6 Underground (Guest Post) Mettere su famiglia, facendo esplodere il centro storico di Firenze

Torna Evit, del blog Doppiaggi italioti, per parlarci di un film girato praticamente a casa sua.

Uniamoci a lui e a Jamiroquai e andiamo… Deeper Underground.


Scena dal film 6 Underground di Michael Bay, suore italiane che mandano affanculo con il dito medio

Per me la locandina del film

Chi non ha seguito le cronache fiorentine di fine agosto 2018 potrebbe essersi perso qualche perla dell’uomo-cappellino Michael Bay che, a fronte delle polemiche cittadine (quelle a Firenze sono sempre di casa), cercò di tranquillizzare la popolazione in un’intervista per le TV locali:

Aumenterà il turismo perché darà alla città un aspetto sexy.

È ciò di cui Firenze aveva certamente bisogno. Bay in quell’intervista però viene colto subito da allucinazioni competitive quando dice che il film porta all’Italia quasi 90 milioni di dollari («It brings close to 90 million dollars to Italy»). Ma non era costato 150 milioni di cui 30 milioni sono andati a Ryan Reynolds? Gli altri attori come li pagavano, in noccioline? Diciamo che le sue sparate mi lasciano un attimo perplesso. Sono certo che se glielo chiedete, Bay vi dice che è stato anche azzurro di sci.

Mentre qui a Firenze aspettiamo l’arrivo di un nuovo tipo di turisti, quelli che l’hanno vista in Six Underground (grafia alternativa del titolo originale) e sono stati attirati dal suo “aspetto sexy”, vi scrivo qualche parolina sul film in sé.

poster di 6 underground, film di Michael Bay con Ryan Reynolds e Firenze in locandina

La locandina con 30.000 lire e il mio grafico me la faceva meglio

Una recensione prevenuta

La mia recensione di 6 Underground è prevenuta non solo perché ne scrivo da fiorentino (già questo un difetto gravissimo), ma anche da persona che ha perso completamente i contatti con quel tarapia tapioco che si fa chiamare Michael Bay [ho controllato, è il suo vero nome], questo già dai tempi del secondo Transformers, quando capii che ormai faceva film tutti identici: stessi i ritmi, stessa la personalità, stesse le inquadrature sui culi, stessi i temi. Quali temi? Sempre lo stesso da 20 anni: la costruzione di una famiglia putativa, fatta di persone (o robot) a cui vuoi bene. Del resto, perché soffrire per la mancanza di una famiglia vera quando hai dei veri amici?

Dagli USA, il paese dove il senso di famiglia è spesso un’utopia, nel 2020 Michael Bay ancora parla di famiglia…

Avanguardia pura, meme dal film Il diavolo veste prada

Se Bay non ci racconta niente di nuovo rispetto a molti altri suoi colleghi statunitensi, si può dire che riesce a nascondere bene questo tema banalissimo e abusatissimo dietro il costante suono di armi da fuoco che saltuariamente viene interrotto dal suono di esplosioni e dallo stridio di gomme sull’asfalto, quindi magari non ci avevate fatto caso. E non c’è niente di male a farsi piacere ammazzamenti continui e un bel messaggio sulla famiglia. Nella mia vita da spettatore mi sono accontentato di molto meno.

Ci potremmo chiedere come abbia fatto Bay a passare da quel capolavoro di The Rock (1996) ad una marea di film virtualmente identici e dalla medesima personalità ma, almeno, chi ne apprezza lo stile e i ritmi non avrà niente certamente da ridire su questo Six Underground. È sempre lui, è sempre riconoscibile, non cambia di una virgola, non cambia mai stile. È praticamente il Luciano Ligabue del cinema.

La trama

Scena da Brian di Nazareth, soldato romano che cerca di non ridere al sentir nominare Marco Pisellonio

Ha una trama, cosa credi…

Vi dirò, ho avuto serie difficoltà a seguire la trama di “6 sottoterra”. Proverò a dirvi ciò che ho capito.

