Ninja 2 (1983) La furia umana

L’uscita in edicola (e in eBook) del romanzo Il Professionista. Ninja Mission (n. 1650 della storica collana “Segretissimo” Mondadori) firmato da Stefano Di Marino – “leggerissimo” fan del cinema marziale, tanto da scriverci un imperdibile saggio – mi sembra l’occasione giusta per affrontare un tema più vasto di quanto si creda, che mi appassiona da quando Lee Van Cleef su Italia1 faceva il maestro ninja e che nel 2014 mi ha spinto a scriverci un vasto saggio digitale, nato proprio su spinta di Di Marino.

“Segretissimo” (Mondadori) n. 1650, dicembre 2019

Quando Odeon TV affondò le mani nei generi più in voga del momento, non poteva ignorare ciò che io già sapevo: le videoteche italiane grondavano di film ninja, quando i guerrieri delle ombre erano una “cosa seria”, e non roba da bambini come diventeranno con l’arrivo delle tartarughe.

Avendo già fatto abbondanti ricerche sull’argomento, per la trilogia dei Cannon Ninja dovrò per forza ripetere quanto già scritto nel mio citato saggio: so che l’avete letto tutti, quindi mi scuso per la ripetizione. (Pare vero, eh?)


Esplosione ninja

Come abbiamo visto, Joseph Lai durante un viaggio in America vede al cinema L’invincibile ninja (1981) e torna in patria con un’idea esplosiva: tirare su dal nulla un intero genere cinematografico fatto di atleti mascherati. La qualità è diarroica ma il successo dell’operazione è indescrivibile: difficile spiegare oggi come la Z più inadatta alla vita umana abbia venduto cifre impensabili in ogni sperduto angolo del globo terracqueo, e per saperne di più vi rimando al mio saggio in eBook o a futuri speciali sull’argomento: ciò che qui conta è che neanche un anno dopo l’uscita del primo film ninja occidentale di grande richiamo… il primato sta per essere strappato all’Occidente.

I distributori con sufficiente pelo sullo stomaco capiscono subito che basta scrivere la parola “ninja” su qualsiasi film per incrementarne le vendite. La Golden Sun di Hong Kong è la prima a tentare il colpaccio prendendo un piccolo film del 1980 di produzione taiwanese (Mo gui ke xing di Robert Tai) e, nel giugno del 1982, distribuendolo negli USA con un nuovo titolo: Ninja Exterminators. Operazioni simili spuntano come funghi, come il film di Hong Kong Da can quan (1979) che diventa Ninja Supremo.

Il mercato cinese è velocissimo e prolifico e si sa che produttori dai modi spiccioli come Tomas Tang e Joseph Lai stanno già organizzando la versione cinese dei film ninja americani. (I ninja del vicino ma odiato Giappone non sembrano interessare). L’unica casa produttrice che non appare intenzionata a cavalcare l’onda è la 20th Century Fox, sebbene abbia un patrimonio in tasca: i diritti della sceneggiatura tratta dal romanzo Ninja di Eric Van Lustbader. La fase tecnica di scelta dei registi e sceneggiatori rimane in alto mare, tanto che recentemente lo scrittore stesso nel suo blog si chiede quando il suo romanzo apparirà su schermo. (Al 2013, non ce n’è traccia.)
Nel 1982 una produzione indipendente canadese approfitta del vuoto lasciato dalla Fox e distribuisce un misterioso The Ninja, di cui si sa poco o nulla ma che non sembra avere a che fare con il romanzo in questione. (Van Lustbader sull’argomento è stranamente evasivo.)

In questo panorama caotico, c’è solo una certezza: è assolutamente necessario per gli USA sfornare subito un altro titolo. Cannon: il caso ninja è tuo!


