Ninja 3 (1984) Trancers

L’uscita in edicola (e in eBook) del romanzo Il Professionista. Ninja Mission (n. 1650 della storica collana “Segretissimo” Mondadori) firmato da Stefano Di Marino – “leggerissimo” fan del cinema marziale, tanto da scriverci un imperdibile saggio – mi sembra l’occasione giusta per affrontare un tema più vasto di quanto si creda, che mi appassiona da quando Lee Van Cleef su Italia1 faceva il maestro ninja e che nel 2014 mi ha spinto a scriverci un vasto saggio digitale, nato proprio su spinta di Di Marino.

“Segretissimo” (Mondadori) n. 1650, dicembre 2019

Quando Odeon TV affondò le mani nei generi più in voga del momento, non poteva ignorare ciò che io già sapevo: le videoteche italiane grondavano di film ninja, quando i guerrieri delle ombre erano una “cosa seria”, e non roba da bambini come diventeranno con l’arrivo delle tartarughe.

Avendo già fatto abbondanti ricerche sull’argomento, per la trilogia dei Cannon Ninja dovrò per forza ripetere quanto già scritto nel mio citato saggio: so che l’avete letto tutti, quindi mi scuso per la ripetizione. (Pare vero, eh?)


Ninja-mania

Il successo del primo film ninja del 1981 poteva essere un caso, in fondo l’anno precedente il film ninja con Chuck Norris non aveva riscosso molto interesse, ma il successo del secondo film ninja del 1983 parla chiaro: gli anni Ottanta saranno il decennio ninja. Mai, in tutta la storia umana, i guerrieri delle ombre sono stati così citati, amati e ritratti.

La Gold Medal, casa editrice specializzata in romanzi seriali d’azione, nel 1983 lancia la serie Counter Force del prolifico scrittore Dan Streib: nell’ottobre 1983 – a solo un mese di distanza dall’uscita di Ninja, la furia umana – il quarto episodio, The Karate Killers (uscito in Italia nell’85 come Karate Killer, Segretissimo n. 1016) vede un villain d’eccezione.

«Quando uccideva o quando mandava i suoi sicari a uccidere, si faceva chiamare Ninja».

La versione a cartoni animati di Mr. T parla dei misteri dei ninja, impazzano magliette e poster, e nascono addirittura brani musicali dal titolo “Revenge of the Ninja” o “A Ninja never sleeps”. Un altro film “mascherato” arriva sul mercato: la Ocean Shore Video di Hong Kong per il taiwanese Shu shi shen chuan (1981) del bravo Philip Kwok nel dicembre dell’83 registra il titolo americano Ninja in the Deadly Trap.

La Cannon, madre dei ninja occidentali, non può lasciarsi sfuggire questo filone d’oro, così già dal dicembre 1983 parte la lavorazione di un terzo ninja movie. Se il primo utilizzava atmosfere asiatiche molto in voga all’epoca, e il secondo riportava tutto in patria per rendere più americano il ninja, il terzo dovrebbe andare oltre. Cos’è che fa impazzire gli spettatori in questi primi anni Ottanta? Gli spiriti che si impossessano della gente e l’aerobica: aggiungete un ninja, e il mix letale è pronto.


Titolatori in trance

Stabilita la sceneggiatura nel febbraio del 1984, con il semplice titolo provvisorio Ninja III (che poi rimane), il film viene completato nel maggio di quell’anno ed esce a settembre con il sottotitolo The Domination. In Italia viene presentato come Trancers, mascherandolo come film sul paranormale e apponendo la dicitura “fantascienza” sulla versione in VHS.

