Race Against Time (2000) L’ombra di Eric Roberts

Quando sulle prime bancarelle del 2020 c’è Eric Roberts che ti guarda con i suoi occhi pieni di Z, non ti chiedi neanche di quale film si tratti: lo prendi e batti le mani!

So che i gggiovani sbuffano quando qualcuno comincia a fare discorsi del tipo “eh, ai miei tempi sì che…”, però sono costretto a ricordare i tempi in cui in TV imperversava il trailer di Young Guns II (1990) e la canzone di Bon Jovi per il film era nei walkman di tutti. Magari è stato meno epocale l’uscita di Freejack (1992), con le sue tante promesse tutte infrante, e di sicuro eravamo in pochi ad aspettare l’uscita di Oltre il ricatto (1993), con un tris d’attori da capogiro – la coppia Ron Silver e Rebecca De Mornay minacciata dal perfido Rutger Hauer – mentre di sicuro ben pochi si sono visti il Rourke baffuto de L’ultimo fuorilegge (1993). Diverso trattamento per Trappola sulle Montagne Rocciose (1995), quando tutti credevano (a torto) che Seagal fosse vivo. All’uscita de La fortezza: Segregati nello spazio (2000) era chiaro che il regista di tutti questi film avesse compiuto la sua parabola: era partito alto per cadere sempre più in basso.
Quel regista è il neozelandese Geoff Murphy, che in pratica ha chiuso la carriera con l’Eric Roberts di Race Against Time.

Non si sa da dove arrivi il titolo Corsa contro il tempo di IMDb, riportato anche da FilmTV.it, che attesta il primo passaggio televisivo del film su 7Gold nel marzo 2017. Magari le guide TV, che si rifanno ad IMDb, scriveranno pure Corsa contro il tempo, ma il film viene trasmesso senza titolo italiano, come testimonia la mia registrazione del passaggio su Canale21 del 23 giugno 2019.

Un passaggio su Canale21

Malgrado qualche fan solerte abbia mal-aggiornato IMDb, il film viene distribuito dall’agosto 2003 in DVD Vistarama con il titolo Voltati… un’ombra ti segue!. Capisco che sia un titolo imbarazzante, ma è l’unico attestato in lingua italiana.

Perché nel DVD il titolo è trasparente???

Nel futuro 2008, guardando dal 2000, la Suprema Corte degli Stati Uniti deciderà di abolire ogni legge contro il suicidio: ogni persona sarà pienamente padrona del proprio corpo, partendo dal presupposto che se esiste il diritto alla vita allora deve esistere anche il diritto alla morte. Temo che neanche nel 3008 si arriverà a questo livello di ampiezza di vedute…
Ovviamente ogni presupposto sul futuro prevede risvolti negativi di idee positive, visto che la narrativa è nata per giocare con le paure, non per costruire futuri migliori.

Viaggiando in treno, Eric ricorda quando viaggiava in limousine

Ad essere ottimista mi piacerebbe pensare che gli sceneggiatori Cary Solomon e Chuck Konzelman, coppia artistica che ci ha regalato quel concentrato Z di Point Blank (1998), si siano rifatti al capolavoro I demoni (1873) del Maestro di Pietroburgo, dove fra le tante storie di un corposo romanzo corale c’è quella di Kirillov: un nichilista che avendo deciso di suicidarsi viene convinto a rendere più “utile” il suo gesto, partecipando ad un atto terroristico dinamitardo.
Così nel futuro 2008 del film la Lifecorps ha trovato il modo di sfruttare ben bene quelli che decidono di suicidarsi, atto ormai a norma di legge: offre loro 300 mila dollari sull’unghia e dopo un anno passeranno a ritirare il corpo per espiantarne gli organi così da rivenderli ai ricchi bisognosi. Che il “donatore” si sia suicidato o meno non ha importanza.

Come al solito, il futuro è sempre di merda

Ad essere ottimista mi piacerebbe anche pensare che i due autori abbiano strizzato l’occhio a Il senso della vita (1983). In uno degli episodi i Monty Python ci avevano messo bene in guardia dai pericoli del donare organi quando si è ancora in vita, eppure il protagonista James Gabriel (un Eric Roberts sotto tono ma ancora in forma) è un po’ troppo sbrigativo nell’incassare i soldi senza pensare alle conseguenze.
Il nostro eroe è un semplice operaio che lavoricchia sui grattacieli («Non è la paura di cadere: è l’atterraggio che mi spaventa», dice in una frase che strizza entrambi gli occhi al celebre bon mot de I magnifici sette, 1960) quindi non ha l’ingente cifra che servirebbe a salvare suo figlio piccolo ricoverato per una non meglio specificata malattia: preso da disperazione, Gabriel vende il proprio suicidio alla Lifecorps per pagare le cure al figlio… ma è troppo tardi. Il tempo di incassare, e il corpo del figlio è ormai cenere.