La furia umana

Shô Kosugi è sicuramente la rivelazione del genere e quindi la Cannon lo vuole per un altro ninja movie: un film che non ha nulla a che vedere con il precedente ma che da sempre viene considerato il “secondo” del filone, semplicemente per la presenza dell’attore giapponese. Stiamo parlando di Revenge of the Ninja, presentato a New York il 7 settembre 1983.

Solo il 4 aprile 1984 il film finisce sul tavolo della censura italiana, ottenendo il visto il 19 aprile successivo con un divieto ai minori di 14 anni che scomparirà nel 1991, come tanti altri film di quell’anno. Malgrado il 19 agosto 1984 “La Stampa” dedichi addirittura un trafiletto con foto al giovane Kane Kosugi («A sette anni è un divo del karatè»), il film uscirà nelle sale italiane solo dal 13 febbraio 1985 (in tempo per San Valentino!), con il titolo La furia umana.
Per ragioni misteriose il doppiaggio italiano dell’epoca odia il termine “ninja” e lo cancella dappertutto: per esempio sarà del tutto assente nei dialoghi di Guerriero americano (1985).

Nel 1986 esce in VHS Cannon-Multivision completamente in italiano con il titolo Ninja, la furia umana e nel maggio 1987 in Video8. Al contrario del precedente film, questo finisce nel radar di Italia1 che lo trasmette nella prima serata di giovedì 26 gennaio 1989, quando lo registrai per conservarne le scene di combattimento, com’era mia usanza dell’epoca.
Per farvi capire che gloriosa serata fu quella, subito dopo il film ninja andò in onda una puntata del “SuperMegaSalviShow” (il più grande spettacolo mai concepito da mente umana!) e a seguire Venerdì 13: capitolo finale (1984). Che seratona!
Dopo un paio di repliche su Italia1, nel 1992 e 1993, il film scompare per sempre. (Stando a FilmTV.it dal 2008 al 2009 ha avuto una serie di passaggi sulla RAI.)

Annunciato a lungo ed atteso per anni, finalmente nel 2011 la Quadrifoglio porta il film in un’ottima edizione DVD.

Dall’Archivio Marziale Etrusco

Il primo film era interamente ambientato nelle Filippine: una scelta dettata da ristrettezze economiche, certo, ma che non può essere ripetuta visto che serve un film in tutto e per tutto americano per combattere l’invasione asiatica. La Cannon non vuole badare a spese anzi vuole cavalcare l’onda con tutte le sue forze, quindi sceglie come location la città di Los Angeles: la decisione viene subito revocata di fronte all’elenco dei costi proibitivi, ripiegando sulla più economica Salt Lake City, in quello Utah che all’epoca fa sconti alle troupe per rilanciare le proprie location.

La Cannon tenta di nuovo di coinvolgere Stephen K. Hayes nella sceneggiatura, ma dopo un’iniziale interessamento alla fine il maestro ninja si defila di nuovo. Si opta quindi per l’esordiente James R. Silke, che cura la sceneggiatura di alcuni successi della casa prima di scomparire dopo aver regalato al mondo Allan Quatermain e le miniere di re Salomone (1985).

Due titani: Menahem Golan e Sam Firstenberg

Menahem Golan in un primo tempo risulta come regista, ma alla fine si fa indietro per lasciare spazio ad un giovane e volenteroso immigrato ebreo-polacco da poco diplomato in cinematografia: un certo Shmulik (ribattezzato prima Samuel poi Sam) Firstenberg. «Mi chiesero “Sai mettere insieme una sequenza d’azione?” – racconta quest’ultimo in un’intervista a “Movie Mavericks” del 2010. – “Ma certo” gli risposi. Mentivo, in realtà non sapevo nulla di cinema d’azione. Mi credettero sulla parola e mi assunsero.» Sotto la guida di Golan, il giovane Sam dirige il titolo forse tecnicamente migliore del genere, e sicuramente il più impegnativo. Delle otto settimane di riprese totali, ben due sono dedicate al solo combattimento finale sui tetti, pieno di effetti pirotecnici e scene acrobatiche a grande altezza.