Vorrei aprire una parentesi sul titolo italiano. La mia ipotesi è che i distributori italiani, quel marzo 1985 in cui il film finisce sul tavolo della censura italiana, si siano voluti rifare al titolo di un film uscito due mesi dopo quello ninja, Trancers appunto. Ignoto alla lingua italiana, il termine “medianico” viene preso dal doppiaggio italiano per indicare i ninja che, va sempre ricordato, in quei primi anni Ottanta i doppiatori nostrani davano per scontato fossero ignoti al pubblico italiano.
Il celebre eroe della Z Tim Thomerson dal novembre 1984 interpreta il poliziotto del futuro Jack Deth in una lunga serie di filmacci giunti anche nelle nostre videoteche a partire dal marzo 1992: possibile che il termine trancers, con cui nel film in questione si chiamano le persone zombificate dal cattivo che Deth rincorre su e giù per lo spazio-tempo, sia stato usato da distributori italiani “rubandolo” perché sembrava loro attinente? Così che quando nel 1992 il “vero” Trancers è arrivato nelle nostre videoteche insieme ai suoi seguiti si sono dovuti inventare altri titoli. (Trancers arriva su Odeon TV in anteprima nel 1988… quindi sappiate che questa saga finirà nel Zinefilo!)

Girato nella brulla Arizona, il film vede la novità di una donna protagonista, ruolo ricoperto dall’esordiente Lucinda Dickey, seconda scelta che entra in ballo quando l’attrice che volevano ingaggiare si è resa indisponibile. Fattasi notare nelle coreografie danzanti del film Grease 2 (1982), la Dickey non vuole fare solo la ballerina e quindi in quegli anni partecipa a molte audizioni per ruoli da attrice. Affidatole “sulla fiducia” il ruolo da protagonista di Trancers, subito dopo viene ingaggiata dalla Cannon per il film Breakdance e il suo relativo sequel. Girati tutti e tre i film nel 1984, per un gioco di distribuzione escono nei cinema prima i due titoli musicali, così che quando è la volta di Trancers l’attrice è già nota al pubblico, sebbene sia il suo debutto assoluto.

Lucinda è una ballerina che non ha nulla a che vedere con le arti marziali, ma una volta indossata la tuta ninja non ha più importanza: comunque il suo fisico atletico rende molto più verosimile lei di tante fantasiose eroine troppo esili per le scene d’azione.

All’uscita italiana del film, anche il quotidiano “la Repubblica” è costretto ad occuparsi per la prima volta del fenomeno, utilizzando un titolo dal “sottile” doppio senso: «Carina, ma attenti alla spada» (21 luglio 1985).

«Nella sempre più vasta produzione di Menahem Golan e Yoram Globus – racconta l’anonimo R.F. – non mancano cineserie e colorazioni varie. I due avevano già attinto alla mitologia giapponese che ora rispolverano con Trancers mettendo in scena uno sgangherato combattimento tra Ninja. […] L’attrice è carina, grintosa e agile, ma si viene a trovare al centro di un accumulo di scene prive di senso dove predominano effetti speciali e manierismi che ricordano L’esorcista».

Di tutt’altro tono A.V. su “La Stampa” del 30 luglio: «Arti marziali e magia, kung-fu e sdolcinature sentimentali formano un cocktail un po’ sofisticato ma non sgradevole». Se ne occupa addirittura “l’Unità”, che il 30 luglio scrive: «I fan dell’osso spezzato e del triplice salto mortale all’indietro possono stare tranquilli: in Trancers c’è pane per i loro denti».

Locandina del 26 luglio 1985

Lunedì 19 ottobre 1987 esordisce su Odeon TV come Trancers, mentre sabato 11 giugno 1988 viene inserito dall’emittente nel mitico ciclo “Gli ultimi guerrieri”, con il titolo Ninja III (Trancers). Crollata Odeon, domenica 9 maggio 1993 addirittura il film viene promosso su Rai3 in prima serata, con il titolo Ninja 3 – The domination (Trancers), dopo di che scompare nel nulla. Stando a FilmTV.it, Rai4 lo ha riesumato per alcuni passaggi fra il giugno e l’ottobre del 2009.

