Quando Michael Biehn non era più in T2 (1991)

La settimana scorsa ho presentato una breve intervista a Michael Biehn in cui l’attore spiegava perché il personaggio di Kyle Reese non sarebbe tornato nell’imminente Terminator 2 (1991) se non in una brevissima scena, girata in due giorni insieme a Linda Hamilton.
Questo ha scatenato l’attenzione di Evit del blog Doppiaggi italioti sul motivo per cui la breve scena con Reese sia stata tagliata nel montaggio finale, dando credito alla motivazione riportata dai trivia di IMDb secondo cui non si volessero inserire nel secondo film rimandi al primo, per paura che qualche spettatore non li capisse.

«Sarah, devi proteggere John!» «Sì ma… tu chi sei?»

Nel mio pezzo sollevavo forti dubbi sulla validità di questa motivazione riportata da IMDb, sia perché chiunque vada al cinema a vedere un film con un “2” nel titolo deve necessariamente mettere in conto rimandi ad un titolo precedente, sia perché nel 1991, con in atto la più grande esplosione mondiale dell’home video, solamente chi si era impuntato a ignorare Terminator (1984) non aveva ancora visto uno dei film più famosi degli anni Ottanta, reperibile anche nelle peggiori videoteche di Caracas.

Ne è nata una delle solite discussioni fra me ed Evit che è sfociata in un lavoro di quest’ultimo che merita di essere riportato: la traduzione di un passaggio del documentario Terminator 2 More than meets the eye (1993) in cui si parla della scena in questione e della sua rimozione. (Alla fine del post c’è il filmato in questione, da YouTube.)

Il testo che segue è dunque un regalo di Evit al Zinefilo: la sua traduzione di ciò che i diretti interessati hanno da dire sulla scena, all’epoca dell’uscita del film.


Cameron: “Dougie” (Douglas, il personaggio interpretato da Ken Gibbel) che la costringe a prendere le medicine è il fattore scatenante della prima sequenza onirica.

Narratore: In questa scena, tagliata dalla versione finale, c’era il ritorno di Kyle Reese, interpretato da Michael Biehn.

[MOSTRANO LA PORZIONE DELLA SCENA TAGLIATA CON KYLE REESE]

Biehn:  Credo che avrebbe ricordato alle persone che avevano visto il primo film, quello che era il tema centrale del primo film, o almeno quello che io pensavo fosse il tema centrale del primo film, una storia d’amore.

Cameron: La prima sequenza di sogni era un reiterare la relazione con Reese, che ha un significato per le persone che ricordano chiaramente il primo film e che volevano vederla risuonare nel secondo, quelli che volevano vedere qualcosina in più di quella relazione.

Hamilton: Michael, che aveva interpretato un personaggio che muore nel primo film, è tornato con lo stesso personaggio del primo film, senza che ci sia stata una crescita di questo personaggio, invece io ho attraversato cambiamenti significativi, per cui il mio coinvolgimento in questa scena è molto diverso da quello che avrei potuto avere sette anni fa, per quanto riguarda la nostra relazione. Non volevo tornare e interpretare la stessa debole Sarah che ha bisogno di… che lui deve sostenere e motivare ad andare là fuori e vincere, a fare quello che deve fare. Jim altalenava tra noi due e tutti quanti abbiamo sudato le sette camicie per trovare il modo di farla funzionare. Jim era lì che scriveva la scena, io la leggevo e mi lagnavo, “buttala via!”. Voglio dire, insomma, è stata dura. Di certo una scelta più coraggiosa di quanto mi aspettassi.

Cameron: Una delle cose che mi stanno particolarmente a cuore quando si tratta di un sequel è che non dovrebbe richiedere la visione del primo film, dovrebbe funzionare autonomamente.

Biehn: Non mi ha sorpreso il fatto che sia stata tagliata, il tempo a disposizione è quello che è e [quella scena] non fa parte della narrazione. È più come un “te lo ricordi?”.


Se da una parte è confermato il trivia di IMDb, cioè esiste davvero una dichiarazione di Cameron in cui afferma che un sequel debba vivere sulle proprie gambe e non dipendere dalla visione di un titolo precedente – i suoi Piraña 2 (1981) ed Aliens (1986) lo dimostrano chiaramente – dall’altra rimane senza risposta la mia obiezione: se davvero Jim la pensa così… perché ha perso due giorni a girare una scena che palesemente esiste solo come richiamo ad un titolo precedente? Forse che ha maturato la sua convinzione dopo averla girata?

A questo punto sarebbe da sentire cos’ha da dire Cameron oggi, passati cioè decenni dall’uscita del film: mi affido quindi all’audio-commento contenuto nell’Edizione Speciale 3 DVD della Universal (2007), a cui partecipa anche il co-sceneggiatore William “Bill” Wisher. Il testo è preso dai sottotitoli italiani.


Cameron: Ricordo che questa roba è stata molto sofferta, e alla fine l’abbiamo tagliata. Ma abbiamo cercato di raccontare il passato e includervi Michael [Biehn].