Sam Firstenberg che dà indicazioni a Shô Kosugi

A Kosugi viene affiancato un giovane atleta che ha deciso, come tanti suoi colleghi, di tentare la via del cinema: Keith Vitali, che deve il suo ingaggio all’essere apparso in quel periodo sulla copertina di “Karate Illustrated”. «Mi trovai nel luogo giusto al momento giusto – racconta Vitali nel novembre 2010 a “Budomate” n. 16. – La Cannon mi offrì il ruolo di co-protagonista e con Kosugi facemmo delle belle esperienze, girando a Salt Lake City. […] Shô era ossessionato dalle armi e ha costruito personalmente la maggior parte di quelle viste nel film. Inoltre aveva l’ossessione del controllo sul set: interpretando tanto il ninja buono che quello cattivo, aveva il totale controllo della coreografia».

Non sembra ci sia niente di personale, ma Kosugi insiste fortemente con il regista perché il personaggio di Vitali muoia, impedendo quindi all’attore di partecipare ad un eventuale sequel. «Ricordo di aver sentito Shô discutere con il regista che voleva tagliarmi la mano, prima di uccidermi, ma il regista non era d’accordo».

Malgrado il risultato un po’ appannato ai botteghini – “solo” 13 milioni di incasso netto, contro i 15 del film precedente – Revenge of the Ninja sul mercato estero vende benissimo e le ambientazioni americane fissano nell’immaginario collettivo il concetto voluto: saranno pure nati in Giappone, ma i “veri” ninja sono americani!

«Da ieri chiunque si presenti con cinque dollari alla biglietteria del RKO Warner Twin e di altri cinema locali – racconta Lawrence Van Gelder in un articolo non molto lusinghiero sul “New York Times” dell’8 settembre 1983 – potrà essere trasportato in un luogo dove la mortale arte giapponese dei ninja si scontra con i metodi della Mafia moderna: cioè Salt Lake City». «Arrivò in tutti i più grandi cinema d’America – ricorda Keith Vitali nella citata intervista, – e fu uno dei primi successi del cinema marziale a livello nazionale».

La pellicola è un altro trionfo di pubblico per Kosugi, il karateka che si finge ninja. «Ad eccezione del duello finale fra me e il cattivo con la maschera d’argento, ho interpretato i combattimenti sia del ninja buono che di quello cattivo – racconta in The Master Ninja, speciale del 1984 della rivista “Inside Kung Fu”. – Nel duello finale invece mi scontro con il mio allievo Eddie Tse, ma per il resto impersono il ninja cattivo cambiando stile di combattimento. Non posso usare ovviamente le stesse tecniche e movimenti per entrambe le parti, altrimenti tutti se ne accorgerebbero».
Curioso come – come vedremo – nel 2015 ci sia una versione totalmente contrastante della storia.

Shô Kosugi, un ninja fai-da-te

Non sarà mai sottolineato abbastanza il fenomeno inedito che prende forma con questo film. Regola non scritta vuole che gli asiatici al cinema siano cattivi: in questo caso invece un attore nato a Tôkyô diventa protagonista buono di un film americano… Neanche Bruce Lee era mai riuscito in tanto! «Faceva parte di un copione già visto con i film di Chuck Norris – spiega David Esser in The Martial Arts Film in the 1990s, – dove gli attori e atleti asiatici sono utilizzati per lo più per ruoli a cattivi. Ma nei film di Kosugi è l’arte marziale del ninjitsu a generare l’apprezzamento degli spettatori e fan marziali […]: Kosugi divenne la prima star asiatica nel cinema americano dai tempi di Bruce Lee». Il quale però, aggiungo io, non fu mai una star protagonista: ad eccezione di qualche piccolo ruolo secondario, soprattutto in TV, Lee non partecipò mai a produzioni cinematografiche statunitensi. (Al massimo ad una co-produzione USA-Hong Kong nel caso de I 3 dell’Operazione Drago, dove comunque era uno di tre protagonisti.)

