Strike Force (2003) Tutti gli uomini della Z

Ormai questo gennaio 2020 è votato agli Eroi della Z e quale momento migliore per rispolverare un DVD trovato su bancarella parecchio tempo fa? Ma non un DVD qualsiasi: una spremuta di Z come non se ne vedevano da anni, una parata di attori d’annata che fa pensare a questo film come ad una sorta di ufficio di collocamento di star d’azione appannate!

La Global Pictures è una casa che ci ha regalato grandi emozioni negli anni Novanta, da Senza esclusione di colpi 2 (1991) a Delta Force 3 (1991), da American Samurai (1992) a Il guerriero d’acciaio (1993): chiude l’attività con questo film, che è una specie di sunto del meglio del peggio della Z anni Novanta.
Uscito in home video ungherese nel 2003, Eagle Pictures porta Strike Force in DVD italiano dal 2004: non è noto alcun altro tipo di distribuzione nostrana.

Grande impegno per la grafica del titolo

Il capolavoro inizia subito con il vivo dell’azione: un’auto corre in un colonnato mentre robe esplodono intorno, non si sa né perché né per come, poi l’auto si ferma e le cariche di dinamite legate al cofano esplodono. Come abbiano fatto a non esplodere prima, in mezzo a tutte le altre esplosioni, non si sa.
Dall’auto comunque sono usciti due tizi vestiti di scuro che cominciano a sparare all’impazzata agli uomini armati che rispondono al fuoco. Non sappiamo cosa stia succedendo, ma di sicuro siamo in un centro di igiene mentale per soldati, vista la fauna locale…

Ma dove l’hanno trovata ’sta gente?

I nostri due eroi sparano all’impazzata in modi però differenti. Mentre il Rude (Amaury Nolasco) fa le facciuzze da duro e spara con una mitraglietta ai cattivi che rispondono con altre armi automatiche, il Genio si mette al centro dell’azione, senza nulla a proteggerlo, e spara con un fucile a carica singola. Un colpo ogni dieci secondi mentre i cattivi ne sparano cento al secondo. Il Genio purtroppo ha la faccia di Daniel Bernhardt, che dovrebbe menare e non sparare.

Un fucile di precisione per un’azione “spara a casaccio”

Intanto il Biondo lavora di fino, picchia i cattivi con le pistole (perché sparargli è banale) li accoltella alle spalle come un vero eroe ma tutto è giustificato: perché lui e la sua squadra sono lì per salvare una bambina (peraltro la figlia dell’attore), l’unica trovata di sceneggiatura accettata dagli americani. Avete mai visto una missione per salvare un ragazzo o un vecchietto? Naaa, solo le bambine sono motori di trame.
Il biondo si chiama Simon ed è a capo di una squadra di recupero nota come I Bibliotecari (The Librarians). E ha la faccia da Z di William Forsythe.

Dalle mani dei terroristi a quelle di Forsythe!

Se già questa scena d’azione da spanciarsi dalle risate non fosse stata abbastanza ridicola, ci spostiamo nel club del cattivo dove gente raccattata per strada deve fingere di star recitando: senza riuscirci, ovviamente.
In mezzo a una masnada di comparse che fanno cose discutibili – spero che questa film sia uscito prima in questura che in videoteca – troviamo i due cattivi e respiriamo una bella ventata d’aria Z: perché sono Matthias Hues e Andrew “Wishmaster” Divoff. Due volti che hanno inciso gli anni Novanta nel cuore di tutti gli amanti del cinema di genere.

Matthias Hues ha espresso un desiderio ed è apparso Divoff!

Rimanendo nello stesso decennio, troviamo pure nel club un’annoiatissima Sandi, che non si capisce se sia il personaggio ad essere annoiato o l’attrice a non aver minimamente voglia di recitare: comunque ha la faccina bionda della bagnina Erika Eleniak.