Deadpool-senza-maschera (oh, non è colpa mia se i personaggi di Ryan Reynolds so’ tutti uguali) è un insospettabile miliardario che finge di essere morto pur continuando ad incassare soldi dai suoi migliaia di brevetti da genio. (E Tony Stark muuuto!)
Invece di godersi i soldi e la vita agiata, ha assemblato una sorta di A-Team che fa missioni sparacchiose in tutto il mondo ed è formata da ex-specialisti in qualcosa: c’è un ladro, c’è un killer, c’è l’atleta di parkour etc… il finale della barzelletta inventatelo voi. Per entrare a far parte della squadra sparacchiosa è necessario simulare la propria morte, proprio come ha fatto il fondatore. È così che si evadono le tasse da veri professionisti e si fanno i miliardi con le royalties del cubo di Rubik.

Proprio come la A-Team, anche “i 6 sotterrati” fanno un po’ le missioni che cazzo gli pare a loro. La prima missione è a Firenze (per me dunque era un film da vedere d’ufficio) dove il film si apre con una fuga sparacchiosa in auto tra le strade del centro, i nostri sono inseguiti da una quarantina di SUV di mafiosi (?) i quali, come tutti i mafiosi che si rispettino, sparano impunemente con mitragliette in pieno centro storico. Il motivo? Un qualche sgarro al boss (sempre con sede a Firenze). Boh. Se dicevano alla loggia massonica ci avrei creduto di più.

“Parkour! Parkour!” (cit.)

Ma tanto non avrete tempo di pensare, l’inseguimento prosegue incessante come la mia calvizie, i mafiosi sparano facendo solo danni estetici, l’abilità del pilota infatti consente di evitare la morte a costo di rovesciare qualche Vespa e far cascare per terra delle suore che poi ti mandano affanculo con il dito medio (e il Vaticano muuuto!), intanto il team in fuga deve intercettare/recuperare il loro specialista di parkour che, per raggiungerli, discende dalla cima della cupola del Duomo, correndo dall’esterno (furbamente la scena viene tagliata prima che la pendenza diventi di quasi 180%). Poco dopo si ritroverà a saltare tra i tetti di Firenze. Dev’essere proprio bravo col parkour. Che ci faceva in cima alla Cupola? Boh. Non c’è tempo per pensare! L’auto dei nostri protagonisti è ancora inseguita da dozzine di SUV mafiosi che sparano in pieno centro, in pieno giorno, c’è solo tempo di fermarsi ad osservare una bella ragazza in Vespa, con vestito rosso da sera e che si muove a rallenty per titillare la fantasia americana sulle donne italiane. Del resto è pur sempre Michael Bay, se una scena così non ce la mette lo rimandano davvero a fare il gelataro a New York.

Comunque a Firenze si può anche viaggiare tra le anguste strade del centro per 15 minuti filati, a tavoletta, a bordo di un bolide da corsa senza mai incontrare il numero 23 che t’ha bloccato un intero incrocio per via di un’auto parcheggiata in doppia fila che gli impedisce la svolta. Forse era domenica.

L’inseguimento è letteralmente fantastico: svolti un angolo e ti ritrovi a Siena, svolti un altro angolo e sei di nuovo a Firenze. È veramente una città magica. Potrei essere pignolo e dire che il film non rispetta la geografia della città (Inferno di Ron Howard lo faceva!), infatti ogni inquadratura di mezzo secondo mostra l’auto dei nostri protagonisti in un angolo diverso dalla città, ma se non siete del posto non ci farete caso.
Altre magie di questa città: entri a tutta velocità nel portone di palazzo Medici Riccardi e ti ritrovi nel Salone dei Cinquecento, al secondo piano di Palazzo Vecchio. Se ci siete stati potreste ricordare le scalinate non proprio a prova di automobile. Però era bello farci sgommare una “super car”, chi se ne frega. Le vetrate non vengono pulite dal 1800 perché c’è il vincolo, ma sul pavimento in cotto del salone invece si può sgommare… aò, è proprio vero che c’è un prezzo per tutto.

BOOOOOOOOOOOOOOM!