L’asiatico che divenne protagonista buono di un film americano

Kosugi non solo è vistosamente asiatico, non solo è protagonista assoluto del film, ma è anche buono: una combinazione davvero inedita per il cinema americano, che ancora nel 1998 obbligherà Jet Li ad un ruolo da cattivo (in Arma letale 4) come condicio sine qua non per entrare nella cinematografia statunitense. (Lui che in tutta la sua carriera di Hong Kong mai ha interpretato altri ruoli se non quelli del protagonista buono!) A Jackie Chan è stato risparmiato il ruolo di cattivo per evidenti impedimenti recitativi (con quel viso gli è impossibile fare il villain!) ma gli è stato imposto il divieto di essere protagonista su suolo americano: deve avere come co-protagonista almeno un’altra minoranza, come un afroamericano, un italoamericano o una donna… Evidentemente, nella mente dei produttori due minoranze fanno un americano vero!

Schermata del DVD italiano


Trama e commento

Los Angeles, un parco addobbato alla giapponese: facciamo che sia il Giappone. Dei ninja assaltano la famiglia di Cho Osaki (Shô Kosugi) e massacrano tutti… pure i bambini! Il regista afferma che hanno dovuto tagliare alcune scene altrimenti non avrebbero passato la censura, ma già così sono rarissimi i film occidentali dell’epoca che mostrassero uccisioni di bambini. Non male come esordio di Shane Kosugi, figlio del protagonista che ben presto deciderà di mollare il cinema.

Shane Kosugi, che esordisce morendo!

Nel delizioso audio-commento del cofanetto “Ninja Trilogy” (2015) Firstenberg ricorda che la scena è stata girata in tre o quattro giorni, con aggiunta di piante di bambù al finto giardino giapponese, mentre Kosugi combatte in pratica quasi sempre con lo stunt coordinator Steven Lambert, che afferma di essersi divertito come un bambino in un parco giochi. Ogni volta che un ninja si fa addosso al protagonista, è Steven. Kosugi ha già lavorato con lui, si fida e vuole fare più combattimenti possibili con lui perché così la sincronia dei colpi è migliore. Steven è il ninja morto che penzola dal tetto e poi quello che penzola dall’albero, posizione scomoda che ha dovuto tenere a lungo perché Kosugi continuava a sbagliare le battute! (Visto che poi sarà doppiato, a film finito, è stata anche una sofferenza inutile.)

Tutti sono capaci ad afferrare una freccia al volo: Shô ne prende tre!

Su consiglio dell’amico Braden (Arthur Roberts) Cho lascia il Giappone e se ne va in America, ad inaugurare una sorta di mostra d’arte di bambole appartenenti alla sua famiglia o roba simile, mai spiegata: non sa che Braden è un mascalzone che, per ripagarsi i propri debiti con la mafia locale, userà proprio quelle bambole per trasportare droga, grazie all’aiuto della bionda Cathy (Ashley Ferrare), amica della famiglia Osaki.

Cathy, la furia bionda che lotta senza pantaloni!

Inoltre Braden è niente meno che un ninja pure lui, ma cattivo: visto che gli uomini del boss Caifano (Mario Gallo) l’hanno trattato male, lui si maschera e li ammazza tutti.

Il ninja doppiamente mascherato

Nel citato audio-commento Firstenberg racconta che il film montato definitivo durava due ore, ma poi è arrivato patron Menahem Golan (che si pronuncia Menàhhhem Golàn, con l’h pronunciata con scatarro!) e ha imposto tagli selvaggi: il formato Cannon è di 90 minuti sparati, non un solo secondo di più. Il che significa che ben mezz’ora di film è stata spazzata via: secondo voi, hanno tagliato le scene d’azione o le scene di trama?
Il risultato è che Enter the Ninja è un film totalmente privo di trama: splendide scene d’azione divertente che non hanno alcuna motivazione se non un vago soggetto buttato a caso.

