Martin Kove: gladiatore sulla Terra (1989)

Traduco questo servizio apparso sulla rivista specialistica “Starlog” n. 144 (luglio 1989) e riguardante “Benvenuto sulla Terra” (Hard Time on Planet Earth), la sfortunata serie televisiva di fantascienza che poteva essere il trampolino di lancio di Martin Kove e invece è immediatamente scomparsa nel nulla. Il “cattivo maestro” a quanto pare non era destinato a ruoli da protagonista.

Di certo non parte bene in Italia, trasmessa alle 11 di mattina da Rai1 nel dicembre 1991… di venerdì 13! Assicuratasi un orario in cui proprio nessuno poteva vederla, per di più in un periodo natalizio, il 7 gennaio 1992 la serie scompare con ben pochi ad essersi accorti della sua esistenza.
La stessa Rai1 negli anni successivi replica puntate a casaccio, singolarmente, negli orari in cui è più sicura che nessuno possa vederli: finalmente nel 1994 questa pantomima finisce e la serie può smettere di soffrire.


Gladiator in a Strange Land

di Bill Warren

da “Starlog”
n. 144 (luglio 1989)

Intrappolato nell’attore umano Martin Kove
la più pericolosa creatura dell’universo
sta vivendo tempi duri sul pianeta Terra

Tutti sono dolorosamente consci che la televisione raramente presenta della buona fantascienza. Un grande eroe interstellare è visto come una minaccia in tempo di pace, è esiliato sulla Terra in un corpo umano (Martin Kove) e ben presto battezzato Jesse. È seguito da “Control”, un occhio robotico volante il cui lavoro è assicurarsi che Jesse si comporti bene. Se i rapporti di Control saranno positivi, Jesse potrebbe anche tornare a casa. Attorno al collo di Jesse c’è un cristallo e potrebbe morire se ne fosse separato. Sono coinvolti nella vicenda anche un poliziotto, intenzionato ad investigare su Jesse, e una donna interessata a lui. L’episodio pilota era pieno di inseguimenti d’auto e scene d’azione mozzafiato. C’erano anche risate, ma principalmente era un episodio d’azione. È ovviamente una fusione fra “Il fuggitivo”, “L’incredibile Hulk” e “Starman”, con spruzzate di Predator e Star Wars, oltre che pura routine.

Comunque Martin Kove non pensa che la serie sia simile a “Starman”. «Non credo che “Starman” abbia funzionato, perché il protagonista era troppo passivo: il mio personaggio è più reattivo. Ho amato Highlander (1986) e questa serie è vagamente simile. Jim e John Thomas, che hanno creato l’episodio pilota, hanno anche scritto Predator che è un gran bel film.»

È successo qualcosa di interessante con il secondo episodio. Il cristallo è scomparso, così come il poliziotto e la compagna umana, lasciando Jesse e Control come unici protagonisti. E Hard Time on Planet Earth si è trasformato in una commedia d’intrattenimento, incentrata su Jesse che si sente un pesce fuor d’acqua sulla Terra: una situazione che peggiora per colpa dei pessimi consigli che riceve da Control, che dà sempre per scontato che ciò che vede in TV sia vero.

La simpatia di Martin Kove ha dato vita al personaggio. Il suo rapporto con Control – reso in animazione computerizzata in tempo reale dalla nuova casa di effetti speciali Planet Blue – aveva qualcosa di rinfrescante, e anche la trovata del prendere tutto in senso letterale funzionava. D’un tratto sono arrivati bei tempi per i “tempi duri”.

Come spiega Kove, «Non ci sarà alcun inseguimento d’auto negli episodi, perché tutti noi odiamo gli inseguimenti d’auto. Abbiamo girato l’episodio pilota durante lo sciopero degli sceneggiatori, quindi non potevamo cambiare niente.»

Intervistando Martin Kove si può avere l’impressione che possa essere davvero responsabile di molti degli aspetti positivi della serie: è entusiasta di Jesse in modo contagioso. Dopo sei anni ad interpretare il comprimario Victor Isbeck nella serie “Cagney e Lacey”, Kove è felice di essere finalmente protagonista.