Michael Bay stesso, in un’intervista su Vanity Fair (che qui traduco), si è dichiarato sorpreso che il Comune gli permettesse simili follie:

«In questo film compare tanta di quella roba inestimabile, tipo nella scena delle auto che saltano in aria vicino ad un obelisco. Perché mi abbiano permesso di avere macchine che saltano in aria vicino ad un obelisco di 800 anni fa, proprio non lo so. Ma non abbiamo danneggiato niente.»

Insomma a 15 minuti di film è già chiaro chi ha pagato la linea 2 del tram. La città di Firenze ve ne è grata. Inferno di Ron Howard aveva già contribuito a finire in tempi record la linea 1 della Tramvia, la cui costruzione, se non lo sapete, è stata (ed è ancora) uno degli argomenti principali e più ricorrenti nei salotti fiorentini.

Per farla breve, muore il pilota, scappano da Firenze, Deadpool-senza-maschera ingaggia un nuovo componente della squadra, nuove missioni a caso li attendono in altri bei posti del mondo, Hong Kong, Abu Dhabi… Boh, in tutti questi posti si spara comunque, il che è un po’ come viaggiare all’estero e ordinare sempre gli spaghetti.
Lo sparare è così abbonante e così continuo durante tutto il film da diventare un costante rumore di fondo, come il suono delle rotaie su un treno, che ha portato ad addormentarmi per almeno 20 minuti. Al risveglio ancora sparavano, non credo di essermi perso più di tanto.

I pochi momenti di dialoghi purtroppo fanno rimpiangere lo spara-spara, privi di alcuno interesse ma, proprio perché superficiali e banali, risultano essere le scene più difficili da seguire. Per questo ho trovato difficoltà a raccontarvi una trama e, sebbene non vi sappia dire quale fosse la scusa che portava i nostri sparacchiosi 6 in varie parti del mondo a sparare alla gente, l’arco narrativo del protagonista in compenso lo si può capire anche a occhi chiusi (stavo solo riposando le palpebre!): da un’iniziale non volersi affezionare ai suoi compagni di squadra ai quali aveva persino proibito di conoscersi per nome e imposto la regola del Menga (cioè chi rimane indietro s’attacca), alla fine del film arriva ad accettare l’idea che questi suoi sei macellai sono diventati una famiglia dove tutti si guardano le spalle a vicenda e nessuno viene più lasciato indietro.
Nessuno ha mai detto che Bay parli dei massimi sistemi.

L’A-Team patinato riesce a far fuori un generico dittatore arabo e al suo posto sale il fratello che, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere altrettanto terribile, ma non ce ne frega niente e la missione è compiuta: i membri della squadra hanno imparato a volersi bene, non è questo che conta in fin dei conti?

Scena della camminata di Michael Bay da 6 Underground

Scena presa da qualsiasi film di Michael Bay

 

Aspettando 7 Underground

Il finale si apre tranquillamente all’idea di un seguito e, sicuramente, la squadra dei 6 sottoterra (diventati poi 7 dopo mezz’ora di film), ora unita come una famiglia, potrebbe trovare nuovi posti bellissimi dove sparare alla gente. Magari con l’ausilio di una sceneggiatura potrebbero anche conquistare una loro nicchia di mercato. Non essendoci un botteghino su Netflix, è anche difficile valutare se sia stato un film di successo o meno.

Come dice Cassidy del blog La Bara Volante il film è indubbiamente autoriale, quindi mi risulta difficile valutarlo secondo i semplici parametri del “mi è piaciuto” o “non mi è piaciuto”, valutazione che comunque lascerebbe il tempo che trova. L’azione c’era? Costantemente. Era memorabile? Non particolarmente. Mi ha fatto dormire? Beatamente. Lo rivedrei? Noncipensopropriamente. Merita un seguito? Sicuramente.

Spero vivamente in un seguito (7 Underground?), nuovamente ambientato per soli 10 minuti a Firenze, perché la linea 3 della Tramvia dovrebbe arrivare proprio sotto casa mia riducendo notevolmente i tempi di spostamento a lavoro, quindi prima arriva meglio è. Viva Michael Bay! Torna presto!