Shô che mena la gente senza alcuna motivazione

A parte una scena di trenta secondi con Braden che parla col mafioso da fumetto Caifano, non sappiamo altro della trama. L’attore che fa Braden poi scompare per sempre e rimane un ninja con una immotivata maschera d’argento che fa cose, e Cho che subisce fino al going berserck finale.

Avete fatto incazzare il ninja sbagliato

Personaggi entrano ed escono senza alcun motivo – come il compianto Professor Toru Tanaka – ipotizzo perché le parti del film dove si spiegava la loro presenza sono andate tagliate. Non a caso sia nei trailer che nelle foto di scena ci sono personaggi assenti nella pellicola vista al cinema.

Il Professor Toru Tanaka in un cameo totalmente privo di senso logico

Questo non ha impedito al film di diventare un grande classico e riscuotere consensi immediati e duraturi. Il regista afferma di ricevere ancora oggi messaggi dai fan che gli chiedono aneddoti o gli fanno i complimenti per alcune scene particolari. E Firstenberg è giustamente orgoglioso, visto com’è nato il film: Golan gli ha dato qualche spiccio di budget e l’ha mandato per otto settimane a Salt Lake City senza alcun tipo di controllo, e Sam era un esordiente totale, che avrebbe potuto benissimo fallire miseramente sul set. Invece ha trovato altri giovani entusiasti come lui, con tanta voglia di fare e tanta passione marziale, e il risultato è ancora lì, su schermo, a testimoniarlo. Perché su schermo c’è l’unico protagonista del film: Steven Lambert.

Secondo voi è Kosugi che salta dai tetti?

Malgrado all’epoca Kosugi racconti di aver fatto tutto lui nel film, Lambert racconta nell’audio-commento che nel 1982 gli stuntman li si trovava a Los Angeles e New York: a Salt Lake City non è che ci fossero scuole di cascatori. Il budget era una barzelletta quindi non potevano far venire nessuno da fuori, così Lambert ha ingaggiato un ginnasta e qualche tizio da palestra del luogo. Ogni volta che nel film vedete un salto volante o una capriola, è il ginnasta; ogni volta che vedete qualcuno combattere, è Lambert. E ogni tanto hanno inquadrato Kosugi per fargli piacere.

Solo quando è inquadrato, è Kosugi

Prendete la celebre scena della corsa in auto. Un paio di cascatori del posto guidano il furgone, Lambert vestito da Kosugi è dietro, attaccato al parafanghi: nessun cavo, nessun effetto al computer, al massimo due ginocchiere. Viene tamponato da un’auto, guidata da Lambert, che va a sbattere contro un altro tizio in auto, che è Lambert, poi Kosugi, che è Lambert, salta in auto e sfonda il parabrezza. Alla fine del montaggio serrato, inquadrano Shô.
Questo è Revenge of the Ninja: Steven Lambert che fa Bruce Campbell per Sam, anche se invece di Raimi si chiama Firstenberg. Ogni salto, ogni colpo, ogni arma lanciata, ogni ripresa con un ninja inquadrato, è Lambert nel suo one man show. Con brevissimi siparietti di Kosugi e Keith Vitali in mere apparizioni cameo. O almeno così nel 2015 racconta Lambert.

Oh, ma faranno fare qualcosa pure a noi?

Se è lodevole il prodotto artigianale, frutto della cocente passione di giovani esordienti che poi (a loro detta) sarebbero rimasti per sempre ninja friends, dall’altra parte l’assenza totale di una sceneggiatura degna di questo nome, per non parlare di una trama assente ingiustificata, ai miei occhi non può superare il capostipite Enter the Ninja.
Quando ho visto il film all’epoca me ne fregavo della trama, volevo Kosugi vestito da ninja e quindi sono sempre stato soddisfatto del film: rivisto a distanza di decenni non posso ignorare la sua totale evanescenza. Non si discute che sia tecnicamente superiore al precedente, anche se esordiente Firstenberg è un regista di molto superiore al Golan del 1981, così come è fuor di dubbio che le buffonate imbarazzanti siano ridotte (anche se ci sono sempre, tipo il torturatore tatuato cinese), ma manca la storia, e per me la storia è tutto.