La tipica classe da vera bagnina

Tranquilli che non mancano anche grandi richiami agli anni Settanta, come i mitico Ed Lauter che fa un’apparizione giusto per dare a Simon una nuova pericolosa missione.

L’uomo che è nato vecchio e non è mai più invecchiato

Dài, vi ricordate di Ed Lauter in Quella sporca ultima meta (1974)? Il mitico film con Burt Reynolds… Ah, c’è pure lui! Però s’è vergognato e il suo nome non è nei crediti del film.

Ma ve lo ricordate Burt Reynolds?

I Bibliotecari dovranno affrontare i Technoboys per scoprire chi dei due ha il nome più stupido. A capo della banda dei cattivi c’è Marcos Canarios (il citato Divoff), «figlio di un pezzo grosso nazista, cresciuto in Argentina, ha 35 anni e parla undici lingue fluentemente»: quando ha avuto il tempo di imparare bene così tante lingue se nel frattempo uccideva persone a valanga? Ma nell’esageratamente assurdo numero di lingue parlate c’è anche l’alfabeto farfallino e il linguaggio dei rutti? Contano?
Comunque bisogna fermarlo e salvare la figlia di un vecchio amico da lui traviata: questo insomma è un lavoro per William Forsythe!

La faccia di uno che ha appena ricevuto una missione impossibile

Sbarcati a Miami, i tre buffoni della Strike Force iniziano a girare, fare cose, vedere gente, tergiversare e allungare il minutaggio di un film che non ne vuol sapere di impegnarsi in scene d’azione costose e difficili, meglio combattere il super-mega-cattivone usando l’ingegno.
Perciò Forsythe e i suoi sono fregati sin da subito.

Girare per Miami con Ray Charles seduto dietro

Simon conosce Marcos e per entrare nelle sue grazie partecipa al suo gioco. Il cattivo infatti ama organizzare combattimenti nel suo locale e così il nostro Bernhardt avrà l’occasione di affrontare Ciro: l’immotivato nome dietro cui c’è la massa di muscoli del nostro Matthias Hues.

Giusto per ricordare chi agli anni Novanta gli spaccava la faccia

Preceduto da un’inutile scena di lotta dove la nostra Eleniak dovrebbe dimostrare doti da combattente che palesemente non ha, il lungo scontro fra due grandi divi della marzialità anni Novanta si risolve all’insegna del nulla. Inquadrature zoomate all’eccesso non fanno capire una mazza e un montaggio serrato ammazza tutto: un calcetto volante di Daniel non basta a salvare una scena morta.
Peccato, perché da tanti eroi della Z in video mi aspettavo scene molto più spumeggianti.

Tanti eroi della Z per un risultato insignificante

A forza di presentare i personaggi e tergiversare il film è finito, quindi facciamo che i Technoboys muoiono di raffreddore, si butta lì qualche scenetta di circostanza e si finisce tutti a fare una sparatoria imbarazzante. Peraltro girata chiaramente insieme a quella che apre il film: uno degli attori ad inizio film stringe in bocca la spoletta di una bomba che poi invece tirerà nella scena a fine film!
Vi ricordate la scena della sparatoria di Una pallottola spuntata 2½ (1991), dove i due che sparano sono in realtà a pochi centimetri di distanza ma il montaggio li fa sembrare lontani? Ecco, la sparatoria finale di Strike Force è così: i buoni e i cattivi sono ai lati opposti di una strada e sparano facendo le boccacce, ma il tutto è davvero ridicolo.

Se volete farvi due risate, la Strike Force fa al caso vostro

Con una velocità inusitata e una manciata di buchi di sceneggiatura si chiude un vero spettacolo Z come non se ne vedeva da anni: la Squadra Z ci ha divertito con la sua buffonaggine e il regista Mike Kirton – in realtà uno stuntman, qui addirittura anche co-sceneggiatore insieme a Forsythe stesso! – ci ha mostrato come una regia sbagliata possa migliorare un filmaccio di questo livello.