Se non lo avete ancora visto e non avete intenzione di farlo, il trailer vi può bastare. Tutte le cose memorabili del film sono lì.

Evit


Ringrazio Evit per la disponibilità e lo invito a tornare quando vuole. Così come invito Michael Bay a focalizzarsi su Firenze: non gli venga in mente di scendere a Roma, che stiamo ancora bestemmiando contro James Bond! Sei mesi di disagi e neanche un solo centesimo utile…
L.

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45 risposte a 6 Underground (Guest Post) Mettere su famiglia, facendo esplodere il centro storico di Firenze

  1. Cassidy ha detto:

    Mi hai rubato le parole di bocca (o dalla tastiera), guardando “Sei sottoterra” ho sperato fortissimo che Michele Baia venisse a Torino a fare un remake (uno bello questa volta) di “Un colpo all’Italiana”. Sto aspettando ardentemente la linea 2 della metro (perché a Torino non abbiamo una metro, ma una sorta di brucomela su rotaie) che coprirà la tratta Casa Cassidy-Lavoro di Cassidy. Ora che mi hai fatto questa rivelazione organizziamoci: “7 Underground” con scena iniziale a Firenze e poi si vola a Torino per due sgommate in piazza Vittorio, Netflix paga e noi torniamo a casa in un lampo. Win-Win situation 😉

    Si è vero che Ron Howard era stato più preciso (e forse anche Ridley Scotto per “Hannibal”?), ma ho fatto il paragone con “Giallo” di Dario Argento, dove Torino veniva scomposta nei suoi luoghi simbolo, ben peggio di quanto fatto da Bay, quindi tutto sommato almeno voi Fiorentini avete avuto un film che più o meno a fatto parlare di se. “Giallo” non se lo ricorda (giustamente!) quasi nessuno se non gli Argentiani duri e puri 😉 Cheers

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    • Evit ha detto:

      Al brucomela sono morto. Ogni capoluogo italiano si merita una visita del signor cappellino, abbiamo bisogno di infrastrutture!
      Scherza scherza ma Torino vedrai se non c’è la prossima volta! Anche TO è sexy a sufficienza, peccato che gli americani la usino quasi esclusivamente per quella pista sul Lingotto, perché l’hanno vista in altri film.

      Sì, anche Scott era stato geograficamente preciso, adoro anche quel film nella prima parte a Firenze. Appena abbandonano la città subentra la noia

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    • Il Moro ha detto:

      Sottoscrivo immediatamente per far venire Bay a girare a Torino. Sia mai che finiscono i lavori in Corso Grosseto.

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  2. Vincenzo ha detto:

    Ah ah grandissimo. A me sto film ha solo fatto venire il mal di testa, ma una recensione di uno del posto è proprio ciò che mi ci voleva per apprezzarlo appieno.
    Ho colto infatti alcuni abomini (tipo Firenze che diventa d’un tratto Siena, o il salone che ricordavo essere in un piano rialzato) ma altre cose che hai scritto sono davvero gustose (tipo la storia del vincolo sulle vetrate, con l’auto che sgasa sul parquet)…
    Sta idea di vendere la libertà di fare ste cose un tot al chilo mi affascina in pieno (perché tanto ho finito di indignarmi, non serve a un tubo!!)…

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    • Evit ha detto:

      Con un sistema di trasporto pubblico completo e funzionale sparisce qualsiasi indignazione. In Hannibal di Ridley Scott ci versavano pure del copioso sangue finto su quel pavimento del salone dei cinquecento, basta pagare e ti fanno pure arrampicare sul David secondo me… ma le vetrate di palazzo vecchio non si toccano!