Wisher: In modo che avesse senso. Ricordo che, per quanto possibile, volevamo farlo tornare perché era come se senza la sua comparsa sarebbe mancato qualcosa. Era così importante nel primo film.

Cameron. Già. È il padre di John [Connor], e quando John viene a sapere che la madre e il padre sono stati insieme per una sola notte… Forse volevamo dare qualcosa di più al pubblico, e io volevo includere Michael.

Wisher: E poi, questo punto della scena mi piace molto, sono felice che sia in questa versione, che si veda, è uno sguardo nella mente di Linda. Ho sempre pensato a lui e alla sua comparsa qui come parte della donna soldato che dice: “Fallo”, mentre la parte più debole di lei viene messa da parte.

Cameron: Non vediamo la donna nel film. Quando il film è stato distribuito senza questa scena non vediamo la sua anima: ne vediamo dei frammenti, come madre, ma non vediamo la donna completa e, in un certo senso… Dopo aver detto questa battuta, “Il mondo non ha più molto tempo, Sarah” [There’s not much time left in the world, Sarah], Michael uscì dalla scena e io urlai “Stop”. Un secondo dopo sbucò fuori un aiuto-regista e disse: «Stiamo bombardando l’Iraq». Andò proprio così. E cadde un silenzio di tomba, perché ci sentimmo come se avessimo assistito ad un momento profetico.


«Il mondo non ha più molto tempo, Sarah»

Non c’è più alcun riferimento alla regola “un sequel deve essere indipendente” ma anzi la scena trova un senso come descrizione dell’anima di Sarah, grande assente della storia: per tutto il film vediamo una guerriera determinata come un robot, quella scena invece mostra una donna più sofferente e più umana.

Credo che Cameron abbia impiegato due giorni a girarla perché convinto che avrebbe aiutato il personaggio e perché voleva Michael in qualche modo, ma poi vari fattori l’hanno spinto a tagliarla. Non ultimo il ridurre la durata del film. Come racconterà nell’audio-commento del 2003 ad Aliens, i distributori gli stavano addosso perché un film troppo lungo costringeva i cinema a ridurre il numero di proiezioni giornaliere, con relativa perdita di soldi: molti dei tagli imposti ai suoi film sono stati per avere una durata più consona con il numero di spettacoli delle sale cinematografiche.

I motivi dei tagli sono tanti e le dichiarazioni in proposito, come visto, sono diverse: chissà che nel 2021 un’edizione del trentennale di T2 non sia accompagnata con altre dichiarazioni ancora…

Altri media

Il fumetto del film non riporta la scena di Reese, segno che è stata cancellata ben presto, invece il bel romanzo-novelization di Randall Frakes ci regala tanto Kyle Reese da riempire il cuore di ogni fan. Ecco il testo che riguarda la scena in questione, nella traduzione di Giorgio Magrini.


