacco di film sul ninjitsu, che mostrano personaggi che scompaiono in una nube di fumo e diventano invisibili: è ridicolo, ma è intrattenimento». L’attore sottolinea come le sequenze di lotta siano state girate in tempo reale, sottintendendo che non è stata adottata la tecnica tipica del cinema asiatico di velocizzare le scene di lotta perché sembrino più “esplosive”.

La Cannon è brava a sfruttare a pieno le proprie risorse, così chiede a Kosugi di interpretare più ruoli possibili all’interno del film. «Non tutti l’hanno notato – racconta l’attore in “The Master Ninja”, speciale del 1984 della rivista “Inside Kung Fu”, – ma non ero solo il ninja nero: a volte ero quello bianco e a volte altri ninja. Sono stato ucciso almeno sette volte». Raccontando lo stesso aneddoto a “Spirit of Ninja Magazine”, nel settembre 1986, le volte in cui è stato ucciso diventano cento: visto che oltre al ninja nero muoiono in video solo altri otto ninja, è facile che sia più corretta la prima versione del racconto.

Poster ninja con Kosugi pubblicizzati su “Black Belt”, luglio 1982

Malgrado sia già apparso in qualche piccolo ruolo di cinema e TV, per Kosugi il film è il primo vero impegno attoriale e si rivolge spesso al più talentuoso Franco Nero per avere dei consigli, chiedendogli come fare per recitare bene. «Non mi ha mai dato una risposta precisa» ci informa il press kit, per cui l’attore nipponico opta per una recitazione “naturale”: in fondo, confessa, sente che lui ed il personaggio di Hasegawa sono molto simili.
Nel luglio del 1982, dimentico ormai del passato da karateka, l’attore fonda la Sho Kosugi Ninja Enterprises, Inc., che ancora oggi vende attrezzature ed armi per il ninjitsu.


La distribuzione italiana

Uscito in patria americana nel luglio del 1981, già il 31 agosto riceve il visto della censura italiana e almeno dal 12 settembre 1981 è proiettato nei nostri cinema.

Nel 1984 esce in VHS per la blasonata RCA / Columbia Pictures, che però rimane l’unico prodotto home video esistente in Italia: ancora nel 2019 il film non ha conosciuto altra distribuzione.

Chi non ha conservato l’edizione italiana del 1984, può consolarsi con lo splendido cofanetto Ninja Trilogy (3 DVD + 2 Blu-ray) della Eureka (2016) in lingua inglese, purtroppo senza alcun contributo speciale: è da questo cofanetto che sono tratte le foto presenti in questo post.

Giovedì 1° dicembre 1988 inizia la sua vita televisiva su piccoli canali locali, mentre venerdì 15 giugno 1990 va in onda nella prima serata di Italia1: già dal 19 dicembre successivo torna in piccoli canali, come Italia7 (l’odierna 7Gold), con un numero esiguo di repliche.
Dopo un passaggio sulla storica TMC2, nella prima serata del 6 agosto 1996, del film scompaiono le tracce.

Dall’Archivio Etrusco, una reliquia direttamente dal 1990


Trama e commento

Sapevate che nelle Filippine ci sono scuole per diventare ninja? Eppure è così, e il maestro Komori (Dale Ishimoto) ne gestisce una dove ha studiato a lungo Cole (Franco Nero), ex soldato in cerca di maggiore spiritualità come contraltare alla violenza che ha visto ed esercitato.

La faccia di Franco Nero quando ha scoperto che doveva fare il ninja

Passato l’esame con relativo combattimento contro altri allievi nelle giungle filippine e ricevuto il diploma di ninja filippino, scopriamo che Hasegawa (Shô Kosugi) non è per nulla d’accordo con la promozione. Chi è Hasegawa? Perché è l’unico vestito di nero? Con quale autorità mette in discussione la scelta del maestro Komori? Cosa lo spinge all’amarezza e alla rabbia che albergano nel suo cuore? Ci sono degli spingitori di ninja?
Troppe domande senza risposta, la trama corre veloce e non aspetta nessuno.

