Outraged Fugitive (1995) La rabbia del braccato

Quando sulle prime bancarelle del 2020 vedo Frank Zagarino e Martin Kove che mi guardano… il cuore Z prima si arresta poi parte a mille!

L’indonesiana Rapi Films è specializzata in film d’azione sin dagli anni Settanta, ma poi con l’esplosione marziale dei Novanta decide di chiamare attori marziali americani a condire i propri prodotti: nascono perle rare come Angel of Fury (1992) e Lady Dragon (1992) con Cynthia Rothrock, ma l’esperimento forse non ha il successo sperato. Fatto sta che poco dopo la formula “azione asiatica con protagonisti americani” chiude i battenti: giusto il tempo di una… zagarinata!

Stando ad IMDb, Outraged Fugitive è uscito in home video prima in Germania (settembre 1995) e poi in patria americana (febbraio 1996). Di sicuro arriva in Italia in VHS Number One Video di data ignota con lo stesso titolo: non ho trovato né visto di censura italiana né traccia di passaggio televisivo.

Nel 2005 viene distribuito dalla Stormovie in un’edizione DVD con la stessa locandina della VHS – è questa l’edizione che ho trovato su bancarella – mentre nel 2007 la stessa casa lo ristampa, in un’edizione decisamente migliore e nella collana che sto collezionando da anni, quella con la “S” sulla costa.

Titolo farlocco trovato nel DVD preso su bancarella

La differenza fra i due DVD non è solo qualitativa – la seconda ha una qualità video leggermente migliore della prima – perché quella del 2005 ha appiccicato nei crediti iniziali il titolo italiano La rabbia del braccato: questo orripilante titolo è per caso quello di una fantomatica trasmissione italiana in TV? Va infatti ricordato che i film della Stormovie sono tutti presi dagli archivi di Mediaset, quindi è altamente probabile che questo film sia apparso su Italia1 negli anni Novanta con chissà che titolo balzano.

Il titolo originale dell’edizione Stormovie 2007

Siamo in Somalia… ma tutti sono asiatici. Oh, io non è che sia chissà che esperto di popolazioni mondiali, ma se cerco “somali” su Google mi escono tutte persone palesemente africane, mentre nel film vedo gente con gli occhi a mandorla. Visto che la casa produttrice è indonesiana, mi azzardo ad ipotizzare che abbia assunto attori indonesiani nel ruolo di somali. Il cinema occidentale, in cui Burt Lancaster faceva il pellerossa, non può proprio aprire bocca…

Il casco blu John Carter non viene da Marte, come quello di Burroughs, ma ha la faccia da marziano di Frank Zagarino, i cui occhi sembrano sempre assenti qualunque sia il ruolo interpretato.

Un uomo che porta la Z nel cuore… e nel cognome!

Qui Carter cerca di salvare la solita ennesima bambina locale dalle bombe di quei cattivoni dei nemici – si sente subito la freschezza della sceneggiatura – ma viene fregato e catturato.
Preso a catenate durante i pasti, passano tre anni e il nostro eroe cammina libero per la città: cos’è successo? È stato liberato? È scappato? Non si sa, come non si sa dove si trovi: ci sono gli stessi tizi asiatici, quindi è ancora in Somalia? O è finita la pagliacciata e siamo nel sud-est asiatico? Non importa, si sa che qualunque maschio bianco vada fra gli asiatici… dovrà fare il pit fighter.

Fare il duro con gente che è alta la metà…

Ce l’ha ricordato recentemente anche Scott Adkins nel pessimo Senza tregua 2 (2016): per sopportare il dolore i veterani vanno a menare la gente negli incontri illegali. Andiamo, lo faceva Rambo nel 1988, perché non può farlo quella faccia da Zagarino nel 1996?
Anche perché Rambo non aveva a guardarlo il perfido Wolf Larsen, interpretato da sua maestà Martin Kove.

Solo un “cattivo maestro” sa bere con cattiveria

Tra calci volanti alla Van Damme e pugni zoomati al rallentatore alla Rocky, John e il suo avversario si menano come due vecchi che litigano in fila alla posta. Per fortuna a regalarci grandi emozioni ci sono gli occhi senza vita (ma pieni di Z) di Zagarino nostro, gagliardo e tosto.

Per il potere della Z!!!

Durante il combattimento John vede fra il pubblico Tanya (Ayu Azhari), una donna che gli ricorda la ragazzina che l’ha tradito tre anni prima in Somalia, ma questa è la donna del perfido Wolf: in cinque minuti abbiamo già capito tutto il resto del film!

Ecco, la trama è già completa

Sia John che Wolf sono ex marine e quindi fanno amicizia, anche se è subito chiaro che il nostro eroe non vuole avere nulla a che fare con i traffici del boss, pur non disdegnando di portarsi a letto la sua donna.
A Wolf sembra importare fino ad un certo punto, ma non dobbiamo dimenticare che i personaggi del film hanno la stessa profondità psicologica di un torroncino, quindi capire il loro operato esula da qualsiasi possibilità umana.

In assenza di una sceneggiatura, Martin Kove se la gode un mondo

Quello che segue è una poltiglia di spunti lanciati a caso maldestramente e un vagare di qua e di là senza alcun criterio. Si gioca con lo spunto “cattivo locale ingaggia il buono credendo di domarlo invece gli si rivolta contro”, poi si passa a “storie di droga”, poi al “veterano che porta la guerra con sé”, c’è un po’ di crime, un po’ di thriller, un po’ di noir, un po’ di action e un etto e mezzo di cotto: che faccio, signo’, lascio?
Di tutto questo Zagarino se ne frega: lui fissa il vuoto e gonfia i muscoli. Per lui questo è recitare, e ci sta bene.