Ad esclusione di una VHS Multivision/Cannon del luglio 1986, non esiste altra traccia del film in home video italiano. Tutte le immagini di questo post sono tratte dallo splendido cofanetto DVD/Blu-ray “The Ninja Trilogy“.


Sam e Steve a briglia sciolta

Oggi il film è considerato la classica stupidata ninja, e giustamente spernacchiato da chi lo vede fuori dalla sua epoca: nei primi anni Ottanta il cinema di genere, l’esplosione marziale e i ninja era una tripletta che garantiva automaticamente il successo a tutti, anche ai peggiori prodotti in circolazione. Figuriamoci alla Cannon, la serie A della serie Z.
In un momento in cui arrivano gli schizzi del letame di Hong Kong – chi critica i film ninja della Cannon evidentemente non ha idea dell’abominio che girava all’epoca – Ninja, la furia umana (1983) è un grande successo negli Stati Uniti, tanto che Menahem Golan prende da parte i suoi due autori, il regista Sam Firstenberg e il coreografo Steve Lambert, e fa loro un velocissimo “discorsetto”: fate quello che vi pare, basta che tiriate fuori un altro film ninja. Avete nove settimane di riprese, un tempo importante, e un budget non alto ma neanche basso: Firstenberg specifica che questo è un film a medio budget, cioè un formato che all’epoca ha un enorme successo di pubblico. Non costa tanto alle case ma è più elaborato rispetto ai filmacci dozzinali che intasano il mercato, perciò incassa moltissimo spendendo cifre moderate.

Il due è piaciuto? E allora vai col tre!

Con la più totale libertà creativa, che tanto ci sono orde di fan fuori dai cinema che premono per pagare un biglietto, al di là della trama, Firstenberg si mette d’accordo di nuovo con il pessimo James R. Silke, già autore della non-sceneggiatura del precedente film. Come detto, nessuno badava alla storia, ma forse in mano ad un autore migliore staremmo parlando di film ancora più mitici.
Bisogna inventarsi un’idea per giustificare una donna in grado di battere degli uomini… Lo so, oggi è una premessa che suona terribilmente sessista, ma nel 1984 gli Stati Uniti sono ancora parecchio indietro con la questione femminile al cinema.
Nell’audio-commento del citato cofanetto ninja Firstenberg racconta che all’epoca il mondo era impazzito per Poltergeist (1982) e così ecco pronta l’ideona: la protagonista avrà super-poteri perché un ninja si impossesserà di lei, come uno spirito.

La ragazzina di Poltergeist aveva la TV? E qui c’è la katana spiritata!

Mentre il regista e lo sceneggiatore fanno disastri con il copione, Steve Lambert viene sguinzagliato in un golf club di Phoenix: può fare quello che vuole, creare una scena d’azione come più gli piaccia. Non importa se dura un minuto, dieci minuti o dieci ore, basta che sia roba divertente per il pubblico. E Lambert non si lascia certo sfuggire l’occasione di giocare ancora con i ninja.

Steve Lambert che si diverte un mondo

Si infila una divisa della polizia e si prepara ad apparire in quasi tutte le scene con le auto in corsa, si infila una tuta ninja e si prepara a venir crivellato di colpi dai poliziotti: insomma, si prepara a sfoderare i poteri di Steve Lambert. E ogni tanto lascia che inquadrino David Chung nel ruolo del ninja cattivo, che così si scalda per il ruolo di bieco secondino vietnamita in Missing in Action (1985).

Questa me la porto via, che ci faccio a fette Chuck Norris

Nelle prime scene del film una voce narrante parla ad un pubblico che reputa digiuno di questo genere:

«Trancers è una setta di uomini dotati di poteri soprannaturali chiamati ninja. Solo un ninja può distruggere un ninja: qualsiasi arma sia rivolta contro di lui.»