Manicomio di Pescadero
Ore 15.06

I raggi del sole sferzavano il volto contuso di Sarah.
Era immobilizzata, con le mani e i piedi legati al letto. La guancia le dava fitte di dolore che le facevano contrarre le palpebre. Respirava ansimando, esausta, ma tuttavia cercava di rimanere cosciente lottando per tirarsi fuori dal coma in cui l’aveva gettata la torazina. Cominciava a liberarsene ritornando lentamente in sé da quel doloroso stato di oblio triste e solitario quando una mano le accarezzò delicatamente la guancia. Quelle dita le sfioravano lievemente la pelle e il suo letargo parve infrangersi come una lastra di vetro. «Sarah, svegliati», sussurrò una voce familiare.
Sarah aprì gli occhi e guardò l’uomo che sedeva sull’orlo del suo letto. Aveva i capelli biondi un po’ trascurati e vestiva un lungo impermeabile sudicio. I suoi occhi erano dolci, giovani e adoranti benché il suo volto fosse segnato di cicatrici e indurito da un’infanzia violenta. Sentì un fremito alla nuca e le si mozzò il fiato.
Era Kyle Reese.
Le sgorgarono lacrime ardenti, che fecero vacillare l’immagine di lui. Avrebbe voluto vederlo nitidamente ma aveva timore che, se avesse abbassato le palpebre per scacciare le lacrime, lui sarebbe scomparso.
«Kyle?» sussurrò. Lui al principio non rispose, ma non era uno spettro. Lei sentiva il calore della sua mano contro la guancia. E nella sua espressione c’era tanto amore…
Amore per lei…
Quell’amore che lo aveva indotto a dare la sua vita per lei. La sua vita…
L’impossibilità di quell’apparizione le colpì la tempia come una martellata. «Tu non puoi essere qui. Sei morto», sospirò.
Lui annuì, e con una voce che le ricordò quanto in realtà fosse giovane quel veterano sfregiato in battaglia le rispose: «Lo so. Questo è un sogno, Sarah».
«Già, lo temevo. È la torazina. Me la fanno prendere…»
Si guardarono a lungo negli occhi, e per un momento tutto il dolore e le pene e la morte che Sarah aveva portato con sé da quando lui era morto svanirono come per incanto, e lei poté sentire l’amore per lui profondo, puro e intenso come nel momento in cui avevano fatto l’amore. Avrebbe voluto tender le braccia e toccarlo, ma se le sentiva pesanti come piombo. «Abbracciami», gli sussurrò.
Kyle l’abbracciò e la cullò dolcemente. Ora le lacrime le rotolarono giù per le guance sulla pelle morbida e calda del torace di lui.
Lui riprese a parlarle teneramente. «Io ti amo, e ti amerò sempre.»
«Mio Dio… Kyle. Ho tanto bisogno di te.»
Lui le sollevò il mento e la baciò sulla bocca, prima sfiorando leggermente le labbra di lei, poi con più forza al crescere della passione. Oh Dio, pensò lei, posso sentire il suo sapore. Il violento dolore che sentiva allo stomaco si dileguò convertendosi in un’eccitazione interna mentre la sensazione del contatto con lui sembrava riportarla alla vita.
Premette il viso sulla sua spalla piangendo incontenibilmente, perdendo quella durezza che si era con tanta cura costruita negli ultimi dieci anni e che sentiva dissolversi per l’intenso amore che provava per quell’uomo morto.
Ma ora lui le parlò con un’insolita freddezza nella voce: «Dov’è John, Sarah?»
Improvvisamente, dove prima si trovava lui vi fu uno spazio vuoto. Lei aprì gli occhi ansimando.
Kyle ora era in mezzo alla stanza e la fissava con uno sguardo accusatore. Prima di allora non aveva mai visto sul suo volto un’espressione simile. Si sentì invadere da un subitaneo senso di colpa.
«Me l’hanno portato via», rispose con un filo di voce.
«Ora il bersaglio è John, e tu devi proteggerlo. Lui è completamente indifeso.»
«Lo so!» gemette lei, e disperata cercò di rialzarsi e andare verso di lui, ma il suo corpo non le rispondeva.
«Non arrenderti, Sarah. Tuo figlio ha bisogno di te.»
Lei cercò di frenare le lacrime, ma era come voler arrestare un’ondata di marea. E davanti a Kyle non riusciva a smettere. «So bene che ha bisogno di me, ma non sono così forte come credevo. Non ci riesco. Sto mandando a monte la nostra missione!»
«In piedi, soldato», disse lui, sollevandola dal letto. «Ricorda il messaggio, Sarah… il futuro non è predeterminato. Non c’è altro destino che quello che ci creiamo noi stessi.» Le stava ricordando il messaggio che il John Connor adulto aveva detto a Kyle di comunicarle appena fosse arrivato. Messaggio che aveva suscitato in lei il senso del suo destino, e che mirava proprio a quello. Per anni aveva spesso ripensato a quella frase, ma in quegli ultimi mesi l’aveva dimenticata. L’irrefrenabile impulso animalesco di fuggire da quel luogo le aveva fatto dimenticare un sacco di cose. Troppe cose.
Kyle si voltò verso la porta.
Il cuore le martellava nel petto. «Kyle, non te ne andare.»
Lui le rispose lentamente, in tono di rimprovero: «Al momento non resta più molto tempo, Sarah».
Poi aprì la porta e uscì. Sarah si sforzò di muovere le gambe, ma le parvero strumenti senza vita. Guardava freneticamente la porta aperta. Con un’improvvisa scarica di adrenalina si spinse giù dal letto e attraversò barcollando la stanza. Aprì la porta con uno strattone e scivolò nel corridoio. Guardò da una parte. Era vuoto.

L.

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8 risposte a Quando Michael Biehn non era più in T2 (1991)

  1. Evit ha detto:

    Mi ha fatto piacere contribuire per il gusto di vedere pubblicato in italiano fonti che a volte non si curano di riportare neanche siti in inglese, su IMDb in particolare gran parte dei “trivia” originano da affermazioni dette in documentari o commenti audio senza curarsi però di riportarne la fonte, cosa aiuterebbe comunque a dargli il giusto peso o almeno a verificare con sicurezza il contesto nel quale sono state dette certe affermazioni… o QUANDO sono state dette.

    Questo post è una bella raccolta di fonti per una sola scena tagliata. Possiamo dare a ciascuna affermazione una data e un contesto. Bravo Lucius, come sempre.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, anche per il prezioso contributo di traduzione. Purtroppo l’assenza di fonti rende sempre sospetti i trivia di IMDb, perché non si sa mai se sono “voci di corridoio” o affermazioni vere, e comunque non si sa quando sono state dette, come fai giustamente notare.
      Spero di trovare altre dichiarazioni multiple su scene tagliate ^_^

      "Mi piace"

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Grazie ad entrambi, su una scena tagliata avete fatto un lavoro certosino ed esimio in cui le parole passione e ricerca (quella ricerca così bistrattata dal mordi e fuggi odierno) si esaltano in un ottimo connubio! 🙂

    Piace a 1 persona

  3. Cassidy ha detto:

    Il tipo di approfondimento che i trivia di Imdb si possono scordare, ottimo lavoro ad entrambi complimenti! 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

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