Quando si nasce sfigati, non c’è niente da fare

Non mi aspettavo un risvolto così drammatico da quello che è in fondo un filmetto televisivo da pomeriggio sonnacchioso, ma tranquilli: scommettiamo che il figlio non è morto sul serio?
Mentre Gabriel sembra sempre l’ultimo a capire la situazione, la trama rende subito chiaro che tanto il papà che il figlio hanno “geni buoni” che possono garantire trapianti perfetti. Quindi direttore della Lifecorps, il bieco dottor Anton Stofeles (Chris Sarandon), il cui nome ricorda parecchio il Mefistofeles di Goethe, vuole assicurarsi i corpi sani dei due Gabriel.

Chris Sarandon, noto per essere stato noto (cit.)

Per far ciò manda il suo uomo migliore ad occuparsi della questione. In realtà il suo unico uomo: il crudele Burke, interpretato da uno che non ce l’ha fatta ad arrivare alla A prima di cadere nella Z: Cary Elwes.
Elwes non ha bisogno di recitare per ricoprire tutti i ruoli che gli affidano, cioè dell’infame: magari poi è una persona squisita e una pasta d’uomo, ma con quella faccia capisco che gli diano sempre il ruolo del verme.

Ti poteva andare peggio, Eric: potevi essere Cary Elwes

Trasformatosi in preda ambita da tutti i cacciatori di taglie in città, Gabriel trova un aiuto insperato proprio in uno di loro: la grintosa Alex (Sarah Wynter), insegnante buddhista di arti marziali che per mangiare cattura suicidi che non vogliono suicidarsi e li porta alla Lifecorps. Avendole salvato la vita, ora Alex è buddhianamente costretta ad aiutare Gabriel, ma per fortuna il suo ruolo è troppo piccolo per farci soffrire con approfondimenti molesti.
Anche dal punto di vista fisico non ci siamo. Alex ci viene presentata come insegnante di arti marziali ma poi quando si arriva all’azione è chiaro che l’attrice non sappia neanche muovere un dito, così si è costretti al solito montaggio serratissimo per non far capire che c’è la controfigura anche per respirare.

Ecco un fotogramma con la controfigura di Alex

Solomon e Konzelman secondo me hanno una buona idea, non sarebbe male una serie di storie ambientate nel “mondo dei suicidi” che ne studi le varie implicazioni, ma poi il prodotto finito è quello che è: un filmucolo canadese che è giusto buono per piccoli canali locali.
Geoff Murphy è l’ombra del se stesso che fu così lo è Eric Roberts, al minimo sindacale: sarà per questo che il titolo italiano parla di “ombra”?

Prova a fare il gagliardo, ma fa solo tanta tristezza

Roberts funziona meglio quando fa il brillante un po’ cialtronesco, quando cioè nelle storie Z fa o il cattivo o il comprimario che se ne frega: il ruolo del papone buono che spara ai cattivi proprio non gli viene. O magari semplicemente non aveva voglia di fare il film, e si vede in ogni scena.
Eppure Murphy costruisce con grande maestria delle scene d’azione davvero di qualità superiore per un filmetto Z come questo, con impiego di mezzi sorprendentemente elevato – la scena finale con il SUV della polizia contro un esercito di poliziotti è davvero inaspettata – ma il risultato sembra di gran lunga più piccolo di quanto non sia in realtà.

Una scena azzeccata, peccato che duri poco

Come dicevo, le scene d’azione non sono disprezzabili. Quella iniziale con Gabriel che salva il collega dalla caduta dal grattacielo è davvero ben fatta, data l’estrema povertà di mezzi, così come la sparatoria finale, però è davvero poco per salvare un film scontatissimo e senza momenti particolarmente cialtroni. Che sono poi quelli che ci fanno battere il cuore Z.

L.