Un celebre doppiatore (non so dargli un nome ma è una voce sentita milioni di volte) recita questa frase esclusivamente nell’edizione italiana della pellicola, quasi a voler spiegare allo spettatore sia che cacchio voglia dire il titolo sia cosa siano i ninja. Posso testimoniare che da ragazzino – avevo circa 14 anni quando l’ho visto la prima volta – la “regola” per cui solo un ninja potesse ucciderne un altro mi affascinò moltissimo, ma in realtà era già pronunciata dal trailer americano di Ninja, la furia umana.

Quale ragazzo non sogna un baule di armi ninja?

Dopo una lunghissima scena d’azione in cui il ninja nero viene ucciso dai poliziotti – ma chi è ’sto ninja? Perché uccide il riccone all’inizio del film? Perché risulta quasi immune alle pallottole? Basta domande: non esistono risposte! – incontriamo Christie (Lucinda Dickey) e la sua messa in piega. Incontrato il ninja nero morente, non si rende conto di assumerne su di sé lo spirito malvagio.

L’anima dannata del ninja nero… che però è verde!

A tutti quelli che fin qui pensano si tratti di un filmaccio, chiedo di fare mente locale. Dal nulla arriva un assassino invincibile, impegnato in una missione senza ritorno: dopo sparatorie e sangue arriva l’eroina coi capelli al vento… ignara di dover assumere su di sé la responsabilità dell’intera vicenda. Sam Firstenberg ha appena anticipato di un mese esatto l’incipit di Terminator (ottobre 1984)…

Le due eroine capellute del 1984

Christie è una tecnica dei telefoni ma anche un’insegnante di aerobica, che vediamo impegnata in una lezione un po’ rozza, secondo il giudizio di oggi. Ma all’epoca parliamo di roba potente, di grandissima moda e di sicuro effetto. Non ci credete?

È facile oggi sghignazzare per la scena di ballo di grana grossa, e per come sono vestiti gli attori…

Di nuovo, fate mente locale: un’ammiccante e sensuale insegnante d’aerobica in tutina provocante che fa lezione mentre un irsuto omaccione mediterraneo, vestito di magliettaccia e calzoncini, cerca di andargli appresso rapito dai suoi movimenti. Sam Firstenberg ha appena anticipato di un anno la scena, pressoché identica, di Perfect (1985) con John Travolta e Jamie Lee Curtis.

… ma un anno dopo Travolta e Curtis ripetono identica la scena!

Lo spirito ninja che si agita nel corpo di Christie riconosce i poliziotti che hanno ucciso il corpo del ninja nero e comincia la vendetta: tutte occasioni per Steve Lambert di lanciarsi in mille acrobazie e scene d’azione assolutamente inedite. Come spiega lui stesso nell’audio-commento del film, all’epoca semplicemente non esisteva il genere marziale americano, quindi per un atleta con conoscenze marziali era impossibile sperimentare scene come quelle che oggi ci sembrano invecchiate male: Ninja III è un pioniere che oggi viene ritenuto una retroguardia.

La lapide è uno scherzo a David Womark, produttore esecutivo del film

Solamente a metà film si affaccia in scena Shô Kosugi, finto protagonista della pellicola ma in realtà solo deus ex machina che viene a salvare la situazione: come sa che il ninja nero, che gli ha ammazzato il padre, ora è a Phoenix e il suo spirito alberga in Christie? Di nuovo, inutile farsi domande quando alla sceneggiatura c’è Silke.

Quando la gagliardiaggine ha un occhio solo!

L’attore in pratica rimane in scena per gli ultimi venti minuti di film, eppure lo domina in modo totale. Come si muove, come parla, come guarda gli altri, come combatte… Kosugi è l’unico, vero, grande, inimitabile ninja del cinema, anche nelle scene meno convincenti.

L’unico ninja che mena le porte di legno!

C’è voluta una settimana per girare il combattimento finale nel tempio – struttura inesistente e “disegnata” su vetro in modo da sovrapporla alla location – con i monaci cinesi interpretati da gente trovata nelle locali palestre di arti marziali: a detta del regista, si sono comportati molto meglio degli stuntman professionisti!