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  3. Sam Simon ha detto:

    Splendida recensione! Beh, almeno ora arriva la linea 2 del tram! X–D

    Comunque io è almeno da The Rock che penso che Michele Baia sia uno zozzone del cinema, mi ha sempre fatto venire il mal di mare coi suoi tagli ogni mezzo secondo e gli onnipresenti scavalcamenti di campo…

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    • Evit ha detto:

      In The Rock ci sono ancora delle scene che si prendono i loro tempi 😄😄
      Che sia uno “zozzone del cinema” sicuramente ahahah

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      • Fra X ha detto:

        Già, infatti. Se non portasse la firma di Bay sarebbe più considerato. Ma eravamo in un cinema dove costruivano le scene d’ azione sulla trama e non il contrario come negli ultimi e curiosamente acclamati “Mission: impossible” XD.

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  4. The Butcher ha detto:

    Purtroppo non sono mai stato un grande fan di Bay e guardando i suoi film l’ho sempre trovato mediocre e certe volte incapace di seguire mezza regola di cinema. Basta pensare solo al suo montaggio frenetico: a volte fa dei montaggi super veloci che durano mezzo secondo anche quando i personaggi stanno tranquilli e parlano. E’ un montaggio che mi fa sempre venire il mal di testa dopo almeno tre quarti d’ora di film (non è quel montaggio alla Edgar Wright che sì è veloce ma almeno ha senso di esistere e soprattutto non ti fa venir il mal di testa con scavalcamenti di campo a caso).
    Neanche The Rock per me è stato un buon film anche se di quelli che ha fatto lo considero il meno brutto.

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    • Fra X ha detto:

      E dire che TR ha poco e niente di quello che descrivi. Come pure il primo “Bad boys” che è molto commedia. Ma ormai Bay è etichettato.

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      • The Butcher ha detto:

        Non è il fatto che è etichettato ma che effettivamente se ne freghi in maniera plateale di certe regole cinematografiche basilari. E non sono errori legati a sviste ma proprio basi importantissime. The Rock aveva un montaggio migliore rispetto agli ultimi film ma comunque è caotico sopra ogni dire .

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Non sembra un film per me, ma sembra una recensione per me!
    Ma se cappellino pagasse a sufficienza, gli farebbero girare una scena di sesso a tre sull’altare di una chiesa reale? Magari, tenendo birra e patatine nel tabernacolo, per dopo?
    Così, per sapere se le esigenze dell’urbanistica abbiano dei paletti.

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    • Evit ha detto:

      Se è il Comune ad autorizzare, allora sì. Basta pagare, ti fanno pure esplodere la loggia dei Lanzi.
      Il Vaticano su queste cose ancora non si piega. Infatti penso che le suore che danno il dito medio allo spettatore abbiamo una divisa completamente inventata per non incorrere in denunce.

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    • Zio Portillo ha detto:

      Spero abbiate visto “The Italian Job” quello brutto dei primi 2000 con Marky Mark, Statham e la Theron. Ecco, avete presente quando sfrecciano su e giù per il Canal Grande e per i rii interni? Bene. Peccato che in quei canali alcune barche non solo non possono andare a velocità smodata, ma nemmeno accedervi! Ma tanto basta pagare e quindi via a tutta birra a far bordello col fuoribordo a mille.

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      • Conte Gracula ha detto:

        Me le immagini, queste produzioni, a schiaffeggiare con le valigie piene di soldi chi deve dare i permessi XD

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      • Zio Portillo ha detto:

        Conte, con l’ultimo Spiderman girato qua da noi, hanno chiuso per giorni il Campo dove si abbatte il campanile (io di solito ci passo dalle 2 alle 4 volte al giorno!). L’edicola che viene centrata in pieno, la trattoria e il bar a fianco hanno guadagnato bei soldini per rimanere chiusi.
        Quindi in alcuni casi “lo schiaffeggio” a suon di dollari è ben accetto!

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      • Evit ha detto:

        Beh, vuoi ridere Zio? A Firenze non solo li pagavano per stare “fintamente aperti”, risarcendoli di una cifra in teoria equivalente all’introito di una giornata, ma in realtà molto superiore, quindi per loro erano proprio giornate d’oro, in più ma se entrava un cliente lo servivano pure (non avrebbero potuto manco per scherzo). Solo i bottegai fiorentini possono fare cose simili. Gli unici che si sono lamentati sono stati quelli di strade limitrofe non coinvolte direttamente nelle riprese che si sono visti flussi di turisti ridotti per via delle deviazioni stradali, e nessuno che li pagava delle cifre pazzesche per non fare niente.

