Martin Kove: cattivo maestro in TV (3)

Prendo esempio dalla rubrica sabatina Bad to the Bone di Cassidy per parlarvi anch’io di un “cattivo”, uno dei più mitici del cinema degli ultimi trent’anni: Martin Kove.

Sicuramente il ruolo che l’ha reso immortale è Kreese, il perfido maestro di karate della saga The Karate Kid, recentemente riesumata da YouTube, ma l’attore di Brooklyn ha un curriculum sterminato che l’ha visto calarsi in ogni ruolo possibile e immaginabile: sempre con la gagliardiaggine che lo contraddistingue.

Vi invito ad un viaggio tra celebri serie TV d’annata in cui il nostro Kove ha sferrato uno dei suoi colpi da “cattivo maestro”.


“Gunsmoke” (1974)

Episodio 20×10, In Performance of Duty (18 novembre 1974) di una amatissima serie TV giunta anche in Italia, negli anni Sessanta, con il titolo “Lo sceriffo di Dodge City”: stabilire quali e quanti episodi siano stati tradotti da noi è impresa ardua.

Sappiamo già che la situazione finirà male

Il 28enne Martin Kove ha il fisico e il volto giusto per far parte della famiglia criminale capeggiata da papà Emmett (David Huddleston) e dedita al furto come all’omicidio, senza problemi.

Un’amorevole famigliola di tagliagole

Ovviamente su di loro si è subito posato l’occhio vigile dello sceriffo Matt Dillon (James Arness), personaggio molto amato e protagonista anche di fumetti tratti da questa serie. Il seccaccione con la stella di latta saprà trattare a dovere la famigliola di criminali.

Un cattivo maestro nel Far West

Kove fa solo da tappezzeria ma è chiaro che la sua faccia da cattivo abbia già conquistato il piccolo schermo.


“Ai confini della realtà” (1985)

Episodio 1×25, Il giorno di caccia (Opening Day, 29 novembre 1985) della versione anni Ottanta della celebre The Twilight Zone: stando a Wikipedia l’episodio è stato trasmesso in Italia il 20 maggio 1986, e confermo grazie ai giornali dell’epoca, che riportano tre episodi (“L’uomo ombra”, “Lo show di zio diavolo” e “Il giorno di caccia”) mandati in onda da Italia1 dalle ore 21,30.

Kove ha ancora in bocca l’amaro della sconfitta del Cobra Kai al cinema

Joe Farrell (Martin Kove) è da tempo l’amante di Sally (Elan Oberon), che è la moglie… di John Milius! No, sul serio, colui che conosce il segreto dell’acciaio è anche il regista di questo episodio, e la più che apprezzabile signora Milius – che negli anni Ottanta ha fatto qualche comparsata, soprattutto nei film diretti dal marito – qui interpreta la moglie del ricco Carl Wilkerson (Jeffrey Jones).

Ehm, puoi chiedere a tuo marito se mi chiama per i suoi film?

Sally è contenta che suo marito sia appassionato di caccia, perché per l’indomani con l’amicone Joe è prevista l’apertura della stagione di caccia all’anatra e si potrà sparare: Carl sparerà alle anatre… Joe sparerà a Carl. Così finalmente i due amanti potranno stare insieme.
Il piano prosegue come previsto, ma quando torna a casa dell’amante Joe trova che qualcosa è cambiato: nelle foto di famiglia… c’è lui, e non più Carl.

Perché sono nelle foto di famiglia dell’uomo che ho appena ucciso?

Joe non sa cosa sia successo, perché ora si ritrovi a vivere la vita di Carl e i figli del vecchio amico ora lo chiamino papà, ma si adegua subito. Il problema… è che sua moglie Sally sembra fare gli occhi dolci a Carl, che non vede l’ora di andare a caccia con lui, la mattina dopo…

Sento come un cetriolo paranormale che vola…

Malgrado i venti minuti di durata l’episodio è noiosetto, perché a metà si capisce già tutto e rimangono solo dieci lentissimi minuti di sbadigli, fino ad un colpo di scena che non svelo ma che potete facilmente immaginare.