Un combattimento mitologico, che però non basta a reggere un intero film

Enter the Ninja, con i suoi mille e indiscutibili difetti, si rifà al canone immortale dell’eroe che porta la Guerra con sé, parla di amicizia e onore, di rispetto per il nemico e di furore. Revenge of the Ninja parla di un tizio con la maschera d’argento che ammazza la gente, e Kosugi lo mena. Tutto il resto è talmente vago e scritto male che ogni altra ambizione della trama finisce nel vuoto.
Poi, ripeto, i combattimenti sono eccellenti e le scene d’azioni appassionanti, ancor di più perché operate in aperto disprezzo di qualsiasi norma di sicurezza e credo anche in condizioni di lavoro illegali. Nel celebre combattimento finale sul tetto, le cui riprese sono durate dieci giorni, nessuno della troupe aveva il permesso di essere presente per l’estrema pericolosità della situazione. C’erano Sam, il cameraman, Lambert e il ginnasta che facevano tutto e Kosugi per i primi piani. Tutti in condizioni lavorative oggi impossibili.

Un film fatto di scene mitiche e niente più

Rimane comunque un secondo grande colpo della Cannon, che si riprende il primato ninja e dimostra al mondo che nel rumore di fondo di centinaia di filmacci assurdi con la parola “ninja” scritta a mano sul titolo, c’è solo una casa in grado di regalare alta qualità, nella Z più profonda.
Shô Kosugi esordisce come action hero asiatico alternativo ai muscolari americani e si prepara a qualche anno di enorme successo, e già che c’è lancia pure il figlio Kane, destinato ad una fama per lo più in patria giapponese.

Papà, da grande voglio fare il ninja

Sì, ma se farai “Tekken 2” (2014) ti pisto!

L.
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23 risposte a Ninja 2 (1983) La furia umana

  1. Conte Gracula ha detto:

    In tutto ciò, trovo ridicoli i limiti imposti al protagonismo per questioni di genotipo: avessero detto chiaramente “non vogliamo che questi asiatici ci tirino giù un’altra portaerei”!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so se fosse dovuto alla razza specifica, con altre razze il problema è lo stesso: la legge americana che impone di usare attori neri nel ruolo di persone nere risale al 1940 circa, ma per avere un film con protagonista assoluto (e buono) di pelle nera bisognerà aspettare un bel po’: se non ricordo male il primo Oscar andato ad un nero è stato per “Training Day” nel 2001!
      Non è una regola scritta, se no avrebbero già fatto causa, ma è innegabile che i produttori siano convinti che il pubblico medio americano voglia un bianco a guidare la storia: poi può avere cinquanta sfumature di razze a seguirlo, ma chi guida dev’essere bianco.
      Magari le radici israeliane di Golan hanno reso la Cannon più libera, così come non mancano produzioni indipendenti più coraggiose, mentre le major tendono ad essere più tradizionaliste.

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  2. Lorenzo ha detto:

    Capolavoro. Peccato per il titolo fracchioso.

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  3. Cassidy ha detto:

    Anche a me il titolo fa sempre pensare a Fracchia. Il primo film era poverello ma almeno mitico, questo ha una trama al limite del pretesto, però niente da dire, i tuoi post ninja sono meglio dei film ninja 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Immagina la mia faccia nello scoprire che nel cofanetto “Ninja Trilogy” c’è Sam Firstenberg che racconta aneddoti a pioggia! Per fortuna parla inglese fortemente accentato e semplice: ti ricordi i vecchi corsi di inglese su cassetta, dove parlavano piano e scandendo le parole? Ecco, lui parla così, quindi malgrado manchino i sottotitoli si capisce bene 😉

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  4. Kukuviza ha detto:

    Io sono veramente basita da come funzionano le cose in certi casi. Ti presenti a un cineasta, ti chiede se sai scrivere una cosa, dici sì, non è vero, ma la fai lo stesso.
    Atleti, ginnasti che passano di là e vengono ingaggiati!