        La presenza di Bay non è piaciuta neanche ad alcuni turisti per via dei colpi di arma da fuoco sparati, che per noi possono essere scambiati per mortaretti ma che nei turisti americani facevano scattare lo stress post-traumatico.

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Evit, posso farti delle domande anch’io, tipo intervista? Solo sulla parte di Firenze, giuro. Vado? Vado!

    1 – Ma siete sicuri che i turisti richiamati da Bay non siano andati tutti a Siena? Visto che gli americani sono capre in geografia (tipo l’Iran collocato in Puglia… Da brividi!), magari hanno visto Piazza del Campo e ora sono tutti là a chiedersi dove sono Santa Maria Novella e la statua dal pene piccolo!

    2 – Conosci (o magari sono tuoi parenti) le seguenti persone:
    a – la stragnocca seduta sulla vespa (se sì, girami via mail il numero. Grazie!)
    b – la vecchia in vestaglia che parla al cellulare sul terrazzino di casa
    c – il tipo che ha guidato l’Alfa Giulia dentro gli Uffizzi (se sì, offrigliene un paio da parte mia!)

    3 – Hai visto in giro quella stragnocca della Laurent?

    4 – E ora ti chiedo onestà. Se tutto sto bordello Bay l’avesse fatto a Pisa o Livorno sareste andati a far danni alla città “nemica” con la scusa di “E’ un film, poi ricostruiscono!” (sì, sì, come no!)?

    Grazie.

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessantissima l’asta scatenatasi per avere/non avere il nostro Bay in questa o quella città, per rifare le linee del tram o per non avere traffico congestionato senza nessun beneficio! Io non mi iscrivo alla contesa: vivendo in un paesino suppongo non sia di suo interesse (ma, chissà, non essendo lontano da Firenze, il mio suddetto borgo natio magari compare a mia insaputa in qualche fotogramma inserito a casaccio nella sua “pseudo-Firenze” 🙂 ).
    Comunque ho il film pronto e prima o poi me lo guardo, al di là di tutto, magari una sera che non ho una benché minima linea di mal di testa o in cui magari ho un sonno molesto a cui non vorrei cedere (o invece sì???)! 🙂

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    • Evit ha detto:

      I piccoli borghi servono sempre, ma in realtà qualunque ambientazione mediterranea, tanto che ne sanno gli americani che Lubiana non è Roma?
      Il mio campanilistico consiglio è di vedere i primi 20 minuti, quando lasciano Firenze è il momento in cui ti devi domandare se guardare ancora 100 minuti di sparatorie in quasi totale assenza di trama può andarti bene o meno. La risposta al minuto 20 ti sarà chiara. Facci sapere per cosa hai optato

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  8. Fra X ha detto:

    Che sia un modo di Bay per sfogarsi dell’ insuccesso (immeritato) di “Pain and gain”? Boh!

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    • Evit ha detto:

      È anche difficile capire se un film su Netflix sia di successo o meno. Non abbiamo metri di giudizio per lo streaming tranne quelli che Netflix stessa ci fornisce, con tutta la problematica che questo comporta. [Non ho visto Pain & Gain, ma questo era già chiaro dall’articolo]. Se si diverte a girarli e qualcuno ancora lo paga per farli, sono sinceramente contento per lui.