La faccia di Shô Kosugi quando ha scoperto che Franco Nero faceva il ninja

Prima di andare non si sa dove, Cole passa a trovare un suo amico che è rimasto a vivere a Manila. Frank (Alex Courtney) ha fatto la guerra con Cole ed ora vive con sua moglie Mary Ann (Susan George) in una tenuta, a fare non si sa che. Le cose vanno male, non solo nel rapporto di coppia ma anche negli affari: Frank è minacciato dal perfido esteta Venarius (Christopher George) che, fra uno spettacolo di ballerine acquatiche e l’altro, vuole costringerlo a vendere la tenuta che tanto ama. E per convincerlo, gli manda i suoi uomini migliori, cioè un panzone uncinato (Zachi Noy) e un seccaccione impedito.

Fermo! Sei della troupe di Antonio Margheriti o di Menahem Golan?

Inutile fingere, le scene che non prevedono combattimenti ninja sono puro ciarpame per bambini, robaccia inguardabile fatta con gusto pessimo ed era già ridicola all’epoca: non so cosa passasse nella testa di Golan per arrivare ad un film così imbarazzante, ma di sicuro senza Kosugi questo film semplicemente non esisterebbe. Il nostro Margheriti girava negli stessi posti negli stessi anni ma tirava fuori capolavori da Oscar, al confronto di ’sta roba.
La parte iniziale e quella finale però riscattano tutto, perché Kosugi e altri stuntman – compreso quello che esegue i combattimenti al posto di Franco Nero – mettono in scena uno spettacolo come non si è mai visto nel cinema occidentale. E onestamente anche in quello orientale.

Là dove nessun occidentale è mai stato prima

Prendete quei tizi con la tutina grigia che usano mitragliette in 007 Si vive solo due volte (1967) e poi un decennio dopo quei tizi vestiti di stracci di The Octagon (1980): è chiaro che nessun occidentale ha idea di cosa siano i ninja, cioè quell’iconografia nata negli anni Cinquanta come falso storico e poi esplosa con film non marziali ma squisitamente politici. Kosugi ha saputo raccogliere l’immagine dei ninja codificata in Giappone e donarle una marzialità finora mai vista dai due lati opposti dell’Oceano.
Al di là dunque di scelte narrative ridicole, di una regia zoppicante – indegna di Golan – e di personaggi da denuncia penale, L’invincibile ninja è un film storico: non solo è il primo “vero” film ninja (sebbene ovviamente tutto ciò che mostri dei ninja sia falso) ma è il padre di ogni altro film ninja che avete visto nella vostra vita.


Conseguenze e ripercussioni del film

Il film è un successo e dà il via alla ninja-mania della Cannon, che dura pochissimo e toccherà vette di qualità diarroica da risultare inadatta alla vita umana, come per esempio Il colpo segreto del ninja, che vorrei tanto non esistesse.
Intanto però nel 1981 Joseph Lai si trova negli Stati Uniti per lavoro e gli capita di vedere L’invincibile ninja. Torna ad Hong Kong, dove ha fondato una casa cinematografica, ed esulta coi suoi collaboratori: ’sti americani so’ matti, bastano due tizi mascherati per fare un film! Grazie alla regia del famigerato Godfrey Ho, nascosto sotto decine di pseudonimi diversi, nasce il ninja trash: una valanga di filmacci fetenti che da Hong Kong si riversa sul mercato internazionale, con i distributori che si picchiano pur di pagare a peso d’oro film che sono puro letame.

Vedo all’orizzonte fiumi di filmacci ninja dozzinali inondare il mercato

I ninja della Cannon non sono neanche una decina, ma i filmacci ninja che invadono il mercato sono impossibili da quantificare: dopo solo dieci anni, il genere è così saturo da morire per sempre. Anche perché sono arrivate delle tartarughe che hanno trasformato i ninja in buffoni per bambini, e quello è un mercato mille volte più remunerativo.