    Nella locandina, cos’è quell’arma che sembra una falce? E sembra che abbia pure gli occhi azzurri, il ninja, ma forse è solo un effetto ottico!
    Ma la lottatrice Cathy è davvero con le chiappe al vento??

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per la felicità dell’Etrusco adolescente – la prima volta che ho visto il film avevo circa 15 anni – la tipa combatte davvero con solo la giacca della divisa, svolazzante: in realtà ha le calze, ma la scelta aumenta il valore della scena 😛
      Come ogni scena “frizzante” dell’epoca, non ha alcun motivo ai fini della trama…
      Il gama (una sorta di falcetto) era un’arma molto quotata all’epoca, anche perché facile da fare. Kosugi l’ha presentata in altri suoi film e addirittura faceva parte dell’armamentario del primo pupazzo ninja apparso in Italia! (Che ovviamente ancora posseggo!)

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      • Conte Gracula ha detto:

        Un appunto: il falcetto dovrebbe chiamarsi kama, ma la sillaba ka dovrebbe diventare ga se preceduta da certe altre sillabe, come nella kusariGAma, la falce con la catena – mentre resta, per esempio, ka in KAmaitachi, la “donnola falce”, un animale magico del folklore giapponese ispirato a un fenomeno di vuoto d’aria che, pare, produca taglietti superficiali (mai sperimentato di persona 😛 )

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ho citato a memoria, all’epoca (anni Ottanta) la grafia credo di ricordare fosse gama: appena rimetto mano sul mio vecchio libro ninja ti faccio sapere. Spesso le grafie cambiavano, o per scelte o per mode: fra ninjitsu e ninjutsu già era un casino 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti un sacco di fonti inglesi dell’epoca riportano “gama”, non mi stupirebbe che i libri arrivati in Italia fossero traduzioni di testi inglesi, a parte gli autoctoni.

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      • Conte Gracula ha detto:

        La mano sul fuoco non la metterei mai, non sono mai andato molto avanti con il giapponese, ma ricordo che le sillabe hanno la particolarità che ti ho detto, forse per motivi eufonici 😉

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Spettacolo! Non tanto il film (che comunque ho visto non troppo tempo fa e nonostante tutti i difetti a me ha divertito/intrattenuto discretamente) quanto tutte le chicche disseminate nel post, dal nome ninja vittima di damnatio memoriae a Vitali “deve morire”, da Sho che sbaglia le battute costringendo a pose improbabili Steven, all’inutile cameo di Tanaka e moltissime altre…tanta roba 🙂
    E poi…”subito dopo il film ninja andò in onda una puntata del “SuperMegaSalviShow” (il più grande spettacolo mai concepito da mente umana!) e a seguire Venerdì 13: capitolo finale(1984)”…ridatemi quei palinsesti! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ehhh l’Italia1 dei tempi d’oro è imbattibile ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        Francesco Salvi era un vero e proprio ninja del genial/demenziale, e non aveva nemmeno bisogno di controfigure (come invece Kosugi, qui) 😉 Peccato che non abbia mai trovato il suo Sam Firstenberg personale, finendo negli anni per essere “normalizzato” in comunissime fiction…
        Interessanti aneddoti e chicche a pioggia pure per questo Ninja 2, chiarimenti compresi su quella che credevo essere una falla della mia memoria: non ricordavo la trama, no, ma perlomeno ora sono certo che dipenda da tutti quei tagli che l’hanno praticamente azzerata… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Peccato non sia uscito fuori un “Director’s Cut” per l’edizione DVD…

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