Zagarino in piena recitazione

Il divertimento sta tutto nel vedere Zagarino che fa le facce e gonfia i muscoli senza avere un copione, guardando nel vuoto e muovendosi a caso, mentre dall’altra parte quella vecchia pellaccia di Martin Kove sì che se la gode: un biecchierino qui, un sigaro lì, sempre una bella al fianco e abbastanza carisma per prendersi da solo quello che il regista-autore non gli dà.
Malgrado il copione preveda dialoghi da mani in faccia, Kove con pochi tratti costruisce un Wolf sfaccettato, un ex marine che credeva sul serio in quel che faceva ma che la guerra ha distrutto dentro: il male misterioso che ogni tanto lo assale e lo paralizza non ha senso ai fini del film ma è un grande momento per Kove di riscatto. Per dimostrare che anche se fa filmacci in Indonesia è comunque un attore a cui gli fumano.

L’unico motivo per vedere il film

Mentre Kove costruisce la figura di una vittima debole che mette ogni energia nel trasformarsi in carnefice – ripeto, tutto assente nel copione ma creato dall’attore esclusivamente con la sua recitazione – Zagarino grida e hulkeggia in giro, senza senso. Dopo peripezie noiose che non val la pena di citare, tanto sono prive di logica, arriva il confronto finale, in un’ardita sequenza in cui Zagarino rincorre Kove in elicottero.

Se da una parte era chiaro che non avremmo avuto uno scontro fra i due protagonisti, troppo diversi fra loro, dall’altra è stata una sorpresa trovare una scena così audace con addirittura gli attori ben inquadrati, così da far capire che sono loro e non le controfigure.
Essendo questo il secondo ed ultimo film di Robert Chappell (che si firma Robert Anthony), era lecito supporre un prodotto fetente, e in effetti lo è: però ci sono scene ispirate che vanno lodate, come appunto l’inseguimento finale.

A sorpresa, un’ottima scena d’azione

Il film è minuscolo e dimenticabile, in pratica senza trama né copione, con un protagonista assente ingiustificato e troppe chiacchiere noiose a fare da semplici tappabuchi. Per fortuna gli occhi vuoti di Zagarino e la gigioneria di Kove ci regalano ghiotte emozioni di serie Z che salvano tutto.

L.

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15 risposte a Outraged Fugitive (1995) La rabbia del braccato

  1. Sam Simon ha detto:

    Effettivamente senza controfigure e green screen orrendi quel fotogramma lascia intuire che ci sia un po’ di Michael Mann in questo film! Ok, ok, forse ho esagerato! X–D

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  2. Lorenzo ha detto:

    Ora voglio la recensione del film su John Carter… ma non quello Disney, quello della Asylum!

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  3. Cassidy ha detto:

    John Carter da Zagarolo 😉
    Finti somali a parte, il film è un’antologia di momenti classici da film d’azione, però davvero quella scena finale con il doppio primo piano sui protagonisti può sembrare poca cosa, ma mette in chiaro che Zagarino e Kove hanno girato le loro scene senza controfigura, niente male. In ogni caso il nostro Martin gran professionista, nel costruire un personaggio dal niente di questa trama. Cheers!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Che gioia per gli occhi ammantati di Z! Vero, filmetto dimenticabile mi par di capire, ma salvato ed “elevato” da alcuni fattori: talune scene quali l’inseguimento finale, la mitica coppia Kove-Zagarino, il neologismo hulkeggiare e “attori indonesiani nel ruolo di somali”!!! Quanta poesia Z in questa frase! 😁😂❤

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Mi stupisce molto la scena finale con i nostri che fanno lo stunt. Pensa se avessero cacciato due spicci in più per farlo sto film. Magari poteva uscirne una perla somalo-indonesiana.

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  6. Kuku ha detto:

    Ne vogliamo ancora di questa robaccia così Lucius ci fa i pezzoni che ci fanno ridere e ci rallegrano le giornate!
    Ma perché Kove nella foto con gli occhiali mi sembra Alberto Angela?

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  7. Giuseppe ha detto:

    Sai che quel “La rabbia del braccato” potrebbe davvero corrispondere al titolo di un passaggio su Mediaset? C’è stato un periodo in cui tutta la serie degli Shadowchaser con Zagarino veniva replicata a manetta, portandosi dietro qua e là anche altri Zagar-titoli meno noti, ed è possibilissimo che questo abbia fatto parte del gruppo (con quel titolo ridicolo), perché quel combattimento clandestino di Frank “occhi senza vita” 😀 con un gagliardo e sornione Martin Kove lì ad assistervi io l’ho pur visto da qualche parte…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo non ho trovato passaggi TV con quel titolo, ma non vuol dire niente: magari è stato un tappabuchi non programmato, magari hanno sbagliato a scrivere il titolo sui giornali o semplicemente ne hanno usato un altro a cacchio. Di solito la Stormovie presenta in DVD film passati in TV su Mediaset o reti limitrofe (per questo la adoro!) e poi cancellati per sempre dai palinsesti (per questo è una collana unica!) quindi è quasi sicuro che in una forma o nell’altra questo film sia stato trasmesso in TV, almeno una volta.

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  8. Pingback: Gennaio 2020: gli eroi della Z | Il Zinefilo

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