Dillo, a John Milius, che c’ho il fisicaccio giusto per i suoi film

Perché chiamare un titano come Milius a dirigere un episodio scritto da due sceneggiatori esordienti e palesemente inadatti? Comunque siete tutti invitati all’imperdibile ciclo “Un Milius alla volta” del blog La Bara Volante.


“I racconti della cripta” (1993)

Episodio 5×12, Half-Way Horrible (1° dicembre 1993) della storica serie dalla sfortunatissima distribuzione italiana: questo episodio sembra inedito in Italia, ma è chiaro che stabilirlo con certezza è parecchio difficile.

Non so se fa più paura il morto o l’acconciatura di Kove

Roger Lassen (Clancy Brown) è un magnate della farmaceutica che insieme a degli amici ha trovato nella foresta pluviale una pianta nota agli indigeni per alcune curiose proprietà, come la conservazione di tutto ciò di vivo su cui viene a contatto. Prima di tornare in patria a creare il conservante Exthion-B e fare soldi a palate, che fai, non lo fai un regalino agli indigeni che ti hanno svelato i loro segreti? E se vogliono un sacrificio umano, non li accontenti?

No, davvero, chi ha fatto quei capelli a Kove?

Lassen non ha peli sullo stomaco ed ora deve vedersela con i fantasmi del passato, nel vero senso della parola, visto che l’amico “sacrificato” grazie al conservante può ancora camminare… e uccidere.

Kove ha così poco tempo sul set che ne approfitta per mangiare in scena

In tutto questo c’è giusto qualche secondo per il nostro Martin Kove, nel ruolo di un detective che non sa dove mettere le mani: un ruolo minuscolo ma che permette al nostro eroe di mostrare come si possa regalare oro anche quando si ha un ruolo di pochi minuti.


“Detective in corsia” (1999)

Sul finire degli anni Novanta Kove ricopre un ruolo fisso per tre episodi della serie investigativo-ospedaliera “Un detective in corsia” (Diagnosis Murder), con protagonista un dottore col pallino dell’investigazione e suo figlio, vero investigatore. La particolarità è che padre e figlio sono interpretati davvero da padre e figlio.

La sua prima apparizione è nell’episodio 6×09, L’ultima risorsa (The Last Resort, 19 novembre 1998), trasmesso da Canale5 la mattina del 27 settembre 1999.

Ora sì che ha un taglio di capelli da capitano di polizia

Il solito crimine in ospedale attira il dottor Mark Sloan (Dick Van Dyke) che, come suo solito, comincia a ficcare il naso ovunque per raccogliere indizi. La cosa fa seccare molto il detective incaricato del caso, Reggie Ackroyd (Joe Penny), ma il suo collega cerca di calmarlo, visto che è Steve Sloan (Barry Van Dyke), figlio del dottore.
Quando i due poliziotti vengono sollevati dal caso, che passa alla detective Tanis Archer (Susan Gibney), nasce il sospetto che il dottore impiccione si sia lamentato con il burbero capitano Walter Newman (Martin Kove), che ha da poco cazziato Ackroyd e Sloan per i loro modi bruschi.

Joe Penny vs Martin Kove: scontro di titani anni Ottanta!

Nella sua veloce apparizione nell’episodio 6×12, Una strana coppia (Trapped in Paradise, 7 gennaio 1999, su Canale5 il 28 settembre 1999) fa giusto in tempo ad autorizzare la missione sotto copertura di Sloan, che dovrà fingersi dottore come suo padre. Per convincerlo, Sloan farà notare a Newman che ha un neo sulla guancia che dovrebbe farsi controllare.

Neo sulla guancia? Quale neo? Non ce l’avevo nello scorso episodio…

L’ultima apparizione è nell’episodio 6×13, Il clown killer (Voices Carry, 21 gennaio 1999, su Canale5 il 29 settembre 1999) che però ha una ghiotta particolarità: il capitano Newman fa il brindisi per il pensionamento del detective Harry Trumble, interpretato da quel Jack Klugman che vent’anni prima, nel 1979, era il protagonista della serie TV “Quincy” in cui appare anche Kove.