Prima ero Django… e mo’ so’ er ninja biango

L’eredità de L’invincibile ninja la si può vedere ancora oggi: Ninja (2009) di Isaac Florentine, scritto da Boaz Davidson, parla di un ninja occidentale che è bravo e ben visto dal maestro e questo fa infuriare il suo compagno di corso asiatico, e a fine film si affronteranno: nel seguito arriva pure Kane Kosugi, figlio di Shô. Mentre il protagonista di Ninja Assassin (2009) ha per crudele maestro Shô Kosugi in persona. Ogni film ninja è debitore in qualche modo del cult del 1981. Ma l’eredità è anche un’altra, molto più sottile.

Siete belli, vestiti di rosso… Sembra una Mano…

Nel gennaio 1981, l’abbiamo visto, Golan inizia a girare nelle Filippine la scena che apre il film, con un ninja bianco coreografato da Mike Stone che affronta ninja rossi, e durante tutti i combattimenti del film si potranno vedere dei sai, un’arma non certo famosa al cinema.
Nel gennaio 1981 il numero 168 della testata a fumetti “Daredevil” tiene a battesimo un nuovo personaggio: una donna ninja di nome Elektra, che per arma usa dei sai. Numero dopo numero scopriamo un’organizzazione segreta, La Mano, i cui membri sono ninja rossi, e con il numero 187 (ottobre 1982) nasce un altro personaggio che ogni tanto incontrerà Daredevil. Un ninja bianco. Di nome Stone.

I ninja rossi della Mano

Sicuramente sono tutte coincidenze, ma sono tutti “figli” di Frank Miller, grande appassionato di cinema marziale che molto difficilmente si sarà fatto sfuggire il primo film ninja della sua epoca. Esattamente come i cinesi non si sono fatti sfuggire la sua kunoichi (donna ninja), sfornando subito il primo film apocrifo di Elektra. Ma questa è un’altra storia…

Con un prodotto imbarazzante e speso inguardabile, è nato un intero genere cinematografico. Nato negli anni Cinquanta come falso storico dalla penna di uno scrittore giapponese di sinistra, per reazione allo sdegno dei potenti che banchettano con i diavoli invasori, trasformato da spia e sicario disprezzato dalla cultura popolare a paladino del popolo, il ninja ha appena visto un’ulteriore evoluzione: è diventato action hero anni Ottanta.

L.

Il finale più brutto della storia del cinema ninja

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Informazioni su Lucius Etruscus

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27 risposte a Ninja 1 (1981) L’invincibile ninja

  1. Lorenzo ha detto:

    Questo me lo ricordo noioso, ancora legato come stile narrativo agli anni ’70. Il bello arriverà coi successivi due capitoli della “trilogia” 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      All’epoca lo trovai tutto tranne che noioso, sicuramente non aveva ancora lo stile pesante anni Ottanta, è un prodotto Cannon assolutamente atipico ma in fondo è qui che Golan fa il salto, e passa dal “serio” al suo tipico stile anni Ottanta. E’ un film di transizione.
      Purtroppo è pieno di siparietti indegni e vergognosi, ma ogni volta che Kosugi entra in scena tutto esplode, molto più qui che nei successivi film, dove facendo il buono è costretto a limitare la sua naturale gagliardiaggine 😉

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  2. Kuku ha detto:

    Oddio che ridere! Tra le tue didascalie e le assurdità che hai evidenziato!
    Sono schiantata al “Non mi ha mai dato una risposta precisa!”
    E la trama del giornale: “la terribile combriccola”! ma dai, come si fa a dire combriccola? sembrano quattro avvinazzati al bar che si trovano a giocare a briscola!
    Comunque, tutta la storia della ninja mi ha fatto venire in mente Crozza quando imitava Domingo e parlava della lirica! Non riesco più a sentire quella parola senza pensare a Crozza!