Shô mena tutti, pure i finti monaci

Lo scontro finale tra Kosugi e il ninja nero è forse meno potente per via delle trovate paranormali, ma non è che nel film precedente ci fosse molto più realismo, anzi!
Di sicuro gustarsi il combattimento con la voce di Firstenberg e Lambert che raccontano i trucchi utilizzati e le idee nate sul set ha tutto un altro sapore. Malgrado questo sia forse il film di Kosugi che ho più visto in vita mia, e più amato per la bellezza della protagonista, il combattimento finale onestamente è fra i peggiori dell’attore.

Il paranormal-fight proprio non convince

Il regista in più punti sottolinea come l’esagerata presenza di elementi paranormali, inseriti perché all’epoca di grandissima moda, abbia rovinato il film: non si tratta infatti di un ninja movie con un po’ di spiritismo, ma un semplice “figlio” di Poltergeist dove il demone è vestito da ninja. Forse è questo che ha influito sul successo della pellicola, decisamente inferiore rispetto alla precedente (diventata immediatamente di culto). Così come Firstenberg è il primo a definire “grezzi” (termine con cui mi piace rendere il suo «primitive») molti passaggi del film, ma non va mai dimenticato che sono tutte trovate di scottante attualità, per il 1984 in cui è stato girato.

Quanti di voi nel 1984 avevano in casa un cabinato?

Christie in casa gioca ad un videogioco per cabinato che poi viene preso d’assalto dallo spirito del ninja: se già il gioco Bouncer (1984) è una novità assoluta sul mercato, anche l’usanza di mostrare videogiochi nei film è alla sua nascita. Proprio mentre Lucinda Dickey viene controllata dal cabinato-spirito-ninja, Emilio Estevez combatte nella sala videogiochi del film Nightmares (1983).

Già si sapeva che i videogiochi avrebbero comandato sul cinema

È ingiusto, se non addirittura inutile, vedere oggi questo film. Ninja III è figlio del suo tempo ma principalmente frutto della fantasia di un gruppo di cineasti che dalla casa più coraggiosa dell’epoca hanno licenza di fare ciò che Hollywood vieta assolutamente: divertirsi. Volete copiare le scene spiritiche dai film di Hong Kong? Fatelo! Volete copiare i combattimenti ninja dai film giapponesi? Fatelo. Volete infilarci quei videogiochi e quella aerobica che sembrano essere la passione del momento? Fatelo.
Buttate tutto nel frullatore ed avrete un film unico, terzo di una trilogia, che vuole bene ai suoi fan e dà loro azione ma anche emozione. Perché è impossibile rimanere indifferenti quando nel finale di Ninja III, quando Christie è pronta ad affrontare nello scontro finale Kosugi, parte a sorpresa il tema sonoro de L’invincibile ninja (1981), il primo episodio, il film che ha inventato il cinema ninja occidentale.

Il mito è scritto: è il momento di cavalcare verso il tramonto

Il saluto finale di Kosugi è denso di amarezza, perché i successivi film che interpreterà saranno un’offesa alla vita umana. Chi pensa che Trancers: Ninja III sia un brutto film, è perché non ha visto cos’ha presentato in seguito Kosugi: questo è Hitchcock, al confronto!

La Trilogia è finita e le mille occasioni che in questo 1984 si pareranno davanti a Kosugi evaporeranno tutte: ogni promessa di fama svanirà in un battito. Al povero attore rimarrà solamente di partecipare alla più grandiosa serie TV marziale mai apparsa sulla Terra. Ma questa è un’altra storia…

E la Cannon? Kosugi se ne va, cavalcando verso il tramonto: che faranno Firstenberg e Lambert? Be’, se non è disponibile un ninja asiatico… prendiamo un ninja americano.
Ma anche questa è un’altra storia…

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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31 risposte a Ninja 3 (1984) Trancers

  1. kuku ha detto:

    Fantastico ip dipingere i fondali di vetro col tempio!
    Ma che gioco è quello nel cabinato?