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  9. Giuseppe ha detto:

    Bene, bene… cioè male, che anche qui sono di nuovo costretto a prendere atto di come cose tipo Pain & Gain e 13 hours siano destinate a rimanere eccezioni in un fracasso generale che, tolto The Rock, dura da più di vent’anni (tra l’altro non sono nemmeno mai stato fan dei Transformers originali, quindi figuriamoci quelli super-caotici di Bay), con l’ulteriore colpo di coda di questo 6 Underground, del quale forse mi limiterò a vedere il solo trailer visto che la recensione di Evit mi sembra molto ma molto più divertente dell’intero film 😉

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  10. wwayne ha detto:

    Anch’io ho visto 6 Underground. Partiamo dalle 2 cose che non mi sono piaciute:
    – Le palesi scopiazzature da altri film. Ad esempio, in Men in Black abbiamo l’agente Z che fonda un’organizzazione segreta per combattere gli alieni: gli agenti di quest’organizzazione devono abbandonare la loro vita passata e perfino cancellare la loro identità, sostituendola con una lettera dell’alfabeto. In 6 Underground abbiamo una spudorata rimasticatura di questo canovaccio, con la differenza che Ryan Reynolds combatte i dittatori anziché gli alieni e assegna dei numeri ai suoi agenti anziché delle lettere dell’alfabeto. Inoltre, in Men in Black oltre all’agente Z c’erano anche 2 personaggi con i controfiocchi come quelli interpretati da Will Smith e Tommy Lee Jones; qua invece dietro Ryan Reynolds c’è il nulla cosmico (e infatti nella locandina hanno messo solo lui).
    Un’altra scopiazzatura che si vede a occhio nudo è quella da I mercenari, perché anche lì la missione principale del gruppo era di rovesciare un dittatore. L’unica differenza è che lì eravamo in Centro America e non in Medio Oriente.
    – L’ingenua convinzione (tipicamente americana) che si possa passare dalla dittatura alla democrazia con uno schiocco delle dita. Nel film basta un messaggio alla nazione del fratello del dittatore ed è fatta, il popolo si ribella e il dittatore è bello che fottuto. Ebbene, la realtà ci ha dimostrato che le cose non stanno affatto così: a differenza dei nordafricani (che qualche anno fa sono stati protagonisti della famosa “Primavera araba”), i popoli mediorientali sono talmente tanto abituati ad essere sottomessi a un dittatore che non sentono minimamente l’esigenza di passare ad una democrazia. Non a caso quando gli americani hanno provato a infilargliela in bocca a forza (com’è successo durante la presidenza di Bush Jr.) l’operazione non ha avuto successo, e si è tornati rapidamente ad una nuova dittatura. Il motivo è molto semplice: il passaggio da una dittatura a una democrazia può avvenire rapidamente solo in una società in cui il popolo ha già conosciuto delle forme di partecipazione alla politica (come l’Italia, che prima di Mussolini aveva cominciato ad eleggere dei rappresentanti già dal 1861). In una società in cui il popolo non ha mai deciso NULLA e non ha mai maturato NESSUNA esperienza politica, se togli il dittatore e dici al popolo “Ora gestitevi da soli” loro non sanno neanche da che parte cominciare. E quindi torneranno rapidamente ad una nuova dittatura. Tutto questo in 6 Underground non viene mostrato, perché Michael Bay è uno dei tanti americani a cui piace raccontarsi la favoletta per cui loro sono i liberatori del mondo, che portano la luce dove prima c’erano solo le tenebre.
    Nonostante questi 2 difetti non da poco, il film mi è piaciuto. Ha un buon ritmo, una sceneggiatura plausibile e quella giusta dose di spettacolo che in un film di Michael Bay non manca mai: del resto, è il regista di “fracassonate” per eccellenza. E poi, sono fiorentino anch’io! 🙂

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  11. loscalzo1979 ha detto:

    Evit, non sapevo fossi un mio corregionale!!

    Per il resto, è una Tamarrata epica, probabilmente la Linea 2 l’ha finanziata davvero con una discreta fetta dell’affitto di suolo pubblico che le Film Commission fan pagare alle troupe per girare a Firenze (e spiega perché i Medici l’han girato una discreta fetta a Volterra, probabilmente aveva costi più abbordabili).
    Apprendo che anche il buon Willy sia toscano, ce ne sarebbe abbastanza per fare una Crew di Z-isti toscani e invitare magari una volta Lucius qua da noi, magari a parlare di Z-movies e bevute

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