Ama non solo Jesse ma anche «la genialità di Richard Chapman, Jack Kaplan e Jim Thomas [sceneggiatori ma anche produttori esecutivi]. Il nostro problema più grande è che nessuno sa come scrivere per questo personaggio, perché parla in un certo modo criptico: nessuno può scrivere per lui, se non Richard, Jack e Jim. La CBS è stata molto disponibile e così la Touchstone/Disney. Finché diversifichiamo gli episodi e manteniamo lo stile da commedia, oltre alla roba intergalattica, che adoro, tutto funzionerà bene.»

A differenza di altri colleghi, Martin Kove non ha problemi a considerare Hard Time come fantascienza, ma ammette che «è dura fare fantascienza nuova perché è stato fatto così tanto. È come dire: “Facciamo una nuova auto? Facciamo un nuovo western?” Ti siedi e lavori duro. Io credo che tutto possa essere fatto, e credo che potremo andare in onda per sempre se esplorassero di più del mondo intergalattico, portandolo nella vita quotidiana terrestre. Mi piacerebbe avere un super-nemico a darmi la caccia ogni settimana: sarebbe in forma umana ma non saprei quale. Acchiapperemmo il pubblico giovane che ama la roba spaziale, ma anche quello adulto perché tutti adorano l’umorismo.»

Kove se ne sta seduto nella roulotte mentre i membri della troupe si preparano a girare, in uno splendido vecchio hotel di Los Angeles vicino a MacArthur Park. Non si sono set permanenti per la serie, è tutto girato in veri ambienti cittadini e Kove è virtualmente in ogni scena. Al momento sta lavorando al settimo episodio – la serie ha il via libera per 12 episodi oltre quello pilota – ma l’attore non sembra stanco, mentre parliamo del futuro della serie.

Una volta chiarita la premessa, racconta Kove, «e una volta che il personaggio è noto al pubblico, possiamo studiare varie situazioni. Mi piacerebbe saperne di più sul mio pianeta, Andarius: aggiungere nuovo materiale è sempre qualcosa di importante.»

Kove tira fuori un quadernone contenente il copione, foto e un insieme di pagine dattiloscritte con dozzine di annotazioni. «Questi sono appunti che ho preso per me, sul personaggio», rivela quasi timidamente. «Una delle cose fondamentali è che lui non conosce movimenti a vuoto: è stato addestrato come un guerriero samurai a muoversi solo quando è necessario, e lo stesso vale per le emozioni. Lui è sempre pronto. Questo», dice l’attore indicando un’annotazione, «è una nota importante per me, che riguarda le transizioni. Lui deve avere un momento di transizione fra ciò che vede e sente e il momento in ci agisce di conseguenza», dice l’attore gesticolando ad indicare occhi e orecchie. «Come un samurai, analizza a fondo ciò che dice o fa.»

«Una delle mie note: “I bambini sul pianeta di Jesse sono trattati con il massimo riguardo; da uno a venti anni sono riveriti e trattati con i guanti, non come qui in cui l’educazione inizia al college”.» Le cose però possono mettersi male per un giovane andariano. In un episodio qualcuno chiede a Jesse se da dove viene i bambini giochino fra di loro, e lui risponde di sì. E quando gli chiedono come se la cavasse, lui risponde: «Sono sopravvissuto».

Come attore, Kove dice: «Fisicamente devi sempre ricordare la faccenda del samurai e non sbagliare mai. L’equilibrio fra l’aggiunta di materiale esterno contro quello psicologico è la sfida più dura. La gente crea sempre confusione in Jesse: deve davvero entrare a fondo nelle situazioni per capirle. Ma una volta capito, lo ricorda per sempre.»

Qualcuno porta a Kove una maglietta da provare. Lui la indossa e ritorna. «Quello che è emozionante di Jesse è che ogni settimana impara qualcosa della società, e mi immagino che a lungo andare saprà tutto sui delfini, balene, aborto, stupro… cose che hanno importanza nella società. Il pubblico avrà modo di assistere a come un’entità esterna alla Terra valuterà certi problemi. La nostra società tende ad ingigantire i problemi e a complicare ciò che in realtà è molto semplice.»