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Mi piace l’uso di ninja come a indicare il presunto corpus di tecniche praticate dai ninja stessi, è come chiamare pugile il pugilato ^^
    Ho vaghi ricordi di questo film. Può essere che Franco Nero risolva tutto con un colpo di pustola, mentre Evil Ninja si esibisce in movimenti figosi da presunto ninja?
    Una cosa alla Indiana Jones, insomma 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      No, qui i combattimenti sono qualcosa di molto serio, ovviamente fatti con la controfigura di Nero. Siamo molto lontani dai filmacci ninja di Hong Kong che verranno in seguito, oserei dire che la Cannon ha creato una sorta di “codice del guerriero delle ombre”, anche se poi parliamo sempre di serie A della serie Z e con risultati che oggi farebbero arrossire. Avendo però vissuto in prima persona questo fenomeno, posso testimoniare come negli anni Ottanta i ninja Cannon erano quanto di meglio offrisse il cinema marziale dell’epoca!

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      • Giuseppe ha detto:

        In effetti l’unica cosa davvero seria di questo film sono i combattimenti (Kosugi come garanzia), palesemente imparagonabili per superiorità manifesta a tutte le imitazioni hongkonghesi successive… per il resto, imbastirci sopra anche una trama verosimile con situazioni e personaggi decenti non doveva essere stato esattamente l’obiettivo principale di Golan, ai tempi 😀
        Interessanti le coincidenze Milleriane, ammesso che siano solo coincidenze… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Io sono più che convinto che Miller fosse ben informato sulla lavorazione del film o comunque sulle scelte visive, foss’anche per aver visto foto di scena che magari giravano sui giornali. Un gruppod i ninja rosso vestiti non mi sembra un’idea che nasca indipendentemente nello stesso momento, così come l’uso del sai. Figuriamoci un ninja bianco di nome Stone 😛

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  4. Austin Dove ha detto:

    Io sto ancora aspettando hatchet 💔

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  5. Cassidy ha detto:

    Questo è il post che aspettavo di leggere sul Zinefilo, da quando leggo il Zinefilo, anche se le parti arrivano dal tuo ottimo saggio Ninja, davvero un risultato degno dell’attesa 😉 La parte dedicata a la Mano ha fatto partire un coro di approvazione sul bus questa mattina, durante la lettura. Cheers!

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  6. mikimoz ha detto:

    Non credo di averlo mai visto, nemmeno sui canali regionali, perché Django ninja me lo ricorderei.
    Conosco però la sua importanza come capostipite di tutto un filone, e di certo è uno dei cult Cannon.
    Bellissimo quando le cose nascono così, quasi per caso, tra abbandoni, rinvii, attori “giusti” nel posto giusto e soprattutto la faccia tosta di dire mezze verità per ingrandire l’opera presso la stampa.
    Geniale.

    Moz-

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Ma la vera questione extra-ninja (quelle “in-ninja” sono già degnamente evidenziate nei commenti precedenti? è…quando in un solo post sono citati Odeon, TMC2 e Italia7, non è un attentato alle coronarie nostalgiche altrui??? Il mio cuore rischiava di esplodere per l’emozione ma, trascinato da un pezzo di grande interesse, sono stato attratto da aneddoti, recensioni, e didascalie…che mi hanno consentito di spuntarla, caro solleticatore di sentimenti Z! 🙂

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  8. MisterZoro ha detto:

    “Esattamente come i cinesi non si sono fatti sfuggire la sua kunoichi (donna ninja), sfornando subito il primo film apocrifo di Elektra. Ma questa è un’altra storia…”

    Come? Dove? Quando? Chi?
    E’ un’altra storia che ci racconterai comunque vero? Vero? …vero?

    Piace a 1 persona

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