Quincy, te lo ricordi nel 1979 quando facevo l’aiutante del mago Saltini?

Purtroppo a parte queste tre brevi apparizioni non sembrano esserci altre ospitate di Kove nella serie, ed è un peccato: il suo capitano Newman è grintoso al punto giusto e Kove sembra nato per interpretarlo.

No: quelli che ho alle spalle non sono i trofei del Cobra Kai!

(continua)

L.

– Ultimi post su Martin Kove:

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13 risposte a Martin Kove: cattivo maestro in TV (3)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Il tassametro corre e Kove spunta ovunque (no, davvero, ma che ha fatto ai capelli? Paiono quelli di Bon Jovi anni ’90!). Le serie cult le ha tutte nel curriculum.

    Comunque bella iniziativa Lucius. Chissà che altre “facce da cattivo” avrai in serbo per il prossimo futuro…

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  2. Sam Simon ha detto:

    L’ho riconosciuto soltanto ora!!! Effettivamente è un volto noto!!! :–)

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Molto bene! Una boccata di Z in salsa Kove e il sabato mattina non può che sorridere (pur con la malizia del cattivo maestro)! 🙂

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  4. Kukuviza ha detto:

    Ah ecco, in questi ultimi inizia a fare la faccia da duro con cui è meglio non impicciarsi. All’inizio era più genere sbruffone!

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  5. Cassidy ha detto:

    I primi anni ’70 erano quelli in cui Martin Kove evidentemente aveva deciso di essere moro, infatti aveva i capelli scuri anche in “L’ultima casa a sinistra” di Craven che di sicuro spunterà in questa rubrica. L’episodio di Milius lo ricordo (grazie per la citazione!) non ho mai capito perché lo abbia diretto, visto che la trama non è certo una di quelle scritte dal grande John, mentre in “I racconti della cripta” tra registi, sceneggiatori e attori, sono passati tutti, ma proprio tutti i nostri preferiti, non poteva mancare Martin Kove! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando ho visto il nome del regista ho sgranato gli occhi: che c’entra Milius??? In tante stagioni, quella serie della cripta è stata davvero un porto di mare 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Azzardo: avevamo forse un Milius fan accanito della serie classica tanto da volersi cimentare alla regia comunque, senza avere il completo controllo della situazione (che qui diriga solo e non scriva è palese)? Anche se devo dire di aver apprezzato l’episodio ai tempi, pur nella sua prevedibilità, con quell’atmosfera di perenne irrealtà a sottolineare come Martin fosse intrappolato in una sorta di limbo provvisorio con un’unica via d’uscita (quella del cetriolo paranormale 😀 ) Quanto a “I racconti della cripta”, nemmeno io sono così sicuro che Half-Way Horrible non sia mai stato trasmesso da noi. Più probabile si sia trattato di un’unica programmazione mai più replicata (e non sarebbe certo la prima volta, con questa serie)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Proprio il limbo in cui si agita Kove, peraltro girato benissimo, è quello che secondo me rovina il “colpo di scena finale”, visto che lo anticipa: è chiaro che la vicenda non possa finire bene, mentre invece dare una sorta di speranza al personaggio che tutto sia a posto avrebbe reso più gelata la doccia finale.

        Non so per quale ragione i distributori italiani sin da subito si siano divertiti a prendere a bastonate la serie della cripta. Ricordo due o tre videocassette giunte in edicola con episodi sparsi – quelli con attori famosi – poi qualche passaggio televisivo a casaccio, insomma un delirio immediatamente perso nel nulla. Per fortuna i bravi pirati, gente seria al contrario dei distributori nostrani, sono riusciti un po’ a recuperare materiale in lingua italiana, ma c’è sempre il sospetto che di notte su qualche oscuro canale sia uscito più di quanto sappiamo…

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