Pronto? Gold’s Gym? Come dite? Non si vede bene il logo?

E ora? Si vede bene il logo?

Tante risate grasse e tosse secca davanti alle scelte di sceneggiatura palesemente sbagliate: un piacere per il cuore Z e per gli occhi. Ad avercene di film così, dove si ride dall’inizio alla fine.

L.

amazon– Ultimi film con William Forsythe:

– Ultimi film con Daniel Bernhardt:

– Ultimi film con Matthias Hues:

Informazioni su Lucius Etruscus

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24 risposte a Strike Force (2003) Tutti gli uomini della Z

  1. Conte Gracula ha detto:

    Probabilmente, i Technoboys sono stati scartati a un provino per I guerrieri della notte e sono riusciti a trovare un nuovi ingaggio silo decenni dopo.
    E tutto perché si ostinavano a farsi chiamare Technoboys!

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  2. Cassidy ha detto:

    William Forsythe non riesco proprio a immaginarlo nel ruolo di buono, con quella faccia da pazzo non può permetterselo 😉 Sono morto dal ridere, tra l’alfabeto farfallino e la non voglia di Erika Eleniak davvero un film comico meritevole, il “cameo” di Ray Charles mi ha definitivamente steso! 😀 Cheers

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  3. Lorenzo ha detto:

    Pur trovando la Z post 2000 poco interessante, e priva del fascino che le produzioni antecedenti avevano (basta guardare la copertina del DVD, è quanto di più anonimo ci sia, paragonata con le fuorvianti e coloratissime locandine degli anni ’80), se un giorno questo film dovesse capitarmi per le mani ci darò un’occhiata. Senza fretta, però. 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Siamo davvero lontani dalla Z d’annata, che comunque usava stili e temi della A ma con meno mezzi: dopo il Duemila è la A che segue gli stili della Z!
      Al contrario di altre produzioni Z, qui almeno ci si fanno due risate, che è il motivo principale per vedere Forsyrhe 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        E, aggiungo, come (chiamiamolo) regista c’è pure quel Mike Kirton che una decade prima fu stunt coordinator nella serie di Enzo Castellari “Detective Extralarge” (con il compianto Bud Spencer) 😉
        Quanto al poliglottismo di Canarios/Divoff, semplice, tutte le sue vittime erano insegnanti privati di lingue straniere (anche per imparare il giusto accento da dare ai rutti di diverse nazionalità) che alla fine uccideva per non doverne pagare le lezioni 😛
        Quanti nomi illustri riuniti per sbaglio in parti altrettanto sbagliate: chissà che suddetta pezzentata non l’abbia poi avuta davvero una distribuzione degna di cotanto livello: “Strike Force… prossimamente in tutte le migliori questure della tua città” 😂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        “Proiettato anche nelle migliori case circondariali della tua città”! 😀
        Ad avercene di film così, dove si ride di pancia dall’inizio alla fine, soprattutto in faccia a Forsythe, che è nato per quello.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Che meraviglia! Che meraviglia! In realtà ho faticato a leggere la recensione (ma poi ce l’ho fatta 🙂 ) perché la prima foto dopo il titolo mi ha fatto precipitare in un vortice stupefatto di risate…e da quel che ho capito è così tutto il film! Quanti nomi Z, quanti richiami anni ’90, tocca ripetersi…che meraviglia! 🙂

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  5. wwayne ha detto:

    Burt Reynolds rimase così deluso dal mancato Oscar del ’98 che dopo averlo perso si lasciò totalmente andare: già dall’anno successivo cominciò ad apparire in tanti film così escrementizi che perfino il biondo principe della Z si sarebbe vergognato a recitarvi. Quentin Tarantino, impietosito dalla sua triste sorte, voleva rilanciarlo con un ruolo chiave in C’era una volta a… Hollywood, ma purtroppo Burt è morto subito prima l’inizio delle riprese, e quindi Quentin l’ha sostituito con uno dei suoi tanti attori feticcio (Bruce Dern). Un vero peccato.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Guarda, sono vecchio abbastanza da aver sentito le ipotesi più disparate sul crollo della carriera di Burt, che assomigliano sempre più a quelle della morte di Bruce Lee 😀
      Una di queste diceva che l’ondata di sdegno provocata dalle sue foto nudo su Playgirl gli aveva blocato la carriera già negli anni Settanta, e infatti negli Ottanta ha fatto prodotti non certo memorabili, quando non proprio discutibili, trasformandosi più in parodia di se stesso.
      In questo Burt mi ricorda molto Bronson, attori che hanno brillato negli anni Settanta che però poi non sono stati in grado di gestire il totale cambiamento del cinema anni Ottanta, ma ci hanno provato lo stesso. Così vediamo sia Reynolds che Bronson interpretare personaggi di duri fuori dai limiti di età con risultati non sempre dignitosi, sebbene i fan comunque li abbiano sempre avuti.
      Con la rinascita del poliziesco d’azione di fine Ottanta il nostro Reynolds finalmente poteva tornare a ruoli a lui più consoni, ma film come “Malone. Un killer all’inferno” e “Poliziotto in affitto” sono stati solo la tomba sulla sua carriera: sono film ottimi… ma con un gusto anni Settanta che è assurdo proporre nel 1987, con Arma Letale che sta cambiando per sempre i dettami del genere.
      Credo semplicemente che Burt Reynolds non sia stato in grado di reinventarsi e quindi abbia subìto i profondi cambiamenti del cinema che poi avrebbero colpito altre star nei decenni successivi. Quando ti presenti con un ruolo fisso, che la moda ha ormai seppellitto, è difficile poi sapersene inventare un altro.

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      • wwayne ha detto:

        Per quali motivi ritieni che Arma letale abbia rivoltato come un calzino il genere poliziesco?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mi piacerebbe fosse una mia “scoperta”, ma è noto che la sceneggiatura-bomba di Shane Black ha preso elementi già esistenti – come il genere “buddy cop” – e li ha cucinati in modo da ricreare il genere. Dallo stile anni Settanta che imperava – pensa a Callaghan! – e che si basava su grandi scuole dei decenni precedenti, d’un tratto si è passati a qualcosa di nuovo, non solo nei contenuti ma anche nello stile. A partire dall’umorismo, che il poliziesco serio raramente sfoggiava.
        La coppia-che-scoppia di sbirri non era certo una novità, ma usata in quel modo funzionava bene, le esplosioni caciarone tipiche anni Ottanta, l’umorismo, il mito dell’eroe contrastato che assomiglia addirittura ad un anti-eroe… Nessun poliziesco successivo si è mai potuto permettere di essere diverso, di tornare alla “vecchia scuola” come invece faceva Reynolds, che in quella scuola ci aveva sguazzato.
        Questo non vuol dire che da allora non ci siano polizieschi diversi da Arma letale, ma devono tutti comunque confrontarsi con quello stile. Giusto Eastwood riusciva a fare polizieschi vecchia scuola, non solo perché Clint è Clint, ma soprattutto perché sceglieva ottime storie e ottime sceneggiature, così che l’anni-settantosità quasi non si notasse.
        Bronson invece continuava a fare giustizieri della notte sempre più inguardabili, o peggio, e per fortuna nei Novanta ha lavorato poco…

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      • wwayne ha detto:

        2 anni fa è uscito un poliziesco vecchia scuola davvero magnifico: Bent – Polizia criminale. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente. Grazie per la risposta! 🙂

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  6. Kuku ha detto:

    Beh con una roba così veramente si ride dall’inizio alla fine. Comunque mai visto tante facce così assurde. E i nomi? Canarios, Divoff… ma veramente si chiama Divoff quell’attore?
    E poi non era sempre Forsythe (un altro) che scriveva delle librerie chicchificio?

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