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  2. Cassidy ha detto:

    Un frullatore di trovate alla moda insomma, ma per assurdo meglio di tanta roba di oggi che fa lo stesso, replicando ancora i film di trenta e passa anni fa. Se non altro le parti d’azione sono state messe in buone mani. Cheers!

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  3. Evit ha detto:

    Spernacchiato sì, ma con amore. È tra i film più divertenti che abbiamo visto nella serie YouTube “i videocommentatori”, ancora oggi lo ricordiamo con affetto, me lo sono addirittura comprato in Blu-Ray 😄

    Mi sarebbe piaciuto vedere più flashback sulla storia del ninja, erano affascinanti. Meno Poltergeist e più sulla storia del misterioso ninja insomma. Sappiamo che sono state girate altre scene nel Giappone medievale perché si intravedono nel trailer, purtroppo non sono mai arrivate nel film.

    Il doppiatore della narrazione iniziale te lo svelerò quando lo rivedo. È passato un po’ di tempo dall’ultima volta, non voglio andare a memoria.

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  4. Giuseppe ha detto:

    In effetti era difficile confondere Tim Thomerson con Lucinda Dickey (se poi jai visto i due Trancers, quello vero e quello ninja, è praticamente impossibile) 😉
    Comunque questo terzo capitolo ninja lo ricordo con poco senso -tutti ai tempi s’immischiavano con il paranormale, ma a pochi riusciva bene- e parecchia azione, e tanto bastava… 👍
    Passati un buon natale ninja 🎅😉

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  5. Lorenzo ha detto:

    Questo film mi divertiva moltissimo, soprattutto l’inizio nel campo da golf! Sono d’accordo con te, discreto ma inferiore al secondo capitolo (che rimane il mio film ninja preferito di sempre). Per caso ho appena rivisto Breakdance, e ho beccato anche la scena con Van Damme: non dirmi che è nella tua collezione! Buon Natale 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Può un film con Van Damme NON essere nella mia collezione? Per di più quando balla con Michel “Tong Po” Qissi? 😛
      Ho anche “Monaco Forever” e “Rue Barbare”, in attesa che dopo trent’anni qualcuno mi sappia dire dov’è J.C. in quest’ultimo, visto che lo citano sempre ma non lo si vede…

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Buon Natale a tutti! E come potrebbe non essere buono quando sai che, terminato l’infinito pranzo parentale, ti aspetta il regalo che attendevi anche per addolcire la complicata fase della digestione, quel regalo con la Z impressa sopra, protagonisti per noi zinefili di eroica statura e un cuore ninja pulsante??? 🙂

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  7. wwayne ha detto:

    Buon Natale anche da parte mia! 🙂

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  9. SAM ha detto:

    Ma dei film con NInja veri, come “Watari” e “Maschera Rossa contro il Gigante di Argilla “,giunte in Italia ben prima di queste americanate ( viste tutte su Odeon in real time) non e parliamo ?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non capisco la domanda: ho per caso lasciato intendere che questi della Cannon siano gli unici film ninja arrivati in Italia? E’ dagli anni Sessanta che arriva roba ninja in Italia, anche se non sempre riconosciuta come tale, ma non vedo questo cosa c’entri con un ciclo chiamato “Cannon Ninja”, legato allo speciale sui film di Odeon, canale che purtroppo ha trasmesso solo il terzo di quelli citati.

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      • SAM ha detto:

        Parlo in generale : parliamo dei film di Ninja di Odeon ( sempre sia lodata ) , e lasciamo fuori gli altri ?
        Abbiamo parlato del castello dei gufi che è inedito da noi , parliamo anche di quelli editi, no ?
        Sempre se uno ne ha voglia, per carità.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Capiterà ancora di parlare di ninja, come capita di parlare di horror, di fantascienza e altri generi 😉

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