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17 risposte a Race Against Time (2000) L’ombra di Eric Roberts

  1. Cassidy ha detto:

    Un titolo italiano degno di “Fermati, o mamma spara”. Eppure i due autori hanno creato un mondo interessante che non diventerà reale nemmeno nel 3008 sono d’accordo con te. La scelta del nome del cattivo, le facce giuste per i personaggi (con ben due attori che arrivano da “La storia fantastica”) si vede il lavoro dietro, beccato sia stato realizzato tutto a tirar via. L’idea della serie tv tematica non è niente male, è un formato che ormai è scomparso, per il resto grazie per le tante citazioni 😉 Cheers!

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  2. Sam Simon ha detto:

    Eric Roberts: 562 credits su Imdb. O____o

    Però Elwes ha avuto una mezza rinascita con Saw… no, in realtà no. Ma è finito in Stranger Things, quindi sono sicuro che i soldi non gli manchino! E ha fatto il buono nel suo ruolo più memorabile, quello di Wesley in The Princess Bride (La storia fantastica in italiano)!!!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Credo sia proprio con quel fantasy che sia nato Elwes, all’incirca, ma poi non ha fatto in tempo a salire che si è subito assestato in ruoli comici o secondari o da infame. Sicuramente lavora tanto, lo si ritrova ovunque, ma la sensazione è che sia diventato attore di serie B senza mai arrivare davvero alla A.

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      • Giuseppe ha detto:

        Cary Elwes ha anche preso parte a X-Files, dove interpretava l’alto papavero FBI Brad Follmer… e pure lì, quando sogghignava di tre quarti, sapevi che le cose NON sarebbero andate a finir bene 😛
        Dato che con Race against time -ci si rifaccia o meno a Dostoevskij e ai Monty Python 😉 – parliamo di fantascienza ecco, riguardo a Eric Roberts, ricordati di recuperare il suo ruolo “magistrale” (era infatti il Maestro, nemesi storica del Dottore) nel Doctor Who del 1996 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Eric in Doctow Who???? Ah, questa va studiata per bene ^_^

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    • Zio Portillo ha detto:

      Alt! Il suo ruolo della vita fu in “Robin Hood” di Mel Brooks, non scherziamo!

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  3. Lorenzo ha detto:

    Questo l’ho visto, qualche anno fa. Sono d’accordo col tuo giudizo. Adesso però richiedo la recensione dei film della serie “Stalked by my doctor” con Eric Roberts: quelli sì che sono divertenti (solo per chi ne capisce, naturalmente) 😀

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Come sarebbe a dire che non ha momenti cialtroni? Da ciò che leggo, la buddhista è ultra-incoerente (sono certo che il suo recupero crediti sia in contrasto con l’idea di non uccidere) e il cattivo sembra Tesla. XD

    Lo spunto è molto buono: una storia di fantascienza sociale in un futuro prossimo (forse anche troppo vicino ai tempi in cui il film è stato fatto, un cambio di paradigma come quello richiede un po’ di lavoro) con trafficanti d’organi per speziare il tutto con un po’ d’azione. E lo spunto va bene per una produzione a basso budget.
    Poi però devi farlo bene 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Una serie di romanzi o fumetti sarebbero perfetti, in un futuro dove disperati si vendono gli organi per poi cercare di sfuggire i cacciatori di taglie. Sarebbe stato un perfetto Urania dei tempi d’oro…
      Non ho fiducia in serie e film, devono obbligatoriamente presentare valanghe di chiacchiere scritte male che ammazzano ogni buona idea. Servirebbe uno sceneggiatore, ma a trovarne uno… 😛

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Intuizione e soggetto geniali che nelle mani giuste (la butto là: David Lynch?) sarebbero potuto essere un capolavoro.
    Peccato che tutto sia finito nel buco nero della Z che ogni cosa risucchia. Non menziono nemmeno il titolo nostrano perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa…

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Capisco il tuo filmico “dramma”: lo spunto di partenza è invero interessante e anche nel proseguo di trama mi verrebbe voglia di vederlo, ma, imboccata una strada promettente, o svolti verso la Serie A o ti confermi Z ma piazzando qua e là i momenti cialtroneschi di cui lamenti la mancanza. Ed è chiaro che un siffatto film dovesse (meglio: non potesse fare altrimenti) che propendere per tentazioni trash alla Point Blank (per fare una citazione nella citazione)…peccato! Davvero un peccato! 😦 🙂

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  7. Pingback: Gennaio 2020: gli eroi della Z | Il Zinefilo

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