Questi messaggi sono parte integrante del personaggio, per come lo intende Kove. «Il pubblico imparerà le cose insieme a lui, e avrà modo di rivalutare da adulti alcune cose della loro vita, quando le vedrà attraverso gli occhi di Jesse. Vecchie abitudini e cose date per scontate, come il denaro, gli affetti e i bambini. E il pubblico giovane potrà vedere certe cose per la prima volta. Questa parte è molto stimolante, per me.»

Per quel che lo riguarda, Jesse appartiene a Kove. Conosce il personaggio, quando c’è qualcosa di sbagliato «devi sempre fermarti. Per esempio abbiamo appena girato una scena in cui sul copione c’è scritto “G’bye“. Ora, perché qualcuno dovrebbe scrivere di un alieno che dice “G’bye“? Io sono di Brooklyn, quello è un modo di salutare di Brooklyn, quindi devi sempre stare all’erta.» In effetti Jesse è così vicino a Kove che «mi ritrovo a parlare come Jesse, a volte. Lui parla senza contrazioni e mi ritrovo a parlare spesso con quello stile.»

Kove è un uomo alto, più di un metro e 80, ed atletico, ma c’è ancora un ragazzo in lui. È molto socievole e felice di scoprire qualcuno interessato al suo rapporto con Jesse, il guerriero esiliato. «Quell’uomo è un genio, ma è nella situazione di non poter agire con disinvoltura come io e te, quindi deve impegnarsi di più. Ma una volta esploso non ce n’è più per nessuno: esplode con energia e intelligenza e può vincere in ogni situazione, perché è un generale.»

È importante per Kove che l’origine stellare di Jesse venga ricordata di tanto in tanto. In un episodio è attratto da Sandahl Bergman, ignaro del fatto che è un’assassina tipo Terminator inviata per eliminarlo. Anche qui, per Kove l’enfasi è sull’aspetto comico. «Stanno guardando un film romantico in TV, mimando entrambi ciò che vedono e bevendo boccette d’aceto, con tanto di brindisi. È divertente perché sono due alieni che non sanno nulla delle usanze umane e non sanno distinguere l’aceto dal vino.»

La forma aliena di Jesse, color rame, si vede nel riassunto all’inizio e ogni tanto nelle scene subliminali ma, dice Kove, «Questo corpo non era la sua forma, è solo un gioco della sua immaginazione, visto che non è mai stato scritto esplicitamente. Voglio mostrarti questa cosa», e tira fuori una foto di Kove e Jesse insieme. «Questa è una foto che vorrei girasse principalmente negli uffici stampa. Non sono venuto bene ma è il concetto che conta: prima e dopo. Vedi, c’è l’armatura, senza la quale sarebbe un cristallo d’energia e nient’altro. Quindi tutta la cosa è lasciata all’immaginazione, ed altri episodi ci daranno più informazioni su Andarius e ci faranno conoscere il suo passato lì.»

Malgrado adori il personaggio e la serie, Kove ammette sinceramente: «Non sarei mai stato interessato nel progetto se non fosse stata una cosa del tutto nuova per me. Ho interpretato un duro in Karate Kid 1 e 2, e ho appena finito il terzo. Ho fatto Rambo e il tipo rozzo di “Cagney e Lacey”, quindi duri, cattivi e rozzi ne ho fatti. L’azione vende, perciò va bene così, ma se non c’è anche la commedia a stemperarla alla fine stufa.

«Ciò su cui insisto è il materiale nuovo. Non sono interessato a fare un semplice eroe e a divertirmi come star della TV. Se fosse stato solo questo non avrei accettato. Dev’essere un buon materiale, se no mi limiterei a fare Karate Kid e a farci soldi, continuando con il mio accordo da due film l’anno con la Transworld Entertainment.»

Poi c’è Control, l’aiutante-controllore. Per Kove il problema è naturalmente il fatto che Control non è lì, quando recita. «È dura, e la parte peggiore per me è quando fisso il punto in cui dovrebbe esserci, il che mi distrae come attore. Quando io e te parliamo non devo preoccuparmi dei tuoi movimenti, invece interagire con questa cosa legata su un bastone mi fa perdere la concentrazione.»

Essere su schermo per la quasi intera durata dell’episodio richiede tutte le energie di Kove. In “Cagney e Lacey” di solito aveva solo 5-10 delle 60 pagine del copione dell’episodio: in “Hart Time” tutte e 60 le pagine sono per lui. Ma «Quando hai così tante scene ti rimane molto poco tempo per permetterti degli sbagli, quindi il tuo livello di efficienza è altissimo. Devi fare ciò che fa Jesse: parti da zero informazioni e cominci ad imparare.»

«C’è molto di me in questo personaggio», ammette Kove, un bell’impegno per un attore che voglia interpretare un eroe. «Mi sono sempre sentito come un alieno. Dal momento in cui sono arrivato ad Hollywood ho sempre sentito di non riuscire a fare ciò che davvero volevo fare. In generale, gli artisti sentono sempre di non essere liberi di muoversi perché fanno parte di un sistema, ed è questo che Jesse prova, così come l’ho provato io.»

Come molti altri attori, Kove ha fatto alcuni film di genere, qua e là, da L’ultima casa a sinistra (1972) di Wes Craven al poco noto Blood Tide, fino ad un episodio del remake di “Twilight Zone”. Ma prima di “Hard Times on Planet Earth” il suo ruolo più noto in un film di genere è stato quello nel Death Race 2000 di Roger Corman.

«Facevo Nero, lì», racconta con orgoglio. «Venivo ucciso dopo 45 minuti: salto in aria scontrandomi contro un carro armato. Mi sono divertito con il personaggio, Corman e Paul Bartel l’hanno moderato un po’ ma poi ci ho messo del mio. Abbiamo girato Death Race 2000 insieme a Capone, con Sylvester Stallone, è stata una strana esperienza.»

Ma ora, dopo anni a stare seduto dietro Cagney e Lacey, Martin Kove è tornato in azione. «E mi sto anche divertendo. Grande troupe, grande compagnia. Sono completamente esausto: fare questa serie insieme a Karate Kid III è stata tosta. È stato il lavoro più stancante che io abbia mai fatto, ma è anche quello emotivamente più soddisfacente. Anche se non ti lascia spazio per vivere. Si lavora sette giorni la settimana ma mi sto divertendo davvero tanto.»


L.

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6 risposte a Martin Kove: gladiatore sulla Terra (1989)

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Una serie con Kove protagonista scomparsa nel nulla: (per restare un po’ in tema con l’argomento) un’ovvietà per umani normali, bolsi e noiosi, un ossimoro e una fitta dolorosa per noi “alienati” della Z!!! 😦 🙂 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Perché invece di replicare da trent’anni le stesse serie non rispolverano tante passate nelle nostre TV come chimere? Kove guerriero spaziale dev’essere stata un gran divertimento 😉

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Se dovessi fare una petizione…primo firmatario! 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        E infatti lo è stata 😉 , a prescindere dal trattamento da schifo -eufemisticamente parlando- riservato da Rai1 agli episodi: in particolare mi è rimasto in mente quello di Jesse/Kove che incontrava un altro suo simile parimenti esiliato sulla Terra, convinto però che su Andarius si fossero ormai completamente di lui, mentre Jesse lo esortava ad avere fiducia nel contrario (avendo ovviamente ragione)… Ah, quanto sarebbe cosa buona e giusta avere un canale dedicato appositamente alla replica di queste serie chimera!

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  2. Cassidy ha detto:

    Contante anche la mia di firma 😉 Una serie che non sono mai riuscito a vedere purtroppo, non sapevo fosse firmata da Jim e John Thomas, i due sceneggiatori dietro a Predator, ma penso che questa sorta di “Incredibile Hulk” con Martin Kove mi sarebbe piaciuto molto, e la sua carriera sarebbe stata molto diversa. Cheers!

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